mercoledì 2 settembre 2026

OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA di Geronimo Stilton

"OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA" di Geronimo Stilton (pseudonimo, almeno un tempo, di Elisabetta Dami, mentre ora probabilmente composto da un team di autori fantasma) è appunto l'ottavo capitolo dedicato a Geronimo Stilton che deve salvare il Regno della Fantasia da qualche minaccia. 
Riguardo ai libri sul Regno della Fantasia avevo già dedicato un post qualche anno fa: "Nel Regno della Fantasia di Geornimo Stilton (tutta la saga)", ma questa volta volevo soffermarmi su un volume in particolare, che ho recuperato recentemente in un Mercatino dell'Usato, nel quale abbiamo come tematica quella del tempo.
 
  
Sopra: A sinistra la copertina della prima edizione, mentre a destra quella in formato flessibile con la nuova grafica. Continua la tradizione di rappresentare Geronimo in sella a qualche bestia, in questo caso un drago verde (il Drago del Tempo).

Nella vita reale Geronimo si trova un po' in difficoltà: tra una settimana deve dare alle stampe l'Ottavo volume sul Regno della Fantasia... peccato che non abbia scritto nemmeno una parola! Intanto, durante la festa di compleanno di zia Lippa Geronimo cade da una scala mentre stava appendendo uno striscione, e gli si rompe l'orologio che portava al polso. Si tratta di un orologio importante, in quanto glielo aveva regalato il nonno Torquato per il suo diciottesimo compleanno: "Io mi rialzai e lo rassicurai: - No, bocconcino di grana, va tutto BENE.
Fu allora però che mi acccorsi di una cosa: il mio orologio da polso si era RORRO!
Per mille formaggini stagionati, mi dispiaceva di averlo rotto! Tenevo molto a quell'orologio: era un regalo di nonno Torquato pwr il mio diciottesimo compleanno!
Avevo le lacrime agli OCCHI, ma il nonni mi battè una zampa sulla spalla e mi consigliò: - Nipote, non preoccuparti e ascoltami: portalo all Bottega delle Ore Incantate. 
Lì lavora il mio migliore amico, il famoso orologiaio Precisio Meccanicus. Ci penseà lui a ripararlo...
Poi mi strizzò l'occhio con aria misteriosa e mi sussurrò: - Vedrai, quella bottega ti piacerà, la troverai... interessante!
Geronimo si reca così da questo orologiaio amico di suo nonno, il quale tiene in negozio una bellissima e grandissima pianta di rose bianche rampicanti. Mentre sta aspettando che Precisio gli ripari l'orologio Geronimo si addormenta su una poltrona e ad un certo punto si sente chiamare: è Scribacchinus Scribacchiu, un suo amico di vecchia data del Regno della Fantasia! La voce proviene dall'alto della pianta di rose, che Geronimo scala fino a ritrovarsi nel Regno della Fantasia, dove appunto incontra Scribacchinus che lo porta dalla Regina Froridiana (dopo averlo prima accompagnato da altre due regine), la quale però ha un proble: è invecchiata!
"Lei sollevò il velo... i suoi CAPELLI erano candidi come la neve di tanti inverni che certo aveva vissuto, la sua carnagione era solcata da righe profonde e il suo viso aveva un'espressione stanca. [...]
Con voce sottile lei disse: -Cavaliere, io ci riconosco, ma ahimè, voi non mi riconoscete, Floridiana, Regina delle Fate, la Bella tra le Belle, Colei che Conosce Ciò che Nessuno può Conoscere, Custode del Regno della Fantasia è qui davanti a voi, ora. Ma quanto è diversa dalla regina che ricordate...
Una nuova minaccia incombe sul Regno della Fantasia: le lancette del segnatempo cronofantàsico, il magico orologio del paese del tempo, hanno iniziato a vorticare sempre più veloci, alterando lo scorrere del tempo dell'intero regno. Anche la Regina Floridiana sta invecchiando inesorabilmente, in quanto per lei il tempo ha cominciato a passare molto velocemente, troppo, e lei ha iniziato a invecchiare a una velocità vertiginosa, peccato che, secondo una delle leggi segrete del Regno della Fantasia: "Il Regno è protetto dalla Regina delle Fate e la vita della Regina avesse fine, il regno intero finirebbe con lei." Se la regina quindi dovesse morire di vecchiaia perirebbe con lei anche il Regno della Fantasia, e questo ovviamente non deve accadere. La vita della Regina è misurata dall'orologio incantato che si trova nel Paese del Tempo, per cui Geronimo deve recarsi là e capire cosa sta succedendo, riparando l'orologio in modo che il tempo ricominci a scorrere lentamente per Floridiana.
Geronimo parte quindi con la COMPAGNIA DEL TEMPO, formata da lui, da Scribacchinus Scribacchius, dalla principessina Bizzz (nipote della Regina delle Api), da dalla Regina dei Sangueverde e dal Cavaliere Solitario, un misterioso cavaliere fata che ha fatto voto di silenzio. 
Geronimo scoprirà che l'orologio è vittima di un malvagio incantesimo della strega Eclisse... Inizia così per Geronimo una vera e propria corsa contro il tempo, per salvare Floridiana e l'intero Regno della Fantasia!
 
Sopra:
 Le pagine che mostrano Geronimo arrivare nel Regno della Fantasia dopo aver scalato la pianta di rose rampicanti, dove si vede all'orizzione il castello della Regina delle Fate (che sa profumo di fata).
 
Sicuramente una delle caratteristiche che ha garantito un così grande successo a questa saga (ma anche dei libri di Stilton in generale) è la grafica, che è molto curata e piuttosto particolare, oltre che accattivante per dei bambini.
Intanto, prima di passare a parlare delle illustrazioni vi devo dire che nei libri di Stilton spesso anche le parole dei testi sono scritte con caratteri e grafiche particolari e in modo colorato: ad esempio le parole che reinviano alla paura o al freddo sono scritte in modo tremolante, magari in viola o in azzurro; ci sono frasi che si arricciano come una spirale, oppure che scendono a scatti come dei gradini; la parola "gigante" può essere scritta con un carattere più grande e più grosso oppure parole come "unicorno" o "fata" sono scritti in azzurro, magari con brillantini o piccole stelline attorno, con un carattere elegante, arricciato e un po' corsivo...
In mezzo ai testi poi compaiono spesso piccoli disegni collegati proprio al significato delle parole o a ciò che i testi stanno dicendo in un determinato punto, oppure compaiono piccoli riquadri con spiegazione e significato di determinati termini. Insomma anche la parte scritta in un certo senso diventa un po' "disegnata" e interattiva. In questo modo il lettore non si trova davanti a un noioso muro di lettere e parole tutte uguali, ma alcune sono già predisposte per attirare la sua attenzione, mentre i disegni lo aiutano ad indovinare o predire un significato.
Oltre alla grafica dei testi vi sono poi i disegni, che sono numerosissimi e di vario tipo, anche se accomunati sempre dal medesimo stile: ci sono quelli dedicati a presentare specifici personaggi, altre che sono delle mappe di luoghi, altri che mostrano dei portali, alcuni fanno parte di enciclopedie fantastiche, altri rapprsentano delle pergamene,  altri vogliono far vedere al lettore un certo ambiente, altri ancora illustrano avvenimenti descritti nei testi ....
Essi infatti sono opera di diverti artisti: Danilo Barozzi, Silvia Bigolin, Carla de Bernardi, oltre a Federico Brisco (per i disegni dell'appendice e Christian Aliprandi per il colore delle illustrazioni in appendice. L'art director è invece Roberta Bianchi, con l'assistenza artistica di Lara Martinelli, mentre la grafica è di Chiara Cebraro e Yuku Egusa.
Le illustrazioni comunque possono essere di tutti i generi e formati: a doppia pagina, a pagina intera, talvolta anche con pagine che si aprono diventando 4, in mezzo ai testi, di medie dimensioni o piccolissime. Esse sono realizzate con linee precise e tratti netti e ben definiti, tuttavia nell'insieme le immagini, specialmente se a pagina intera o doppia pagina (dove quindi compaiono anche gli sfondi) risultano molto dettagliate e ricche di particolari, anche se giunti a questo ottavo volume le immagini sono un po' più semplici e piatte rispetto all'inizio.
Tutte comunque risultano molto colorate, con colori spesso saturi, molto carichi, accesi, intensi, vivaci e brillanti, che colpiscono subito l'attenzione.
La parte grafica quindi risulta molto accattivante e finisce per far colpo sui giovani lettori (anche a me da piccola piaceva molto e, ancora adesso devo ammettere che nell'insieme risulta di un certo impatto). Certo, magari il discorso non varrà proprio per tutti, in quanto so di bambini (specialmente con dislessia) per i quali questo tipo di grafica risulta eccessiva, dispersiva e rende più complicata la fruizione dei testi. A me comunque non ha mai dato fastidio da piccola, anzi la trovavo affascinante e diversa dal solito, infatti non credo esistano altri libri che fanno un lavoro simile (parlando soprattutto a livello dei testi), o comunque non in modo così preponderante (forse, per alcune persone, anche troppo).
 




 
 
 
Sopra: Alcune pagine illustrate del libro, , dove troviamo diversi disegni a pagina intera o anche doppia pagina, ma anche in mezzo ai testi, testi che tra l'altro presentano parole scritte con font particolari.
 
"OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA" di Geronimo Stilton è un volume che ho trovato abbastanza deludente in quanto a tratti molto banale, anche rispetto ai suoi predecessori. 
In questa ottava avventura vediamo Geronimo avere a che fare con il TEMPO, in quanto deve contrastare l'invecchiamento della Regina delle Fate, Floridiana, la cui vita è a quanto pare legata alle lancette del Segnatempo Cronofantàsico, il magico orologio del Paese del Tempo, le quali hanno iniziato a vorticare sempre più veloci, mandando avanti gli anni della sovrana, la quale rischia di morire di vecchiaia e se lei dovesse perire sparirebbe anche il Regno della Fantasia. Tale concetto per cui la vita di una sovrana è legata all'esistenza stessa del mondo della fantasia è ripresa evidentemente da "La storia Infinita" di Ende, in cui l'esistenza del Regno di Fatàsia era legata a quella dell'Infanta Imperatrice.
Per salavare Floridiana quest'ultima invia Geronimo e altri 4 compagni nel Paese del Tempo, dove appunto si trova il Segnatempo Cronofantasico. Già qua iniziano ad esserci alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso: la faccenda della Compagnia del Tempo che deve recarsi nel Paese del Tempo in realtà non serve a nulla! Geronimo parte infatti assieme ad altri quattro compagni: Scribacchius, la principessina Bizzz (nipote della Regina delle Api), la Regina dei Sangueverde e il Cavaliere Solitario. Ebbene, giunti davanti al posto dove si può accedere al Paese del Tempo, al quale sono giunti portati da una carrozza magica, si scopre che solamente due persone per volta vi possono entrare. Ad andare in cerca del Segnatempo Cronofantasico quindi saranno solamente Geronimo e il Cavaliere Solitario. La presenza degli altri tre è quindi stata assolutamente INUTILE, tanto più che le due principesse non hanno fatto altro che bisticciare tra di loro per ore e ore rompendo le scatole agli altri passeggeri della carrozza. Esse inoltre non ricompariranno più per il resto della storia, quindi perchè introdurcele se non servono a niente? Secondo me lo hanno fatto solo per allungare il brodo, presentando subito due nuovi personaggi per destare l'attenzione dei lettori, per poi abbandonarli perchè non erano affatto necessari alla trama. L'inizio del viaggio comincia infatti con Scribacchinus che chiama Geronimo e si reca con lui prima dalla Regina delle Api (per prelevarne la nipote) e poi dalla Regina delle Rane, e tutti assieme si recano al castello di Floridiana per farsi affidare un'importante missione. La cosa è ridicola perchè, nel caso della principessina Bizzz (nipote della Regina delle Api) viene proprio detto che ella "sta per l'asciare l'alveare per una grande AVVENTURA in compagnia del Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura e del Cavaliere della Ninfa d'Argento!", quando in realtà lei (così come Scribacchinus e la Regina Sangue Verde) non compirà proprio nessuna missione! Verrà semplicemente accompagnata in carrozza fino alla soglia del Paese del Tempo per poi tornare indietro. 
C'è inoltre questa gag, che dovrebbe fare sorridere, in cui Geronimo è impaziente di rivedere Floridiana e ogni volta lui pensa che Scribacchiuns gliela stia facendo incontrare, mentre poi scopre che si tratta di un'altra regina. 
Il rapporto poi tra Geronimo nei confronti di Floridiana è estremamente sdolcinato, con lui che non fa che sosprirare e languire chiamando Floridiana "la regina del mio cuore". 
Alla fine quindi Geronimo entra nel Paese del Tempo assieme al Cavaliere Solitario, questo personaggio misterioso. Peccato che durante il viaggio in carrozza Scribacchinus inizi a parla a Geronimo del fatto che la Regin Floridiana ha un fratello, il principe Fortunato, che "nessuno sa dove sia, ma secondo la misteriosa Profezia dei Mille Cuori un giorno lui, assieme a una misteriosa creatura con una penna, quattro occhi, cento cervelli e mille cuori, salverà Floridiana". Ovviamente i lettori non ci metteranno nulla a fare 2 + 2 e capire che il principe Fortunato (di cui fatalità non si era mai sentito parlare prima) è il Cavaliere Solitario, mentre il tizio di cui parla la profezia è Geronimo, anche se almeno la descrizione del misterioso salvatore è carina, anche se comunque un po' banale. 
Per entrare nel Paese del Tempo bisogna passare dalla Porta del Coraggio, che solamente i puri di cuore possono attraversare. Nel libro ci sono infatti ben due prove che possono essere superate solo dai "puri di cuore", prove che sembrano fatte apposta per Geronimo, per sottolineare quanto lui sia buono e bravo. La prima prova è questa della porta del Coraggio, mentre la seconda è nell'ultima parte del libro. A Geronimo infatti serve la Spada di Cristallo, una spada magica per tagliare l'Ombromanto, un tessuto con cui la strega Eclisse vuole portare l'oscurità su tutto il Regno della Fantasia per poterlo conquistare. Si tratta ovviamente di una spada dagli enormi poteri (non ben specificati però, oltre al fatto che può tagliare l'Ombromanto), talmente grandi "che sarebbe pericoloso affidarla a chi è senza scrupoli", per cui la spada è custodita dal re Azul, che fortunatamente Geronimo conosce (grazie al suo Sesto viaggio nel Regno della Fantasia). La spada può essere conquistata solo da un puro di cuore e Geronimo per dimostrare di esserlo deve rispondere all'Indovinello della Melagrana Incantata. Peccato che l'Indovinello sia di una banalità disarmante, tanto da risultare sciocco perfino per un bambino: "Ordunque, se anche tu vuoi provare, la strada giusta devi trovare... RICCHEZZA, VANITà O VERITà? LA RISPOSTA A TE SOLA STA". Praticamente Geronimo deve scegliere tra tre strade: la via della Ricchezza (tutta d'oro), la Via della Vanità (foderata di specchi) e la VIA DELLA VERITà, che ha un terreno sconnesso e sembra la più faticosa da percorrere. CHISSà QUALE SARà MAI LA VIA GIUSTA se uno deve scegliere tra ricchezza, vanità e verità!? La cosa ridicola è che l'autore cerca anche di far dubitare Stilton facendolo meditare su quale strada scegliere, quando è palese che la strada giusta è una sola. E questo sarebbe il grande indovinello che nessuno ha mai risolto? Ma dai!
Tornando alla missione iniziale Geronimo giunge assieme al Cavaliere Solitario nel Castello del Tempo, dove  incontrano Cronometricus, il Mago del Tempo e tutta la sua corte, scoprendo che la colpa del mal funzionamento dell'orologio è un vento magico provocato dalle streghe. Qui il Cavaliere Solitario rivela la sua identità: egli infatti è (ma che sorpresa inaspettata!) Fortunato, il fratello di Floridiana. Viene detto che "molto tempo fa si era allontanato dal Paese del Tempo, dimora di Cronometricus" facendo voto di silenzio promettendo di "parlare di nuovo solo quando avrebbe rivisto il padre." Tutto molto interessante, se non che in realtà questo non spiega nulla, in quanto non viene detto il motivo per cui egli aveva deciso di allontanarsi dal Paese del Tempo né perchè abbia voluto fare questo voto. Durante il viaggio per giungere al castello non ci sono stati impedimenti per il Cavaliere, che ha infatti guidato Geronimo con sicurezza portandolo fin davanti al Mago del Tempo (che era anche felice di rivedere), per cui non si capisce come mai non sia tornato prima dal padre.
Comunque, dopo aver capito che il problema è un incantesimo delle streghe (che oltre a far girare l'orologio più velocemente priva pure il Mago del Tempo della memoria) ora la missione è quella di andare nel Regno delle Streghe per fermare l'incantesimo che causa il vento. E ora ci si aspetterebbe che Felice accompagni Geronimo nella missione, e che magari a loro si uniscano finalmente anche quegli altri tre che non sono venuti nel Paese del Tempo. E invece no! Tra l'altro mi ha fatto ridere il discorso di Solitario/Felice a Stilton, da perfetto scarica barile, come si suol dire: "- Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, dovete recarvi subito nel Regno delle Streghe e porre fine al Vento dell'Ovest! Solo così sarà salva la vita di Floridiana e del Regno della Fantasia! Ma, ahimè, dovete andarci da solo! Io non posso accompagnarvi, devo restare vicino a mio padre." Bella scusa che si è trovato il Cavaliere!, dato che il padre a quanto pare è stato solo senza di lui fino a quel momento senza problemi, avendo un'intera corte ad assisterlo, visto che poi la presenza del figlio comunque non cambia nulla, per cui non c'era veramente un valido motivo per non partire (anzi, dato che è a rischio la salute sia della sorella che del padre sarebbe dovuta essere sua premura partire il prima possibile in aiuto di Geronimo), il tutto sembra veramente solo un'enorme scusa! Cosa che palesemente è, dato che probabilmente l'autore voleva far compiere a Geronimo la missione da solo così da dare a lui tutta la gloria, e doveva trovare un modo di sbarazzarsi della presenza del cavaliere Solitario, così ha accampato una scusa che in realtà non regge. 
Geronimo viene portato nel Regno delle Streghe da il Drago del Tempo, il quale però funge da mera cavalcatura, con l'unico compito di portare il protagonista alla Torre della Paura, dove il topo si infiltrerà travestendosi da strega.
Tra l'altro le streghe stanno facendo tutto ciò perchè sono convinte che eliminando la Regina delle Fate loro potranno prendere il potere sul Regno della Fantasia e dominarne tutti i popoli. Quindi a quanto pare non sanno che invece il Regno della Fantasia sparirebbe assieme a Floridiana. In effetti tenere segreta questa legge (che all'inizio del libro ci è stata presenta come una delle "Leggi segrete del Regno della Fantasia") non è esattamente una mossa molto furba, e infatti non capisco perchè dovrebbero tenerla segreta. Tra l'altro, per fortuna che questo piano è stato ideato dalla Strega Eclisse, la quale ha il titolo di "la più sapiente" tra le sette sorelle streghe! Inoltre, pensandoci adesso, veniamo a conoscenza che Eclisse spia costantemente Floridiana da uno specchio magico per assicurarsi che stia invecchiando sempre più, quindi come faceva lei a non sapere della legge segreta del Regno della Fantasia? Mi viene da pensare che questo sia un altro buco di trama a cui l'autore ha preferito non pensare per andare avanti con la sua sceneggiatura.
Comunque la parte di Geronimo Stilton sotto copertura tra le streghe (dove viene nominato strega bibliotecaria, dato che è l'unico che sa leggere) devo dire che è quella più carina del libro, in quanto dona un minimo di tensione narrativa, visto che Geronimo corre il severo rischio di venire scoperto, ma nel frattempo deve scoprire un modo per rompere l'incantesimo che comanda i venti dirigendoli verso il Segnatempo Cronofantasico. In realtà anche nella Torre della Paura Geronimo riceverà un aiuto, da parte del sovrano dei Ragni Blu, il cui popolo è stato schiavizzato dalle streghe per tessere la Rete Invisibile (con cui imbrigliare i Mille Venti del regno delle Streghe) e poi l'Oscuromanto.
Con l'aiuto di Mario, il ragno blu, Geronimo annulla quindi tutti gli incantesimi di Eclisse, la regina delle streghe, salvando la vita di Floriana, ma scopre che la strega ha in mente anche un altro piano: quello di usare l'Oscuromanto per oscurare i cieli del Regno della Fantasia e poterlo conquistare. Qui c'è la parte dove Geronimo dimostra ancora una volta di essere il PREDESTINATO, il Cavaliere DAL CUORE PURO, l'unico in grado di entrare in possesso della potentissima Spada di Cristallo.
Ovviamente Geronimo si impossessa dell spada, rombe l'Ombromanto e salva il Regno della Fantasia, e tutti sono felici e contenti. E cosa fa Floridiana per ringraziare il suo amato Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura? Lo insignia col titolo di "Cavaliere della Pace", quindi per ringraziare il suo Cavaliere lo nomina... Cavaliere, di nuovo, anche se questa volta è cavaliere "della Pace", senza un reale motivo in realtà, visto che non c'era nessuna guerra in corso, anche se Floridiana dice che è perchè ha "difeso la Pace del nostro Regno".
Anche qui poi il testo non perde occasione per infilarci una parte didascalica e buonista, in cui sottolinea come la corona del cavaliere della Pace non sia di metalli preziosi ma di semplici rami d'ulivo: "Vi offro la corona più semplice, ma anche la più preziosa!
Io, commosso, mi posai la zampa destra sul cuore, perchè davvero quella era la corona più preziosa. Non d'oro e neanche d'argento, non adorna di diamanti, smeraldi o rubini.. ma di rami d'ulivo, l'albero che simboleggia la pace!" Sì ok, ma alla fine per aver salvato il Regno della Fantasia rischiando la vita (da solo) il protagonista si è beccato come premio una corona di rami di ulivo.
Segue poi altro momento scontato e didascalico con insegnamento moraleggiante, quando Geronimo chiede al Mago del Tempo, che ha recuperato la memoria, quale è il tesoro del Paese del Tempo "che tanti viaggiatori avevano cercato invano". Secondo voi QUALE POTRà MAI ESSERE IL TESORO DEL REGNO DEL TEMPO?! 
E sì, ovviamente la risposta è IL TEMPO, come esclama anche Geronimo come se avesse fatto chissà quale scoperta (fortuna che lui doveva essere la creature con 100 cervelli perchè intelligente!): "- Io lanciai un grido di sorpresa ed esclamai: - È il Tempo, il tesoro più prezioso!
Lui riprese: - Vedo che avete capito. Infatti, nulla è più prezioso del TEMPO, che fugge velocemente e instancabilmente, senza fermarsi mai, per niente e per nessuno. Niente infatti lo può arrestare... e nessuno lo può comprare." Già peccato che le fate (compreso quindi lui, il figlio e la Regina delle fate) ne sembrano immuni, dato che non invecchiano e non muoiono mai. Segue poi insegnamento (sempre didascalico) su come sia importante non sprecare il tempo, che bisogna usarlo in modo responsabile, che bisogna pensare alle cose che rimpiangiamo di avere o non avere fatto, che la risposta è solo dentro di noi, "in fondo al nostro cuore" ecc, ecc...
Poi Geronimo si risveglia nella poltrona nel negozio di orologi e torna a casa, dove finisce tutto (letteralmente) a baci e abbracci, dato che a casa trova i familiari che lo abbracciano "affettuosamente" e gli dicono che gli vogliono bene, col libro che termina con la frase "I nostri cuori erano colmi di amore e ci abbracciammo tutti insieme."
"OTTAVO viaggio nel REGNO DELLA FANTASIA" è un libro piuttosto banale, con una storia che vuole essere incentrata sul tempo e la sua importanza, ma che in realtà centra la questione solo in parte e solo in modo didascalico. Sicuramente la storia si presenta ricca di personaggi e di avvenimenti avventurosi, ma i personaggi sono tutti poco o per nulla sviluppati e spesso gli avvenimenti accadono solo perchè sembra che debbano accadere, in certi casi anche in modo forzato. Diciamo che almeno la parte sulle avventure potrebbe essere trovata da un bambino carina, se non si sofferma più di tanto a pensare al come o al perchè alcune cose accadono. Le prove a cui spesso viene sottoposto Geronimo sono abbastanza semplici e banali, anche se l'autore cerca di far credere al lettore che il protagonista si stia impegnando e che sia di fronte a delle situazioni ardue. L'unica parte che ho trovato genuinamente avvincente è appunto quella con lui infiltrato tra le streghe per scoprire come annullarne la magia sul vento. 
Geronimo è sempre il solito personaggio che non evolve mai nel corso della storia: anche se fifone è pronto ad affrontare le proprie paure per proteggere i suoi amici (e la "Regina del suo cuore" Floridiana) poiché ha un cuore grande, generoso e puro. La principessina Bizzz e la regina Sangueverde, che compaiono pure nella lista iniziale di presentazione dei personaggi, sono le classiche sovrane antipatiche e viziate che si credono superiori perchè hanno un titolo, e non fanno assolutamente nulla, tanto che la loro presenza nella storia è completamente inutile e insensata. Il Cavaliere Solitario ha un'identità segreta che i lettori possono svelare nel giro di qualche pagina, sembra un personaggio interessante ma alla fine è tutto fumo e niente arrosto e l'unica sua funzione era quella di fare da guida al protagonista fino al Paese del Tempo, con un background appena accennato e che alla fine si rivela inutile in quanto non comunica nulla ai lettori (ci dicono che si è allontanato volontariamente dal Paese del Tempo e che ha fatto voto di silenzio ma non si sa perchè e come), per poi eclissarsi a metà della storia. Le streghe sono rappresentate come i classici stereotipi delle streghe: donne cattive, vecchi e brutte, con i nasi adunchi e  i bubboni, che puzzano e che fanno magie (l'unica di bella è la loro regina, che però poi torna a essere vecchia); mentre le fate sono delle creature alate belle, giovani, leggiadre, gentili, buone. Il popolo più originale è quello della corte del Paese del tempo, di cui vediamo diversi personaggi (anche perchè c'è una guida dedicata ad essi in fondo al libro), ma anche questi non sono ben approfonditi, dato che Geronimo rimane nella Castello del Tempo per pochissimo tempo.
Anche la parte avventurosa poi è rovinata da quei momenti didascalici ricchi di insegnamenti buonisti che l'autore (o la casa editrice) ama tanto inserire nei libri di Geronimo: bisogna farsi coraggio anche se si è paurosi e fare la cosa giusta, bisogna difendere i deboli dai soprusi dei più forti, bisogna scegliere la verità rispetto a ricchezza e vanità, il tempo è importante e non va sprecato, una corona di rami di ulivo vale di più di una di oro e gemme preziose, gli affetti familiari sono importanti, ...
Il problema è che tutti questi insegnamenti vengono spiegati e non mostrati, e anche quando vengono mostrati lo si fa in modo un po' forzato, senza che alla base ci sia una riflessione reale e profonda da parte dei personaggi. 
Una lettura adatta per la lettura autonoma a partire dai 7/8 anni, in quanto in realtà la storia è molto più breve di quanto sembri, in quanto arricchita da molti disegni e materiali extra (tutti molto illustrati). Ai bambini potrà piacere la parte più avventurosa e la varietà dei personaggi, anche se non so quanto potranno cogliere sui messaggi positivi che il libro comunque prova a trasmettere, la parte grafica sicuramente risulterà accattivante, grazie ai colori vivaci e saturi. Ci sono poi diversi rimandi a personaggi o situazione che Geronimo aveva conosciuto nei libri precedenti della saga, cosa che i bambini appassionati della serie potranno apprezzare. Come in ogni libro sul Regno della Fantasia ci sono anche una puzza e un profumo da annusare.
 
Questo volume è stato pubblicato nel 2012 dalla PIEMME, ha 392 pagine, una copertina rigida con sovracopertina (ma è uscita anche un'edizione in flessibile). Misura 19,5 cm d'altezza e 15 cm di lunghezza e costava 24 euro (l'edizione flessibile costa invece 14,90 €).
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

lunedì 31 agosto 2026

SPECIALE: Libri non illustrati (GLI INVESTIGATORI DELL'INCUBO)

Solitamente in questi post speciali vi parlo di una serie di libri non illustrati (mentre il mio blog è specializzato in libri illustrati, ma stavolta ve ne presenterò solo uno, dato che la sua recensione sarà piuttosto lunga. Sto parlando di "GLI INVESTIGATORI DELL'INCUBO: Il bpsco maledetto", un libro giallo/horror per ragazzini che vede per protagonista una banda di investigatori improvvisati.
 
 
 
"GLI INVESTIGATORI DELL'INCUBO: Il Bosco Maledetto" di Mauro Garofalo, con 272 pagine, edito nel 2025 da Gallucci Editore (costo di 14,50 euro). 
Matthew, Nanak, Lupo, Johan ed Elen sono compagni di scuola allo Jung Institut, un prestigioso collegio svizzero. Una mattina, nella foresta vicino a dove vivono, viene trovato il corpo decapitato dello strampalato chimico Ulrich von Maezelen: "Guardò dentro il contenitore, ormai pieno. Poteva tornare a casa soddisfatto. [...]
Al silenzio del bosco però, si erano aggiunti vapori verdastri che fuoriuscivano dal sottosuolo.
Ne avevano tutti paura, in paese ancora credevano alle vecchies storie. E alla maledizione.
Il vecchio chimico sapeva che quei fumi erano, invec, il risultato di una qualche fuoriuscita  du gas metano di cui, evidentemente, òa faglia sotterranea era piena.
<<Ahi>> si diede una pacca sul collo. <<Maledette zanzare!>>
Gli sembrò di percepire un vago odore di cannella. Fu in quel momento che gli alberi si ripiegarono verso di lui, come artigli da una mano oscura.
Il contenitore di vetro gli scivolò dalle mani e andò in mille pezzi. <<Dannati occhi>> imprecò Von Maezelen, e se li stropicciò: il mercurio faceva brutti scherzi. Al prossimo esperimento doveva metterci più acqua. Fu allora che perceèì una puzza di bruciato che gli penetrò in gola e gli raschiò il naso. Dal ponte del Diavolo arrivò un rumore crepitante, come di sassi nella scarpata.
L'umo fece appena in tempo a serrare le palpebre. Possenti zampe nere che galoppavano verso di lui.
Ebbe la certezza di qualcosa che avrebbe dovuto sapere. Un'antica storia nera come la morte.
L'eco del rumore metallico della lama rimbalzò attraverso il silenzio spettrale del bosco.
Il Cavaliere fu sopra di lui, il mantello svolazzante, e il colpo di spada staccò di netto la zucca al povero Ulrich von maezelen. La testa rotolò sul fogliame marcito sel sottobosco, si fermò sopra le lamelle di capelvenere, gli occi virei, in un'ultima espressione di stupito orrore. per un istante tutto rimase immobile, poi il vento mulinò e si portò via le foglie. E in un certo senso, anche il suo mal di testa, per sempre.
Tutti si convincono che a ucciderlo sia stato il fantasma del Cavaliere Senza Testa che vaga nel Bosco Maledetto in groppa al suo possente cavallo. Lo chiamavano il Bosco Maledetto perchè negli anni, i pochi coraggiosi che vi si erano avventurati, avevano riferito di creature demoniache, bestie enormi e spettri. Altri invece non erano tornati affatto.
I cinque amici, però, non credono alle leggende e decidono di indagare, trovandosi così a combattere con forze oscure, molto più grandi di loro… 
Una storia che unisce elementi gialli e misteriosi ad altri più orrorifici, senza dimenticarsi anche qualche dramma adolescenziale. Come spiegato anche all'inizio i protagonisti, nonché gli "Investigatori dell'incubo" di cui parla il titolo, sono Matthew, Nanak, Lupo, Johan, John (personaggio che però non viene menzionato nella trama riportata sul retro di copertina) ed Elen.
Matthew (detto Math) è il genietto del gruppo, ama leggere ed è appassionato di astrologia, chimica e scienza. Pur essendo un tipo molto razionale è fortemente convinto nell'esistenza di alcuni fatti soprannaturali quali l'esistenza degli alieni. John Marvel ha un padre gallese che lavora come traduttore per una compagnia aerea. Nanack Dev è una bella ragazza musulmana amica di Nath fin dalle elementari, dalla carnagione olivastra e i capelli lunghi e lisci; una tipa tosta, intelligente, decisa e saggia, figlia di un diplomatico e in grado di parlare sette lingue (tedesco, francese, italiano, inglese, spagnolo, russo e cinese). Lupo Gorgi è un ragazzo silenzioso e solitario a cui piacciono le montagne  ed è appassionato di trekking, viene chiamato anche Elfo per via delle sue orecchie a punta. Johan Stram (detto Jo) è un ragazzo atletico nonchè un bravo calciatore, che è entrato alla Jung Istitut grazie a una borsa di studio come giocatore di calcio; purtroppo ha un padre alcolizzato che lo picchia e questo lo ha portato a sviluppare un temperamento piuttosto suscettibile, per cui se qualcuno lo fa arrabbiare tende a prenderlo subito a pugni. L'ultima componente del gruppo è Elena, anche perchè si unisce ufficialmente agli amici solo più avanti, iniziando prima a frequentare solo Lupo, con cui inizierà una relazione. E' una ragazza dai capelli afro che porta sempre con sè una macchina fotografica in quanto ha come passione la fotografia.
Le vicende sono narrate da un narratore onniscente, per cui a volte i lettori seguono le vicende dei ragazzi, mentre altre si ritrovano a leggere fatti riguardanti altri personaggi tra cui: quello di uno sconosciuto che sembra star combinando qualcosa nel Bosco Maledetto; quello del Cavaliere Senza Testa, oppure quelli delle varie vittime del libro (tra cui Ulrich von Maezelen, il professor Winkle, ecc...), Lady Felicity, il professore di ginnastica (Eddie Heinz) e la vicepreside (Nicole Bataille), il preside, ecc...
Il fatto che i lettori non debbano seguire solo i protagonisti inizialmente è un vantaggio perchè altrimenti, soprattutto la prima parte del libro, sarebbe risultata un po' noiosa dato che in realtà i ragazzi iniziano a indagare solamente quasi verso i due terzi della storia. Se in effetti decidono di chiamarsi "Gli investigaatori dell'Incubo" abbastanza in fretta, saputo dell'omicio del chimico Maezelen, in realtà iniziano a fare qualcosa solamente al secondo omicidio, visto che riguarda uno dei loro professori.
La prima parte del libro, almeno per quanto riguarda i protagonisti, sembra essere più dedicata a far conoscere al lettore i vari componenti della squadra, per cui è un po' un'accozzaglia di eventi quotidiani con infilate dentro tutta una serie di dinamiche relazionali tipo: Math che vede che Dev è più distante del solito e che il loro rapporto sta cambiando, mentre lui intanto continua dedicarsi ai suoi studi astrologici e chimici; Johan che gioca nella squadra di calcio ma poi si fa espellere; Lupo che inizia a frequentarsi con Elena, con Math che è geloso di quest'ultima; e infine John che, semplicemente, ama mangiare. Alcune dinamiche relazionali comunque finiscono in un nulla, tipo il fatto che Dev qualche volta arrossisce in presenza di Johan o il fatto che i ragazzi inizano ad accorgersi di come è bella e femminile Dev.
C'è anche una trama di sottofondo che vede la squadra in rivalità con il giornalista del giornalino della scuola, un certo Page, che ce l'ha con gli Investigatori e quindi non perde occasione per punzecchiarli. Ad un certo punto arriva anche far chiudere il loro circolo letterario, che stava riscuotendo un notevole successo tra gli studenti della scuola, ma in realtà non si è capito con che motivazioni il preside abbia preso tale decisione. Sta di fatto che comunque il circolo viene chiuso a circa un terzo del libro senza apparente motivo e senza spiegazioni, neppure dalla vicepreside che invece aveva detto agli Investigatori che avrebbe indagato sui motivi della chiusura e, l'autore fa intendere, che se la sarebbe vista con Page. La cosa invece finisce in un nulla di fatto.
Nei testi poi ho trovato anche un altro paio di cosette che, seppur non di grosso impatto, però mi hanno dato un po' fastidio: quando finalmente i protagonisti inziano ad indagare si recano di mattino nella Foresta e un paio di loro entrano in una grotta e svegliano dei pipistrelli, i quali attaccano (si aggrappano ai capelli e Dev viene graffaiata dall'unghia di un pipistrello) i due personaggi. Questa mi è sembrata un po' una scena da stereotipo, in quanto i pipistrelli non attaccano le persone e neppure tendono ad aggrapparsi ai capelli di queste ultime. I ragazzini trovano addirittura un tizio nel bosco che dice a Dav e Lupo: "<<Sono creature innocue, certo, però se si spaventano possono diventare pericolose>>", quando in realtà i pipistrelli  (quelli dell'area europea) sono animali timidi, pacifici e che tendono ad evitare l'uomo. 
In un'altra scena invece vediamo Math ricordarsi di prendere un regalo per il compleanno della sorellina che compie un anno, così Elena gli dice di regalarle un animaletto, e Math pensa "Era un'idea geniale, perchè non ce l'aveva avuta lui?". Invece io l'ho trovata un'idea piuttosto stupida in quanto: la decisione di prendere un animale in casa dovrebbe essere condivisa da tutta la famiglia, o perlomeno Math (in quanto minorenne) avrebbe dovuto parlarne prima con i propri genitori, visto che saranno loro a dover, se non curare, ma almeno mantenere e comprare tutto il necessario per l'animale. Math poi decide di prendere un coniglietto scegliendo tra una serie di animali che si trovano esposti su di una bancarella, cosa molto sbagliata sotto vari punti di vista. Prima di tutto non si può prendere un animale così sulla scia del momento, se si decide di prenderlo bisogna decidere in anticipo quale specie prendere. Il coniglio ad esempio viene considerato animale esotico quindi, se si ammala, necessita di un veterinario specializzato, oltre ad essere una creatura comunque un po' particolare e delicata, che necessita di cure particolari e di un'adeguata alimentazione. Altro grosso errore è per me il fatto che Math lo abbia preso come regalo per la sorellina, cosa che non ha proprio senso in quanto: un animale non può essere un regalo di compleanno (a meno che la cosa non venga concordato prima tutti insieme), tra l'altro per una bimba di un anno che farebbe fatica a interagirci e non potrebbe apprezzarlo appieno e che tra l'altro non potrebbe prendersene cura neanche volendo!. A una bambina di un anno (ma anche bambini in generale) è meglio regalare un peluche.
Il caso comunque, per i primi due terzi del libro, è arenato, dato che anche la polizia locale brancola abbastanza nel buio, e va bene che, come ammette lo stesso ispettore Stetson, non gli è mai capitato di dover risolvere un caso di omicidio in tutta la sua carriera, però sembra che la polizia veramente non faccia (e non sappia fare) nulla. C'è addirittura una scena in cui, dopo il secondo omicidio, la polizia si mette a interrogare tutti gli studenti della scuola senza ricavarne nulla, mostrando pure la fotografia del cadavere della vittima a una ragazzina (Elena) sperando che questa gli possa dire qualcosa, perchè ha saputo che lei è un'appassionata di fotografia. E in effetti Elena nota che il libro che il professore stringeva tra le braccia aveva qualcosa di strano, come se ce lo vessero messo dopo: "Non avrebbe saputo dire la ragione, eppure in quell'ultima posa c'era qualcosa che non tornava nel modo in cui Winckle stringeva il suo libro: era un'immagine troppo simmetrica, troppo in linea, troppo... perfetta! [...] Quella era un'immagine costruita: il libro era stato messo apposta per distrarre l'osservatore!" Lei comunque, senza un vero motivo, non dice nulla all'ispettore del particolare che ha notato, anche se comunque è abbastanza grave che una ragazzina se ne sia accorta mentre l'intera squadra della polizia non ci abbia fatto caso, anche se possono non essere avezzi ai casi di omicidio. 
Purtroppo l'autore ha questa tendenza (a cui nei gialli per ragazzi bisogna stare attentissimi a non abusare) di far trovare tutti gli indizi utili ai giovani protagonisti, mentre i poliziotti non riescono mai a cavare un ragno dal buco. E alla fine saranno i ragazzi a risolvere il mistero.
Il mistero almeno non è facile da risolvere, più che altro perchè i lettori non hanno tutti gli indizi necessari a poterlo fare, ma almeno questo tiene alta l'attenzione dei lettori, che vorranno arrivare in fondo per scoprire la verità. Per la fascia d'età a cui il libro è indirizzato (dai 10/11 anni in su) la storia può risultare interessante e avvincente, e i protagonisti sono quasi tutti abbastanza approfonditi e ben delineati. 
Un problema che però io ho avuto con il libro è che ci sono troppi personaggi! Contando solo quelli che ricompaiono ciclicamente (quindi non quelli che si vedono solo una volta) ho contato almeno 25 persone, in una storia da 260 pagine! Solo il gruppo degli Investigatori conta 6 persone, poi ci sono quelle del gruppo (composto da 5 amici) delle potenziali vittime, poi ci sono l'Ispettore e il suo sottoposto, l'Americano e la cameriera (che vengono tirati in ballo tipo tre volte e non servono a nulla), il tizio che fa il taglialegna nei boschi (in compagnia del suo cane), poi ci sono il Preside, la Vicepreside e l'insegnante di ginnastica, il tizio del giornalino scolastico (a cui stanno antipatici i nostri eroi), la sorellina di Math e poi alcuni dei genitori degli Investigatori. 
Allora, io di per sè non ho una buona memoria per i nomi, ma tutti questi personaggi (che, ripeto, sono quelli RICORRENTI) sono davvero tanti, anche perchè la narrazione tende a saltare da uno all'altro, con molteplici cambi di scenario. Vi giuro che quando sono arrivata alla fine ed è stato rivelato il nome dell'assassino ho fatto fatica a inquadrarlo perchè non mi ricordavo bene chi fosse! Alcuni personaggi poi non erano affatto necessari, tipo l'Americano e la cameriera, comparsi di tre scene e che alla fine sono stati utilizzati per una scena di depistaggio della polizia che si è conclusa in un nulla. Anche la figura di Larry Page (il capo del giornalino scolastico) alla fine serve solo a dare fastidio, ma non ha portato a nulla di concreto. Anche alcune scene sono un po' inutili, come pure tutta la questione del Cavaliere Senza Testa, che alla fine è stata sfruttata poco dato che solo nel primo omicidio sono stati trovati indizi  riguardanti questo personaggio leggendario, oltre ad un'impronta gigantesca di cavallo vicino al luogo dove è stata trovata una potenziale vittima che però si è salvata. Altri omicidi (ben 4) in realtà sono avvenuti in circostanza diverse, senza che fosse necessario l'intervento del Cavaliere. 
Un libro su cui ho alcuni dubbi e alcune critiche, ma che credo possa essere apprezzato dalla fascia di lettori a cui è stato pensato, in quanto almeno il mistero è interessante e incalzante, sperando che però i lettori non si perdano nella vicenda e tra tutti i vari personaggi (se dovessi rileggerlo probabilmente mi metterei a segnare i vari nomi con i rispettivi ruoli). 
 
Sopra: Sulla copertina vediamo Matthew, Nanak, Lupo, Johan ed Elen mentre indagano all'interno del bosco. 

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venerdì 28 agosto 2026

La storia infinita di Michael Ende

"La storia infinita" scritto da Michael Ende è un moderno romanzo di formazione, storia di un’anima, indimenticabile avventura, ma anche lungo viaggio nell’immaginario e itinerario nell’arte e nella mitologia. Uno dei grandi libri per tutti del nostro tempo che ha conquistato, avvinto e incantato generazioni di lettori.
Tradotto in più di quaranta lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi. La prima edizione in italiano risale al 1981, a cura della Longanesi. 
Nel 1984 dal libro è stato trato anche un film che ha riscosso un notevole successo, sebben l'autore lo odiasse perchè troppo differente rispetto al libro (ma di questo parlerò dopo).  

    
Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione che ho letto io, edita da Longanesi nel 2018, al centro un'edizione più recente (in bianco e nero) del 2025 della TEA; mentre a destra un'edizione in copertina flessibile edita Salanai nel 2017.
 
Bastiano Baldassarre Bucci è un ragazzino goffo, grassoccio, soprattutto molto solo. E ha una grande passione: leggere.
In un giorno di pioggia, inseguito dai compagni che si fanno beffe di lui, si rifugia in una vecchia libreria dove trova un volume intitolato "La storia infinita". 
"D'improvviso la porta venne spalancata con tanta vuolenza che un piccolo grappolo do cmpanellini dìottone sospseso sul battente cominciò a tintinnare tutto eccitato e ci volle un bel po' prima che si rimettesse tranquillo.
Causa di quello scompiglio era un ragazzino piccolo e grassoccio, do forse dieci, undici anni. I capelli scuri gli ricadevano bagnati sul viso, il cappotto era molle di pioggia e tutto gocciolante; sul fianco, pendente da una cinghia tracolla, prtava una cartella di scuola. [...]
Il ragazzo ubbidì e chiuse piano la porta. Poi si accostò alla parete di libri e gettò cauto un'occhiatina oltre l'angolo: lì, in una grande poltrona di cuoio consunto, con lo schienale alto e orecchiusto, stava seduto un ometto grosso e tarchiato. Indossava un vestito nero tutto spiegazzato che aveva l'aria di essere molto molto vecchio e piuttosto polveroso. La èancia era tenuta su da un panciotto a fiori. L'uomo aveva una bella pelata, solo sopra le orecchie si drizzavano vero l'alto due cescpuglietti di capelli bianchi. Aveva una facci arrossata che fabceva pensare al muso di un bulldog incattivito. Sul grande naso a patata troneggiavano gli occhiali cerchiati d'oro. Una gran pipa ricurva gli pendeva all'angolo della bocca che ricadeva tutta storta da una parte. Sulle ginocchia teneva un libro che evidentemente stava leggendo, perchè, richiudendolo di colpo, aveva lasciato tra le pagine l'indice grasso della mano sinistra, come segnalibro, per così dire. [...]
Bastiano si rese conto d'un tratto che in tutto quel tempo aveva tenuto lo sguardo continuamente fisso sul libro che il signor Coriandoli aveva avuto in mano prima, quando sedeva in poltrona. Non riusciva a staccarne gli occhi. Era come sa quel libro emanasse qualche straordinaria forza magnetica che lo attirava irresistibilmente.
Si avvicinò alla poltrona, allungò lentamente la mano, toccò il libro, e in quello stesso istante qualcosa dentro di lui fece <<clic>> come se una trappola si fosse serrata. Bastano ebbe l'oscura sensazione che con quel breve contatto avesse avuto inizio qualcosa di irrevocabile, che ora avrebbe proseguito il suo corso.
Sollevò il libro e lo osservò da tutte le parti. La copertina era di seta color rubino cupo e luccicava mentre la rigirava di qua e di là. Sfogliandolo fuggevolmente vide che i fogli erano stampati in due colori diversi. Illustrazioni pareva non ce ne fossero, ma in compenso vie rano meravigliosi capilettera figurati. 
Quando tornò ad osservare la copertina, ci scoprì due serpenti, uno scuro e l'altro chiaro, che si mordevano la coda, formando così un ovale. E in questo ovale c'era il titolo, in strani caratteri: LA STORIA INFINITA."
L’attrazione per quel libro è tale che Bastiano lo ruba e ci si immerge letteralmente.
Il libro tratta del Regno di Fantàsia, la cui sovrana, l'Infanta Imperatrice, è afflitta da un male sconosciuto e corre il rischio di morire. Col peggiorare del suo male anche Fantàsia sembra condannata alla rovina, perché un'entità informe chiamata Nulla ha cominciato a espandersi nel regno, inghiottendo intere regioni e facendole sparire del tutto.  
Il coprotagonista è Atreiu, un coraggioso fanciullo che viene incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al problema di Fantàsia. 
Man mano che prosegue nella lettura Bastiano scopre che proprio lui non è solo spettatore delle meravigliose avventure che vi sono narrate, ma ne è anche protagonista, leggendo il libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova infatti progressivamente coinvolto negli eventi del racconto. Diventando anche lui parte di Fantàsia, chiamato a salvare i destini del mondo incantato di Fantàsia, con le sue mitiche creature e le sue città sospese.  Diventato anche lui parte di Fantàsia, Bastiano aiuta Atreiu nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.  
 
Sopra:  Le pagine del primo capitolo, dove si iniziano a narrare le vicende di Fantàsia, infatti i testi sono di colore verde. A sinistra, prima dell'inizio del capitolo, si può anche vedere la prima lettera Capilettera tutta decorata.
 
Uma cosa interessante di questo romanzo è che non contiene delle vere e proprie illustrazioni, non perlomeno disegni che ritraggono scene, personaggi o ambienti descritti nel libro, come ci si aspetterebbe. Delle illustrazioni ci sono, ma riguardano i capilettera, cioè le lettere iniziali di ogni capitolo. 
Ciò corrisponde anche a quanto scritto nel testo, riguardo a come era fatto l'interno del volume di "La storia Infinita", poiché quando Bastiano prende il libro e lo esamina meglio si accorge che: "Sfogliandolo fuggevolmente vide che i fogli erano stampati in due colori diversi. Illustrazioni pareva non ce ne fossero, ma in compenso vie rano meravigliosi capilettera figurati." 
Il volume inoltre è suddiviso in 26 capitoli, che iniziano con altrettante lettere dell'alfabeto tedesco, in ordine alfabetico dalla "A" alla "Z". Essi, oltre a essere numerati in cifre romane e avere un titolo, sono anche contrassegnati da un capolettera che ricorda le miniature medievali. In una lettera a una sua lettrice, Ende rivelò che le illustrazioni di Roswitha Quadflieg erano molto diverse dall'immagine che aveva in testa, ma che il risultato finale gli appariva comunque gradevole. In un'altra lettera, invece, l'editore Hansjörg Weitbrecht ringraziò l'artista per il suo lavoro, che, secondo lui, contribuì grandemente al successo del libro.
Nell'edizione italiana invece vedo che i capilettera sono stati realizzati da Antonio Basoli, ma l'ordine alfabetico dei capilettera è stato mantenuto: da quando bastiano inizia a leggere il libro di "La storia Infinita" ci sono 26 capitoli ciascuno dei quali inizia con un'illustrazione di un capilettera, i quali vanno in ordine alfabetico dalla  A alla Z anche nell'edizione italiana.
Come dicevo all'inizio i disegni non rappresentano scene o personaggi, ma mostrano appunto delle lettere, una per ogni disegno, le quali però sono state rappresentate con una grandezza di circa metà pagina e in modo estremamente dettagliato  e ricco di elementi, soprattutto paesaggistici. L'artista sembra aver scelto delle strutture architettoniche per abbellire queste lettere, che vengono come rappresentate mentre spiccano su edifici di grandi proporzioni, alcuni dei quali rappresentano effettivamente edifici che vengono menzionati all'interno della storia (tipo la "Torre d'Avorio" dell'Infanta Imperatrice), si tratta comunque di architetture per la maggior parte impossibili, inserite in paesaggi onirici.
Per la B abbiamo ad esempio una sorta di tempio azteco (circondato dai fulmini)  a più piani rettangolari ognuno leggermente più piccolo del precedente, su cui sono incide figure di animali o di uomini che sembrano svolgere attività quotidiane, mentre sullo sfondo si intravedono altri imponenti costruzioni, tra cui una piramide. Per la lettera H troviamo una sorta di muraglia con delle torri di vedetta poste ai lati di una porta che sembra essere l'ingresso principale alla città che si trova all'interno di queste mura, una città con una grande cupola centrale e altri torri di vedetta, oltre ad altri elementi orientali o islamici, con archi a cuspide e finestre bifore. Anche in questa immagine vediamo comparire delle persone (quelli che sembrano dei soldati di guardia alla porta), che però sono estremamente piccole rispetto all'imponente struttura architettonica, tanto da non poterne distinguere i volti. Per la lettera G non troviamo un edificio ma un'imbarcazione, una ave a remi con forti richiami alle galee romane e alle triremi greche. Nave che però ha come polena un toro con un copricapo a forma di cerchio e sembra essere dotata di una sola vela ma decentrata rispetto alla barca. Anche in questa immagine ci sono delle persone, in questo caso dei soldati vestiti con armature romane che sembrano intenti a manovrare la barca.
Essendo il libro stampato in due colori (rosso per narrare le vicende del mondo reale e verde per quelle ambientate in Fantàsia) anche questi capilettera sono di due colori diversi, i quali semplicemente si alternano di capitolo in capitolo. Iniziamo quindi con la lettera A verde, poi la B rossa, la C nuovamente verde, la D rossa e così via fino ad arrivare alla Z. 
E' un peccato che nel libro non compaiano ulteriori illustrazioni, in quanto non mi sarebbe dispiaciuto sapere con più precisione l'aspetto di molte delle creature bizzarre ed originali di cui l'autore parla, ma forse la cosa è stata voluta proprio per spingere così il lettore a immaginarsele da sé, anziché fare affidamento su un qualcosa di già dato, facendo lavorare la propria immaginazione. 
 
  

   
Sopra: Le pagine iniziali dei capitoli due, undici, otto e sette, le quali iniziano con l'illustrazione del capilettera (tutti posti in ordine alfabetico), riccamente decorato e dal colore rosso o verde.
 
"La storia infinita" di Michael Ende è un bel romanzo molto interessante, che propone ai lettori diversi livelli di lettura, più o meno profondi che quindi permette loro di poter essere letto anche a diverse età, cogliendo di volta in volta significati differenti. 
Tutto ha inizio però con il protagonista, Bastiano, che entra in una libreria per sfuggire alle attenzioni indesiderate di alcuni bulletti della sua scuola, che lo prendono in giro. Dentro a questa libreria trova un libraio un po' scorbutico, che sta leggendo un libro molto particolare e che si intitola: "La storia infinita". Essendo Bastiano un gran lettore egli decide di rubare il libro al libraio, approfittando di un momento di distrazione di quest'ultimo, spinto dall'irresistibile desiderio di leggere proprio quel romanzo. 
Iniziano così ad alternarsi due vicende, destinate successivamente a fondersi: la storia di Bastiano, il lettore, e quella che si svolge nel regno di Fantàsia, che vede come protagonista iniziale Atreiu, il quale è stato incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare un modo per poter salvare il regno di Fantàsia dal Nulla, cioè dallo scomparire.
La storia è ricca di vicende avventurose, ma anche di momenti di riflessione, oltre che di personaggi molto particolari e indimenticabili tra cui: i messaggeri (Piornakzak, Blubb, Ukuk e Wuswusul) provenienti dai vari mondi che viaggiano per parlare con l'Infanta Imperatrice; Morla, una gigantesca e vecchissima tartaruga che sembra ormai rassegnata al destino; Ygramul, le Molte, uno sciame di migliaia di insetti simili a calabroni, che operano come una sola creatura; Uyulala, una creatura fatta di suono;  Mayadetta "la Principessa delle Tenebre", è la regina del Paese della Mala Genìa; Graogramàn, il cui nome significa "la Morte Multicolore", è un grande leone signore del deserto di Goab; Xayde, una strega malvagia che si unisce a Bastiano; Donna Aiuola; ecc...
Il protagonista del romanzo, invece, è Bastiano Baldassare Bucci (nell'originale tedesco Bastian Balthasar Bux) è un personaggio complesso e sfaccettato, e sicuramente nelle quasi cinquecento pagine della storia l'autore ha avuto un certo tempo per svilupparlo per bene, sebbene all'inizio l'eroe del mondo di Fantàsia non sia lui ma Atreiu.
Lo conosciamo come un ragazzino di 10/11 anni piccolo e grassoccio, il quale non sembra possedere nessuna caratteristica peculiare o positiva: fisicamente non è attraente, non è bravo in nessuno sport, anzi, si muove poco, non è neppure bravo a scuola, dove è stato bocciato, non sembra particolarmente intelligente, non sembra coraggioso, viene preso in giro da dei bulletti da cui non può fare altro che scappare. E' un ragazzino permaloso, a volte piagnucoloso, molto insicuro e, il suo vero problema, è che non si accetta per come è, ma allo stesso tempo non fa nulla per cercare di cambiarsi o migliorarsi. Bastiano inoltre è orfano di madre e ha problemi con il padre, dal quale si sente trascurato, poiché da quando la madre è morta sembra che intorno a lui si fosse "levato come un muro invisibile che nessuno poteva valicare." L'unica caratteristica positiva che sembra avere è che ama leggere, ma non tutti i libri, solo quelli "emozionanti o divertenti, o che facevano sognare", oltre al fatto di essere dotato di una grande immaginazione: "forse era l'unica cosa che sapeva fare davvero molto bene: immaginare le cose con tanta chiarezza che quasi le vedeva e le sentiva." Proprio quello che ci vuole quindi per poter salvare il regno di Fantàsia, nonostante Bastiano esiti quando viene chiamato dall'Infanta imperatrice che lo implora di salvarla venendo a Fantàsia. 
Dopo una buona metà del romanzo vediamo però il carattere del protagonista mutare radicalmente, poiché il potere (datogli dal possedere l'Auryn) sembra iniziare a dargli alla testa, trasformandolo praticamente in un nuovo antagonista. L'idea del protagonista che poi diventa antagonista è molto interessante, anche perchè Bastiano passa dal dover essere l'eroe della storia, nonché personaggio piuttosto innocuo, a una sorta di tiranno prepotente che vuole avere sempre ragione e che spadroneggia su tutto e tutti, senza dare mai ascolto a nessuno, diventando veramente antipatico e privo di empatia. E quindi come se l'autore avesse voluto mostrare ai lettori (quindi probabili altri ragazzini dell'età di Bastiano) come il potere possa avere degli effetti negativi sulla personalità di una persona, facendone emergere i tratti peggiori, mettendo in guardia gli stessi lettori.
Poi c'è Atreiu è un bambino Pelleverde di circa 10 anni; come tutti i membri del suo popolo, vive in una tenda, ha carnagione olivastra, occhi scuri che vedono fino all'orizzonte e capelli nero-azzurri corvini, che porta raccolti con strisce di cuoio in un ciuffo dietro la nuca. Le sue guance e la fronte sono dipinte di bianco con dei semplici ornamenti.  Atreiu è l'alter ego di Bastiano (e dei lettori) nella prima prima parte di "La storia infinita", in quanto è l'eroe che l'Infanta Imperatrice investe del ruolo di salvatore di Fantàsia.
Ha un carattere fiero, ma non orgoglioso; dimostra grande coraggio, tenacia e generosità, tutte caratteristiche tipiche dei Pelleverde. È responsabile ed è l'immagine dell'amico fedele, che dà buoni consigli e che sa sempre cosa fare. È molto intelligente e ragiona già come un adulto.  Atreiu è l'eroe perfetto, il cavaliere senza macchia e senza paura, anche se a volte dimostra di avere effettivamente paura, soprattutto timore di non portare a termine la sua impresa, rischiando così la distruzione di Fantàsia, il che lo rende ancora più nobile d'animo. Anche perché nonostante i timori e le insicurezze durante il viaggio egli non si arrende mai, fino ad incontrare Bastiano e a diventarne un amico sincero e fedele, anche se Bastiano non ricambierà l'amicizia in modo altrettanto sinceramente, mettendo ben in chiaro di volersi sentire migliore di Atreiu. Quest'ultimo comunque non gli volterà mai le spalle, dimostrandosi nei confronti del protagonista per i miei gusti anche un po' troppo buono e generoso.
Molto interessante la figura dell'Infanta Imperatrice, la quale più che una vera e proprio sovrana è una sorta di entità divina, al di sopra di tutti, la quale non interviene mai nel dirigere le questioni del regno, ma contribuisce a mantenere l'ordine solo con la sua presenza, e tutti la rispettano e nessuno si sognerebbe di attaccarla o farle del male, l'unica cosa che ella teme è appunto il Nulla: "Non governava, non aveva mai fatto uso di violenza e neppure del proprio potere, non dava ordini e non giudicava nessuno, non aggrediva nessuno e non doveva difendersi da nessun aggressore, perchè a nessuno sarebbe mai venuto in mente di levare la mano contro di lei o, peggio ancora, di farle qualcosa di male. Davanti a lei tutti i suoi sudditi erano uguali. Lei era semplicemente lì, ma lo era in maniera del tutto speciale: era il punto focale, il centro di tutta la vita nel Regno di Fantàsia. E ogni creature [...] tutti, tutti esistevano solo in grazia della sua esistenza. Senza di lei nulla poteva esistere, così come un corpo umano non può vivere se non ha il cuore." Infatti, cime doce l'antica tartaruga Moira: "Lei non vive nel tempo, ma nei nomi. Ogni tanto ha bisogno di un nome nuovo. Sicuro, ha sempre bisogno di nomi nuovi.
Fùcur è un Drago della Fortuna, una creatura saggia, ottimista, dignitosa e amichevole; descritto come una creatura dal corpo bianco e sinuoso,  di aspetto intermedio tra un leone e un drago (privo di ali). Viene salvato da Atreiu dopo che quest'ultimo lo aveva visto intrappolato nella ragnatela di Ygramul, così ne diventa amico e in seguito aiuterà spesso anche Bastiano.
Tra i personaggi importanti, oltre all'antagonista principale (il Nulla) che però è più un'entità astratta, vi è anche un secondo antagonista: Mork, un lupo mannaro, che si mette sulle tracce di Atreiu quando questi inizia il suo viaggio, con lo scopo di ucciderlo e impedirgli di salvare Fantàsia. Mork è motivato da invidia e rancore; avendo vissuto una vita solitaria, senza un mondo da chiamare casa, egli infatti è un Senza-Mondo, che non avendo una sostanza può andare e venire dal mondo sia di Fantàsia che a quello degli umani: egli infatti, essendo un lupo mannaro, nel mondo degli umani ha l'aspetto di un un uomo, mentre a Fantàsia da lupo mannaro. Mork rappresenterebbe il nichilismo, cioè un atteggiamento genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo (atteggiamento che ha in comune anche con Morla), sebbene di tipo manipolativo, in quanto estremamente razionale, astuto e subdolo.
L'autore è sicuramente riuscito a tratteggiare dei personaggi spesso complessi, i quali spesso dimostrano di essere più di quello che sembrano, e anche quelli menzionati per non molto tempo tendono comunque a rimanere impressi nella memoria dei lettori, avendo ciascuno delle caratteristiche peculiari e uniche, come tutte le creature che abitano a Fantàsia. 
Anche il regno di Fantàsia è molto interessante per come viene rappresentato e a volte spiegato dall'autore: prima di tutto è un universo regolato da leggi molto diverse da quelle che valgono per il mondo reale. Ad esempio, non ha alcun confine: il regno di Fantàsia si estende in modo illimitato in ogni direzione; inoltre, i vari luoghi di Fantàsia non hanno un posto fisso: la loro "vicinanza" o "lontananza" dipende dalla volontà del singolo di raggiungere un determinato posto. Anche la geografia di Fantàsia è peculiare, e ricca di tanti luoghi magici e fantastici come: la Torre d'Avorio, dove dimora l'Infanta Imperatrice; il Bosco Frusciante; le Paludi della Tristezza la Casa che Muta; Amarganta, una città che si trova al centro di un lago dalle acque corrosive, composta da numerose imbarcazioni fatte di un tipo particolare di argento, sulle quali sono costruiti edifici dello stesso materiale; il Castello di Horok, la Mano che vede, una costruzione a forma di mano,  dimora della maga malvagia Xayde; la Città degli Imperatori, composta da edifici costruiti e disposti contro ogni principio logico; Goab, il Deserto Coloratoun deserto estesissimo che si genera quando, allo spuntar del sole, tutte le piante e le forme vegetali di Perelun, il Bosco Notturno, muoiono; Minroud, la Miniera delle Immagini, una miniera situata in un luogo freddo e nevoso dove si estraggono le immagini dimenticate dagli uomini; ecc...
Così come lo spazio, anche il tempo è del tutto relativo. E' poi un regno in cui esiste un'Imperatrice, la cui carica è però del tutto simbolica, dato che non esercita in alcun modo il suo potere; più che una sovrana è una dea, che incarna l'innocenza fanciullesca e che permette a Fantàsia di esistere. 
All'interno dell'opera vengono infatti trattate anche tematiche importanti: ad esempio le Paludi della Tristezza rappresentano in un certo senso la depressione; Mork rappresenta il nichilismo; Donna Aiuola è l'incarnazione della maternità e della natura come forza generatrice (e genitrice). Vi è poi il discorso legato alla fantasia, uno dei temi fondanti de La storia infinita; per Ende la fantasia è un'attività vera e propria della mente. Grazie a essa, il genere umano è in grado di creare, modificare, plasmare la realtà, costruendole un passato e un futuro. E questo potere creativo, dovuto all'attività immaginativa, è molto simile alla creazione divina, rientrando nelle qualità concesse da Dio all'uomo che lo rendono simile a esso. La differenza, sostanziale, è che alla fantasia di Ende tutto è concesso, nel bene e nel male. Vi è quindi una forte critica al materialismo, tuttavia l'autore sembra anche mettere in guardia i lettori dal fatto che non si può vivere solo nel mondo della fantasia, e che questo è pericoloso in quanto potrebbe portare alla perdita di se stessi, per cui ogni tanto è bene anche ritornare al mondo reale.
Altra questione importante è legata ai nomi, in quanto dare un nome viene visto come un vero e proprio atto che dà inizio alla creazione: ogni cosa a Fantàsia inizia ad avere una propria storia dal momento in cui le viene dato un nome. Senza di esso ogni cosa semplicemente esiste, ma non ha uno scopo, un ruolo, una funzione perché è priva d'identità. La stessa Infante Imperatrice per poter continuare ad esistere ha bisogno di un nuovo nome ("E sì che di nomi lei ne ha avuti tanti. Ma sono stati tutti dimenticati. E' tutto passato, finito per sempre. Guarda un po'. Ha soltanto bisogno di un nome nuovo, l'Infanta Imperatrice, e subito tornerà a stare bene.").
I nomi sono quindi collegati a un'identità, così come lo sono i desideri, le singole essenziali tappe di un percorso che conduce a uno "scopo fondamentale", la propria identità, ciò che si è se si vuole veramente; in questo senso va interpretata la frase "Fa' ciò che vuoi" incisa sull'Auryn. Per desiderare qualcosa è quindi necessario conoscere sé stessi, trovare la propria vera volontà e identità. Esprimere continuamente desideri in Fantàsia ha però delle conseguenze, legate alla perdita dei ricordi e, senza ricordi, qualunque desiderio è impossibile e la mente si svuota completamente. Questo almeno per quanto riguarda Bastiano, mentre il personaggio di Atreiu, quando si ritrova privo di ricordi, sembra trovare le proprie risposte proprio perdendo se stesso, per poi ritrovarsi, diventando più consapevole.
In Fantàsia i desideri sembrano quindi fortemente collegati ai ricordi, poiché la fantasia viene vista come la capacità di creare esprimendo dei desideri. Nel romanzo i ricordi e la fantasia sono strettamente collegati: gli uni non sono possibili senza l'altra, e viceversa, poiché "chi non ha più un passato non ha neppure un avvenire" e chi non può più cambiare se stesso (grazie ai ricordi del proprio passato) non può modificare neppure il proprio avvenire. I desideri, il futuro (ciò che potrebbe essere) hanno quindi bisogno dei ricordi (il passato, ciò che è stato) per realizzarsi, in quanto è da questi ultimi che sono sorretti.
Viene anche affrontata la questione della morte. Già all'inizio del romanzo ci viene detto che la mamma di Bastiano, ad esempio, è morta, a causa di qualche malattia, e che da allora il padre di Bastiano non è più stato lo stesso. In realtà sia il padre che Bastiano probabilmente non hanno mai accettato pienamente la perdita della moglie/madre e quindi non sono ancora riusciti a superarla. La questione della morte viene poi ripresa quando Bastiano incontra Graugraman, un grande leone signore del deserto di Goab, nonché la creatura più terribile di Fantàsia (nata dal desiderio di Bastiano di vivere una grande avventura), poiché dovunque vada porta il deserto, e nessuno può sopravvivere in sua presenza. Graugraman tuttavia soffre di uno strano destino: alla fine di ogni giornata egli muore, trasformandosi in una statua, per poi rinascere il giorno dopo. Egli chiede a Bastiano come mai debba subire tale sorte, e il ragazzino gli spiega che Perelum, la giungla di luce, rinasce ogni sera appena il leone muore, in quanto essa "<<può esistere soltanto fintanto che tu sia pietrificato. Ma Perelum divorerebbe ogni cosa e alla fine soffocherebbe anche se stesso, se non dovesse esso pure morire e ridursi in polvere ogni volta che tu ti svegli. Tu Graugraman e Perelum siete una cosa cosa.>> 
Graugraman restò a lungo in silenzio.
<<Signore>>, disse infine, <<ora capisco che la mia morte è portatrice di vita e la mia vita portatrice di morte e che entrambe le cose sono giuste. Adesso comprendo finalmente il senso della mia esistenza. Ti ringrazio>>."
Graugraman e Perelum sono appunto due facce della stessa medaglia, due opposti che si completano e che non potrebbero esistere uno senza l'altro, proprio come la vita e la morte, la luce e il buio, il giorno e la notte, il bene e il male. Ende quindi interpreta la morte con come una perdita definitiva, ma come una perdita temporanea che permetterà a qualcos'altro di nascere, in un ciclo infinito. In effetti l'entità che minaccia Fantàsia non è la Morte, ma bensì il Nulla, qualcosa che porta distruzione e annullamento, ma senza nessuna rinascita. Ende quindi concepisce l'idea della Morte come qualcosa che fa parte della vita, il lato opposto della medaglia, e che come tale va accettata, in quanto senza una non ci potrebbe essere l'altra. 
Altro concetto espresso nel romanzo è quello di infinito, aggettivo che tra l'altro compare pure nel titolo, in quanto poiché il Regno di Fantásia non ha confini né nello spazio né nel tempo, la sua storia non ha mai fine. Tuttavia, le singole storie dei suoi personaggi, dei suoi luoghi, dei suoi oggetti, devono essere concluse perché l'ordine di Fantàsia non sia scardinato. Dato che però in Fantàsia continuano a nascere nuovi personaggi ci saranno sempre nuove storie da raccontare, e lo stesso evento di dover dare un nome all'Infanta Imperatrice sembra un evento ciclico, che si verifica ogni tot di tempo, all'infinito, tanto che Bastiano scopre di non essere stato il primo, e non sarà nemmeno l'ultimo, umano che ha visitato Fantàsia. Forse anche in questo la "storia infinita" è appunto infinita, in quanto destinata a ripetersi ancora e ancora, senza fine. Una cosa che poi mi ha colpito all'interno della storia è che in certi casi troviamo una frase particolare e ben precisa: "Ma questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare un'altra volta". Per quanto inizialmente trovassi la presenza di questa frase un po' frustrante, in quanto sembrava aprire storie spin-off destinate a rimanere irrisolte, poi ho pensato che questa frase potrebbe essere anche un invito dell'autore nei confronti dei propri lettori a inventare loro stessi una storia per quei personaggi a cui la frase si riferisce. 
Tale frase viene ripetuta nel romanzo 11 volte: riguardo ai quattro messaggeri iniziali che finiscono per fare amicizia tra di loro; al vecchio Cairone, dopo che è venuto ad avvertire Atreiu del suo compito; ad Enghivuc, l'omino che per quasi tutta la sua vita ha cercato di risolvere l'enigma dell'Oracolo Meridionale, e che in seguito è comunque diventato famoso ma per altri motivi; al ritorno da Graugraman; al cavaliere Inrico che non ha più voluto sposare la principessa Oglamàr; alla storia del figlio di Iaia; alla separazione dei tre Grandi Meditanti che crearono ciascuno un proprio monastero; i resoconti di coloro che parteciparono alla battaglia della Torre d'Avorio; alla spada Sikanda, che attende di essere nuovamente trovata e impugnata; a Icrione, Isbaldo e Idorno, che intraprendono, ognuno per conto proprio, un viaggio per cercare Bastiano; e infine la storia di coloro che conosceranno la strada per Fantàsia.
Con tutte queste storie ancora da narrare in effetti il romanzo di Ende si può veramente definire una storia infinita. Inoltre ho scoperto che pure lo stesso autore fece fatica a terminare la storia, infatti Ende si rese conto che più vi lavorava e più la trattazione acquistava spessore e grandezza, tanto che la data di uscita dovette essere posticipata. Ende dovette perfin comunicare al suo editore che il protagonista Bastiano si rifiutava categoricamente di lasciare Fantàsia e che non gli rimaneva dunque altra possibilità che seguire il suo personaggio nel prosieguo delle sue avventure. Ende ci mise ben tre anni a completare la storia, non riuscendo a sciogliere l'ultimo nodo narrativo: come far tornare a casa Bastiano, una questione che a quanto pare tenne a lungo impegnato l'autore, finché egli non riuscì a trovare una soluzione. Come ho detto però questo portò a un ritardo nella pubblicazione dell'opera facendola slittare di ben due anni, a pensarci bene il romanzo stava per diventare una storia infinita anche per lo stesso autore!
Da un lato mi dispiace che l'autore non abbia scritto degli spin-off di "La Storia Infinita", narrando appunto di tutte queste (o almeno di alcune) di queste storie lasciate in qualche modo in sospeso, ma pensandoci forse da un lato ha avuto paura di rimanere in un certo senso incastrato in questa storia, e dall'altro forse questi volevano essere degli spunti, delle strizzate d'occhio, per i propri lettori, invitandoli a continuare loro queste vicende.
"La storia infinita" è quindi un testo complesso nel senso che è stratificato su più livelli di lettura, dove dentro ci si può trovare molte cose: una storia metanarrativa, filosofia, morale, etica, simbologia, problemi esistenziali, avventura, fantasia ...
Una vicenda che trovo adatta alla lettura a partire dai 10 anni, ma essendo la storia sviluppata a vari livelli non è detto che un bambino riuscirà a coglierli tutti, tuttavia potrà sicuramente cogliere almeno la parte un po' più superficiale, quella avventurosa e fantastica, il viaggio dell'eroe, trovando la vicenda coinvolgente e interessante, ricca di personaggi, luoghi e avvenimenti sorprendenti. Ne consiglio la lettura però anche ad un pubblico più adolescenziale, o addirittura adulto, che potrà cogliere diversi messaggi e riferimenti, anche solo cercando di interpretare i vari personaggi e i vari luoghi del racconto. Una storia effettivamente infinita, in grado di scatenare molteplici riflessioni, o anche solo capace di trasportare i lettori in un mondo magico e sorprendente, dal quale però si potrebbe correre il rischio di non voler più uscire.
 
 CONFRONTO CON IL FILM 
 
Più famoso ancora rispetto al libro è probabilmente il film, almeno per coloro nati e cresciuti negli anni Novanta e inizi Duemila. Il film uscì nel 1984, solo pochi anni dopo la pubblicazione del libro, anche se Ende non si rivelò per nulla soddisfatto del risultato, tanto che intentò pure una causa alla produzione perché fosse eliminato il suo nome dai titoli di testa, causa che, nel 1985, perse.
Il suo budget di 25 milioni di dollari ne fece il più costoso film di produzione tedesca. La pellicola fu un successo, diventando un film di culto e una pietra miliare del cinema degli anni '80, nonostante attualmente sicuramente essa mostri il passare degli anni, ma riesce ancora a conservare quel certo fascino datole dall'uso di pupazzi e dalla mancanza di CGI.
La differenza maggiore tra libro è film è data dal fatto che la pellicola copre solo la prima metà del libro, fin quando Bastiano urla in nome dell'Infanta Imperatrice e viene trasportato nel suo regno, iniziando a ricostruire Fantàsia con i propri desideri. 
A parte ciò nell'insieme ho trovato la pellicola piuttosto fedele al libro, racchiudendone i momenti più salienti, nonostante alcune cose siano state eliminate.
Il tutto inizia come nel libro con Bastiano che si rintana in una libreria per scappare da dei bulli, rubando il libro "La storia Infinita" al libraio, che lo stava leggendo. Si rifugia a scuola dove inizia a leggerlo e qui si entra nel mondo di Fantàsia, dove conosciamo i messaggeri che si incontrano per recare un messaggio all'Infanta Imperatrice, che però scoprono essere malata e nessuno riesce a curarla. Atreyu si propone di andare a cercare una cura e gli viene affidato l'Auryn. 
Giunto nelle paludi della tristezza il suo cavallo Artax (che nel film non parla) si lascia morire nelle sabbie mobili, mentre Atreju riesce a trovare con Morla che gli dice di provare a parlare con l'Oracolo del Sud. C'è da dire che nel film sono riusciti a rendere molto bene il momento della morte di Artax, che viene ancora oggi ricordato come uno dei momenti più commoventi della storia del cinema. 
Atreyu, stanco e sconsolato sta per essere inghiottito dalla palude quando arriva in suo soccorso il Drago della Fortuna, Falkor. Il drago lo porta da Engywook e Urgl, che lo curano. Scopre poi che Falkor l'ha portato in prossimità dell'Oracolo, ma per giungere al suo cospetto deve prima superare alcune prove. La prima è la porta delle Sfingi, il cui sguardo incenerisce gli eroi dal cuore non abbastanza puro. La seconda porta è lo specchio dell'anima: qui Atreyu vede riflesso un ragazzino intento a leggere un libro.
L'Oracolo infine rivela ad Atreyu che l'unico modo di salvare l'Imperatrice e distruggere il Nulla è di trovare un nuovo nome per lei, e che solo un terrestre credente e sognatore può farlo. 
Intanto il Nulla avanza e anche l'Oracolo stesso viene distrutto. Atreyu e Falkor fuggono prima di venirne travolti, ma l'eroe cade dalla groppa del drago e perde il medaglione. Si ritrova solo e sulle rovine di una strana città, dove incontra Gmork, con cui ha un dialogo presente nel libro.
Atreyu riesce a prevalere e, seppur ferito, si ricongiunge con Falkor un attimo prima di venire portato via dal Nulla, ma quando si risveglia in groppa a Falkor, Atreyu scopre che ormai il Nulla si è portato via tutto. Disperato, il giovane guerriero chiede aiuto all'Auryn (che Falkor aveva ritrovato) e giunge grazie ad esso alla Torre d'Avorio, unica costruzione rimasta in piedi, per ammettere davanti all'Imperatrice di aver fallito la missione. Ma la sovrana sembra al contrario felice e rivela ad Atreyu che egli ha adempiuto al suo compito, perché il giovane terrestre, che ha seguito tutte le avventure di Atreyu nel libro, è in realtà lì con loro. Il Nulla tenta di eliminare Bastian provocando una tempesta nel mondo reale per distruggere la soffitta in cui il bambino si trova, con l'intento di arrivare nel mondo reale per distruggerlo. Bastian è inizialmente incredulo, ma quando il Nulla sta per uccidere l'Imperatrice e quest'ultima lo implora di salvarla, il ragazzo, urla contro la tempesta del Nulla il nome della madre. In tal modo il Nulla viene distrutto e l'Imperatrice rimane in vita.
Bastian si ritrova insieme all'Imperatrice, la quale gli chiede di ricreare quel mondo attraverso i suoi desideri e i suoi sogni. Il primo desiderio di Bastian è quello di cavalcare Falkor, iniziando a riportare così in vita il mondo di Fantásia e in groppa al quale tornerà nel mondo reale mettendo in fuga i bulli che lo avevano perseguitato all'inizio 
 
Tra le differenze tra libro e film troviamo:
- l'aspetto del protagonista, che nel film non è basso e cicciottello e con le gambe storte, nonchè l'aspetto dell'Infanta Imperatrice, che nel libro ha i capelli bianchi e gli occhi dorati. Fucur nel libro ha un muso da leone, mentre nel film gliene hanno dato più uno da cane.
- nel libro è un messaggero dell'Imperatrice, Cairone, a recarsi nel paese di Atreyu per spiegargli che è stato scelto come inviato dell'Imperatrice, mentre nel film non vediamo mai il popolo del ragazzo.
- nel film sono state omesse alcune scene comprese nella prima metà del libro: la tribù di Atreyu; il momento in cui il ragazzo incontra Fùcur intrappolato nella ragnatela di Ygramul; l'incontro tra Atreju e i Giganti del Vento; la ricerca e l'incontrotra l'Infanta Imperatrice e il Vecchio della Montagna Solitaria.
- nel film è stata eliminata la seconda parte del racconto, in cui Bastian viaggia per Fantàsia conoscendone gli abitanti e vivendo diverse avventure, condensandola al massimo. In questo modo Bastiano nel film ritorna nel suo mondo semplicemente cavalcando Falcor, mentre nel libro deve immergersi nelle Acque della vita. 
- nel film il Nulla sembra essere un'entità vera e propria dotata di una propria volontà, il quale cerca di opporti e combattere attivamente gli abitanti di Fantàsia e Bastiano, mentre nel libro è semplicemente la scomparsa di Fantàsia.
 
Nell'insieme trovo comunque che il film sia riuscito ad imbastire una trama coerente e coesa, nonostante le parti eliminate, riprendendo una buona parte delle scene presenti almeno nella prima metà della storia. Per questioni di minutaggio è ovvio che il regista si sia ritrovato probabilmente a scegliere di non poter trasporre tutto il libro e abbia scelto di dedicarsi solo alla prima metà, mentre la seconda è stata trasposta poi nel sequel "La storia Infinta 2". Ciò ha sicuramente comportanto un cambiamento nel messaggio tra libro e film. Nel libro Bastiano ad esempio deve imparare ad accettare se stesso (compreso il suo aspetto poco attraente) e cpaire cosa desidera veramente, mentre nel film Bastiano deve accettare il proprio lato meno razionale, rendendosi conto che non c'è nulla di male nel fantasticare e nell'inventare storie. Il messaggio del film è quindi molto più semplice ma comunque coerente e sensato per ciò che il film ha voluto mostrarci.
Anche il fatto di aver reso il Nulla nel film un'entità dodata di una volontà secondo me ci sta (diciamo che posso comprendere la scelta del regista) perchè in questo modo il resista ha potuto imbastire un certo conflitto e uno scontro finale tra l'antagonista e i protagonisti, rendendo la pellicola più emozionante, anche visivamente. 
A livello visivo sicuramente si vede che il film ha i suoi anni, ma non per questo è invecchiato male, in quanto nonostante sia pieno di pupazzoni e attori molto truccati (per trasformarli nelle bizzarre creature di fantàsia)  il film mantiene un proprio fascino. D'altronde rendere su pellicola un universo come quello di Fantàsia non è facile, dato che bisogna ricrearne tutte le creature magiche e gli ambienti fantastici e sicuramente ci sono voluti molto impegno e tanti soldi. In effetti sarebbe uno di quei film che si presterebbe ad un remake, ma allo stesso tempo avrei il timore per l'uso massiccio che si farebbe della coputer grafica. Bisogna comunque considerare che è un film realizzato agli inizi degli anni Ottanta, se lo avessero girato già agli inizi del Duemila (come per "Il Signore degli Anelli") probabilmente il risultato sarebbe già stato diverso ma, come ho già detto, il film anni Ottanta riesce benissimi a conservare un suo fascino. Non sorprende quindi che sia diventato un film cult di quegli anni, oltre ad averci regalato anche la bellissima canzone di "The Never Ending Story", la quale per me non passerà mai di moda e che rimane bellissima ancora oggi.
 
 
 

Sopra: In alto la locandina del film, mentre al centro e in baso alcune immagini tratte dal film, con al centro Bastian che legge il libro di "La storia Infinita" e in basso Atreiu e Fucur.

Questo volume è stato edito nel 1976 dalla K. Thienemann Verlag. Stuttgart col titolo "Die unendliche Geschichte" ed è stato pubblicato nel 1981 in italiano dalla Longanesi. Il volume in mio possesso è del 2018, ha 448 pagine, la copertina rigida con sovracopertina, misura 22,01 cm d'altezza e 14,05 cm di lunghezza e costa 24,00 euro.
 
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