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mercoledì 17 giugno 2026

Capitan Mutanda contro i malefici zombi babbei di Dav Pilkey

"Capitan Mutanda contro i malefici zombi babbei" è il terzo capitolo di una prolifica saga (che attualmente conta 12 volumi) scritta e illustrata da Dav Pilkey, e  che vede per protagonista Capitan Mutanda (Captain Underpants nell'originale), un supereroe ideato da George Beard e Harold Hutchins (nelle prime edizioni italiane erano chiamati Giorgio Giorgi e Carlo de' Carlis), due bambini di 9-10 anni, in Ohio. Si tratta sostanzialmente di una parodia dei supereroi in costume, che, oltre ad un tradizionale mantello rosso, indossa soltanto delle mutande, dalle quali tira fuori gli strampalati gadget che gli servono per combattere (ad es. la "Carta Igienica dei Diritti"), e lotta con i "poteri della mutanda". George e Harold ne fanno il protagonista di una loro divertente serie a fumetti, in cui prendono anche in giro gli insegnanti e studenti della scuola elementare che frequentano, la Stanlio e Ollio (nelle prime edizioni italiane si chiama Gabriele de' Amicis). Oltre a ciò, i due amici combinano guai di ogni genere, attirandosi le ire del signor Grugno (Benjamin "Benny" Krupp nell'originale), il direttore della scuola.
Nel primo episodio della serie perciò George e Harold ipnotizzano il signor Grugno con un anello 3D e gli fanno credere di essere lui stesso Capitan Mutanda. Quest'ultimo diventa quindi l'alter ego del signor Grugno, che ogni volta che si trasforma getta via i vestiti e il parrucchino, tenendosi solo le mutande e una tenda di poliestere rossa usata come mantello.
 
  
 Sopra: A sinistra la copertina della prima edizione del 2001, in bianco e nero, mentre a destra la nuova edzione del 2016 a colori.
 
Questa volta Giorgio e Carlo l'hanno combinata grossa: uno dei loro scherzi ha fatto scappare le signore della mensa. Infatti i due bambini hanno consegnato alle cuoche una ricetta per dei pasticcini che prevede l'uso di aceto e bicarbonato, peccato che le cuoche, avendoli voluti preparare per l'intera scuola, per poco la scuola non l'hanno fatta saltare in aria! Così, stufe dei continui scherzi e delle prese in giro di di Giorgio e Carlo, le signore della mensa si sono licenziate
Caso vuole però che proprio quella notte siano atterrati sulla terra degli alieni che vogliono conquistare il mondo e che si fanno assumere dal direttore come nuove cuoche. 
"Era una notte e fredda e limpida a Piqua, nell'Ohio, e un oggetto in fiamme attraversò il quieto cielo di mezzanotte. Brillò intensamente per un secondo o due, poi svanì proprio sopra la Scuola Elementare Gabriele de Amicis. E nessuno ci pensò più.
Il giorno dopo tutto sembrava normale. Nessuno notò nulla di diverso intorno alla scuola. Nessuno restò attenzione al tetto. E, naturalmente, nessuno guardò in su dicendo: <<Ehi, che ci fa quella specie di nave spaziale sul tetto della scuola?>>.
Forse, se qualcuno avesse parlato, il tremendo avvenimento che ne seguì non sarebbe mai accaduto, e tu ora no staresti leggendo questa sotira. MA nessuno parlò e... be', successe quel che successe. Come possiamo chiaramente vedere, c'era una nave spaziale sul tetto dell'edificio. E a bordo della nave spaziale c'erano i tre più malefici, ripugnanti e spietati esseri spaziali che che abbiano mai messo piede sul tetto di una sciola elementare.
Si chiamavano Zozzo, Cappio e Giulietta. La loro missione? Impadronirsi dell'intero pianeta Terra."
E per conquistare la Terra gli alieni si sono fatti assumere come cuoche così da poter trasformare tutti gli studenti e il personale scolastico in zombie babbei da poter poi ingigantire e lanciare alla conquista della città. 
Riuscirà Capitan Mutanda a fermarli? O le cuoche arrivate dal cosmospazio se lo papperanno a colazione?
 
 Sopra: Due pagine interne illustrate dove a sinistra vediamo Giorgio e Carlo intenti a fare qualche dispetto che farà arrabbiare il preside, mentre a destra una pagina dove si vede l'arrivo dell'astronave aliena.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni opera dello stesso scrittore: Dav Pilkey, il quale iniziò a scrivere e disegnare Capitan mutanda a scuola, sognando di vederlo un giorno pubblicato.
Pilkey ha un tratto un po' grezzo, che crea disegni dalle linee spesse con proporzioni  spesso esagerate e cartoonesche, volendo dare l'impressione che esse siano disegnate da dei bambini. Questo è evidente soprattutto nei disegni dei fumetti di capitan Mutanda realizzato dai protagonisti, e che sono loro stessi a disegnare, e dove i tratti diventano più semplici e imprecisi.
Le illustrazioni di Pilkey per il resto hanno dei tratti semplici e netti ma nell'insieme risultano graziose e molto simpatiche, con personaggi dalle proporzioni poco realistiche ed esagerate: molto spesso i personaggi non hanno collo, con teste dalla forma tondeggiante o squadrata praticamente fuse al resto del corpo, dalla forma piuttosto grossa e tozza. 
I disegni sono molto importanti all'interno della storia in quanto accompagnano i testi spesso mostrando ai lettori cosa sta avvenendo in uan determinata scena, oltre a mostrare l'aspetto dei vari personaggi, compresi i due protagonisti, il direttore e gli alieni. In certi casi i testi si riferiscono proprio esplicitamente ai disegni, come nel caso dei flip-o-rama. All'interno della storia vi sono infatti 6 sequenza di coppie di disegni che, se le pagine vengono mosse avanti e indietro velocemente, possono essere animati. Si tratta solitamente di scene di battaglia: Giorgio e Carlo che combattono con padella e mattarello contro le cuoche aliene, oppure Capitan Mutanda che si batte eroicamente con calci e pugni contro un dente di leone gigante e mutante.
Molto carina l'idea dei fli-o-rama, che rendono la lettura più divertente e coinvolgente per i giovani lettori.
Nelle vecchie edizioni (come quella di cui sono entrata io in possesso e che vi sto recensendo) i disegni erano in bianco e nero, mentre nelle nuove sono stati ristampati a colori. Tinte dai colori accesi, brillanti, vivaci e nella maggior parte die casi anche piuttosto intensi (ad eccezione ad esempio degli sfondi, dalle tinte pastello o dalla pelle dei personaggi, solitamente di un rosa o di un marrone chiaro).
 
 
 


 
Sopra: Alcune delle pagine interne, tutte illustrate da Dav Pilkey. In alto quelle in bianco e nero appartengono alla vecchia edizione del 2001, mentre quelle a colori alla nuova del 2016.
 
"Capitan Mutanda contro i malefici zombi babbei" di Dav Pilkey è una storia ironica e carina perfetta per i lettori a partire dai sette anni. Tra l'altro ho letto che Capitan Mutanda (assieme a "Diario di una schiappa") detiene il primato dei libri più apprezzati dai ragazzini che sono lettori meno forti, il che è un traguardo appunto importante, anche se nel corso degli anni abbiamo visto che ci sono stati anche altri autori e serie che hanno tentato nell'impresa (tipo le serie di Charlie Joe e Max Crumbly).
Come vi accennavo anche prima l'edizione in mio possesso è piuttosto vecchia, una delle prime a giungere in italia, mentre a partire dal 2015 l'intera serie è stata ristampata in delle edizioni in copertina rigida e a colori, e con una nuova traduzione un po' più fedele all'originale. Ad esempio nella versione che ho io i protagonisti si chiamano Giorgio Giorgi e Carlo de' Carlis, mentre poi verranno chiamati con i loro nomi originali: George Beard e Harold Hutchins. La stessa cosa vale anche per il nome della scuola, che all'inizio si chiamava Gabriele de' Amicis mentre poi è stata resa con Stanlio e Ollio, mentre nell'originale è intitolata a Jerome Horwitz, un noto comico statunitense. Sempre parlando di differenza nella traduzione, forse anche il titolo sarebbe stato da rivedere, in quanto, mentre in italiano ci si è limitati a chiamare gli zombie "babbei", ho notato che invece nel titolo originale essi venivano definiti "naughty cafeteria ladies from outer space", con un chiaro riferimento al film horror/comico/demenziale "Killer Clown from outer space". I bambini trasformati dagli alieni, mentre in italiano sono definiti zombie babbei, in inglese vengono chiamati "zombie nerds", il che giustifica il fatto del perchè tutti gli zombie portano gli occhiali.
L'avventura è semplice ma carina e ricca di ironia per lettori giovani, a partire dai 4 anni oppure dai 7 per la lettura autonoma. All'interno della trama ci sono delle cose un po' assurde che però vengono perdonate perchè volutamente ironiche: tipo il fatto che le donne della mensa non si insospettiscano nel dover fare dieci dolcetti usando 2 BOTTIGLIE D'ACETO (oltre a 2 CONFEZIONI di bicarbonato). Oppure nell'assunzione degli alieni al posto delle cuoche della mensa, il preside chiede se hanno dei titoli di studio, delle esperienze di lavoro o delle referenze e gli alieni gli rispondo sempre di no e lui esclama: "Benissimo, siete assunte!".
Bruno e Carlo sono dei protagonisti simpatici, i classici bambini burloni che amano prendersi gioco degli adulti (forse un po' troppo) ma senza cattive intenzioni (in effetti quando hanno pensato lo scherzo dei dolcetti avevano previsto di farne fare alle cuoche solo una decina, causando una piccola esplosione, non avevano preventivato che le cuoche decidessero di fare pasticcini per tutta la scuola!) e in caso di reale pericolo o necessità non esitano ad essere d'aiuto. E quando vedono il direttore trasformasi in Capitan Mutanda (parodia dei normali super eroi) solitamente lo seguono sempre per sincerarsi che non si faccia male o che combini qualche guaio. Anche perchè, almeno inizialmente egli, pur credendosi un super eroe, non possiede nessun potere, in quanto egli è il direttore Grugno sotto ipnosi (il quale ogni volta che sente schioccare le dita si cambia d'abito per trasformarsi). In realtà sarà proprio alla fine di questo volume che Capitan Mutanda, grazie al "Super succo" degli alieni, acquista dei veri e propri poteri come la forza e il volo.
Una storia semplice ma carina, ricca di ironia e humor, che si basa sulla parodia dei super eroi e che quindi presenta ai lettori situazioni comiche assurde e a volte anche demenziali. Il libro poi è molto ricco di disegni di vario tipo: quelle normali che accompagnano e illustrano la vicenda, quelle a fumetti che rappresentano le avventure di Capitan Mutanda scritte dai protagonisti, e  quelle che diventano delle animazioni se sfogliate velocemente. Tutto ciò contribuisce a creare delle storie coinvolgenti e simpatiche per i giovani lettori, ideali soprattutto per i primi lettori o per quelli poco esperti.
 
Il volume è stato edito nel 1999 col titolo: "Capitain Underpants and the invasion of the incredibly naughty cafeteria Ladyes from other space (amd the subsequent assault of the equally evil lunchroom zombie nerds)" dalla Blue Sky Press. Il libro è stato pubblicato in italiano nel 2001 dalla PIEMME EDIZIONI; ha 144 pagine, una copertina flessibile, misura 19,00 cm d'altezza e 12,00 cm di lunghezza e costa 6,97 euro (13.500 LIRE).  
 
Ecco l'elenco di tutti i volumi pubblicati in italia di CAPITAN MUTANDA": 
  • "Le mitiche avventure di Capitan Mutanda" (The Adventures of Captain Underpants, 1997) pubblicato anche con le illustrazioni a colori nel 2015.
  • "Capitan Mutanda contro i gabinetti parlanti" (Captain Underpants and the Attack of the Talking Toilets, 1999)
  • "Capitan Mutanda contro i malefici zombi babbei" (Captain Underpants and the Invasion of the Incredibly Naughty Cafeteria Ladies from Outer Space (and the Subsequent Assault of the Equally Evil Lunchroom Zombie Nerds, 1999)
  • "Capitan Mutanda e il ritorno del professor Pannolino" (Captain Underpants and the Perilous Plot of Professor Poopypants, 2000)
  • "I mitici giochi di Capitan Mutanda" (2002)
  • "Le avventure di Bambino Superpannolino" (2002)
  • "Capitan Mutanda e la vendetta della superprof" (2002)
  • "Capitan Mutanda contro il Principe delle caccole" (2004-2005) - Parte I e Parte II
  • "Capitan Mutanda e la rivincita degli ultranonni" (2008)
  • "Capitan Mutanda e il ritorno del professore Chiappone" (2018)
  • "Capitan Mutanda contro i puzzolenti robo-boxer" (2019)
  • "Capitan Mutanda e la virulenta vendetta del turbo gabinetto 2000" (2022)
  • "Capitan Mutanda e le pestilenziali peripezie del Professor Puzzolentone" (2023)
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     Sopra: 8 copertine (su 12) delle nuove edizioni a colori di Capitan Mutanda.
     
    Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

    giovedì 11 giugno 2026

    TESTA CUCITA: Un mostro per amico di Guy Bass

    "TESTA CUCITA: Un mostro per amico" è il primo volume di sei libri (di cui però solo 4 tradotti in italiano) scritti da Guy Bass e illustrati da Pete Williamson. Libri che hanno per protagonista un ragazzino zombie che vive al Castello di Grotteskew, dove il Pazzo Professor Erasmus crea creature con pezzi di ricambio per poi scartarle, con l'obiettivo di crearne di più grandi e migliori. Testa Cucita (Stitch Head), la sua prima creazione, ha un cuore d'oro ed è sempre pronto a insegnare agli altri mostri come si fa e a tirarli fuori dai guai!
     
     Sopra: Sulla copertina dallo sfondo nero vediamo comparie il protagonista, Testa Cucita, e sopra di lui il titolo, che spicca con le sue scritte rosse.
     
    Da anni Erasmus, lo scienziato pazzo più pazzo del mondo, dà vita a creature mostruosamente malvagie e malvagiamente mostruose. Se il professore può dormire incubi tranquilli è solo grazie a TestaCucita, Frankenstein in miniatura che al calare delle tenebre trasforma le invenzioni di Erasmus in creature mostruosamente pacifiche (ma pacificamente mostruose). Come il protagonista del classico dell'orrore, però, TestaCucita soffre di malinconia: sono lontani i giorni in cui Erasmus passava tutti i pomeriggi con lui, e lo scienziato si è ormai dimenticato del suo amico d'infanzia nonché prima creazione. 
    Un giorno in città arriva lo sgangherato circo di mostri di Fulberto e tutto cambia. Fulberto è un uomo che cerca di far pagare la gente mostrando loro i propri mostri, peccato che questi ultimi non siano altro che persone normali un po' truccate. Ma, come spiega una bambina a Fulberto, per le persone che vivono a Pocaroba non basta qualche mostro farlocco a spaventarle: "<<E' Pocaroba, questa. La gente di qui ne ha già un sacco, di roba che la spaventa.>>
    <<Ma davvero? E da dove arriva, di grazia, tanta paura?>> GROOOWWaOOoO!
    All'improvviso un urlo orribile, gelasangue e torcibudella echeggiò nell'aria. Gli abitanti di Pocaroba scapparono tra mille urla, correndo a rintanarsi in casa con le porte sprangate.
    <<Ecco>> disse la ragazza indicando in alto, verso l'oscurità. <<E' da lì che arriva>> Il rombo di un tuono, e un fulmine illuminò la notte, Lontano, in cima alla collina, sorgeva un immenso, oscuro castello. Trovamostri sentì un brivido arrivargli fino alla punta dei piedi, subito seguito da un secondo tremito che gli risalì lungo la schiena quando dal castello si levò un altro ruggito da gelare il sangue.
    <<Per tutti gli strattoni e i borbottii! E quello... quello cos'era>> chiese.
    <<Mostri>> sussurrò la ragazza e gli occhi scuri al chiaro di luna le luccicavano come perle.
    <<Mostri? Che mostri? Di che stai blaterando?>> chiese Trovamostri.
    <<in giro si dice che il castello ne è pieno>> rispose la ragazzina. <<Si sente ruggire e urlare... c'è gente che dice di aver visto cose in cima alle mura del castello. Cose non umane. L'intera città è impietrita... ma io no. Io non ho paura d niente.>> [...]
    <<Aspetta mocciosetta! Volevo dire. ragazzetta! Che posto è, quello? Chi è che ci vive?>> gridò Trovamostri.
    <<E' Castello Spavento! la casa di Erasmus, lo scienziato pazzo!>> urlò la ragazzina mentre la trascinavano in casa. <<Erasmus crea mostri! Creature tremende! Cose pazzesche!>>
    <<Ma davvero?>> borbottò Trovamostri... e un sorriso diabolico gli dilagò sul volto come una malattia.
    Come si può ben immaginare, per l'impresario, Erasmus è una miniera di possibili attrazioni e TestaCucita uno strumento che, se manipolato a dovere, gli permetterà di entrare nel laboratorio dello scienziato.
     
      Sopra: Due pagine illustrate in cui possiamo vedere la città di Pocaroba (in cui si trova il castello dove risiede Testa Cucita) e i suoi abitanti.

    La storia è accompagnata dalle illustrazioni in bianco e nero di Pete Williamson le quali sono molto belline, con il loro stile un dark e gotico, dai tratti un po' grotteschi, che contribuisce a dare alle immagini un aspetto macabro ma affascinante. I personaggi umani hanno un aspetto spesso un po' emaciato oppure (come nel caso di Cercamostri) tarchiato e tozzo, con la pancia sporgente; mentre i mostri hanno un aspetto meno realistico e più caricaturale, sgangherato e bizzarro, con parti del corpo molto sproporzionate (in particolare la testa appare sempre molto più grande rispetto al corpo e le gambe sono più piccoli e sottili) che conferisce loro un aspetto caricaturale e quasi grottesco. 
    Le immagini sono in bianco e nero, il che contribuisce a renderle più cupe e a donare loro un'ambientazione vittoriana oscura, anche se i personaggi sono buffi ed esagerati. 
    I disegni sono utili per supportare i lettori durante la lettura, dato che rappresentano personaggi e scene descritte nella storia: personaggi come il direttore del Circo Cercamostri, come il protagonista Testa Cucita, gli abitanti del villaggio, la Creatura o il dottor Erasmus. Come scene rappresentate abbiamo ad esempio quella in cui Cercamostri cerca di mostrare i propri finti mostri ai cittadini di Pocaroba; quella dove la Creatura scaraventa il professore a terra; ecc...

      

      

     
    Sopra:Alcune oagine interne che ostrano le gotiche illustrazioni in bianco e nero di Pete Williamson, dove compaiono personaggi come Testa Cucita, il il professor Erasmus, la Creatura e Trovamostri.
     
    "TESTA CUCITA: Un mostro per amico" di Guy Bass è una storia molto carina che sostanzialmente si basa sul personaggio del dottor Frankestein di Mary Shelley. 
    La storia infatti è ambientata in una cittadina dove, nel suo castello, risiede uno scienziato pazzo la cui passione e divertimento principale è creare e dare vita a nuovi mostri, sempre più grandi e spaventosi.
    TestaCucita infatti è solo la sua prima creazione, ormai da tempo di dimenticata dal professore: "Testa Cucita era la primissima creazione del professore. Era un affarino strano, dalle fattezze più o meno umane, ma non più alto di una scimmietta, e fatto di parti, pezzetti e avanzi che il professore aveva raccattato qua e là. la testa, calva e rotonda, era un ammasso di punti di sutura in cui erano incastonati occhi di due colori diversi: il sinistro era un piccola perla nera, mentre il destro, grosso, splendente e verdazzurro, era uno spettacolo da togliere il fiato. Negli antri oscuri del castello pareva quasi brillare di luce propria.. [...] negli anni, TestaCucita aveva assistito alla "nascita" di decine di creazioni del professore. E ognuna di esse gli ricordava che una volta era stato lui la creazione più importante bella vita del professore... e che Erasmus gli aveva promesso che loro due sarebbero stati amici per sempre. Ma ormai era passata una quasi-vita. TestaCucita era stato da tempo dimenticato."
    E' tuttavia proprio TestaCucita a porre rimedio agli sbagli del professore o, piuttosto, ai guai che le creature che il professore crea potrebbero combinare. Il professor Erasmus infatti  ama inventare sempre nuovi mostri, ma una volta che li ha riportati in vita perde ogni interesse in loro e passa a creare qualcosa di nuovo. In effetti il suo senso per la cura verso le creature che crea è praticamente pari a zero, ed è TestaCucita a porvi rimedio: "Era da anni che TestaCucita "curava" le creazioni del professore. da quando il suo padrone aveva iniziato a usare ingredienti più imprevedibili, TestaCucita era diventato esperto nel mettere punto pozioni capaci di capovolgere gli aspetti più mostruosi del carattere delle creature. [...] TestaCucita era piuttosto abituato a rischiare la sua quasi-vita per proteggere il professore. Il suo padrone poteva aver dimenticato la promessa di rimanere per sempre amici, ma testaCucita no. Per lui era ordinaria amministrazione."
    Nonostante TestaCucita aiuti i mostri subito dopo l'inizio della loro non-vita egli preferisce non intrattenere ulteriori rapporti con loro, sparendo subito dopo averli calmati. Da quando infatti il suo creatore si è dimenticato di lui (lasciandolo chiuso nella sua stanza per 40 anni) TestaCucita non si fida più degli altri e non vuole più avere amici che poi potrebbero tradirlo o dimenticarsi di lui, proprio come aveva fatto il suo padrone. Per cui TestaCucita si limita ad agire nell'ombra e non parla mai con gli altri mostri che abitano nel castello, anche se l'ultima Creatura che ha salvato sembra avere tutte le intenzioni di diventare suo amico.
    Le cose poi iniziano a cambiare quando Fulberto Trovamostri si reca al castello e incontra TestaCucita, decidendo di fare di lui un'attrazione del suo circo, iniziando a promettere al piccolo mostro fama e successo, e l'ammirazione di tutti. Ma TestaCucita imparerà a proprie spese che spesso è meglio diffidare di coloro che promettono a buon mercato questo genere di cose, dato che l'unica cosa a cui Trovamostri è interessanto è rapire il professore per costringerlo a creare i mostri che vuole lui. E come al solito sarà TestaCucita a dover porre rimedio alla cosa e a salvare il professore, il quale, chissà, forse alla fine potrebbe anche ricordarsi di lui, anche dopo cinquant'anni.
    Una storia molto carina, adatta ai lettori di 8 anni che amano i mostri e le ambientazioni dark, che vede per protagonista un bambino mostro che, a differenza del solito, però non vuole fare amicizia con nessuno, ma che, anzi, preferisce rimanere isolato per non soffrire, per non rimanere nuovamente deluso. Una storia più profonda di quanto sembri, con protagonisti dei mostri dall'aspetto mostruoso ma molto simpatici, sull'amicizia e su tutto ciò che essa implica, compreso il dolore dell'abbandono e del tradimento. 
     
    Il volume è stato edito nel 2011 col titolo: "Stitch Head: the forgotten creation" dalla Stripes Publishing (un marchio Magi Publishing) e poi pubblicato in italiano nel 2013 dalla Rizzoli; ha 191 pagine, una copertina flessibile, misura 19,8 cm d'altezza e 13,3 cm di lunghezza e costa 9,90 euro.  
     
    Titoli che fanno parte della collana:
    1. "L'occhio del pirata" (2014): TestaCucita, Frankenstein in miniatura, vive da sempre a Castello Spavento. Il suo mondo è tutto lì, a guarire le creature del professor Erasmus da lupomannarismo e furiosità varie, e impedire che i mostri escano a combinar disastri. Così, quando Erasmus corre a ritirare il massimo premio di Scienziatopazzologia, e in una lettera spiega che non tornerà più, TestaCucita si sente perso. Cosa farà, senza il professore a cui badare? La risposta forse è nel suo occhio, che apparteneva a Capitan Combustibile, terrore dei sette mari. Che TestaCucita sia mezzo pirata? Per scoprirlo non resta che andar per mare, insieme alla Creatura e a un'amica con una passione per calci negli stinchi...
    2. "Il fantasma di Spavento" (2014): C'è un nuovo inquilino a Castello Spavento, ed è tutt'altro che benvenuto: è il fantasma di Morsico Spezzossa, l'unico essere (non più) umano capace di metter fifa agli insensibili cittadini di Pocaroba. Solo il piccolo TestaCucita, mostro dal cuore tenero, riesce a sentirlo, però. Che cosa unisce un mostro come Spezzossa ad un altro che invece dell'altruismo ha fatto la ragione della sua quasi-vita? È un segreto che sconvolgerà tutte le certezze di TestaCucita, cambiando per sempre il destino di Castello Spavento e dei suoi cento orrendissimi inquilini.
    3. "La tela del ragno" (2015): Se Castello Spavento ha ancora uno scienziato pazzo a trafficare in mostri e creazioni è merito di TestaCucita, Frankenstein in miniatura, ma anche di Arabella, la sola a non temere le orrende creature del Professore. E così, quando Arabella scompare, e tutto fa pensare a un rapimento, TestaCucita e la sua ciurma di mostri dal cuore tenero non hanno dubbi: bisogna partire al salvataggio, anche se il mondo, con tutti quei terribili esseri umani, mette davvero una gran fifa...
    4. "The beast of Grubbers Nubbin" (2015): In questo quinto libro della serie di Stitch Head, una terribile bestia si aggira ogni notte per la città di Grubbers Nubbin in cerca di cibo. Riusciranno Stitch Head e gli altri a risolvere questo mostruoso mistero? Gli orfani del Castello di Grotteskew stanno seminando il caos... e hanno fame. Senza cibo nel castello, Stitch Head e Arabella si dirigono a Grubbers Nubbin per vedere cosa possono rubare, ma lì incontrano una bestia terrificante e selvaggia. Che una delle creazioni del Professor Erasmus sia a piede libero?
    5. "The monster hunter" (2016): Una notte, Stitch Head e Arabella stanno osservando le stelle quando Stitch Head vede un grosso oggetto volante diretto verso di loro. L'oggetto si schianta contro il castello e dalle macerie emerge Dotty Dauntless, una coraggiosa cacciatrice di mostri di fama mondiale. Dotty aveva scoperto che il Castello di Grotteskew è pieno di mostri, quindi escogita un piano per portare con sé la Creatura e vincere una scommessa. Riusciranno Stitch Head, Arabella e le altre creature a fermarla e a salvare la Creatura?
     
      
     
     
    Sopra: Le copertine degli altri volumi di Testa Cucita, di cui le prime due in italiano e le altre tre in inglese.
     
    Curiosità: nel 2024 sono state create anche un paio di graphic novel ed inoltre dal primo volume ne è stato tratto un film d'animazione in computer grafica uscito nel 2025.
     
     
    Sopra: A sinistra la copertina della graphic novel mentre a destra la locandina del film. peccato che il film sia stato fatto in CGI, andando così a perdero lo stile grafico e così gotico e grottesco dell'illustratore.
     
    Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.   

    lunedì 8 giugno 2026

    Il museo dei vampiri di Gabriella Giliberti e Lisa Merletti

    Dopo l'edizione di "Frankenstein" di Mary Shelley, in questa edizione illustrata da Marco Calvi, torno a parlarvi di un'altra nuova uscita delle Edizioni Rebelle, sempre goticheggiante, ma stavolta a tema vampiresco: "Il museo dei vampiri" scritta da Gabriella Giliberti e con le illustrazioni di Lisa Merletti.
     
    Sopra: Un copertina molto bella ed elegante, sui toni del viola e del nero e sui cui spicca l'immagine della Curatrice nella sua bara, in attesa di essere risvegliata per farci iniziare il nostro viaggio nel suo Museo.
     
    Il museo dei vampiri reinventa il mito del vampiro: invece di una semplice enciclopedia, il lettore viene guidato in prima persona dalla vampira-narratrice, che commenta con ironia e malinconia leggende, casi storici e trasformazioni letterarie e cinematografiche. 
    Ecco come accoglie noi lettori: "<<Benvenuto in casa mia. Entrate pure... e lasciate un po' della felicità che recate.>> o almeno così diceva un vecchio conte, con una passione per le entrate teatrali.
    Suona vetusto, lo so. Però capiscimi, quando vivi abbastanza a lungo da vedere i nomi delle strade e le mode del terrore rinnovarsi, impari a conoscere ciò che resiste alle pieghe del tempo. Certe citazioni, ad esempio, come le creature notturne si consumano, si trasformano, ma restano in piedi. Oggigiorno si urla al grande ritorno del mostro, ma mi domando se ce ne siamo mai davvero andati. In ogni caso, non temere, l'invito tra le tue mani non è una maledizione... [...]
    Perciò ti sto invitando.
    Oh, che sciocca! Saltando tra discorsi sconclusionati, ancora non ti ho rivelato il mio nome. Col tempo ne ho collezionati molti. Alcuni li ho indossati come abiti per non dare nell'occhio; altri mi sono stati cuciti addosso con la fretta con cui i mortali etichettano ciò di cui hanno timore perchè sconosciuto. Ma tu chiamami pure Curatrice.
    Curatrice di una casa-museo, di un archivio vivente. Curatrice - e qui ti sorrido- di un certo tipo di appetito, perchè la fame, cher, è un'educazione severa: ti insegna a scegliere, a conservare. Impone regole d'eleganza, se ci tieni abbastanza a non spaventare i tuoi ospiti. 
    Se non la riempi con qualcosa di più interessante del semplice sopravvivere, l'eternità è una prigione di noia. [...]
    L'immortalità ricorda un salone troppo grande, se non lo arredi con un senso, non ti resterà altro che l'eco dei tuoi passi. Per scongiurare questo epilogo, ho iniziato a studiare me stessa attraverso la storia che i secoli ci hanno ricamato addosso. Ho seguito piste e dicerie con ostinazione e piacere, con quella punta di crudeltà degli studiosi quando la verità non vuole farsi afferrare. [...]
    Questa casa è il risultato di quel viaggio. Ogni stanza è un periodo, il deposito di miti accatastati gli uni sugli altri, dove i confini della realtà si intrecciano a quelli del folcklore. Troverai appunti, quadri, bozzetti, reliquie. Li ho raccolti io stessa, sì. Strappati alla polvere, ai roghi, alle mani sbagliate.
    Dal Medioevo fino ai vampiri pop contemporanei, ogni “stanza” del libro racconta un aspetto diverso: le origini mitologiche, le superstizioni e le epidemie, i grandi personaggi storici, i vampiri del mondo e quelli romantici della letteratura, fino al cinema e alla TV. La protagonista, parzialmente inaffidabile ma irresistibile, invita il lettore a esplorare cripte, biblioteche e villaggi infestati, smentendo cliché e interpretazioni umane e lasciando filtrare il fascino e la solitudine eterna della sua specie. Con un tono gotico, ironico e malinconico, il libro unisce rigore divulgativo e piacere narrativo, trasformando il mito in un'esperienza immersiva e visivamente straordinaria
     
    Sopra:  Le prime pagine in cui a destra veniamo accolti nell'anticamera, mentre a sinistra vediamo un ritratto della Curatrice, la vampira che ci accompagnerà durante la lettura per illustrarci tutti i segreti dei Vampiri.

    Per questa edizione i testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Lisa Merletti, che sono veramente molto belle in quanto questa artista possiede uno stile dettagliato, dai tratti delicati, raffinati ed eleganti, dalle suggestioni vittoriane e gotiche, in cui è possibili notare anche una leggera influenza dal genere dei manga.
    In passato aveva già illustrato anche altre opere per le Edizioni Rebelle, tra cui "Beatrice Cenci: La storia, la tortura, l'esecuzione" di Alexandre Dumas e "La ragazza invisibile" di Mary Shelley.
    Nel testo ci sono disegni sia a pagina intera che a doppia pagina, oppure inseriti in mezzo ai testi. La maggior parte rappresentano dei personaggi menzionati nel libro, come la Curatrice ma, soprattutto tutti i vari vampiri di cui quest'ultima ci spiega l'esistenza. Tra i personaggi ritratti troviamo ad esempio antenati famosi come Ruthven (protagonista del "Vampiro" di Polidori), Carmilla, il conte Dracula, ma non mancano anche rappresentazioni di vampiri più antichi, provenienti spesso da varie parti del mondo. Abbiamo poi perfino rappresentazioni di vampiri cinematografici, tra cui lo stesso Dracula, in varie versioni, ma anche i vampiri di Twilight o di Buffy.
    Grazie al proprio stile l'artista riesce a rende questi vampiri allo stesso tempo spaventosi e inquietanti (alcuni addirittura mostruosi) ma anche belli e sensuali 
    Oltre ai personaggi spesso vengono ritratti anche oggetti, ovviamente sempre legati ai vampiri in un modo o nell'altro: abbiamo così paletti di biancospino, pietre che venivano inserite nella bocca dei defunti, ampolle di acqua benedetta, tinozze piene di sangue, lampade ad olio, ritagli di giornali, ecc...
    In ogni caso comunque c'è sempre un certo focus sui personaggi, in quanto gli sfondi e gli ambienti, anche quando presenti, non sono mai molto dettagliati o particolari, spesso si fanno anche fatica a intravedere.
    Alcune immagini sono a colori, anche se Merletti ha scelto comunque delle tinte dai toni delicati, quasi scoloriti a volte, spenti e desaturati, che quindi non risultano mai troppo brillanti o accesi, anche se talvolta possono essere stese con intensità, soprattutto in alcune zone. La pelle delle persone, ad esempio, è di un rosa molto pallido, quasi bianco, che risalta in confronto agli sfondi scuri dei fondali. Oltre a non usare tonalità particolarmente brillanti o vivaci anche la scelta delle tinte è piuttosto limitata, in particolare al nero, al bianco, al blu, al marrone, al rosso (che rimane comunque un rosso scuro, non brillante).
    Sono presenti anche dei disegni in bianco e nero, in cui però è solitamente il nero a prevalere, tanto che l'interno delle figure è tinto di nero mentre sono le linee delle figure a essere tracciate col bianco, probabilmente per creare un effetto maggiormente oscuro e drammatico.
    Le illustrazioni accompagnano i testi arricchendoli e sono imprescindibili da essi in quanto legati da uno stretto legame. Ad esempio quando la Curatrice cita e invita il suo accompagnatore (e noi lettori) a osservare alcuni ritratti di antenati oppure specchi che riflettono i vampiri del cinema lo fa rivolgendosi alle illustrazioni presenti nel libro, le quali possono anche essere accompagnate da qualche spiegazione, ma rimangono comunque imprescindibili per la corretta e piena comprensione di ciò che la Curatrice vuole mostrarci.
     
     
     


      
    Sopra: Alcune illustrazioni interne di Lisa Merletti, dai colori spenti e desaturati, che mostrano varie stanze del Museo come: la sala delle Metamorfosi, quella delle Epidemie e delle Superstizioni, delle Carte dal Mondo e dalla Biblioteca dei Romantici (l'immagine in basso a sinistra raffigura proprio Carmilla e Laura).
     
    "Il museo dei vampiri" di Gabriella Giliberti e Loputyn è un volume molto bello dedicati ai Vampiri, che impareremo a conoscere abbastanza a fondo grazie alla nostra guida: la Curatrice, una vampira che ha deciso di rendere la propria dimora un museo dove dedicare ogni stanza a una certa epoca e ad un certo aspetto di queste creature. Come lei stessa ricorda al suo lettore/visitatore: "Tutto ciò l'ho chiamato museo con fare presuntuoso, ma non lasciarti ingannare dalla parola. Un museo di solito dorme. Questa casa no. Prima di continuare, lasciami essere chiara: non esiste un solo vampiro o un unico termine rappresentativo. Esistono famiglie, vizi, genealogie, superstizioni. Differenze sottili ed abissali. Dialetti del sangue; modi diversi di volere, predare, amare e sopravvivere. Esistono bugie che abbiamo tessuto talmente bene da restarci incastrati. 
    Forse ti aspetti un mostro con un volto preciso. Io ti offrirò una mappa piena di variazioni, in quanto il vampiro, più che una creatura, è una lente. Cambia forma a seconda di chi lo guarda e di cosa non vuole ammettere. A volte è coraggio, altre aristocrazia. Altre ancora fame, erotismo, colpa, potere, libertà. La scusa perfetta di ciò che una società teme e desidera.
    Ed è proprio questo a rendere questo volume così interessante, in quanto non è una semplice enciclopedia sui vampiri, ma anche un invito a una riflessione più profonda che invita a guardare a questa creatura attraverso uno sguardo nuovo: non come semplice mostro, ma come lo specchio della cultura e della società umana, delle sue paure, ma anche dei suoi desideri, e di come essi siano mutati ed evoluti nel corso del tempo.
    La Curatrice infatti ci porterà a conoscere la figura del vampiro attraverso un percorso storico: si parte dalla sala delle origini con riferimenti alla religione cristiana e a quella egizia, per poi passare alla figura del revenant (il morto che torna in vita); si passa poi alla sala delle Epidemie e delle Superstizioni, poi a quella delle Metamorfosi, dove la figura del vampiro di mischia a quella del licantropo; alla galleria degli zii famosi, dove conosceremo figure storiche come Erzsébet e Vlad; poi il Gabinetto dei Lumi, in cui arriviamo al XVIII secolo, dove l'uomo cerca di analizzare tutto con raziocinio; per poi passare alle Carte dal mondo, dove sono racchiusi tutti i vari parenti dei vampiri provenienti da tutte le parti del mondo; giungiamo poi alla Biblioteca dei Romantici, in cui il periodo del romanticismo riporta alla ribalta la figura del vampiro conferendole un nuovo aspetto e un nuovo fascino; infine giungiamo alla Sala degli Specchi, i quali contengono, sempre suddivisi per periodo storico le rappresentazione dei vampiri provenienti dalle più famose pellicole cinematografiche, da Nosferatu di Murnau (1922), passando per "The lost Boys" del 1987 fino a "Twilight" e "I Peccatori" del 2025.
    Ho trovato ad esempio molto interessante l'analisi che l'autrice fa riguardo alla figura del vampiro che nasce come revenant, cioè come morto che risorge e che cioè si comporta esattamente all'opposto di come dovrebbe fare un cadavere. In questo caso il revenant veniva visto come un'anima in pena , magari per qualche torto subito e, come spiega la Curatrice: "Un morto assassinato è una ferita collettiva, un morto suicida è uno scandalo teologico e privato insieme. Il revenant nasce nel punto in cui la vergogna e il lutto si fondono in un problema pubblico, tramutando il terrore nell'ossessiva ricerca di un potenziale colpevole." Così il vampiro nasce per dare un volto alla paura, per poi proseguire diventando, in periodo di epidemie, la loro causa: "Pertanto, in un clima di tale disordine, la diceria e la superstizione si diffondono a macchia d'olio, esattamente come fanno le epidemie. Nei resoconti folklorici e nelle ricostruzioni storiche, le scene tendono a ripetersi con una regolarità inquietante: prima una dipartita successiva a una febbre; poi una catena di decessi ravvicinati; infine, il sospetto verso un cadavere ben conservato, la cui stessa perdita e avvolta dal mistero." Ovviamente l'analisi continua, fino ad arrivare a tempi piuttosto recenti, dove si inizia a provare un certo fascino e anche una certa empatia verso questa creatura: "Dopo Dracula avete cominciato a guardarci con un'attenzione differente. Creature con emozioni ferite, non solo un male da stanare. Chissà, vi siete ricordati che, in fondo, siamo stati umani anche noi.
    La letteratura, nei decenni a seguire, intuisce che il vampiro può essere qualcosa di più di un antagonista, un emblema cangiante anche per l'esclusione, la diversità, il dolore."
    E' proprio tutta questa analisi sociale e antropologica sulla figura del vampiro la parte che mi ha più affascinato di quest'opera, oltre al fatto che essa contiene comunque molte informazioni di varia natura su questa creatura, andando a citare folklore, miti, leggende, resoconti storici, perfino la Bibbia, ma anche romanzi letterari e versioni cinematografiche. 
    Un'opera molto interessante ed affascinante, che porta anche a riflettere sul pensiero, la psicologia e la natura umana, il tutto accompagnato dalle splendide, delicate, graziose ma allo stesso tempo inquietanti e affascinanti illustrazioni di Merletti. 
     
    P.S. Prima di abbandonarvi volevo segnalarvi però che molte informazioni contenute in questo testo le ho trovate anche in un altro, pubblicato antecedentemente: "I segreti dei vampiri" di Julie Légère, Elsa Whyte e Laura Pérez, edito nel 2022 da IL CASTELLO. Vi basterà osservare il sommario per rendervi conto che quasi tutti i titoli coincidono: si parte con i vampiri di tutto il mondo e da quelli delle origini, passando a quelli medievali, con le loro epidemie, per poi passare al Rinascimento (dove si parla di vampiri e lupi mannari, citando pure la famiglia Gandillon) e all'Europa Centrale (dove vengono citate le figure di Vlad e Bathory). Arriva poi l'Illuminismo (dove viene menzionato il lavoro di di Calmet e la lettera dell'arcivescovo Benedetto XIV) per poi passare alla figura del vampiro nella letteratura (con Polidori, Le Fanu e Stoker) per arrivare ai vampiri di nuova generazione, compresi quelli del cinema (tra cui quelli di "Intervista col Vampiro", Buffy e "Twilight").
     
     

    Sopra: La copertina, dallo sfondo nero, e sotto alcune pagine interne (tra cui quella del sommario) di un volume sempre dedicato ai vampiri uscito nel 2022, e di cui credo proprio che la Giliberti sia parecchio debitrice per quanto riguarda le informazioni.

    Quest'opera è stata edita nel 2026 dalle Edizioni re-belle, ha la copertina rigida, ha 190 pagine, misura 24,5 cm d'altezza e 17,2 cm di lunghezza e costa 23 euro.

    Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

    lunedì 18 maggio 2026

    La famiglia Brividi: Buon complimostro! di Amelia Villetta

    "La famiglia Brividi: Buon complimostro!" è un breve romanzo scritto da Amelia Villetta e illustrato da Carlotta Scalabrini che ha per protagonista una bambina e la sua famiglia di mostri!
     
    Sopra: In alto la copertina sulle tinte del nero e del viola, dove al centro compare la proagonista assieme al suo famiglio. 
     
    La Famiglia Brividi terrorizza chiunque bussi al suo castello, poichè tutti i componenti di questa famiglia sono dei mostri:
    "<<AUUUUUUHHHHH!>>
    L'uluato squarciò il silenzo della notte, mettendo in fuga i pipistrelli e chiunque avesse osato avvicinarsi a Picco Terrore, lì dove sorge Castel Brividi.
    Io mi stiracchiai nel mio letto a baldacchino e cacciai fuori uno sbadiglio che aveva poco da invidiare all'ululato di zio Sinistro. [...] 
    Alcune persone di alzano col canto del gallo, a Castel Brividi ci pensa zia Sinistro a dare la sveglia all'intera famiglia. [...] 
    Quando uscii dalla vasca, raccolsi i capelli in una treccia e osservai il mio riflesso allo specchio.
    Di lì a poche ore, il mio ASPETTO sarebbe cambiato drasticamente.
    ;agari la mia pelle sarebbe diventata verde e piena di verruche, come quella di nonna Cicuta.
    Oppure il mio viso si sarebbe ricoperto di una folta peluria, come era capitato un anno prima a mio fratello Otis.
    Sarei potuta diventare trasparente, come papà, o squamata come cugino Vertebra. 
    È quello che succede quando noi Brividi compiamo dieci anni: assumiamo per sempre le sembianze di mostro!
    Io, essendo LA PIù PICCOLA della dinastia, ero rimasta l'unica ancora umana e non vedevo l'ora di trasformarmi come il resto della famiglia. Non è divertente quanto tutti riescono a fare come spassose come passare attraverso i muri o farsi ricrescere i piedi e tu no. 
    I componenti di questa famiglia tuttavia non nascono subito mostri, ma lo diventano al compimento del decimo anno d'età, ma la famiglia Brividi sta per scontrarsi con la più grande delle paure: la nuova erede, Mirtilla, non ha nulla di mostruoso! Sembrerebbe proprio...una normalissima bambina umana!
    Che qualcosa sia andato storto durante il rito? Che qualcuno lo abbia sabotato? Chi? E per quale motivo? Per rispondere a questi interrogativi Mirtilla inizia a indagare! 
     
     Sopra: Due pagine interne dove a sinistra vedete un'illustrazione a pagina intera che mostra Mirtilla e i suoi parenti alla sua festa di complimostro. A destra una pagina con i testi, che presentano alcune scritte grandi e  in viola.
     
    I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Carlotta Scalabrini, le quali possono essere sia a pagina intera che inserite in mezzo ai testi. Nel primo caso le immagini rappresentano delle scene descritte nei testi e rappresentate con tanto di sfondi, mentre nel secondo caso vengono rappresentati solo i personaggi (e gli oggetti con cui interagiscono) ma non gli sfondi.
    I disegni rappresentano, come dicevo, scene descritte all'interno dei testi come: la festa di compleanno a sorpresa per Mirtilla; il rituale nel cimitero che la trasformerà in un mostro;  l'incontro con lei e il fratello con un drago scheletro; l'incontro tra lei e un tri-tris- trisnonno; nonché i vari membri della famiglia, con le loro mostruose sembianze.
    Lo stile della Scalabrini ha un tocco leggero, morbido e delicato, capace di creare delle immagini molto graziose, con personaggi e oggetti dall'aspetto carino anche se non troppo realistico, delle figure ritratte in modo piuttosto semplice, anche se le illustrazioni a pagina intera risultano comunque curate a e piuttosto ricche di dettagli.
    È interessante come l'artista abbia rappresentato tutti i vari mostri, alcuni dei quali hanno un aspetto piuttosto classico, mentre altri maggiormente innovativo, ma nessuno di loro è veramente spaventoso. Tra quelli con l'aspetto più classico abbiamo: il padre di Mirtilla, che è il classico fantasma con il lenzuolo bianco; il fratello di Mirtilla, che è il classico lupo mannaro; il nonno, che è un vampiro, anche se dall'aspetto un po' anziano; oppure lo zio, che è un semplice scheletro. Tra i mostri dall'aspetto più interessante abbiamo invece: la madre di Mirtilla, che è una donna-ragno con il corpo da donna a cui spuntano sulla schiena delle lunghe zampe nere da ragno, oltre ad avere 4 occhi rossi; la nonna, che è una strega ma, pur essendo una vecchia un po' ingobbita e indossando i classici abiti da strega (con tanto di cappello a punta), ha un aspetto più giovanile ed elegante rispetto alla classica strega con i bitorzoli; il cugino Ombra, che è appunto un'ombra che sul volto indossa una maschera bianca.
    A rendere particolari queste immagini è anche la scelta dei colori, in quanto 'artista ha deciso di utilizzare come tinte solo il bianco, il nero, il grigio e  il viola. In generale il colore ad essere usato più spesso è il grigio, raramente viene usato il bianco candido (solo come colore delle ossa), mentre il nero è quello usato con le tonalità più intense e scure (per vestiti, capelli oppure per creare delle ombre). Il viola solitamente viene usato con dei toni un po' smorzati e solo certe volte con tinte brillanti. Esso compare su alcuni elementi dell'immagine come: gli occhi del gattostrello di Mirtilla, il foulard in testa alla nonna, una coperta di un letto, uno scrigno, un vestito, un'aspirapolvere, la stoffa all'interno di una bara, ecc... 

      
     
      
    Sopra: Alcune illustrazioni a pagina intera o in mezzo ai testi, le quali si caratterizzano per l'uso dei colori viola, nero e bianco.
     
    "La famiglia Brividi: Buon complimostro!" di Amelia Villetta è un libro illustrato adatto ai bambini e bambine dai 7/8 anni che narra la prima avventura di Mirtilla, una bambina di dieci anni nata in una famiglia di mostri. Anche lei ovviamente è un mostro ma, come tutti i componenti della famiglia, non può dimostrare le sue vere sembianze fino al compimento del decimo compleanno e dopo aver fatto un rito e bevuto una pozione speciale.
    Tuttavia dopo il rito succede un intoppo, qualcosa che non sarebbe dovuto accadere: il problema è che a Mirtilla ... non accade nulla.  I genitori di Mirtilla la rincuorano dicendo che a volte all'incantesimo può volerci del tempo per fare effetto e rammenta alla figlia che la famiglia ci sarà sempre per lei, anche se non è come il resto di loro: "<<Ragnetta mia, sono così dispiaciuta che la cerimonia non abbia funzionato>> disse la mamma. <<Ma devi sapere che io, papà e l'intera famiglia ti amiamo in ogni caso, che tu sia mostro o umana.>>
    <<Ma certo>> aggiunse papà. <<Di Mirtilla ce n'è una sola, e non ci importa che aspetto tu abbia.>>"
    Devo dire che questo è un bel messaggio ed è un fulcro importante del libro: la certezza dell'amore e del sostegno della propria famiglia nei momenti di difficoltà. Ed è bello che i genitori di Mirtilla la supportino e la sostengano anche se lei potrebbe rimanere per sempre diversa rispetto a tutti gli latri componenti della famiglia.
    Tuttavia Mirtilla non è disposta ad arrendersi così facilmente, o comunque è decisa a scoprire come mai il rituale sembra non aver funzionato. Infatti la maggior parte del romanzo consiste in una sorta di indagine con molteplici sospettati e tentativi di scoprire chi può aver sabotato il suo complimostro. In questo modo inoltre i lettori faranno la conoscenza di diversi membri della famiglia Brividi, i quali sono tutti mostri: abbiamo, oltre ai genitori, lo zio scheletro, il cane fantasma, la nonna strega, il tris-tris-trisnonno vampiro, la prozia veggente, il cugino ombra.
    I personaggi sono tutti abbastanza ben caratterizzati, qualcuno in modo un po' più articolato ed altri in maniera più semplice: la prozia sibilla vede il passato, il presente e il futuro, ma fa soprattutto predizioni spiacevoli, tipo il cugino Ombra è quello a cui piace fare scherzi, Otis (il fratello di Mirtilla) è il fratello un po' rompiscatole e dispettoso ma che alla fine aiuta la sorella e le vuole bene, lo zio Tibia è simpatico ma un po' imbranato, il tris-tris-trisnonno è il vecchietto un po' burbero che non vuole mai essere disturbato, ecc...
    Anche la protagonista è abbastanza approfondita e si dimostra triste e delusa quando non si trasforma in un mostro, poi determinata e risoluta nello scoprire cosa sia successo.
    Devo dire che anche il mistero non è così banale o facile da svelare e i lettori saranno curiosi di scoprire cosa accadrà alla protagonista e in quale mostro potrebbe trasformarsi.
    Una storia carina con un mistero da risolvere, in cui si scopre esserci di mezzo perfino un antica profezia che preannuncia una catastrofe e che mette in evidenza  l'importanza della famiglia e dell'affetto che dovrebbe esistere tra i suoi componenti, sempre pronti a supportarsi gli uni con gli altri e a perdonare i piccoli difetti gli uni degli altri: "<<Del resto ciò che lega la nostra famiglia non è una sciocca cerimonia, un'antica pozione i un vecchio rito obsoleto... è L'AMORE che proviamo l'uno per l'altro a unirci e a renderci ciò che siamo.>> intervenne mamma. <<E' vero, siamo tutti diversi e a volte la convivenza non è facile, ma finché rimaniamo uniti niente ci potrà distruggere.  [...]>>"
     
     Attualmente quest'opera conta anche un seguito:
     
    "LA FAMIGLIA BRIVIDI: Il mistero del Campo Babau": A Castel Brividi c’è un’emergenza in corso: la torretta di Mirtilla è infestata dai fastidiosissimi spiritelli dispettelli, spettri birichini che ne combinano di tutti i colori! La disinfestazione però richiede un po’ di tempo e quindi, nell’attesa di ripulire la torretta, mamma e papà propongono a Mirtilla e Otis di trascorrere una settimana di vacanza al Campo Babau, un campeggio estivo da brividi per piccoli mostri. I due non se lo fanno ripetere due volte: dal volantino pubblicitario il Campo Babau sembra una meta spassosissima che offre attività come gare all’ultimo spavento, cacce al tesoro notturne nel bosco e racconti del terrore attorno al fuoco! Senza dimenticare l’attrazione più paurosa di tutte: il mostro Babau che rapisce (per finta) i piccoli mostri Dopo le prime sparizioni, però, qualcosa insospettisce Mirtilla: chi si nasconde dietro questo misterioso mostro che lascia strani granelli di terra rossa dietro di sé?
     
     Sopra: La copertina del secondo volume che ha per protagonista questa bambina e la sua famiglia mostruosa.
     
    Il libro è stato pubblicato nel 2023 dalla DeAgostini. Il volume ha 160 pagine, la copertina rigida, misura 20,5 cm d'altezza e 14,5 cm di lunghezza e costa 14,90 euro.
     
    Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

    venerdì 27 marzo 2026

    Fantasmi Yokai di Philippe Charlier

    "Fantasmi Yokai" è una sorta di enciclopedia scritta da Philippe Charlier che presenta ai lettori vari di tipi di fantasmi giapponesi.
     
     Sopra: La copertina è rivestita di stoffa e mostra un particolare della stampa "Oya Taro Mistukuni sfida lo scheletro invocato da Takiyasha Hime, figlia di Taira no Masakado, nel palazzo di Soma", del 1844.
     
    Oiwa dal volto deformato dal veleno, la bella Yuki-onna dallo sguardo terrificante, la povera Okiku gettata in un pozzo dal maestro, gli spettri dei guerrieri morti in mare, dei samurai ebbri di rancore... Tutte queste presenze infestano la vita dei mortali e costellano il folclore, l’arte e la letteratura del Sol Levante, ispirando ancora oggi film horror, manga e romanzi. Le più impressionanti raffigurazioni degli yurei, i fantasmi della tradizione giapponese, raccolte in un volume che svela il lato più oscuro e spaventoso dell'immaginario nipponico.
    Tali rappresentazioni sono suddivise in vari capitoli, ognuno dei quali narra una particolare tipologia di yokai:
    • Okiku: il fantasma di una donna morta in seguito alla caduta in un pozzo, accusata ingiustamente di aver perso o rotto uno dei dieci piatti che, in quanto serva, era suo compito custodire.
    • Otsuyu: un uomo inizia una relazione con una donna, scoprendo che in realtà si tratta di un fantasma che lo sta pian piano privando della sua forza vitale.
    • Ubume: lo spettro di una donna morta di parto o prima di partorire.
    • Il Nō: fantasmi in grado di cambiare aspetto
    • Funayurei: spettri di marinai, soldati, o pescatori morti in mare.
    • Yuki-Onna: donna bellissima e pallida che si mostra durante una tempesta di neve e uccide le vittime con il freddo.
    • Oiwa, il volto della morte: fantasma di una donna usccisa dl marito e col volto deturpato da un veleno consegnatole dall'amante del marito.
    • Kasane: lo spirito di una donna uccisa dal marito con un falcetto e abbadonata sulle rive di un fiume.
    • Teste volanti: fantasmi o mostri capaci di staccarsi la testa dal corpo e di allungare il collo.
    • Kuchisake-onna: yurei femminile di straordinaria bellezza che cela il proprio volto, dalla bocca sfregiata, dietro una maschera o un ventaglio.
    • Hannya: una personificazione di quanto di più bestiale, diabolico, bieco e ripugnante negli esseri umani.
    • Gashadokuro: creatura composta da un mucchio di ossa seppellite senza rito funebre di guerrieri morti sul campo di battaglia.
    • Kohada Koheiji: attore di teatro ucciso dalla propria moglie e che le si manifesta come uno scheletro circondato da fiamme.
     
     Sopra: Due pagine inizali dell'opera ce mostra a sinistra l'inizio del primo capitolo e a destra un'illustrazione del 1793 di uno spettro femminile.
     
    Il volume contiene numerose illustrazioni realizzate da artisti dal XVII al IX secolo. Come scritto nel primo capitolo: "Sebbene siano storie vecchie di secoli - e in alcuni casi persino più antiche -, è solo in tempi relativamente recenti che cominciano ad essere illustrate, grazie soprattutto al pittore Okyo mmaruyama, nato nel 1733. Una notte, Maruyama si trovò faccia a faccia con il fantasma dell'amore della sua vita, Oyuki. [...]
    Di certo quella da lui inaugurata era molto di più di una semplice moda: rappresentava il tentativo di catturare l'immagine di entità immateriali per riportarle nel mondo dei vivi. I suoi dipinti di fantasmi giapponesi (Yurei-ga), meticolosamente eseguiti su rotoli di tessuto a grandezza naturale (kakemono), hanno aperto un varco soprannaturale attraverso il quale, da allora, i vivi e i morti possono entrare in contatto.
    Le immagini contenute in questo volume rappresentano quindi fantasmi gaipponesi, oppure scene di qualche racconto di paura giapponese. Tra le raffigurazioni più famose abbiamo ad esempio: "La dimora dei piatti" di Katsushika Hokusai, che mostra uno spettro uscire da un pozzo; "Il fantasma di Oiwa" di Utagawa Kuniyoshi, che mostra una bella donna con in mano una lanterna con delle peonie, alle cui spalle però si vede un fantasma scheletrico; "Oiwa" di Katsushika Hokusai rappresenta il fantasma di Oiwa che appare al marito dentro una lanterna; "Kamiiya Iemon e il fantasma lanterna di Oiwa" di Utagawa Kuniyoshi rappresenta la scena del marito di Oiwa terorizzato dall'apparizione delvolto della moglie defunta dentro una lanterna; "Guerriero su un teschio"di Tsukioka Yoshitoshi mostra un fantasma vestito con la divisa dei samurai mentre cavalca un teschio gigante; "Kohada Koheiji" di Katsushima Hokusai; "Oya Taro Mistukuni sfida lo scheletro invocato da Takiyasha Hime" di Utagawa Kuniyoshi, dove vediao un guerriero samurai pronto a sfidare un gigantesco scheletro...
    Alcuni dipinti hanno colori vivaci e sgargianti, che spiccano, mentre altri tinte delicate, fredde e mortifere, probabilmente per trasmettere l'idea della morte. Yokai e Yurei possono assumere le forme più svariate: a volte sono belle donne delicate che galleggiano nell'aria, senza i piedi, altre volte sono mostri dai volti deturpati e ghignanti, con corpi muscolosi o deformi, corna e zanne, altre volta ancora sono esseri scheletrici privi di carne, oppure donne dal volto deturpato e dai capelli aggrovigliati, ...




     
     Sopra: Alcune pagine che mostrano le illustrazioni contenute nel volume, tra cui, partendo dall'alto una maschera del teatro nō che raffigura il personaggio di una giovane donna; la vedetta del fantasma di Akugenta Yoshihira; fuochi di volpe nella notte di Capodanno; u samurai che lotta contro un gigantesco yokai-ragno; e infine Kamiya Jemon e il fantasma-lanterna Oiwa.
     
    "Fantasmi Yokai" di Philippe Charlier è uno splendido volume dedicato ai fantasmi giapponesi, corredato da splendide stampe di artisti dal XVII al IXX secolo. Un volume in cui la parte grafica prevale, prendendo il sopravvento su quella scritta, al quale è comunque interessante, ma che, dopo una breve spiegazione, sembra quasi che voglia che siano le immagini a parlare.
    Il libro è una sorta di guida/enciclopedia al mondo dei fantasmi giapponesi, anche se sicuramente esisoìtono guige più ricche, poichè qui ci si focalizza solo su una piccola parte degli yurei che popolano le leggende e i miri giapponesi, circa 13 tipi, quelli tra i più famosi.
    E' comunque interessante conoscerli e conoscere le loro storie, le loro leggende, che a volte scopriamo essersi evoluti e modificati nel corso del tempo. Inoltre questo volume costituisce un ottimo primo apprccio per chi non conosce ancora questi mostri giapponesi e vuole imparare a ricnoscere i più famosi.
    Come scritto nel primo capitolo: "Un'intero popolo sommerso che racconta storie d'amore e di morte: spade sguainate per finire nemici invisibili, una raccapricciante testa dagli occhi sporgenti che fluttua in aria, una forma dia contorni indefiniti che spuntaa da una lanterna fioca, un cadavere che non smette di decomporsi, la danza macabra di una giovane con un mucchio di ossa, fiamme che illusminano i dintorni di una bara, le orribili labbra di una vecchia maligna, barche spettrali che emergono dalle onde impetuose, una bufera di neve che porta una morte implacabile, un pozzo infestato da cui sgorgano a ciclo perpetuo serpenti velenosi, maschere con le corna dai ghigni terrificanti, occhi spenti con pupille squadrate, mani disumane dalle unghie strappate, incontri fatali, [...] gatti giganti che sgranocchiano bambini come se stessero giocando con i topi, vagabondi dal sorriso orripilante che mostrano i loro diabolici denti, [...]." 
    La parte più bella del volume comunque sono le illustrazioni d'epoca, di cui per ognuna viene riportato il nome dell'artista (quando conosciuto) e un titolo.
    Una cosa interessante di questa edizione è che ogni pagina è doppia, in quanto costituita da due pagine attaccate assieme nella parte finale, e che volendo si potrebbero tagliare per separarle, anche se non avrebbe senso farlo in quanto dietro ogni pagina è semplicemente bianca. 
     
    Nel 2025 è uscito anche il seguito di quest'opera, incentrata questa volta sui mostri giapponesi, infatti il libro si intitola "Mostri Yokai": In Giappone sono ovunque ci colga la paura: nella foresta, presso un pozzo, nella stanza buia di una casa, in un tempio, in un cimitero, in una tana. Nati in un’epoca in cui le strade erano illuminate dalla debole luce delle lanterne, gli yokai sono mostri vari e multiformi. Giganteschi animali emergenti dalle profondità della Terra, oggetti centenari che prendono vita, esseri ibridi e dispettosi sempre pronti a giocare brutti scherzi… Creature soprannaturali, spaventose e affascinanti, onnipresenti nella cultura giapponese. Questo libro ne contiene un vasto campionario, splendidamente illustrato dalle opere dei maestri della stampa fantastica. 
     
     Sopra: La copertina, smpre rivestita di stoffa, del volume dedicato ai mostri Yokai.
     
    Il libro è stato edito originariamente nel 2024 dalla Editions Hazan col titolo "Fantomes yokai". E' stato pubblicato in italiano nel 2024 dalla Ippocampo Edizioni; ha una copertina rigida, misura 23,2 cm d'altezza e 16,8 cm di lunghezza, ha 192 pagine e costa 25 euro. 
     
     Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.