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lunedì 30 marzo 2026

Pollyanna di Eleanor H. Porter

"Pollyanna" è un romanzo di Eleanor H. Porter pubblicato nel 1913. La trama ha ispirato la sindrome di Pollyanna, ovvero una tendenza che spinge a ricordare gli eventi piacevoli più facilmente di quelli spiacevoli. Il romanzo ha avuto un seguito ufficiale dal titolo "Pollyanna cresce", e molti apocrifi scritti cioè da altri autori.

 Sopra: Sulla copertina vediamo una delle illustrazioni interne che ci mostra Pollyanna in compagnia dell'orfano Jimmy Bean, uno dei tanti personaggi che la protagonista si offrirà di aiutare.
 
Pollyanna Whittier, ragazzina di undici anni figlia di un pastore anglicano, rimane orfana di entrambi i genitori e per questo va a vivere dalla zia Polly, una donna molto rigida e austera che accetta di prendere la ragazzina solo per rispettare i suoi doveri. Pollyanna non è affatto dispiaciuta per il carattere della zia. Anzi, grazie alla sua personalità felice di natura, alimentata da un'educazione intelligente, riesce ad amare tutti, e a rendere contenta anche la zia Polly, con "il gioco della felicità", che consiste nel trovare qualcosa di positivo in qualsiasi situazione. 
Come spiega la stessa Pollyanna: "- A quanto pare per lei non è difficile essere contenta per ogni cosa - replicò Nancy, sospirando al ricordo dei coraggiosi tentativi di pollyanna per trovare piacevole la sua squallida stanzetta.
Pollyanna uscì in una risata.
- beh, sai, ci riesco grazie al gioco.
- Il... "gioco"?
- S', il gioco della contentezza.
- Di che cosa stai parlando?
- E' un gioco, ti dico. me lo ha insegnato papà ed è assai divertente- spiegò Pollyanna. [...] 
- Ebbene, tuto ebbe inizio il giorno in cui alla Missione arrivò un pacco enorme, che conteneva delle stampelle.
- Stampelle?
- Sì. Devi sapere che io desideravo una bambola e papà lo aveva scritto al mittente del pacco. Ci fece sapere che non aveva bambole, ma che ci inviava quelle stampelle di cui non sapeva che farne, certo che avremmo potuto offrirle a qualche bambino ammalato. Fu allora che cominciammo a giocare.
- Non vedo coem si possa trovare un gioco nel ricevere un paio di stampelle quando si attende una bambola - disse Nancy quasi irritata. 
Pollyanna battè le mani. 
- Sì, si può! Il gioco consiste nel riuscire a trovare in qualsiasi cosa, bella o brutta, una ragione per essere contenti. Dapprima nemmeno io riuscivo a capirlo e papà dovette spiegarmelo! - confesso Pollyanna.
- In tal caso potrà spiegarlo anche a me! - scattò Nancy.
- È molto semplice. Non capisci? Si può essere contenti proprio per il fatto di non aver bisogno di un paio di stampelle, ti pare?
Dopo questa spiegazione la bambina era trionfante.
- Credi, una volta capito il meccanismo, il gioco non è complicato - disse sorridendo.
Tra nuove scoperte e difficoltà quotidiane, la ragazzina insegnerà a tutti il "gioco della felicità", che le aveva insegnato suo padre e che consiste nel trovare sempre qualcosa di cui essere contenti a prescindere dalle circostanze. Pollyanna conquista ben presto il cuore di quasi tutto il paese. 
Una storia toccante, capace, con la sua dolcezza, di strappare un sorriso a grandi e piccini. 
 
 Sopra: A sinistra il testo mentre a destra possiamo vedere una delle illustrazioni di jana Costa che ritrae Pollyanna mentre guarda dalla finestra della sua nuova stanza a casa della zia.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Jana Costa le quali sono molto graziose e carine, dallo stile piuttosto realistico e ricco di dettagli.
Le immagini ritraggono scene descritte nei testi come: Pollyanna che osserva un po' affranta il paesaggio alla finestra della sua nuova camera nella soffitta della zia, lei che accarezza il cane del signor Pendleton, lei che presenta alla zia un bambino dell'orfanotrofio chiedendole di adottarlo, la bambina che agghinda la zia ravvivandone i capelli e facendole indossare uno scialle, o la zia che siede preoccupata sul letto di Pollyanna mentre questa giace addormentata, ...
In tutte le immagini comunque la protagonista è presente e spesso è proprio al centro della scena, anche se spesso appare in compagnia di qualche altra persona come il bambino dell'orfanotrofio, il parroco del villaggio oppure, un po' più spesso, sua zia. ovviamente anche gli ambienti sono ritratti nella scena, ma sembrerebbe che su di essi l'artista abbia messo poca enfasi, facendo in modo che l'attenzione dei lettori si focalizzi principalmente sui personaggi, le loro espressioni e i loro gesti.
La zia è ritratta con un aspetto grazioso, e in effetti sembra anche più giovane rispetto ai suoi quarant'anni, mentre Pollyanna ha un po' l'aspetto di una bambolina, con i capelli biondi e fluenti e il sorriso (quasi) sempre stampato sul grazioso visino espressivo.
Le immagini si caratterizzano poi per i colori chiari, delicati e brillanti.
 
  
 
  
 Sopra: In alto alcune scene ritratte all'interno del libro, le quali tutte mostrano Pollyanna e nei disegni in basso vediamo comparire anche la zia, mentre il bambino in alto a destra è l'orfano che la protagonista si offre di aiutare.
 
"Pollyanna" di Eleanor H. Porter è un romanzo per ragazzi diventato ormai un classico, anche se credo che non venga più molto proposto alle nuove generazioni.
Avendone acquistata una copia illustrata molto carina all'usato per pochi soldi ho deciso di leggerlo e devo dire di aver trovato la lettura più piacevole del previsto.
La storia ruota completamente attorno alla protagonista: Pollyanna, una bambina allegra, vivace e di buon cuore, sempre prota ad aiutare gli altri e a spendere una buona per loro e con loro. In effetti Pollyanna è molto chiacchierona, ma è grazie a questo, oltre al suo carattere allegro, solare e propositivo, che riesce sempre ad attaccare bottone con tutti e intenerire anche i cuori dei più burberi.
All'inizio comunque ai lettori non viene fatta conoscere la bambina, ma la signorina Nancy, la governante che lavora in casa di zia Polly, la zia di Pollyanna. E' attraverso gli occhi Nancy che i lettori iniziano a conoscere la zia di Pollyanna, la quale sembra una persona piuttosto burbera e rigida. Si tratta di una donna di quarant'anni che non ha mai perdonato al padre (squattrinato) di Pollyanna di portarle via l'amata sorella, e inoltre a quanto pare l'aver litigato animatamente con il fidanzato vent'anni prima l'ha fatta diventare piuttosto arida e scontrosa.
In realtà il personaggio della zia è piuttosto interessante perchè un lettore con uno sguardo più attento si potrà rendere conto facilmente che lei non è una cattiva persona, ma semplicemente una donna molto rigida e un po' burbera. E' infatti per senso del dovere, più che per sincero affetto, che ella decide di accettare di adottare la nipotina: "- Ebbene, nancy, non vedo perchè, solo perchè mia sorella è stata sciocca al punto di sposarsi e mettere al mondo una creatura inutile, quando in giro ce ne sono troppe, dovrei desiderare in mod particolare di occuparmene io. in ogni modo, come ho già detto, conosco i miei doveri. Mi raccomando, pulisci bene gli angoli- concluse in tono severo, preparandosi a uscire dalla cucina."
Poi, ad esempio, all'inizio Nancy rimane stupita della sua decisione di mettere a dormire la ragazzina nella soffitta, una stanza triste e spoglia dove fa caldo d'estate e freddo d'inverno. La zia comunque fa pulire e sistemare la stanza e inoltre ordina delle zanzariere in modo che la nipote possa aprire le finestre senza far entrare gli insetti.
Sarà ovviamente l'atteggiamento di Pollyanna a far cambiare pian piano l'atteggiamento della zia nei suoi confronti, la quale si ammorbidirà e imparerà a voler veramente bene alla nipote. E ovviamente Pollyanna non cambierà solo la zia ma una sorprendente quantità di persone, grazie al suo "gioco della gioia". Un gioco che consiste praticamente nel vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e di sforzarsi per trovare i lati positivi in ogni situazione. Un insegnamento tutto sommato ammirevole e che in effetti spesso può essere effettivamente utile, in quanto predispone l'animo delle persone ad un atteggiamento positivo nei confronti della vita.
A tale proposito da insegnante ho trovato particolarmente interessante il discorso che Pollyanna fa al parroco del villaggio, il quale si stava preparando a fare un sermone per rimproverare il comportamento scorretto e pestifero dei propri parrocchiani, sempre pronti a invidiare e a sparlare gli uni degli altri. Quando incontra Pollyanna lei però gli spiega che il padre cercava invece di trovare nella Bibbia tutti quei passi che invece spronassero le perone a comportarsi bene non tramite rimproveri ma tramite incoraggiamenti e approvazione. 
"Un uomo, una donna, un ragazzo, hanno bisogno di incoraggiamento, di stimolo, non di accuse e di rinfacci. Il lato buono che è in ognuno deve essere rafforzato, non avvilito. Quando qualcuno commette un errore, anziché stare a recriminare e a rimproverarlo, parlategli delle sue buone qualità, esaltate le sue virtù. Cercate di distoglierlo dalle sue cattive abitudini mostrandogli la sua parte migliore, la sua intima forza che può sfidare ogni tentazione, combattere e vincere...
L'influsso di un temperamento sereno, di un carattere ottimista, di un viso sempre sorridente può compiere miracoli, può infondere nuove energie in un animo scoraggiato, può agire in modo benefico su intere moltitudini... [...]
Se una persona si mostra sempre cortese, il suo vicino, dapprima brusco e villano, col tempo farà altrettanto e diventerà gentile.
Da insegnante ho trovato questa parte molto bella perchè tali insegnamenti valgono ancora di più quando si tratta di bambini, il che li rende dei suggerimenti molto utili per tutti gli insegnanti, i quali secondo me devono si imparare ad essere autorevoli, ma anche comprendere quando è il momento di infliggere un rimprovero o una punizione o di fare un complimento. Spesso infatti noi insegnanti tendiamo a dimenticarci di quanto sia importante anche elogiare i bambini quando questi mostrano dei comportamenti corretti e desiderati, così che essi saranno ancora più invogliati a replicarli. Questo poi funziona ancora di più con bambini con problemi comportamentali e caratteriali che spesso, di fronte a troppe prediche o a comportamenti eccessivamente rigidi, rischiano di  perseverare ancora di più in un comportamento negativo.
All'interno del romanzo ho ritrovato anche una parte di critica sociale: vi è un episodio in cui Pollyanna si reca presso del Dame dell'assistenza (delle volontarie che raccolgono fondi per la chiesa) per esporre il caso di un bambino orfano che cerca una famiglia, ed è disposto anche a lavorare. Tuttavia la richiesta di aiuto verso questo bambino viene rifiutata dalle donne perchè esse preferiscono fare bella figura nel mostrare quanti fondi sono riuscite a raccogliere per i bambini dell'India: "Quei discorsi erano strani: Pollyanna pensò di non averli compresi del tutto: sembrava infatti che a quelle signore interessasse poco il bene che quel denaro poteva procurare, a condizione che la cifra indicata accanto al nome della loro associazione  in un certo "rapporto" fosse la più alta del'elenco. [...] Ma era anche molto dispiaciuta perchè il giorno dopo avrebbe dovuto annunciare a Jimmy Bean che le signore dell'Assistenza avevano deciso di inviare il loro denaro ai bambini indiani, anziché conservarne una minima parte per un bambino della loro città, perchè secondo loro non meritava certo il rinunciare al "prestigio di cui godiamo" come aveva detto una di loro, altissima, con gli occhiali."
Nonostante la sua positività il personaggio di Pollyanna non diventa troppo finto, rischio in cui l'autrice poteva facilmente incorrere, in quanto la stessa bambina ammette che in certi casi fare il gioco può essere molto difficile e che in in alcune occasioni esso non è applicabile (tipo quando muore una persona, anche se la bambina si consola pensando che essa andrà in paradiso). 
Quando poi più avanti la protagonista ha un incidente in cui perde l'uso delle gambe ella si mostra comprensibilmente in difficoltà e restia a fare il gioco. Diciamo che comunque la questione dell'incidente mi è sembrato un po' un evento forzato (o se non forzato comunque una scusa un po' banale) per far procedere la trama e sboccare alcune situazioni in modo che alla fine tutto vada al posto giusto. Anche la diagnosi e le cure fatte a Pollyanna sono piuttosto generiche e mancano di qualche dettaglio medico in più che avrebbe perlomeno reso la vicenda dell'incidente più credibile ai miei occhi, mentre è evidente che probabilmente l'autrice non era esperta di medicina. 
Diciamo che l'assenza di dettagli medici (che comunque potevano essere anche spiegati in modo molto semplice) forse non è stata ritenuta una mancanza dall'autrice in quanto si tratta di un libro rivolto a bambini, i quali in effetti potrebbero non sentire la necessità di ulteriori dettagli.
Nel complesso comunque ho trovato il libro una lettura molto rapida e piacevole, con una protagonista tutto sommato piacevole e simpatica, grazie alla sua vivacità, alla sua voglia di vivere e al suo ottimismo, anche se a volte un po' ingenua, ma anche quello diciamo che fa parte del suo fascino. Ho apprezzato anche il messaggio del libro e il gioco della gioia di Pollyanna, il quale credo che sia effettivamente un insegnamento importante nonostante possa sembrare quasi banale. Eppure, se pensiamo a quante persone, soprattutto col diffondersi dei social, anche ai giorni nostri non facciano altro che lamentarsi, direi che cercare di cercare i lati positivi in ogni situazione sia un atteggiamento che bisognerebbe sforzarsi di coltivare. 
Consiglio pertanto la lettura anche agli adulti, e in particolare a figure educative (insegnati, ma anche genitori, operatori, ecc...) oltre che a bambini a partire dagli 8/9 anni. 
 
Quest'opera è stata pubblicata nel 1913 col titolo "Pollyanna", mentre questa edizione che ho letto è stata edita nel 2004 in italiano dalla Novidee. Il volume ha 222 pagine, la copertina rigida, misura 16,5 cm d'altezza e 24 cm di lunghezza e costa 11,90 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

lunedì 9 marzo 2026

SPECIALE: BOOKHAUL FEBBRAIO 2026

 In questo post speciale vi faccio un bookhaul, cioè un post in cui vi mostro e vi parlo dei libri che ho comprato, in questo caso, dal 1 al 28 febbraio del 2026.
Questo mese pur essendo stata anche al Mercatino dell'usato non ho trovato nessun libro che mi interessasse acquistare.
Ho approfittato degli sconti Adelphi mentre non ho preso niente della BUR dato che per avere il 20% di sconto bisognava acquistare almeno 3 libri (altrimenti con 2 si aveva il 10%).
In compenso ho fatto qualche acquisto sul sito della NuiNui Edizioni dove ho trovato anche libri scontati al 50/60%. Questo mese ho comprato diversi libri a tema Yurei e Yokai, di cui diversi titoli sono porprio della casa editrice NuiNui, ma c'è anche qualcosa dell'Ippocampo.
Sempre edito dall'Ippocampo è il nuovo titolo della collana dedicata ai libri gotici uscito il febbraio: "Cime tempestose".
  
 

Sopra: Più in alto la pila dei libri acquistati a febbraio, mentre più in basso le loro copertine. Tra i volumi in realrà compare anche un titolo, "Celeste Cenerentla", che in realtà è stato acquistato il 28 febbraio.
 
  • "MITI E LEGGENDE DI SPIRITI E SCIAMANI" di Andrea Rauch (5/02): Sfogliando le pagine di questo libro percorreremo un sentiero antico, andando alla scoperta di storie affascinanti di cui sono protagonisti uomini e donne di varie parti del mondo, accomunati dalla capacità di entrare in comunicazione con spiriti o divinità e compiere un viaggio “sciamanico” valicando i confini tra i mondi: per mezzo della trance, lo sciamano entra in comunicazione con ciò che è incomprensibile.Libro della NuiNui trovato scotato del 60% pagandolo solo 9,96 euro.
  • "CENTO POESIE DEL GIAPPONE ANTICO" di Teika Fujiwara e Michael Freiling (12/02): L’antologia più famosa della poesia giapponese: Hyakunin Isshu (“Cento poesie di cento poeti”). Questa raccolta senza tempo, compilata nel XIII secolo dal poeta Fujiwara no Teika, riunisce le opere di 100 poeti del VII e VIII secolo secolo dal poeta Fujiwara no Teika, riunisce le opere di 100 poeti del VII e VIII secolo.
  • "IL MUSEO DEGLI YOKAI. FANTASMI E MOSTRI GIAPPONESI DELLA YUMOTO KOICHI COLLECTION" di i Yumoto Koichi e Enrico Lavagno (12/02): Con un patrimonio di circa tremila opere risalenti ai periodi Edo e Meiji, ma anche all'epoca moderna e contemporanea, la Yumoto Kòichi Collection è la più vasta raccolta d'arte a tema sugli yókai di tutto il Giappone.Volume trovato scontato del 50%.
  • "I POTERI DELLE TENEBRE. DRACULA, IL MANOSCRITTO RITROVATO" di Valdimar Asmundsson (5/02): Nel 1900 lo scrittore islandese Valdimar Ásmundsson tradusse Dracula, il celebre capolavoro gotico del 1897 di Bram Stoker. Lo pubblicò in Islanda lo stesso anno con una prefazione di Stoker, sul giornale da lui fondato e diretto, «Fjallkonan». In realtà però il romanzo che gli islandesi leggevano non era il Dracula che conosciamo…Eppure nessuno si era mai accorto di nulla, fino a quando, più di un secolo dopo, il ricercatore olandese Hans de Roos ha fatto una scoperta sensazionale: Ásmundsson non si era limitato a tradurre Dracula, ma ne aveva scritta una versione del tutto diversa, rielaborando la trama e aggiungendo nuovi personaggi.
  • "GUSCI DI NOCE" di di Maurice Sendak (11/02): Libro dell'Adelphi preso con gli sconti del 20%. Con "Gusci di noce" Maurice Sendak ci offre una rivisitazione ironica ed esilarante di quattro tipologie di libri comunemente proposte per le prime letture. "Alligatori in abbondanza" è l’abbecedario più originale che vi sia mai capitato tra le mani: una baraonda di coccodrilli intenti alle attività più varie, ordinarie e straordinarie, dalla A alla Zeta. "Uno è Johnny" insegna a contare, ma anche alla rovescia, cosa assai utile quando si desidera un po’ di solitudine. In "Brodino di pollo", filastrocca dei mesi, il tempo passa, si avvicendano le stagioni, si cambiano vestiti e abitudini, si viaggia fino a Bombay, ma restano – saldi argini alla precarietà della vita – inscalfibili certezze come il brodino di pollo. "Favoletta in rima", Piero ha per protagonista un bambino bastian contrario, che sfida la pazienza dei genitori e persino quella di un leone... e alla fine impara la lezione.
  • "I LUPI DI WILLOUGHBY CHASE" di Joan Aiken (11/02): altro libro dell'Adelphi preso con gli sconti del 20%. Un’In­ghilterra infestata dai lupi, giunti oltremanica dalle gelide piane del­l’Europa e della Russia attraverso il tunnel sottomarino che unisce Do­ver a Calais e che è stato inaugura­to intorno al 1830, durante il regno di Giacomo III. Qui, nella sontuosa dimora di Willoughby Chase, una bambina di nome Bonnie Green – riccioli neri e carattere indomito – attende con impazienza l’arrivo del­l’angelica e delicata cugina Sylvia. Sir Willoughby e Lady Sophia sono in partenza per un lungo viaggio e le bambine verranno affidate alle cure di Miss Slighcarp, un’arcigna governante mossa da intenti non proprio limpidi.
  • "CIME TEMPESTOSE" di Emily Brontë (12/02): una nuova uscita dell'Ippocampo per la sua collana di classici gotici.
  • "FANTASMI YOKAI" di Philippe Charlier (14/02): Oiwa dal volto deformato dal veleno, la bella Yuki-onna dallo sguardo terrificante, la povera Okiku gettata in un pozzo dal maestro, gli spettri dei guerrieri morti in mare, dei samurai ebbri di rancore... Tutte queste presenze infestano la vita dei mortali e costellano il folclore, l’arte e la letteratura del Sol Levante, ispirando ancora oggi film horror, manga e romanzi. Le più impressionanti raffigurazioni degli yurei, i fantasmi della tradizione giapponese, raccolte in un volume che svela il lato più oscuro e spaventoso dell'immaginario nipponico.
  • "YOKAI ILLUSTRATI" di Phantom Press (17/02): Pubblicato da Phantom Press, questo volume ti offre un'esplorazione approfondita degli yokai, esseri che incarnano paure, speranze e l'immaginario di generazioni. Scopri le loro origini storiche, dal termine 'mononoke' all'era Edo, e come hanno plasmato l'arte tradizionale e i racconti popolari. Ogni voce è arricchita da un contesto culturale vivido, descrivendo il comportamento, le caratteristiche e il ruolo di ogni creatura nel folklore giapponese.
  • "IL SEGRETO DELLA MACCHINA VOLANTE" di Fleur Hitchcock (21/02): Libro che mi è stato regalato da mio papà. Athan Wilde sogna di volare. Quando il suo amico, il signor Chen, viene assassinato, Athan deve salvare la macchina volante che stavano costruendo insieme e impedire che finisca nelle mani sbagliate. Ma tenere la macchina al sicuro espone la sua famiglia ad un terribile pericolo. Athan si trova di fronte a una scelta tremenda: l'amore per il volo o la salvaguardia della famiglia?
  • "STEPHEN KING SUL GRANDE E PICCOLO SCHERMO" di Ian Nathan (22/02): libro trovato scontato del 50%, a 12,45€. Stephen King ha realizzato opere che da anni vengono adattate per lo schermo e con le quali nessuno riesce a competere. I numeri parlano per lui: 65 pellicole cinematografiche, 30 produzioni televisive, senza contare i lavori in corso e i progetti allo studio. Corredato da una straordinaria carrellata che affianca foto ormai iconiche ad altre finora inedite, questo volume è il resoconto più completo mai realizzato sui film e le serie televisive ispirate al lavoro dello scrittore.
  • "CUORE DI TENEBRA" di Joseph Conrad e Enrique Breccia (28/02): Considerato uno dei capolavori della narrativa del Novecento, "Cuore di tenebra" racconta il viaggio del marinaio Marlow lungo il fiume Congo, alla ricerca del misterioso agente Kurtz. Attraverso questa discesa nel cuore dell’Africa coloniale, Conrad esplora con straordinaria intensità i temi della civiltà, del potere e dell’oscurità morale dell’uomo. L’edizione è impreziosita dalle illustrazioni di Enrique Breccia, artista argentino di fama internazionale, noto per il suo stile espressivo e visionario.
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.  

lunedì 29 dicembre 2025

Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley e MinaLima

Questo mese mi sono finalmente decisa a leggere "Frankenstein o il moderno Prometeo" di Mary Shelley, prima nell'edizione illustrata da Marco Calvi e poi, a confronto, anche con quella illustrata da MinaLima. Con l'uscita del film di Guillermo del Toro sul medesimo argomento infatti quest'anno sembrano aver iniziato a fioccare delle belle edizioni di questo classico, che finalmente è stato anche illustrato.
Opera fondamentale per lo sviluppo del genere horror e di quello fantascientifico, la storia del giovane Frankenstein che riesce a dar vita a una "creatura" assemblata con parti di cadaveri colpisce ancora oggi per l'attualità delle questioni affrontate, dalla sfida dell'uomo ai limiti posti dalla natura al desiderio di poter sfuggire alla morte.
 
   
Sopra: La splendida e raffinata copertina presenta scritte e decori dorati che spiccano sullo sfondo blu. Di questo volume inoltre è disponibile anche l'edizione con cofanetto, che vedete a destra, sempre blu con decori dorati.
 
La vicenda inizia con le lettere che il giovane capitano ed esploratore Robert Walton scrive alla sorella Margaret. Walton è appena diventato ricco grazie all'eredità di un cugino e ha deciso di intraprendere un viaggio nella speranza di giungere al Polo nord e scoprire cosa attragga l'ago magnetico della bussola verso nord. La sua nave, giunta nell'estremità dell'emisfero, rimane intrappolata fra blocchi di ghiaccio dove l'equipaggio scorge fra i ghiacci una figura enorme e mostruosa su una slitta che, poco tempo dopo, scompare. 
Ecco cosa scrive Robert Walton in una lettera alla sorella: "Ci è capitato un episodio così strano che non posso fare a meno di registrarlo, anche se, con ogni probabilità, ti rivedrò prima che queste carte possano giungere fra le tue mani.
Lunedì scorso, 31 luglio, eravamo quasi completamente circondati dal ghiaccio, che stringeva la nave da ogni parte, lasciandole a stento un tratto di mare dove galleggiare. [...]
Verso le due la nebbia si sollevò, e noi scorgemmo, in ogni direzione, vaste e irregolari pianure di ghiaccio, che sembravano sconfinate. Alcuni dei miei compagni presero a gemere, e anche nel mio animo cominciavano ad affollarsi pensieri inquietanti, quando quando uno strano spettacolo attirò a un tratto gli sguardi di tutti, distraendoci dai timori per la nostra situazione.
Vedemmo un carro basso, attaccato a una slitta e trascinato da cani, passare verso nord, a mezzo miglio di distanza: un essere di forma umana, ma apparentemente di statura gigantesca, sedeva sulla slitta e guidava i cani. Seguimmo con i nostri cannocchiali la rapida corsa del viaggiatore, fino a quando egli non scomparve in lontananza tra le irregolarità del  ghiaccio.
Questa apparizione suscitò in noi una profonda meraviglia. Pensavamo di essere a molte centinaia di miglia distanti da terra; ma questo incontro sembrava dimostrare che non eravamo così lontani come avevamo immaginato. Tuttavia, chiusi come eravamo fra i ghiacci, ci riusciva impossibile seguirne la pista, che avevamo osservato con la massima attenzione.
Il giorno successivo appare una seconda slitta, con a bordo un uomo praticamente congelato. Walton inizia a scrivere alla sorella degli avvenimenti che si susseguono e dell'incredibile storia del forestiero, che, una volta recuperate le forze, si presenta come dottor Victor Frankenstein,
Il dottore narra quindi a Robert la sua storia, partendo della sua nascita a Ginevra, dove vive un'infanzia felice con i suoi amorevoli genitori, Alphonse e Caroline Beaufort Frankenstein, la sorella adottiva Elizabeth Lavenza e i fratelli minori Ernest e William, e trascorre il tempo studiando con impegno insieme a Elizabeth, leggendo con passione le opere di antichi autori 
L'esistenza di Frankenstein, fino ad allora molto felice, viene sconvolta dalla morte della madre a causa della scarlattina, contagiata da Elizabeth. Caduto in un trauma psicologico, Victor continua a studiare coltivando segretamente un sogno impossibile per chiunque: la creazione di un essere umano più intelligente del normale, dotato di salute perfetta e lunga vita.
Il dottor Frankenstein confessa quindi di essere riuscito a creare un mostro cucendo pezzi di cadaveri presi da obitori e cimiteri, ma l’orrenda Creatura, ripudiata dal suo stesso demiurgo, fugge e, dopo essere stata oggetto di disgusto, disprezzo e violenza, si lancia in una spietata vendetta contro il suo creatore… 
 
 
Sopra: Le pagine illustrate all'inizio del primo capitolo, sui toni dell'arancio e del blu/verde scuro.
 
Le illustrazioni di MinaLima che accompagnano l'intera storia (ve ne sono sia a tutta pagina, sia a doppia pagina, sia in mezzo ai testi) posseggono dei tratti semplici e moderni, con figure dai contorni netti e ben definiti, seppur ricche di dettagli.
I colori sono stesi all'interno del bordi dei vari elementi che compongono le figure in un modo netto e deciso, in maniera monocromatica e senza sfumature. Le tinte utilizzate per queste illustrazioni hanno delle tonalità decise e intense. Questa volta c'è da dire che, a differenza che nella maggior parte degli altri volumi della collana (dove i colori sono allegri, brillanti e vividi, conferendo così alle immagini un aspetto piuttosto vivace e allegro), le tinte utilizzate per questa storia sono praticamente sempre piuttosto scure e cupe, con un'assoluta predominanza di colori quali il blu, il nero, il bianco e il giallo. In effetti è quest'ultimo il colore che dona un tocco di allegria e vivacità alle illustrazioni, risaltando spesso all'interno delle tavole, dove viene utilizzato per tingere le luci all'interno di una stanza, la luce del sorgere del sole oppure quella del fuoco di un caminetto, di una lanterna o di alcune lampadine.
Belli e dettagliati i disegni, molti dei quali raffigurano delle scene di ampio respiro, mostrando bene anche gli ambienti in cui esse si svolgono, che possono essere laboratori ricchi di complicati marchingegni a intricati boschi pieni di alberi o cimiteri colmi di lapidi. 
In certi casi ho notato come le illustrazioni interpretino un po' i testi a modo proprio, aggiungendo dei dettagli che nei testi non sono presenti, soprattutto per quanto riguarda il laboratorio di Frankenstein e tutta la strumentazione in esso presente, che nella storia non viene mai descritta, quasi neppure accennata, mentre nelle illustrazioni vediamo tutta una serie di macchinari e strumenti che vanno a creare un laboratorio molto attrezzato.
L'aspetto del mostro invece non l'ho trovato nulla di particolare: ha l'aspetto di un uomo molto alto e grosso, coi i capelli lunghi e la barba folta, il viso un po' rugoso attraversato da una cicatrice su un occhio, vestito con un mantello sbrindellato; non si nota però granché il suo aspetto cadaverico, da creatura che è stata assemblata da parti di cadavere.
 

 
 

 
Sopra: 
Le illustrazioni di MinaLima che accompagnano l'intera storia posseggono dei tratti semplici e moderni, dallo stile elegante, con figure dai contorni netti e ben definiti, seppur ricche di dettagli. I colori sono stesi all'interno del bordi delle figure in un modo netto e deciso, senza sfumature, con delle tinte dalle tonalità decise e intense, talvolta accese e brillanti.
 
Il capolavoro della letteratura gotica rinasce in questa edizione a cura del pluripremitato studio MinaLima, con sontuose illustrazioni e sette inserti interattivi in 3D. Una particolarità che caratterizza le edizioni della MinaLima è la presenza di numerosi elementi interattivi quali: mappe, fogli intagliati e finestrelle che si possono aprire, ruote di carta che si possono girare....
In questa edizione ad esempio troviamo: il viso del mostro, un estratto dal diario del dottor Victor e un’antica mappa dell’Europa...
Tali elementi intrattengono il lettore, catturandone l'attenzione, coinvolgendolo e aiutandolo a entrare ancora di più nella storia, senza però distrarlo e allontanarlo eccessivamente da essa. Anzi, tali elementi si fondono molto bene con i testi, aiutando il lettore a immedesimarsi nella storia. In questo volume mi sembra che gli artisti si siano sbizzarriti, adottando anche diverse soluzioni innovative facendo risultare gli elementi interattivi davvero spettacolari.
 



 
 
Sopra: Alcuni degli elementi interattivi che si possono trovare all'interno del libro. In alto l'occhio del mostro che si apre, in basso il biglietto d'invito del matrimonio che si apre in 3D a teatrino.

"Frankenstein o il moderno Prometeo" di Mary Shelley è una di quelle opere che mi sono sempre ripromessa di dover leggere, soprattutto dopo aver letto "Dracula" di Bram Stoker, ma che ho sempre avuto un po' paura ad approcciare. Finalmente comunque sono riuscita a vincere questa resistenza grazie a due nuove edizioni illustrate che sono uscite tra ottobre e novembre del 2025 (in occasione dell'uscita del film basato sul romanzo di "Frankenstein" diretto da Guillermo del Toro). Una delle due edizioni è quella illustrata da MinaLima (e che continua la collana dei classici che era rimasta ferma con "Biancaneve e altre fiabe" dal 2022) mentre l'altra è questa illustrata da Calvi edita dalle Edizioni Re-Belle.
Il libro, nonostante l'iniziale reticenza a iniziarlo, devo dire che mi è piaciuto, sebbene l'abbia trovato un po' diverso da come me lo aspettavo. La maggiore differenza per me è stata la creazione del mostro. Nei film infatti ho sempre visto dare molta enfasi a questo momento della creatura che prende vita grazie alla forza elettrica dei fulmini: in tutti i film di "Frankenstein" c'è questa scena memorabile del mostro disteso che viene animato grazie all'elettricità contenuta nei fulmini durante una notte di tempesta attesa con trepidazione dal dottor Frankenstein.
Nel romanzo invece il tutto avviene molto in silenzio e quasi in sordina, in quanto il dottore spiega di aver fatto questi esperimenti segreti nella propria camera e a quanto pare nessuno ha mai sospettato nulla. Le parti dedicate a spiegare gli esperimenti e i tentativi che hanno portato alla creazione e animazione della creatura in realtà sono piuttosto brevi: "Chi potrà mai immaginare gli orrori del mio lavoro segreto, quando mi calavo nelle umide profondità di una tomba, o torturavo un animale vivo per animare la creata inerte?"
In effetti dal testo sembra che Frankenstein abbia scoperto il segreto della vita ben prima di iniziare a creare la sua creatura e che solamente dopo abbia deciso di addentrarsi nella sua realizzazione. Da notare tuttavia come la descrizione di tale scoperta sia lasciata piuttosto vaga. La cosa che più mi ha stupito, leggendo il romanzo, è come ad esempio, quando il dottore descrive le ricerche che lo hanno portato a scoprire il segreto per infondere la vita nella materia morta, non parli mai dell'elettricità, cosa che invece nei film viene sempre messa molto in risalto: "Mi soffermai a esaminare e analizzare tutte le minime relazioni di causa ed effetto, quali vengono esemplificate nel passaggio dalla vita alla morte e dalla morte alla vita; finché dal buio in cui brancolavo balenò su di me una luce improvvisa - una luce così vivida e meravigliosa eppure così semplice che, pur colto da vertigini per le sconfinate prospettive che mi apriva, fui sorpreso che, fra tanti uomini di genio che avevano dedicato le loro ricerche alla stessa scienza, a me solo fosse riservato di scoprire il segreto così stupefacente. [...] 
Poteva trattarsi di un miracolo; ma le tappe della scoperta erano chiare ed evidenti. Dopo giorni e notti di lavoro e fatica incredibili, riuscii a scoprire la causa della germinazione  e della vita; anzi, c'è di più, fui in grado di infondere vita alla materia inanimata. [...]
Quando mi trovai tra le mani un potere così sbalorditivo, esitai a lungo circa il modo di utilizzarlo. Per quanto possedessi la capacità di suscitare la vita, tuttavia preparare un corpo atto a riceverla, con tutti i suoi intrichi di fibre, di muscoli e di vene, restava sempre un'impresa di difficoltà e di fatica inconcepibili. Fui incerto dapprima se tentare la creazione di un essere come me o quello di un organismo più semplice; ma la mia immaginazione era troppo esaltata dal primo successo per permettermi di dubitare della mia capacità di dar vita a un animale complesso e meraviglioso come l'uomo."
Anche il momento in cui alla creatura viene data la vita è piuttosto breve, e la vicenda si focalizza rapidamente sulle emozioni e i sentimenti del dottor Frankenstein piuttosto che non sulla nascita della creatura in sè (e anche qui non si fa un esplicito o specifico riferimento all'uso di elettricità): "Fu in una cupa notte di novembre che vidi il coronamento delle mie fatiche. Con un'ansia che assomigliava all'angoscia, raccolsi attorno a me gli strumenti atti a infondere la scintilla di vita nell'essere inanimato che giaceva ai miei piedi. Era già l'una di notte; la pioggia batteva sinistra sui vetri, e la candela avrebbe presto dato i suoi ultimi guizzi, quando, alla luce che stava per spegnersi, vidi aprirsi i foschi occhi gialli della creatura; un ansito e un moto convulso le agitarono le membra.
Come descrivere le mie emozioni dinanzi a questa catastrofe, o come dare l'idea dell'infelice che, con cura e pena infinite, mi ero sforzato di creare?
Il dottore è talmente disgustato e spaventato dalla propria creatura che la abbandona e lascia la stanza, e quando ritorna è sollevato dal non trovarla più. Anche qui mi ha stupito come Frankenstein cerchi di dimenticarsi dell'esistenza di ciò che ha creato, senza mai interrogarsi (per ben 2 anni) su dove sia andato il suo mostro, che fine abbia fatto, se sia ancora vivo e cosa potrebbe combinare. 
In effetti i successivi incontri che egli ha col suo mostro sono casuali, semplicemente lui si reca in un certo luogo e lì la vede oppure la incontra. D'altronde probabilmente è destino che i due siano destinati a incontrarsi e a scontrarsi, tato il legame che li lega l'uno all'altro, nonostante i tentativi del dottore di dimenticarsene.
Nonostante alcune cose non fossero come mi aspettassi (influenzata dalla notevole filmografia riguardo a quest'opera) devo dire di aver apprezzato questo classico, anche grazie alle belle e dettagliate illustrazioni di MinaLima, molto dettagliate e intense, e ai loro giochi cartotecnici molto coinvolgenti (un paio dei quali ho però dovuto riattaccare io con la colla in quanto si erano staccati dalla pagina). Illustrazioni che in certi casi aggiungono dei particolari rispetto ai testi, come nel caso del laboratorio di Frankenstein e degli strumenti usati per animare la creatura che nei disegni vengono mostrati, mentre nei testi non sono mai descritti.
In questo caso la traduzione è opera di Luca Lamberti, ma comunque la storia, nonostante sia stata scritta agli inizi dell'Ottocento, scorre molto bene, nonostante i dialoghi siano piuttosto pochi e al fatto che ci siano molte descrizioni. La narrazione in prima persona poi risulta effettivamente coinvolgente e naturalmente la storia stessa è molto interessante e intrigante, in quanto il lettore è effettivamente curioso di conoscere le sorti di Frankenstein e della sua creatura.
La descrizione della creatura è molto interessante, anche grazie all'ampio spazio che le è stato dato all'interno della storia. Vi sono infatti vari capitoli dove ella racconta della propria vita e delle proprie avventure, il che dà i lettori la possibilità di conoscerla intimamente, di comprendere il suo punto di vista e le sue emozioni, arrivando a capire cosa l'abbia portata a fare certe azioni o compiere certe decisioni. Forse per la prima volta nella letteratura ci troviamo davanti a un mostro che è tale per il suo aspetto e per il modo in cui è stato creato, ma che non possiede una natura intrinsecamente malvagia (come accadeva invece nel caso del conte Dracula). Questo lo ha reso un personaggio complesso e sfaccettato, un personaggio grigio, proprio come il suo creatore: con entrambi si può empatizzare e capire le loro ragioni, ma nessuno dei due è comunque completamente assente da colpe (anche il mostro ha comunque compiuto delle azioni riprovevoli, tra cui vari omicidi che avrebbe potuto evitare).
Un classico immortale, a tratti pauroso ma anche struggente, sui limiti della scienza, sulla crudeltà della natura umana, sull’ambizione e sul perdono, scritto nel 1818 da una giovanissima Mary Shelley, una lettura sicuramente consigliata.  
 
L'opera è stata pubblicata originariamente nel 2025 col titolo "Frankenstein or the modern Prometeus" dalla HarperCollins Publishers ed è stata edita in italiano, sempre nel 2025, da L'Ippocampo Edizioni. Il volume è dotato di una copertina rigida, ha 416 pagine, misura 24 cm d'altezza e 16,5 cm di lunghezza e costa 29,90 euro.
 
In italiano, della MinaLima, sono stati pubblicati i seguenti titoli:

   

     
 
      
Sopra: Le copertine dei classici illustrati da MinaLima.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

sabato 13 dicembre 2025

Frankenstein di Mary Shelley e Marco Calvi

Dopo aver letto anni fa "Dracula" finalmente mi sono decisa a leggere e a parlarvi anche di un altro famosissimo e imprescindibile romanzo gotico: "Frankenstein" di Mary Shelley, in questa edizione tradotta da Tiffany Vecchietti basandosi sulla versione del 1818 e illustrata da Marco Calvi.
Opera fondamentale per lo sviluppo del genere horror e di quello fantascientifico, la storia del giovane Frankenstein che riesce a dar vita a una "creatura" assemblata con parti di cadaveri colpisce ancora oggi per l'attualità delle questioni affrontate, dalla sfida dell'uomo ai limiti posti dalla natura al desiderio di poter sfuggire alla morte. 
 
Sopra: La copertina sui toni del viola, del nero e del bianco ci mostra un disegno di Marco Calvi con il mostro di Frankenstein che stringe tra le braccia la futura moglie del suo creatore.
 
La vicenda inizia con le lettere che il giovane capitano ed esploratore Robert Walton scrive alla sorella Margaret. Walton è appena diventato ricco grazie all'eredità di un cugino e ha deciso di intraprendere un viaggio nella speranza di giungere al Polo Nord e scoprire cosa attragga l'ago magnetico della bussola verso nord. La sua nave, giunta nell'estremità dell'emisfero, rimane intrappolata fra blocchi di ghiaccio dove l'equipaggio scorge fra i ghiacci una figura enorme e mostruosa su una slitta che, poco tempo dopo, scompare. 
Ecco cosa scrive Robert Walton in una lettera alla sorella: "Ci è capitato un incidente così strano che non posso fare a meno di riportarlo, sebbene sia molto probabile che tu mi veda prima che queste pagine giungano in tuo possesso.
Lunedì scorso (31 luglio), eravamo pressoché circondati dal ghiaccio che accerchiava la nave da ogni lato, lasciandole a malapena lo spazio per galleggiare. [...]
Verso le due, la foschia si diradò e vedemmo dispiegarsi davanti a noi, in ogni direzione, distese di ghiaccio vaste e irregolari, che parevano non avere fine. Alcuni dei miei compagni lasciarono sfuggire un gemito, e la mia mente, allertata, si affollò di pensieri ansiosi, quando all'improvviso una visione singolare attirò la nostra attenzione e ci distolse dall'inquietudine per la nostra situazione.
A circa un chilometro di distanza, vedemmo un carro basso, fissato a una slitta trainata da cani, diretto verso nord: un essere dall sembianze umane, ma di dimensioni apparentemente gigantesche, sedeva sulla slitta e guidava i cani. Osservammo il rapido avanzare del viaggiatore con i nostri cannocchiali, finché non scomparve tra le irregolarità dei ghiacci in lontananza.
Questa visione suscitò in noi un meraviglioso stupore. Credevamo di essere a centinaia di chilometri dalla terraferma; ma quella visione sembrava indicare che non fosse poi così distante come avevamo pensato. Tuttavia, reclusi com'eravamo dai ghiacci, ci fu impossibile seguire le sue tracce, che avevamo osservato con la massima attenzione.
Il giorno successivo appare una seconda slitta, con a bordo un uomo praticamente congelato. Walton inizia a scrivere alla sorella degli avvenimenti che si susseguono e dell'incredibile storia del forestiero che, una volta recuperate le forze, si presenta come dottor Victor Frankenstein.
Il dottore narra quindi a Robert la sua storia, partendo della sua nascita a Ginevra, dove vive un'infanzia felice con i suoi amorevoli genitori, Alphonse e Caroline Beaufort Frankenstein, la sorella adottiva Elizabeth Lavenza e i fratelli minori Ernest e William, e trascorre il tempo studiando con impegno insieme a Elizabeth, leggendo con passione le opere di antichi autori 
L'esistenza di Frankenstein, fino ad allora molto felice, viene sconvolta dalla morte della madre a causa della scarlattina, contagiata da Elizabeth. Caduto in un trauma psicologico, Victor continua a studiare coltivando segretamente un sogno impossibile per chiunque: la creazione di un essere umano più intelligente del normale, dotato di salute perfetta e lunga vita.
Il dottor Frankenstein confessa quindi di essere riuscito a creare un mostro cucendo pezzi di cadaveri presi da obitori e cimiteri, ma l’orrenda Creatura, ripudiata dal suo stesso demiurgo, fugge e, dopo essere stata oggetto di disgusto, disprezzo e violenza, si lancia in una spietata vendetta contro il suo creatore… 
 
 Sopra: Il capitolo con la quarta lettera di Robert Walton, dove informa la sorella di aver avvistato uno strano essere gigantesco dalle sembianze umane passate su una slitta.
 
La storia è accompagnata dalle illustrazioni di Marco Calvi, le quali hanno un aspetto sontuoso e uno stile immediatamente riconoscibile, con personaggi molto espressivi, grazie anche ai tratti del viso molto netti e marcati, qualche volta perfino esagerati, soprattutto nel caso di alcuni personaggi secondari tipo amici di Frankenstein o i suoi professori universitari. I volti di Calvi rendono molto bene espressioni quali la tristezza, la disperazione, la rabbia, emozioni che finiscono addirittura per deformarne i volti.
I disegni all'interno del volume sono di due tipi: alcuni, più numerosi, sono in bianco e nero, viola e verde; mentre altri sono proprio a colori. I primi sono collocati in mezzo ai testi e rappresentano solitamente personaggi, ambienti oggetti, oppure possono anche avere uno scopo puramente decorativo, con disegni di fori e foglie (queste colorate di verde o marrone). I personaggi e gli ambienti sono solitamente disegnati in bianco e nero e poi vi vengono aggiunte delle sfumature viola sui visi, oppure di viola vengono colorati i vestiti (o parte di essi), talvolta vengono aggiunte piante o fiori, di colore verde o marrone, a scopo decorativo.  
Il secondo tipo di disegni è invece a colori, i quali comunque hanno una palette piuttosto limitata, che comprende, oltre al bianco e al nero, il verde, il viola, il giallo, il rosso e il marrone. Tra questi il verde e il viola sono sicuramente quelli predominanti, mentre il rosso è utilizzato per alcuni oggetti (tipo coperte o libri) e il giallo per i capelli. Queste immagini sono solitamente a pagina intera e rappresentano vere e proprio scene narrate nella storia, con personaggi ritratti in specifici ambienti, come ad esempio: Frankenstein malato a letto che inizia a narrare la propria storia; la cugina di Frankenstein quando arriva a casa sua; Frankenstein spaventato dalla propria creatura appena questa prende vita; la creatura mentre dorme sul pavimento; ...
A proposito della creatura è interessante come questa è stata ritratta, in quanto l'artista sembra aver voluto rappresentarla in due modi distinti, come a voler mostrare ai lettori la sua doppia natura. Alcune volte essa infatti ha un aspetto prevalentemente umano, con un viso umano dai lunghi capelli neri, nonostante la statura molto alta, le braccia molto lunghe e le mani innaturalmente gigantesche. Altre volte invece Calvi le fa assumere un aspetto mostruoso, dove tutto il suo corpo diventa nero, tanto da non poter più distinguerne i tratti del viso, se non per gli occhi completamente bianchi. E' la forma che l'artista fa assumere al mostro la prima volta che prende vita (forse per come lo vede Frankenstein, che rimane disgustato dalla sua creazione) e poi quando esso è particolarmente arrabbiato e violento.
 
   

  

  
 Sopra: In alto  quattro illustrazioni a colori, di cui quelle centrali riguardano il dott. Frankenstein e la sua creatura. Le due pagine in basso contengono invece alcuni dei disegni in bianco nero e viola.
 
"Frankenstein ovvero il Prometeo moderno" di Mary Shelley è una di quelle opere che mi sono sempre ripromessa di dover leggere, soprattutto dopo aver letto "Dracula" di Bram Stoker, ma che ho sempre avuto un po' paura ad approcciare. Finalmente comunque sono riuscita a vincere questa resistenza grazie a due nuove edizioni illustrate che sono uscite tra ottobre e novembre del 2025 (in occasione dell'uscita del film basato sul romanzo di "Frankenstein" diretto da Guillermo del Toro). Una delle due edizioni è quella illustrata da MinaLima (e che continua la collana dei classici che era rimasta ferma con "Biancaneve e altre fiabe" dal 2022) mentre l'altra è questa illustrata da Calvi edita dalle Edizioni Re-Belle.
Il libro, nonostante l'iniziale reticenza a iniziarlo, devo dire che mi è piaciuto, sebbene l'abbia trovato un po' diverso da come me lo aspettavo. La maggiore differenza per me è stata la creazione del mostro. Nei film infatti ho sempre visto dare molta enfasi a questo momento della creatura che prende vita grazie alla forza elettrica dei fulmini: in tutti i film di "Frankenstein" c'è questa scena memorabile del mostro disteso che viene animato grazie all'elettricità contenuta nei fulmini durante una notte di tempesta, attesa con trepidazione dal dottor Frankenstein.
Nel romanzo invece il tutto avviene molto in silenzio e quasi in sordina, in quanto il dottore spiega di aver fatto questi esperimenti segreti nella propria camera e a quanto pare nessuno ha mai sospettato nulla. Le parti dedicate a spiegare gli esperimenti e i tentativi che hanno portato alla creazione e animazione della creatura in realtà sono piuttosto brevi: "Chi può immaginare gli orrori del mio lavoro segreto, mentre armeggiavo tra le umide e sacrileghe esalazioni delle tombe, o torturavo gli animali vivi per animare l'argilla morta?"
In effetti dal testo sembra che Frankenstein abbia scoperto il segreto della vita ben prima di iniziare a creare la sua creatura e che solamente dopo abbia deciso di addentrarsi nella sua realizzazione. Da notare tuttavia come la descrizione di tale scoperta sia lasciata piuttosto vaga. La cosa che più mi ha stupito, leggendo il romanzo, è come ad esempio, quando il dottore descrive le ricerche che lo hanno portato a scoprire il segreto per infondere la vita nella materia morta, non parli mai dell'elettricità, cosa che invece nei film viene sempre messa molto in risalto: "Mi soffermai a esaminare e ad analizzare tutti i dettagli del rapporto causa-effetto, per come si verificano nel passaggio dalla vita alla morte e dalla morte alla vita, finché, nel mezzo di questa oscurità, dentro di me si fece strada una luce improvvisa - una luce così brillante e portentosa quanto semplice. [...]
Forse è il risultato di qualche miracolo, eppure i passaggi che hanno portato alla scoperta furono distinti e inverosimili. Dopo giorni e notti di lavoro incredibile e spossatezza, riuscii a scoprire la causa della generazione della vita. No, persino di più: divenni capace io stesso di animare la materia inerte. [...]
Quando mi trovai tra le mani un potere tanto straordinario, esitai a lungo sul modo in cui avrei dovuto impiegarlo. Sebbene possedessi la capacità di infondere la vita, preparare un corpo adatto a riceverla, con tutti i suoi intrichi di fibre, muscoli e vene, restava un'opera dalla difficoltà e dagli sforzi inconcepibili. All'inizio non sapevo se tentare la creazione di un essere simile a me o uno dalla struttura più semplice; ma la mia immaginazione era troppo esaltata dal primo successo per permettermi di dubitare della mia capacità di dare vita a un animale tanto complesso e meraviglioso quanto l'uomo."
Anche il momento in cui alla creatura viene data la vita è piuttosto breve, e la vicenda si focalizza rapidamente sulle emozioni e i sentimenti del dottor Frankenstein piuttosto che non sulla nascita della creatura in sè (e anche qui non si fa un esplicito o specifico riferimento all'uso di elettricità): "Fu in una lugubre notte di novembre che assistetti al compimento delle mie fatiche. Con un'ansia che rasentava l'agonia, raccolsi gli strumenti per instillare la vita attorno a me e infondere una scintilla nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era già l'una di notte; la pioggia batteva tristemente contro i vetri e la mia candela era quasi consumata, quando, alla luce fioca del lume mezzo spento, vidi aprirsi l'occhio opaco e giallastro della creatura; respirava con affanno e un moto convulso agitava le sue membra.
Come esprimere le mie emozioni dinanzi a questa catastrofe? O descrivere l'essere abietto che avevo cercato di plasmare con tanta fatica e dedizione?
Il dottore è talmente disgustato e spaventato dalla propria creatura che la abbandona e lascia la stanza, e quando ritorna è sollevato dal non trovarla più. Anche qui mi ha stupito come Frankenstein cerchi di dimenticarsi dell'esistenza di ciò che ha creato, senza mai interrogarsi (per ben 2 anni) su dove sia andato il suo mostro, che fine abbia fatto, se sia ancora vivo e cosa potrebbe combinare. 
In effetti i successivi incontri che egli ha col suo mostro sono casuali, semplicemente lui si reca in un certo luogo e lì lo vede oppure lo incontra. D'altronde probabilmente è destino che i due siano destinati a incontrarsi e a scontrarsi, tato il legame che li lega l'uno all'altro, nonostante i tentativi del dottore di dimenticarsene.
Nonostante alcune cose non fossero come mi aspettassi (influenzata dalla notevole filmografia riguardo a quest'opera) devo dire di aver apprezzato questo classico, anche grazie alle belle e dettagliate illustrazioni di Marco Calvi, molto espressive, sui toni del bianco, nero e viola, che accompagnano la storia in modo egregio. Forse anche grazie alla traduzione della Vecchietti la storia, nonostante sia stata scritta agli inizi dell'Ottocento, scorre molto bene, nonostante i dialoghi siano piuttosto pochi e al fatto che ci siano molte descrizioni. La narrazione in prima persona tuttavia risulta effettivamente coinvolgente e naturalmente la storia stessa è molto interessante e intrigante, in quanto il lettore è effettivamente curioso di conoscere le sorti di Frankenstein e della sua creatura.
La descrizione della creatura è molto interessante, anche grazie all'ampio spazio che le è stato dato all'interno della storia. Vi sono infatti vari capitoli dove ella racconta della propria vita e delle proprie avventure, il che dà i lettori la possibilità di conoscerla intimamente, di comprendere il suo punto di vista e le sue emozioni, arrivando a capire cosa l'abbia portata a fare certe azioni o compiere certe decisioni. Forse per la prima volta nella letteratura ci troviamo davanti a un mostro che è tale per il suo aspetto e per il modo in cui è stato creato, ma che non possiede una natura intrinsecamente malvagia (come accadeva invece nel caso del conte Dracula). Questo lo ha reso un personaggio complesso e sfaccettato, un personaggio grigio, proprio come il suo creatore: con entrambi si può empatizzare e capire le loro ragioni, ma nessuno dei due è comunque completamente assente da colpe (anche il mostro ha comunque compiuto delle azioni riprovevoli, tra cui vari omicidi che avrebbe potuto evitare).
Un classico immortale, a tratti pauroso ma anche struggente, sui limiti della scienza, sulla crudeltà della natura umana, sull’ambizione e sul perdono, scritto nel 1818 da una giovanissima Mary Shelley, una lettura sicuramente consigliata.  
 
Quest'opera è stata edita a ottobre del 2025 dalle Edizioni Re-belle, ha la copertina flessibile, ha 120 pagine, misura 24 cm d'altezza e 17 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

mercoledì 3 dicembre 2025

Le avventure di Arthur Gordon Pym di Edagar Alla Poe e Daniele Serra

Dopo Machen, Chambers e Stoker, ecco entrare nella collana di classici gotici e fantastici Edgar Allan Poe, con il suo romanzo più celebre: "Le avventure di Arthur Gordon Pym" di Edgar Alla Poe con le illustrazioni di Daniele Serra.
Scritto fra il 1837 e il 1838 sull’onda dell’interesse suscitato dalle grandi spedizioni antartiche, è la storia di un giovane amante dell’avventura che si imbarca di nascosto su una nave e da lì avranno inizio le sue sventure.
 
Sopra: Sulla copertina sui toni del bianco, del grigio e del nero, con scritte e decori blu metallizzato, vediamo un veliero e la testa di un orso polare.
 
Le avventure di Arthur Gordon Pym è la storia di un giovane amante dell’avventura, figlio di un commerciante di beni marittimi di Nantucket, che si imbarca clandestinamente a bordo della baleniera Grampus. Una volta preso il largo, si ritrova a vivere mille peripezie, tra tempeste, naufragi e ammutinamenti. 
Inizialmente il piano è di imbarcarsi clandestinamente su di una nave con l'aiuto di un amico (figlio del comandante della nave), che lo nasconde nella cala poppiera dove gli ha preparato un rifugio con delle provviste: "Poi con un fiammifero accese una candela che sistemò in un lanterna cieca, e si infilò in quell'apertura dicendomi di seguirlo. [...]
Il quale, dopo essersi infilato e aver girovagato tra innumerevoli passaggi, mi condusse infine davanti a una cassa con rinforzi in ferro, come quelle che vengono talvolta usate per imballare del vasellame costoso. Era alta quasi quattro piedi, lunga ben sei, ma molto stretta. [...]
Venni a sapere più tardi che Augustus, aiutato da un solo individuo, che non sarebbe partito col brigantino, di proposito aveva stivato in quel modo la cala, allo scopo di offrirmi un nascondiglio completamente sicuro.
Quindi il mio amico mi fece vedere che uno dei lati della cassa poteva essere rimosso a volontà. Infatti lo fece scivolare di fianco e mi mostrò l'interno, che mi divertì molto. Il fondo, coperto da un materasso preso da una delle cuccette della cabina, conteneva quasi ogni articolo di conforto che siera potuto sistemare in un così breve spazio, concedendomi al tempo stesso posto sufficiente per stare comodo, sia seduto che completamente disteso. Tra le altre cose vi erano libri, penna, inchiostro e calamaio, tre coperte, una grossa brocca piena d'acqua, un caratello di gallette, tre o quattro immense mortadelle, un enorme prosciutto, una coscia di montone arrostito, e sei o sette bottiglie di cordiali e liquori."
Arthur rimane lì nascosto per giorni, finché non inizia a preoccuparsi per la scomparsa del suo amico, iniziando a temere che sia successo qualcosa. Purtroppo le riserve di cibo e di acqua stanno finendo e, quando prova ad uscire dal nascondiglio, trova che la botola da cui è entrato è stata bloccata, per cui si ritrova a dover vivere al buio, senza più acqua, con poco cibo, con l'unica speranza che il suo amico riesca a trovare un modo per tirarlo fuori e gli spieghi che cosa sta succedendo.
Questo è solo l'inizio di una rocambolesca e incredibile avventura, in cui le imprese marinaresche si intrecciano così a spettrali apparizioni, come quella che attende il protagonista in prossimità del Polo Sud, sul finire della vicenda. 
 
Sopra: Alcune tra le prime pagine del libro, dove a sinistra vediamo la pagina con i testi e destra una con un'illustrazione di Serra che mostra una barca in balia delle onde.
 
La particolarità di questa pregiata edizione è l'aggiunta delle tavole a colori opera dell'artista Daniele Serra, il quale predilige l'acquerello, come lui stesso spiga alla fine del volume: "L'acquerello è lo strumento che preferisco. Lo trovo magico. Perchè non puoi mai averne il pieno controllo nè conoscere fino all'ultimo la resa finale. Mi permette di stupirmi di fronte a quello che faccio. M'impedisce di annoiarmi."
Le illustrazioni di Serra sono molto belle e curate, anche se hanno un aspetto moderno esse si adattano visivamente perfettamente alla storia di Poe, grazie alle loro atmosfere cupe e macabre. Sono immagini a pagina intera e talvolta anche a doppia pagina, che vanno a rappresentare scene o ambienti della storia, come ad esempio la nave su cui naviga Arthur in balia delle onde del mare, il cuoco mentre uccide con un ascia alcuni membri dell'equipaggio, il protagonista mentre si guarda allo specchio travestito da fantasma, un cadavere in decomposizione mentre viene mangiato da un gabbiano, ....
L'artista quindi non esita nel mostrare anche alcune scene piuttosto violente o perturbanti, cme lui stesso spiega: "Non credo sia un caso, considerato il fascino che l'orrore e il gotico hanno esercitato su di me fin dall'adolescenza. Da quel momento tutte le mie letture, le mie visioni, gli ascolti, hanno continuato a gravitare intorno alla sfera del perturbante, del fantastico e dell'indistinto."
Anche i colori scelti rispecchiano questo gusto per l'orrore e il gotico, in quanto le tavole sono colorate con tinte piuttosto cupe, mai accese o brillanti, ma sempre scure, con una predominanza del nero (l'artista stesso infatti afferma: "Da autodidatta ho finito per sviluppare una mia tecnica basata su un forte uso del nero"), il quale è il colore predominante nella maggior parte delle tavole, assie al bianco, al blu,  all'azzurro/grigio e al marrone. A volte compare anche il rosso, usato soprattutto per tingere il sangue che sgorga dalle ferite o per le parti interne dei cadaveri, un'altra volta invece è stato utilizzato per dipingere i deliri di alcuni uomini caduti in preda ai fumi dell'alcool.
I colori comunque non sono stesi in maniera precisa all'interno di confini ben definiti, anzi, essendo appunto degli acquerelli i colori sbordano e spesso si mischiano, creando delle scene intense e potenti, di forte impatto visivo. 
"Per illustrare questa edizione ho voluto pormi nella prospettiva di un osservatore esterno, che cerca di avvicinarsi più che può agli eventi senza interferire. Non amo le illustrazioni didascaliche, preferisco creare nuovo mondi a partire dalla storia, lasciando spazio all'immaginazione del lettore. Mi sembra più interessante.
 
 
 


  
 
  
Sopra: Alcune delle illustrazioni ad acquerello di Serra, che come potete vedere hanno dei colori e delle atmosfere piuttosto cupe.
 
"Le avventure di Arthur Gordon Pym" di Edagar Alla Poe con le illustrazioni di Daniele Serra è una storia coinvolgente, emozionante e intrigante, narrata dal punto di vista del protagonista, che trascina i lettori nelle sue avventure, o disavventure piuttosto, con grande coinvolgimento emotivo. Ad esempio già la situazione iniziale si rivela essere molto emozionante e, allo stesso tempo, claustrofobica per i lettori, che vedono il protagonista prima iniziare a preoccuparsi della scomparsa del suo amico, quindi della conseguente riduzione delle provviste (particolarmente preoccupante in particolare l'esaurimento della scorta d'acqua), dell'impossibilità di vedere, poiché non ci sono più fiammiferi e candele a disposizione, di conseguenza viene inficiata anche la possibilità di muoversi nella cala per dirigersi verso l'uscita. Durante il percorso inoltre il protagonista trova alcuni ostacoli che sono caduti sul suo passaggio, che ora non è più sgombro, infine si scopre che la botolo per uscire è bloccata, per cui ad Arthur non resta che sperare nel ritorno del suo amico. Nel frattempo però viene da chiedersi cosa sia successo ad Augustus, del perchè non torna, e se fosse morto? Cosa ne sarebbe del protagonista?
E questo è solo l'inizio, in quanto poi il nostro protagonista dovrà affrontare un ammutinamento, una tempesta, un naufragio, un viaggio verso il Polo Sud e una tribù cannibale.
La storia è quindi molto avvincente e incalzante, nonostante Poe utilizzi un linguaggio molto preciso e a volte proprio tecnico, ad esempio quanto parla di mettere in panna un vascello: "Un vascello si mette alla cappa o in panna per vari motivi e questa operazione si effettua in varie maniere. Quando il tempo è abbastanza tranquillo una nave si mette in panna semplicemente per fermarci e attendere un altro bastimento, o per qualche motivo del genere. Se il vascello, che vuol mettersi in panna, ha tutte le vele spiegate, la manovra generalmente si compie disponendo le vele a capanna, in modo che le forze opposte si elidano e la nave si fermi. Ma noi adesso parliamo di un bastimento che vuol mettersi in panna durante un fortunale. A questa misura si ricorre quando il vento è in testa e troppo violento perchè sia possibile mantenere una vela senza correre il pericolo di ribaltare; qualche volta anche quando il vento è moderato, ma il mare troppo grosso perchè il vascello possa correre avanti. Se si naviga vento in poppa, con un mare molto grosso, generalmente si incorre in guai, perchè il vascello imbarca acqua a poppa, e subisce dei violenti colpi di beccheggio.
Poe è infatti molto preciso quando scrive, per cui nel libro sono presenti varie parti descrittive, ad esempio riguardanti gli animali avvisati o incontrati ma anche il viaggio stesso, in particolare quello verso il Polo, dove Poe non dimentica di annotare i gradi di longitudine e latitudine per fare capire al lettore dove il protagonista si trova: "... In quindici giorni raggiungemmo le isole Tristan d' Acunha, a 37° e 8' latitudine sud, 12° 8' longitudine ovest.
Questi gruppo molto conosciuto, e che è formato da tre isole rotonde, fu scoperto dai portoghesi e visitato in seguito dagli olandesi nel 1643 e dai francesi nel 1767. [...]
Dopo questa, come superficie, viene l'isola che si trova più a occidente del gruppo, quella chiamata l'Inaccessibile. La sua posizione precisa e 37° 17' latitudine sud, 12° 24' longitudine ovest. Ha una circonferenza di 7 o otto miglia e presenta in ogni suo lato un aspetto scosceso, inespugnabile."
Tali indicazioni così precise comunque sono presenti nella seconda parte del romanzo, in quanto nella prima, come lo stesso protagonista spiega, egli non aveva modo di verificare in che punto del mare si trovasse, essendo rimasto per diverso tempo nascosto dentro la barca oppure disperso in mezzo al mare. 
Si può infatti dividere il romanzo in due parti: nella prima Arthur si trova a bordo della Grampus, mentre nella seconda egli viene salvato e preso a bordo della Jane Guy. Nel momento in cui viene salvato dalla Jane Guy segue un certo periodo di calma, che si conclude con l'inizio del viaggio verso il Polo Sud e, in particolare, con l'incontro di un gruppo di indigeni che abitano nelle zone antartiche. Indigeni dalla pelle scura che sembrano amichevoli e ben disposti nei confronti della ciurma, ma ci potrà davvero fidare?
Un'avventura ricca di avvenimenti emozionanti e coinvolgenti, nonché di avventura, mentre mancano gli elementi soprannaturali, al massimo si può parlare di fatti misteriosi, resi tali perchè il protagonista, non essendo un narratore onnisciente, non può spiegare. Ad un certo punto ad esempio Arthur avvista una nave che vede essere piena di cadaveri in putrefazione, è un fatto misterioso che anche in seguito il protagonista non è riuscito a spiegare, visto che non è riuscito a vedere il nome della nave con cui poter chiedere qualche informazione, e può solo supporre che le persona a bordo siano morte a causa di una qualche pandemia fulminante. 
Nonostante la mancanza di elementi soprannaturali non mancano però elementi di violenza, sia umana che contro gli animali, i quali sono visti come fonte di cibo o di commercio (si parla ad esempio di caccia alle balene o alle foche per la loro pelliccia). Anche i comportamenti violenti nei confronti delle persone non scherzano comunque, in quanto vediamo gente uccisa con un'ascia, atti di cannibalismo, imboscate, accoltellate, ecc...
L'elemento pauroso della storia è quindi dato da un lato dalla violenza e dalla crudeltà che le persone possono manifestare le une nei confronti degli altri, dall'altro lato da situazioni di pericolo (dovuto sia alla presenza di persone pericolose che di situazioni pericolose) e di incertezza, in cui non si sa se si morirà da un momento all'altro o se si arriverà al giorno successivo. In questa storia quindi l'elemento di paura è più di tipo psicologico, in questa storia Poe non ha bisogno di creature soprannaturali per stimolare il terrore, in quanto sono gli stessi umani dei potenziali mostri, pronti a farsi fuori l'un l'altro, per non parlare dell'incertezza degli eventi, dell'uomo in balia dei capricci del fato, in quanto una forte tempesta può distruggere la nave su cui si sta viaggiando rendendoci dei poveri naufraghi soli in balia dell'oceano, senza cibo e acqua.
Il finale è un po' particolare e strano, quasi onirico, come lasciato in sospeso in quanto, a quanto pare, l'autore (lo stesso Arthur Gordon Pym) è deceduto prima di poter consegnare gli ultimi capitoli del libro al proprio editore, per cui gli ultimi capitoli dell'opera risultano dispersi, e l'opera dà in effetti l'idea di essere incompleta. Un finale sicuramente originale e bizzarro, ma starà a ogni singolo lettore giudicarlo, dandogli un'opportunità.
Sorta di discesa agli Inferi e capostipite dell’horror psicologico, il romanzo di Poe è stato d’ispirazione per autori quali Stevenson, Melville, Conrad e Jules Verne, il quale ha deciso di scrivere un seguito a questo romanzo di Poe, intitolato "La sfinge dei ghiacci", uscito nel 1897. 

Il libro illustrato è stato pubblicato nel 2025 dalla Ippocampo Edizioni; ha una copertina rigida, misura 24,5 cm d'altezza e 17 cm di lunghezza, ha 320 pagine e costa 25 euro.
 
Ecco gli altri titoli finora editi dall'Ippocampo Edizioni nella nuova collana collana di letteratura fantastica: Il re in giallo” di Robert W. Chambers e “Il grande Dio Pan” di Arthur Machen entrambi illustrati da Samuel Araya (aprile 2024), "Dracula" (2024) di Bram Stocker e illustrato da Christian Quesnel.
 
    
 Sopra: Le copertine delle delle altre due opere edite nella medesima collana della Ippocampo Edizioni, prima di "Le avventure di Arthur Gordon Pym".
 
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