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lunedì 26 ottobre 2026

HARRY POTTER e il Principe Mezzo Sangue di J.K. Rowling e Levi Pinfold

Ed eccoci di nuovo qui a continuare a parlare della saga di Harry Potter, pubblicata tra il 1997 e il 2007, avendo un enorme successo: tradotta in oltre ottanta lingue, tra le quali il latino e il greco antico, resta una delle serie di libri più vendute nella storia dell'editoria, con una vendita complessiva di più di 600 milioni di copie in tutto il mondo.
Essendo una saga di enorme successo è stata ovviamente ristampata tantissime volte (esiste addirittura un libro guida dedicato alle varie edizioni dei libri di Harry Potter), ma lil volume di cui vi voglio parlare io è quella di "Harry Potter e il principe Mezzosangue" illustrato, purtroppo, non più da Jim Kay. Quest'ultimo infatti ha avuto problemi di salute ed è andato un burnout proprio a causa del lavoro che gli è comportato il precedente volume della saga, per cui aveva dovuto realizzare tra le 150 e le 200 illustrazioni. Fortunatamente sembrerebbe che la saga illustrata sia ufficialmente ripresa, con un altrettanto valido artista: Levi Pinfold, artista, scrittore e illustratore britannico, il quale speriamo riuscirà a portare a termine l'impresa iniziata nel 2015 e che si spera verrà conclusa magari nel 2027/2028, riuscendo a dare ai fan della serie finalmente tutta la saga di Herry Potter in un'edizione illustrata, dall'inizio alla fine.
 
Sopra: La copertina dell'edizione rigida, con un'illustrazione che mostra Silente ed Harry che combattono contro dei cadaveri riportati in vita con la magia da Voldemort.

Scopriamo all'inizio del libro che c'è stato un cambio al vertice del Ministero della Magia: il ministro Cornelius abbandona l'incarico perché allontanato dopo aver negato per un anno intero il ritorno di Lord Voldemort e viene sostituito da Rufus Scrimgeour.
In seguito alla rivelazione del ritorno del Signore Oscuro nel precedente libro, la situazione del mondo magico è dominata da paura e terrore: i Mangiamorte, con la complicità dei Dissennatori, hanno già compiuto vari attacchi che hanno avuto conseguenze anche nel mondo dei babbani, Diagon Alley è semideserta e con vari negozi chiusi e molte famiglie magiche sono contrarie al ritorno dei propri figli ad Hogwarts.
Presso la strada Spinner's End, a Londra, avviene una riunione fra Severus Piton, Codaliscia e Narcissa Malfoy, accompagnata dalla sorella Bellatrix Lestrange: Narcissa chiede a Piton aiuto e protezione per suo figlio Draco, a cui è stato affidato un compito estremamente delicato su ordine di Lord Voldemort. Piton viene convinto da Narcissa a stringere il Voto Infrangibile, un giuramento magico che, se infranto, provoca la morte: il professore giura di proteggere ed aiutare Draco nella sua prima missione da Mangiamorte.
Nel frattempo, a Privet Drive, Harry Potter riceve una visita da Albus Silente a casa dei Dursley. Qui Silente esprime il suo profondo disappunto per il modo in cui gli zii hanno sempre maltrattato Harry durante tutta la sua vita, quando lui, la notte in cui lo lasciò sulla loro soglia, aveva chiesto loro nella lettera di trattarlo come un figlio. Dopo aver letto ad Harry il testamento del padrino Sirius Black, deceduto poche settimane prima, che gli lascia tutti i suoi averi (compresi l'elfo domestico Kreacher e la casa in Grimmauld Place), il preside gli chiede di accompagnarlo in una missione, che consiste nel convincere un suo vecchio amico e collega, il professor Horace Lumacorno, a tornare ad insegnare a Hogwarts. Dopo diversi tentennamenti, Lumacorno accetta. 
Durante la sua permanenza alla Tana, inoltre, Harry scopre di essere stato nominato capitano di Quidditch della squadra di Grifondoro.
Recatisi a Londra per gli ultimi acquisti prima dell'anno scolastico, Harry, Ron ed Hermione vedono Draco Malfoy che sembra tramare qualcosa con il proprietario del negozio di manufatti oscuri Magie Sinister. Harry sospetta quindi che Malfoy sia ufficialmente diventato un Mangiamorte, ma né i suoi amici né il signor Weasley credono a questa ipotesi. 
A scuola si scopre che Lumacorno non insegnerà Difesa contro le Arti Oscure, come tutti pensavano, ma Pozioni, e che la cattedra di Difesa contro le Arti Oscure è stata assegnata invece a Piton, che da sempre ambiva a tale ruolo.
Durante la prima lezione di Pozioni, Harry, non avendo ancora il suo libro di testo Pozioni avanzate (non lo ha acquistato perché pensava che il docente di Pozioni sarebbe stato ancora Piton, il quale non gli avrebbe permesso di continuare lo studio della materia a seguito del voto ottenuto ai G.U.F.O.), ne prende in prestito uno usato, appartenuto ad un misterioso personaggio che si firma come il "Principe Mezzosangue", che lo ha completamente scarabocchiato e riempito di annotazioni e appunti. Harry prova a metterne in pratica alcuni e si rende conto che funzionano e sono anche molto più efficaci delle indicazioni originali del libro, riuscendo a preparare in modo eccellente il Distillato della Morte Vivente che Lumacorno aveva richiesto per quella lezione. Riesce così a vincere una piccola bottiglia di Felix Felicis (una pozione che rende chi la beve molto fortunato per una giornata), messa in palio da Lumacorno per chi fosse riuscito a preparare al meglio possibile la pozione.
Nel corso dell'anno scolastico Harry continua a seguire le indicazioni del Principe Mezzosangue ed ottiene velocemente risultati eccellenti, fatto che porta Lumacorno a dilungarsi sempre più spesso in lodi su di lui, con grande disappunto di Hermione. Harry inoltre scopre che sul libro sono stati annotati anche alcuni incantesimi inventati dal Principe stesso.
Nel frattempo, la situazione del mondo magico precipita sempre più nel caos: si moltiplicano gli attacchi dei Dissennatori, si ha la notizia della sparizione di diverse persone, tra cui la funzionaria del Ministero della Magia Amelia Bones ed il famoso fabbricante di bacchette Olivander, e il Ministero sembra impotente di fronte alle azioni compiute dai Mangiamorte.
Il nuovo anno scolastico è incerto, avvolto nel terrore. Lord Voldemort è tornato, il male si sta radunando, il Ministero della Magia è nel caos e persino Hogwarts non è più un posto sicuro. Studenti e professori sono in allerta. Solo Draco Malfoy e i suoi fedeli compagni di Serpeverde sembrano entusiasti dei nuovi avvenimenti, anche quando il Marchio Nero si staglia minaccioso nel cielo stellato sopra il castello. Ma anche Harry è cambiato, è più fermo e più determinato. E deve scoprire di chi fidarsi e chi temere: si avvicina il momento in cui dovrà affrontare il suo destino da solo.
 
Sopra: Un'illustrazione di Pinfold che ci mostra Hermione, Harry e Ron mentre stanno ricevendo i risultati del loro esame G.U.F.O. sostenuti alla fine del precedente anno.
 
A differenza dei volumi precedenti volume i  testi sono accompagnati dalle illustrazioni a colori non più di di Jim Kay, ma da quelle di Levi Pinfold. Le nuove illustrazioni di Pinfold sono estremamente dettagliate e particolareggiate, con uno stile molto realistico, ma che le rende allo stesso tempo potenti ed evocative.
Le immagini sono tutte a colori, utilizzando di volta in volta tinte diverse in base anche al tono che voleva conferire ad una certa scena. C'è da dire che nella maggior parte dei casi, avendo la storia dei toni piuttosto cupi, la maggior parte delle illustrazioni ha delle tonalità abbastanza scure, ma non ne manca qualcuna dalle tinte un po' più colorati e accesi, tipo quella sui gemelli Weasley, sulle tonalità del viola/rosa.
A volte un'illustrazione molto cupa può avere degli elementi più accesi e brillanti, tipo giochi di luce o incantesimi che illuminano la scena. 
Anche i personaggi sono ritratti in modo molto accurato, forse anche un po' più realistico rispetto a quello di Kay, rendendoli anche molto espressivi. Il loro aspetto riprende abbastanza quello degli attori del film, ad eccezione del professor Lumacorno e della madre di Lucios Malfoy, anche perchè penso che l'illustratore abbia comunque dovuto mantenere l'aspetto che Kay aveva conferito nei libri precedenti ai personaggi già comparsi.
All'interno del volume troviamo vari tipi di illustrazioni, alcune a pagina intera ed altre inserite in mezzo ai testi. Tra queste ultime troviamo ad esempio la rappresentazione di: l'allenamento di Quiddich dei Grifondoro, Hermione che scatena contro ron uno stormo di uccellini, Harry che bacia Ginny, lo scontro tra Malfoy e Silente, lo scotnro tra Harry e Piton, ecc ...
Tra le immagini a pagina intera troviamo invece rappresentati: scene come quella di Silente che parla ai Dirsley nel loro salotto; il professor Lumacorno in vestaglia; Hermione, harry e Ron nella cucina dei Weasley mentre arrivano i risultati degli esami G.U.F.O., i gemelli Weasley che mostrano a Harry il loro nuovo negozio, Silente che fa usare ad Harry il Pensatorio nel suo ufficio; Silente da giovane assieme a Tom Riddle; la famiglia Weasley insieme a Herry e Lupin che festeggiano il Natale; il funerale di Aragog; ecc...
Le illustrazioni sono piuttosto variegate come tipologia di soggetti: anche se la maggior parte ritraggono scene descritte nei testi, non mancano quelle che si concentrano invece solo sui personaggi, ed altre ancora che ci mostrano solo paesaggi e sfondi (anche la rappresentazione delle ambientazioni è davvero incredibile, super accurata e ricca di dettagli).
Nonostante la varietà dei soggetti e la differenza di stile nei due disegnatori, che però devo dire non risultare poi così eccessiva, nell'insieme l'opera risulta perfettamente uniforme ed è straordinario vedere come tutte le illustrazioni accompagnano con costanza e come inesauribile fonte di meraviglia i lettori, aiutandoli ad immergersi ancora di più durante la lettura nel magico mondo creato dalla Rowling.
  
  




 
 
Sopra: Alcune delle illustrazioni realizzate da Levi Pinfold per questo sesto volume, le quali hanno un aspetto molto dettagliato e realistico, anche se un po' cupo.
 
"HARRY POTTER e il Principe Mezzo Sangue" di J.K. Rowling è il sesto volume della saga, che ho apprezzato un po' di più rispetto al quinto, diventanto pure questo un ottimo libro per ragazzi, fin da subito molto coinvolgente e interessante da seguire, oltre a continuare ad espandere un universo magico che all'epoca era innovativo e affascinante. La Rowling infatti è stata molto brava a creare questo universo magico dove però i maghi convivono con le persone prive di poteri (chiamate "babbani"), facendo in modo di tenere nascosta la loro identità a questi ultimi. La magia e l'elemento fantasy è stato quindi portato dentro la vita quotidiana delle persone qualsiasi, che però non ne sono a conoscenza, ed è divertente per i lettori scoprire tutti i vari sotterfugi magici che i maghi utilizzano per continuare a celare la loro identità al mondo non magico. Secondo me questo genera un particolare fascino per i lettori perchè dà loro la possibilità di fantasticare in modo concreto sul fatto che effettivamente la magia esista veramente nel nostro mondo e nei nostri tempi, lasciandoli sognare sul fatto che magari un giorno anche loro riceveranno la loro lettera per Hogwarts. D'altronde la magia non è del tutto preclusa ai così detti babbani, infatti maghi e streghe potenti sono nati anche da genitori entrambi privi di poteri magici, tra cui: Hermione Granger (la migliore amica di Harry) e anche la stessa madre di Harry (Lily).
I personaggi sono ben caratterizzati, e non solamente i principali, i quali vengono comunque approfonditi come carattere e continuano ad evolversi rispetto al primo libro. Abbiamo ovviamente Harry, il quale ha sviluppato un carattere bello combattivo e deciso, anche se a volte un po' troppo testardo, oltre ad avere una certa predisposizione a infrangere le regole. Nel precedente volume aveva assistinto alla morte del suo padrino: Sirius Black, un uomo che per lui rappresentava una figura paterna, qualcuno a cui aggrapparsi nei momenti difficili, assieme a Silente. Almeno però ora nessuno mette più in dubbio la sua parola riguardo al ritorno di Voldemort, anche se questo crea un clima di paura e tensione all'interno della scuola di Hogwarts. In questo sesto libro vedremo poi Harry abbastanza ossessionato da Draco, poichè egli è convinto che sia diventato anche lui un Mangiamorte e che stia tramando qualcosa, purtoppo però tutti quelli che conosce, compresi i suoi amici, sembrano sottovalutare la cosa.
Tra gli altri personaggi del libro abbiamo poi Ron Weasley, il migliore amico di Harry, il quale è ancora portiere titolare nella squadra di Quidditch, e soffre ancora di "paura da palcoscenico", poichè tende ad agitarsi quando si trova sul campo da gioco davanti a degli spettatori. Harry lo aiuterà a superare questo momento di insicurezza facendogli credere di averli fatto bere la Felix Felicis.
Hermione Granger, l'altra migliore amica di Harry, continua ad essere una ragazza molto intelligente, furba, riflessiva, studiosa, amante dello studio e della conoscenza, tanto da ver riportato ottimi risultati nell'esame G.U.F.O., svolto il precedente anno scolastico. Qui dimostra la sua passione per le regole opponendosi fermamente all'uso di Harry del libro di Pozioni, ma sembra farlo perchè gelosa del fatto che Harry sia più bravo di lei in Pozioni, ottenendo ottimi voti e molti elogi dal professor Lumacorno. 
Poi abbiamo anche personaggi come Silente (il misterioso, potente e gentile preside di Hogwarts), che in questo volume riallaccia finalmente i rapporti con Harry, Hagrid (il gigantesco e gentile guardiacaccia di Hogward), la professoressa McGonagall (la severa ma competente, intelligente e diligente insegnante di trasfigurazioni), Neville Paciock (un ragazzo simpatico, buffo, smemorato e pasticcione). Stavolta assisteremo anche un confronto tra Silente e i Dursley, dove finalmente il mago rinfaccerà ai due coniugi quanto si siano comportati male con Harry, permettendo al protagonsita, e ai lettori, di prendersi più di qualche soddisfazione, e facendoci comprendere come mai Harry doveva tornare ogni estate a casa loro.
In questo sesto capitolo della saga inizieremo ad approfondire meglio anche la figura di Draco Malfoy, che finora era rimasto il personaggio meno sviluppato dell'intera serie, nonostante risulti uno dei più amati della saga, ma finora si faceva fatica a capire come mai. In questo volume lo vediamo meno spavaldo del solito e alquanto preoccupato, oltre ad assumere tutta una serie di comportamenti sospetti. Sappiamo infatti, grazie alle parole si dua madre, che il Signore Oscuro gli ha affidato un compito importante, compito che evidentemente mette Draco in difficoltà, d'altronde sappiamo che lui ha una natura codarda, anche se gli piace fare il prepotente (con i deboli) e mettersi in mostra pavoneggiandosi. Ora finalmente percepisce come l'avvento di Voldemort rappresenti un serio problema anche per lui e la sua famiglia.
Viene approfondito e fatto evolvere ulteriormente anche il personaggio di Severus Piton, che finora è sempre stato un po' ai margini, facendolo essere agli occhi dei lettori più che altro un professore (magari anche competente), ma severo, vedicativo e ingiusto, colui che gode nell'umiliare i propri studenti. In seguito alle rivelazioni dell'ultimo libro è stato fatto diventare un vero e proprio antagonista, colpevole di aver compiuto un gesto (aver rivelato la profezia, incompleta, a Voldemort) praticamente imperdonabile, che ha causato la morte della famiglia Potter. Dopo essersi comportato male per praticamente cinque libri su sei, ma rimanendo sempre il fido aiutante di Silente, ero curiosa come si sarebbe comportato in questo e devo dire che la scrittrice non ci deluderà, confermando, dopo alcune ambiguità iniziali, però la figura di Piton come quella di un cattivo, tanto da fargli commettere un omicidio piuttosto significativo. Per scoprire come sono andate però veramente le cose bisognerà aspettare il settimo e ultimo volume, ma in questo Piton sembra essere dalla parte di Voldemort al 100%, ottenendo però il ruolo che meritava e vedendolo più dentro l'azione, e non sempre ai margini, ad agire di nascosto e dietro le quinte.
E questi sono solo alcuni dei molteplici personaggi che abbiamo conosciuto fin dal primo libro di Harry Potter, di cui io vi ho riassunto in breve alcuni tratti, ma di cui si potrebbe andare avanti a discutere per parecchio tempo di ciascuno di loro. 
Tra i nuovi personaggi più importanti introdotti dall'autrice in questo sesto volume abbiamo poi il nuovo professore di magia contro le Arti Oscure: Horace Lumacorno, il quale è stato docente di Pozioni e direttore della casa di Serpeverde dagli anni trenta-quaranta fino agli anni ottanta, quando decise di ritirarsi. Pur essendo un uomo ambizioso e avido di potere, come tutti i Serpeverde, rappresenta l'unica eccezione nota allo stereotipo che vede i membri di tale casa arroganti, malvagi e sostenitori della purezza di sangue e di Voldemort. Preferisce infatti evitare ruoli di primo piano e circondarsi di persone influenti o dall'avvenire brillante, che seleziona all'interno di una ristretta cerchia di studenti favoriti, detta Lumaclub, senza essere attratto dalle forze oscure e senza nutrire alcun pregiudizio nei confronti di mezzosangue e nati babbani. Con il ritorno di Voldemort, Lumacorno si nasconde per timore di essere costretto con la forza dai Mangiamorte a convertirsi alla loro causa. Silente usa proprio la presenza di Harry alle sue lezioni per convincerlo a tornare a fare lezione, in quanto Lumacorno è molto tentato dal fatto di potersi vantare di annoverare Harry, il prescelto, come uno dei suoi studenti.
Quasi tutti i personaggi creati dalla Rowling sono comunque indimenticabili e complessi, e non mi sorprende che i fan di Harry Potter li amino così tanto, visto che probabilmente sono stati proprio (o anche) loro a far appassionare così tante persone a questa serie.
La storia è molto valida e sicuramente intrigante, coinvolgente e avvincente, andando a sbloccare fortunatamente alcune situazioni un po' fastidiose che si erano instaurate nel precedente volume: Harry finalmente non è più sospettato di essere un bugiardo patentato e ora tutti credono al ritorno di Voldemort, cessano quindi le vessazioni e l'isolamento nei suoi confronti, sebbene nella scuola regni ora un certo clima di paura. Si sblocca fortunatamente anche la situazione con Silente, che ha smesso di nascondersi da Harry per "tenerlo al sicuro" comprendendo che la cosa non funzionava, anzi, per cercare di proteggere Hogwarts Silente inizia a fare con Harry degli incontri in cui, facendogli vedere alcuni vecchi ricordi nel Pensatoio, lo metterà finalmete al corrente di tante notizie utili e interessanti tra cui: il passato di Voldemort quano era ancora Tom Riddle e la creazione degli Horcrux. Oltre a mettere Harry al corrente dell'esistenza di questi pericolosi oggetti, gli affiderà anche la missione di riuscire a prelevare un ricordo da Lumacorno, legato appunto a Riddle e agli Horcrux, e lo coinvolgerà nella missione di ricerca e di distruzione di questi ultimi. Durante questi confronti con Silente scopriamo inoltre che il diario di Tom Riddle era proprio un Horcrux, un oggetto nel quale Voldemort ha infuso parte della propria anima, così da non dover temere mai la morte. Con la rivelazione degli Horcrux la Rowling apre finalmente uno spiraglio su un modo per poter eliminare definitivamente Voldemort, riprendendo in modo intelligente un elemento comparso addirittura nel secondo libro.
Molto interessante anche la questione del libro appartenuto al Principe Mezzo Sangue, che aggiunge alla storia quel tocco di mistero che mi era un po' mancato nel precedente volume, e che aveva invece caratterizzato tutti i precedenti libri della serie. Nonostante il testo sia effettivamente solo un libro di testo annotato, è sorprendente come Harry sviluppi nei suoi confronti una sorta di ossessione, diventando pronto a tutto pur di non doversene sbarazzare.
Tutto molto bello insomma, ma c'è una cosa che mi ha piuttosto infastidita della storia: il fatto che nessuno creda minimamente a Harry riguardo i suoi sospetti su Malfoy. Ok, all'inizio ci poteva anche stare che i suoi amici pensassero che la sua fosse una sorta di idea fissa dettata più che altro dalla sua antipatia nei confronti di Draco. Ma ad un certo punto Harry inizia effettivamente ad accumulare diverse prove che, sebbene non definitive, dovrebbero far sorgere qualche dubbio anche agli altri, anche perchè Harry non se ne sta zitto, ma mette a conoscenza più volte sia i suoi amici che gli insegnanti dei suoi dubbi. In un certo senso è come se l'autrice avesse voluto riscattare il suo protagonista dalla pessima decisione che gli aveva fatto prendere alla fine del precedente libro, di recarsi al Ministero per salvare Black, mettendo in pericolo tutti i suoi amici, se stesso e causando pure la morte del suo amato padrino. Se la volta precedente Harry aveva preso un grosso abbaglio (e avrebbe dovuto dare maggiormente retta ad Hermione, la voce della ragione) stavolta è lui quello che si fa venire i giusti sospetti, e trovo sorprendete che i suoi amici non si siano minimamente preoccupati anche loro dello strano comportamento di Malfoy.
Non mancano comunque neppure alcune scene romantiche, che probabilmente servono ad allentare un po' la tensione narrativa, portando avanti una sottotrama a cui la Rowling in effetti lavorava da un po', facendo scoccare la scintilla tra Harry e Ginny Weasley. Tali parentesi (non solo riguardanti Harry e Ginny) fortunatamente sono piuttosto ristrette e gli ultimi capitoli sono un vero e proprio susseguirsi di azione e adrenalina, capitoli dove tutto sembra crollare e sembra essere perduto, e in cui ci sarà un'altra sconvolgente morte e una terribile rivelazione.
Questo  sesto capitolo della saga di Harry Potter è un buon romanzo fantasy, che continua a affascinare i lettori grazie ad un universo magico e straordinario, governato da una serie di regole proprie, ma in grado di condividere l'esistenza anche con il mondo normale, che tutti noi conosciamo, aggiungendovi un tocco di magia e di bellezza. Una storia avvincente ricca di personaggi indimenticabili, e anche commovente, in cui finalmente scopriremo diverse retrospettive riguardo all'antagonista e verremo a conoscenza di un modo per sconfiggerlo definitivamente. 
Se già nei precedenti volumi la storia si era fatta sempre più cupa, anche qui non si scherza, presentando ai lettori un clima di tensione e paura, in cui non mancherà neppure stavolta una morte molto sentita. Consiglio quindi la lettura a partire dagli 11 anni (se lettori abbastanza forti e allenati, oltre che capaci di sopportare un certo carico emotivo), anche se l'età ideale per leggerlo sarebbe a partire dai 14 anni in su, per comprendere meglio la complessità dei vari personaggi e le difficoltà del protagonista.
 
Ecco tutti i titoli della saga:
  1. "Harry Potter e la Pietra filosofale" (1997-2015)
  2. "Harry Potter e la Camera dei Segreti" (1998-2016)
  3. "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban" (1999-2017)
  4. "Harry Potter e il Calice di Fuoco" (2000-2019)
  5. "Harry Potter e l'Ordine della Fenice" (2003-2022)
  6. "Harry Potter e il Principe Mezzosangue" (2005-2026)
  7. "Harry potter e i Doni della Morte" (2007-?) 
 

 Sopra: Le copertine dei libri della saga di Harry Potter inizialmente illustrata da Jim Kay (immagine in alto), poi sostituito da Levi Pinfold (libro in basso).
 
CONFRONTO CON IL FILM 
In generale il film risulta abbastanza godibile almeno da chi non ha letto il libro, ma persistono anche in questo sesto capitolo numerose differenze tra libro e film. Il problema è che, se alcune scene potevano effettivamente essere tagliate, altre invece erano piuttosto importanti. 
Tra i cambiamenti abbastanza importanti vediamo ad esempio eliminato l’incontro tra il Ministro della Magia e il Primo Ministro babbano. Nel libro Harry appare molto più ossessionato dallo scoprire cosa sta tramando Draco, tanto da chiedere agli elfi domestici di pedinarlo, peccato che però nei film successivi al secondo queste creatire magiche siano state completamente eliminate. Viene poi omesso il personaggio di Madama Rosberta, sostituita da Draco. Nel libro, solo alla fine Malfoy spiega il suo piano per far entrare i Mangiamorte a Hogwarts, mentre nel film gli spettatori intuiscono il piano di Malfoy tramite diverse scene.
I cambiamenti per me più importanti però sono quelli in cui sono stati tagliati molti degli incontri che Harry ha con Silente, durante i quali quest'ultimo gli spiega il passato di Voldemort, quando era ancora Tom Riddle, e della sua famiglia. Sono stati quindi eliminate scene che mostravano com'erano il nonno, lo zio e la madre di Riddle, quella dove Tom chiede di lavorare ad Hogwarts come insegnante, l'esperienza lavorativa di Tom con Dippet e di come abbia sottrattro la coppa di Tassofrasso ad una cliente di Dippet.
Nel film sono stati omessi anche diversi dettagli sul passato di Piton, nonchè i motivi della fiducia riposta in lui sia da Voldemort che da Silente.
Sono stati omessi anche i combattimenti tra i Mangiamorte e gli studenti di Hogwarts, nonchè il personaggio di Fenrir Greyback (un lupo mannaro che ama diffondere il morbo della licantropia, soprattutto ai bambini). 
In compenso si lascia più spazio alle storie d'amore adolescenziali, tanto che la scena dove Harry nasconde il diario è stata modificata per inserire anche Ginny, trasformandola in una sequenza romance: nel film infatti è Ginny, entrata con Harry nella stanza delle necessità, a nascondere il libro così che lui non sia tentato di andare a recuperarlo in seguito, e dopo si baciano pure (nel libro il loro primo bacio avveniva della sala comune dei Grifondoro). Nel film inoltre sono gli amici di Harry, e in particolare Ginny, a convincerlo a liberarsi del libro, mentre nel romanzo è Harry di sua spontanea volontà che cerca un nascondiglio per il libro, perchè non vuole che Piton lo trovi e glielo requisisca. Inoltre quando Harry si trova nella stanza delle necessità, per ricordarsi dove mette il libro, lo appoggia vicino a un busto di donna che porta in testa una parrucca e un diadema, particolare che si rivelerà poi molto importante nel settimo libro.
Nel film, rispetto al libro, Silente lancia un incantesimo su Harry impedendogli di muoversi o difenderlo, anche se Harry cerca di combattere contro di esso con tutte le sue forze, perchè vorrebbe proteggere il preside, mentre nel film lui è semplicemente rimasto lì, obbedendo a Silente, il che risulta però un comportamento fuori dal personaggio.
Il film comunque mantiene delle buone scene, tra cui ad esempio quella dove Silente e Harry si recano a cercare il professor Lumacorno, e la sua scena di trasformazione da poltrona a persona è molto ben riuscita, così come quella dove Silente e Harry vanno a recuperare l'Horcrux medaglione nella caverna mi è piaciuta. Per il resto però le scene importanti omesse sono veramente tante, ma nell'insieme l'opera riesce a reggersi in piedi con una sua coerenza e una sua spettacolarità, minando però quella del capitolo successivo e rimanendo comunque infarcita di piccole differenze che sarebbero delle vere e proprie incongruenze tra libro e film per quanto rigurda le regole del mondo magico: tipo il fatto che Silente si smaterializza all'interno di Hogwarts o che Harry usa la magia fuori dalla scuola. Rimane un peccato poi che abbiano eliminato così tante scene del passato di Voldemort.
 


Sopra: In alto la locandina del film, al centro Harry assieme al professor Lumacorno; in basso la Harry e Silente alla ricerca di un Horcrux.
 
Questo volume è stato edito nel 2026 dalla Bloomsbury Publishing Plc col titolo "Harry Potter and the Half-Blood Prince" ed è stato pubblicato  in italiano sempre nel 2026 dalla Salani. Il volume ha 432 pagine, la copertina rigida con sovracopertina, misura 27,3 cm d'altezza e 23,00 cm di lunghezza e costa 49,00 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

mercoledì 2 settembre 2026

OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA di Geronimo Stilton

"OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA" di Geronimo Stilton (pseudonimo, almeno un tempo, di Elisabetta Dami, mentre ora probabilmente composto da un team di autori fantasma) è appunto l'ottavo capitolo dedicato a Geronimo Stilton che deve salvare il Regno della Fantasia da qualche minaccia. 
Riguardo ai libri sul Regno della Fantasia avevo già dedicato un post qualche anno fa: "Nel Regno della Fantasia di Geornimo Stilton (tutta la saga)", ma questa volta volevo soffermarmi su un volume in particolare, che ho recuperato recentemente in un Mercatino dell'Usato, nel quale abbiamo come tematica quella del tempo.
 
  
Sopra: A sinistra la copertina della prima edizione, mentre a destra quella in formato flessibile con la nuova grafica. Continua la tradizione di rappresentare Geronimo in sella a qualche bestia, in questo caso un drago verde (il Drago del Tempo).

Nella vita reale Geronimo si trova un po' in difficoltà: tra una settimana deve dare alle stampe l'Ottavo volume sul Regno della Fantasia... peccato che non abbia scritto nemmeno una parola! Intanto, durante la festa di compleanno di zia Lippa Geronimo cade da una scala mentre stava appendendo uno striscione, e gli si rompe l'orologio che portava al polso. Si tratta di un orologio importante, in quanto glielo aveva regalato il nonno Torquato per il suo diciottesimo compleanno: "Io mi rialzai e lo rassicurai: - No, bocconcino di grana, va tutto BENE.
Fu allora però che mi acccorsi di una cosa: il mio orologio da polso si era RORRO!
Per mille formaggini stagionati, mi dispiaceva di averlo rotto! Tenevo molto a quell'orologio: era un regalo di nonno Torquato pwr il mio diciottesimo compleanno!
Avevo le lacrime agli OCCHI, ma il nonni mi battè una zampa sulla spalla e mi consigliò: - Nipote, non preoccuparti e ascoltami: portalo all Bottega delle Ore Incantate. 
Lì lavora il mio migliore amico, il famoso orologiaio Precisio Meccanicus. Ci penseà lui a ripararlo...
Poi mi strizzò l'occhio con aria misteriosa e mi sussurrò: - Vedrai, quella bottega ti piacerà, la troverai... interessante!" 
Geronimo si reca così da questo orologiaio amico di suo nonno, il quale tiene in negozio una bellissima e grandissima pianta di rose bianche rampicanti. Mentre sta aspettando che Precisio gli ripari l'orologio Geronimo si addormenta su una poltrona e ad un certo punto si sente chiamare: è Scribacchinus Scribacchiu, un suo amico di vecchia data del Regno della Fantasia! La voce proviene dall'alto della pianta di rose, che Geronimo scala fino a ritrovarsi nel Regno della Fantasia, dove appunto incontra Scribacchinus che lo porta dalla Regina Froridiana (dopo averlo prima accompagnato da altre due regine), la quale però ha un proble: è invecchiata!
"Lei sollevò il velo... i suoi CAPELLI erano candidi come la neve di tanti inverni che certo aveva vissuto, la sua carnagione era solcata da righe profonde e il suo viso aveva un'espressione stanca. [...]
Con voce sottile lei disse: -Cavaliere, io ci riconosco, ma ahimè, voi non mi riconoscete, Floridiana, Regina delle Fate, la Bella tra le Belle, Colei che Conosce Ciò che Nessuno può Conoscere, Custode del Regno della Fantasia è qui davanti a voi, ora. Ma quanto è diversa dalla regina che ricordate..." 
Una nuova minaccia incombe sul Regno della Fantasia: le lancette del segnatempo cronofantàsico, il magico orologio del paese del tempo, hanno iniziato a vorticare sempre più veloci, alterando lo scorrere del tempo dell'intero regno. Anche la Regina Floridiana sta invecchiando inesorabilmente, in quanto per lei il tempo ha cominciato a passare molto velocemente, troppo, e lei ha iniziato a invecchiare a una velocità vertiginosa, peccato che, secondo una delle leggi segrete del Regno della Fantasia: "Il Regno è protetto dalla Regina delle Fate e la vita della Regina avesse fine, il regno intero finirebbe con lei." Se la regina quindi dovesse morire di vecchiaia perirebbe con lei anche il Regno della Fantasia, e questo ovviamente non deve accadere. La vita della Regina è misurata dall'orologio incantato che si trova nel Paese del Tempo, per cui Geronimo deve recarsi là e capire cosa sta succedendo, riparando l'orologio in modo che il tempo ricominci a scorrere lentamente per Floridiana.
Geronimo parte quindi con la COMPAGNIA DEL TEMPO, formata da lui, da Scribacchinus Scribacchius, dalla principessina Bizzz (nipote della Regina delle Api), da dalla Regina dei Sangueverde e dal Cavaliere Solitario, un misterioso cavaliere fata che ha fatto voto di silenzio. 
Geronimo scoprirà che l'orologio è vittima di un malvagio incantesimo della strega Eclisse... Inizia così per Geronimo una vera e propria corsa contro il tempo, per salvare Floridiana e l'intero Regno della Fantasia!
 
Sopra:
 Le pagine che mostrano Geronimo arrivare nel Regno della Fantasia dopo aver scalato la pianta di rose rampicanti, dove si vede all'orizzione il castello della Regina delle Fate (che sa profumo di fata).
 
Sicuramente una delle caratteristiche che ha garantito un così grande successo a questa saga (ma anche dei libri di Stilton in generale) è la grafica, che è molto curata e piuttosto particolare, oltre che accattivante per dei bambini.
Intanto, prima di passare a parlare delle illustrazioni vi devo dire che nei libri di Stilton spesso anche le parole dei testi sono scritte con caratteri e grafiche particolari e in modo colorato: ad esempio le parole che reinviano alla paura o al freddo sono scritte in modo tremolante, magari in viola o in azzurro; ci sono frasi che si arricciano come una spirale, oppure che scendono a scatti come dei gradini; la parola "gigante" può essere scritta con un carattere più grande e più grosso oppure parole come "unicorno" o "fata" sono scritti in azzurro, magari con brillantini o piccole stelline attorno, con un carattere elegante, arricciato e un po' corsivo...
In mezzo ai testi poi compaiono spesso piccoli disegni collegati proprio al significato delle parole o a ciò che i testi stanno dicendo in un determinato punto, oppure compaiono piccoli riquadri con spiegazione e significato di determinati termini. Insomma anche la parte scritta in un certo senso diventa un po' "disegnata" e interattiva. In questo modo il lettore non si trova davanti a un noioso muro di lettere e parole tutte uguali, ma alcune sono già predisposte per attirare la sua attenzione, mentre i disegni lo aiutano ad indovinare o predire un significato.
Oltre alla grafica dei testi vi sono poi i disegni, che sono numerosissimi e di vario tipo, anche se accomunati sempre dal medesimo stile: ci sono quelli dedicati a presentare specifici personaggi, altre che sono delle mappe di luoghi, altri che mostrano dei portali, alcuni fanno parte di enciclopedie fantastiche, altri rapprsentano delle pergamene,  altri vogliono far vedere al lettore un certo ambiente, altri ancora illustrano avvenimenti descritti nei testi ....
Essi infatti sono opera di diverti artisti: Danilo Barozzi, Silvia Bigolin, Carla de Bernardi, oltre a Federico Brisco (per i disegni dell'appendice e Christian Aliprandi per il colore delle illustrazioni in appendice. L'art director è invece Roberta Bianchi, con l'assistenza artistica di Lara Martinelli, mentre la grafica è di Chiara Cebraro e Yuku Egusa.
Le illustrazioni comunque possono essere di tutti i generi e formati: a doppia pagina, a pagina intera, talvolta anche con pagine che si aprono diventando 4, in mezzo ai testi, di medie dimensioni o piccolissime. Esse sono realizzate con linee precise e tratti netti e ben definiti, tuttavia nell'insieme le immagini, specialmente se a pagina intera o doppia pagina (dove quindi compaiono anche gli sfondi) risultano molto dettagliate e ricche di particolari, anche se giunti a questo ottavo volume le immagini sono un po' più semplici e piatte rispetto all'inizio.
Tutte comunque risultano molto colorate, con colori spesso saturi, molto carichi, accesi, intensi, vivaci e brillanti, che colpiscono subito l'attenzione.
La parte grafica quindi risulta molto accattivante e finisce per far colpo sui giovani lettori (anche a me da piccola piaceva molto e, ancora adesso devo ammettere che nell'insieme risulta di un certo impatto). Certo, magari il discorso non varrà proprio per tutti, in quanto so di bambini (specialmente con dislessia) per i quali questo tipo di grafica risulta eccessiva, dispersiva e rende più complicata la fruizione dei testi. A me comunque non ha mai dato fastidio da piccola, anzi la trovavo affascinante e diversa dal solito, infatti non credo esistano altri libri che fanno un lavoro simile (parlando soprattutto a livello dei testi), o comunque non in modo così preponderante (forse, per alcune persone, anche troppo).
 




 
 
 
Sopra: Alcune pagine illustrate del libro, , dove troviamo diversi disegni a pagina intera o anche doppia pagina, ma anche in mezzo ai testi, testi che tra l'altro presentano parole scritte con font particolari.
 
"OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA" di Geronimo Stilton è un volume che ho trovato abbastanza deludente in quanto a tratti molto banale, anche rispetto ai suoi predecessori. 
In questa ottava avventura vediamo Geronimo avere a che fare con il TEMPO, in quanto deve contrastare l'invecchiamento della Regina delle Fate, Floridiana, la cui vita è a quanto pare legata alle lancette del Segnatempo Cronofantàsico, il magico orologio del Paese del Tempo, le quali hanno iniziato a vorticare sempre più veloci, mandando avanti gli anni della sovrana, la quale rischia di morire di vecchiaia e se lei dovesse perire sparirebbe anche il Regno della Fantasia. Tale concetto per cui la vita di una sovrana è legata all'esistenza stessa del mondo della fantasia è ripresa evidentemente da "La storia Infinita" di Ende, in cui l'esistenza del Regno di Fatàsia era legata a quella dell'Infanta Imperatrice.
Per salavare Floridiana quest'ultima invia Geronimo e altri 4 compagni nel Paese del Tempo, dove appunto si trova il Segnatempo Cronofantasico. Già qua iniziano ad esserci alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso: la faccenda della Compagnia del Tempo che deve recarsi nel Paese del Tempo in realtà non serve a nulla! Geronimo parte infatti assieme ad altri quattro compagni: Scribacchius, la principessina Bizzz (nipote della Regina delle Api), la Regina dei Sangueverde e il Cavaliere Solitario. Ebbene, giunti davanti al posto dove si può accedere al Paese del Tempo, al quale sono giunti portati da una carrozza magica, si scopre che solamente due persone per volta vi possono entrare. Ad andare in cerca del Segnatempo Cronofantasico quindi saranno solamente Geronimo e il Cavaliere Solitario. La presenza degli altri tre è quindi stata assolutamente INUTILE, tanto più che le due principesse non hanno fatto altro che bisticciare tra di loro per ore e ore rompendo le scatole agli altri passeggeri della carrozza. Esse inoltre non ricompariranno più per il resto della storia, quindi perchè introdurcele se non servono a niente? Secondo me lo hanno fatto solo per allungare il brodo, presentando subito due nuovi personaggi per destare l'attenzione dei lettori, per poi abbandonarli perchè non erano affatto necessari alla trama. L'inizio del viaggio comincia infatti con Scribacchinus che chiama Geronimo e si reca con lui prima dalla Regina delle Api (per prelevarne la nipote) e poi dalla Regina delle Rane, e tutti assieme si recano al castello di Floridiana per farsi affidare un'importante missione. La cosa è ridicola perchè, nel caso della principessina Bizzz (nipote della Regina delle Api) viene proprio detto che ella "sta per l'asciare l'alveare per una grande AVVENTURA in compagnia del Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura e del Cavaliere della Ninfa d'Argento!", quando in realtà lei (così come Scribacchinus e la Regina Sangue Verde) non compirà proprio nessuna missione! Verrà semplicemente accompagnata in carrozza fino alla soglia del Paese del Tempo per poi tornare indietro. 
C'è inoltre questa gag, che dovrebbe fare sorridere, in cui Geronimo è impaziente di rivedere Floridiana e ogni volta lui pensa che Scribacchiuns gliela stia facendo incontrare, mentre poi scopre che si tratta di un'altra regina. 
Il rapporto poi tra Geronimo nei confronti di Floridiana è estremamente sdolcinato, con lui che non fa che sosprirare e languire chiamando Floridiana "la regina del mio cuore". 
Alla fine quindi Geronimo entra nel Paese del Tempo assieme al Cavaliere Solitario, questo personaggio misterioso. Peccato che durante il viaggio in carrozza Scribacchinus inizi a parla a Geronimo del fatto che la Regin Floridiana ha un fratello, il principe Fortunato, che "nessuno sa dove sia, ma secondo la misteriosa Profezia dei Mille Cuori un giorno lui, assieme a una misteriosa creatura con una penna, quattro occhi, cento cervelli e mille cuori, salverà Floridiana". Ovviamente i lettori non ci metteranno nulla a fare 2 + 2 e capire che il principe Fortunato (di cui fatalità non si era mai sentito parlare prima) è il Cavaliere Solitario, mentre il tizio di cui parla la profezia è Geronimo, anche se almeno la descrizione del misterioso salvatore è carina, anche se comunque un po' banale. 
Per entrare nel Paese del Tempo bisogna passare dalla Porta del Coraggio, che solamente i puri di cuore possono attraversare. Nel libro ci sono infatti ben due prove che possono essere superate solo dai "puri di cuore", prove che sembrano fatte apposta per Geronimo, per sottolineare quanto lui sia buono e bravo. La prima prova è questa della porta del Coraggio, mentre la seconda è nell'ultima parte del libro. A Geronimo infatti serve la Spada di Cristallo, una spada magica per tagliare l'Ombromanto, un tessuto con cui la strega Eclisse vuole portare l'oscurità su tutto il Regno della Fantasia per poterlo conquistare. Si tratta ovviamente di una spada dagli enormi poteri (non ben specificati però, oltre al fatto che può tagliare l'Ombromanto), talmente grandi "che sarebbe pericoloso affidarla a chi è senza scrupoli", per cui la spada è custodita dal re Azul, che fortunatamente Geronimo conosce (grazie al suo Sesto viaggio nel Regno della Fantasia). La spada può essere conquistata solo da un puro di cuore e Geronimo per dimostrare di esserlo deve rispondere all'Indovinello della Melagrana Incantata. Peccato che l'Indovinello sia di una banalità disarmante, tanto da risultare sciocco perfino per un bambino: "Ordunque, se anche tu vuoi provare, la strada giusta devi trovare... RICCHEZZA, VANITà O VERITà? LA RISPOSTA A TE SOLA STA". Praticamente Geronimo deve scegliere tra tre strade: la via della Ricchezza (tutta d'oro), la Via della Vanità (foderata di specchi) e la VIA DELLA VERITà, che ha un terreno sconnesso e sembra la più faticosa da percorrere. CHISSà QUALE SARà MAI LA VIA GIUSTA se uno deve scegliere tra ricchezza, vanità e verità!? La cosa ridicola è che l'autore cerca anche di far dubitare Stilton facendolo meditare su quale strada scegliere, quando è palese che la strada giusta è una sola. E questo sarebbe il grande indovinello che nessuno ha mai risolto? Ma dai!
Tornando alla missione iniziale Geronimo giunge assieme al Cavaliere Solitario nel Castello del Tempo, dove  incontrano Cronometricus, il Mago del Tempo e tutta la sua corte, scoprendo che la colpa del mal funzionamento dell'orologio è un vento magico provocato dalle streghe. Qui il Cavaliere Solitario rivela la sua identità: egli infatti è (ma che sorpresa inaspettata!) Fortunato, il fratello di Floridiana. Viene detto che "molto tempo fa si era allontanato dal Paese del Tempo, dimora di Cronometricus" facendo voto di silenzio promettendo di "parlare di nuovo solo quando avrebbe rivisto il padre." Tutto molto interessante, se non che in realtà questo non spiega nulla, in quanto non viene detto il motivo per cui egli aveva deciso di allontanarsi dal Paese del Tempo né perchè abbia voluto fare questo voto. Durante il viaggio per giungere al castello non ci sono stati impedimenti per il Cavaliere, che ha infatti guidato Geronimo con sicurezza portandolo fin davanti al Mago del Tempo (che era anche felice di rivedere), per cui non si capisce come mai non sia tornato prima dal padre.
Comunque, dopo aver capito che il problema è un incantesimo delle streghe (che oltre a far girare l'orologio più velocemente priva pure il Mago del Tempo della memoria) ora la missione è quella di andare nel Regno delle Streghe per fermare l'incantesimo che causa il vento. E ora ci si aspetterebbe che Felice accompagni Geronimo nella missione, e che magari a loro si uniscano finalmente anche quegli altri tre che non sono venuti nel Paese del Tempo. E invece no! Tra l'altro mi ha fatto ridere il discorso di Solitario/Felice a Stilton, da perfetto scarica barile, come si suol dire: "- Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, dovete recarvi subito nel Regno delle Streghe e porre fine al Vento dell'Ovest! Solo così sarà salva la vita di Floridiana e del Regno della Fantasia! Ma, ahimè, dovete andarci da solo! Io non posso accompagnarvi, devo restare vicino a mio padre." Bella scusa che si è trovato il Cavaliere!, dato che il padre a quanto pare è stato solo senza di lui fino a quel momento senza problemi, avendo un'intera corte ad assisterlo, visto che poi la presenza del figlio comunque non cambia nulla, per cui non c'era veramente un valido motivo per non partire (anzi, dato che è a rischio la salute sia della sorella che del padre sarebbe dovuta essere sua premura partire il prima possibile in aiuto di Geronimo), il tutto sembra veramente solo un'enorme scusa! Cosa che palesemente è, dato che probabilmente l'autore voleva far compiere a Geronimo la missione da solo così da dare a lui tutta la gloria, e doveva trovare un modo di sbarazzarsi della presenza del cavaliere Solitario, così ha accampato una scusa che in realtà non regge. 
Geronimo viene portato nel Regno delle Streghe da il Drago del Tempo, il quale però funge da mera cavalcatura, con l'unico compito di portare il protagonista alla Torre della Paura, dove il topo si infiltrerà travestendosi da strega.
Tra l'altro le streghe stanno facendo tutto ciò perchè sono convinte che eliminando la Regina delle Fate loro potranno prendere il potere sul Regno della Fantasia e dominarne tutti i popoli. Quindi a quanto pare non sanno che invece il Regno della Fantasia sparirebbe assieme a Floridiana. In effetti tenere segreta questa legge (che all'inizio del libro ci è stata presenta come una delle "Leggi segrete del Regno della Fantasia") non è esattamente una mossa molto furba, e infatti non capisco perchè dovrebbero tenerla segreta. Tra l'altro, per fortuna che questo piano è stato ideato dalla Strega Eclisse, la quale ha il titolo di "la più sapiente" tra le sette sorelle streghe! Inoltre, pensandoci adesso, veniamo a conoscenza che Eclisse spia costantemente Floridiana da uno specchio magico per assicurarsi che stia invecchiando sempre più, quindi come faceva lei a non sapere della legge segreta del Regno della Fantasia? Mi viene da pensare che questo sia un altro buco di trama a cui l'autore ha preferito non pensare per andare avanti con la sua sceneggiatura.
Comunque la parte di Geronimo Stilton sotto copertura tra le streghe (dove viene nominato strega bibliotecaria, dato che è l'unico che sa leggere) devo dire che è quella più carina del libro, in quanto dona un minimo di tensione narrativa, visto che Geronimo corre il severo rischio di venire scoperto, ma nel frattempo deve scoprire un modo per rompere l'incantesimo che comanda i venti dirigendoli verso il Segnatempo Cronofantasico. In realtà anche nella Torre della Paura Geronimo riceverà un aiuto, da parte del sovrano dei Ragni Blu, il cui popolo è stato schiavizzato dalle streghe per tessere la Rete Invisibile (con cui imbrigliare i Mille Venti del regno delle Streghe) e poi l'Oscuromanto.
Con l'aiuto di Mario, il ragno blu, Geronimo annulla quindi tutti gli incantesimi di Eclisse, la regina delle streghe, salvando la vita di Floriana, ma scopre che la strega ha in mente anche un altro piano: quello di usare l'Oscuromanto per oscurare i cieli del Regno della Fantasia e poterlo conquistare. Qui c'è la parte dove Geronimo dimostra ancora una volta di essere il PREDESTINATO, il Cavaliere DAL CUORE PURO, l'unico in grado di entrare in possesso della potentissima Spada di Cristallo.
Ovviamente Geronimo si impossessa dell spada, rombe l'Ombromanto e salva il Regno della Fantasia, e tutti sono felici e contenti. E cosa fa Floridiana per ringraziare il suo amato Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura? Lo insignia col titolo di "Cavaliere della Pace", quindi per ringraziare il suo Cavaliere lo nomina... Cavaliere, di nuovo, anche se questa volta è cavaliere "della Pace", senza un reale motivo in realtà, visto che non c'era nessuna guerra in corso, anche se Floridiana dice che è perchè ha "difeso la Pace del nostro Regno".
Anche qui poi il testo non perde occasione per infilarci una parte didascalica e buonista, in cui sottolinea come la corona del cavaliere della Pace non sia di metalli preziosi ma di semplici rami d'ulivo: "Vi offro la corona più semplice, ma anche la più preziosa!
Io, commosso, mi posai la zampa destra sul cuore, perchè davvero quella era la corona più preziosa. Non d'oro e neanche d'argento, non adorna di diamanti, smeraldi o rubini.. ma di rami d'ulivo, l'albero che simboleggia la pace!" Sì ok, ma alla fine per aver salvato il Regno della Fantasia rischiando la vita (da solo) il protagonista si è beccato come premio una corona di rami di ulivo.
Segue poi altro momento scontato e didascalico con insegnamento moraleggiante, quando Geronimo chiede al Mago del Tempo, che ha recuperato la memoria, quale è il tesoro del Paese del Tempo "che tanti viaggiatori avevano cercato invano". Secondo voi QUALE POTRà MAI ESSERE IL TESORO DEL REGNO DEL TEMPO?! 
E sì, ovviamente la risposta è IL TEMPO, come esclama anche Geronimo come se avesse fatto chissà quale scoperta (fortuna che lui doveva essere la creature con 100 cervelli perchè intelligente!): "- Io lanciai un grido di sorpresa ed esclamai: - È il Tempo, il tesoro più prezioso!
Lui riprese: - Vedo che avete capito. Infatti, nulla è più prezioso del TEMPO, che fugge velocemente e instancabilmente, senza fermarsi mai, per niente e per nessuno. Niente infatti lo può arrestare... e nessuno lo può comprare." Già peccato che le fate (compreso quindi lui, il figlio e la Regina delle fate) ne sembrano immuni, dato che non invecchiano e non muoiono mai. Segue poi insegnamento (sempre didascalico) su come sia importante non sprecare il tempo, che bisogna usarlo in modo responsabile, che bisogna pensare alle cose che rimpiangiamo di avere o non avere fatto, che la risposta è solo dentro di noi, "in fondo al nostro cuore" ecc, ecc...
Poi Geronimo si risveglia nella poltrona nel negozio di orologi e torna a casa, dove finisce tutto (letteralmente) a baci e abbracci, dato che a casa trova i familiari che lo abbracciano "affettuosamente" e gli dicono che gli vogliono bene, col libro che termina con la frase "I nostri cuori erano colmi di amore e ci abbracciammo tutti insieme."
"OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA" è un libro piuttosto banale, con una storia che vuole essere incentrata sul tempo e la sua importanza, ma che in realtà centra la questione solo in parte e solo in modo didascalico. Sicuramente la storia si presenta ricca di personaggi e di avvenimenti avventurosi, ma i personaggi sono tutti poco o per nulla sviluppati e spesso gli avvenimenti accadono solo perchè sembra che debbano accadere, in certi casi anche in modo forzato. Diciamo che almeno la parte sulle avventure potrebbe essere trovata da un bambino carina, se non si sofferma più di tanto a pensare al come o al perchè alcune cose accadono. Le prove a cui spesso viene sottoposto Geronimo sono abbastanza semplici e banali, anche se l'autore cerca di far credere al lettore che il protagonista si stia impegnando e che sia di fronte a delle situazioni ardue. L'unica parte che ho trovato genuinamente avvincente è appunto quella con lui infiltrato tra le streghe per scoprire come annullarne la magia sul vento. 
Geronimo è sempre il solito personaggio che non evolve mai nel corso della storia: anche se fifone è pronto ad affrontare le proprie paure per proteggere i suoi amici (e la "Regina del suo cuore" Floridiana) poiché ha un cuore grande, generoso e puro. La principessina Bizzz e la regina Sangueverde, che compaiono pure nella lista iniziale di presentazione dei personaggi, sono le classiche sovrane antipatiche e viziate che si credono superiori perchè hanno un titolo, e non fanno assolutamente nulla, tanto che la loro presenza nella storia è completamente inutile e insensata. Il Cavaliere Solitario ha un'identità segreta che i lettori possono svelare nel giro di qualche pagina, sembra un personaggio interessante ma alla fine è tutto fumo e niente arrosto e l'unica sua funzione era quella di fare da guida al protagonista fino al Paese del Tempo, con un background appena accennato e che alla fine si rivela inutile in quanto non comunica nulla ai lettori (ci dicono che si è allontanato volontariamente dal Paese del Tempo e che ha fatto voto di silenzio ma non si sa perchè e come), per poi eclissarsi a metà della storia. Le streghe sono rappresentate come i classici stereotipi delle streghe: donne cattive, vecchi e brutte, con i nasi adunchi e  i bubboni, che puzzano e che fanno magie (l'unica di bella è la loro regina, che però poi torna a essere vecchia); mentre le fate sono delle creature alate belle, giovani, leggiadre, gentili, buone. Il popolo più originale è quello della corte del Paese del tempo, di cui vediamo diversi personaggi (anche perchè c'è una guida dedicata ad essi in fondo al libro), ma anche questi non sono ben approfonditi, dato che Geronimo rimane nella Castello del Tempo per pochissimo tempo.
Anche la parte avventurosa poi è rovinata da quei momenti didascalici ricchi di insegnamenti buonisti che l'autore (o la casa editrice) ama tanto inserire nei libri di Geronimo: bisogna farsi coraggio anche se si è paurosi e fare la cosa giusta, bisogna difendere i deboli dai soprusi dei più forti, bisogna scegliere la verità rispetto a ricchezza e vanità, il tempo è importante e non va sprecato, una corona di rami di ulivo vale di più di una di oro e gemme preziose, gli affetti familiari sono importanti, ...
Il problema è che tutti questi insegnamenti vengono spiegati e non mostrati, e anche quando vengono mostrati lo si fa in modo un po' forzato, senza che alla base ci sia una riflessione reale e profonda da parte dei personaggi. 
Una lettura adatta per la lettura autonoma a partire dai 7/8 anni, in quanto in realtà la storia è molto più breve di quanto sembri, in quanto arricchita da molti disegni e materiali extra (tutti molto illustrati). Ai bambini potrà piacere la parte più avventurosa e la varietà dei personaggi, anche se non so quanto potranno cogliere sui messaggi positivi che il libro comunque prova a trasmettere, la parte grafica sicuramente risulterà accattivante, grazie ai colori vivaci e saturi. Ci sono poi diversi rimandi a personaggi o situazione che Geronimo aveva conosciuto nei libri precedenti della saga, cosa che i bambini appassionati della serie potranno apprezzare. Come in ogni libro sul Regno della Fantasia ci sono anche una puzza e un profumo da annusare.
 
Questo volume è stato pubblicato nel 2012 dalla PIEMME, ha 392 pagine, una copertina rigida con sovracopertina (ma è uscita anche un'edizione in flessibile). Misura 19,5 cm d'altezza e 15 cm di lunghezza e costava 24 euro (l'edizione flessibile costa invece 14,90 €).
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

venerdì 28 agosto 2026

La storia infinita di Michael Ende

"La storia infinita" scritto da Michael Ende è un moderno romanzo di formazione, storia di un’anima, indimenticabile avventura, ma anche lungo viaggio nell’immaginario e itinerario nell’arte e nella mitologia. Uno dei grandi libri per tutti del nostro tempo che ha conquistato, avvinto e incantato generazioni di lettori.
Tradotto in più di quaranta lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi. La prima edizione in italiano risale al 1981, a cura della Longanesi. 
Nel 1984 dal libro è stato trato anche un film che ha riscosso un notevole successo, sebben l'autore lo odiasse perchè troppo differente rispetto al libro (ma di questo parlerò dopo).  

    
Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione che ho letto io, edita da Longanesi nel 2018, al centro un'edizione più recente (in bianco e nero) del 2025 della TEA; mentre a destra un'edizione in copertina flessibile edita Salanai nel 2017.
 
Bastiano Baldassarre Bucci è un ragazzino goffo, grassoccio, soprattutto molto solo. E ha una grande passione: leggere.
In un giorno di pioggia, inseguito dai compagni che si fanno beffe di lui, si rifugia in una vecchia libreria dove trova un volume intitolato "La storia infinita". 
"D'improvviso la porta venne spalancata con tanta vuolenza che un piccolo grappolo do cmpanellini dìottone sospseso sul battente cominciò a tintinnare tutto eccitato e ci volle un bel po' prima che si rimettesse tranquillo.
Causa di quello scompiglio era un ragazzino piccolo e grassoccio, do forse dieci, undici anni. I capelli scuri gli ricadevano bagnati sul viso, il cappotto era molle di pioggia e tutto gocciolante; sul fianco, pendente da una cinghia tracolla, prtava una cartella di scuola. [...]
Il ragazzo ubbidì e chiuse piano la porta. Poi si accostò alla parete di libri e gettò cauto un'occhiatina oltre l'angolo: lì, in una grande poltrona di cuoio consunto, con lo schienale alto e orecchiusto, stava seduto un ometto grosso e tarchiato. Indossava un vestito nero tutto spiegazzato che aveva l'aria di essere molto molto vecchio e piuttosto polveroso. La èancia era tenuta su da un panciotto a fiori. L'uomo aveva una bella pelata, solo sopra le orecchie si drizzavano vero l'alto due cescpuglietti di capelli bianchi. Aveva una facci arrossata che fabceva pensare al muso di un bulldog incattivito. Sul grande naso a patata troneggiavano gli occhiali cerchiati d'oro. Una gran pipa ricurva gli pendeva all'angolo della bocca che ricadeva tutta storta da una parte. Sulle ginocchia teneva un libro che evidentemente stava leggendo, perchè, richiudendolo di colpo, aveva lasciato tra le pagine l'indice grasso della mano sinistra, come segnalibro, per così dire. [...]
Bastiano si rese conto d'un tratto che in tutto quel tempo aveva tenuto lo sguardo continuamente fisso sul libro che il signor Coriandoli aveva avuto in mano prima, quando sedeva in poltrona. Non riusciva a staccarne gli occhi. Era come sa quel libro emanasse qualche straordinaria forza magnetica che lo attirava irresistibilmente.
Si avvicinò alla poltrona, allungò lentamente la mano, toccò il libro, e in quello stesso istante qualcosa dentro di lui fece <<clic>> come se una trappola si fosse serrata. Bastano ebbe l'oscura sensazione che con quel breve contatto avesse avuto inizio qualcosa di irrevocabile, che ora avrebbe proseguito il suo corso.
Sollevò il libro e lo osservò da tutte le parti. La copertina era di seta color rubino cupo e luccicava mentre la rigirava di qua e di là. Sfogliandolo fuggevolmente vide che i fogli erano stampati in due colori diversi. Illustrazioni pareva non ce ne fossero, ma in compenso vie rano meravigliosi capilettera figurati. 
Quando tornò ad osservare la copertina, ci scoprì due serpenti, uno scuro e l'altro chiaro, che si mordevano la coda, formando così un ovale. E in questo ovale c'era il titolo, in strani caratteri: LA STORIA INFINITA."
L’attrazione per quel libro è tale che Bastiano lo ruba e ci si immerge letteralmente.
Il libro tratta del Regno di Fantàsia, la cui sovrana, l'Infanta Imperatrice, è afflitta da un male sconosciuto e corre il rischio di morire. Col peggiorare del suo male anche Fantàsia sembra condannata alla rovina, perché un'entità informe chiamata Nulla ha cominciato a espandersi nel regno, inghiottendo intere regioni e facendole sparire del tutto.  
Il coprotagonista è Atreiu, un coraggioso fanciullo che viene incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al problema di Fantàsia. 
Man mano che prosegue nella lettura Bastiano scopre che proprio lui non è solo spettatore delle meravigliose avventure che vi sono narrate, ma ne è anche protagonista, leggendo il libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova infatti progressivamente coinvolto negli eventi del racconto. Diventando anche lui parte di Fantàsia, chiamato a salvare i destini del mondo incantato di Fantàsia, con le sue mitiche creature e le sue città sospese.  Diventato anche lui parte di Fantàsia, Bastiano aiuta Atreiu nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.  
 
Sopra:  Le pagine del primo capitolo, dove si iniziano a narrare le vicende di Fantàsia, infatti i testi sono di colore verde. A sinistra, prima dell'inizio del capitolo, si può anche vedere la prima lettera Capilettera tutta decorata.
 
Uma cosa interessante di questo romanzo è che non contiene delle vere e proprie illustrazioni, non perlomeno disegni che ritraggono scene, personaggi o ambienti descritti nel libro, come ci si aspetterebbe. Delle illustrazioni ci sono, ma riguardano i capilettera, cioè le lettere iniziali di ogni capitolo. 
Ciò corrisponde anche a quanto scritto nel testo, riguardo a come era fatto l'interno del volume di "La storia Infinita", poiché quando Bastiano prende il libro e lo esamina meglio si accorge che: "Sfogliandolo fuggevolmente vide che i fogli erano stampati in due colori diversi. Illustrazioni pareva non ce ne fossero, ma in compenso vie rano meravigliosi capilettera figurati." 
Il volume inoltre è suddiviso in 26 capitoli, che iniziano con altrettante lettere dell'alfabeto tedesco, in ordine alfabetico dalla "A" alla "Z". Essi, oltre a essere numerati in cifre romane e avere un titolo, sono anche contrassegnati da un capolettera che ricorda le miniature medievali. In una lettera a una sua lettrice, Ende rivelò che le illustrazioni di Roswitha Quadflieg erano molto diverse dall'immagine che aveva in testa, ma che il risultato finale gli appariva comunque gradevole. In un'altra lettera, invece, l'editore Hansjörg Weitbrecht ringraziò l'artista per il suo lavoro, che, secondo lui, contribuì grandemente al successo del libro.
Nell'edizione italiana invece vedo che i capilettera sono stati realizzati da Antonio Basoli, ma l'ordine alfabetico dei capilettera è stato mantenuto: da quando bastiano inizia a leggere il libro di "La storia Infinita" ci sono 26 capitoli ciascuno dei quali inizia con un'illustrazione di un capilettera, i quali vanno in ordine alfabetico dalla  A alla Z anche nell'edizione italiana.
Come dicevo all'inizio i disegni non rappresentano scene o personaggi, ma mostrano appunto delle lettere, una per ogni disegno, le quali però sono state rappresentate con una grandezza di circa metà pagina e in modo estremamente dettagliato  e ricco di elementi, soprattutto paesaggistici. L'artista sembra aver scelto delle strutture architettoniche per abbellire queste lettere, che vengono come rappresentate mentre spiccano su edifici di grandi proporzioni, alcuni dei quali rappresentano effettivamente edifici che vengono menzionati all'interno della storia (tipo la "Torre d'Avorio" dell'Infanta Imperatrice), si tratta comunque di architetture per la maggior parte impossibili, inserite in paesaggi onirici.
Per la B abbiamo ad esempio una sorta di tempio azteco (circondato dai fulmini)  a più piani rettangolari ognuno leggermente più piccolo del precedente, su cui sono incide figure di animali o di uomini che sembrano svolgere attività quotidiane, mentre sullo sfondo si intravedono altri imponenti costruzioni, tra cui una piramide. Per la lettera H troviamo una sorta di muraglia con delle torri di vedetta poste ai lati di una porta che sembra essere l'ingresso principale alla città che si trova all'interno di queste mura, una città con una grande cupola centrale e altri torri di vedetta, oltre ad altri elementi orientali o islamici, con archi a cuspide e finestre bifore. Anche in questa immagine vediamo comparire delle persone (quelli che sembrano dei soldati di guardia alla porta), che però sono estremamente piccole rispetto all'imponente struttura architettonica, tanto da non poterne distinguere i volti. Per la lettera G non troviamo un edificio ma un'imbarcazione, una ave a remi con forti richiami alle galee romane e alle triremi greche. Nave che però ha come polena un toro con un copricapo a forma di cerchio e sembra essere dotata di una sola vela ma decentrata rispetto alla barca. Anche in questa immagine ci sono delle persone, in questo caso dei soldati vestiti con armature romane che sembrano intenti a manovrare la barca.
Essendo il libro stampato in due colori (rosso per narrare le vicende del mondo reale e verde per quelle ambientate in Fantàsia) anche questi capilettera sono di due colori diversi, i quali semplicemente si alternano di capitolo in capitolo. Iniziamo quindi con la lettera A verde, poi la B rossa, la C nuovamente verde, la D rossa e così via fino ad arrivare alla Z. 
E' un peccato che nel libro non compaiano ulteriori illustrazioni, in quanto non mi sarebbe dispiaciuto sapere con più precisione l'aspetto di molte delle creature bizzarre ed originali di cui l'autore parla, ma forse la cosa è stata voluta proprio per spingere così il lettore a immaginarsele da sé, anziché fare affidamento su un qualcosa di già dato, facendo lavorare la propria immaginazione. 
 
  

   
Sopra: Le pagine iniziali dei capitoli due, undici, otto e sette, le quali iniziano con l'illustrazione del capilettera (tutti posti in ordine alfabetico), riccamente decorato e dal colore rosso o verde.
 
"La storia infinita" di Michael Ende è un bel romanzo molto interessante, che propone ai lettori diversi livelli di lettura, più o meno profondi che quindi permette loro di poter essere letto anche a diverse età, cogliendo di volta in volta significati differenti. 
Tutto ha inizio però con il protagonista, Bastiano, che entra in una libreria per sfuggire alle attenzioni indesiderate di alcuni bulletti della sua scuola, che lo prendono in giro. Dentro a questa libreria trova un libraio un po' scorbutico, che sta leggendo un libro molto particolare e che si intitola: "La storia infinita". Essendo Bastiano un gran lettore egli decide di rubare il libro al libraio, approfittando di un momento di distrazione di quest'ultimo, spinto dall'irresistibile desiderio di leggere proprio quel romanzo. 
Iniziano così ad alternarsi due vicende, destinate successivamente a fondersi: la storia di Bastiano, il lettore, e quella che si svolge nel regno di Fantàsia, che vede come protagonista iniziale Atreiu, il quale è stato incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare un modo per poter salvare il regno di Fantàsia dal Nulla, cioè dallo scomparire.
La storia è ricca di vicende avventurose, ma anche di momenti di riflessione, oltre che di personaggi molto particolari e indimenticabili tra cui: i messaggeri (Piornakzak, Blubb, Ukuk e Wuswusul) provenienti dai vari mondi che viaggiano per parlare con l'Infanta Imperatrice; Morla, una gigantesca e vecchissima tartaruga che sembra ormai rassegnata al destino; Ygramul, le Molte, uno sciame di migliaia di insetti simili a calabroni, che operano come una sola creatura; Uyulala, una creatura fatta di suono;  Maya, detta "la Principessa delle Tenebre", è la regina del Paese della Mala Genìa; Graogramàn, il cui nome significa "la Morte Multicolore", è un grande leone signore del deserto di Goab; Xayde, una strega malvagia che si unisce a Bastiano; Donna Aiuola; ecc...
Il protagonista del romanzo, invece, è Bastiano Baldassare Bucci (nell'originale tedesco Bastian Balthasar Bux) è un personaggio complesso e sfaccettato, e sicuramente nelle quasi cinquecento pagine della storia l'autore ha avuto un certo tempo per svilupparlo per bene, sebbene all'inizio l'eroe del mondo di Fantàsia non sia lui ma Atreiu.
Lo conosciamo come un ragazzino di 10/11 anni piccolo e grassoccio, il quale non sembra possedere nessuna caratteristica peculiare o positiva: fisicamente non è attraente, non è bravo in nessuno sport, anzi, si muove poco, non è neppure bravo a scuola, dove è stato bocciato, non sembra particolarmente intelligente, non sembra coraggioso, viene preso in giro da dei bulletti da cui non può fare altro che scappare. E' un ragazzino permaloso, a volte piagnucoloso, molto insicuro e, il suo vero problema, è che non si accetta per come è, ma allo stesso tempo non fa nulla per cercare di cambiarsi o migliorarsi. Bastiano inoltre è orfano di madre e ha problemi con il padre, dal quale si sente trascurato, poiché da quando la madre è morta sembra che intorno a lui si fosse "levato come un muro invisibile che nessuno poteva valicare." L'unica caratteristica positiva che sembra avere è che ama leggere, ma non tutti i libri, solo quelli "emozionanti o divertenti, o che facevano sognare", oltre al fatto di essere dotato di una grande immaginazione: "forse era l'unica cosa che sapeva fare davvero molto bene: immaginare le cose con tanta chiarezza che quasi le vedeva e le sentiva." Proprio quello che ci vuole quindi per poter salvare il regno di Fantàsia, nonostante Bastiano esiti quando viene chiamato dall'Infanta imperatrice che lo implora di salvarla venendo a Fantàsia. 
Dopo una buona metà del romanzo vediamo però il carattere del protagonista mutare radicalmente, poiché il potere (datogli dal possedere l'Auryn) sembra iniziare a dargli alla testa, trasformandolo praticamente in un nuovo antagonista. L'idea del protagonista che poi diventa antagonista è molto interessante, anche perchè Bastiano passa dal dover essere l'eroe della storia, nonché personaggio piuttosto innocuo, a una sorta di tiranno prepotente che vuole avere sempre ragione e che spadroneggia su tutto e tutti, senza dare mai ascolto a nessuno, diventando veramente antipatico e privo di empatia. E quindi come se l'autore avesse voluto mostrare ai lettori (quindi probabili altri ragazzini dell'età di Bastiano) come il potere possa avere degli effetti negativi sulla personalità di una persona, facendone emergere i tratti peggiori, mettendo in guardia gli stessi lettori.
Poi c'è Atreiu è un bambino Pelleverde di circa 10 anni; come tutti i membri del suo popolo, vive in una tenda, ha carnagione olivastra, occhi scuri che vedono fino all'orizzonte e capelli nero-azzurri corvini, che porta raccolti con strisce di cuoio in un ciuffo dietro la nuca. Le sue guance e la fronte sono dipinte di bianco con dei semplici ornamenti.  Atreiu è l'alter ego di Bastiano (e dei lettori) nella prima prima parte di "La storia infinita", in quanto è l'eroe che l'Infanta Imperatrice investe del ruolo di salvatore di Fantàsia.
Ha un carattere fiero, ma non orgoglioso; dimostra grande coraggio, tenacia e generosità, tutte caratteristiche tipiche dei Pelleverde. È responsabile ed è l'immagine dell'amico fedele, che dà buoni consigli e che sa sempre cosa fare. È molto intelligente e ragiona già come un adulto.  Atreiu è l'eroe perfetto, il cavaliere senza macchia e senza paura, anche se a volte dimostra di avere effettivamente paura, soprattutto timore di non portare a termine la sua impresa, rischiando così la distruzione di Fantàsia, il che lo rende ancora più nobile d'animo. Anche perché nonostante i timori e le insicurezze durante il viaggio egli non si arrende mai, fino ad incontrare Bastiano e a diventarne un amico sincero e fedele, anche se Bastiano non ricambierà l'amicizia in modo altrettanto sinceramente, mettendo ben in chiaro di volersi sentire migliore di Atreiu. Quest'ultimo comunque non gli volterà mai le spalle, dimostrandosi nei confronti del protagonista per i miei gusti anche un po' troppo buono e generoso.
Molto interessante la figura dell'Infanta Imperatrice, la quale più che una vera e proprio sovrana è una sorta di entità divina, al di sopra di tutti, la quale non interviene mai nel dirigere le questioni del regno, ma contribuisce a mantenere l'ordine solo con la sua presenza, e tutti la rispettano e nessuno si sognerebbe di attaccarla o farle del male, l'unica cosa che ella teme è appunto il Nulla: "Non governava, non aveva mai fatto uso di violenza e neppure del proprio potere, non dava ordini e non giudicava nessuno, non aggrediva nessuno e non doveva difendersi da nessun aggressore, perchè a nessuno sarebbe mai venuto in mente di levare la mano contro di lei o, peggio ancora, di farle qualcosa di male. Davanti a lei tutti i suoi sudditi erano uguali. Lei era semplicemente lì, ma lo era in maniera del tutto speciale: era il punto focale, il centro di tutta la vita nel Regno di Fantàsia. E ogni creature [...] tutti, tutti esistevano solo in grazia della sua esistenza. Senza di lei nulla poteva esistere, così come un corpo umano non può vivere se non ha il cuore." Infatti, cime doce l'antica tartaruga Moira: "Lei non vive nel tempo, ma nei nomi. Ogni tanto ha bisogno di un nome nuovo. Sicuro, ha sempre bisogno di nomi nuovi." 
Fùcur è un Drago della Fortuna, una creatura saggia, ottimista, dignitosa e amichevole; descritto come una creatura dal corpo bianco e sinuoso,  di aspetto intermedio tra un leone e un drago (privo di ali). Viene salvato da Atreiu dopo che quest'ultimo lo aveva visto intrappolato nella ragnatela di Ygramul, così ne diventa amico e in seguito aiuterà spesso anche Bastiano.
Tra i personaggi importanti, oltre all'antagonista principale (il Nulla) che però è più un'entità astratta, vi è anche un secondo antagonista: Mork, un lupo mannaro, che si mette sulle tracce di Atreiu quando questi inizia il suo viaggio, con lo scopo di ucciderlo e impedirgli di salvare Fantàsia. Mork è motivato da invidia e rancore; avendo vissuto una vita solitaria, senza un mondo da chiamare casa, egli infatti è un Senza-Mondo, che non avendo una sostanza può andare e venire dal mondo sia di Fantàsia che a quello degli umani: egli infatti, essendo un lupo mannaro, nel mondo degli umani ha l'aspetto di un un uomo, mentre a Fantàsia da lupo mannaro. Mork rappresenterebbe il nichilismo, cioè un atteggiamento genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo (atteggiamento che ha in comune anche con Morla), sebbene di tipo manipolativo, in quanto estremamente razionale, astuto e subdolo.
L'autore è sicuramente riuscito a tratteggiare dei personaggi spesso complessi, i quali spesso dimostrano di essere più di quello che sembrano, e anche quelli menzionati per non molto tempo tendono comunque a rimanere impressi nella memoria dei lettori, avendo ciascuno delle caratteristiche peculiari e uniche, come tutte le creature che abitano a Fantàsia. 
Anche il regno di Fantàsia è molto interessante per come viene rappresentato e a volte spiegato dall'autore: prima di tutto è un universo regolato da leggi molto diverse da quelle che valgono per il mondo reale. Ad esempio, non ha alcun confine: il regno di Fantàsia si estende in modo illimitato in ogni direzione; inoltre, i vari luoghi di Fantàsia non hanno un posto fisso: la loro "vicinanza" o "lontananza" dipende dalla volontà del singolo di raggiungere un determinato posto. Anche la geografia di Fantàsia è peculiare, e ricca di tanti luoghi magici e fantastici come: la Torre d'Avorio, dove dimora l'Infanta Imperatrice; il Bosco Frusciante; le Paludi della Tristezza;  la Casa che Muta; Amarganta, una città che si trova al centro di un lago dalle acque corrosive, composta da numerose imbarcazioni fatte di un tipo particolare di argento, sulle quali sono costruiti edifici dello stesso materiale; il Castello di Horok, la Mano che vede, una costruzione a forma di mano,  dimora della maga malvagia Xayde; la Città degli Imperatori, composta da edifici costruiti e disposti contro ogni principio logico; Goab, il Deserto Colorato, un deserto estesissimo che si genera quando, allo spuntar del sole, tutte le piante e le forme vegetali di Perelun, il Bosco Notturno, muoiono; Minroud, la Miniera delle Immagini, una miniera situata in un luogo freddo e nevoso dove si estraggono le immagini dimenticate dagli uomini; ecc...
Così come lo spazio, anche il tempo è del tutto relativo. E' poi un regno in cui esiste un'Imperatrice, la cui carica è però del tutto simbolica, dato che non esercita in alcun modo il suo potere; più che una sovrana è una dea, che incarna l'innocenza fanciullesca e che permette a Fantàsia di esistere. 
All'interno dell'opera vengono infatti trattate anche tematiche importanti: ad esempio le Paludi della Tristezza rappresentano in un certo senso la depressione; Mork rappresenta il nichilismo; Donna Aiuola è l'incarnazione della maternità e della natura come forza generatrice (e genitrice). Vi è poi il discorso legato alla fantasia, uno dei temi fondanti de La storia infinita; per Ende la fantasia è un'attività vera e propria della mente. Grazie a essa, il genere umano è in grado di creare, modificare, plasmare la realtà, costruendole un passato e un futuro. E questo potere creativo, dovuto all'attività immaginativa, è molto simile alla creazione divina, rientrando nelle qualità concesse da Dio all'uomo che lo rendono simile a esso. La differenza, sostanziale, è che alla fantasia di Ende tutto è concesso, nel bene e nel male. Vi è quindi una forte critica al materialismo, tuttavia l'autore sembra anche mettere in guardia i lettori dal fatto che non si può vivere solo nel mondo della fantasia, e che questo è pericoloso in quanto potrebbe portare alla perdita di se stessi, per cui ogni tanto è bene anche ritornare al mondo reale.
Altra questione importante è legata ai nomi, in quanto dare un nome viene visto come un vero e proprio atto che dà inizio alla creazione: ogni cosa a Fantàsia inizia ad avere una propria storia dal momento in cui le viene dato un nome. Senza di esso ogni cosa semplicemente esiste, ma non ha uno scopo, un ruolo, una funzione perché è priva d'identità. La stessa Infante Imperatrice per poter continuare ad esistere ha bisogno di un nuovo nome ("E sì che di nomi lei ne ha avuti tanti. Ma sono stati tutti dimenticati. E' tutto passato, finito per sempre. Guarda un po'. Ha soltanto bisogno di un nome nuovo, l'Infanta Imperatrice, e subito tornerà a stare bene.").
I nomi sono quindi collegati a un'identità, così come lo sono i desideri, le singole essenziali tappe di un percorso che conduce a uno "scopo fondamentale", la propria identità, ciò che si è se si vuole veramente; in questo senso va interpretata la frase "Fa' ciò che vuoi" incisa sull'Auryn. Per desiderare qualcosa è quindi necessario conoscere sé stessi, trovare la propria vera volontà e identità. Esprimere continuamente desideri in Fantàsia ha però delle conseguenze, legate alla perdita dei ricordi e, senza ricordi, qualunque desiderio è impossibile e la mente si svuota completamente. Questo almeno per quanto riguarda Bastiano, mentre il personaggio di Atreiu, quando si ritrova privo di ricordi, sembra trovare le proprie risposte proprio perdendo se stesso, per poi ritrovarsi, diventando più consapevole.
In Fantàsia i desideri sembrano quindi fortemente collegati ai ricordi, poiché la fantasia viene vista come la capacità di creare esprimendo dei desideri. Nel romanzo i ricordi e la fantasia sono strettamente collegati: gli uni non sono possibili senza l'altra, e viceversa, poiché "chi non ha più un passato non ha neppure un avvenire" e chi non può più cambiare se stesso (grazie ai ricordi del proprio passato) non può modificare neppure il proprio avvenire. I desideri, il futuro (ciò che potrebbe essere) hanno quindi bisogno dei ricordi (il passato, ciò che è stato) per realizzarsi, in quanto è da questi ultimi che sono sorretti.
Viene anche affrontata la questione della morte. Già all'inizio del romanzo ci viene detto che la mamma di Bastiano, ad esempio, è morta, a causa di qualche malattia, e che da allora il padre di Bastiano non è più stato lo stesso. In realtà sia il padre che Bastiano probabilmente non hanno mai accettato pienamente la perdita della moglie/madre e quindi non sono ancora riusciti a superarla. La questione della morte viene poi ripresa quando Bastiano incontra Graugraman, un grande leone signore del deserto di Goab, nonché la creatura più terribile di Fantàsia (nata dal desiderio di Bastiano di vivere una grande avventura), poiché dovunque vada porta il deserto, e nessuno può sopravvivere in sua presenza. Graugraman tuttavia soffre di uno strano destino: alla fine di ogni giornata egli muore, trasformandosi in una statua, per poi rinascere il giorno dopo. Egli chiede a Bastiano come mai debba subire tale sorte, e il ragazzino gli spiega che Perelum, la giungla di luce, rinasce ogni sera appena il leone muore, in quanto essa "<<può esistere soltanto fintanto che tu sia pietrificato. Ma Perelum divorerebbe ogni cosa e alla fine soffocherebbe anche se stesso, se non dovesse esso pure morire e ridursi in polvere ogni volta che tu ti svegli. Tu Graugraman e Perelum siete una cosa cosa.>> 
Graugraman restò a lungo in silenzio.
<<Signore>>, disse infine, <<ora capisco che la mia morte è portatrice di vita e la mia vita portatrice di morte e che entrambe le cose sono giuste. Adesso comprendo finalmente il senso della mia esistenza. Ti ringrazio>>."
Graugraman e Perelum sono appunto due facce della stessa medaglia, due opposti che si completano e che non potrebbero esistere uno senza l'altro, proprio come la vita e la morte, la luce e il buio, il giorno e la notte, il bene e il male. Ende quindi interpreta la morte con come una perdita definitiva, ma come una perdita temporanea che permetterà a qualcos'altro di nascere, in un ciclo infinito. In effetti l'entità che minaccia Fantàsia non è la Morte, ma bensì il Nulla, qualcosa che porta distruzione e annullamento, ma senza nessuna rinascita. Ende quindi concepisce l'idea della Morte come qualcosa che fa parte della vita, il lato opposto della medaglia, e che come tale va accettata, in quanto senza una non ci potrebbe essere l'altra. 
Altro concetto espresso nel romanzo è quello di infinito, aggettivo che tra l'altro compare pure nel titolo, in quanto poiché il Regno di Fantásia non ha confini né nello spazio né nel tempo, la sua storia non ha mai fine. Tuttavia, le singole storie dei suoi personaggi, dei suoi luoghi, dei suoi oggetti, devono essere concluse perché l'ordine di Fantàsia non sia scardinato. Dato che però in Fantàsia continuano a nascere nuovi personaggi ci saranno sempre nuove storie da raccontare, e lo stesso evento di dover dare un nome all'Infanta Imperatrice sembra un evento ciclico, che si verifica ogni tot di tempo, all'infinito, tanto che Bastiano scopre di non essere stato il primo, e non sarà nemmeno l'ultimo, umano che ha visitato Fantàsia. Forse anche in questo la "storia infinita" è appunto infinita, in quanto destinata a ripetersi ancora e ancora, senza fine. Una cosa che poi mi ha colpito all'interno della storia è che in certi casi troviamo una frase particolare e ben precisa: "Ma questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare un'altra volta". Per quanto inizialmente trovassi la presenza di questa frase un po' frustrante, in quanto sembrava aprire storie spin-off destinate a rimanere irrisolte, poi ho pensato che questa frase potrebbe essere anche un invito dell'autore nei confronti dei propri lettori a inventare loro stessi una storia per quei personaggi a cui la frase si riferisce. 
Tale frase viene ripetuta nel romanzo 11 volte: riguardo ai quattro messaggeri iniziali che finiscono per fare amicizia tra di loro; al vecchio Cairone, dopo che è venuto ad avvertire Atreiu del suo compito; ad Enghivuc, l'omino che per quasi tutta la sua vita ha cercato di risolvere l'enigma dell'Oracolo Meridionale, e che in seguito è comunque diventato famoso ma per altri motivi; al ritorno da Graugraman; al cavaliere Inrico che non ha più voluto sposare la principessa Oglamàr; alla storia del figlio di Iaia; alla separazione dei tre Grandi Meditanti che crearono ciascuno un proprio monastero; i resoconti di coloro che parteciparono alla battaglia della Torre d'Avorio; alla spada Sikanda, che attende di essere nuovamente trovata e impugnata; a Icrione, Isbaldo e Idorno, che intraprendono, ognuno per conto proprio, un viaggio per cercare Bastiano; e infine la storia di coloro che conosceranno la strada per Fantàsia.
Con tutte queste storie ancora da narrare in effetti il romanzo di Ende si può veramente definire una storia infinita. Inoltre ho scoperto che pure lo stesso autore fece fatica a terminare la storia, infatti Ende si rese conto che più vi lavorava e più la trattazione acquistava spessore e grandezza, tanto che la data di uscita dovette essere posticipata. Ende dovette perfin comunicare al suo editore che il protagonista Bastiano si rifiutava categoricamente di lasciare Fantàsia e che non gli rimaneva dunque altra possibilità che seguire il suo personaggio nel prosieguo delle sue avventure. Ende ci mise ben tre anni a completare la storia, non riuscendo a sciogliere l'ultimo nodo narrativo: come far tornare a casa Bastiano, una questione che a quanto pare tenne a lungo impegnato l'autore, finché egli non riuscì a trovare una soluzione. Come ho detto però questo portò a un ritardo nella pubblicazione dell'opera facendola slittare di ben due anni, a pensarci bene il romanzo stava per diventare una storia infinita anche per lo stesso autore!
Da un lato mi dispiace che l'autore non abbia scritto degli spin-off di "La Storia Infinita", narrando appunto di tutte queste (o almeno di alcune) di queste storie lasciate in qualche modo in sospeso, ma pensandoci forse da un lato ha avuto paura di rimanere in un certo senso incastrato in questa storia, e dall'altro forse questi volevano essere degli spunti, delle strizzate d'occhio, per i propri lettori, invitandoli a continuare loro queste vicende.
"La storia infinita" è quindi un testo complesso nel senso che è stratificato su più livelli di lettura, dove dentro ci si può trovare molte cose: una storia metanarrativa, filosofia, morale, etica, simbologia, problemi esistenziali, avventura, fantasia ...
Una vicenda che trovo adatta alla lettura a partire dai 10 anni, ma essendo la storia sviluppata a vari livelli non è detto che un bambino riuscirà a coglierli tutti, tuttavia potrà sicuramente cogliere almeno la parte un po' più superficiale, quella avventurosa e fantastica, il viaggio dell'eroe, trovando la vicenda coinvolgente e interessante, ricca di personaggi, luoghi e avvenimenti sorprendenti. Ne consiglio la lettura però anche ad un pubblico più adolescenziale, o addirittura adulto, che potrà cogliere diversi messaggi e riferimenti, anche solo cercando di interpretare i vari personaggi e i vari luoghi del racconto. Una storia effettivamente infinita, in grado di scatenare molteplici riflessioni, o anche solo capace di trasportare i lettori in un mondo magico e sorprendente, dal quale però si potrebbe correre il rischio di non voler più uscire.
 
 CONFRONTO CON IL FILM 
 
Più famoso ancora rispetto al libro è probabilmente il film, almeno per coloro nati e cresciuti negli anni Novanta e inizi Duemila. Il film uscì nel 1984, solo pochi anni dopo la pubblicazione del libro, anche se Ende non si rivelò per nulla soddisfatto del risultato, tanto che intentò pure una causa alla produzione perché fosse eliminato il suo nome dai titoli di testa, causa che, nel 1985, perse.
Il suo budget di 25 milioni di dollari ne fece il più costoso film di produzione tedesca. La pellicola fu un successo, diventando un film di culto e una pietra miliare del cinema degli anni '80, nonostante attualmente sicuramente essa mostri il passare degli anni, ma riesce ancora a conservare quel certo fascino datole dall'uso di pupazzi e dalla mancanza di CGI.
La differenza maggiore tra libro è film è data dal fatto che la pellicola copre solo la prima metà del libro, fin quando Bastiano urla in nome dell'Infanta Imperatrice e viene trasportato nel suo regno, iniziando a ricostruire Fantàsia con i propri desideri. 
A parte ciò nell'insieme ho trovato la pellicola piuttosto fedele al libro, racchiudendone i momenti più salienti, nonostante alcune cose siano state eliminate.
Il tutto inizia come nel libro con Bastiano che si rintana in una libreria per scappare da dei bulli, rubando il libro "La storia Infinita" al libraio, che lo stava leggendo. Si rifugia a scuola dove inizia a leggerlo e qui si entra nel mondo di Fantàsia, dove conosciamo i messaggeri che si incontrano per recare un messaggio all'Infanta Imperatrice, che però scoprono essere malata e nessuno riesce a curarla. Atreyu si propone di andare a cercare una cura e gli viene affidato l'Auryn. 
Giunto nelle paludi della tristezza il suo cavallo Artax (che nel film non parla) si lascia morire nelle sabbie mobili, mentre Atreju riesce a trovare con Morla che gli dice di provare a parlare con l'Oracolo del Sud. C'è da dire che nel film sono riusciti a rendere molto bene il momento della morte di Artax, che viene ancora oggi ricordato come uno dei momenti più commoventi della storia del cinema. 
Atreyu, stanco e sconsolato sta per essere inghiottito dalla palude quando arriva in suo soccorso il Drago della Fortuna, Falkor. Il drago lo porta da Engywook e Urgl, che lo curano. Scopre poi che Falkor l'ha portato in prossimità dell'Oracolo, ma per giungere al suo cospetto deve prima superare alcune prove. La prima è la porta delle Sfingi, il cui sguardo incenerisce gli eroi dal cuore non abbastanza puro. La seconda porta è lo specchio dell'anima: qui Atreyu vede riflesso un ragazzino intento a leggere un libro.
L'Oracolo infine rivela ad Atreyu che l'unico modo di salvare l'Imperatrice e distruggere il Nulla è di trovare un nuovo nome per lei, e che solo un terrestre credente e sognatore può farlo. 
Intanto il Nulla avanza e anche l'Oracolo stesso viene distrutto. Atreyu e Falkor fuggono prima di venirne travolti, ma l'eroe cade dalla groppa del drago e perde il medaglione. Si ritrova solo e sulle rovine di una strana città, dove incontra Gmork, con cui ha un dialogo presente nel libro.
Atreyu riesce a prevalere e, seppur ferito, si ricongiunge con Falkor un attimo prima di venire portato via dal Nulla, ma quando si risveglia in groppa a Falkor, Atreyu scopre che ormai il Nulla si è portato via tutto. Disperato, il giovane guerriero chiede aiuto all'Auryn (che Falkor aveva ritrovato) e giunge grazie ad esso alla Torre d'Avorio, unica costruzione rimasta in piedi, per ammettere davanti all'Imperatrice di aver fallito la missione. Ma la sovrana sembra al contrario felice e rivela ad Atreyu che egli ha adempiuto al suo compito, perché il giovane terrestre, che ha seguito tutte le avventure di Atreyu nel libro, è in realtà lì con loro. Il Nulla tenta di eliminare Bastian provocando una tempesta nel mondo reale per distruggere la soffitta in cui il bambino si trova, con l'intento di arrivare nel mondo reale per distruggerlo. Bastian è inizialmente incredulo, ma quando il Nulla sta per uccidere l'Imperatrice e quest'ultima lo implora di salvarla, il ragazzo, urla contro la tempesta del Nulla il nome della madre. In tal modo il Nulla viene distrutto e l'Imperatrice rimane in vita.
Bastian si ritrova insieme all'Imperatrice, la quale gli chiede di ricreare quel mondo attraverso i suoi desideri e i suoi sogni. Il primo desiderio di Bastian è quello di cavalcare Falkor, iniziando a riportare così in vita il mondo di Fantásia e in groppa al quale tornerà nel mondo reale mettendo in fuga i bulli che lo avevano perseguitato all'inizio 
 
Tra le differenze tra libro e film troviamo:
- l'aspetto del protagonista, che nel film non è basso e cicciottello e con le gambe storte, nonchè l'aspetto dell'Infanta Imperatrice, che nel libro ha i capelli bianchi e gli occhi dorati. Fucur nel libro ha un muso da leone, mentre nel film gliene hanno dato più uno da cane.
- nel libro è un messaggero dell'Imperatrice, Cairone, a recarsi nel paese di Atreyu per spiegargli che è stato scelto come inviato dell'Imperatrice, mentre nel film non vediamo mai il popolo del ragazzo.
- nel film sono state omesse alcune scene comprese nella prima metà del libro: la tribù di Atreyu; il momento in cui il ragazzo incontra Fùcur intrappolato nella ragnatela di Ygramul; l'incontro tra Atreju e i Giganti del Vento; la ricerca e l'incontrotra l'Infanta Imperatrice e il Vecchio della Montagna Solitaria.
- nel film è stata eliminata la seconda parte del racconto, in cui Bastian viaggia per Fantàsia conoscendone gli abitanti e vivendo diverse avventure, condensandola al massimo. In questo modo Bastiano nel film ritorna nel suo mondo semplicemente cavalcando Falcor, mentre nel libro deve immergersi nelle Acque della vita. 
- nel film il Nulla sembra essere un'entità vera e propria dotata di una propria volontà, il quale cerca di opporti e combattere attivamente gli abitanti di Fantàsia e Bastiano, mentre nel libro è semplicemente la scomparsa di Fantàsia.
 
Nell'insieme trovo comunque che il film sia riuscito ad imbastire una trama coerente e coesa, nonostante le parti eliminate, riprendendo una buona parte delle scene presenti almeno nella prima metà della storia. Per questioni di minutaggio è ovvio che il regista si sia ritrovato probabilmente a scegliere di non poter trasporre tutto il libro e abbia scelto di dedicarsi solo alla prima metà, mentre la seconda è stata trasposta poi nel sequel "La storia Infinta 2". Ciò ha sicuramente comportanto un cambiamento nel messaggio tra libro e film. Nel libro Bastiano ad esempio deve imparare ad accettare se stesso (compreso il suo aspetto poco attraente) e cpaire cosa desidera veramente, mentre nel film Bastiano deve accettare il proprio lato meno razionale, rendendosi conto che non c'è nulla di male nel fantasticare e nell'inventare storie. Il messaggio del film è quindi molto più semplice ma comunque coerente e sensato per ciò che il film ha voluto mostrarci.
Anche il fatto di aver reso il Nulla nel film un'entità dodata di una volontà secondo me ci sta (diciamo che posso comprendere la scelta del regista) perchè in questo modo il resista ha potuto imbastire un certo conflitto e uno scontro finale tra l'antagonista e i protagonisti, rendendo la pellicola più emozionante, anche visivamente. 
A livello visivo sicuramente si vede che il film ha i suoi anni, ma non per questo è invecchiato male, in quanto nonostante sia pieno di pupazzoni e attori molto truccati (per trasformarli nelle bizzarre creature di fantàsia)  il film mantiene un proprio fascino. D'altronde rendere su pellicola un universo come quello di Fantàsia non è facile, dato che bisogna ricrearne tutte le creature magiche e gli ambienti fantastici e sicuramente ci sono voluti molto impegno e tanti soldi. In effetti sarebbe uno di quei film che si presterebbe ad un remake, ma allo stesso tempo avrei il timore per l'uso massiccio che si farebbe della coputer grafica. Bisogna comunque considerare che è un film realizzato agli inizi degli anni Ottanta, se lo avessero girato già agli inizi del Duemila (come per "Il Signore degli Anelli") probabilmente il risultato sarebbe già stato diverso ma, come ho già detto, il film anni Ottanta riesce benissimi a conservare un suo fascino. Non sorprende quindi che sia diventato un film cult di quegli anni, oltre ad averci regalato anche la bellissima canzone di "The Never Ending Story", la quale per me non passerà mai di moda e che rimane bellissima ancora oggi.
 
 
 

Sopra: In alto la locandina del film, mentre al centro e in baso alcune immagini tratte dal film, con al centro Bastian che legge il libro di "La storia Infinita" e in basso Atreiu e Fucur.

Questo volume è stato edito nel 1976 dalla K. Thienemann Verlag. Stuttgart col titolo "Die unendliche Geschichte" ed è stato pubblicato nel 1981 in italiano dalla Longanesi. Il volume in mio possesso è del 2018, ha 448 pagine, la copertina rigida con sovracopertina, misura 22,01 cm d'altezza e 14,05 cm di lunghezza e costa 24,00 euro.
 
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