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giovedì 30 luglio 2026

Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno

Oggi vi parlerò di "Ascolta il mio cuore" scritto dalla Bianca Pitzorno e illustrato da Quentin Blake, un libro diventato un po' un classico della letteratura italiana per l'infanzia, il quale ha per prtagoniste due bambine che, negli anni Cinquanta, si ritrovano alle prese con una perfida insegnante.
 
  
Sopra: Alcune delle molte copertine di diverse edizioni di questa storia, la prima a sinistra del 2026, quella centrale del 2012 e quella a destra del 1998.
 
Elisa, Prisa e Rosalba sono tre bambine che frequntano tutte la stessa classe e che quest'anno inizieranno la quarta, con un nuova maestra che nessuno conosce, poichè arriva da un'altro istituto privato.
"La maestra Sforza era di media statura, rotondetta e più anziana di quanto si aspettassero. O forse le sembrava perchè era utta grigia. Aveva i capelli ondulati color grigio ferro e gli occhiali cerchiati di metallo. Indossava ima gonna grigia e una giacca di maglia grigia. Anche la sua faccia, pensò Elisa, sembrava grigia, nonostante la macchia violenta del rossetto color ciclamino. [...] 
Sempre sorridendo, la signorina Sforza accolse tutti i genitori e fece loro mille complimenti. Sorridendo ascoltò le scuse delle madri di uelle che, come Prisca, non avevano il nastro regolamentare rosa a pallini celesti. [...]
Ma laestra stringeva calorosamente le mani dei genitori, carezzava la testa delle bambine ravvivando loro i capelli. Elisa cominciò a sentirsi sollevata. ma quando furono nel banco Prisca le disse sottovoce: - Non mi piacciono le mani della aestra. Non saprei dire perchè... le hai guardate bene? Sono bianche e molli, come se dentro mom ci fossero ossa. La sua carezza era viscida come quella di un serpente.
Quando la nuova maestra viene soprannominata Arpia Sferza e quando ogni giorno di scuola si trasforma in una battaglia, potete ben credere che in IV D ne succedono davvero di tutti i colori! 
Tra scheletri da rimontare e motociclette, generali austriaci e fantasmi in cornice, lettrici di fotoromanzi e pantere di velluto, tre eroine come Elisa, Prisca, Rosalba condurranno la loro lotta contro l'ingiustizia, a costo di aspettare che la vittoria arrivi lenta ma inesorabile come una tartaruga...
 
 
Sopra: Le pagine che mostrano l'inizio del capitolo dove facciamo la conoscenza della maestra, ritratta in alto a sinistra. A destra invece un'illustrazione a pagina intera di Quentin Blake.
 
La storia è accompagnata dalle illustrazioni del rinomato Quentin Blake, disegnatore, illustratore e scrittore britannico, famoso nel mondo per le sue illustrazioni particolari di libri per bambini e ragazzi, ha infatti disegnato più di 300 libri, e ha ottenuto un successo internazionale soprattutto grazie ai disegni presenti nei libri di Dahl.
I disegni di Blake sono ironici e irriverenti, poiché esso è molto sbarazzino, con personaggi e ambienti disegnati in modo rapido con l'inchiostro nero, dal tratto molto tremolante. Diciamo che i personaggi di Blake non hanno un aspetto propriamente "bello" da vedere, ma sicuramente molto espressivo, originale e vibrante.
Le immagini presenti nella raccolta sono abbastanza numerose (considerando però che questo volume ha parecchie pagine) e ve ne sono sia a pagina intera che in mezzo ai testi. Entrambe rappresentano vere e proprie scene narrate nei testi, visto che anche i disegni in mezzo ai testi di solito sono abbastanza grandicelli, come: Tosca che nuota in mare, Prisca ed Elisa in classe con le compagne, Prisca e Sveva che si azzuffano in classe, la maestra che punisce una bambina, ecc... 
I disegni svolgono sicuramente una funzione di supporto durante la lettura aiutando i lettori a visualizzare le scene di cui leggono e a vedere anche come sono fatti personaggi, i quali sono per la maggior parte bambine e ragazzine per cui sono stati rappresentati con corpi affusolati e magrolini. La maestra invece ha la testa ovale, un collo quasi inesistente e una struttura fisica robusta, con delle braccia e delle mani grandi e cicciotte, oltre ad avere quasi sempre un'espressione arcigna in volto.
 

  
 
   
Sopra:Alcune pagine illustrate da Quentin Blake, in bianco e nero, alcune con illustrazioni a tutta pagina (dove vediamo la maestra intenta a rimproverare o punire alcune bambine) e altre con illustrazioni in mezzo ai testi.
 
"Ascolta il mio cuore" della Bianca Pitzorno è un po' un classico della letteratura italiana, scritto da quella che viene ormai considerata una delle più importanti autrici italiane di letteratura per l'infanzia.
Il romanzo narra espisodi di vita quotidiana, ed è ambientato in una scuola della Sardegna tra il 1949 e il 1950 e narra le avventure di Prisca, Elisa e Rosalba, tre scolare di quarta elementare in lotta contro la loro nuova insegnante, donna estremamente severa, bugiarda, leccapiedi ed ingiusta.
Una dei punti di forza della scrittura della Pitzorno sta proprio nel delineare i vari personaggi, tra cui le protagoniste:
- Prisca Puntoni è una bambina vivace, irrequieta, coraggiosa, senza peli sulla lingua, schietta, molto emotiva (il titolo del libro deriva proprio dal fatto che il cuore di Prisca batte molto rumorosamente quando si emoziona, cosa che accade spesso, specialmente quando assiste a un'ingiustizia) e fantasiosa. Infatti è un'amante della lettura e della scrittura, e da grande vuole diventare una famosa scrittrice, inoltre è figlia di un noto avvocato
- Elisa Maffei, bambina dal carattere mite, dolce e tranquillo, orfana di guerra che vive con gli zii, la nonna paterna e la tata. Nonostante sia orfana viene trattata comunque con riguardo dall'insegnante in quanto ha dei parenti molto presenti e benestanti che si prendono cura di lei (ha uno zio, fratello gemello del padre, che fa il cardiologo; un'altro zio che fa l'ingegnere e un altro che fa l'architetto; mentre i nonni materni sono "nobili, ricchi ed influenti", come sa bene anche la maestra)
- Rosalba Cardano, ragazzina simpatica, affettuosa, fedele, creativa e molto brava nelle attività artistiche e in matematica, figlia di un ricco commerciante e di una pittrice, suo padre infatti possiede un negozio di merceria, nonchè anche l'unico negozio di giocattoli (che espone però solo nel periodo di dicembre, per i regali di natale) di tutto il paese.
Poi abbiamo l'antagonista di questa vicenda: la maestra Sforza, una donna di mezza età molto severa, ma siccome è anche una leccapiedi si guarda bene dal punire le bambine con famiglie ricche o benestanti. Ella sembra provare un profondo disgusto nei confronti dei poveri, che infatti non vorrebbe asslutamente avere all'interno della propria classe e che quindi non esita a punire per ogni sciocchezza e ad umiliare:
"I dolori incominciarono quando la signora Sforza arrivò alla bancata dei conigli. le percorse lenamente, molto lentamente, godendo di vederle tutte col fiato sospeso. Tranne Marcella e Rosalba, le altre bambine avevano ognuna qualcosa che non andava, e il righello ebbe un gran daffare a sollevarsi, indicare, colpuire.
- L'ordine e la pulizia del corpo sono lo specchio di quelli dell'anima - ripeteva la maestra. - Con delle anime così malmesse, come farete a presentarvi in Paradiso? Dovrete per forza andare all'Inferno. E' quello il posto per delle scorcaccione come voi. La maggior parte delle bambije rimproverate non battè ciglio favanti a quella minaccia di dannazione. Ma Anna, la figlia del bidello, scoppiò a piangere disperata.
- Nella mia classe non tollero mocciconi!- disse la signora Sforza infastidita - Va' vuori! Vatti a lavare la faccia e non tornare prima della ricreazione. 
Man mano che l'insegnante si avvicinava all'ultimo banco, tutta la classe tratteneva il fiato. Non ci voleva molto per accorgersi che Iolanda e Adelaide non erano nè pulite nè in ordine. [...] Infatti, arrivata a circa un metro di distanza da loro, la maestra si bloccò, storcendo la faccia in una smorfia di disgusto.
- Che profumo di viole! - esclamò sarcastica. - Che olezzo di rose! Voi due, voi due, da quanto tempo non vi fate in bagno?
Silenzio. Le due bambine la guardavano imbarazzate.
Ad esempio quando per strada incotra i parenti di una sua alunna benestante la maestra si ferma a parlare, a salutarli e a rivolgere loro tanti complimenti, mentre se vede passare la famiglia di una sua alunna povera fa finta di non vederla, anche se questi l'hanno salutata, il che è molto maleducato, perchè alla fine un saluto non costa nulla ed è comunque un piccolo segno di rispetto. Se è un alunna povera a commettere il minimo sbaglio ella viene punita severamente, mentre se è un alunna benestante a comportarsi (anche molto) male non le fa nulla, anzi, a volte punisce quella povera in sua vece. Sicuramente la figura della maestra Sforza è molto antipatica, ma rimane comunque verosimile, e non sfocia mai nell'esagerazione come capitava con la Signorina Spezzindue di Roald Dahl, la quale odiava tutti i bambini indiscriminatamente (anche se in particolare quelli piccoli). Inoltre alcuni probelmi da lei sollevati potrebbero essere corretti, il problema è il modo in cui li esprime o li affronta: rimprovera ad esempio Sveva per aver lavorato un po' troppo di fantasia in un tema in cui chiedeva di parlare del lavoro del padre, dandole un tre (avrebbe potuto chiederle di rifare il tema attenendosi all'argomento senza ricamarci sopra); oppure quando spiega l'importanza della pulizia personale, perccato che la usi come motivo di umiliazione per quelle bambine che non hanno possibilità di tenersi pulite. 
La Signora Sforza soffre sicuramente di una fortissimo pregiudizio nei confronti delle alunne povere, che non esita pertanto a maltrattare e punire, ma con il resto della classe di rivela tutto sommato una buona insegnante, almeno per quanto riguarda gli standard didattici dell'epoca, e nei confronti delle alunne benestanti si dimostra pure attenta e piena di attenzioni, oltre che di riguardi; dimostrandosi comunque figlia dei suoi tempi. 
Non c'è comunque solo la maestra Sforza a guardare male le compagne povere, in quanto anche altre figlie di famiglie benestanti sono pornte a guardarle dall'alto in basso, come Sveva, che scrive questo bigliettino a Prisca: "A peggiorare la situazione proprio in quel momento un bigliettino ripiegato otto volte, passando di mano in mano, arrivò sul suo banco. Prisca lo aprì con mani tremanti e lesse: Avvocato delle cause perse! E' inutile che tu perda il tuo tempo a difendere quei mucchietti di spazzatura e a volerci convincere che sono uguali a noi. Perchè NON LO SONO! E non sono degne di stare in questa classe, e dovrebbero baciare la polvere dove noi mettiamo i piedi, e ringraziarci se non gli sputiamo addosso ogni volta ce gli passiamo vicino. [...] Era la scrittura di Sveva".
Tutto il libro in effetti porta aventi una forte critica sociale alla società degli anni Cinquanta e nella discriminazione nei confronti delle famiglie povere, anche in ambienti come la scuola, che in teroria avrebbe dovuto tutelare almeno i bambini e le bambine. La Pitzorno comunque, essendo una brava scrittrice, dipinge anche le famiglie povere in modo realistico, presentandoci genitori maneschi, stanchi e spossati, sicuramente non dei santi, ma resi così anche dalla situazione in cui hanno vissuto per tanto tempo. Perchè il problema della povertà è che genera ingoranza e l'ignoranza rischia di generare cattiveria.
Naturalmente la storia offre ai lettoria cnche un interessnate spaccato della vita negli anni 49/50 del Novecento. Una realtà non così lontana da noi ma che, a guardarla bene, mostra già tantissime differenze rispetto alla nostra società. Basta anche solo pensare al fatto che non esisteva neppure la tv all'epoca, e ci si stava appena riprendendo dalla fine del secondo conflitto mondiale, oltre a tanti altri piccoli dettagli.
Oltre alla critica sociale c'è anche una critica verso le ingiustizie del mondo, a volte perpetrate dagli stessi adulti, che si credono meglio di tutti e sottovalutano alcune osservazione fatte dai bambini.
Ma come sempre la Pitzorno è molto bava nel delineare tanti tipi di persone, per cui, pur presentando adulti negativi, inserisce anche figure come gli zii di Elisa (gli zii Casimiro e Leopoldo), che sono attenti nell'ascoltare veramente le bambine, i loro pensieri, desideri e i loro bisogni, e si dimostrano pronti a sostenerle se pensano che abbiano ragione oppure a indirizzarle verso la strada giusta se si trovano nel torto, lasciando loro libertà di opinione.
Un romanzo molto carino, che rimane nel cuore soprattutto per i personaggi rappresentati e che, pur parlando di fatti quotidiani e della vita di una bambina di 9 anni, riesce a far appassionare i lettori alla storia, tra ingiustizie, ribellioni, punizioni, impegno negli studi e anche qualche piccolo mistero. Adatto alla lettura autonoma a partire dagli 8/9 anni in su, e ottimo per far fare alle giovani lettrici un salto nel passato, e magari farle riflettere sulla scuola (e la società) degli anni 49/50 e quella di oggi. 
 
Questo volume è stato pubblicato nel 1991 (l'edizione che ho io è quella del 1995 della collana Junior + 10) dalla Mondadori Editore, ha una copertina flessibile, ha 324 pagine, misura 20,5 cm d'altezza e 13 cm di lunghezza e costava 11.000 LIRE, ma le edizioni attualmente in commercio (sempre in copertina flessibile) vanno dagli 11,50 euro (collana Oscar Junior) ai 16,00 euro (la nuovissima edizione della collana Contemporanea). 
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

lunedì 1 giugno 2026

La classe terribile di Paola Valente

Da bambina, quando avevo più o meno 8/9 anni ricordo di aver letto nella biblioteca scolastica un libro che si intitolava "La maestra Tiramisù", che parlava di una maestra terribile e terrificante che viveva in una scuola sotterranea e segreta. Oggi tuttavia non vi parlerò di quel libro, ma di un altro scritto sempre dalla medesima autrice e che vede per protagonisti una classe di bambini terribili e un'altrettanto terribile maestra. Vi parlerò infatti di "La classe terribile" scritto da Paola Valente e con le illustrazioni di Gherardo Bartoloni.
 
  
Sopra: A sinistra la copertina del 1999 mentre a destra quella di una nuova edizione del 2009, a cui a quanto pare hanno cambiato i disegni.

Alunni in gamba, insegnanti competenti e un direttore autorevole: ecco gli ingredienti indispensabili per una scuola che si rispetti. Ma… se in quella scuola capita una classe terribile? Sono guai! E se nella classe terribile capita un’alunna terribile? È il finimondo assicurato!
Come sentiamo spiegare al Direttore a un'insegnante: "- Il problema non è lei, signorina Applegreen.
- Qual è, allora?
Il Direttore si guardò intorno furtivamente, poi si alzò, spiò sotto la scrivania, quindi dietro un paravento che celava il tavolino della Segretaria, infine aprì all'improvviso la finestra e guardò fuori a destra e a sinistra. Rassicurato, tornò a sedersi.
- Il problema è... la classe.
- Tutto qui? Dai miei titoli di studio lei avrà senz'altro constatato che io sono diplomata in "problemi, problematiche, dilemmi, grane, rogne, grattacapi pedagogici". Con il massimo dei voti, ovviamente.
- Che m'importa...
- Come, scusi? - strillò la signorina Applegreen diventando paonazza.
- Volevo dire che non metto in dubbio le sue competenze, ehm... Tuttavia, mia cara, gli alunni che dovrei affidarle sono, senza tema di smentita, i peggiori del mondo. Dall'inizio dell'anni hanno gia fatto scappare quindici maestre, che hanno fatto causa alla scuola per danni fisici, psicologici, professionali e trasversali.
- Non ci sapevano fare, erano inesperte e autoritarie.
- Erano tutte professioniste di ottimo livello.
Purtroppo per lei (e per il Direttore) però neanche la signorina Applegreen è abbastanza per far fronte alla classe terribile, capitana da una bambina che si chiama Patty Blue, la quale mette a soqquadro l'intera scuola aizzando i compagni a combinarne di tutti i colori:
"Nell'aula c'era uno strano silenzio. I banchi erano stati ammonticchiati in una catasta che arrivava al soffitto e, seduta sull'ultimo banco, pericolosamente in bilico, una bambina molto graziosa  scrutava meditabonda i suoi undici compagni seduti sul pavimento. Erano cinque femmine e sei maschi con l'aria annoiata dei teppisti a Ferragosto. [...]
Un bambino sbadigliò, la guardò scuotendo la testa e disse: - Patty Blue, ci stiamo annoiando a morte. [...]
- E allora? Di che ti lamenti? Stiamo raggiungendo il nostro obiettivo. Niente studio, niente regole, niente imposizioni. Noi non accettiamo di essere educati e istruiti. Non vogliamo diventare bravi ragazzi che ubbidiscono alle maestre, al Direttore, ai poliziotti e alla pubblicità. Noi vogliamo essere liberi. Siete tutti d'accordo con me?
Riusciranno gli insegnanti e il direttore a domare quegli alunni scatenati e a riportare l'ordine? 
 
 Sopra: Due pagine interne che mostrano l'arrivo della Maestra, raffigurata come un'ombra minacciosa mentre entra dalla porta, mentre gli alunni sono in attesa che il secchio posto sopra la porta le cada in testa (cosa che non avverrà).
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Gherardo Bertoloni, le quali sono a pagina intera oppure collocate in mezzo ai testi, in quest'ultimo caso tuttavia esse sono comunque di dimensioni piuttosto grandi, andando ad occupare i tre quarti della pagina o anche due pagine.
I disegni di Bertoloni hanno uno stile piuttosto particolare e facilmente riconoscibile, che si potrebbe definire comico-grottesco, che si contraddistingue per le linee pulite e nette e per i colori accesi, brillanti e intensi, stesi in maniera piatta, anche se non macano le ombreggiature, che però sono minime e tono- su- tono.
L'aspetto dei vari personaggi non è troppo realistico, anzi è abbastanza caricaturale e cartoonesco, con occhi che non sono altro che semplici pallini neri, anche se la cosa più particolare però dello stile di questo artista è il modo in cui sono disegnati i nasi. I nasi infatti sono connessi alle sopracciglia tramite delle linee nere nette, e la parte inferiore del naso se vista frontalmente sembra il muso di un maialino: ovale e con all'interno due cerchietti come narici. La bocca delle bambine inoltre presenta delle labbra molto grandi e carnose, come se le labbra fossero state rifatte. I personaggi sono poi spesso mostrati mentre gesticolano e più di qualcuno assume spesso una posa teatrale. Essi inoltre vengono rappresentati e abbigliati esattamente come indicato nel libro (quando precisato), come avviene ad esempio nel caso della protagonista, col suo giubbotto di pelle nera che la identifica subito come la leader. Anche gli altri tuttavia sono abbigliati secondo la moda degli anni Novanta, indossando ad esempio il cappellino con frontino al contrario, acconciature dai ciuffi esagerati, ecc... 
Le immagini sono utili quindi per supportare i lettori durante la lettura, poiché comunicano bene l'atmosfera della storia e dato che rappresentano scene e personaggi che vengono descritti nei testi: la scena, ad esempio, di Patty che incita la sua classe seduta sopra una montagna di banchi; quella dove Patty e alcuni compagni aspettano impazienti l'arrivo in classe della nuova maestra pronti a farle uno scherzo; la maestra che, seduta in cattedra col suo topo, rende fallimentari tutti gli scherzi della classe per mandarla via; Patty che, seduta nel suo rifugio mentre fuori nevica, pensa a qualche nuovo scherzo da poter fare alla Maestra; ...

  
 

 
Sopra: Alcune pagine illustrate da Gherardo Bertoloni, dai colori accesi e sgargianti, in cui possiamo vedere personaggi come la malvagia Maestra, Patty e suo padre.
 
"La classe terribile" di Paola Valente è una storia di quelle ambientate in ambito scolastico, e che vede infatti come protagonista una classe di alunni particolarmente monelli e poco inclini a seguire le regole, capitanati dalla loro leader: Peggy Blue, la quale afferma di essere la figlia di un famoso boss mafioso, ma sarà veramente così?.
Tutto sembra filare secondo i piani della capobanda, dato che finora nessuna maestre è riuscita a resistere nella "classe terribile" più di una settimana, ma tutto cambia quando arriva la Maestra, la quale si presenta così: "- Miei cari fanciulli, io sono la vostra nuova Maestra. Se oserete rivolgermi la arola, pretendo che mi chiamiate "Signora Pregiatissima", oppure "Illustre Dottoressa". A voi la scelta! Niente di ciò che propongo può essere messo in discussione, perchè io sono perfetta. S emi ubbidirete in tutto per tutto, andremo d'accordo e potrete apprendere molte cose interessanti, curando la malattia a cui siete tanto soggetti che si chiama "ignoranza nera". Se non mi ubbidirete... peggio per voi."
E' interessante come questa storia abbia come cardini due personaggi femminili rappresentati non in maniera positiva ma negativa: da una parte un'alunna che si pone come leader negativo della classe, spronando i compagni a comportarsi male e dall'altra una maestra autoritaria e prepotente, terrificante.
La Maestra in effetti non sembra neppure una persona reale, ma più una sorta di entità reincarnata, in possesso di poteri e doti soprannaturali: ella infatti è "quasi immune da purghe, da veleni, da sonniferi e da qualsiasi stregoneria"; quando passa sotto la porta il secchio che avrebbe dovuto caderle in testa rimane sospeso; quando le incollano l'abito alla sedie e questo si strappa si scopre che sotto ne indossava un altro uguale; quando la chiudono a chiave in bagno al ritorno in classe se la ritrovano comodamente seduta in cattedra... 
Oltre a questo la Maestra si dimostra capace di tenere a bada non solo una classe di monelli ribelli, ma a quanto pare anche gli scagnozzi di un boss mafioso (di cui a quanto pare lei è stata l'insegnate quando questi andava ancora alle elementari), che decide di andare a visitare per scoprire se lui è veramente il padre di Patty Blue. 
Se la figura dell'antagonista è memorabile poiché sembra avere qualcosa di spaventosamente soprannaturale quella della protagonista, Patty Blue, è invece una figura molto umana. A scuola fa la bulla e si pone come leader indiscusso, che insegue gli ideali della libertà assoluta, senza essere nè educati né istruiti e che non vogliono diventare bravi ragazzi, dicendo di avere come padre un boss mafioso, ma in realtà sotto la sua corazza di nasconde una ragazza con delle fragilità. Ella infatti non è la figlia di un boss mafioso, ma di un umile ed onesto cameriere, un padre single che deve lavorare molto e fino a tardi per mantenere se stesso e la figlia. Ma Patty preferirebbe "vivere sotto un ponte, piuttosto di rimanere sempre a casa da sola".
Un libro che, nonostante la brevità, presenta dei personaggi complessi e sfaccettati, e perfino quelli secondari, pur essendo meno complessi, risultano memorabili per alcuni tratti che li caratterizzano: tipo il Direttore che è fissato con la menta e si veste sempre di verde, oppure il nuovo bidello, che prima era un senzatetto, ma che è una brava persona che sprona gli alunni a fare la cosa giusta. Anche la vicenda affrontata nella storia ha dei risvolti piuttosto interessanti che portano a delle riflessioni anche profonde: la tematica dell'educazione e del comportamento viene presentata e affrontata non se fosse una questione semplicemente di bene o male, ma con varie sfaccettature e sfumature. Gli alunni della terza Q si sono sicuramente comportati male nei confronti delle maestre e per questo hanno dovuto subire l'educazione di una maestra davvero terribile. Ma impareranno che non è mai troppo tardi per rivedere i propri comportamenti e riflettere sui propri errori e sulle motivazioni che li hanno spinti a comportarsi così.
Anche la figura della Maestra è molto interessante, in quanto più che una vera e propria persona sembra un'entità, tipo una sorta di Erinni ma della scuola, pronta a scendere in campo per punire quelle classi che si comportano male, diventando per loro la maestra più terrible che esista e che sembra impossibile da sconfiggere. In effetti alla fine è lei a decidere di licenziarsi, sebbene il Direttore avesse già intenzione di farlo (ma di fronte a lei si era intimidito troppo per parlare), avendo quindi lei l'ultima parola. E in effetti lei mette in chiaro con gli alunni che: "- Me ne vado. Però sappiate che potrei tornare in qualsiasi momento, razza di smidollati dal cervello fradicio."
Una lettura semplice ma che offre diversi spunti di riflessione interessanti, il che la rende una lettura che potrebbe essere anche letta ad alta voce in classe dall'insegnante e commentata insieme con i bambini; per questo, nonostante la bervità della storia, viene consigliata ai partire dai 9 anni.
 
Il volume è stato pubblicato nel 1999 dalla Raffaello Editrice; ha 160 pagine, una copertina flessibile, misura 19 cm d'altezza e 13 cm di lunghezza e costava 6,71 euro (13.000 LIRE), mentre ora la nuova edizione costa 8,50 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.    

lunedì 25 maggio 2026

Re Mida ha le orecchie d'asino di Bianca Pitzorno

"Re Mida ha le orecchie d'asino" è uno dei libri più famosi scritti dall'autrice Bianca Pitzorno, scrittrice, autrice televisiva e traduttrice italiana e anche ambasciatrice UNICEF.
Un volume che vede per protagonista una ragazzina che si trova alle prese con l'adolescenza e tutti i suoi problemi.
 
    
Sopra: Varie copertine di diverse edizioni di questa storia, la prima a sinistra del 2000, quella centrale del 2010 e quella a destra del 2012.

Anni Cinquanta. Làlage Pau, una ragazzina di 11 anni, torna sull'isola di La Serpentara, dove vive la sua famiglia, dopo un anno di collegio passato in città. In questo luogo di vacanza si intrecciano fatti e avventure che coinvolgono anche Tilda, la cugina di Làlage, che ha un innamorato segreto, Irene l'amica del cuore ma di diverso ambiente sociale, il capitano della nave cisterna, una compagnia di attori dilettanti.
Quest'anno la bella e irraggiungibile cugina Tilda passerà l'estate in casa di Làlage, che ha solo undici anni e non immagina quanto possano essere pericolosi i segreti di una quasi quattordicenne. 
"Làlage di congnome si chiamava Pau e Tilda Sorrenti. La cuginanza nasceva dal fatto che le loro madri erano sorelle: Franca e Rinuccia Marini. [...]
Làlage, nonostante il nome, non era una di quelle pettegole che non perdono occasione per raccontare tutto in giro. Anzi, Irene, la sua migliore amica, qualche volta le rimproverava di essere troppo riservata.
Però se c'era una cosa che Làlage odiava, erano i segreti. [...]
 Quell'estate però Tilda l'aveva attirata e coinvolta in un vero labirinto di segreti, grandi e piccoli, stupidi e importanti. Un labirinto da cui era difficile venir fuori senza combinare pasticci.
- Lo sappiamo solo noi due - le ripeteva la cugina quando la vedeva esitante sulla necessità di tanti misteri.
- Se lo sapesse anche un altro sarebbe la fine - e le ricordava un proverbio ripetuto spesso in casa Marini: "Segreto di due, segreto di Dio; segreto di tre, segreto di tutti".
All'inizio Làlage era lusingata di aver finalmente ottenuto la confidenza della cugina più grande, che fino a quell'anno l'aveva sempre ignorata, come se non si fosse mai accorta della sua esistenza, ma da metà luglio aveva cominciato a sentirsi come il barbeire del re Mida.  [...]
Naturalmente Làlage sapeva che l'ultimo segreto di Tilda non era di quelli che si possono raccontare impunemente ai quattro venti. Era atterrita anche lei dall'idea che lo si venisse a sapere in giro. Tutta la famiglia ne sarebbe stata ricoperta di vergogna.  [...]
Era furibonda con la cugina. Comodo, eh, scaricare i problemi personali su di un'altra, vietandole qualsiasi sfogo e sollievo, per andarsene tutta allegra a fare i bagagli del ritorno in città! Pazza, incosciente ed egoista: ecco cos'era Tilda. Come se Làlage non avesse abbastanza pensieri, abbastanza dispiaceri per conto proprio.
Làlage viene trascinata in un labirinto inestricabile di amori, segreti, bugie e malintesi, fino a mettere in pericolo l'amicizia con la fedelissima Irene. Un giorno però le viene offerta la parte principale in una recita strappalacrime...  
 
 Sopra: Due pagine di cui in quella a sinistra vediamo un'illustrazione di Quentin Blake dove vengono ritratte le babysitter che lavorano per la madre di Làlage, assieme ai due gemelli.
 
La storia è accompagnata dalle illustrazioni del rinomato Quentin Blake, disegnatore, illustratore e scrittore britannico, famoso nel mondo per le sue illustrazioni particolari di libri per bambini e ragazzi, ha infatti disegnato più di 300 libri, e ha ottenuto un successo internazionale soprattutto grazie ai disegni presenti nei libri di Dahl.
I disegni di Blake sono ironici e irriverenti, poiché esso è molto sbarazzino, con personaggi e ambienti disegnati in modo rapido con l'inchiostro nero, dal tratto molto tremolante. Diciamo che i personaggi di Blake non hanno un aspetto propriamente "bello" da vedere, ma sicuramente molto espressivo, originale e vibrante.
Le immagini presenti nella raccolta sono abbastanza numerose e ve ne sono sia a pagina intera che in mezzo ai testi. Entrambe rappresentano vere e proprie scene narrate nei testi, visto che anche i disegni in mezzo ai testi di solito sono abbastanza grandicelli, come: un fratello di Làlage che si fa la doccia sotto un secchio; i fratelli di Lalage che saltano sopra il suo letto per svegliarla; la protagonista con i suoi familiari in barca; Lalage e la sua amica Irene mentre lavora al bar, ecc... 
I disegni svolgono sicuramente una funzione di supporto durante la lettura aiutando i lettori a visualizzare le scene di cui leggono e a vedere anche come sono fatti personaggi, la maggior parte di quelli rappresentati sono bambini e ragazzine per cui sono stati rappresentati con corpi affusolati e magrolini. Làlage ha i capelli neri e corti a caschetto, mentre Tilda, oltre ad essere più alta, ha i capelli lunghi e biondi, mentre Irene viene ritratta sempre con delle lunghe codine.
 

  

   
Sopra: Alcune delle illustrazioni interne, in bianco e nero, realizzate da Quentin Blake, le quali ci mostrano la protagonista, Tilda, Irene e altri membri della famiglia della protagonista.
 
 "Re Mida ha le orecchie d'asino" è una storia adatta a lettori dai 9 anni in su, che tratta tematiche legate alla crescita, all'adolescenza e ai segreti. Da quanto infatti la cugina di Làlage, Tilda, arriva sull'isola per le vacanze estive, la protagonista sarà costretta a mantenere un bel po' di segreti. La cosa ironica è che lei odia avere segreti, sebbene sia brava a mantenerli (poiché dotata di un forte senso di lealtà e riservatezza), nonostante il suo nome che deriva dal greco "lalaghéin", che significa chiacchierare, balbettare, garrire.
Inizialmente Tilda è molto sulle sue, passando diversi giorni a ignorare la cugina, che si rassegna a divertirsi assieme alla sua migliore amica Irene, almeno fin quando non si imbatte in Tilda vicino al cimitero e quest'ultima la prega di non dire a nessuno di averla vista. Quando l'episodio si ripete e, inoltre, Làlage sente la cugina parlare di notte con qualcuno alla finestra, Tilda confessa alla cuginetta il motivo per cui è stata mandata a La Serpentara: si è innamorata, ricambiata a quanto pare di un ragazzino della sua stessa età, i cui genitori lavorano come fruttivendoli in paese. I genitori e i parenti di Tilda però non sono per nulla contenti della situazione: primo perchè la ritengono troppo giovare per aere un fidanzato e secondo perchè considerano pretendente non degno della loro famiglia:
"Cominciava a capire come nella storia della cugina ci fossero dei problemi tipo Montecchi e Capuleti.
- Suo padre ha un negozio di frutta - continuò Tilda.
- E anche sua madre sta dietro il banco, col grembiule.
- Sono poveri?
- Non credo. Hanno la macchina. E d'estate vanno a Plaiamàr. E' lì che ci siamo conosciuti. Ma non sono abbastanza per i marini. Zia Elettra dice che sono gente ignorante, volgare, che non riceverebbe mai la madre di Giorgio nel suo salotto.
- Ma lui, scusa, che colpa ne ha? 
 - Infatti. Però loro, quando hanno scoperto che stavamo insieme mi hanno picchiata, sai? Mi hanno proibito di uscire da sola.
E' per questo che, per la prima volta, hanno deciso di spedire la figlia a casa della zia, così da non farla incontrare col suo fidanzato, ma Tilda confessa a Làlage che in realtà il ragazzo è riuscito ad arrivare sull'isola assieme ad altri due ragazzi e che quindi lei sta continuando a vederlo, anche se sempre di nascosto. 
Peccato però che col tempo il fidanzato di Tilda si dimostri non proprio il migliore dei maschi, dimostrandosi possessivo e geloso, così i due finiscono per litigare e lasciarsi. Ma questo non scoraggia Tilda, la quale non è neppure lei una santa: è egoista, incostante, tirannica e anche un po' manipolatoria, e tratta Làlage non come una vera amica e confidente, ma più come un'aiutante, uno strumento, qualcuno che le serve per raggiungere i suoi scopi, anche a costo di metterla nei guai. Per colpa di Tilde, dei suoi segreti e delle sue bugie, Làlage finirà anche per litigare con Irene, cosa che a Tilda non importerà minimamente, considerando i suoi problemi "roba da bambine".
Successivamente Tilda comunque farà pace con il suo ragazzo, coinvolgendo Làlage in un scambio di lettere clandestine. Nel frattempo arriva a La Serpentara anche una compagnia di attori itineranti che iniziano a mettere in scena ogni sera uno spettacolo teatrale e, durante l'ultimo spettacolo, chiedono la collaborazione anche dei bambini del posto, affidando a Làlage un ruolo parecchio importante.
Devo dire che questa parte centrale con la compagnia teatrale è quella che ho trovato meno interessante, anche perchè la protagonista si mette a scrivere un diario dove descrive abbastanza dettagliatamente tutte le trame dei drammi messi in scena dalla compagnia, compreso anche quello finale dove lei reciterà. Magari però qualcuno potrebbe apprezzare la cosa per poter scoprire nuove vicende, in quanto si tratta di altre storie dentro la storia principale. Qui Làlage annuncia ai lettori che ci sarà una sorpresa che farà restare tutti di stucco, ma diciamo che è piuttosto facile immaginare quale sia il piano della protagonista (che riguarda anche la sua amica Irene, la quale da grande vole fare l'attrice). Ho apprezzato comunque la caratterizzazione di tutti i membri della compagnia che, nonostante siano persone povere e umili, sono molto cortesi e dei gran lavoratori.
Verso l'ultimo terzo del libro il ritmo riprende fiato, poiché Tilda ricomincia a confidarsi con la protagonista e uno degli attori della compagnia si sente male, tanto da dover essere portato d'urgenza in ospedale. E sarà dopo questo episodio che Tilda confesserà alla cugina il suo ultimo terribile segreto.
Una storia tutto sommato interessante, almeno per quanto riguarda l'ambientazione e il rapporto tra Làlage e Tilda, pieno di segreti e piccoli screzi, con dei personaggi sfaccettati e realistici. Essendo il romanzo ambientato negli anni Cinquanta è interessante fare questo passo nel passato, tra l'altro andando a conoscere una realtà a molti di noi piuttosto ignota: quella di una piccola isola che ancora a metà del Novecento non aveva acqua corrente o elettricità, per cui l'acqua doveva essere razionata al massimo ed evitare qualsiasi spreco. Emergono poi anche altri fattori, di tipo sociale e culturale, dell'epoca, tipo: il fatto che fosse normale per i genitori picchiare i figli o le figlie se facevano qualcosa che secondo loro non era corretto (Irene ad esempio viene picchiata dal fratello maggiore e dal padre per aver ballato con un uomo davanti al bar); che le femmine venivano molto controllate e bastava poco per accusarle di avere comportamenti poco appropriati per una ragazza per bene (tanto interessante quanto assurdo il fatto che nel collegio religioso in cui va Làlage le suore obblighino le studentesse a farsi il bagno con una camicia da notte affinché non si vedano nude); si respira anche una certa atmosfera classista e una divisione nelle classi sociali piuttosto rigida, per cui persone che facevano lavori onesti ma considerati umili venivano visti come una sorta di poveracci da tenere a distanza (tipo il ragazzo di Tilda, i cui genitori erano fruttivendoli, oppure la compagnia di attori itineranti).
Oltre quindi alla trama con i suoi drammi adolescenziali il libro presenta anche un'interessante spaccato storico dell'Italia degli anni Cinquanta, che i più giovani sicuramente non conoscono e di cui potrebbero rimanere sorpresi. 
A tale proposito ci sono anche un sacco di riferimenti a personaggi famosi all'epoca (soprattutto personaggi televisivi tipo attori/attrici e cantanti), oltre anche a riferimenti letterari (Làlage ad esempio cita sempre le lettura della cugina). Purtroppo per quanto riguarda i personaggi televisivi io sono una frana in fatto di nomi e quindi non ne ho riconosciuto nessuno e spesso sono dovuta andarmi a vedere chi erano. Un piccolo problema che probabilmente riscontreranno anche le generazioni più giovani, ma potrebbe essere per loro anche l'opportunità di scoprire qualcosa di nuovo. 
I personaggi sono ben caratterizzati e sfaccettati e i lettori potranno trovarsi d'accordo con loro oppure no a seconda della situazione e del momento, ma diciamo che qui non ne troverete nessuno di perfetto, ma sicuramente dei personaggi realistici, capaci di esprimere veramente i pensieri e le emozioni di ragazzine di 11 e 14 anni (anche con la loro immaturità e la loro voglia di diventare grandi e fare esperienze), e che si comportano anche come tali. Ad esempio io non mi sono trovata d'accordo con la protagonista sul fatto di mantenere segreto l'ultimo segreto che Tilda le ha confessato, visto che era una cosa che riguardava la sua salute, anche se, più che altro grazie alla fortuna, le cose sembrano comunque essersi risolte per il meglio. Nel corso della storia comunque la protagonista si ritroverà a riflettere su diverse questioni che probabilmente si pongono molte adolescenti e pre adolescenti (o per lo meno si ponevano prima dell'arrivo di internet: tipo il rapporto con i maschi, le mestruazioni, la pudicizia, quali sono i comportamenti socialmente accettati e quali no (tipo il parroco afferma che sfilare durante un concorso di bellezza in costume da bagno è peccato), la povertà, la malattia (in quegli anni a quanto pare la tubercolosi era una malattia ancora piuttosto diffusa e che mieteva vittime), ma anche questioni religiose tipo la morte (e la vita dopo la morte) o cosa renda una persona santa o peccaminosa.
 
Questo volume è stato pubblicato nel 1996 (l'edizione che ho io è del 2007) dalla Mondadori Editore, ha una copertina flessibile, ha188 pagine, misura 20,5 cm d'altezza e 13 cm di lunghezza e costa 7,00 euro. 
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

lunedì 19 gennaio 2026

Emily e il lupo mannaro di Herbie Brennan

"Emily e il lupo mannaro" è un libro scritto da Herbie Brennan, con le illustrazioni di David Pace, che vede per protagonista una bambina di nome Emily che dovrà vedersela con un lupo mannaro.
 
Sopra: Sulla copertina vediamo in basso a destra la bambina protagonista (con un maglioncino rosso) e in alto a sinistra il lupo mannaro.
 
È possibile che nella società delle automobili e dei supermercati esista ancora un lupo mannaro? Ebbene, la protagonista è una bambina intraprendente che scopre la presenza di un lupo mannaro tra gli abitanti del paese. Tutto sta nel saper cogliere la sua malefica natura occulta sotto le spoglie di ... mettiamo, un rozzo contadino. Ed è proprio ciò che capita a Emily, la quale non solo saprà riconoscere la presenza del lupo nonostante il suo travestimento.
"Una mattina, mentre stavano andando a scuola, Emily e i suoi amici videro il Contadino Osboro che prendeva a calci una pecora. [...]
- Mi scusi, - disse Reggie McPhee, facendo un passo avanti. [...]
- Signore, - esclamò Reggie con fare risoluto, - non credo che il suo sia un comportamento molto giusto. [...]
- Taci, ragazzino. Quando vorrò sentire le tue stupide opinioni, sarò io a chiedertele!- 
Fece un giro su se stesso e si incamminò alla volta di Reggie con fare minaccioso. nel mentre, il suo aspetto si andava trasformando.
Emily osservava la scena affascinata. Sulle guance del Contadino Osboro cominciarono a spuntare dei peli, e non si trattava di peli di colore grigio - erano così scuri, da sembrare quasi neri. Gli occhi presero ad allungarsi e a diventare più stretto, con le estremità rivolte all'insù. Sotto lo sguardo sbalordito di emily, il bianco degli occhi si tinse di ambra, e le pupille, originariamente di colore blu, assunsero un tono marroncino, a chiazze.
- Come osi, - urlava il Contadino Osboro, - come osi alzare la voce con me!
Il naso era ora tutto schiacciato e color nero. Ben presto si trasformò in un grugno dalle narici enormi, bestiali. Poi, con un leggero rumore, simile a qualcosa che sta per lacerarsi, la bocca si proiettò in avanti. le labbra divennero sottilissime e rotolarono all'indietro, rivelando una dentatura enorme, orrenda. [...]
Le orecchie presero a crescere all'insù, andando ad assumere una forma appuntita. Continuarono ad aumentare finché non divennero anch'esse enormi, come le orecchie di un grosso cane.
Poi Emily vede la camicia aprirli, un bottone saltare via, il torace diventare muscoloso e peloso, i pantaloni strapparsi e spuntare fuori da essi "un sederotto appuntito, peloso, completo di coda.
Dal momento che lei è l'unica testimone dell'accaduto (gli altri bambini/testimoni presenti sembrano non aver visto nessuna strana trasformazione), sarà suo compito debellare il feroce nemico. All'inizio però non sa cosa fare, così chiede qualche informazione a sua mamma, che le dice che si tratta di un lupo mannaro, aggiungendo che però queste creature non esistono, anche se una volta la gente ci credeva (perchè era stupida, secondo la madre di Emily). La protagonista decide così di recarsi dalla nonna, poiché ella è anziana e sicuramente è nata in un periodo in cui la gente credeva ai lupi mannari.
Decide così, con l'aiuto dell'inseparabile gatto Maggot e di una nonna un po' eccentrica, di scovare un sistema per avere la meglio sul lupo mannaro, fino all'ultima terrificante prova. E qual'è il metodo infallibile? A quanto pare, secondo la nonna, l'ipnosi!
 
 Sopra: Due pagine tratte dal primo capitolo dove potete vedere anche un'illustrazione che mostra, nella pagina a sinistra il contadino Osboro mentre maltratta una delle sue pecore.
 
La storia è accompagnata dalle illustrazioni in bianco e nero di David Pace, le quali sono abbastanza numero all'interno dei testi. Esse possono essere sia a pagina intera che a doppia pagina, oppure inserite assieme ai testi, e servono a mostrare ai lettori personaggi e scene descritte nei testi.
Grazie ai disegni vediamo ad esempio l'aspetto della protagonista, di sua madre, di sua nonna, ma anche dei suoi compagni di scuola, nonché l'aspetto del Contadino Osboro e della sua versione trasformata in Lupo mannaro.
Come scene vediamo ad esempio il momento in cui il Contadino Osboro maltratta la pecora, o quello in cui lancia nel cespuglio un bambino, il momento in cui la madre di Emily sta preparando la cena, Emily che si reca a casa della nonna, lei che sta provando a studiare il libro di magia datole dalla nonna, oppure di lei a scuola con i compagni, ecc... 
I disegni di Pace hanno uno stile non molto realistico, anzi, direi un po' caricaturale, soprattutto per quanto riguarda il Contadino Osboro (con la grossa testa pelata, il mento sporgente, i grandi occhi tondi  e il grosso naso a patata) e la sua versione lupesca (un lupo con una pancia grossa e tonda, le orecchie appuntite, le sopracciglia pelose e la forta coda lupesca).
I personaggi umani hanno un aspetto dolce e simpatico, dei tratti morbidi e tondeggianti, con vidi ovali con occhi bianchi e tondi con dentro un pallino nero come pupilla. Il personaggio comunque con l'aspetto più buffo è comunque il gatto Maggot, con i suoi grandi occhi, il suo muso (molto espressivo) tondo e piatto e il corpo altrettanto tondo, dai contorni tutti ondulati e tremolanti
Peccato che i disegni siano in bianco e nero, poiché avrebbero reso sicuramente di più a colori, quanto sembrano essere state colorate con gli acquerelli, andando a creare dele sfumature più o meno intense, mentre altre parti del disegno sono lasciate completamente bianche. 
 
  

 
 
 
 Sopra: Alcune pagine con le illustrazioni in bianco e nero di David Pace, di cui quelle in alto mostrano la nonna dell protagonista mentre le altre il lupo mannaro.
 
 "Emily e il lupo mannaro" di Herbie Brennan e illustrato da David Pace è una storia molto carina che vede per protagonista questa bambina che si ritrova a dover avere a che fare con un lupo mannaro, il quale si cela sotto le mentite spogli del Contadino Osboro, un vecchio contadino scorbutico ed irascibile, che maltratta i suoi animali ma anche i bambini. La figura del lupo mannaro non è certamente nuova nella letteratura , anche se trovarla nei libri per bambini non è così comune. Questo lupo mannaro poi presenta alcune caratteristiche interessanti: a quanto pare, anziché trasformarsi quando c'è la luna piena si trasforma quando si arrabbia, ma non tutti possono vedere la sua trasformazione. Come spiega la nonna di Emily infatti: "- I lupi mannari sono diventati molto più intelligenti di una volta. Ecco perchè nessuno ci crede più. Continuano a trasformarsi in lupi, naturalmente, ma soltanto delle persone speciali, molto speciali, riescono ad accorgersene."
Per il resto il suo aspetto è proprio quello classico del lupo mannaro: un ibrido metà umano e metà lupo, con la faccia e il corpo di un lupo (anche se di un lupo un po' tanto sovrappeso) ma in grado di camminare eretto su due gambe. 
Ho trovato interessante la questione che solo Emily sia stata in grado di vedere la sua trasformazione, dato che all'inizio la cosa fa dubitare il lettore di ciò che Emily a visto, dato che solo lei sembra essersi accorta della trasformazione. Anche il tentativo di sconfiggere il lupo con l'ipnosi è una soluzione piuttosto originale, sebbene ci venga detto che è possibile eliminarlo anche con una pallottola d'argento (ma ovviamente una bambina non può maneggiare un fucile e non ha certo a disposizione pallottole d'argento).
La cosa dell'ipnosi dà via ad alcune scenette piuttosto divertenti con Emily che fa tentativi prima a casa col gatto e poi con i suoi compagni di scuola. Fortunatamente nulla di eccessivo o che metta nei guai lei o i compagni. Mi ha fatto sorridere il fatto che l'autore, per mostrare ai lettori il potere dell'ipnosi di Emily, dica che gli escono dei raggi luminosi dagli occhi.
Una cosa che invece non ho apprezzato è il fatto che la mamma di Emily, per spiegare il fatto che un tempo le persone credessero ai lupi mannari le rifila una soluzione un po' semplicistica semplicemente affermando che un tempo le persone erano stupide: "- Perchè la gente era più stupida di adesso,- le rispose la mamma. - Cedeva in un mucchio di cose che non esistevano. Credeva ai serpenti marini. Ai draghi. Alle fate. Nessuna di queste cose esisteva veramente, ma la gente ci credeva, perchè era stupida. Un tempo si credeva perfino che la terra fosse piatta."
In realtà sarebbe bastato spiegare che, più che stupida, la gente un tempo era più credulona, o semplicemente che credeva in cose diverse perchè non aveva le conoscenze e i mezzi di cui oggi disponiamo per comprendere alcuni fenomeni, così si inventava delle spiegazioni alternative basate sulla fantasia e l'immaginazione, piuttosto che su fatti scientifici. 
A proposito della madre di Emily, anche lei ha un problema da risolvere, e cioè è preoccupata che apra un supermercato che le porterà via i clienti, in quanto la madre di Emily gestisce un negozietto di alimentari, che è l'unico sostentamento della famiglia, visto che il padre della protagonista è morto un anno prima. Problemi reali (Emily sottolinea più volte come la madre abbia sempre una spetto stanco) quindi vanno ad unirsi con quelli di tipo soprannaturale. Fortunatamente alla fine le cose si risolveranno anche per lei, e proprio grazie al Contadino Osboro!
Un libro carino, con dei personaggi abbastanza ben caratterizzati, che unisce ad un contesto moderno e contemporaneo alcuni elementi folkloristici e fiabeschi (il lupo mannaro, le streghe, la magia), adatto a lettori a partire dai 7/8 anni per la lettura autonoma, oppure dai 6 per quella condivisa.
 
Quest'opera è stata edita originariamente nel 1993 col titolo "Emily and the Werewolf" dalla Liber Press; è stata pubblicata in italiano neo 1994 dalla EMME EDIZIONI, ha la copertina flessibile, ha 160 pagine, misura 19 cm d'altezza e 12,5 cm di lunghezza e costava 12000 LIRE.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

mercoledì 10 dicembre 2025

Mumin: Magia d'inverno di Tove Jansson

I Mumin sono personaggi di finzione creati dalla scrittrice ed illustratrice finlandese (di lingua svedese) Tove Jansson. Sarebbero dei troll, ma hanno un aspetto simile ad ippopotami bianchi, abitano nella valle omonima, luogo tranquillo e sicuro, e le loro storie narrano degli eventi che accadono nella valle.
Come scritto nell'introduzione: "i Troll comuni sono piccoli esseri pelosi, selvatici e piuttosto maleducati, I Troll Mumin, invece, e le famiglie più o meno imparentate con loro, sono molto più civili e istruiti. Inoltre, a differenza dei comuni Troll che sbucano solo di notte, i Mumin hanno un grandissimo amore per il sole.
Compaiono in una serie di romanzi e libri illustrati per bambini scritti e disegnati da Tove Jansson fra il 1945 e il 1993. I romanzi vennero originariamente pubblicati in svedese per essere tradotti in una cinquantina di lingue. Nel corso degli anni sono stati riadattati in fumetti, cartoni animati, serie televisive, spettacoli teatrali, videogiochi e tanto altro.
Quest'anno (2025) la Salani ha ristampato alcuni loro titoli in una nuova edizione in occasione degli 80 anni dalla loro creazione. Questa estate vi avevo già recensito uno di questi titoli: "Caccia alla cometa", mentre oggi vi parlerò di un altro dei romanzi dedicati ai Mumin, (che la Salani aveva ripubblicato ancora a marzo): "Magia d'inverno".
 
  
Sopra: A sinistra la copertina della vecchia edizione del 2019 (che sono miracolososamente riuscita a recuperare), mentre a destra quella della nuova edizione del 2025.

Entriamo nella misteriosa Valle fatata e lasciamoci incantare dai Mumin! Nella casa dei Mumin tutti sono profondamente addormentati, in quanto sono andati in letargo: "Nel salotto, intorno alla grande stufa di porcellana, l'intera famiglia Mumin giaceva addormentata nel suo letargo invernale.
Dormivano sempre da novembre ad aprile perchè tale era stato il costume dei loro avi, e i Mumin, alle tradizioni, ci tenevano. Tutti i componenti della famiglia avevano il pancino pieno di aghi di pino, proprio come i loro antenati, e accanto ai loro giacigli avevano nostalgicamente disposto quegli oggetti che si sarebbero resi necessari al ritorno alla primavera: vanghe, occhiali da sole, rotolini fotografici, anamometri e cose del genere.
Il silenzio regnava profondo, nell'attesa. [...] Il raggio di luna vagò dalla sedia a dondolo alla tavolo del salotto, si arrampicò sulle palle d'ottone delle testiere dei letti e infine splendette proprio in faccia al troll Mumin. 
E qui successe qualcosa di assolutamente nuovo, che mai s'era verificato da quando il primo Mumin ra caduto in letargo: il troll Mumin si svegliò senza riuscire più a riaddormentarsi.
Questo infatti è un inverno magico e diverso dal solito, in cui il troll Mumin, unico della sua famiglia, si sveglia all'improvviso dal letargo e si trova in un mondo sconosciuto, popolato da misteriose creature.  Come gli spiega Too-Ticki: "Ci sono un'infinità di esseri che non trovano posto in estate, in autunno o in primavera. Tutte quelle creature un po' timide e strane che non stanno bene in nessun posto e nei quali nessuno ha fede. Così se ne rimangono nascoste per tutto l'anno e poi, quando il mondo è bianco e tranquillo, le notti sono lunghe e i più sono in letargo, allora osano mostrarsi". 
E il troll Mumin arriverà (quasi) ad amare l'inverno.
 
Sopra: Due pagine iniziali in cui vediamo a sinistra i testi e a destra un'illustrazione a tutta pagina che mostra il piccolo Mumin appena svegliatosi dal suo letargo.
 
I testi sono riccamente corredati dalle illustrazioni in bianco e nero opera della stessa Tove Janasson, le quali sembrano essere delle incisioni molto carine e graziose, anche molto ricche di dettagli.
Molto interessante ad esempio l'aspetto dei protagonisti da cui la serie prende il nome: i Mumin, i quali non sono rappresentati per nulla come i classici troll, ma sembrano essere proprio una specie a parte. Il loro aspetto infatti è quello di piccoli ippopotami bianchi capaci di camminare in posizione eretta, con lunghe code sottili che terminano con un ciuffetto di pelo (tipo quelle dei leoni), grandi occhi rotondi e cordi dall'aspetto tutto tondeggiante, il che conferisce loro un aspetto molto coccoloso e divertente. Non sorprende che abbiano ottenuto un grande successo, oltre che in madrepatria, in Cina, Corea del Sud e in Giappone.
Raramente però ci sono disegni dedicati esclusivamente a mostrare i personaggi, solitamente si tratta di immagini che mostrano vere e proprie scene descritte nei testi, con personaggi (di solito ritratti da distante, quindi di piccole dimensioni) in mezzo a precisi ambienti (spiagge, boschi, tra le onde del mare, la casa di mumin, il capanno sulla spiaggia...): vi è ad esempio la scena che mostra Mumin uscire all'aperto e vedere il fiume ghiacciato; la scena dove Mumin entra nel capanno sulla spiaggia che è diventata la nuova casa di Too-Ticki con i toporagni invisibili che gli offrono una zuppa; la scena del falò per celebrare il ritorno del sole; ecc...
Le immagini, si caratterizzano per i personaggi, tracciati con semplici linee precise e nette, dall'aspetto carino ma anche un po' bizzarro, quasi mai propriamente umano, o comunque con esseri umani un po' sproporzionati e non dall'aspetto eccessivamente realistico. La presenza delle illustrazioni a volte può essere di grande aiuto per i lettori, sia per supportarli nella lettura e nella comprensione dei testi, che per mostrare loro l'aspetto delle bizzarre e stravaganti creature che abitano il mondo dei Mumin, di cui l'autrice fornisce poche informazioni scritte, dato che è come se desse per scontato che, visto che i personaggi dl suo libro le conoscono allora valga lo stesso anche per i lettori. Il rapporto tra testo e immagini quindi è piuttosto stretto, in quanto se i disegni venissero omessi si farebbe fatica a comprendere alcune cose.
E' interessante anche come l'artista utilizza il bianco e nero, unici colori a comparire in queste tavole. Alcuni elementi ad esempio appaiono completamente bianchi, tipo i personaggi come i Mumin, Too-Ticki (seppur col suo maglione a righe nere), Tabacco (con il suo cappello a punta e il giaccone), ma a volte anche la neve (tipo il cavallo di neve costruito da Too-Ticki, la schiuma delle onde, il fuoco del falò acceso nella notte invernale, ecc... Questi elementi così bianchi creano un contrasto visivo con il resto dell'immagine che invece ha delle zone anche molto scure, completamente nere, ed altre tratteggiate con dei piccoli tratteggi neri sopra los fondo bianco. 
I disegni comunque risultano originali, veramente molto carini e graziosi, incantevoli, ma a modo loro anche bizzarri, con alcuni elementi (tipo gli stessi Mumin) dall'aspetto carino, puccioso e coccoloso ed altri decisamente più oscuri e minacciosi, come il folto della foresta, o qualche creatura mostruosa e terrificante.
 
  

  
 
 
 
Sopra: Alcune pagine illustrate dalla stessa autrice, che solitamente alternano testo e illustrazioni, sebbene ci siano anche alcuni disegni a pagina intera ogni tanto.
 
 "Magia d'inverno" di Tove Jansson racconta di un evento importante in particolare per un membro della famiglia Mumin: il piccolo Mumin, il quale si sveglia improvvisamente dal suo letargo invernale, cosa che non era mai successa a un Mumin prima di allora! 
Siccome, come ci viene spiegato, i Mumin vanno in letargo da novembre fino ad aprile nessuno di loro ha mai visto l'inverno, per cui è molto interessante l'idea che il piccolo di casa si svegli all'improvviso e scopra questa stagione per lui sconosciuta e così diversa dalle altre, molto più cupa e fredda. Infatti il primo impatto non è dei migliori: è tutto buio, tutto è silenzioso, non c'è nessuno in giro, in casa, grazie alla stufa, per fortuna è ancora caldo ma appena esce di casa Mumin scopre quanto faccia freddo all'esterno, sebbene sia emozionante vedere la neve per la prima volta.
La prima cosa che quindi fa il piccolo Mumin è cercare di svegliare la mamma, che però è profondamente addormentata, così il piccolo si avventura all'esterno in cerca di compagnia e trova Too-Ticki, il primo degli unici due personaggio dalle fattezze umane che vedremo comparire nella storia (l'altro è la piccola Mi, che abbiamo conosciuto anche in "Caccia alla cometa") . Quest'ultimo è un personaggio amichevole ma un po' misterioso, il quale sembra conoscere bene l'inverno, sebbene lo presenti a Mumin in modo molto misterioso e incerto, come qualcosa che non si può comprendere fino in fondo. 
D'altronde misteriose e nebulose sono anche le creature che popolano questa stagione, creature che vengono appena appena descritte dall'autrice, e dai cui Mumin è molto incuriosito. Esse sono strane ma innocue, sebbene ce ne siano alcune di pericolose, come la Signora del Gelo, la quale arriva dal mare, è bellissima, ma può uccidere con uno sguardo: "<<Quando il cielo comincia a farsi verde, dopo il crepuscolo, lei arriva direttamente dal mare>>.
<<Chi è lei?>> chiese il troll Mumin, perplesso. 
<<Di chi parli?>>  
<<Della Signora del Gelo. È bellissima, ma se la guardi negli occhi diventi di ghiaccio. E allora sei come di pan biscotto: chiunque può sbriciolarti. Per questo è consigliabile che tu rimanga in casa, stasera>>." 
La vicenda praticamente narra di questo inverno che il piccolo Mumin deve passare sveglio, mentre tutta la sua famiglia è addormentata, dove inizialmente conosce Too-Ticki con i suoi lemuri invisibili e la piccola Mi, anche lei svegliatasi prima del tempo, dopodiché arriverà anche un Emulo e un cagnolino con un berretto di nome Mes-chino e poi tante altre creature che giungono nella Valle dei Mumin in cerca di cibo.
La storia è carina ed è interessante scoprire l'inverno attraverso gli occhi di questo piccolo troll che non lo ha mai visto, ma che cerca di affrontare al meglio la situazione, senza l'aiuto dei familiari, che stanno ancora dormendo. Carino il fatto che la madre si svegli proprio quando sente il figlio starnutire, magari ormai era giunto il tempo del suo risveglio, ma dall'altro sembra aver prevalso il suo istinto materno che l'ha spinta subito a prendersi cura del figlio che si stava ammalando.
Nonostante sia piuttosto breve come storia a capitoli, a tratti però potrebbe risultare non noiosa, ma un po' monotona, in quanto il piccolo Mumin non fa altro che entrare e uscire di casa e nel frattempo conosce alcuni personaggi bizzarri, ma non fa molto altro, sebbene alcune presenze siano piuttosto interessanti, collegate agli elementi del buio, del gelo e della morte. Da questo punto di vista ho trovato "Caccia alla cometa" una storia decisamente più complessa, avvincente ed emozionante.
 
Quest'opera è stata pubblicata originariamente nel 1957 dalla Schilds Forlags Ab col titolo "Trollvinter" ed è stata edita in italiano nel 1992 dalla Salani Editore. L'edizione che ho io è la ristampa del 2019, la quale ha 160 pagine, misura 18,8 cm d'altezza e 12,5 cm di lunghezza e costa 9,50 euro.
A marzo del 2025 la Salani ha ristampato questo libro in un diverso formato (più piccolo), in un'edizione sempre con 160 pagine, la copertina flessibile ma che misura 16,6 cm d'altezza e 11,2 cm di lunghezza e costa 9,90 euro.
 
Ecco i romanzi della serie, in ordine cronologico:
  • "Il piccolo troll e la grande pioggia" (Småtrollen och den stora översvämningen, 1945), trad. Alessandro Storti, Salani, 2025
  • "Caccia alla cometa" (Kometjakten, 1946), trad. Annuska Palme Larussa Sanavio, Salani, 2002
  • "Il cappello del Gran Bau" (Trollkarlens hatt, 1948), trad. Donatella Ziliotto e Annuska Palme Larussa Sanavio, Salani, 1990
  • "Le memorie di papà Mumin" (Muminpappans bravader, 1950), trad. Annuska Palme Larussa Sanavio, Salani, 2007
  • "Magia d'estate" (Farlig midsommar, 1954), trad. Donatella Ziliotto e Maria Hellström, Vallecchi, 1978 poi come Magia di mezz'estate, Salani, 1990
  • "Magia d'inverno" (Trollvinter, 1957), trad. Donatella Ziliotto, Vallecchi, 1978 poi Salani, 1992
  • "Racconti dalla valle dei Mumin" (Det osynliga barnet, 1962), trad. Donatella Ziliotto e Annuska Palme Larussa Sanavio, Salani, 1995
  • (Pappan Och Havet, 1965, inedito in italiano)
  • (Sent I November, 1970, inedito in italiano)
 
        
 
      
 Sopra: Le copertine degli altri romanzi dedicati ai Mumin; le prime due sono quelle della nuova edizione del 2025.
 
 Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 1 dicembre 2025

Dieci in un letto di Allan Ahlberg e Andrè Amstutz

"Dieci in un letto" è un breve libro scritto da Allan Ahlberg e illustrato da A. Amstutz che vede per protagonista una comune bambina che si ritrova nel proprio letto, prima di andare a dormire, tutta una serie di personaggi fiabeschi che dovrà convincere ad andarsene.
 
  
 Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione del 1998 e a destra quella del 2011.
 
Ogni sera, quando Dina va a nanna, trova il suo letto occupato dal personaggio di una fiaba: i tre orsi che vogliono passare la notte nel suo letto, la Bella Addormentata che si dà il rossetto, un principe ranocchio che nessuno vuole baciare, un orco che vuole mangiarsela col pane e burro... 
"Una sera una bimbetta che si chiamava Dina Price diede il bacio della buonanotte alla mamma e al papà, entrò nella sua stanza e... trovò tre orsi nel suo letto. Erano un papà orso, una mamma orsa e il lro piccolo orsacchiotto. Stavano distesi uno accanto all'altro con l'orsetto in mezzo. Parevano addormentati.
Dina la sapeva lunga sugli orsi. Quando era una bambina ancora più piccola, la mamma le raccontava una storia su certi orsi, e sui guai che avevano passato con una bambina di nome Riccioli d'Oro.
Dina non si stupisce e non si spaventa: sa raccontare loro storie così curiose, li confonde talmente e li lusinga che alla fine quelli se ne vanno arrabbiati o contenti, e Dina può farsi un bel sonno fino al mattino.
 
 
Sopra: Le prime pagine del libro, dova a sinistra potete vedere anche l'indice.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni in bianco e nero di Andrè Amstutz, un artista britannico piuttosto celebre (ha illustrato ad esempio la serie "Ossaspasso").
In questo volume i disegni, talvolta in mezzo ai testi ed altri a pagina intera, non sono molto numerosi, e servono a rappresentare scene e personaggi descritti nei testi: vi sono ad esempio quelli che mostrano di volta in volta qualche creatura Dina trova nel suo letto prima di andare a dormire (orsi, streghe, gatti con gli stivali, lupi, orchi...), oppure scene in cui vediamo la protagonista parlare con i suoi amici dei fatti che le sono successi la sera prima, oppure disegni che ritraggono ciò che sta accadendo nelle storie narrate da Dina.
Le illustrazioni hanno un aspetto abbastanza semplice e sono realizzate con ratti sottili, precisi ma veloci, come delle incisioni fatte con un pennino, dai tratti rapidi, e dove le zone d'ombra sono semplicemente più ricche di sottili tratteggi neri posti l'uno vicino all'altro, per cui non ci sono praticamente mai dei punti completamente neri in queste immagini. Sono disegni dall'aspetto simpatico e anche un po' irriverente, con personaggi dall'aspetto non troppo realistico e di solito con visi realizzati con pochissimi tratti (due puntini per gli occhi, una riga per la bocca un mezzo cerchio per il naso).
Uno stile che si adatta bene al tono ironico e divertente, un po' scanzonato, della storia. 
 
  


 Sopra: Alcune delle illustrazioni in bianco e nero presenti all'interno della storia, diverse delle quali a pagina intera e di cui la maggior parte mostrano le creature delle fiabe che Dina si ritrova nel letto.
 
 "Dieci in un letto" di Allan Ahlberg è una storia carina che vede per protagonista questa bambina che, dopo aver passato una solitamente piacevole giornata scolastica, quando arriva il momento di andare a letto trova sempre qualche personaggio fiabesco nel suo letto. 
I capitoli hanno circa tutti la stessa struttura, il che aiuta il bambino ad anticipare che cosa accadrà nei capitoli successivi: Dina inizia raccontando la sua giornata, da quando si sveglia, fa colazione, va a scuola, torna a casa, passa il pomeriggio, fin quando non arriva il momento di andare a dormire, momento in cui lei, come anche il lettore, sanno che troverà qualcuno ad aspettarla nel suo letto.
L'autore solitamente scrive sempre nel dettaglio ciò che la protagonista mangia, sia a casa che a scuola: "Per pranzo, a scuola, c'era sformato d prosciutto, piselli col sughino, torta paradiso e gelatina d'ananas."; "A pranzo c'era pasticcio di carne e rognone, carote in besciamella, torta paradiso e crema."; "Era domenica. Suo fratello grade era già lì. Mangiava una scodella di cereali, uva passa, pinoli e miele, e intanto guardava gli uccelli sul prato fuori dalla finestra. Dina prese una scodella di fiocchi d'avena con la panna liquida."; "Dina e la sua famiglia mangiarono il picnic in macchina. Mangiarono sandwich alle uova, sandwich al tonno, involtini con salsiccia, cotolette di maiale, sedano, biscotti-pinguino con la schiena di cioccolato, torta di datteri e noci, mele, tè e spremuta d'arancia. Poi tornarono a casa."; "Per pranzo ebbero insalata e involtino di salsiccia, torta margherita con crema e vermini di cioccolato. La torta ne aveva più di cento e mille"; ecc...
Ovviamente, anche se la struttura è sempre la stessa, ci sono diverse varianti così che la storia non risulti noiosa: a scuola Dina svolge sempre attività diverse, i pasti sono sempre diversi, così come ciò che la bambina fa nel pomeriggio, e infine ovviamente i personaggi che Dina si ritrova nel letto sono sempre diversi, sebbene si tratti sempre di personaggi fiabeschi. Troviamo infatti i tre orsi di "Riccioli d'oro", la strega cattiva, il Gatto con gli Stivali (che però ha interpretato anche molti altri gatti, come quello del romanzo di "Alice nel Paese delle Meraviglie"), il lupo di "Cappuccetto Rosso", la Bella Addormentata, il Principe Ranocchio, Zucca Pelata (un personaggio di una filastrocca per bambini, qui in Italia non molto conosciuta però), l'orco di "Pollicino".
Alcuni di questi personaggi sono un po' antipatici e non vogliono lasciarla andare a letto (qualcuno se la mangerebbe pure volentieri!), così lei si mette a raccontare loro una storia per convincerli ad andarsene. 
Qualcuno invece è piuttosto ben disposto tipo: il gatto con gli Stivali, che però ha interpretato ance altri ruoli gatteschi in bassato, tipo il gatto del Cheshire; o anche il principe Ranocchio, che ha conosciuto tantissime principesse. Con questi due ad esempio Dina non ha avuto bisogno di inventarsi una storia per farli andare via, in quanto ad un certo punto se ne sono andati via da soli.
Un racconto molto carino, a suo modo prevedibile ma anche sorprendente, visto che il lettore non sa con quale personaggio la protagonista si ritroverà ad avere a che fare prima di andare a dormire, e come riuscirà a sbarazzarsene per potersi finalmente addormentare tranquillamente nel proprio letto. I testi sono accompagnati da alcune illustrazioni in bianco e nero buffe e simpatiche, abbastanza numerose, ma i testi continuano ad avere maggiore presenza e rilevanza, per cui consiglio la lettura di questo libro in autonomia a partire dai 7/8 anni, mentre in lettura condivida dai 4/5 anni. Anche perchè per apprezzare questo racconto i giovani ascoltatori devono aver già conosciuto almeno la maggior parte dei personaggi fiabeschi che trovano nella storia.
 
Tale libro illustrato è stato edito originariamente nel 1983 col titolo "Ten in a bed", ed è stato pubblicato in italiano nel 1998 dalla Salani Edizioni, ha una copertina flessibile, misura 18,5 cm d'altezza e 12,5 cm di lunghezza, ha 104 pagine e costava 13.000 LIRE.
 
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