giovedì 22 giugno 2023

Dante e le infernali scienze di Luca Novelli

"Dante e le infernali scienze" è una piccola biografia scritta da Luca Novelli per la collana di Editoriale Scienza "Lampi di Genio": La collana best seller di Editoriale Scienza tradotta in più di 20 lingue, narra in prima persona la vita dei grandi geni che con le loro idee hanno rivoluzionato la nostra conoscenza; per rivivere incredibili scoperte e immedesimarsi nella storia dei loro protagonisti.
Dante è conosciuto in tutto il pianeta come autore della "Divina Commedia", straordinario viaggio che lo ha portato a visitare l’Inferno, scalare il Monte del Purgatorio e salire in Paradiso, e la sua "Commedia", non può che essere considerata un vero lampo di genio.
 
 Sopra: La copertina segue lo stile di tute quelle che fanno parte di questa collana "Lampi di genio", con sfondo colorato monocromatico (in questo caso il viola), un disegno del personaggio in alto e il titolo in basso a sinistra, nonchè un'immagine dell'aspetto reale del personaggio in un bollino in basso a destra.

Come ho detto sopra la collana best seller di Editoriale Scienza "Lampi di genio" narra in prima persona la vita dei grandi geni che con le loro idee hanno rivoluzionato la nostra conoscenza; per rivivere incredibili scoperte e immedesimarsi nella storia dei loro protagonisti.
In questo volume si parla di Dante Alighieri: "Sdegnoso, megalomane, geniale, con un naso ingombrante. Dante è conosciuto in tutto il pianeta come autore della "Divina Commedia", straordinario viaggio che lo ha portato a visitare l’Inferno, scalare il Monte del Purgatorio e salire in Paradiso. Sommo poeta per definizione, è il padre della lingua degli italiani. E' stato un ambasciatore, perseguitato politico, condannato al rogo e iscritto alla Corporazione dei Medici e Speziali. Qui, in prima persona, racconta la sua vita e le sue vere avventure in un mondo dove il soprannaturale era nel pane di tutti i giorni".
Nel volume si possono trovare accenni: alla nascita di Dante, alla sua infanzia e adolescenza nella Firenze di guelfi e ghibellini, ai suoi studi, alle scienze del suo tempo. Si parla di Beatrice, la sua donna "angelicata; di Papa Bonifacio VIII, del re di Francia Filippo IV il Bello e dell'imperatore Arrigo VII; c'è l'esilio di Dante e il suo girovagare per le città italiane e, ovviamente, non si può non parlare del lampo di genio di Dante: la sua Divina Commedia, un "viaggio in versi nei tre regni dell'Oltretomba".  Alla fine c'è anche un piccolo vocabolario in cui si trovano spiegazioni di termini particolari, o con significati particolari, di città e di personaggi storici.
Infine vi è anche un'intervista a Dante Alighieri, a cui vengono poste domande come: "Dove si trova adesso la sua anima?", "L'inferno dai suoi tempi è cambiato?", "Le nuove conoscenze scientifiche hanno cambiato la sua concezione del cosmo?", "Se dovesse riscrivere la Divina Commedia, cambierebbe qualcosa?"...
 
 Sopra: Alcune delle pagine iniziali, in cui Dante si presenta e ci presenta anche la sua città, Firenze.
 
Per rendere ancora più leggeri e abbordabili i testi questi ultimi sono accompagnati dalle illustrazioni in bianco e nero che dovrebbero essere di Luca Novelli, ma nei crediti del libro c'è semplicemente scritto che le immagini appartengono all'Archivio Giunti.
Sono disegni semplici dai tratti molto netti e ben definiti, quasi stilizzati, che servono a mostrare al lettore alcune scenette descritte nei testi, con annessi edifici e personaggi. Nonostante le varie disgrazie e atti di violenza illustrati, sono immagini comunque simpatiche e ironiche, con personaggi dai tratti esagerati, un po' caricaturali (con molti uomini e donne dai nasi importanti, non solo Dante).
Sono tutte immagini di piccole dimensioni, poste accanto ai testi poichè servono proprio a rappresentare in breve e nell'immediato quando descritto in essi, spesso ricalcandone il carattere ironico, anche attraverso l'uso di scritte che fungono da dialoghi tra i personaggi.
Ogni tanto comunque compaiono anche altre immagini, non realizzate da Novelli (ma che probabilmente sono quelle dell'archivio Giunti a cui si fa riferimento nei crediti), ma prese da altre fonti e artisti, tra cui ad esempio illustrazioni di Dorè che mostrano il poeta all'Inferno, oppure ritratti di personaggi dell'epoca di Dante o quadri che mostrano le città in cui egli nacque, visse o che visitò.
 


Sopra: Alcune pagine interne che vi mostrano i disegni semplici, dai tratti molto netti e ben definiti, quasi stilizzati, che servono a mostrare al lettore alcune scenette descritte nei testi, con annessi edifici e personaggi (e nelle pagine in alto anche uno schema dell'Inferno). Nonostante le varie disgrazie e atti di violenza illustrati, sono immagini comunque simpatiche e ironiche, con personaggi dai tratti esagerati, un po' caricaturali. Quella in basso è l'unica immagina a pagina intera/doppia, mentre solitamente i disegni sono piccoli e posti accanto ai testi. Come potete vedere oltre ai disegni di Novelli sono state inserite anche altre immagini di foto, quadri o stampe dell'epoca.
 
"Dante e le infernali scienze" è una piccola biografia scritta da Luca Novelli, in cui Dante si presenta ai lettori in prima persona, con la speranza di inculcargli qualcosa. In essa sono contenuti molti fatti relativi alla vita del sommo poeta, spaziando dalla sua nascita fino alla sua morte, soffermandosi su diversi incontri con amici, nemici, personaggi storici e amori. Si fa molto riferimento alla città di Dante, a cui il poeta era molto legato, ma anche ad altre città italiane che egli visitò, nonchè al suo esilio, che al poeta pesò molto, poichè non potè più far ritorno alla sua amata città. Si parla poi del suo fidanzamento (e in seguito matrimonio) con Gemma Donati, del suo amore per Beatrice e dei suoi studi, delle sue conoscenze e, ovviamente, della sua opera più famosa: la Divina Commedia. In questo caso è interessante perchè non c'è nessuna parte dedicata esclusivamente ad essa o a trattare i suoi contenuti, ciò su cui ci si sofferma principalmente è il suo processo di scrittura, il come fu scritta più che il cosa c'è scritto, e per una volta la cosa costituisce un elemento di novità, in quanto ci sono tantissime versioni e riduzioni della Divina Commedia, ma raramente si parla ai ragazzi  esattamente come essa fu concepita e realizzata... ricordandoci che fu un'opera che necessitò di anni di lavoro per essere scritta.
Per rendere ancora più leggera, scorrevole e facile la lettura, i testi sono costantemente accompagnati dai disegni di Novelli, semplici, dai tratti molto netti e ben definiti, quasi stilizzati, simpatici e ironici, con personaggi dai tratti esagerati, un po' caricaturali.
Un libretto breve e piacevole che può essere una buona introduzione alla vita di Dante, adatto ad essere letto anche a partire dai 10 anni (come stile di scrittura probabilmente anche prima, ma bisogna tener conto anche della comprensione storica degli eventi). Grazie alla contestualizzazione storica il volume può essere letto anche da coloro che non hanno studiato il periodo in cui visse il poeta. L'intervista finale a Dante è un'idea carina che mi ricorda un esercizio che a volte i professori assegnano anche ai ragazzi per farli appassionare a un personaggio storico, quello di far finta di intervistarlo, immaginandosi le risposte sulla base di quanto studiato.
 
Tale libro illustrato è stato pubblicato da Editoriale Scienza nel 2021, ha una copertina flessibile, ha 128 pagine e misura 19,8 cm d'altezza e 13 cm di lunghezza e costa 9,90 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

mercoledì 21 giugno 2023

Le cronache di Prydain di Lloyd Alexander

"Le cronache di Prydain" scritte da Lloyd Alexander è una raccolta di 5 romanzi fantasy basata fondamentalmente sulla maggior parte delle leggende contenute nel Mabinogion, il testo mitologico più importante della letteratura gallese; la stessa ambientazione è un Galles immaginario. Tuttavia, come spiega lo stesso autore: "Questa cronaca della Terra di Prydain non intende essere una trasposizione in termini nuovi della mitologi gallese: Prydain non è il Galles, o almeno non lo è del tutto. L'ispirazione da cui è nato il racconto è sorta da quella splendida terra e dalle sue leggende ma, essenzialmente, Prydain è un luogo che esiste soltanto nel mondo dell'immaginazione".
 
 Sopra: La copertina di questa raccolta riprende l'immagine che compare sul primo volume dell'edizione americana edita da Rinehart and Winston (1964-1968). La copertina (e anche i bordi delle pagine) rossa con immagini e scritte dorate risulta di grande impatto.
 
La saga è ambientata in una terra fantastica, che ricorda fortemente l'antico Galles. Prydain è una terra verde e in buona parte vergine, piena di foreste misteriose, rilievi montani e brughiere, similmente a come in passato era il Galles.
Politicamente, Prydain è una realtà frammentata, poiché la strega Achren, un tempo sovrana assoluta della terra, è stata tradita e detronizzata da Arawn Signore della Morte, un tempo suo allievo. Gli uomini si sono divisi in numerosi piccoli potentati chiamati Cantrev, ciascuno governato da propri sovrani, fra loro spesso in lotta. Solo un gruppetto di insediamenti denominati Commot sono liberi da questo ordinamento, governandosi ciascuno per conto proprio. Dalla lontana Terra d'Estate proviene la stirpe dei Figli di Don, che hanno imposto nella città di Caer Dathyl come Sommo Re Math figlio di Mathonwy, che cerca di governare e difendere i regni degli uomini, ma che nei fatti ha un'influenza limitata nei confronti dei sovrani minori. Un altro insediamento di rilievo è Caer Dallben, sede del potente e saggio mago Dallben, nonché dimora di Taran e Coll. Infine, nella tetra landa di Annuvin domina l'oscuro mago Arawn, portatore della Corona di Ferro, che ripetutamente minaccia e attacca la terra di Prydain. 
 Tale raccolta contiene tutto il materiale che riguarda questa saga fantasy, composta da 5 libri e da 8 racconti:
  • "Il libro dei tre": Il giovane Taran, "assistente-guardiano di maiali" di Dallben, si fa scappare la scrofa magica Hen Wen incontrando, nel corso della ricerca per ritrovarla, il principe Gwydion. Durante la ricerca della scrofa i due vengono però rapiti dai figli del Calderone (soldati morti viventi) e portati al castello di Achren (una potente strega). Qui Taran viene separato dal principe ma trova dei nuovi compagni con cui cerca di rintracciare la scrofa, della quale il Re dalle Lunghe Corna (il campione di Arawn Signore della Morte, antagonista principale della serie) brama di impadronirsi. Tali compagni di viaggio sono: Gurgi, una strana creatura, simile ad un uomo con pelliccia e tratti animaleschi, che vive in solitudine nella foresta; Eilonwy, una ragazzina dotata di poteri magici, allieva di Achren; Fflewddur Flam, un aspirante bardo, che però ha fallito gli esami per diventarlo e girovaga assieme ad un'arpa magica (a cui si rompono le corde quando il suo padrone mente).
  • Il Calderone Nero (1965): Taran viene coinvolto in una spedizione organizzata dal principe Gwydion, per sottrarre al malvagio mago Arawn un calderone magico, col quale egli risveglia i morti da rendere schiavi immortali al servizio del suo esercito. Assieme a Taron  e Gwydion partiranno con anche dei vecchi amici (Coll, Fflewddur Flam, Doli e, in seguito si uniranno anche Gurgi e Eilonwy) e nuove conoscenze come: re Smoit (un omaccione grande, grosso e simpatico, ma avventato), re Morgant (abile combattente freddo come il ghiaccio), il principe Ellidyr (che entra subito in attrito con Taran) e Adaon (un abile cavaliere e futuro bardo).
  • Il castello di Llyr (1966): Eilonwy viene mandata all'isola di Monna per essere educata dalla regina Teleria per imparare ad essere "una vera principessa". Durante il viaggio lei e Taran conosceranno anche il principe Rhun, figlio della regina Taleria, inviato per accompagnare Eilonwy durante il viaggio in mare, un ragazzo vivace e solare, anche se parecchio goffo, ingenuo e non proprio furbo. Taran e i suoi amici tentano poi di salvare la principessa dai tentativi di rapimento della strega Achren, che la vuole rapire per i suoi loschi scopi.
  • Taran il girovago (1967): Taran, assieme al suo compagno Gurgi, intraprende un lungo e pericoloso viaggio per Prydain, alla ricerca delle sue origini. Peccano che nessuno abbia la minima idea di chi possano essere i suoi genitori, così il ragazzo cerca di ottenere informazioni dalle tre streghe Orddu, Orwe e Orgoch, che gli diranno di provare a cercare lo Specchio di Llunet, che potrebbe trovarsi sui monti Llawgadarn, ma nessuno ne ha mai sentito parlare.
  • Il Sommo Re (1968): Arawn Signore della Morte sferra l'attacco finale per sottomettere Prydain, e Taran e i suoi compagni tentano in ogni modo di fermarlo.
Nel volume sono comprese anche otto storie brevi, anch'esse ambientate nel mondo di Prydain, ma in un periodo anteriore a Il Libro dei Tre.
 
 Sopra: In questa illustrazione, tratta dal primo libro, è possibile vedere circa tutti i componenti della compagnia con cui taran si mette in viaggio per poter salvare la terra di Prydain. Nell'immagine sono presenti: Doli (davanti a tutti con la torcia in mano, Taran (il secondo della fila), Gurgi, Eilonwy e Fflewddur Flam, che porta per le briglie la cavalla Melyngar.
 
Nel volume sono presenti anche poche illustrazioni (una per ogni libro, quindi 5 in tutte le 700 pagine del volume) in bianco e nero, realizzate da P.J. Lynch, un artista irlandese e illustratore di libri per bambini, che ha vinto numerosi premi, tra cui due Kate Greenaway Medal e tre Christopher Awards. Sono immagini a tutta pagina, molto dettagliate, che rappresentano dei personaggi mentre stanno compiendo qualche scena narrata nella storia. Sono interessanti perchè permettono di poter vedere l'aspetto di alcuni dei personaggi della saga, tra cui quello di Taran, Eilonwy e Gurgi e di alcune ambientazioni.
Sono disegni dallo stile molto "fantasy", con un aspetto molto dettagliato ma non propriamente realistico, ma capace di trasmettere una certa atmosfera incantata, ma anche un po' brutale. Sarebbe stato bello vedere qualche altra immagine all'interno del volume, anche a colori (l'artista è conosciuto per il suo eccezionale range di texture e colori), ma immagino che sia già tanto che abbiano inserito queste.
 
 

Sopra: Tre illustrazioni in bianco e nero prese dall'interno del libro (tratte rispettivamente dal secondo, dal terzo e quarto libro), opera del rinomato artista inglese P.J. Lynch.
 
"Le cronache di Prydain" scritte da Lloyd Alexander narrano una storia che di base presenta una trama molto classica dei fantasy: il protagonista Taran è un giovane ragazzo di bassa estrazione sociale che sogna un futuro migliore e pieno di gloria, mentre lui inizialmente è meno di guardiano di maiali. Il suo destino cambierà quando incontra il principe della terra di Prydain, venendo così catapultato di una grande avventura che vede coinvolte forze malvage e soprannaturali e la salvezza della stessa terra di Prydain.
Sicuramente la saga presenta una solida base fantasy classica, ma introduce anche alcuni elementi interessanti che già dall'inizio apportano qualche elemento, se non di novità, almeno curioso. Particolare il fatto che qui l'elemento magico sia rappresentato da una scrofa magica, che scappando mette in moto l'avventura del protagonista. Quest'ultimo è abbastanza il classico protagonista fantasy: un ragazzo sulla soglia dell'età adulta, di buon cuore ma ancora ingenuo e con poca esperienza, che sogna in grande e desidera vivere un'avventura, accorgendosi poi, una volta iniziata, che la tranquilla vita che viveva forse non era poi così male. Taran viene fin da subito descritto come un ragazzo con dei grandi sogni, che si sente oppresso dal suo tutore, che cerca di proteggerlo impedendogli però anche di fare esperienza. E' proprio questa mancanza d'esperienza che rende il personaggio fin da subito, agli occhi del lettore (ma anche di altri personaggi), molto ingenuo, spesso impulsivo e poco riflessivo, il che lo porta spesso a commettere degli errori anche sciocchi. Leggendo l'inizio della storia mi è anche venuto da chiedere se in effetti il suo tutore, Dallben, non avrebbe potuto insegnargli almeno qualcosina in più, ad esempio a imparare a difendersi con un'arma, cosa che gli sarebbe decisamente servita, invece sembra quasi che il vecchio lo abbia voluto tenere nell'ignoranza più assoluta. Perlomeno Taran dimostra di avere conoscenze mediche riguardo alle erbe curative, che usa più volte per curare i suoi compagni, quindi almeno qualcosa di utile gliela hanno insegnata. Che ho capito che, specialmente all'inizio, Taran non è proprio una cima, ma proprio per questo forse necessitava di un'istruzione più completa. Il ragazzo tuttavia matura molto nel corso della saga, sopratutto nel quarto libro, che è proprio incentrato sulla sua creascita interiore, visto che in questa parte Taran vuole scoprire le proprie origini e chi è lui veramente.
L'avventura vissuta da Taran comunque si rivela ricca di avvenimenti e costellata da incontri interessanti, sia positivi che negativi: ad esempio i Figli del Calderone, pur essendo dei semplici sottoposti, col fatto di essere dei non morti, sono piuttosto inarrestabili e costituiscono una bella spina nel fianco visto che non si può ucciderli ed è difficile toglierseli dai piedi.
Eilonwy è una ragazzina dal carattere sbarazzino, un po' petulante ma comunque utile, anche se un po' esasperante, che insegnerà al protagonista che non è bene sottovalutare le femmine, in quanto ella si dimostra fin da subito molto determinata a portare a termine i suoi obiettivi, oltre che molto agguerrita e testarda. Anche Gurgi è una figura interessante, in quanto all'inizio ci viene presentato semplicemente come una creatura debole, codarda e un po' approfittatrice, che si autocommisera e che cerca sempre di farsi dare un po' di cibo con ogni scusa. Nel corso della storia però imparerà a diventare un compagno leale, superando anche le proprie paure e imparando a condividere. Fflewddur Flam rappresenta invece l'elemento comico della compagnia, pronto a gettarsi in ogni impresa, anche la più pericolosa, peccato che le sue effettive capacità non siano all'altezza delle sue aspettative e della sua temerarietà; ama inoltre spesso indorare la pillola e "spararla grossa" (facendo costantemente saltare le corde della sua arpa).
Nel primo volume (e anche nel secondo tutto sommato) ho anche apprezzato che non ci fosse nessuna sottotrama romantica tra Taran e Eilonwy, speranza che purtroppo ho (quasi) dovuto abbandonare. Già all'inizio del secondo volume temevo che ce l'avrebbero inserita, invece fortunatamente per la maggior parte della storia non si fa accenno a questo aspetto, che viene un po' più sviluppato nel terzo, anche se comunque sempre in maniera molto soft e delicata (per mia fortuna). La storia d'amore in realtà è trattata in modo molto blando (anche se l'eroe che alla fine si innamora dell'amica compagna di squadra, nonché unica donna della compagnia, è piuttosto cliché), tanto che tutto sommato non ha infastidito più di tanto neanche me, che personalmente non amo molto l'inserimento dell'elemento romance nei fantasy, anche se so che è una scelta abbastanza gettonata. L'autore poi fa evolvere la vicenda veramente molto lentamente: un'amicizia che si evolve pian piano in qualcosa di più (una cotta, da parte di Taran), senza sfociare in qualcosa di eclatante, ma che è sempre mantenuta molto leggera, quasi accennata, almeno fino al finale. Un po' probabilmente anche per l'immaturità dei protagonisti, soprattutto di Eilonwy in questo caso, che solo alla fine del terzo libro si deciderà a imparare a "diventare qualcosa di più di ciò che è" e iniziare a studiare per "diventare una vera signora". Si tratta comunque di un amore molto puro, in cui Taran sente la mancanza di Eilonwy e il desiderio di proteggerla (e si ingelosisce se qualcun altro vuole frequentarla e fidanzarcisi), in cui non emerge mai un desiderio fisico.
Nel suo insieme la saga, pur essendo stata scritta negli anni Sessanta, rimane ancora oggi una buona storia fantasy, adatta ai ragazzi (dai 10/11 anni, anche se le dimensioni del tomo unico non credo aiutino a regalarlo o farlo scegliere a ragazzi di tale età), ma che può essere apprezzata anche dagli adulti che amano il fantasy. I personaggi sono tutti piacevoli e, se non tutti sfaccettati, tutti hanno qualcosa che li rende memorabili, chi più e chi meno (tipo le tre streghe del secondo volume, pur comparendo solo per pochi capitoli, mi sono piaciute molto come sono state descritte). È una storia che parte con il classico protagonista ingenuo che sogna di essere un eroe e che alla fine finisce davvero per diventarlo, anche se non nel modo in cui lui pensava, chiamato a cercare di salvare la terra in cui vive da una grande minaccia esterna. C'è da dire che comunque Taran non è il classico eroe predestinato dei fantasy, in quanto l'inizio della sua avventura è dovuta abbastanza al caso e anche nel corso degli eventi non ci sarà nessuna rivelazione incredibile riguardo a lui. Inoltre nei libri passa proprio il messaggio che "l'unione fa la forza", in quanto, poiché anche il protagonista non è in grado di fare tutto (non è uno di quei protagonisti suber bravi, abilissimi e intelligentissimi che sembrano dei super eroi), impara a lavorare assieme ai propri compagni (che non sono perfetti neanche loro) per portare a termine le varie imprese. Taran è un eroe che imparerà a cavarsela solo con le proprie capacità (e con quelle dei suoi amici) di semplice uomo senza nessuno strumento magico, super potere o abilità particolare, e pure senza un titolo prestigioso, antenati nobili o grandi risorse a disposizione. In effetti credo che Taran sia uno dei pochissimi (se non l'unico) protagonisti di una saga fantasy a essere una semplice persona senza poteri o abilità particolari ed inoltre di bassa estrazione sociale.
Uno dei messaggi che traspare dal libro infatti è proprio quello che non conta il proprio status sociale, ciò che rende una persona nobile e degna sono solo e soltanto le proprie azioni, ciò che decide di fare e come decide di comportarsi nei confronti degli altri. Come realizza di principe Rhun nel terzo volume: "<<Fra voi non c'è nessuno che non sarebbe disposto a dare la propria vita per un compagno. [...] Un bardo, un'umile creatura della foresta, un Assistente Guardiano di Maiali.>> I suoi occhi incontrarono quelli di Taran e aggiunse, con voce bassa e triste <<Se io, che sono principe, non posso essere alla vostra altezza, allora dubito che riuscirò mai a essere considerato un vero principe, salvo che in questo>>".
 
P.S. Uno dei motivi che mi ha invogliato a iniziare a leggere questo libro è stato il fatto che io da piccola amavo il film "Taron e la pentola magica", che aveva mille difetti, ma adoravo la sua atmosfera e i disegni. Infatti, nel 1985, la Walt Disney Company produsse il lungometraggio animato "Taron e la pentola magica" (The Black Cauldron) basandosi liberamente sui primi due volumi della saga ("Il libro dei tre" e "Il calderone nero"). Dovendo condensare molto materiale in 50 minuti i cambiamenti sono stati tanti, tuttavia è stato bello leggere gli elementi rimasti fedeli al libro e da dove abbiano preso spunto per il film. Devo dire che tutto sommato libro e cartone hanno in comune più cose di quanto pensassi.
 
 Sopra: La locandina inglese di "Taron e la pentola magica", che è più bella rispetto a quella italiana (che già chiamare il calderone "pentola" fa perdere molto pathos al titolo).
 
Tale raccolta è stata pubblicata dalla Mondadori nel 2022 per la collana "Oscar draghi". L'opera ha una copertina rigida, ha 756 pagine e misura 24,7 cm d'altezza e 17,5 cm di lunghezza e costa 28 euro.
In realtà singoli volumi della saga e pure qualche raccolta erano stati editi in italiano anche in passato: "Il libro dei tre" fu edito nel 1993 dalla Salani; "Il calderone nero" fu edito nel 1986 dalla Mondadori e nel 1989 dall Editrice Nord; "La saga di Prydain" (che contiene i primi tre volumi) fu edito dalla Editrice Nord nel 1986 mentre "Taran di Prydain" (che contiene gli ultimi due libri della saga) è stato edito nel 1989 dalla Editrice Nord.
 
     

 
   
 Sopra: In alto le copertine dei primi due titoli pubblicati in italiano e poi quelli delle raccolte dei primi tre e poi degli ultimi 2 volumi. In basso una raccolta inglese che comprende tutti e cinque i volumi della saga.
 
 Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

martedì 20 giugno 2023

La felina Commedia di Elisa Binda e Mattia Perego

"La felina Commedia" scritta da Elisa Binda e Mattia Perego, con le illustrazioni di Beatrice Tinarelli, è una rilettura in chiave felina, e umoristica, dell’immortale capolavoro di Dante Alighieri, a 700 anni dalla sua scomparsa: "Nel mezzo del cammin di sette vite, il gatto Dante si ritrova in una selva oscura. Per sua fortuna incontra il micio poeta Virgilio, che lo guiderà in un viaggio incredibile e gli farà scoprire che fine facciano i gatti che in vita si sono comportati bene e quelli che si sono comportati male".

Sopra: La copertina presenta uno sfondo blu, su cui spiccano subito il titolo bianco e il gatto arancione, che altro non è che il nostro dante versione felina.

Questa è una rivisitazione della Divina Commedia, in onore dei 700 anni dalla morte di Dante, in chiave felina: "Nel mezzo del cammin di sette vite, il gatto Dante si ritrovò in una selva oscura. Dante era un micione dal pelo rosso, con grandi occhi azzurri e un bel nasino rosa". Dante abita in una casa di campagna, e il suo nome lo ha scelto la sua padroncina Silvia che, come lui, ama la poesia. Un giorno però, nonostante le raccomandazioni della padroncina, Dante esce dal giardino perdendosi in un bosco buio e terrificante. Quando finalmente avvista un colle cerca di salirvi per provare a orientarsi, ma viene fermato da tre bestie feroci: un cane lupo, un pitbull e un chihuahua con "la bava alla bocca e gli occhi da pazzo". Alla vista dei tre cani feroci il gatto scappa e incontra il gatto Virgilio: "Un micione bianco, con il pelo pettinato alla perfezione e gli occhi verdi, saggi e buoni". Dante si chiede: "Chi è questo audace sconosciuto, / che nella selva mi ha dato aiuto?", e il gatto bianco gli risponde: "Sono Virgilio, il gatto poeta, / tu, invece, perchè vaghi senza meta?". Dante gli spiega di essersi perso, così Virgilio si propone di "aiutarlo a ritrovare la strada di casa, ma prima Dante avrebbe dovuto imparare una preziosa lezione, seguendolo in un viaggio incredibile, alla scoperta dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso felino. - Non è per tutti questo viaggio, / ma solo per chi ha un gran coraggio!-".
Ha qui inizio il viaggio del nostro Dante gatto attraverso i tre regni dell'aldilà, partendo ovviamente dall'Inferno, il quale è "suddiviso in diverse zone, dette <<cerchi>>. A seconda delle cattive azioni compiute durante la loro vita, i gatti dannati venivano mandati in uno specifico cerchio, dove ricevevano una punizione strettamente legata agli errori che avevano commesso. 
- È chiamata <<legge del contrappasso>> / e, ti assicuro, non è uno spasso!-".
I primi gatti dannati che incontra Dante sono gli ignavi ("che dell'indecisione erano schiavi"), che ora sono costretti a rimanere sopra un albero altissimo, senza che nessuno potesse salvarli. Giunti sul fiume Acheronte incontrano Caronte, che traghetta le anime da una riva all'altra, mettendoli all'interno di un trasportino. I due attraversano velocemente i primi due cerchi, soffermandosi sul terzo: quello dei golosi e di Cerbero, in cui i gatti che amavano abbuffarsi in vita sono condannati a gustare ottimi piatti, ma in piccolissime porzioni: "Ogni anima qui è condannata / a porzioni da cucina stellata!". Nel quarto cerchio incontrano i prodighi, gatti che in vita hanno sprecato e sperperato: "Se ho ben capito la spiegazione / ogni gatto qui era uno spendaccione!". Questi sono condannare a passare l'eternità sommersi da innumerevoli oggetti, senza neppure avre lo spazio per muoversi. Nel quinto cerchio ci sono gli iracondi: "Dentro il quinto cerchio, così rotondo, / c'è chi si arrabbiava in un secondo". Poiché questi gatti non amavano essere toccati in vita, ora mille mani li toccano e accarezzano in continuazione. Nel quinto cerchio vi sono anche gli accidiosi "che per la pigrizia erano famosi", i quali ora sono costretti a lavorare tutto il tempo. Nel cerchio dei violenti i gatti sono costretti a rimanere calmi e rilassati, come in un centro yoga o in una spa: "La pena peggiore per un violento / è pace, calma e rilassamento". Nell'ottavo cerchio ci sono gli adulatori, che ora possono solo abbaiare, visto che in vita avevano usato i loro miagolii in modo losco. Ci sono anche i gatti ipocriti, che vivono in un luogo dove hanno a diposizione solo cose finte che non possono mangiare e con cui non possono giocare. In seguito Dante parla con il gatto Arsenio Gattèn, un famosissimo ladro, e Ulisse, il gatto avventuriero che "Qui negli inferi è arrivato / perchè i suoi amici ha mal consigliato". Infine Dante e Virgilio incontrano i traditori e anche Gattifero, il re degli inferi felini, che lavora costantemente a una scrivania. Passando sotto la scrivania di Gattifero i due mici giungono nel Purgatorio dove incontrano: i gatti superbi (che sono minuscoli), gli invidiosi (che devono organizzare feste e applaudire gli altri), gli iracondi (che sono sferzati da u vento gelido e fortissimo), gli accidiosi (che ora non possono mai dormire), gli avari (che ora possiedono tutti oggetti spezzati a metà), i golosi (costretti a correre su un tapis roulant), tra i violenti Dante incontra Gattanova (che conquistava un sacco di gattine, finendo col litigare con i loro compagni e familiari).
Nel Paradiso il gatto Dante si farà accompagnare da Beatrice, che lo rimprovera per aver disubbidito alla sua padroncina. Il Paradiso felino è suddiviso in 9 sfere celesti (o cieli) dove "i gatti che in vita erano stati buoni venivano premiati con un'eternità di gioia, serenità e coccole". I due continuano a salire fino a giungere allo Zampireo, il più alto dei cieli felini, dove un coro di angeli canta in modo sublime. Qui termina il viaggio del gattone, che si risveglia nel vialetto di casa sua, dove ritrova la sua padroncina, che lo stava cercando disperatamente.
 
 Sopra: Due pagine che mostrano il gatto Dante (quello di colore rossiccio) assieme a Virgilio (bianco) che si apprestano a scalare la montagna del Purgatorio.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Beatrice Tinarelli, le quali sono molto simpatiche e colorate, dalle tinte intense, accese e brillanti e questo vale sia per le immagini dedicate all'Inferno che a quelle del Paradiso, in cui livello di tonalità non si nota qualche differenza. L'unica cosa è che all'Inferno è più utilizzato il colore nero, probabilmente per dare l'impressione di trovarsi in un luogo buio che sta sotto terra, mentre in Paradiso ci sono cieli azzurri.
Lo stile della Tinarelli è semplice e simpatico, anche se comunque le sue illustrazioni sono piuttosto ricche di dettagli. In esse comunque l'artista ha tolto ogni forma di violenza, cosa coerente anche con i testi: se guardiamo cerbero potremo vedere come egli è rappresentato come un cane enorme, nero, a tre teste e con denti aguzzi, ma nel suo insieme non ha un aspetto pauroso o minaccioso per il lettore. Anche Caronte sembra solo un uomo anziano con cappello e remo, che fa salire i gatti dentro i trasportini, senza mai pensare a picchiarli. Perfino Gattifero viene mostrato più come un gatto (anche se con tre teste) indaffarato a star dietro alla burocrazia, piuttosto che come un mostro minaccioso e malvagio.
I disegni possono essere sia in mezzo ai testi che a pagina intera, oppure a mezza pagina. In tutti casi le immagini servono a raffigurare delle scene descritte nei testi, solo che negli ultimi due casi è presente anche lo sfondo, oltre che i personaggi.
 
 
 
 
 

 
 Sopra: Alcune illustrazioni della Tinarelli, alcune a mezza pagina, altre a pagina intera o in mezzo ai testi. da notare lo stile semplice e simpatico e i colori accesi e brillanti, anche se all'Inferno (prime 4 immagini) si fa molto più uso del nero, mentre in Paradiso c'è più azzurro (immagine in basso).
 
"La felina Commedia" scritta da Elisa Binda e Mattia Perego è una graziosa riscrittura e rivisitazione della Divina Commedia dantesca, adatta a essere letta a bambini già di 5/6 anni (magari come lettura a capitoli), mentre dai 7/8 per la lettura autonoma.
È molto probabile che bambini così piccoli non coglieranno i riferimenti alla Divina Commedia dantesca, ma forse è anche giusto così, lasciando loro la possibilità di godere di una storia simpatica, anche se c'è da dire che la conoscenza dell'opera originaria renderebbe questa lettura decisamente più gustosa. 
Devo dire che, inaspettatamente, i rimandi all'opera dantesca sono tanti e alcuni anche molto simpatici e ben congegnati, tipo le varie pene. Considerando che alcuni cerchi vengono saltati, tipo i primi due e il sesto (quello dei non battezzati, dei lussuriosi e degli eretici) gli autori sono riusciti a riportare, anche se in breve, quasi tutti i gironi con le relative pene (un po' semplificati), ovviamente rendendo le punizioni decisamente molto più leggere rispetto a quelle che il sommo poeta riservava ai suoi di dannati. Come avete potuto leggere anche sopra, ad esempio: i golosi, che in vita amavano abbuffarsi, ora sono costretti mangiare cibi deliziosi ma in porzioni piccolissime; quelli che facevano spendere un patrimonio ai loro padroni per cose che poi non usavano, ora ne sono sommersi, tanto da non potersi muovere; gli accidiosi sono costretti a lavorare tutto il tempo svolgendo lavori umani considerati stressanti (lavorare con la burocrazia, al call center, fare lavori manuali faticosi...), ecc...
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Beatrice Tinarelli, le quali sono molto simpatiche e colorate, dalle tinte intense, accese e brillanti. Lo stile della Tinarelli è semplice e simpatico, anche se le sue illustrazioni sono piuttosto ricche di dettagli. Sono disegni in cui l'artista ha comunque tolto ogni forma di violenza, cosa coerente anche con i testi, rendendoli molto più soft e family friendly... ma tanto lo abbiamo capito che l'Inferno dei gatti è decisamente meno cattivo di quello umano (almeno non sono inferte sofferenze fisiche).
Tutto sommato questa è una riscrittura dell'opera dantesca piuttosto carina e simpatica, più un parodia quasi. Carino ad esempio il modo in cui è stata applicata la legge del contrappasso, a volte cambiando anche profondamente le punizioni dei gatti rispetto a quelle dei dannati umani danteschi, rendendole ovviamente molto meno crudeli, ma comunque coerenti con la logica dantesca del contrappasso.
L'unica cosa è che, pensando al target di riferimento, molti lettori non potendo conoscere l'opera originale non capiranno molte delle trovate proposte, mentre ragazzi più grandi (tipo delle superiori) che invece hanno studiato la Divina Commedia troverebbero questo volume troppo infantile (si vede che i testi sono indirizzati ad un pubblico proprio giovane).
In passato avevo letto anche altri volumi indirizzati a bambini, talvolta anche piuttosto piccoli, che avevano lo scopo di far conoscere la Divina Commedia o la figura di Dante  (come "Il viaggio di Dante: un'avventura infernale", "La divina avventura: il fantastico viaggio di Dante", "Dante piccino piccino" o "I mostri dell'Inferno: in viaggio con Dante"), senza che la lettura dell'opera originale fosse necessaria, anzi, questi erano pensati per introdurla in modo molto semplice, in quanto non si trattava di riscritture che la parodiavano.
Carino comunque anche il fatto che a volte (abbastanza spesso a dire la verità) i personaggi parlano in rima, il che è anche questa una citazione e un omaggio all'opera originale (che è appunto scritta in versi). La presenza delle rime, anche se abbastanza semplici, rende molto piacevole la lettura, anche se pure in questo caso il giovane pubblico non capirà il motivo delle rime, pur apprezzandole per la loro musicalità. 
 
Questo libro è stato edito nel 2021 dalla Einaudi Ragazzi (Edizioni EL); ha 160 pagine, una copertina rigida, misura 23,5 cm d'altezza e 17,7 cm di lunghezza e costa 14,90 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 19 giugno 2023

Atlante dei mondi perduti: alla scoperta di luoghi leggendari, città mitiche e isole scomparse di Emily Hawkins e Lauren Mark Baldo

"An atlas of lost kingdoms: discover mithical lands, lost cities and vanished island" di Emily Hawkins e con le illustrazioni di Lauren Mark Baldo, è un atlante dedicato a "regni perduti, isole fantasma e persino continenti leggendari un tempo ricercati dagli esploratori ma ora ritenuti mitici". Fortunatamente, pochi mesi dopo aver scritto questo post ho scopeeto che tale opera è stata edita anche in italiano col titolo: "Atlante dei mondi perduti: alla scoperta di luoghi leggendari, città mitiche e isole scomparse".
 
 
 Sopra: La splendida copertina, di grandi dimensioni, è molto ricca di disegni e colori, con scritte del titolo ed altri elementi decorativi dorati. A sinistra l'edizione italiana, mentre a destra quella originale inglese, con un'immagine dalla risoluzione migliore e più nitida.
 
Per secoli, le persone hanno sognato di trovare i mondi perduti di Atlantide, El Dorado e le Sette Città d'Oro, l'isola perduta di Hy-Brasil, la città deserta di Zerzura ...  Che cosa hanno però in comune questi luoghi? Il fatto di non essere mai stati trovati e questo libro vuole essere la guida a questi mondi perduti, non accessibili nella realtà, ma solo attraverso la fantasia.
Questo infatti non è un atlante come tutti gli altri. È una guida alle terre leggendarie cercate dagli esploratori di tutte le epoche, dal regno sommerso di Atlantide ai templi pieni di tesori di El Dorado. Ma oltre ai luoghi fantastici, troverai anche antiche civiltà scomparse e città perdute in cui il mito e la storia si sono fusi, come Camelot, Troia, Cartagine e Xanadu
Affrontando i vari luoghi il lettore imparerà a conoscere anche le ricche mitologie di culture diverse, dagli Aztechi agli antichi britannici, dalle leggende greche al folklore giapponese.
All'interno il libro è diviso in 7 parti, una per ciascun continente e di ognuno vengono quindi affrontati vari luoghi mitici o leggendari, con le rispettive civiltà e caratteristiche:
  1. Europa: Atlante, Camelot, Hy-Brasil, The lost city of Ys, Yggsdrasil, Buya, Scholomance ...
  2. Africa: Zerzura, Sheba, the lost city of Kalahri, Cartagine, Ile-Ife
  3. Asia: Troia, Themisyra, i giardini pensili di Babilonia, Dwarka, Xanadu ...
  4. Nord America: l'isola dei demoni, le sette città d'oro, Aztlan ...
  5. Centro e Sud Ameria: El Dorado, Ciudad Blanca, Port Royal
  6. Australia e Oceania: Baralku, Hawaiki
  7. Continenti perduti: Agartha
Per ogni luogo all'inizio vi è una spiegazione generale che ci illustra che cosa è, cosa ha di speciale e da quali storie esso è nato; oltre a questa spiegazione generale poi ve n'è una su dove potrebbe essere collocato il suddetto luogo e solitamente viene riportata anche una leggenda che lo vede protagonista (magari su chi e come fu trovato, come venne creato, qualcosa che vi accadde di particolare). 
Oltre a far luce su questi luoghi notoriamente sfuggenti, questo atlante contiene mappe e illustrazioni accattivanti per rappresentare e mostrare al lettore le destinazioni meno conosciute. 
 
 Sopra: Le pagine dedicate alla città di Camelot, dove aveva la sua sede la mitica corte di Re Artù (che vediamo rappresentato di spalle in basso a sinistra) e dei suoi cavalieri della tavola rotonda.
 
Ogni luogo è accompagnato da un'illustrazione di Lauren Mark Baldo, le quali hanno un aspetto davvero magnifico e bellissimo, ricco di dettagli e di molti elementi curati e colorati.
Le illustrazioni si possono distinguere in due tipologie, di cui la prima è quella della mappa posta ad ogni inizio capitolo, che rivela una selezione di regni perduti e terre mitiche legati a quel particolare continente. L'aspetto del continente si attiene alla realtà, mentre i luoghi che vi sono disegnati sopra sono invece frutto di fantasia, mostrando i luoghi associati a certe leggende e storie. Sono luoghi collocati all'incirca dove si pensava potesse esistere una certa città o luogo, il quale ovviamente non è però mai stato trovato (atrimenti questo non sarebbe un atlante di "reami perduti").
La seconda tipologia di illustrazioni sono invece quelle dedicate a ciascuna città o isola; queste immagini hanno lo scopo di mostrare ai lettori il possibile aspetto del luogo descritto. Si tratta quindi sempre di scene di ampio respiro, che ritraggono quindi ampi spazi aperti che includono magari un'intera isola (come quella di Hy-Brasil, un'isola fantasma vicino alle coste dell'Irlanda), un palazzo (come quello di ryugu-Jo, un palazzo sotto l'acqua di una leggenda gaipponese) o una città con diversi edifici (tipo Camelot, in cui si vede principalemente il castello di Artù oppure Aztland, la leggendaria patria delle persone azteche).
Questi luoghi sono ritratti in modo molto dettagliato con colori accesi, vivaci e brillanti (sono molto presenti il viola, il giallo, l'azzurro e il verde), che colpiscono subito l'occhio dell'osservatore, portandolo istantaneamente in un luogo incantato e meraviglioso.
 


 
 
  Sopra: Le illustrazioni di Lauren Mark Baldo servono per ritrarre i vari luoghi descritti nei testi, ed  hanno un aspetto davvero magnifico e bellissimo, ricco di dettagli e di molti elementi curati e colorati.
 
"An atlas of lost kingdoms: discover mithical lands, lost cities and vanished island" di Emily Hawkins è un bellissimo atlante illustrato dedicato a luoghi leggendari, che molti uomini del passato credevano (o speravano) esistessero davvero, ma di cui non abbiamo trovato poi nessuna traccia concreta che ne provasse la reale esistenza. 
Ogni luogo è accompagnato da un'illustrazione di Lauren Mark Baldo, le quali hanno un aspetto davvero magnifico e bellissimo, ricco di dettagli e di molti elementi curati e colorati, dai colori accesi, vivaci e brillanti che colpiscono subito l'occhio dell'osservatore, portandolo istantaneamente in un luogo incantato e meraviglioso.
Ne risulta uno splendido libro illustrato di grandi dimensioni, stavolta necessarie per permettere al lettore di godere appieno della bellezza dei disegni, i quali hanno un ruolo quasi predominante rispetto ai testi scritti, che sono precisi ma abbastanza sintetici.
 
Il libro è stato pubblicato nel 2022 dalla Wide Eyed Editions col titolo "An atlas of lost kingdoms: discover mithical lands, lost cities and vanished island". E' stato edito in italiano ad ottobre del 2023 dalla GRIBAUDO, ha una copertina rigida, misura 31,7 cm d'altezza e 26 cm di lunghezza, ha 96 pagine e costa in inglese 20 sterline ed in italiano 22 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

venerdì 16 giugno 2023

Losche Storie: Dante Alighieri (superbo, ambizioso, sprezzante) di Paola Cantore e Alessandro Vicenzi

Il libro illustrato di cui vi parlerò adesso, fa parte di una collana di biografie illustrate edita dalla Franco Cosimo Panini: "LOSCHE STORIE: una collana di biografie di personaggi affascinanti, raccontate attraverso gli aspetti più oscuri e controversi della loro vita".
In passato vi avevo già parlato di un titolo di questa raccolta: "Mary Shelley", questa volta invece ci dedicheremo a conoscere un altro grande scrittore: "Dante Alighieri (superbo, ambizioso, sprezzante)", sempre scritto da Paola Cantore e con i commenti loschi di Alessandro Vicenzi.
 
 Sopra: Sulla copertina del volume dedicato a Dante Alighieri della collana LOSCHE STORIE predominano come colori l'arancione e il blu; e in primo piano si vede il profilo destro del volto del protagonista, col suo copricapo da speziale e la corona d'alloro.
 
Questo volume della collana, la quale racconta la biografia di vari personaggi storici, è dedicato a Dante Alighieri, ed è uscito nel 2021, anno in cui ricorreva l'anniversario dei 700 anni dalla morte del sommo poeta. Le pagine che compongono il volume sono suddivise in moltissimi capitoli, tutti molto brevi, di un paio di pagine ciascuno, probabilmente per invogliare il giovane lettore nel continuare la lettura. 
Ogni capitolo tratta un aspetto della vita di quest'uomo: chi furono i suoi genitori, quale fu la sua infanzia, quali furono i suoi studi, le faide a cui assistette e a cui partecipò, le sue aspirazioni, il suo matrimonio, il suo amore per Beatrice, l'amore cortese, le sue amicizie (come quella con Guido Cavalcanti o Giotto) e ostilità (come quella con il Papa Bonifacio VIII), la sua esperienza come soldato, il raggiungimento della fama, la sua ambizione politica, l'esilio e la morte, mentre la scrittura della Divina commedia è accennata verso le pagine finali.
Oltre al testo narrativo di Cantatore, sono presenti anche degli interventi scritti "a mano" da Alessandro Vicenzi, che corregge il testo, aggiungendo commenti ironici e irriverenti.
Questa è la "voce losca" a cui si riferisce anche il nome della collana. Una voce ironica, che utilizza un linguaggio vicino ai ragazzi (tra l'ironico e il pungente) e che li coinvolge con riferimenti alla contemporaneità, prendendo in giro il modo tradizionale di raccontare.
Ad esempio, riguardo al fatto che Gemma, la moglie di Dante, non fosse una donna gelosa, Vicenzi commenta: "Anche perchè se lo fosse stata non saremmo qui a parlare di Dante, visto che lo avrebbe gettato da Ponte Vecchio".
 
 
 Sopra: Le pagine iniziali che ci fanno conoscere il sommo poeta, che ha quasi finito di scrivere la sua Divina Commedia. Potete notare, soprattutto in basso a destra, alcune delle annotazioni, in arancione, ironiche di Alessandro Vicenzi, che rivedono e correggono quanto scritto dalla Cantore.
 
I testi sono riccamente accompagnati da delle immagini "dal sapore noir", come vengono definite sul sito dell'editore.
I disegni sono realizzati da artisti diversi per ogni volume e nel caso di questo su Dante essi sono opera di Marino Neri (mentre nel volume su Mary erano di Daria Tommasi).
Le illustrazioni di Neri hanno un aspetto semplice, con figure umane i cui corpi sono tracciati con contorni netti e precisi, anche se abbastanza dettagliati, ma senza troppi fronzoli. Anche gli sfondi, quando presenti, non risultano molto più curati o dettagliati, con edifici e strade tratteggiati con poche linee nette e definite, che conferiscono la forma all'edificio. Le immagini possono essere sia a pagina intera, che a mezza pagina oppure in mezzo ai testi (queste ultime non presentano nessuno sfondo, ma viene rappresentato solo il personaggio).
Una cosa interessante sono i colori, infatti nel volume sono presenti sia disegni in bianco e nero, sia a colori. Le tinte utilizzate però dall'artista per le sue immagini sono solamente il bianco, il nero, il blu, il rosso/arancione e il grigio; le quali richiamano, per coerenza, quelle della copertina. Il grigio è utilizzato per la pelle delle persone, mentre il rosso/arancio viene usato per molti elementi quali abiti (tra cui anche quelli di Dante), sfondi, edifici, oggetti; il blu, meno utilizzato del rosso, è usato per vestiti e per l'acqua.
I colori sono aggiunti ai disegni senza sfumature, in quanto sono stati semplicemente stesi all'interno dei contorni di alcune figure, magari con qualche ombra data da una tonalità più intensa e scura oppure proprio del nero.
 

 
 
 Sopra: Le illustrazioni di Marino Neri hanno dei tratti netti e precisi, con una particolare scelta dei colori. Le tinte utilizzate sono solamente il bianco, il nero, il blu, il rosso/arancione e il grigio, come potete vedere anche da queste immagini.
 
"Dante Alighieri (superbo, ambizioso, sprezzante)", sempre scritto da Paola Cantore e con i commenti loschi di Alessandro Vicenzi, è una biografia su Dante Alighieri, che ormai hanno sentito nominare anche i sassi visto che, oltre ad essere studiato a scuola, negli ultimi anni (soprattutto nel 2021, in vista dei 700 anni dalla sua morte) sono usciti un sacco di libri su di lui: dalle rivisitazioni per bambini e ragazzi della sua Divina Commedia, a biografie per ragazzi e adulti su di lui, a riedizioni integrali della sua opera più famosa.
Nonostante le non molte pagine, questa biografia è piuttosto completa e direi che spiega bene molti aspetti della vita di Dante e di altre persone a lui legate, in particolare ho apprezzato che ci si soffermasse anche sulla moglie, una figura forse troppo sottovalutata. Le annotazioni "losche" aggiunte ai testi narrativi aggiungono un qualcosa in più al volume, donandogli un tocco ironico e pungente, ma veritiero. Alessandro Vicenzi mette infatti in luce pensieri che possono benissimo spuntare nella mente del lettore: ad esempio quando si parla di tutti i libri di Brunetto Latini, il maestro di Dante, viene detto che "nei quasi vent'anni a seguire, li avrebbe letti e riletti tutti" e Vincenzi commenta "Non è che ci fossero molti libri in circolazione all'epoca". Oppure quando si dice che, in seguito alla notizia della morte di Beatrice, Dante se ne stette per conto suo per molto tempo Vincenzi commenta "Gemma: non pervenuta".
Le illustrazioni di Marino Neri supportano il lettore nella lettura e sono funzionali ai testi, rendendo inoltre il libro più piacevole da leggere per il target di riferimento. Esse infatti non sono propriamente bellissime (diciamo che non si rimane incantati a guardarle), anche se personalmente le ho trovate più carine rispetto a quelle della Tommasi, ma hanno sicuramente uno stile particolare e originale, nella loro semplicità e nella scelta dei colori, che le rende perfette per questo volume. Sono dei buoni disegni nati per accompagnare i testi, non per sormontarli o farli passare in secondo piano.
Nell'insieme il volume risulta una biografia (per ragazzi) più che buona su Dante, ricca di informazioni ma sempre scorrevole e piacevole da leggere, che riesce a destreggiarsi anche nello spiegare tutte le varie lotte politiche e interne alla città di Firenze, che coinvolgeranno profondamente anche la vita del poeta. Adatta a essere proposta a un pubblico delle medie (dagli 11 anni in su), anche per poter comprendere tutta la vicende delle lotte politiche, che comunque in quest'opera viene, in parte, sdrammatizzata dai commenti ironici di Vicenzi, ma fino a un certo punto. La vita di Dante sicuramente è stata molto ricca di avvenimenti, ed è interessante poterli conoscere per poter quindi comprendere anche meglio la sua opera. 
A proposito della Divina Commedia, ho trovato peculiare la scelta fatta di parlare pochissimo di essa, la quale viene accennata all'inizio e poi ripresa, molto velocemente, solo alla fine. All'inizio ci viene infatti detto di come Dante, in seguito all'esilio, si sente molto abbattuto ma "gli restava la sua "Commedia". Quel poema, a cui lavorava da anni, era l'unico appiglio che gli rimaneva in un mondo che andava in pezzi, era la prova che la sua vita aveva ancora un significato e uno scopo". La questione della Commedia viene ripresa solo alla fine, quando Gemma fa recapitare a Dante, in esilio da diverso tempo, un manoscritto iniziato a scrivere molti anni prima che parlava di un viaggio nell'oltretomba. Al momento della sua morte Dante si consola pensando che "almeno la sua opera era finita", ma non si fanno accenni ai contenuti, solo al fatto che appunto parlasse di un viaggio nell'oltretomba dall'Inferno al Paradiso. Probabilmente, se si fosse iniziato a voler approfondire anche i temi e il viaggio trattati nell'opera più famosa di Dante si sarebbe portato via troppo spazio alla storia della sua vita, su cui invece il volume intendeva soffermarsi.
 
Tale libro illustrato è stato pubblicato nel 2021 dalla Franco Cosimo Panini; ha una copertina flessibile, misura 24,3 cm d'altezza e 17,1 cm di lunghezza, ha 124 pagine e costa 14 euro.
 
Come vi accennavo nell'introduzione questo titolo fa parte di una collana che si chiama "LOSCHE STORIE", cioè (come riportato sul sito dell'editore): "Una collana di biografie di personaggi affascinanti, raccontate attraverso gli aspetti più oscuri e controversi della loro vita. Bellissime immagini dal sapore noir accompagnano la lettura del testo e sono realizzate da un illustratore diverso per ogni titolo.
Al testo narrativo, scritto da Paola Cantatore, si affiancano interventi scritti "a mano" da Alessandro Vicenzi, che corregge il testo, aggiunge commenti ironici e irriverenti. Questa "voce losca" utilizza un linguaggio vicino ai ragazzi e li coinvolge con riferimenti alla contemporaneità, prendendo in giro il modo tradizionale di raccontare le biografie. ".
Gli altri titoli della collana comprendono:
  1. "Leonardo: figlio illegittimo, spia, facile alla distrazione, eretico" (maggio 2019)
  2. "Nikola Tesla: eccentrico, ossessivo, fobico" (maggio 2019)
  3. "Caravaggio: tormentato, collerico, arrogante, vendicativo" (novembre 2019)
  4. "Maria Antonietta: frivola, trasgressiva, spendacciona" (novembre 2019)
  5. "Mary Shelley: audace, passionale, testarda" (novembre 2019)
  6. "Dante Alighieri: superbo, ambizioso, sprezzante" (marzo 2021)
  7. "Charles Darwin: viziato, ipocondriaco, rivoluzionario" (febbraio 2022)
  8. "Howard Carter: cocciuto, scontroso, indipendente" (novembre 2022)
 
 
 
Sopra: Le copertine degli 8 volumi che compongono la collana "LOSCHE STORIE". Ogni titolo si caratterizza per un differente colore delle costine e degli sfondi.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

giovedì 15 giugno 2023

Incompreso di Florence Montgomery

"Incompreso" di Florence Montgomery è un libro che vede come protagonista Humphrey, un bambino di sette anni, costretto a soffocare i propri slanci e la propria vivacità a causa degli adulti che non riescono a comprenderlo, preferendo il fratellino, più tranquillo e affettuoso.
 
Sopra: Sulla copertina dai toni azzurri vediamo in primo piano Humphrey, che viene considerato semplicemente un monello, mentre sullo sfondo, in direzione dello sguardo del bambino, il padre assieme al fratellino.
 
Sir Everard è un aristocratico inglese vedovo con due figli, Humphrey, di sette anni, e Miles, di quattro. Il figlio minore, di costituzione gracile, è oggetto di continue cure e premure. Il maggiore invece, che nasconde dietro un comportamento ribelle il dolore per la morte della madre, viene trattato con indifferenza ed è oggetto di continui rimproveri da parte del padre e della governante, i quali si preoccupano principalmente della sorte di Miles, che il fratello maggiore trascina nelle sue avventure, spesso un po' spericolate, col rischio di farlo ammalare. 
Un giorno però accade un incidente: i due bambini cadono nel lago...
 
 Sopra: L'inizio del secondo capitolo, da notare in alto un piccolo disegni in bianco e nero che raffigura Humphrey sotto un albero.
 
L'edizione che ho letto io, della Mursia, è accompagnata dalle illustrazioni di Paolo Ghirardi, le quali sono molto graziose, con un tratto semplice, pulito e poetico.
Esse sono di tre tipi: le prime sono quelle a pagina intera a colori, le quali hanno tinte accese e brillanti, vivaci e luminose in quanto rappresentano solitamente momenti che i bambini passano all'aperto durante delle giornate di sole. Proprio perchè ambientate all'aperto i colori che vi predominano sono soprattutto il verde delle piante e del prato e l'azzurro del cielo o dell'acqua.

   
 Sopra: Due illustrazioni  colori e a tutta pagina che raffigurano due momenti all'aperto vissuta da bambini. A sinistra Humphrey svuota il cestino che il fratellino ha riempito di funghi velenosi, mentre a destra i due fratelli che si stanno arrampicando su un rampo proteso sopra un laghetto.
 
Le immagini del secondo tipo sono sempre a tutta pagina ma in bianco e nero; sono disegni dai tratti puliti, con figure e sfondi tracciati con linee nette e precise, in cui compaiono alcune zone d'ombra tracciate con linee nere sottili, oppure zone più scure in cui la parte in ombra è tutta dipinta di un nero inchiostro. Mentre le immagini a colori ritraggono sempre i due bambini soli mentre giocano all'aperto, queste in bianco e nero mostrano i due giovani protagonisti solitamente all'interno delle mura domestiche, spesso in compagnia di qualche adulto come loro padre, la governante oppure qualche amico del padre che è venuto in visita a casa loro.
L'ultimo tipo di disegni è sempre in bianco e nero, ma di dimensioni più piccole e sono posizionati all'inizio di ogni capitolo, sotto/accanto al titolo, oppure alla fine, subito dopo i testi. Sono immagini di 5/6 tipi che si ripetono ciclicamente e che hanno per protagonisti i due fratellini, rappresentati a volte insieme e talvolta invece solo Humphrey, mentre giocano oppure mentre svolgono azioni quotidiane (tipo alzarsi dal letto, vestirsi).
 
 
 Sopra: Le immagini del secondo tipo sono in bianco e nero, ma possono essere o a tutta pagina (come quelle in alto) oppure piccole poste all'inizio o alla fine dei capitoli (come quella più in basso). Sono disegni dai tratti puliti, con figure e sfondi tracciati con linee nette e precise, in cui compaiono alcune zone d'ombra tracciate con linee nere sottili, oppure zone più scure in cui la parte in ombra è tutta dipinta di un nero inchiostro.
 
"Incompreso" è una delle opere più famose (forse addirittura l'unica tradotta in italiano) della scrittrice Florence Montgomery, da non confondere con Lucy Maud Montgomery autrice di un capolavoro della letteratura per l'infanzia molto più famoso ("Anna dai tetti verdi" o "Anna dai capelli rossi"). 
Il libro vede come protagonista Humphrey, il quale è appunto un "incompreso", in quanto il fatto di essere un bambino allegro e vivace fa credere a molti degli adulti che gli sono attorno che egli sia anche un po' insensibile, suo padre addirittura lo considera "senza cuore". Tale pregiudizio nasce, in particolare, da un episodio in seguito alla morte della madre del protagonista: "Che triste giorno, per il piccolo Humphrey Duncombe, quando la sua mamma lo lasciò per sempre, quando la lunga malattia che la consumava terminò con la sua morte; [...] Durante i primi giorni che seguirono la morte della moglie, Sir Everard schiantato dal colpo sofferto, non volle vedere nessuno, neppure i propri figlioletti. Quando li rivide rimase sorpreso nel constatare che Humphrey non era affatto cambiato: turbolento e rumoroso come sempre, incline come sempre ad ogni sorta di monellerie, appariva del tutto dimentico di quanto era accaduto. E seguendolo con lo sguardo, nel suo abitino da lutto, rincorrere gli agnelli nel prato, concluse tra sé: <<Ha poco cuore>>."
In realtà questa apparente insensibilità è dovuta al bisogno di tenerezza e alla profonda nostalgia dell'affetto materno, sentimenti che il bambino maschera con una grande spensieratezza e vivacità, tanto che gli altri lo giudicano di animo incostante e incapace di vero affetto. Humphrey in vero è certamente una creatura per indole esuberante e piena di vita, un bambino dalla fantasia accesa e molto sensibile alla natura che lo circonda. Egli riesce a far diventare tutto teatro dei suoi giochi e occasione di nuove avventure, con quell'incostanza e attenzione tipica dei bambini piccoli.
Non bisogna dimenticare che i protagonisti di questo libro sono due bambini piuttosto piccoli: Miles di 4 anni e Humphrey di 7, e credo che l'autrice sia stata brava a rendere al lettore il comportamento dovuto alla loro età (molti autori, quando parlano di bambini, soprattutto se piccoli, tendono ad adultizzarli, rendendoli troppo maturi per la loro età). Miles è un bambino abbastanza tranquillo, ma avendo comunque solo 4 anni si fa trascinare sempre dal fratello nelle sue avventure, in quanto egli lo vede com ammirazione poichè porta già i pantaloncini e conosce molte più cose di lui (tra cui il fatto che ad esempio ricorda più cose riguardo alla madre, mentre Miles, avendo solo 2 anni quando è morta, non ricorda quasi nulla). Humphrey, se nel profondo soffre molto per la perdita della madre, non fa trasparire questo dolore, in quanto egli stesso a volte se ne dimentica a causa della sua gioia di vivere, della sua natura giocosa, vivace e irruenta. Come è tipico dei bambini, basta poco per attirare la sua attenzione e distrarlo da qualsiasi altra questione importante (è anche a causa di ciò che il padre lo giudica insensibile, ma in realtà questa è una caratteristica del cervello infantile): un uccello, un insetto, un avvenimento anche solo un minimo buffo, oppure una parola interessante... Humphrey e Miles ad esempio vengono subito catturati nel sentire che un giorno il padre inviterà a cena degli "aborigeni", non comprendendo che in realtà si tratta di uno scherzo dello zio, che chiama così gli elettori del fratello. 
"Devo invitare a pranzo gli aborigeni e la sua assistenza mi sarebbe di grande aiuto. Da due anni non mi occupo dei miei elettori, e sento che è ora di ritornar ad interessarmene.
- Che parola lunga- mormorò Humphrey sottovoce, terminando di appianare con le dita l'ultima buca e mettendosi tra le labbra un ramoscello di prezzemolo caduto dal piatto di pesce. -Babbo che cosa sono gli abo... abo...?
-Gli aborigeni- terminò zio Charlie - sono esseri selvaggi che abitano nelle foreste, mezzo uomini e mezzo animali.
-E il babo li invita a pranzo!- esclamò Humphrey, stupefatto.
-Sì- disse lo zio Charlie prendendo gusto allo scherzo-"  
I bambini, comprensibilmente, tuttavia non capiscono lo scherzo e infatti si aspettano di vedersi arrivare a pranzo dei selvaggi provenienti da una foresta sperduta, per cui Humphrey non riesce a trattenere il proprio stupore nel constatare che gli ospiti hanno deluso le sue aspettative, dicendo candidamente che lui si aspettava invece di vedere dei selvaggi. Questo crea del malcontento nel padre, che teme che gli ospiti si offendano, e cerca di far credere a costoro che sia il bambino ad avere capito male il temine, poichè lui intendeva invece "elettori". Anche in questo caso il padre si offende con Humphrey, ma l'errore è stato prima di tutto degli adulti, non del bambino, che ha semplicemente creduto a ciò che gli veniva detto (ancora troppo piccolo per poter cogliere l'ironia nel commento dello zio).
Sir Everard in realtà non è un cattivo padre, anzi, in realtà prima di iniziare a leggere il libro me lo aspettavo molto peggio, non dico violento, ma comunque più brusco e insensibile, invece si capisce che lui ci tiene ai figli, pur dimostrando una preferenza un po' eccessiva per il secondo genito, in quanto più piccolo, tranquillo e affettuoso. Cosa che però accade sovente a molti genitori, poichè in quanto esseri umani tutti hanno le loro preferenze, volenti o nolenti. Nonostante la storia di stata scritta nell'Ottocento, periodo in cui ai bambini veniva data dai genitori meno attenzione rispetto a quanta se ne dia ora, vediamo spesso il Signor Everard venire a trovare i figli, e quando torna a casa passa sempre del tempo in loro compagnia, anche giocando con loro, per cui egli non è affatto un uomo insensibile o freddo come avevo pensato prima della lettura. Di lui viene anche detto che non ama rimproverare i suoi figli (anche quando gli viene espressamente richiesto dalla governante) e quando lo fa (soprattutto con Humphrey) devo dire che non ha neanche torto. Effettivamente, seppur non dettati da cattive intenzioni e guidati semplicemente dall'ingenuità tipica dell'infanzia, alcuni comportamenti messi in atto da parte di Humphrey sono effettivamente pericolosi, soprattutto perchè il bambino trascina sempre con sè nelle sue imprese anche il fratellino più piccolo, di costituzione di fragile, che più volte fa effettivamente ammalare.
I bambini piccoli hanno un senso del pericolo meno sviluppato, per questo motivo oggi, specialmente in certe circostanze, si sa che non li si può lasciare quasi mai da soli senza guardarli, mentre un tempo essi godevano decisamente di più libertà. Humphrey è uno di questi bambini (proprio perchè ancora piuttosto piccolo) che non riescono a comprendere il senso del pericolo e a prevedere le conseguenze a cui determinate azioni possono portare. Egli pensa a giocare e a vivere delle avventure, e purtroppo sarà proprio questa la causa di ciò che gli accadrà. Il bambino infatti, rompe un'importante promessa fatta al padre (non arrampicarsi su un certo ramo che si affaccia su un lago, poichè marcio) perchè vuole fare un gioco, ed è ciò che fa scattare il disastro.
Tra l'altro è molto interessante vedere come Humphrey aggira la promessa fatta al padre (in questo dialogo assieme al fratellino) pur di fare quel gioco, perchè è proprio un ragionamento infantile (nel senso proprio che è tipico di un bambino): 
"È un gran peccato che che il babbo non voglia lasciarci arrampicare su quel ramo: è proprio uguale a quello del racconto, e sarebbe stato così bello poter fare esattamente come quel marinaio!... Il babbo dice che il ramo è marcio e malsicuro: io invece sono certo che si sbaglia. Basta guardarlo per vedere che è solidissimo.
Sospirò ancora, e vi fu una lunga pausa.
- Non so proprio- riprese infine il ragazzo - che male vi sarebbe ad andare a dare un'occhiata. Deve'essere deliziosamente fresco, laggiù.
- Oh, no, Humphie, te ne prego! Perderemmo nuovamente la strada, chissà come si arrabbierebbe Virginie!
- Conosco benissimo la strada partendo da qui. L'altra volta ci siamo smarriti perchè siamo passati dalla casa di Dyson.
- Ma pensa, Humphie, se dovessimo bagnarci di nuovo! Ho promesso al babbo di non ammalarmi più.
- È la pioggia che ci ha bagnati, Miles, non l'acqua dello stagno. Oggi non pioverà: guarda che cielo azzurro!   [...]
- Voglio solo darvi un'occhiata, Miles, Di cosa hai paura?
- Non lo so, - la voce del bimbo tremava un poco - ma ti prego proprio, Humphie, non andiamo!
- Se non vuoi venire puoi rimanere qui; andrò io solo e ritornerò presto.
A Miles non piaceva affatto essere lasciato solo nei campi; si alzò e con un sospiro pose la manina in quella del fratello.
- Vengo anch'io- disse, rassegnato.
- Bravo - lo incoraggiò Humphrey. - Lo pensi anche tu, vero, che non c'è proprio nulla da aver paura?".
Nei confronti di Humphrey siamo così portati a provare emozioni contrastanti poichè, da un lato, effettivamente ti verrebbe da dirgli "Chi è causa del suo mal pianga se stesso", anche perchè nelle sue avventure ci trascina anche il fratellino di costituzione più debole, che finisce per far ammalare più volte, ingnorando le promesse e i buoni propositi fatti al padre e alla governante. Dall'altro comunque bisogna considerare che anche Humphrey è pur sempre un bambino abbastanza piccolo e ancora pervaso da quell'ingenuità tipica dell'infanzia.
Da un altro lato ci verrebbe da prendercela con gli adulti che seguono Humphrey, che non riescono a riconoscerne la grande sensibilità e il suo bisogno di divertirsi, ma per certi aspetti non si può dar loro tutti i torti, in quanto anche ai giorni nostri (dopo studi e studi sulla psicologia infantile) ci è ancora difficile comprendere cosa pensa davvero un bambino e cosa si celi nel profondo del suo animo. Ai tempi di Humphrey ciò che combinava veniva semplicemente classificato come "monellerie", quando in realtà sono comportamenti scaturiti dalla sua voglia di divertirsi e di giocare, normalissima per un bambino.
Un libro sicuramente interessante che, come scritto nella prefazione: "Non sapremmo dire se il libro sia più rivolto al pubblico infantile o ai lettori adulti: per i primi è un racconto vivo e appassionante, che desta nell'animo i sentimenti più nobili; per i secondi - di là dei suoi pregi eltterari - è una fonte a cui chiedere ispirazione, per ritrovare davanti a se stessi il dono di una meravigliosa infanzia piena di luce e di grandezza". Una storia che può far riflettere e appassionare sia bambini, a partire dagli 8 anni (anche in lettura condivisa), che gli adulti, anche se per motivi differenti: i primi possono immedesimarsi nei due fratelli, i secondi invece possono analizzare il comportamento dei bambini e degli adulti, riflettendo sulla genitorialità e la visione che gli adulti hanno dei bambini.
 
Il volume è stato pubblicato originariamente nel 1869 col titolo "Misunderstood"; è stato poi edito in italiano, in questa edizione, nel 1951 dalla Ugo Mursia Editore; ha 151 pagine, la copertina rigida, misura 21 cm d'altezza e 14 cm di lunghezza e costa 11,30 euro.
 
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