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lunedì 8 giugno 2026

Il museo dei vampiri di Gabriella Giliberti e Lisa Merletti

Dopo l'edizione di "Frankenstein" di Mary Shelley, in questa edizione illustrata da Marco Calvi, torno a parlarvi di un'altra nuova uscita delle Edizioni Rebelle, sempre goticheggiante, ma stavolta a tema vampiresco: "Il museo dei vampiri" scritta da Gabriella Giliberti e con le illustrazioni di Lisa Merletti.
 
Sopra: Un copertina molto bella ed elegante, sui toni del viola e del nero e sui cui spicca l'immagine della Curatrice nella sua bara, in attesa di essere risvegliata per farci iniziare il nostro viaggio nel suo Museo.
 
Il museo dei vampiri reinventa il mito del vampiro: invece di una semplice enciclopedia, il lettore viene guidato in prima persona dalla vampira-narratrice, che commenta con ironia e malinconia leggende, casi storici e trasformazioni letterarie e cinematografiche. 
Ecco come accoglie noi lettori: "<<Benvenuto in casa mia. Entrate pure... e lasciate un po' della felicità che recate.>> o almeno così diceva un vecchio conte, con una passione per le entrate teatrali.
Suona vetusto, lo so. Però capiscimi, quando vivi abbastanza a lungo da vedere i nomi delle strade e le mode del terrore rinnovarsi, impari a conoscere ciò che resiste alle pieghe del tempo. Certe citazioni, ad esempio, come le creature notturne si consumano, si trasformano, ma restano in piedi. Oggigiorno si urla al grande ritorno del mostro, ma mi domando se ce ne siamo mai davvero andati. In ogni caso, non temere, l'invito tra le tue mani non è una maledizione... [...]
Perciò ti sto invitando.
Oh, che sciocca! Saltando tra discorsi sconclusionati, ancora non ti ho rivelato il mio nome. Col tempo ne ho collezionati molti. Alcuni li ho indossati come abiti per non dare nell'occhio; altri mi sono stati cuciti addosso con la fretta con cui i mortali etichettano ciò di cui hanno timore perchè sconosciuto. Ma tu chiamami pure Curatrice.
Curatrice di una casa-museo, di un archivio vivente. Curatrice - e qui ti sorrido- di un certo tipo di appetito, perchè la fame, cher, è un'educazione severa: ti insegna a scegliere, a conservare. Impone regole d'eleganza, se ci tieni abbastanza a non spaventare i tuoi ospiti. 
Se non la riempi con qualcosa di più interessante del semplice sopravvivere, l'eternità è una prigione di noia. [...]
L'immortalità ricorda un salone troppo grande, se non lo arredi con un senso, non ti resterà altro che l'eco dei tuoi passi. Per scongiurare questo epilogo, ho iniziato a studiare me stessa attraverso la storia che i secoli ci hanno ricamato addosso. Ho seguito piste e dicerie con ostinazione e piacere, con quella punta di crudeltà degli studiosi quando la verità non vuole farsi afferrare. [...]
Questa casa è il risultato di quel viaggio. Ogni stanza è un periodo, il deposito di miti accatastati gli uni sugli altri, dove i confini della realtà si intrecciano a quelli del folcklore. Troverai appunti, quadri, bozzetti, reliquie. Li ho raccolti io stessa, sì. Strappati alla polvere, ai roghi, alle mani sbagliate.
Dal Medioevo fino ai vampiri pop contemporanei, ogni “stanza” del libro racconta un aspetto diverso: le origini mitologiche, le superstizioni e le epidemie, i grandi personaggi storici, i vampiri del mondo e quelli romantici della letteratura, fino al cinema e alla TV. La protagonista, parzialmente inaffidabile ma irresistibile, invita il lettore a esplorare cripte, biblioteche e villaggi infestati, smentendo cliché e interpretazioni umane e lasciando filtrare il fascino e la solitudine eterna della sua specie. Con un tono gotico, ironico e malinconico, il libro unisce rigore divulgativo e piacere narrativo, trasformando il mito in un'esperienza immersiva e visivamente straordinaria
 
Sopra:  Le prime pagine in cui a destra veniamo accolti nell'anticamera, mentre a sinistra vediamo un ritratto della Curatrice, la vampira che ci accompagnerà durante la lettura per illustrarci tutti i segreti dei Vampiri.

Per questa edizione i testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Lisa Merletti, che sono veramente molto belle in quanto questa artista possiede uno stile dettagliato, dai tratti delicati, raffinati ed eleganti, dalle suggestioni vittoriane e gotiche, in cui è possibili notare anche una leggera influenza dal genere dei manga.
In passato aveva già illustrato anche altre opere per le Edizioni Rebelle, tra cui "Beatrice Cenci: La storia, la tortura, l'esecuzione" di Alexandre Dumas e "La ragazza invisibile" di Mary Shelley.
Nel testo ci sono disegni sia a pagina intera che a doppia pagina, oppure inseriti in mezzo ai testi. La maggior parte rappresentano dei personaggi menzionati nel libro, come la Curatrice ma, soprattutto tutti i vari vampiri di cui quest'ultima ci spiega l'esistenza. Tra i personaggi ritratti troviamo ad esempio antenati famosi come Ruthven (protagonista del "Vampiro" di Polidori), Carmilla, il conte Dracula, ma non mancano anche rappresentazioni di vampiri più antichi, provenienti spesso da varie parti del mondo. Abbiamo poi perfino rappresentazioni di vampiri cinematografici, tra cui lo stesso Dracula, in varie versioni, ma anche i vampiri di Twilight o di Buffy.
Grazie al proprio stile l'artista riesce a rende questi vampiri allo stesso tempo spaventosi e inquietanti (alcuni addirittura mostruosi) ma anche belli e sensuali 
Oltre ai personaggi spesso vengono ritratti anche oggetti, ovviamente sempre legati ai vampiri in un modo o nell'altro: abbiamo così paletti di biancospino, pietre che venivano inserite nella bocca dei defunti, ampolle di acqua benedetta, tinozze piene di sangue, lampade ad olio, ritagli di giornali, ecc...
In ogni caso comunque c'è sempre un certo focus sui personaggi, in quanto gli sfondi e gli ambienti, anche quando presenti, non sono mai molto dettagliati o particolari, spesso si fanno anche fatica a intravedere.
Alcune immagini sono a colori, anche se Merletti ha scelto comunque delle tinte dai toni delicati, quasi scoloriti a volte, spenti e desaturati, che quindi non risultano mai troppo brillanti o accesi, anche se talvolta possono essere stese con intensità, soprattutto in alcune zone. La pelle delle persone, ad esempio, è di un rosa molto pallido, quasi bianco, che risalta in confronto agli sfondi scuri dei fondali. Oltre a non usare tonalità particolarmente brillanti o vivaci anche la scelta delle tinte è piuttosto limitata, in particolare al nero, al bianco, al blu, al marrone, al rosso (che rimane comunque un rosso scuro, non brillante).
Sono presenti anche dei disegni in bianco e nero, in cui però è solitamente il nero a prevalere, tanto che l'interno delle figure è tinto di nero mentre sono le linee delle figure a essere tracciate col bianco, probabilmente per creare un effetto maggiormente oscuro e drammatico.
Le illustrazioni accompagnano i testi arricchendoli e sono imprescindibili da essi in quanto legati da uno stretto legame. Ad esempio quando la Curatrice cita e invita il suo accompagnatore (e noi lettori) a osservare alcuni ritratti di antenati oppure specchi che riflettono i vampiri del cinema lo fa rivolgendosi alle illustrazioni presenti nel libro, le quali possono anche essere accompagnate da qualche spiegazione, ma rimangono comunque imprescindibili per la corretta e piena comprensione di ciò che la Curatrice vuole mostrarci.
 
 
 


  
Sopra: Alcune illustrazioni interne di Lisa Merletti, dai colori spenti e desaturati, che mostrano varie stanze del Museo come: la sala delle Metamorfosi, quella delle Epidemie e delle Superstizioni, delle Carte dal Mondo e dalla Biblioteca dei Romantici (l'immagine in basso a sinistra raffigura proprio Carmilla e Laura).
 
"Il museo dei vampiri" di Gabriella Giliberti e Loputyn è un volume molto bello dedicati ai Vampiri, che impareremo a conoscere abbastanza a fondo grazie alla nostra guida: la Curatrice, una vampira che ha deciso di rendere la propria dimora un museo dove dedicare ogni stanza a una certa epoca e ad un certo aspetto di queste creature. Come lei stessa ricorda al suo lettore/visitatore: "Tutto ciò l'ho chiamato museo con fare presuntuoso, ma non lasciarti ingannare dalla parola. Un museo di solito dorme. Questa casa no. Prima di continuare, lasciami essere chiara: non esiste un solo vampiro o un unico termine rappresentativo. Esistono famiglie, vizi, genealogie, superstizioni. Differenze sottili ed abissali. Dialetti del sangue; modi diversi di volere, predare, amare e sopravvivere. Esistono bugie che abbiamo tessuto talmente bene da restarci incastrati. 
Forse ti aspetti un mostro con un volto preciso. Io ti offrirò una mappa piena di variazioni, in quanto il vampiro, più che una creatura, è una lente. Cambia forma a seconda di chi lo guarda e di cosa non vuole ammettere. A volte è coraggio, altre aristocrazia. Altre ancora fame, erotismo, colpa, potere, libertà. La scusa perfetta di ciò che una società teme e desidera.
Ed è proprio questo a rendere questo volume così interessante, in quanto non è una semplice enciclopedia sui vampiri, ma anche un invito a una riflessione più profonda che invita a guardare a questa creatura attraverso uno sguardo nuovo: non come semplice mostro, ma come lo specchio della cultura e della società umana, delle sue paure, ma anche dei suoi desideri, e di come essi siano mutati ed evoluti nel corso del tempo.
La Curatrice infatti ci porterà a conoscere la figura del vampiro attraverso un percorso storico: si parte dalla sala delle origini con riferimenti alla religione cristiana e a quella egizia, per poi passare alla figura del revenant (il morto che torna in vita); si passa poi alla sala delle Epidemie e delle Superstizioni, poi a quella delle Metamorfosi, dove la figura del vampiro di mischia a quella del licantropo; alla galleria degli zii famosi, dove conosceremo figure storiche come Erzsébet e Vlad; poi il Gabinetto dei Lumi, in cui arriviamo al XVIII secolo, dove l'uomo cerca di analizzare tutto con raziocinio; per poi passare alle Carte dal mondo, dove sono racchiusi tutti i vari parenti dei vampiri provenienti da tutte le parti del mondo; giungiamo poi alla Biblioteca dei Romantici, in cui il periodo del romanticismo riporta alla ribalta la figura del vampiro conferendole un nuovo aspetto e un nuovo fascino; infine giungiamo alla Sala degli Specchi, i quali contengono, sempre suddivisi per periodo storico le rappresentazione dei vampiri provenienti dalle più famose pellicole cinematografiche, da Nosferatu di Murnau (1922), passando per "The lost Boys" del 1987 fino a "Twilight" e "I Peccatori" del 2025.
Ho trovato ad esempio molto interessante l'analisi che l'autrice fa riguardo alla figura del vampiro che nasce come revenant, cioè come morto che risorge e che cioè si comporta esattamente all'opposto di come dovrebbe fare un cadavere. In questo caso il revenant veniva visto come un'anima in pena , magari per qualche torto subito e, come spiega la Curatrice: "Un morto assassinato è una ferita collettiva, un morto suicida è uno scandalo teologico e privato insieme. Il revenant nasce nel punto in cui la vergogna e il lutto si fondono in un problema pubblico, tramutando il terrore nell'ossessiva ricerca di un potenziale colpevole." Così il vampiro nasce per dare un volto alla paura, per poi proseguire diventando, in periodo di epidemie, la loro causa: "Pertanto, in un clima di tale disordine, la diceria e la superstizione si diffondono a macchia d'olio, esattamente come fanno le epidemie. Nei resoconti folklorici e nelle ricostruzioni storiche, le scene tendono a ripetersi con una regolarità inquietante: prima una dipartita successiva a una febbre; poi una catena di decessi ravvicinati; infine, il sospetto verso un cadavere ben conservato, la cui stessa perdita e avvolta dal mistero." Ovviamente l'analisi continua, fino ad arrivare a tempi piuttosto recenti, dove si inizia a provare un certo fascino e anche una certa empatia verso questa creatura: "Dopo Dracula avete cominciato a guardarci con un'attenzione differente. Creature con emozioni ferite, non solo un male da stanare. Chissà, vi siete ricordati che, in fondo, siamo stati umani anche noi.
La letteratura, nei decenni a seguire, intuisce che il vampiro può essere qualcosa di più di un antagonista, un emblema cangiante anche per l'esclusione, la diversità, il dolore."
E' proprio tutta questa analisi sociale e antropologica sulla figura del vampiro la parte che mi ha più affascinato di quest'opera, oltre al fatto che essa contiene comunque molte informazioni di varia natura su questa creatura, andando a citare folklore, miti, leggende, resoconti storici, perfino la Bibbia, ma anche romanzi letterari e versioni cinematografiche. 
Un'opera molto interessante ed affascinante, che porta anche a riflettere sul pensiero, la psicologia e la natura umana, il tutto accompagnato dalle splendide, delicate, graziose ma allo stesso tempo inquietanti e affascinanti illustrazioni di Merletti. 
 
P.S. Prima di abbandonarvi volevo segnalarvi però che molte informazioni contenute in questo testo le ho trovate anche in un altro, pubblicato antecedentemente: "I segreti dei vampiri" di Julie Légère, Elsa Whyte e Laura Pérez, edito nel 2022 da IL CASTELLO. Vi basterà osservare il sommario per rendervi conto che quasi tutti i titoli coincidono: si parte con i vampiri di tutto il mondo e da quelli delle origini, passando a quelli medievali, con le loro epidemie, per poi passare al Rinascimento (dove si parla di vampiri e lupi mannari, citando pure la famiglia Gandillon) e all'Europa Centrale (dove vengono citate le figure di Vlad e Bathory). Arriva poi l'Illuminismo (dove viene menzionato il lavoro di di Calmet e la lettera dell'arcivescovo Benedetto XIV) per poi passare alla figura del vampiro nella letteratura (con Polidori, Le Fanu e Stoker) per arrivare ai vampiri di nuova generazione, compresi quelli del cinema (tra cui quelli di "Intervista col Vampiro", Buffy e "Twilight").
 
 

Sopra: La copertina, dallo sfondo nero, e sotto alcune pagine interne (tra cui quella del sommario) di un volume sempre dedicato ai vampiri uscito nel 2022, e di cui credo proprio che la Giliberti sia parecchio debitrice per quanto riguarda le informazioni.

Quest'opera è stata edita nel 2026 dalle Edizioni re-belle, ha la copertina rigida, ha 190 pagine, misura 24,5 cm d'altezza e 17,2 cm di lunghezza e costa 23 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

sabato 13 dicembre 2025

Frankenstein di Mary Shelley e Marco Calvi

Dopo aver letto anni fa "Dracula" finalmente mi sono decisa a leggere e a parlarvi anche di un altro famosissimo e imprescindibile romanzo gotico: "Frankenstein" di Mary Shelley, in questa edizione tradotta da Tiffany Vecchietti basandosi sulla versione del 1818 e illustrata da Marco Calvi.
Opera fondamentale per lo sviluppo del genere horror e di quello fantascientifico, la storia del giovane Frankenstein che riesce a dar vita a una "creatura" assemblata con parti di cadaveri colpisce ancora oggi per l'attualità delle questioni affrontate, dalla sfida dell'uomo ai limiti posti dalla natura al desiderio di poter sfuggire alla morte. 
 
Sopra: La copertina sui toni del viola, del nero e del bianco ci mostra un disegno di Marco Calvi con il mostro di Frankenstein che stringe tra le braccia la futura moglie del suo creatore.
 
La vicenda inizia con le lettere che il giovane capitano ed esploratore Robert Walton scrive alla sorella Margaret. Walton è appena diventato ricco grazie all'eredità di un cugino e ha deciso di intraprendere un viaggio nella speranza di giungere al Polo Nord e scoprire cosa attragga l'ago magnetico della bussola verso nord. La sua nave, giunta nell'estremità dell'emisfero, rimane intrappolata fra blocchi di ghiaccio dove l'equipaggio scorge fra i ghiacci una figura enorme e mostruosa su una slitta che, poco tempo dopo, scompare. 
Ecco cosa scrive Robert Walton in una lettera alla sorella: "Ci è capitato un incidente così strano che non posso fare a meno di riportarlo, sebbene sia molto probabile che tu mi veda prima che queste pagine giungano in tuo possesso.
Lunedì scorso (31 luglio), eravamo pressoché circondati dal ghiaccio che accerchiava la nave da ogni lato, lasciandole a malapena lo spazio per galleggiare. [...]
Verso le due, la foschia si diradò e vedemmo dispiegarsi davanti a noi, in ogni direzione, distese di ghiaccio vaste e irregolari, che parevano non avere fine. Alcuni dei miei compagni lasciarono sfuggire un gemito, e la mia mente, allertata, si affollò di pensieri ansiosi, quando all'improvviso una visione singolare attirò la nostra attenzione e ci distolse dall'inquietudine per la nostra situazione.
A circa un chilometro di distanza, vedemmo un carro basso, fissato a una slitta trainata da cani, diretto verso nord: un essere dall sembianze umane, ma di dimensioni apparentemente gigantesche, sedeva sulla slitta e guidava i cani. Osservammo il rapido avanzare del viaggiatore con i nostri cannocchiali, finché non scomparve tra le irregolarità dei ghiacci in lontananza.
Questa visione suscitò in noi un meraviglioso stupore. Credevamo di essere a centinaia di chilometri dalla terraferma; ma quella visione sembrava indicare che non fosse poi così distante come avevamo pensato. Tuttavia, reclusi com'eravamo dai ghiacci, ci fu impossibile seguire le sue tracce, che avevamo osservato con la massima attenzione.
Il giorno successivo appare una seconda slitta, con a bordo un uomo praticamente congelato. Walton inizia a scrivere alla sorella degli avvenimenti che si susseguono e dell'incredibile storia del forestiero che, una volta recuperate le forze, si presenta come dottor Victor Frankenstein.
Il dottore narra quindi a Robert la sua storia, partendo della sua nascita a Ginevra, dove vive un'infanzia felice con i suoi amorevoli genitori, Alphonse e Caroline Beaufort Frankenstein, la sorella adottiva Elizabeth Lavenza e i fratelli minori Ernest e William, e trascorre il tempo studiando con impegno insieme a Elizabeth, leggendo con passione le opere di antichi autori 
L'esistenza di Frankenstein, fino ad allora molto felice, viene sconvolta dalla morte della madre a causa della scarlattina, contagiata da Elizabeth. Caduto in un trauma psicologico, Victor continua a studiare coltivando segretamente un sogno impossibile per chiunque: la creazione di un essere umano più intelligente del normale, dotato di salute perfetta e lunga vita.
Il dottor Frankenstein confessa quindi di essere riuscito a creare un mostro cucendo pezzi di cadaveri presi da obitori e cimiteri, ma l’orrenda Creatura, ripudiata dal suo stesso demiurgo, fugge e, dopo essere stata oggetto di disgusto, disprezzo e violenza, si lancia in una spietata vendetta contro il suo creatore… 
 
 Sopra: Il capitolo con la quarta lettera di Robert Walton, dove informa la sorella di aver avvistato uno strano essere gigantesco dalle sembianze umane passate su una slitta.
 
La storia è accompagnata dalle illustrazioni di Marco Calvi, le quali hanno un aspetto sontuoso e uno stile immediatamente riconoscibile, con personaggi molto espressivi, grazie anche ai tratti del viso molto netti e marcati, qualche volta perfino esagerati, soprattutto nel caso di alcuni personaggi secondari tipo amici di Frankenstein o i suoi professori universitari. I volti di Calvi rendono molto bene espressioni quali la tristezza, la disperazione, la rabbia, emozioni che finiscono addirittura per deformarne i volti.
I disegni all'interno del volume sono di due tipi: alcuni, più numerosi, sono in bianco e nero, viola e verde; mentre altri sono proprio a colori. I primi sono collocati in mezzo ai testi e rappresentano solitamente personaggi, ambienti oggetti, oppure possono anche avere uno scopo puramente decorativo, con disegni di fori e foglie (queste colorate di verde o marrone). I personaggi e gli ambienti sono solitamente disegnati in bianco e nero e poi vi vengono aggiunte delle sfumature viola sui visi, oppure di viola vengono colorati i vestiti (o parte di essi), talvolta vengono aggiunte piante o fiori, di colore verde o marrone, a scopo decorativo.  
Il secondo tipo di disegni è invece a colori, i quali comunque hanno una palette piuttosto limitata, che comprende, oltre al bianco e al nero, il verde, il viola, il giallo, il rosso e il marrone. Tra questi il verde e il viola sono sicuramente quelli predominanti, mentre il rosso è utilizzato per alcuni oggetti (tipo coperte o libri) e il giallo per i capelli. Queste immagini sono solitamente a pagina intera e rappresentano vere e proprio scene narrate nella storia, con personaggi ritratti in specifici ambienti, come ad esempio: Frankenstein malato a letto che inizia a narrare la propria storia; la cugina di Frankenstein quando arriva a casa sua; Frankenstein spaventato dalla propria creatura appena questa prende vita; la creatura mentre dorme sul pavimento; ...
A proposito della creatura è interessante come questa è stata ritratta, in quanto l'artista sembra aver voluto rappresentarla in due modi distinti, come a voler mostrare ai lettori la sua doppia natura. Alcune volte essa infatti ha un aspetto prevalentemente umano, con un viso umano dai lunghi capelli neri, nonostante la statura molto alta, le braccia molto lunghe e le mani innaturalmente gigantesche. Altre volte invece Calvi le fa assumere un aspetto mostruoso, dove tutto il suo corpo diventa nero, tanto da non poter più distinguerne i tratti del viso, se non per gli occhi completamente bianchi. E' la forma che l'artista fa assumere al mostro la prima volta che prende vita (forse per come lo vede Frankenstein, che rimane disgustato dalla sua creazione) e poi quando esso è particolarmente arrabbiato e violento.
 
   

  

  
 Sopra: In alto  quattro illustrazioni a colori, di cui quelle centrali riguardano il dott. Frankenstein e la sua creatura. Le due pagine in basso contengono invece alcuni dei disegni in bianco nero e viola.
 
"Frankenstein ovvero il Prometeo moderno" di Mary Shelley è una di quelle opere che mi sono sempre ripromessa di dover leggere, soprattutto dopo aver letto "Dracula" di Bram Stoker, ma che ho sempre avuto un po' paura ad approcciare. Finalmente comunque sono riuscita a vincere questa resistenza grazie a due nuove edizioni illustrate che sono uscite tra ottobre e novembre del 2025 (in occasione dell'uscita del film basato sul romanzo di "Frankenstein" diretto da Guillermo del Toro). Una delle due edizioni è quella illustrata da MinaLima (e che continua la collana dei classici che era rimasta ferma con "Biancaneve e altre fiabe" dal 2022) mentre l'altra è questa illustrata da Calvi edita dalle Edizioni Re-Belle.
Il libro, nonostante l'iniziale reticenza a iniziarlo, devo dire che mi è piaciuto, sebbene l'abbia trovato un po' diverso da come me lo aspettavo. La maggiore differenza per me è stata la creazione del mostro. Nei film infatti ho sempre visto dare molta enfasi a questo momento della creatura che prende vita grazie alla forza elettrica dei fulmini: in tutti i film di "Frankenstein" c'è questa scena memorabile del mostro disteso che viene animato grazie all'elettricità contenuta nei fulmini durante una notte di tempesta, attesa con trepidazione dal dottor Frankenstein.
Nel romanzo invece il tutto avviene molto in silenzio e quasi in sordina, in quanto il dottore spiega di aver fatto questi esperimenti segreti nella propria camera e a quanto pare nessuno ha mai sospettato nulla. Le parti dedicate a spiegare gli esperimenti e i tentativi che hanno portato alla creazione e animazione della creatura in realtà sono piuttosto brevi: "Chi può immaginare gli orrori del mio lavoro segreto, mentre armeggiavo tra le umide e sacrileghe esalazioni delle tombe, o torturavo gli animali vivi per animare l'argilla morta?"
In effetti dal testo sembra che Frankenstein abbia scoperto il segreto della vita ben prima di iniziare a creare la sua creatura e che solamente dopo abbia deciso di addentrarsi nella sua realizzazione. Da notare tuttavia come la descrizione di tale scoperta sia lasciata piuttosto vaga. La cosa che più mi ha stupito, leggendo il romanzo, è come ad esempio, quando il dottore descrive le ricerche che lo hanno portato a scoprire il segreto per infondere la vita nella materia morta, non parli mai dell'elettricità, cosa che invece nei film viene sempre messa molto in risalto: "Mi soffermai a esaminare e ad analizzare tutti i dettagli del rapporto causa-effetto, per come si verificano nel passaggio dalla vita alla morte e dalla morte alla vita, finché, nel mezzo di questa oscurità, dentro di me si fece strada una luce improvvisa - una luce così brillante e portentosa quanto semplice. [...]
Forse è il risultato di qualche miracolo, eppure i passaggi che hanno portato alla scoperta furono distinti e inverosimili. Dopo giorni e notti di lavoro incredibile e spossatezza, riuscii a scoprire la causa della generazione della vita. No, persino di più: divenni capace io stesso di animare la materia inerte. [...]
Quando mi trovai tra le mani un potere tanto straordinario, esitai a lungo sul modo in cui avrei dovuto impiegarlo. Sebbene possedessi la capacità di infondere la vita, preparare un corpo adatto a riceverla, con tutti i suoi intrichi di fibre, muscoli e vene, restava un'opera dalla difficoltà e dagli sforzi inconcepibili. All'inizio non sapevo se tentare la creazione di un essere simile a me o uno dalla struttura più semplice; ma la mia immaginazione era troppo esaltata dal primo successo per permettermi di dubitare della mia capacità di dare vita a un animale tanto complesso e meraviglioso quanto l'uomo."
Anche il momento in cui alla creatura viene data la vita è piuttosto breve, e la vicenda si focalizza rapidamente sulle emozioni e i sentimenti del dottor Frankenstein piuttosto che non sulla nascita della creatura in sè (e anche qui non si fa un esplicito o specifico riferimento all'uso di elettricità): "Fu in una lugubre notte di novembre che assistetti al compimento delle mie fatiche. Con un'ansia che rasentava l'agonia, raccolsi gli strumenti per instillare la vita attorno a me e infondere una scintilla nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era già l'una di notte; la pioggia batteva tristemente contro i vetri e la mia candela era quasi consumata, quando, alla luce fioca del lume mezzo spento, vidi aprirsi l'occhio opaco e giallastro della creatura; respirava con affanno e un moto convulso agitava le sue membra.
Come esprimere le mie emozioni dinanzi a questa catastrofe? O descrivere l'essere abietto che avevo cercato di plasmare con tanta fatica e dedizione?
Il dottore è talmente disgustato e spaventato dalla propria creatura che la abbandona e lascia la stanza, e quando ritorna è sollevato dal non trovarla più. Anche qui mi ha stupito come Frankenstein cerchi di dimenticarsi dell'esistenza di ciò che ha creato, senza mai interrogarsi (per ben 2 anni) su dove sia andato il suo mostro, che fine abbia fatto, se sia ancora vivo e cosa potrebbe combinare. 
In effetti i successivi incontri che egli ha col suo mostro sono casuali, semplicemente lui si reca in un certo luogo e lì lo vede oppure lo incontra. D'altronde probabilmente è destino che i due siano destinati a incontrarsi e a scontrarsi, tato il legame che li lega l'uno all'altro, nonostante i tentativi del dottore di dimenticarsene.
Nonostante alcune cose non fossero come mi aspettassi (influenzata dalla notevole filmografia riguardo a quest'opera) devo dire di aver apprezzato questo classico, anche grazie alle belle e dettagliate illustrazioni di Marco Calvi, molto espressive, sui toni del bianco, nero e viola, che accompagnano la storia in modo egregio. Forse anche grazie alla traduzione della Vecchietti la storia, nonostante sia stata scritta agli inizi dell'Ottocento, scorre molto bene, nonostante i dialoghi siano piuttosto pochi e al fatto che ci siano molte descrizioni. La narrazione in prima persona tuttavia risulta effettivamente coinvolgente e naturalmente la storia stessa è molto interessante e intrigante, in quanto il lettore è effettivamente curioso di conoscere le sorti di Frankenstein e della sua creatura.
La descrizione della creatura è molto interessante, anche grazie all'ampio spazio che le è stato dato all'interno della storia. Vi sono infatti vari capitoli dove ella racconta della propria vita e delle proprie avventure, il che dà i lettori la possibilità di conoscerla intimamente, di comprendere il suo punto di vista e le sue emozioni, arrivando a capire cosa l'abbia portata a fare certe azioni o compiere certe decisioni. Forse per la prima volta nella letteratura ci troviamo davanti a un mostro che è tale per il suo aspetto e per il modo in cui è stato creato, ma che non possiede una natura intrinsecamente malvagia (come accadeva invece nel caso del conte Dracula). Questo lo ha reso un personaggio complesso e sfaccettato, un personaggio grigio, proprio come il suo creatore: con entrambi si può empatizzare e capire le loro ragioni, ma nessuno dei due è comunque completamente assente da colpe (anche il mostro ha comunque compiuto delle azioni riprovevoli, tra cui vari omicidi che avrebbe potuto evitare).
Un classico immortale, a tratti pauroso ma anche struggente, sui limiti della scienza, sulla crudeltà della natura umana, sull’ambizione e sul perdono, scritto nel 1818 da una giovanissima Mary Shelley, una lettura sicuramente consigliata.  
 
Quest'opera è stata edita a ottobre del 2025 dalle Edizioni Re-belle, ha la copertina flessibile, ha 120 pagine, misura 24 cm d'altezza e 17 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 23 giugno 2025

La figlia di Rappaccini di Nathaniel Hawthorne e Marco Calvi

"La figlia di Rappaccini"  è un racconto scritto da Nathaniel Hawthorne e accompagnato dalle illustrazioni di Marco Calvi. Tale racconto era già stato pubblicato in italiano dalla casa editrice Passigli nel 1991 nella raccolta "La figlia di rappaccini e altri racconti".
Una storia che vede per protagonista un giovane che incontra la figlia di un medico specializzato in piante velenose.
 
Sopra: L'elegante e preziosa copertina con sfondo e fregi dorato, dai bordi marroni, su cui spicca la figura della figlia di Rappaccini, dalla pelle bianca e vestita di rosso.
 
Giovanni, un giovane studente, arriva a Padova per iniziare l’università. Ma appena si affaccia alla finestra della pensione dove alloggia, dimentica ogni proposito accademico: ciò che cattura la sua attenzione è uno strano giardino e, tra le sue meraviglie, una figura affascinante: "Un giovane uomo di nome Giovanni Guasconto arrivò qui tanto tempo fa da una regione da sud dell'Italia, per studiare all'Università di Padova. Giovanni, che aveva appena una manciata di ducati d'oro nelle tasche, si sistemò nella stanza ampia e cupa di un vecchio edificio che avrebbe potuto essere tranquillamente quella di un nobile padovano e, infatti, sulla facciata aveva ancora gli stemmi di una famiglia ormai estinta da tempo. [...]
Per quanto tenie, però, la luce cadeva su un giardino sotto la finestra, nutrendo una varietà di piante che sembravano essere state coltivate con estrema cura.
<<Il giardino fa parte della casa?>> chiese Giovanni.
<<Dio ce ne scampi, signore, a meno che non fornisca frutti o erbe migliori di quelle che ci crescono adesso>>, rispose la vecchia Lisabetta. <<No, il giardino viene coltivato dalle mani del signore Giacomo Rappaccini, il famoso dottore, e vi garantisco che il suo nome è arrivato fino a Napoli. Si dice che lui distilli queste piante in medicine che sono potenti quanto un incantesimo. Spesso vedrete il signor dottore al lavoro, e forse anche sua figlia, che raccoglie gli strani fiori che crescono nel giardino>>."
È Beatrice, fragile e incantevole, figlia del misterioso dottor Rappaccini, la quale si muove tra giardini avvelenati e verità sussurrate, luminosa e letale, cresciuta tra le piante venefiche coltivate dal padre.
Quest'ultimo è "un uomo comune, alto, emaciato, un po' giallastro e dall'aspetto malaticcio, vestito con un abito nero da studioso. Aveva superato la mezza età, i capelli grigi, una barba rada dello stesso colore e il viso evidentemente segnato dall'abitudine allo studio e all'esercizio della mente, un volto che, persino Eni suoi giorni più giovani, difficilmente avrebbe potuto esprimere un autentico calore d'animo."
Nonostante respinga ogni pretendente, la ragazza sembra accogliere con dolcezza le attenzioni di Giovanni. Tuttavia, più d’uno lo mette in guardia: il padre di Beatrice è uno scienziato disposto a tutto, pur di portare avanti i suoi esperimenti.
Sono solo dicerie? O dietro l’isolamento della ragazza si nasconde qualcosa di ben più oscuro?
 
Sopra: Due pagine che mostrano Beatrice mentre si trova nel giardino del padre.
 
I testi del breve racconto sono accompagnati dalle splendide e sontuose illustrazioni di Marco Calvi, in cui predominano i toni caldi del rosso e del marrone, assieme a quelli, un po' più freddi, del verde.
L'artista realizza spesso figure a doppia pagina, dallo stile un po' espressionista e con un tocco di onirico, sebbene ciò che rappresenta sono scene con personaggi e ambientazioni descritte nella storia, a cui aggiunge però un tocco di inquietudine e delle atmosfere cupe e misteriose.
Egli rappresenta soprattutto Giovanni, giovane dalla folta chioma mora e Beatrice, donna bella e seducente dai lunghi capelli rossicci. Oltre a loro compaiono poi anche il padre della ragazza, uomo alto e magro dall'aria truce, e il professor Pietro Baglioni, un omone grande e grosso dai capelli biondi a caschetto e con la frangetta. 
Se i due protagonisti sono ritratti con delle sembianze attraenti, nonostante l'artista faccia più volte intuire la pericolosità di Beatrice, associandola a figure come la morte, gli altri personaggi hanno invece spesso fattezze esagerate e distorte, a tratti quasi caricaturali. I personaggi di Calvi inoltre sono molto espresssivi, sia che stiano semplicemente sorridento che quando si arrabbiano o si disperano, arrivando quasi a deformare i propri volti.
 
  


 
Sopra: Alcune illustrazioni interne di Marco Calvi, di cui le prima in alto raffigurano Beatrice, in modo realistico o più simbolico, mentre in quella in basso vediamo Giovanni. 
 
"La figlia di Rappaccini" di Nathaniel Hawthorn è racconto interessante, un po' gotico e un po' misterioso, in cui seguiamo le vicende di questo ragazzo di nome Giovanni e del suo fatidico incontro con la bella Beatrice, figlia del dottor Rappaccini, la quale ha qualcosa di strano: "... comparve la figura di una giovane donna, vestita di raffinata eleganza che poteva rivaleggiare con il più splendido dei fiori, bella come il sole, con un colorito così profondo e vivido che un'ombra in più sarebbe sembrata eccessiva. Sembrava piena di vita, salute ed energia; qualità però tenute a bada e serate dalla cintura simbolica della sua verginità. Eppure la fantasia di Giovanni era quasi morbosa mentre guardava giù nel giardino; l'impressione che la bella straniera gli fece finché lei fosse un altro fiore, la sorella umana di quegli arbusti, bella quanto loro e forse anche più bella, ma pur sempre da toccare solo con un guanto e sa avvicinare con una maschera. Mentre a Beatrice scendeva lungo il viale del giardino, era evidente che maneggiavan e inalava l'odore di diverse piante che suo padre aveva evitato con molta cautela."
Una ragazza molto bella quanto pericolosa, velenosa come le piante che coltiva in giardino, ma non perché sia una classica femme fatal, infatti la ragazza possiede un animo puro e si innamora genuinamente del giovane aspirante medico. La colpa della sua natura pericolosa è opera di suo padre, un uomo intelligente e affamato di conoscenza, ma freddo e insensibile, più interessato a condurre i suoi esperimenti scientifico che non al bene della figlia.
Un racconto breve ma intenso, che si legge velocemente e tiene alto l'interesse del lettore (anche grazie alla brevità della storia), che segue le vicende di questi due giovani fino ad arrivare al tragico finale e che esplora temi come il rapporto tra la natura e la scienza (con una critica alla scienza che manipola la natura fino a corromperla, rendendo qualcosa di bello e innocente come un fiore qualcosa di pericoloso e mortale), tra l'amore e il pericolo, della purezza contro la corruzione (Beatrice è una ragazza dall'animo nobile e puro, tuttavia il suo corpo è velenifero e mortale erle altre creature viventi) e dell'isolamento (Beatrice è sempre stata tenuta isolata dal resto del mondo, in parte per mantenere la sua purezza, ma soprattutto per il fatto di essere pericolosa per gli altri esseri viventi, per cui per anni la sua unica compagnia sono state le piante velenifere del giardino del padre, di cui lei si è sempre presa cura come delle sorelle).
Come scritto sul retro di copertina: "In questo racconto gotico intriso di simbolismo e inquietudine, nathaniel Hawthorne ci conduce in una parabola sull'innocenza corrotta, la conoscenza proibita e l'illusione del controllo.
Un bel racconto finalmente edito in una bella edizione sontuosamente e riccamente illustrata da Marco Calvi, capace di restituire tutta la potenza visionaria del testo con un ricco apparato visivo, oscuro e profondamente poetico 
 
Quest'opera è stata pubblicata nel 2025 dalle Edizioni Re-belle, ha 120 pagine, la copertina rigida, misura 21,5 cm d'altezza e 14,2 cm di lunghezza e costa 16,00 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 25 dicembre 2023

La Sirenetta di Hans Christian Andersen e Loputyn

Se l'anno scorso le edizioni Rebelle ci avevano presentato un classico come "Alice nel Paese delle Meraiglie", quest'anno è il turno di una fiaba: "La Sirenetta" di Hans Christian Andersen e accompagnata dalle illustrazioni di Loputyn.

Sopra: Sulla copertina vediamo la Sirenetta rappresentata da Loputyn, con i suoi capelli lunghi e rosa e i tratti delicati e sottili.
 
La fiaba è quella intergrale scritta da Andersen e ora vi metterò a confronto il testo di questa edizione, tradotta da Tiffany Vecchietti, con quello della Donzelli, che è sempre integrale. Come vedrete i testi di questa edizione sono stati mantenuti fedeli alla versione originale, senza subire censure o rimaneggiamenti:
 
Versione "La sirenetta" (ed. Donzelli 2019): "In alto mare, l'acqua è azzurra come i petali del più bel fiordaliso e limpida come il cristallo più puro, ma è molto profonda, più profonda di quanto riesca a raggiungere qualsiasi cima d'ancora, molti campanili dovrebbero essere messi uno sopra l'altro per arrivare dal fondo sino al pelo dell'acqua. Laggiù vive il popolo del mare. 
[...] Nel punto più profondo sorge il castello del re del mare, le mura sono di corallo e le lunghe finestre a punta sono dell'ambra più limpida, ma il tetto è fatto di conchiglie che si aprono e si chiudono ai movimenti dell'acqua; è bello perché ciascuna contiene perle splendenti, ne basterebbe una sola per fare un grande ornamento sulla corona di una regina.
Laggiù il re del mare era vedovo da molti anni e la sua vecchia madre governava la casa; era una donna intelligente e fiera della sua nobiltà, perciò portava dodici ostriche sulla coda, mentre gli altri nobili potevano portarne solo sei. Per il resto meritava molte lodi, specialmente perché voleva molto bene alle piccole principesse del mare, le sue nipotine. Erano sei belle bambine, e la più giovane era la più bella di tutte, la sua pelle era luminosa e delicata come un petalo di rosa, i suoi occhi azzurri come il mare più profondo, ma come tutte le altre non aveva piedi, il loro corpo terminava in una coda di pesce."

Versione "La sirenetta" (ed. Rebelle 2023): "Lontano lontano, in mezzo al mare, l'acqua è blu come i petali dei fiordalisi più belli e limpida come il cristallo più puro. E' più profonda di quanto potrebbe mai sondare la corda di un'ancora e ci sarebbe bisogno di impilare molti, molti campanili uno sull'altro per arrivare dal fondo fino alla superficie. E' proprio laggiù che abita il popolo del mare.
[...] Nel punto più profonde si trova il palazzo del re del mare. I suoi muri sono di corallo e le sue alte finestre appuntite dall'ambra più chiara, ma il tetto è fatto di conchiglie, che si aprono e si chiudono a seconda delle correnti d'acqua. Sono proprio incantevoli, perchè ognuna racchiude una perla splendente. Una sola di quelle renderebbe una corona degna di una regina.
Il re del Mare, laggiù, era rimasto vedovo per molti anni, ma la sua anziana madre dirigeva la casa. Era una donna intelligente e orgogliosa della sua nobiltà. Per questo aveva dodici ostriche sulla coda, mentre gli altri nobili potevano portarne solo sei. Aveva comunque grandi meriti, soprattutto perchè voleva tanto bene alle piccole principesse del mare. Erano sei graziose fanciulle, ma la giovane era la più bella di tutte. La sua pelle era chiara e delicata come un petalo di rosa, i suoi occhi blu come il lago più profondo ma, come tutte le altre, non aveva piedi e il suo corpo terminava in una coda di pesce."


 
Sopra: Le pagine iniziali in cui possiamo vedere a sinistra la Sirenetta disegnata da Loputyn, sui toni del rosa/viola, e a destra i testi della fiaba.

Per questa edizione i testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Loputyn, pseudonimo di Jessica Cioffi, che sono veramente molto belle in quanto questa artista possiede uno stile dettagliato, dai tratti delicati, raffinati ed eleganti, dalle suggestioni vittoriane e gotiche, in cui è possibili notare anche una certa influenza dal genere dei manga.
In passato mi era capitato di recensire già delle altre opere illustrate dal lei come: "Perfide" di Roberta Balestrucci Fancellu e "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carrol.
Nel testo ci sono disegni sia a pagina intera che a doppia pagina, oppure inseriti in mezzo ai testi. La maggior parte rappresentano dei personaggi del libro, come il padre della Sirenetta, la Strega del Mare o, in particolare, la protagonista. Soprattutto quelle a pagina intera possono andare a mostrare anche scene del libro, ad esempio con il principe e la Sirenetta che interagiscono con loro che vanno a cavallo o loro che si abbracciano, oppure il matrimonio tra il principe e l'altra principessa, con la Sirenetta lasciata in disparte. In ogni caso comunque c'è sempre un certo focus sui personaggi, in quanto gli sfondi e gli ambienti, anche quando presenti, non sono mai molto dettagliati o particolari, spesso so fanno anche fatica a intravedere.
Alcune immagini sono a colori, anche se Loputyn ha scelto comunque delle tinte dai toni pastello, molto delicati, quasi scoloriti a volte, che quindi non risultano mai troppo brillanti o accesi. La pelle delle persone, ad esempio, è di un rosa molto pallido, quasi bianco, che risalta in confronto agli sfondi scuri dei fondali marini. Oltre a non usare tonalità particolarmente brillanti o vivaci anche la scelta delle tinte è piuttosto limitata, in particolare al nero, il bianco, il blu, il rosa, il viola o il rosso.
Altre immagini (inserite di solito quelle in mezzo ai testi), che ritraggono principalmente personaggi senza sfondo sul retro, presentano solo 3 colori: il nero, il bianco e rosa. 
Di rappresentazioni della Sirenetta ne abbiamo viste molte, ma comunque quella che ci offre Loputyn è piuttosto interessante in quanto nella sua versione di sirena (che esteticamente è molto bella, così leggiadra, delicata ed eterea) la protagonista presenta delle caratteristiche fisiche che rimandano all'ambiente marino come mani palmate e orecchie a punta, le quali poi perde con la trasformazione in essere umano. La rappresentazione della trasformazione è particolarmente interessante in quanto la coda sembra quasi che si sfaldi, con la pelle che cade a brandelli, trasformandosi in delle gambe umane, una rappresentazione che mostra una trasformazione che sembra piuttosto dolorosa e un po' macabra.

 
 
 

 
Sopra: Più in alto alcune immagini a pagina intera a colori che rappresentano proprio la protagonista, più in basso invece alcuni disegni in mezzo ai testi in bianco, nero e rosa. Nelle immagini centrali potete confrontare la Sirenetta nella sua versione sirena e poi a destra in quella umana.

 "La Sirenetta" di Hans Christian Andersen illustrata da Loputyn è un'altra bella edizione della fiaba più famosa di Andersen: "Una storia struggente a cui, nel corso degli anni, ognuno ha dato una sua interpretazione. Una storia piena di dolore, che rispecchia alla perfezione lo stato d'animo del suo autore, animato dal desiderio e distrutto dall'amore, nel periodo che mise su carta questa fiaba", questo ciò che viene scritto nella postfazione di Antonella Murolo. Andersen infatti era un uomo piuttosto frustrato e che per la maggior parte della sua vita rimase sempre piuttosto insoddisfatto di sè e del successo ottenuto, nel arrivò tardi e inizialmente non nella misura sperata. Egli, inoltre, soffriva anche di un sentimento non ricambiato nei confronti di Edvard Collin, il figlio del suo mecenate, persona di cui Andersen aveva molto rispetto e verso cui provava molta simpatia e affetto, tanto da eleggerlo a suo confidente prediletto, anche se Collin non corrisponderà mai Andersen nel medesimo modo.
La fiaba della Sirenetta è una fiaba malinconica, anche se non priva di speranza, in quanto, sebbene molti confondano il finale o con quello pienamente felice del film Disney o con quello triste che vede la protagonista trasformata in schiuma di mare, il vero finale la vede compiere un'ulteriore trasformazione, le quale le dona una nuova speranza. Un finale dolce amaro, in cui è vero che la sirena non ha potuto sposare l'amore della sua vita, ma ha ottenuto comunque la possibilità di ottenere un'anima immortale, anche se dovrà attendere più tempo e pazientare.
Le illustrazioni che caratterizzano questa edizione sono molto belle, e ci mostrano una Sirenetta dai lunghi capelli rosa, leggiadra, delicata ed eterea. Una protagonista che nella sua forma di sirena presenta delle caratteristiche fisiche che rimandano all'ambiente marino (come mani palmate e orecchie a punta), anche se forse non in maniera accentuata come quella rappresentata da Michelangelo Rossato, che poi perde con la trasformazione in essere umano. La Sirenetta è sempre rappresentata con delle espressioni malinconiche, a volte sognanti, altre volte tristi, ma mai di piena felicità, anzi spesso nei disegni ci viene ricordato il dolore fisico che è costretta a provare (come nel momento della trasformazione o mentre danza). Il personaggio creato dalla Loputyn è comunque molto pacato, non è mai pienamente felice, ma anche quando soffre profondamente lo fa in silenzio, con contegno e riservatezza. Una rappresentazione delicata e sottile, in cui compaiono anche delle scene di nudo (la Sirenetta abbastanza spesso viene disegnata senza veli).
 
Quest'opera è stata edita nel 2023 dalle Edizioni re-belle, ha la copertina rigida, ha 120 pagine, misura 24,3 cm d'altezza e 17,5 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

giovedì 3 agosto 2023

I misteri del folklore di Jacopo Silvestre e Blackbanshee

"I misteri del folklore" di Jacopo Silvestre è un vero e proprio viaggio tra miti, racconti, leggende e tradizioni con protagonisti i boschi e le creature che popolano le foreste di tutto il mondo: dal Giappone all’America, passando per la nostra Italia, l’Irlanda, la Norvegia, la Russia. Una raccolta ricchissima e appassionante, impreziosita dalle spettacolari illustrazioni di Blackbanshee.
 
Sopra: La copertina dallo sfondo nero su cui risaltano gli elementi boschivi e, al centro, una creatura metà cervo e metà donna.
 
Quest'opera è una raccolta di miti, leggende e racconti del folklore, raccolti e scritti da Jacopo Silvestre, con protagonisti i boschi e le creature che popolano le foreste di tutto il mondo: dal Giappone all’America, passando per la nostra Italia, l’Irlanda, la Norvegia, la Russia.
"Se nelle fiabe i castelli rappresentano sempre l'intricato animo del loro proprietario, i boschi sono invece iconografia della vita stessa. Attraversare un boaco significa affrontare la propria vita, piena di bivi, sentieri tetri e bestie infide, ma anche di splendire radure luminose e serene".
Andare in un bosco, anche solo per una passeggiata, è un po' un ritorno all'origine della vita, staccando o allontanandosi da una società ipocrita e industriale da cui a volte ci si sente rigettati, cacciati o repressi. 
Per questo Silvestre ha deciso di dedicare un libro alle creature che abitano i boschi e come spiega lui stesso: "All'interno di questo libro, oltre a un gran numero di curiosità e informazioni, troverete una moltitudine di fiabe, leggende e miti riscritti da me. Il mio obbiettivo primario è stato quello di afre in modo che òe storie narrate risultassero avvincenti e interessanti all'occhio di voi lettori, senza al contempo, tradire il significato originale. Tutte le storie sono state attate in forma di racconto in prosa, mantenendone intatta l'essenza, ma mutandone la forma scritta."  
La raccolta è divisa in 3 parti:
  1. PRIMA PARTE - Gli alberi: essi ci accompagnano da sempre, silenzioni protagonisti del nostro benessere e sono una continua fonte di meraviglia, per chi ha la sensibilità di ascoltarli e capirli. Sebbene gli alberi possano sembrare elementi passivi essi sono vivi, parte attiva del nostro ambiente. In questa parte vengono descritti alcuni alberi particolari (come il frassinom Yggdrasil, l'albero del cielo, il noce, il pino, la quercia il tasso, l'albero del drago, la betulla ...) con le loro carrateristiche e leggende ad essi legati.
  2. SECONDA PARTE - Gli abitanti di boschi e foreste: questa è la parte più ampia del volume, ed è dedicata a tutte le creature, a volte reali ma più spesso elggendarie, che abitano i boschi. Troviamo ad esempio esseri come: il lupo, il cervo, l'orso, il lupo mannaro, la bestia di Cusago, le volpi, le kitsune, la civetta, la fenice, animali ibridi, centauri, papa Bois, driadi e amadriadi, il batibat, le banshee .... Per ogni creatura ne è presente una descrizione, i significati ad essa legati e le leggende che la vedono protagonista.
  3. TERZA PARTE - Miti, leggende e racconti: in questa parte sono presenti alcuni miti e leggende come quelli di Apollo e Dafne, del re Laurino, di Vassilissa, di Per Gynt e di Paul Bunyan.
 
 Sopra: Le pagine, prese dall'inizio della prima parte (dedicata agli alberi), dedicate all'Yggdrasil.
 
La raccolta è impreziosita dalle spettacolari illustrazioni di Blackbanshee, le quali non svolgono solo una funzione di abbellimento ai testi, ma ne diventano parte integrante in quanto necessarie a mostrare ai lettori l'aspetto delle varie creature oppure a illustrare una particolare scena narrata in una leggenda o in un mito.
I disegni di Blackbanshee sono molto belli, dallo stile elegante, delicato e molto grazioso, capace di dar vita a creature talvolta leggiadre e delicate e altre volte nobili e possenti.
Le immagini possono essere sia a pagina intera oppure inserite in mezzo ai testi, ma anche in quest'ultimo caso esse hanno sempre delle dimensioni piuttosto grandi, circa un terzo o mezza pagina.
Molto interessante e particolare la scelta dei colori utilizzati, che è principalmente di due tipi. Nel primo caso si tratta di disegni a colori, sebbene in relatà le tinte utilizzate siano limitate all'aracione, il verde, il marrone, il blu (ma molto rraramente), il nero e il bianco; questi colori sono sempre molto delicati, anche se chiari e vivaci. Nel secondo caso i disegni sono di colore nero e marrone; il nero è sempre steso in modo piuttosto intenso e monocromatico, senza sfumature, mentre il marrone (sempre comunque sui toni freddi), pur non presentando nemmeno lui sfumature, può assumere diverse intensità, andando  da un marrone nocciola (quindi comunque mai troppo intenso, tipo un cioccolata) al beige, a un bianco sporco.
 
   

 
Sopra: Più in alto due immagini a "colori", una in mezzo ai testi che rappresenta un'unicorno e l'altra (di una kitsune) a pagina intera, in cui come vedete le tinte utilizzate sono solo l'aracione, il verde, il marrone, il blu, il nero e il bianco. Più in basso invece dei disegni del secondo tipo, in cui l'artista ha utilizzato solo di colore il nero (che è steso in modo netto, deciso e senza sfumature) e marrone, il quale, pur delicato, presenta diverse tonalità (non fatevi ingannare, sebbene alcune parti possano sembrare bianche in realtà sono dipinte di un marroncino estremamente chiaro e sbiadito).
 
"I misteri del folklore" di Jacopo Silvestre è una bella raccolta di leggende e miti sulle piante e le creature che abitano i boschi, molto ricca (anche di curiosità più tecniche e storiche, come ad esempio quelle che riguardano le piante).
La raccolta è impreziosita dalle spettacolari illustrazioni di Blackbanshee, le quali non svolgono solo una funzione di abbellimento ai testi, ma ne diventano parte integrante in quanto necessarie a mostrare ai lettori l'aspetto delle varie creature oppure a illustrare una partcicolare scena narrata in una leggenda o in un mito. I suoi disegni sono molto belli, dallo stile elegante, delicato e molto grazioso, capace di dar vita a creature talvolta leggiadre e delicate e altre volte nobili e possenti.
Una bella raccolta che presenta diverse informazioni e curiosità sugli alberi, le creature del bosco e sulle leggende e i miti ad essi legati. Questi sono stati riportati in modo che le storie narrate risultassero avvincenti e interessanti, selezionando e scegliendo i passaggi migliori di diverse versioni della stessa storia, un po' come ha fatto anche Calvino con la sua raccolta "Fiabe italiane".
 
Quest'opera è stata edita nel 2023 dalle Edizioni re-belle, ha la copertina flessibile, ha 264 pagine, misura 24 cm d'altezza e 16,8 cm di lunghezza e costa 19 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

venerdì 11 novembre 2022

Le favole di Loputyn Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carrol e Loputyn

"Le favole di Loputyn: Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carrol è un'altra edizione di questo classico dove (come scritto sul retro di copertina): "Il bizzarro e poetico Paese delle Meraviglie viene reinterpretato attraverso le illustrazioni e l’inconfondibile immaginario di Jessica Cioffi, in arte Loputyn, ormai nota al pubblico italiano per il suo stile unico, che mescola suggestioni vittoriane, macabre e gotiche a elementi manga".
 
Sopra: L'elegante e preziosa copertina che mostra in primo piano, al centro, l'Alice immaginata da Loputyn, mentre i decori azzurri tutt'intorno sono di un celeste metallizzato.
 
Questa versione ripropone il testo dell'opera di Carrol in versione integrale, tradotta da Tiffany Vecchietti. 
La storia si apre quindi con Alice che vede passare davanti a sè un coniglio bianco molto in ritardo, mentre si sta annoiando su una sponda assieme alla sorella che sta leggendo un libro senza figure, e decide di seguirlo, cadendo dentro una tana e raggiungendo così il Paese delle Meraviglie. 
Si tratta di un luogo in cui incontrerà molti bizzarri personaggi quali: il Bruco che fuma un narghilè, una Duchessa, il gatto del Cheshire, il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina, la Regina, la Finta Tartaruga. Sarà inoltre un posto in cui vivrà momenti e situazioni assurde: rimpicciolendosi o ingrandendosi a dismisura bevendo o mangiando dei biscotti, festeggerà il suo Non Compleanno, giocherà a croquet utilizzando fenicotteri come mazze e istrici come palle, testimonierà in un processo....
Vi riporto qui di seguito l'inizio del libro, così potete vedere la traduzione:
"Alice cominciava ad essere veramente stufa di stare seduta al fianco di sua sorella sulla riva del fiume, e di non avere nulla da fare: una o due volte aveva sbirciato nel libro che la sorella stava leggendo, ma non aveva delle figure o dei dialoghi, "e a che serve un libro" pensò Alice, "senza figure o dialoghi?.
Stava quindi prendendo in considerazione nella sua mente (come meglio poteva, poiché la calda giornata la faceva sentire molto assonnata e rimbambita) se il piacere di fare una collana di margherite valesse la fatica di alzarsi per raccogliere le margherite, quando all'improvviso le corse accanto un Coniglio Bianco con gli occhi rosa."
 
Sopra: Due pagine con un'illustrazione di Loputyn che mostrano il momento dell'incontro tra Alice, il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina per il tè.

Per questa edizione i testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Loputyn, pseudonimo di Jessica Cioffi, che sono veramente molto belle in quanto questa artista possiede uno stile dettagliato, dai tratti delicati, raffinati ed eleganti, dalle suggestioni vittoriane e gotiche, in cui è possibili notare anche una certa influenza dal genere dei manga.
In passato mi era già capitato di recensire un'altra opera illustrata dal lei: "Perfide" di Roberta Balestrucci Fancellu.
Nel testo ci sono vari tipi di disegni: a pagina intera e a doppia pagina, oppure inseriti in mezzo ai testi. Tutti rappresentano scene o personaggi del libro come il Coniglio Bianco, la Regina di Cuori, Alice che cade nella tana del Coniglio, Alice che incontra il Bruco e tutta una serie di altri personaggi.

 
Sopra: Le illustrazioni di Loputyn, pseudonimo di Jessica Cioffi, che sono veramente molto belle in quanto questa artista possiede uno stile dettagliato, dai tratti delicati, raffinati ed eleganti, in cui è possibili notare anche una certa influenza dal genere dei manga. Nel testo ci sono vari tipi di disegni: qui sopra potete vederne due a pagina intera che mostrano le scene di Alice che cade nella tana del Coniglio e di Alice che incontra il Bruco.

I primi due tipi di immagini sono a colori; Cioffi ha scelto delle tinte dai toni pastello, molto delicati, quasi scoloriti a volte. che quindi non risultano mai troppo brillanti o accesi. La pelle delle donne (Alice o la Regina), ad esempio, è di un rosa molto pallido, quasi bianco, che fa risaltare ancora di più le tonalità più intese dei colori usati per gli abiti e, talvolta, anche per i capelli.
In generale comunque l'artista non ha usato tonalità particolarmente brillanti o vivaci ed ha inoltre limitato la scelta delle tinte a colori quali il nero, il bianco, il blu, il viola o il rosso e il giallo.
Le immagini inserite in mezzo ai testi, che ritraggono principalmente personaggi della storia, sono comunque di dimensioni medie o abbastanza grandi e a differenza delle altre presentano solo 3 colori: il nero, il bianco e un grigio/azzurro. Se il grigio rimane sempre molto chiaro e delicato in questo caso è il nero il colore più forte e intenso.
 
 
 
 
Sopra: Più in alto un paio di immagini inserite in mezzo ai testi, che ritraggono il Gatto del Cheshire e Alice, e come potete vedere presentano solo 3 colori: il nero, il bianco e un grigio/azzurro. Più in basso un'illustrazione a doppia pagina a colori, dai colori molto delicati che traggono sul blu e sul viola, mentre i capelli di alice e le stelle sono gialle.
 
"Le favole di Loputyn: Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carrol  è una nuova edizione dell’intramontabile classico che, da oltre 150 anni, continua a stregare intere generazioni. In questa nuova edizione vediamo il bizzarro e poetico Paese delle Meraviglie venire reinterpretato "attraverso le illustrazioni e l’inconfondibile immaginario di Jessica Cioffi, in arte Loputyn", che è un'artista italiana dallo stile unico, che mescola suggestioni vittoriane, macabre e gotiche a elementi manga.
Ne risulta una visione di Alice e del suo mondo bella e raffinata, molto delicata ma allo stesso tempo un po' macabra, che si caratterizza per disegni dai tratti e dai colori molto delicati e abbastanza neutri. Una visione insomma quasi controcorrente e praticamente all'opposto di molte altre edizioni quali quella MinaLima (questa) (ed. Ippocampo), di Lacombe (questa) (ed. Ippocampo),  di Chris Riddell  (questa) (ed. Il Castoro).
Questa edizione della casa editrice Re-Belle (casa editrice che si occupa di fumetti e albi illustrati, ma che crea anche box con libri e gadget a tema libri: "Il bauletto carico di meraviglie fatto dalle donne - per le donne") presenta poi una nuova traduzione ad opera di Tiffany Vecchietti.
 
Quest'opera è stata edita nel 2022 dalle Edizioni re-belle, ha la copertina rigida, ha 150 pagine, misura 24,3 cm d'altezza e 17,5 cm di lunghezza e costa 22 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.