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mercoledì 20 agosto 2025

La peste scarlatta di Jack London e Roger Olmos

"La peste scarlatta" scritto da Jack London è un classico della letteratura americana, un romanzo breve post apocalittico illustrato, in questa edizione di cui vi parlo, da Roger Olmos, un artista che ha già illustrato diversi classici usciti per la Logos Edizioni.
Il volume fa infatti parte della collana “Capsula del tempo”, libri che con la testimonianza della scrittura e la meraviglia dell’arte si propongono di incoraggiare i lettori a mettere in discussione il tempo presente per prepararsi al futuro, come scritto sul retro della copertina: "Con la possibilità di tornare al passato e ripartire. Forse."
 
Sopra: Sulla copertina compare un'illustrazione di Olmos non presente all'interno del testo, in cui vediamo questa mezza testa umana da cui spuntano dei fiori.
 
In un mondo in cui la natura si è ripresa i suoi spazi e l’uomo è regredito a uno stile di vita primitivo, il vecchio Professor James Howard Smith risponde alle domande dei nipoti riguardo alla Peste Scarlatta, la pandemia che sessant’anni prima ha distrutto la civiltà umana, lasciando pochissimi sopravvissuti: "<<Lo so, lo so. Sono un vecchio sudicio. Ma i tempi sono cambiati. Oggi nessuno si lava e non ci sono comodità. Non vedo un pezzo di sapone da sessant'anni. Voi non avete idea di cosa sia il sapone e io non vel lo dirò, perché adesso ci sto raccontando la storia della Morte Scarlatta. Voi sapete che cosa significa stare male. Noi la chiamiamo malattia. Molte malattie erano causate da quelli che chiamavano fermo. Ricordate questa parola, germi. Un gerne è una cosa piccolissima. Come una zecca, di quelle che trovate sui cani a primavera quando scorazzano nella foresta. Solo che il germe è minuscolo. Talmente piccolo che non si riesce a vederlo...>> [...]
 <<I germi venivano chiamati microrganismi . Quando qualche milione o un miliardo di essi erano dentro un uomo, nel suo sangue, quell'uomo si ammalava. I germi erano una malattia. C'è n'erano di tanti tipi diversi, più di tutti i granello di sabbia su questa spiaggia. Noi ne conoscevamo solo alcuni . Quello dei microrganismi era un mondo invisibile, un mondo che non riuscivamo a vedere e del quale conoscevamo davvero poco. [...]>>
Il Nonno è uno di questi sopravvissuti si lascia andare ai ricordi, per quanto dolorosi, di ciò che era accaduto nel lontano 2013, quando aveva 27 anni, una carriera avviata all’università e una fiducia incrollabile nelle facoltà umane. Dal suo racconto traspaiono una profonda nostalgia e la certezza della ciclicità della storia e dell’evoluzione della civiltà umana, di impareggiabile bellezza, ma costruita su ingiustizie e sofferenze. 
Come ogni grande opera letteraria, La peste scarlatta trascende gli avvenimenti narrati, offrendo una lettura cruda ma estremamente lucida dell’animo umano.
Il testo, apparso per la prima volta a puntate sul London Magazine nel 1912 e in volume nel 1915, viene ripubblicato da Logos nella traduzione di Davide S. Sapienza. 
 
 
Sopra: Un'immagine del vecchio narratore assieme a uno dei propri nipoti mentre sono a caccia.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Roger Olmos, le quali sono sempre a tutta pagina o anche a doppia pagina. Esse sono evocative, piene di poesia e di pathos, m anche molto carnali ed intense.
Sono presenti nel volume sia immagini a colori che in bianco e nero. Queste ultime vengono usate per indicare ciò che è successo in passato, infatti sono inserite all'interno del racconto del vecchio, quando racconta ai nipoti di come tutto ha avuto inizio e di come sia degenerato. In questi casi l'artista ha fatto un bellissimo lavoro giocando con le luci e le ombre di ogni scena, che risultano sempre molto dettagliate, tuttavia in molti disegni ha deciso di inserire anche un tocco di colore rosso, dalle tonalità molto accese, intense e brillanti, proprio a contrastare il bianco e nero del resto dell'immagine. Colore che rappresenta la violenza e il sangue, ad esempio quello uscito da qualche ferita o da qualche buco di proiettile, sebbene non manchi anche un bel tramonto rossiccio. D'altronde il rosso scarlatto è anche il colore che contraddistingue questa piaga.
Le immagini a colori sono poche, in quanto compaiono soprattutto all'inizio e poi alla fine del volume hanno delle tinte intense, forti, anche se non molto brillanti o vivaci, ma che spesso appaiono un po' sporche, pervase da una patina marroncina che oscura la brillantezza dei colori, anche se ci sono alcuni elementi con tonalità più chiare e pulite. Nei disegni a colori i personaggi inoltre sembrano assumere un aspetto meno realistico e più caricaturale, esaltando ancora di più l'espressività dei loro volti.
Lo stile di Olmos sicuramente si adatta bene a rappresentare questa storia e le scene narrate nei suoi testi, in quanto l'artista non risparmia i lettori anche momenti piuttosto violenti e molto macabre, con cadaveri, persone malate deturpate dalla malattia, scheletri e zombie, il tutto rappresentato con grande dovizia di particolari e in modo molto dettagliato. Talvolta comunque l'artista non si limita a mostrare ciò che viene raccontato nei testi, ma alcune immagini sono più simboliche, tipo quella con una specie di mostro gigante rossiccio che si staglia in mezzo ai palazzi di una metropoli in rovina, con muri sporchi di rosso, a simboleggiare la diffusione della pandemia.

  


 
Sopra: Alcune illustrazioni di Olmos, di cui alcune a colori (sebbene con tonalità un po' spenta) mentre altre in bianco e nero, con il sangue rosso.
 
"La peste scarlatta" scritto da Jack London è un romanzo breve piuttosto interessante, che sicuramente porta a fare alcune riflessioni, ma che tuttavia per certi versi non mi ha entusiasmo troppo.
Francamente ho trovato i capitoli iniziali un po' pesanti, perché nonostante l'autore cerchi di far capire al lettore come sia diventata l'umanità in questo futuro post apocalittico, sono capitolo molto verbosi. Infatti qui troviamo questo uomo anziano assieme ai suoi nipoti a cui si mette a raccontare di come l'umanità si sia quasi estinta. Il fatto è che quindi la cosa ci viene raccontata e non mostrata, inoltre il vecchio, per farsi capire dai nipoti, che hanno perso gran parte del forbito vocabolario umano, deve spiegargli molte cose che il lettore già conosce. Da una parte la cosa è interessante, vedere come l'autore si sia immedesimato in questi giovani che sono praticamente degli uomini primitivi, privi di molte conoscenze sia linguistiche (interessante anche il fatto che abbiano in parte perso la capacità di esprimersi verbalmente) che teoriche. Ad esempio non avendo mai fatto matematica sanno contare solo fino a dieci, ma non comprendono unità come le centinaia, le miglia, i milioni o i miliardi ed è interessante vedere come il nonno cerca di spiegare loro questo concetto. Il problema è che il lettore si ritrova a dover sentire le spiegazioni di molte altre cose che lui già conosce, come quella di cosa sono i germi e delle varie epidemia che si sono susseguite sulla Terra nel corso dei millenni e io alla lunga ho trovato la cosa un po' noiosa. 
Anche perché la spiegazione di come è effettivamente iniziata questa pandemia della Peste Scarlatta arriva dopo i primi due capitolo, cioè dopo un terzo del libro.
Quando il narratore inizia a parlare di come si scatenò la pandemia effettivamente le cose si fanno più interessanti, anche se sul retro di copertina c'è scritto: "Alla luce della recente pandemia di Covid-19, questo romanzo distopico risulta stranamente profetico per il lettore contemporaneo, che si riconoscerà in molte delle scene descritte da Jack London." Diciamo che anche in questa affermazione mi sono riconosciuta parzialmente. Sicuramente ho trovato delle similitudini per quanto riguarda la diffusione del virus, ma la Peste Scarlatta é una malattia decisamente molto più terribile e letale: "Il problema era la rapidità stupefacente con cui il germe annientava le persone e il fatto che, una volta entrato in un corpo, finiva inevitabilmente per ucciderlo. Nessuno era mai guarito. Quando c'era stato il vecchio colera asiatico, poteva capitare di andare a cena la sera con un uomo on salute e il mattino seguente, alzando si abbastanza presto, vederlo dalla finestra sfilare su un carro funebre. Ma questa nuova peste era più rapida, molto più rapida. Dal momento in cui si manifestavano i primi segnali, una persona impiegava un'ora a morire. Solo pochi resistevano per qualche ora. Gran parte moriva entro dieci, quindici minuti dall'insorgere dei primi sintomi." Ecco il Covid sicuramente non è stato così veloce e così letale, tanto che molte persone potevano contrarlo senza manifestare alcun sintomo, mentre altri sono guariti perfettamente anche avendolo preso. Questa Peste Scarlatta invece è descritta come una malattia che non lascia scampo, nessuna minima speranza di salvezza o di guarigione, per cui non sorprende che la popolazione sia stata decimata.
Nella parte dello scoppio e del diffondersi dell'epidemia si riconosce il panico che essa crea, con le persone che tendono a isolare quelle che credono infette poiché erano vicine a qualche ammalato. Interessante anche la parte con la popolazione che impazzisce, lasciandosi andate a scoppio di violenza, alla piromania, ai saccheggi e all'alcolismo.
In effetti la parte della descrizione della diffusione della pandemia e di come il vecchia sia riuscito a sopravvivere è abbastanza interessante, così come quelle in cui il vecchio racconta di come l'umanità si sia adattata e sia sopravvissuta a questo evento (dice ad esempio che erano rimaste poche donne in vita, per cui le possibilità di riproduzione erano piuttosto limitate).
Molte comunque delle cose descritte su come la popolazione ha reagito alla pandemia diciamo che orami sanno di già visto. Sicuramente quando London scrisse questa storia, nei primi del Novecento, essa doveva essere molto innovativa, e in effetti pensandoci a posteriori in certi punti non sembra avere un centinaio d'anni. Eppure, dopo tanta letteratura apocalittica e dopo tanti film, fumetti e manga sul medesimo tema, come pure quelli sugli zombie, le cose che scrive l'autore per me hanno saputo di già visto: il governo che inizialmente nega la malattia, la diffusione incontrollata del morbo, la paura che suscita, il tentativo della gente si sopravvivere creando delle comunità, la lotta contro balordi e delinquenti che cercano di approfittarsi della situazione, gente che muore in ogni dove, la fuga dalla città...
Lo so che non è colpa di London, che appunto ha scritto queste cose molti anni prima che vi facessero sopra film, fumetti, videogiochi e molti altri romanzi, eppure per la maggior parte del tempo mi è sembrato di leggere qualcosa che già conoscevo o che avevo già visto da qualche parte.
Detto ciò non trovo che quest'opera sia da buttare, anzi, a tratti è ancora attuale, e che sicuramente ha contribuito a fondare un genere letterario e cinematografico, la si potrebbe definire una genesi del genere. Purtroppo io il genere distopico e post apocalittico non lo apprezzo molto, perfino i film sugli zombie e relative pandemie li trovo noiosi, nonostante a me piacciano i film horror, perché li trovo sempre tutti uguali (anche The Walking Dead non sono riuscita a seguirlo perché mi ha stufato quasi subito).  
Se tuttavia amate il genere distopico e post apocalittico, o anche i film sugli zombie, probabilmente vi piacerà, non aspettatevi però qualcosa di estremamente originale, in quanto la trama segue proprio l'evoluzione di una classica storia di questo tipo. Molto più interessante e coinvolgente è la parte finale, dove il protagonista trova altri sopravvissuti, peccato che fra questi uno sia un uomo grosso e violento, che ha sottomesso con la violenza una delle poche donne sopravvissute all'epidemia.
Rimane sicuramente un buon racconto, emozionante e che diventa più coinvolgente e vivido nella parte in cui il vecchio descrive la diffusione della peste, e come i superstiti sono sopravvissuti ad essa, presentando anche tematiche moderne e reggendo bene al passare del tempo (non sembrerebbe una storia scritta più di cento anni fa). 
Interessanti sono anche le considerazioni del vecchio su quanto successo, su come era la Terra e su come invece è diventata, tornando a una regressione quasi primordiale, con la cultura e tutto il suo sapere che scompaiono pian piano. Un romanzo che fa riflettere sulla fragilità della società e della natura umana di fronte a simili avversità, sull'essenza dell'umanità e sulla sua capacità di trovare la forza per sopravvivere a simili catastrofi. Un libro che tutto sommato ci fa riflettere su quanto siamo fortunati ad avere ciò che abbiamo, sebbene non manchino critiche anche alla società moderna (London immaginava una società futura tutt'altro che idilliaca o prova di ingiustizie, anzi), dove ci sono tante cose che non sono giuste e che andrebbero migliorate.

Quest'opera è stata pubblicata originariamente a puntate nel 1912 e poi come romanzo nel 1915 dalla Mcmillan col titolo "The Scarlet Plague", mentre questa edizione è stata edita in italiano nel 2024 dalla Logos Edizioni. Il volume ha 104 pagine, la copertina flessibile, misura 25,5 cm d'altezza e 19,5 cm di lunghezza e costa 18,00 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 6 dicembre 2021

L'isola del tesoro di Robert Louise Stevenson e Roger Olmos

Qualche tempo fa vi avevo già parlato di un'edizione de "L'isola del tesoro", illustrata da Etienne Friess. L'edizione che vi presento oggi invece è illustrata da Roger Olmos, ed è uscita circa un anno prima rispetto a quella edita da Lacombe, anche se inizialmente non in versione integrale (quest'ultima è stata edita solo successivamente, qualche mese dopo, come edizione speciale).

 
Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione integrale, a destra quella della prima edizione, non integrale.
 
Pubblicato per la prima volta a puntate tra il 1881 e il 1882 la storia, nonché voce narrante, ha per protagonista Jim Hawkins, un ragazzo che vive con la famiglia nella taverna "Ammiraglio Benbow", affacciata sul mare in un villaggio nei pressi di Bristol. La vita del ragazzo però cambia radicalmente quando alla locanda si trasferisce un strano uomo di nome Billy Bones, un vecchio marinaio. Dopo alcuni mesi dal suo arrivo l'uomo infatti riceve la visita di un certo Cane Nero, un pirata che era stato suo compagno. Dopo la visita di Cane Nero, Billy ne riceve anche un'altra da parte di un pirata con un occhio solo, che gli consegna la "macchia nera", un presagio di condanna a morte, che fa prendere al vecchio ubriacone un infarto.
Mentre Jim si prende cura di lui, Billy gli racconta d'esser stato uno dei marinai del famigerato pirata conosciuto col nome di Capitano Flint e che i suoi ex compagni lo hanno ritrovato per impossessarsi della mappa, in possesso di Billy, che conduce al tesoro nascosto del Capitano Flint.
Dopo la morte di Billy sarà Jimm a trovare la mappa e a partire per una spedizione, ricca di pericoli e avventure, alla ricerca del prezioso tesoro.
La seguente versione è integrale, tradotta da Alberto Frigo. Vi riporto come confronto (con un'dizione della Newton Compton) la prima descrizione che Jim fa di Billy Bones, all'inizio del volume:
 
Versione ed. Newton Compton: "Lo ricordo come fosse ieri, quando entrò con quel suo passo pesante, seguito dalla carriola che portava il baule. Alto, poderoso, bruno, con un codino incatramato che gli ricadeva sul colletto della sua bisunta giacca blu: le mani ruvide e ragnate di cicatrici, dalle unghie rotte e orlate di nero; e, attraverso la guancia, il taglio del colpo di sciabola d'un bianco livido e sporco. Roteò in giro un'occhiata fischiettando tra sè, e poi, con la sua vecchia e stridula voce ritmata e arrocchiata dalle manovre dell'argano, intonò quell'antica canzone di mare che doveva più tardi  così spesso percuotere i nostri orecchi:
Quindici sopra il baule del morto,
Quindici uomini yò-hò-hò,
E una bottiglia di rum per conforto!"
 
Versione Ed. Logos: " Lo ricordo come fosse ieri, quando arrivò arrancando alla portata della locanda con una cassa da marinaio che gli veniva dietro in un carretto a mano: un omaccione alto e massiccio dalla pelle color nocciola, con un codino incatramato che gli cadeva sulla spallina della sudicia giubba blu, le mane graffiate e rivide, le unghie nere spezzate e la guancia sfregiata da un segno di sciabola di un bianco sporco e livido. Ricordo che scrutò la baia da un capo all'altro fischiettando fra sè, per poi intonare quella vecchia canzone marinara che in seguito avrebbe cantato tanto spesso:
Quindici uomini sulla cassa del morto...
Yo-ho-ho! e una bottiglia di rum!"

Sopra: Un'illustrazione che ritrae Ben Gunn, un ex sottoposto di Flint abbandonato sull'isola.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Roger Olmos, le quali non sono mai inserite in mezzo ai testi, ma sono sempre a tutta pagina o anche a doppia pagina.
I disegni di Roger Olmos sono evocative, piene di poesia e di pathos, molto carnali, capaci di colpire subito il lettore, nonché ricche di colori forti, accesi e intesi. 
Sono presenti nel volume sia illustrazioni a colori che in bianco e nero. Queste ultime (che non erano presenti nella prima edizione, non integrale) sono inserite all'inizio di ogni parte, come illustrazione introduttiva a essa. In questi casi l'artista ha fatto un bellissimo lavoro giocando con le luci e le ombre di ogni scena, che risultano sempre molto dettagliate.
Le immagini a colori hanno delle tinte intense, anche se non molto brillanti o vivaci, ma che spesso appaiono un po' sporche, anche se ci sono alcune scene con tonalità più chiare e pulite.

 
 

Sopra: Sono presenti nel volume sia illustrazioni a colori che in bianco e nero (in alto).
Le immagini a colori hanno delle tinte intense, anche se non molto brillanti o vivaci, ma che spesso appaiono un po' sporche (come quella centrale), anche se ci sono alcune scene con tonalità più chiare e pulite (come quella più in basso).
 
Sono illustrazioni ricche, sia di significati che di particolari e dettagli da non sottovalutare, infatti nelle tavole di Olmos ogni particolare è importante poiché non è stato posto lì casualmente, lasciando all'osservatore il compito di interpretare le illustrazioni in cui sono stati inseriti (d'altronde solitamente i disegni di questo artista sono spesso alquanto surreali). Ad esempio Billy Bones viene sempre ritratto assieme a dell'alcol, poichè egli è un gran bevitore (per non dire ubriacone). In un'immagine l'artista ha ritratto l'uomo con una bottiglia di alcol al posto di un braccio, con il dottor Livesey che sta praticando un'incisione nel braccio/bottiglia, come a volergli fare un salasso, solo che al posto del sangue fa uscire dell'alcol.
In un altro caso al posto della facciata della locanda è stata disegnato l'uomo con una gamba sola, su cui corpo si vedono però le finestre e l'entrata dell'edificio, che è aperta da un uomo, e che contemporaneamente si perdono in una notte, nel buio (perché l'uomo viene di notte, dalla notte).
Molte immagini presentano un grande dinamismo e adottano delle prospettive inusuali e originali.
 

 
Sopra: Alcune immagini presenti all'interno del volume, la prima in altoritrae Billy Bones che si sta facendo una sorta di salasso, quella in basso a sinistra rappresenta l'arrivo dell'uomo con una gamba sola, mentre quella a destra mostra lo scheletro che indica la direzione.
 
"L'isola del tesoro" di Robert Louise Stevenson e Roger Olmos è un'opera molto curata, incantevole e pregiata. Ha inoltre il pregio di proporre in versione illustrata "L'isola del tesoro" in un'edizione integrale (molte edizioni illustrate non sono praticamente mai integrali, ma sono sempre rivisitate e tagliate).
Le illustrazioni di Olmos che accompagnano l'intera opera ne innalzano il livello qualitativo, rendendola un'edizione più ricercata e particolare. La presenza delle immagini ha lo scopo di aiutare il lettore ad avvicinarsi a questo classico della letteratura, considerando che solitamente questa storia viene classificata come letteratura adatta (anche) ai bambini e ai ragazzi. I disegni (a colori o in bianco e nero) aiutano il lettore ad affrontare la storia senza trovarsi di fronte a un muro di testo e parole.
Le immagini servono anche di supporto per i testi, tuttavia queste illustrazioni di Olmos non sono adatte solo ai bambini, ma possono essere apprezzate tranquillamente anche dagli adulti, in quanto molte sono ricche di significati simbolici, quindi da interpretare, e non risparmiano di mostrare episodi di violenza presenti nella storia (scheletri, sangue, combattimenti con relative ferite).
Sia per le illustrazioni che per i testi (in versione integrale) tale edizione è consigliata a partire dagli 8/9 anni. Per i lettore più giovani o meno forti la Logos ha edito anche un'altra edizione illustrata da Olmos, ma più breve (io però preferisco questa integrale).
 
Quest'opera è stata pubblicata nel 2020 (a dicembre) dalla Logos Edizioni, il volume ha 224 pagine, la copertina rigida, misura 28,8 cm d'altezza e 21,7 cm di lunghezza e costa 30,00 euro. L'edizione non integrale è stata edita a settembre del 2020, sempre dalla Logos, ma ha solo 48 pagine.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 4 dicembre 2017

Baci che furono e che non furono di David Aceituno e Roger Olmos

Dopo un bel po' di tempo (novembre del 2015, quando recensii "Storia del bambino buono. Storia del bambino cattivo") torno a parlare di un artista (di cui in effetti dovrei parlare molto di più su questo blog) molto affermato e che ha pubblicato diverse opere, molte delle quali tradotte in italiano: Roger Olmos. In questo post vedremo l'albo illustrato "Baci che furono e che non furono", illustrato da Roger Olmos e scritto da David Aceituno.

Sopra: L'illustrazione sulla copertina di "Baci che furono e che non furono" è un chiaro riferimento alla fiaba de "Il principe ranocchio".

Come molti sanno il bacio è uno momento importante, o comunque speciale, nella vita di una persona ed esso rappresenta sicuramente uno tra i momenti più importanti, se non proprio la scena culmine, nelle storie di molte opere (cinematografiche, fumettistiche, letterarie...). Ebbene, quest'opera di Aceituno e Olmos raccoglie alcuni dei baci più belli della letteratura, delle fiabe, di personaggi reali e immaginari, per far cogliere al lettore l'importanza che questo gesto ha rivestito nell'esistenza dell'uomo.
Questo volume propone al lettore diverse tematiche e argomenti riguardanti i baci: con personaggi che si chiedono da dove vengono, altri che invece spiegano come si cucinano, qualcuno che riporta il bacio più lungo della storia o un breve trattato sulle maniere di chiederne uno, si parla di baci con superpoteri o di baci timidi, di quelli che sanno di sale, del bacio perfetto, di quello scritto, di quello cantato in una canzone, di quello atteso, del bacio pirata, di quello della sarta o della zia Emilia, del bacio segreto, di quelli proibiti, di quello termometro (per capire se un bambino ha la febbre)...
Naturalmente si riportano anche molti baci di personaggi della letteratura, di romanzi classici o di fiabe, come: il bacio nascosto di Wendy, baci di sirene, quelli di Romeo e Giulietta, il bacio scritto di Cyrano, quello atteso di Penelope (moglie di Ulisse), quello del pirata Barbanera, la collezione di baci della Bella Addormentata, il bacio proibito di Ginevra e Lancillotto...



Sopra: Più in alto un bacio proibito (probabilmente quello tra Lancillotto e Ginevra), mentre più in basso possiamo vedere il bacio scritto, che fa riferimento al personaggio letterario di Cyrano.

I testi sono costantemente accompagnati dalle bellissime illustrazioni di Roger Olmos, evocative, piene di poesia e di pathos, capaci di colpire subito il lettore, nonché ricche di colori forti, accesi e intesi. Sono illustrazioni ricche, sia di significati che di particolari e dettagli da non sottovalutare, e a tale proposito è interessante segnalare che, verso la fine dell'opera, vi è una pagina che riporta come titolo "Personaggi non così secondari". In questa pagina sono riportati alcuni personaggi secondari, tutti accompagnati da una loro breve descrizione, che appaiono in alcune illustrazioni dell'artista presenti in questo libro, personaggi che "Malgrado passino inosservati in libri, trattati e film, la loro partecipazione è essenziale allo sviluppo della storia, delle letteratura e dei baci". Ciò dimostra come nelle tavole di Olmos ogni personaggio, ogni particolare sia importante poiché non è stato posto lì casualmente, lasciando all'osservatore il compito di interpretare le illustrazioni in cui sono stati inseriti (d'altronde solitamente i disegni di questo artista sono spesso alquanto surreali).



Sopra: Le illustrazioni di Olmos sono ricche di dettagli e di colori, e si fondono perfettamente con i testi, come si può vedere nelle immagini qui sopra.


Sopra: Ecco la pagina che riporta alcuni dei personaggi secondari presenti nelle illustrazioni dell'artista. In alto a destra possiamo ad esempio notare Il Bardo, che compare nell'immagine che vi ho riportato poco sopra (quella col titolo "Baci proibiti).

"Baci che furono e che non furono" è un albo illustrato molto bello, con testi ben scritti, dal taglio un po' ironico e divertente, e delle splendide illustrazioni, ricche di colori e di dettagli, che tra l'altro si fondono perfettamente con i testi, permettendo al lettore un'esperienza ricca e soddisfacente.

Questo libro illustrato è stato pubblicato originariamente nel 2011 col titolo "Besos que fueron y o fueron" dalla Random House Mondadori S.A. ed edito in italiano dalla Maria Margherita Bulgarini nel 2013. Quest'opera ha 80 pagine e misura 30,6 cm d'altezza e 27,6 cm di lunghezza, ha la copertina rigida, e costa 18 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

domenica 15 novembre 2015

Storia del bambino buono. Storia del bambino cattivo di Mark Twain e Roger Olmos

Oggi vi parlerò di una storia scritta nel 1865 da Mark Twain e che nel 2012 è stata pubblicata dalla Logos accompagnandola con le illustrazioni di Roger Olmos.

   
Sopra: A sinistra l'immagine della prima di copertina e a destra quella del retro (la quarta di copertina) del libro: "Storia del bambino buono. Storia del bambino cattivo" di Mark Twain e Roger Olmos.

Questo testo scritto da Twain non era indirizzato a un pubblico di giovani, ma di adulti, in quanto rappresentava una feroce e amara satira dello scrittore alla società  americana ipocrita e corrotta del tempo che tendeva a premiare i peggiori anziché i migliori. Il libro voleva inoltre essere una critica anche alla letteratura infantile edificante dell'epoca, piena di bambini ed adulti stereotipati buoni, giusti e saggi.
In questi due racconti incontreremo infatti da un lato Jacob Blivers, che incarna per lo scrittore il bambino buono per eccellenza, e Jim che invece disobbedisce continuamente e trasgredisce alle regole. Il primo: "Obbediva sempre ai suoi genitori, per quanto irragionevoli e assurde fossero le loro richieste e studiava sempre, e non arrivava mai in ritardo alla scuola domenicale". Questo atteggiamento di Jacob è così assurdo fino ad arrivare a volte a essere irragionevole (come lo erano i comportamenti dei bambini buoni e stereotipati dei libri dell'epoca), tanto da apparire ridicolo agli occhi degli altri giovani, che finiscono col crederlo "disturbato". Egli crede alle storie dei ragazzini buoni descritti nei libri che legge alla scuola domenicale e depone in loro la massima fiducia, anche se si era reso conto che questi fanciulli morivano sempre tutti nell'ultimo capitolo.


Sopra: L'immagine di un funerale di uno di questi bambini buoni di cui Jacob leggeva nei libri della scuola, e che alla fine morivano sempre.

Anche Jacob nutre la "nobile ambizione" di figurare in uno di questi testi compiendo le tipiche azioni che i bambini buoni di questi libri sono soliti fare (dire sempre la verità, fare carità ai poveri, sopportare i problemi della vita senza dire niente a nessuno). Certo, al protagonista non piace molto l'idea di dover morire (perché, come ricordo, TUTTI i ragazzini buoni dei libri della scuola domenicale finiscono all'aldilà), ma alla fine se ne fa una ragione e decide pure di scriversi un discorso da recitare in punto di morte. 

Purtroppo per lui la vita reale non è affatto come quella dei libri domenicali, tanto che ogni azione tipicamente buona presente nei suddetti testi, che dovrebbe portarlo a essere ricompensato, finisce invece per procurargli solo disgrazie.
Alla fine, durante una delle sue buone azioni, Jacob rimane ucciso nell'esplosione di una vecchia fonderia, senza avere nemmeno la possibilità di recitare il suo ultimo discorso, e venendo sparpagliato un po' dappertutto.
Passiamo ora a parlare della controparte di Jacob, Jim, il quale, anche se commette continue trasgressioni, non ascolta gli adulti e disubbidisce, sarà sempre molto fortunato, non venendo mai scoperto né sgridato e senza che gli accada niente di brutto. Jim infatti non morirà, ma anzi crescerà e si sposerà mettendo su famiglia (che sterminerà tutta in una notte, con un'ascia), si arricchirà con l'inganno, diventando un rispettato membro dell'assemblea legislativa.

   
 Sopra: Queste due illustrazioni ci mostrano i protagonisti di questa storia narrata da Twain. A sinistra troviamo Jacob, il bambino cresciuto con il modello fornito dai libri domenicali, mentre a destra troviamo Jim, il quale rappresenta invece la controparte di Jacob.

Le illustrazioni, realizzate dal grande artista Roger Olmos sono molto belle, originali e trasmettono molto bene lo spirito e il messaggio dell'opera di Twain. Le immagini presenti nel volume comunicano infatti attraverso vari modi (il colori ed elementi simbolici) ciò che il testo esprime a parole. 
L'illustratore, ad esempio, inserisce spesso in questi disegni degli elementi che hanno evidentemente una forte connotazione simbolica e che non potrebbero apparire invece nella realtà consueta: per mostrare al lettore l'amore che Jacob prova per i libri della scuola domenicale l'artista mostra il bambino pronto ad entrare tramite l'utilizzo di una scala letteralmente nelle pagine di questi volumi, anche se dall'ultima pagina si vede uscire del sangue, a dimostrazione del fatto che i protagonisti di questi libri finiscono sempre per morire; quando Jacob si presenta da un capitano per farsi assumere come mozzo, venendo respinto poiché ha portato come uniche referenze delle belle parole di un insegnante, l'artista ha rappresentato il bambino come un foglio di carta con gambe e braccia; nella scena in cui Jim ruba le mele dall'albero viene rappresentato dall'artista con una testa a forma di mela marcia (con dei vermi all'interno); nell'illustrazione in cui Olmos ci mostra Jim accanto alla madre vediamo la donna dipinta con l'aspetto di un mostro (per rappresentare la vera indole e il vero carattere della signora)....


   

Sopra: Le illustrazioni di Olmos sono ricche di elementi simbolici, ad esempio l'artista rappresenta in questo modo (immagine in alto a sinistra) il desiderio del protagonista di figurare in un libro della scuola domenicale, da notare inoltre il sangue che cola alla fine del testo per indicare la triste sorte che accomuna tutti i protagonisti di questi racconti. Nell'immagine a destra possiamo vedere come Olmos ha disegnato Jim mentre ruba le mele da un albero con una testa a forma di mela con dei vermi, per mostrare al lettore la mente marcia di questo personaggio. Nell'illustrazione più in basso al centro vediamo invece come l'artista ha rappresentato con l'aspetto di un mostro la madre del protagonista cattivo, per indicare il brutto carattere della donna.

Le illustrazioni di Olmos hanno dei colori intensi, talvolta accesi luminosi e talvolta più scuri e cupi (in base alla scena rappresentata), in alcune scene sono inoltre presenti sia colori caldi che freddi. Dei colori che contribuiscono a dare al disegno un aspetto incisivo e concreto.e 


Sopra: Jacob rimprovera un bambino cattivo che ruba mele da un albero, e che nei libri domenicali finisce per rompersi un braccio mentre scende dalla pianta. In questo caso però il bambino cade, ma sopra il protagonista, per cui è quest'ultimo alla fine a spezzarsi un arto.Notare la presenza, in quest'immagine, sia di colori caldi (la mela) che freddi (il cielo, l'erba).

L'intero libro è un'evidente critica alla società corrotta dell'epoca e alla letteratura stereotipata e falsa dei libri per l'infanzia. Lo stile dell'artista Roger Olmos, molto particolare e facilmente riconoscibile (e anche un po' tetro), è in grado di colpire immediatamente (a volte anche in maniera un po' brutale) coloro che guardano le sue suggestive immagini, riuscendo a evocare nelle persone emozioni complesse. Le sue illustrazioni sono molto adatte a rappresentare i testi di Twain, essendo ricche di elementi simbolici che ben colgono il messaggio dei testi.

Questo libro è suddiviso in due parti: nella prima viene raccontata la storia del bambino buono, mentre nella seconda, girando il testo, possiamo leggere quella del bambino cattivo. Quest'opera
è stata edita della Logos, ha la copertina rigida, ha 48 pagine, misura 24,6 cm d'altezza e 19,6 cm di lunghezza ed è stata pubblicata nel 2012 al costo di 17 euro.

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