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lunedì 14 settembre 2026

Il piccolo Lord di Frances Hodgson Burnett ed Erika De Pieri

"Il piccolo Lord" è un classico della letteratura per l'infanzia scritto da Frances Hodgson Burnett e illustrato, in questa edizione, da Erika De Pieri. Una storia che vede per protagonista un bambino nato in condizioni umili ma che scoprirà di essere il nipote di un conte.
 
Sopra: Sulla copertina compare un'illustrazione di Erika De Pieri che ci mostra il protagonista della storia, il piccolo Lord citato nel titolo.
 
Cedric Errol vive a New York con sua madre, ha sette anni e un cuore gentile: "Nonostante fosse cresciuto in una casetta piccola, pareva che non fosse vissuto al mondo bimbo più felice. per prima cosa aveva una buona salute e perciò non destava preoccupazioni; poi aveva un carattere talmente affabile e una maniera di comportarsi talemnte piacevole che era amato da chiunque; per finire era così bello da somigliare a un dipinto.Invece di nascere con la testolina pelata, era uscito fuori con tanti capelli setosi, fini e dorati, che si arricciano all'estremità e che, quando compì sei mesi, divennero lunghi bellissimi ricci. Sul faccino gentile rilucevano due enormi occhi neri salle folte ciglia. Aveva una struttura robusta e due gambette così pienotte e forti che a nove mesi iniziò inaspettatamente a camminare. le sue maniere erano talmente educate, che era una gioia stare insieme a lui. Pareva comprendesse che tutti gli erano amici, e se qualcuno si rivolgeva a lui mentre era nel passeggino per strada, guardava lo sconosciuto con l'amabile ed espressivo sguardo dei suoi occhi scuri, a cui seguiva un delizioso sorriso accattivante. Nella stradina appartata dive vivevano non vi era nessuno - incluso il droghiere all'angolo, ritenuti da tutti l'essere più scontroso del pianeta - che non fosse felice di guardarlo e di parlargli. Con il passare del tempo divenne sempre più bello e amabile. [...]
La sua dote più grande era la maniera allegra, genuina e affabile di legare immediatamente con le persone. Probabilmente derivava dalla sua natura vivace e da un cuore buono che simpatizzava con chiunque e che voleva far sentire tutti a proprio agio, come a lui stesso piaceva sentirsi. Ci metteva poco a capire le emozioni di chi gli stava vicino."
Suo padre, morto qualche anno prima, era il figlio minore del conte di Dorincourt, ricco e potente nobile britannico. Il matrimonio del padre di Cedric con la madre non era mai stato accettato dal vecchio conte, che aveva immediatamente interrotto i rapporti con la giovane famiglia e si era sempre rifiutato d'incontrare la nuora e il nipotino. Cedric però ignora tutto questo e vive la sua infanzia spensierata in un quartiere popolare di New York.  
Un giorno, una lettera inaspettata  dall’Inghilterra e l'incontro con l'avvocato di famiglia gli rivela di essere l’unico erede di un’antica casata nobiliare e di essere il futuro Lord Fauntleroy. Inizia così un viaggio oltre l’oceano, verso un nonno severo deciso a plasmarlo secondo le rigide regole dell’aristocrazia. Sarà invece Cedric, con la sua innocenza e bontà, a cambiare il cuore del vecchio conte, restituendo calore in una casa da tempo chiusa ai sentimenti.
 
Sopra: Un'illlustrazione a doppia pagina che ritrae il piccolo Lord, Cedric, nella bottega del droghiere, il signor Hobbs.
 
In questa edizione i testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Erika De Pieri, le quali sono realizzate con dei pastelli, per cui i contorni dei vari elementi presenti nei disegni sono spesso non troppo precisi, dando vita a illustrazioni dall'atmosfera calda, nostalgica e avvolgente. 
La maggior parte delle immagini sono a doppia pagina, qualcuna a pagina intera, per cui vengono mostrati bene gli ambienti, oltre ai vari personaggi. I disegni infatti rappresentano scene narrate nei testi come: Cedric nella bottega del signor Hobbs, il momento in cui la carrozza sta per giungere al castello del nonno, il momento in cui entra nella sua nuova cameretta piena di giocattoli, il villaggio che sorge sulle terre di Lord Fauntleroy, la festa in cui Lord Fauntleroy fa conoscere il nipote al resto dei nobili della società inglese, ...
Nelle immagini a doppia pagina vengono ritratti ampi spazi, tanto che i personaggi sembrano essere quasi posti in secondo piano rispetto agli ambienti: Cedric nella drogheria appare piccolino rispetto alla vastità dell'ambiente; così come piccola appare la carrozza mentre porta Cedric verso la casa del nonno, che invece appare grande e maestosa anche da lontano, mentre tutto intorno si vedono le colline verdeggianti e gli alberi spazzati da un forte vento; quando Cedric entra nella sua nuova cameretta appare grande poco più di alcune dei giochi presenti nella stanza, relegato nella parte sinistra dell'immagine, mentre il resto è tutto occupato dalla stanza e dai giochi e dai mobili in essa contenuti; quando ci viene mostrato il villaggio di vediamo le persone viste da lontano, mentre a colpirci sono le case, la strada e la vegetazione che le circonda.
Sono pochi i disegni dove il protagonista appare al centro della scena, come quello a pagina intera dove si confronta col nonno. A proposito di Cedric e di suo nonno è evidente che l'artista, per l'aspetto del protagonista, si sia ispirata a quello dell'attore che interpretava questo personaggio nell'omonimo film per la televisione degli anni Ottanta. Cedric porta infatti questi capelli biondi tagliati a caschetto e con la frangia, la classica pettinatura alla He Man o alla Raffaella Carrà che purtroppo a me non piace per niente, soprattutto se portata da degli uomini. Almeno l'artista nel ritrarre il protagonista cerca di rendergli l'acconciatura un po' più carina, abbastanza calzante col viso dolce, tondo e dalle linee morbide che gli ha creato. L'aspetto del nonno invece è molto differente rispetto a quello del corrispettivo attore del film, e quello creato dalla De Pieri è evidentemente un nonno più giovane, senza baffi e con i capelli non ancora del tutto imbiancati dal tempo.
Oltre alle immagini a pagina intera o doppia ve ne sono anche di più piccole inserite in mezzo ai testi, le quali sono abbastanza sporadiche e rappresentano principalmente oggetti che vengono citati nel testo come: una sella, una stampella, una scrivania, un cavallo a dondolo, ... 
Quello che colpisce particolarmente delle illustrazioni della De Pieri sono i colori, che trovo molto "autunnali", nella maggior parte dei casi. Sono tinte principalmente dai toni caldi (marrone, giallo, arancione e rosso, con l'eccezione del verde usato per la vegetazione, che rimane comunque un verde chiaro, oppure di un verde salvia) vivaci e brillanti, a volte stese più intensamente e in altri punti in modo più delicato. Queste tinte trasmettono una sensazione di gioia e di luminosità, infatti cambiano quando ci troviamo davanti a scene più cupe che rappresentano la povertà. Qui i colori diventano più cupi e meno allegri: predominano soprattutto i marroni e il verde, che non è più un verde chiaro ma più scuro. Anche in questi casi però le immagini non diventano mai eccessivamente cupe o scure, conservando una certa luminosità.
 
  


 
   
Sopra: Alcune delle illustrazioni a doppia pagina o a pagina intera, più una con un disegni insieme ai testi (in basso a destra) che mostrano vari moemnti della storia, con disegni dai colori caldi e allegri mentre in alto potete vedere un poster e un'immagine del film che mostra il protagonista e il nonno. Da nitare come l'aspetto dell'attore del film sia stato preso di ispirazione dall'artista per il suo personaggio del piccolo Lord.
 
"Il piccolo Lord" di Frances Hodgson Burnett è un classico della letteratura per l'infanzia, assieme a "La piccola principessa" e a "Il giardino segreto", anche se forse meno famoso rispetto a questi altri titoli (soprattutto rispetto all'ultimo).
Nonostante la storia sia abbastanza semplice e lineare l'ho comunque trovata molto carina e leggera come lettura. 
La vicenda narra di un bambino di nome Cedric con un padre nobile, diseredato dal proprio padre che non ne ha mai accettato il matrimonio con una donna americana, che considera un'arrivista. Purtroppo il padre del protagonista muore quando egli è ancora piccolo, ma questo non gli impedirà di crescere sereno e gioioso, amato e ben voluto da tutti grazie al suo bell'aspetto e alle sue maniere educate. 
Quando l'avvocato di Lord Fauntleroy gli chiede infatti cosa desidererebbe fare se avesse molto denaro , Cedric esprime il desiderio di aiutare delle persone povere, ma non persone povere a caso, ma persone da lui conosciute personalmente e che si erano dimostrate gentili con lui. E' interessante poi notare come egli aiuti queste persone, non limitandosi a dar loro una somma di denaro che contribuirebbe solo a farli campare per qualche giorno in più, ma provvedendo con il denaro a fornire loro i mezzi per potersi sostentare anche in futuro, ad esempio migliorando le loro condizioni lavorative (al lustrascarpe dona un'insegna e delle spazzole nuove, alla vecchia fruttivendola dona un negozietto, a una donna con tanti figli e un marito muratore ma malato dona dei soldi che le serviranno per pagare le medicine al marito e comprargli dei vestiti nuovi così che possa trovare un nuovo lavoro ben retribuito).
La caratterizzazione del protagonista risulta ben imbastita e credibile: pur dimostrandosi in effetti un campione di bontà devo dire che i suoi atteggiamenti non mi sono mai sembrati forzati o falsi, anche perchè l'autrice spiega come essi derivino, oltre sicuramente a una caratteristica caratteriale, anche dall'ambienti in cui il bambino è cresciuto: un ambiente estremamente amorevole, non solo nei confronti del piccolo, ma in cui anche i genitori si volevano bene. Una cosa un po' bizzarra è infatti che il bambino chiama la madre "Tesoro", anziché "mamma", perchè ha sempre sentito il padre chiamarla così; un po' come Lilli nel film di "Lilli e il Vagabondo" della Disney che chiamava i propri padroni Tesoro e Johnny Caro perchè loro si chiamavano in questo modo.
Il rapporto tra Cedric e la madre in effetti è molto bello e risulta importante perchè l'autrice fa capire ai lettori (e a Lord Fauntleroy) che la figura materna è molto importante per il protagonista, in quanto ha giocato un ruolo essenziale nella sua educazione e nel forgiarne il carattere. I due poi hanno sviluppato proprio un forte legame (anche se Cedric non manca mai di dimostrare anche una certa indipendenza), tanto che il bambino non smetterà mai di sentire la mancanza della vicinanza della madre quando si troverà a dover vivere da solo nel castello del nonno, nonostante possa andare a trovarla tutti i giorni, il che rende Lord Fauntleroy un po' geloso.
Per quanto riguarda il personaggio proprio di Lord Fauntleroy anche lui è ben caratterizzato, e in effetti in tutto il libro è lui quello ad affrontare un cambiamento maggiore e un percorso di crescita e di miglioramento a sett'anni suonati. Anche in questo caso il cambiamento non avviene tutto assieme e l'autrice lo rende credibile fornendo spesso giustificazioni e spiegazioni dei suoi comportamenti o atteggiamenti nei confronti del nipotino: "È innegabile che prima dell'arrivo di Lord Fauntleroy il vecchio si sentisse sempre più irritato dalla solitudine, dalla gotta e dall'età avanzata. Dopo un'esistenza colma di avventure e piaceri, non era certo piacevole ritrovarsi solo, anche nella sala più sontuosa, con un piede appoggiato su uno sgabello e nessun altro svago se non il prendersela e inveire contro un servitore spaventato, che lo detestava. Il vecchio conte era un uomo troppo lucido per non rendersi conto che la servitù lo odiava e che perfino i pochi ospiti non si fermavano certo per affetto, sebbene alcuni trovassero interessante ascoltare le sue battute taglienti e ciniche, che non risparmiavano nessuno. [...]
Per fortuna del bambino, quando il conte lo vide provò una soddisfazione profonda nel proprio orgoglio. Se Cedric fosse stato meno attraente, il vecchio avrebbe potuto sviluppare verso di lui un'antipatia tale da impedirgli di riconoscerne le qualità. Decise invece che l'aspetto di Cedric e il suo carattere coraggioso erano il risultato diretto del sangue dei Dorincourt e davano lustro al nome di famiglia. Appena sentì il bambino parlare e si rense conto che era educato, pur non avendo la minima idea di cosa comportasse il suo nuovo ruolo, ne fu ancora più colpito, al punto da esserne affascinato. Aveva trovato divertente affidare a quelle manine infantili il potere di aiutare il povero Higgins. [...] Gli era anche piaciuto accompagnare Cedric in chiesa col la carrozza e osservare la curiosità e l'attenzione che il loro arrivo aveva suscitato. Sapeva bene che si sarebbe parlato della bellezza del bambino, della sua grazia, della sua figura minuta ma decisa, della postura fiera del volto luminoso e dei capelli dorati. Avrebbero detto (il lord lo aveva sentito chiaramente con le sue orecchie da una donna) che il ragazzo era "un lord da cima a fondo". Il padrone di Dorincourt era un vecchio orgoglioso, attaccato al suo nome e al suo rango, quindi fiero di mostrare a tutti che la casata Dorincourt aveva finalmente un erede all'altezza del ruolo che un giorno avrebbe ricoperto."
E' bello vedere come questi sentimenti di orgoglio pian piano si trasformino in un'ammirazione e un affetto sincero per il piccolo, arrivando anche a superare la sua avversione e i pregiudizi nei confronti della madre di Cedric, arrivando a riconoscere che, oltre ad essere molto bella d'aspetto, ha anche un animo nobile e gentile.
Tutto procede a gonfie vele, con Cedric che continua scrivere ai suoi amici che ha lasciato in Ameria (il droghiere Hobbs e il lustrascarpe Dick), ma ad un certo punto arriva una notizia allarmante a riscuotere un po' la trama: una donna si è presentata all'avvocato dei Dorincourt dicendo di essere la ex moglie del figlio maggiore di lord Fauntleroy e di avere avuto un figlio con lui, che quindi dovrebbe diventare il successivo erede del titolo e di tutte le fortune di lord Fauntleroy. Il vecchio non prende per nulla bene la cosa e inizialmente si rifiuta di accettarla, facendo partire un'indagine. Nel frattempo corrono in aiuto del protagonista proprio il signor Hobbs e Dick. E' molto carino come l'autrice non si sia dimenticata di questi personaggi, che ci aveva presentato all'inizio del libro, ma li abbia portati avanti integrandoli bene nella storia, e grazie ai quali ci sarà una svolta nella trama.
La storia è piuttosto semplice e lineare, ma nella sua semplicità secondo me riesce a risultare estremamente piacevole oltre che una lettura leggera, sicuramente meno impegnativa (anche a livello emotivo) rispetto a "Il giardino segreto" o a "La piccola principessa".
La sua forza sta soprattutto nei personaggi, tutti ben caratterizzati e piacevoli da leggere: Cedric è un bambino dal buon carattere e che risulta sempre simpatico nella sua ingenuità e nel suo buon cuore, caratteristiche grazie alle quali sembra riuscire a tirare fuori il meglio dalle persone (caratteristica che lo accomuna a "Pollyanna" di Eleanor H. Porter, anche nel modo in cui lei si approcciava alla zia, che vedeva come la persona migliore del mondo); la madre di Cedric è una madre affettuosa e una donna assennata e giusta; il nonno di Cedric è il personaggio che compie l'evoluzione maggiore, diventando meno burbero e capendo che a volte aiutare gli altri può farci sentire bene e soddisfatti; il signor Hobbs è un droghiere burbero che però si dimostra avere un cuore tenero... Gli unici personaggi poco approfonditi sono in effetti l'antagonista e il figlio, cioè l'ex moglie del primo genito di lord Fauntleroy, che si dimostra essere semplicemente una donna bella ma avida e arrivista.
L'ho trovato un romanzo che si legge con leggerezza e con il sorriso sulle labbra, una di quelle storie che fanno bene al cuore, oltre a far comunque riflettere su come i soldi non sempre fanno la felicità, non almeno quanto i rapporti interpersonali e l'aiutare gli altri (c'è da dire però che le persone che qui vengono aiutate si mostrano sempre riconoscenti e pronte a ricambiare il favore, mentre purtroppo non sempre è così). Una lettura adatta ad essere letta in autonomia a partire dagli 8 anni anni, mentre può essere proposta dai 6/7 come lettura ad alta voce.
 
Il volume è stato edito originariamente nel col titolo "Little Lord Fauntleroy", ed è stato pubblicato in questa edizione nel 2025 dalla BURNO Edizioni, è dotata di una copertina rigida, ha 184 pagine, misura 30,5 cm d'altezza e 21,5 cm di lunghezza e costa 22,90 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 31 agosto 2026

SPECIALE: Libri non illustrati (GLI INVESTIGATORI DELL'INCUBO)

Solitamente in questi post speciali vi parlo di una serie di libri non illustrati (mentre il mio blog è specializzato in libri illustrati, ma stavolta ve ne presenterò solo uno, dato che la sua recensione sarà piuttosto lunga. Sto parlando di "GLI INVESTIGATORI DELL'INCUBO: Il bpsco maledetto", un libro giallo/horror per ragazzini che vede per protagonista una banda di investigatori improvvisati.
 
 
 
"GLI INVESTIGATORI DELL'INCUBO: Il Bosco Maledetto" di Mauro Garofalo, con 272 pagine, edito nel 2025 da Gallucci Editore (costo di 14,50 euro). 
Matthew, Nanak, Lupo, Johan ed Elen sono compagni di scuola allo Jung Institut, un prestigioso collegio svizzero. Una mattina, nella foresta vicino a dove vivono, viene trovato il corpo decapitato dello strampalato chimico Ulrich von Maezelen: "Guardò dentro il contenitore, ormai pieno. Poteva tornare a casa soddisfatto. [...]
Al silenzio del bosco però, si erano aggiunti vapori verdastri che fuoriuscivano dal sottosuolo.
Ne avevano tutti paura, in paese ancora credevano alle vecchies storie. E alla maledizione.
Il vecchio chimico sapeva che quei fumi erano, invec, il risultato di una qualche fuoriuscita  du gas metano di cui, evidentemente, òa faglia sotterranea era piena.
<<Ahi>> si diede una pacca sul collo. <<Maledette zanzare!>>
Gli sembrò di percepire un vago odore di cannella. Fu in quel momento che gli alberi si ripiegarono verso di lui, come artigli da una mano oscura.
Il contenitore di vetro gli scivolò dalle mani e andò in mille pezzi. <<Dannati occhi>> imprecò Von Maezelen, e se li stropicciò: il mercurio faceva brutti scherzi. Al prossimo esperimento doveva metterci più acqua. Fu allora che perceèì una puzza di bruciato che gli penetrò in gola e gli raschiò il naso. Dal ponte del Diavolo arrivò un rumore crepitante, come di sassi nella scarpata.
L'umo fece appena in tempo a serrare le palpebre. Possenti zampe nere che galoppavano verso di lui.
Ebbe la certezza di qualcosa che avrebbe dovuto sapere. Un'antica storia nera come la morte.
L'eco del rumore metallico della lama rimbalzò attraverso il silenzio spettrale del bosco.
Il Cavaliere fu sopra di lui, il mantello svolazzante, e il colpo di spada staccò di netto la zucca al povero Ulrich von maezelen. La testa rotolò sul fogliame marcito sel sottobosco, si fermò sopra le lamelle di capelvenere, gli occi virei, in un'ultima espressione di stupito orrore. per un istante tutto rimase immobile, poi il vento mulinò e si portò via le foglie. E in un certo senso, anche il suo mal di testa, per sempre." 
Tutti si convincono che a ucciderlo sia stato il fantasma del Cavaliere Senza Testa che vaga nel Bosco Maledetto in groppa al suo possente cavallo. Lo chiamavano il Bosco Maledetto perchè negli anni, i pochi coraggiosi che vi si erano avventurati, avevano riferito di creature demoniache, bestie enormi e spettri. Altri invece non erano tornati affatto.
I cinque amici, però, non credono alle leggende e decidono di indagare, trovandosi così a combattere con forze oscure, molto più grandi di loro… 
Una storia che unisce elementi gialli e misteriosi ad altri più orrorifici, senza dimenticarsi anche qualche dramma adolescenziale. Come spiegato anche all'inizio i protagonisti, nonché gli "Investigatori dell'incubo" di cui parla il titolo, sono Matthew, Nanak, Lupo, Johan, John (personaggio che però non viene menzionato nella trama riportata sul retro di copertina) ed Elen.
Matthew (detto Math) è il genietto del gruppo, ama leggere ed è appassionato di astrologia, chimica e scienza. Pur essendo un tipo molto razionale è fortemente convinto nell'esistenza di alcuni fatti soprannaturali quali l'esistenza degli alieni. John Marvel ha un padre gallese che lavora come traduttore per una compagnia aerea. Nanack Dev è una bella ragazza musulmana amica di Nath fin dalle elementari, dalla carnagione olivastra e i capelli lunghi e lisci; una tipa tosta, intelligente, decisa e saggia, figlia di un diplomatico e in grado di parlare sette lingue (tedesco, francese, italiano, inglese, spagnolo, russo e cinese). Lupo Gorgi è un ragazzo silenzioso e solitario a cui piacciono le montagne  ed è appassionato di trekking, viene chiamato anche Elfo per via delle sue orecchie a punta. Johan Stram (detto Jo) è un ragazzo atletico nonchè un bravo calciatore, che è entrato alla Jung Istitut grazie a una borsa di studio come giocatore di calcio; purtroppo ha un padre alcolizzato che lo picchia e questo lo ha portato a sviluppare un temperamento piuttosto suscettibile, per cui se qualcuno lo fa arrabbiare tende a prenderlo subito a pugni. L'ultima componente del gruppo è Elena, anche perchè si unisce ufficialmente agli amici solo più avanti, iniziando prima a frequentare solo Lupo, con cui inizierà una relazione. E' una ragazza dai capelli afro che porta sempre con sè una macchina fotografica in quanto ha come passione la fotografia.
Le vicende sono narrate da un narratore onniscente, per cui a volte i lettori seguono le vicende dei ragazzi, mentre altre si ritrovano a leggere fatti riguardanti altri personaggi tra cui: quello di uno sconosciuto che sembra star combinando qualcosa nel Bosco Maledetto; quello del Cavaliere Senza Testa, oppure quelli delle varie vittime del libro (tra cui Ulrich von Maezelen, il professor Winkle, ecc...), Lady Felicity, il professore di ginnastica (Eddie Heinz) e la vicepreside (Nicole Bataille), il preside, ecc...
Il fatto che i lettori non debbano seguire solo i protagonisti inizialmente è un vantaggio perchè altrimenti, soprattutto la prima parte del libro, sarebbe risultata un po' noiosa dato che in realtà i ragazzi iniziano a indagare solamente quasi verso i due terzi della storia. Se in effetti decidono di chiamarsi "Gli investigaatori dell'Incubo" abbastanza in fretta, saputo dell'omicio del chimico Maezelen, in realtà iniziano a fare qualcosa solamente al secondo omicidio, visto che riguarda uno dei loro professori.
La prima parte del libro, almeno per quanto riguarda i protagonisti, sembra essere più dedicata a far conoscere al lettore i vari componenti della squadra, per cui è un po' un'accozzaglia di eventi quotidiani con infilate dentro tutta una serie di dinamiche relazionali tipo: Math che vede che Dev è più distante del solito e che il loro rapporto sta cambiando, mentre lui intanto continua dedicarsi ai suoi studi astrologici e chimici; Johan che gioca nella squadra di calcio ma poi si fa espellere; Lupo che inizia a frequentarsi con Elena, con Math che è geloso di quest'ultima; e infine John che, semplicemente, ama mangiare. Alcune dinamiche relazionali comunque finiscono in un nulla, tipo il fatto che Dev qualche volta arrossisce in presenza di Johan o il fatto che i ragazzi inizano ad accorgersi di come è bella e femminile Dev.
C'è anche una trama di sottofondo che vede la squadra in rivalità con il giornalista del giornalino della scuola, un certo Page, che ce l'ha con gli Investigatori e quindi non perde occasione per punzecchiarli. Ad un certo punto arriva anche far chiudere il loro circolo letterario, che stava riscuotendo un notevole successo tra gli studenti della scuola, ma in realtà non si è capito con che motivazioni il preside abbia preso tale decisione. Sta di fatto che comunque il circolo viene chiuso a circa un terzo del libro senza apparente motivo e senza spiegazioni, neppure dalla vicepreside che invece aveva detto agli Investigatori che avrebbe indagato sui motivi della chiusura e, l'autore fa intendere, che se la sarebbe vista con Page. La cosa invece finisce in un nulla di fatto.
Nei testi poi ho trovato anche un altro paio di cosette che, seppur non di grosso impatto, però mi hanno dato un po' fastidio: quando finalmente i protagonisti inziano ad indagare si recano di mattino nella Foresta e un paio di loro entrano in una grotta e svegliano dei pipistrelli, i quali attaccano (si aggrappano ai capelli e Dev viene graffaiata dall'unghia di un pipistrello) i due personaggi. Questa mi è sembrata un po' una scena da stereotipo, in quanto i pipistrelli non attaccano le persone e neppure tendono ad aggrapparsi ai capelli di queste ultime. I ragazzini trovano addirittura un tizio nel bosco che dice a Dav e Lupo: "<<Sono creature innocue, certo, però se si spaventano possono diventare pericolose>>", quando in realtà i pipistrelli  (quelli dell'area europea) sono animali timidi, pacifici e che tendono ad evitare l'uomo. 
In un'altra scena invece vediamo Math ricordarsi di prendere un regalo per il compleanno della sorellina che compie un anno, così Elena gli dice di regalarle un animaletto, e Math pensa "Era un'idea geniale, perchè non ce l'aveva avuta lui?". Invece io l'ho trovata un'idea piuttosto stupida in quanto: la decisione di prendere un animale in casa dovrebbe essere condivisa da tutta la famiglia, o perlomeno Math (in quanto minorenne) avrebbe dovuto parlarne prima con i propri genitori, visto che saranno loro a dover, se non curare, ma almeno mantenere e comprare tutto il necessario per l'animale. Math poi decide di prendere un coniglietto scegliendo tra una serie di animali che si trovano esposti su di una bancarella, cosa molto sbagliata sotto vari punti di vista. Prima di tutto non si può prendere un animale così sulla scia del momento, se si decide di prenderlo bisogna decidere in anticipo quale specie prendere. Il coniglio ad esempio viene considerato animale esotico quindi, se si ammala, necessita di un veterinario specializzato, oltre ad essere una creatura comunque un po' particolare e delicata, che necessita di cure particolari e di un'adeguata alimentazione. Altro grosso errore è per me il fatto che Math lo abbia preso come regalo per la sorellina, cosa che non ha proprio senso in quanto: un animale non può essere un regalo di compleanno (a meno che la cosa non venga concordato prima tutti insieme), tra l'altro per una bimba di un anno che farebbe fatica a interagirci e non potrebbe apprezzarlo appieno e che tra l'altro non potrebbe prendersene cura neanche volendo!. A una bambina di un anno (ma anche bambini in generale) è meglio regalare un peluche.
Il caso comunque, per i primi due terzi del libro, è arenato, dato che anche la polizia locale brancola abbastanza nel buio, e va bene che, come ammette lo stesso ispettore Stetson, non gli è mai capitato di dover risolvere un caso di omicidio in tutta la sua carriera, però sembra che la polizia veramente non faccia (e non sappia fare) nulla. C'è addirittura una scena in cui, dopo il secondo omicidio, la polizia si mette a interrogare tutti gli studenti della scuola senza ricavarne nulla, mostrando pure la fotografia del cadavere della vittima a una ragazzina (Elena) sperando che questa gli possa dire qualcosa, perchè ha saputo che lei è un'appassionata di fotografia. E in effetti Elena nota che il libro che il professore stringeva tra le braccia aveva qualcosa di strano, come se ce lo vessero messo dopo: "Non avrebbe saputo dire la ragione, eppure in quell'ultima posa c'era qualcosa che non tornava nel modo in cui Winckle stringeva il suo libro: era un'immagine troppo simmetrica, troppo in linea, troppo... perfetta! [...] Quella era un'immagine costruita: il libro era stato messo apposta per distrarre l'osservatore!" Lei comunque, senza un vero motivo, non dice nulla all'ispettore del particolare che ha notato, anche se comunque è abbastanza grave che una ragazzina se ne sia accorta mentre l'intera squadra della polizia non ci abbia fatto caso, anche se possono non essere avezzi ai casi di omicidio. 
Purtroppo l'autore ha questa tendenza (a cui nei gialli per ragazzi bisogna stare attentissimi a non abusare) di far trovare tutti gli indizi utili ai giovani protagonisti, mentre i poliziotti non riescono mai a cavare un ragno dal buco. E alla fine saranno i ragazzi a risolvere il mistero.
Il mistero almeno non è facile da risolvere, più che altro perchè i lettori non hanno tutti gli indizi necessari a poterlo fare, ma almeno questo tiene alta l'attenzione dei lettori, che vorranno arrivare in fondo per scoprire la verità. Per la fascia d'età a cui il libro è indirizzato (dai 10/11 anni in su) la storia può risultare interessante e avvincente, e i protagonisti sono quasi tutti abbastanza approfonditi e ben delineati. 
Un problema che però io ho avuto con il libro è che ci sono troppi personaggi! Contando solo quelli che ricompaiono ciclicamente (quindi non quelli che si vedono solo una volta) ho contato almeno 25 persone, in una storia da 260 pagine! Solo il gruppo degli Investigatori conta 6 persone, poi ci sono quelle del gruppo (composto da 5 amici) delle potenziali vittime, poi ci sono l'Ispettore e il suo sottoposto, l'Americano e la cameriera (che vengono tirati in ballo tipo tre volte e non servono a nulla), il tizio che fa il taglialegna nei boschi (in compagnia del suo cane), poi ci sono il Preside, la Vicepreside e l'insegnante di ginnastica, il tizio del giornalino scolastico (a cui stanno antipatici i nostri eroi), la sorellina di Math e poi alcuni dei genitori degli Investigatori. 
Allora, io di per sè non ho una buona memoria per i nomi, ma tutti questi personaggi (che, ripeto, sono quelli RICORRENTI) sono davvero tanti, anche perchè la narrazione tende a saltare da uno all'altro, con molteplici cambi di scenario. Vi giuro che quando sono arrivata alla fine ed è stato rivelato il nome dell'assassino ho fatto fatica a inquadrarlo perchè non mi ricordavo bene chi fosse! Alcuni personaggi poi non erano affatto necessari, tipo l'Americano e la cameriera, comparsi di tre scene e che alla fine sono stati utilizzati per una scena di depistaggio della polizia che si è conclusa in un nulla. Anche la figura di Larry Page (il capo del giornalino scolastico) alla fine serve solo a dare fastidio, ma non ha portato a nulla di concreto. Anche alcune scene sono un po' inutili, come pure tutta la questione del Cavaliere Senza Testa, che alla fine è stata sfruttata poco dato che solo nel primo omicidio sono stati trovati indizi  riguardanti questo personaggio leggendario, oltre ad un'impronta gigantesca di cavallo vicino al luogo dove è stata trovata una potenziale vittima che però si è salvata. Altri omicidi (ben 4) in realtà sono avvenuti in circostanza diverse, senza che fosse necessario l'intervento del Cavaliere. 
Un libro su cui ho alcuni dubbi e alcune critiche, ma che credo possa essere apprezzato dalla fascia di lettori a cui è stato pensato, in quanto almeno il mistero è interessante e incalzante, sperando che però i lettori non si perdano nella vicenda e tra tutti i vari personaggi (se dovessi rileggerlo probabilmente mi metterei a segnare i vari nomi con i rispettivi ruoli). 
 
Sopra: Sulla copertina vediamo Matthew, Nanak, Lupo, Johan ed Elen mentre indagano all'interno del bosco. 

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

giovedì 6 agosto 2026

La camera numero 7 di Isabelle Malenfant e Martine Latulippe

"La camera numero 7" è una breve storia di paura scritta da Isabelle Malenfant e illustrata da Martine Latulippe che fa parte di una collana ad alta leggibilità edita dalla Bianconero Edizioni, che si chiama Fifa Blu.
 
 Sopra: In copertina vediamo un'illustrazione che ci mostra la porta della camera numero sette, su cui in alto a destra, dentro un bollino blu, vediamo comparire il titolo del libro.
 
I genitori di Ben hanno finalmente realizzato il loro sogno: andare a vivere in campagna, e così hanno acquistato una vecchia locanda in riva al mare. E si sa, sulle vecchie locande circolano sempre voci di ogni genere... Il proprietario in effetti sembra avere una certa urgenza nel vendere la proprietà e si comporta in maniera strana quando si parla della stanza numero 7: "Tutte le porte hanno un numero, tranne una. Sul lato destro del corridoio ce ne sono tre: la 8, la 9, la 10. A sinistra, invece, ci sono la 5 e la 6... e una porta senza numero.
Non può che essere la camera numero 7.
Incuriosito chiedo al vecchio proprietario: <<Quella lì non è numerata?>>
<<La 7? No, quella non viene utilizzata da anni>>, mi risponde sbrigativamente. <<E' diventata una sorta di ripostiglio, ci ho ammassato sedie, tappeti... E' piena di roba che non serve più. potete rovistare tra quelle cianfrusaglie, non si sa mai, magari ci trovare delle cose interessanti.>>
Apre le porte di tutte le stanze. M non quella della numero 7. Deciso a scoprire quella stanza misteriosa, metto la mano sulla maniglia, ma prima che possa girarla, l'uomo si affretta a dire: <<Beh, io sono un po' stanco, vi lascio... Ecco le chiavi. Potete finire di esplorare il resto della casa senza di me>>.
Si dirige verso la scala, con passo che a me sembra nettamente più energico di quello di prima, e getta un'ultima occhiata verso la porta senza numero.
<<Questi vecchi muri hanno una storia... Hanno i loro segreti>>, mormora. E se ne va."
 Ma che cosa è realmente accaduto nella camera numero 7? E cosa sono gli strani rumori che si sentono di notte?
  
 
Sopra: In alto due pagine interne di sui quella a sinistra con i testi, mentre in quella a destra c'è un'illustrazione in bianco e nero proprio della porta numero 7.
 
All'interno del volume sono presenti delle illustrazioni in bianco e nero opera di Martine Latulippe. I disegni hanno un tratto polveroso, e sembrano essere stati realizzati con matite o carboncini, che poi sono stati sfumati con le dita. In certi punti (ad esempio per disegnare paesaggi apaerti con zone di spiaggia o mare) le linee hanno contorni sfumati, mentre altre volte (tipo per disegnare spazi chiusi con corridoi, porte, assi di legno, ecc...) molto netti e decisi, anche se mai precisi.
L'uso di matie/carboncini conferisce comunque alle illustrazioni dei chiaroscuri talvolta drammatici, perfetti per trasmettere una sensazione di tensione ed ansia, ma anche di aspettativa, nei lettori.
I disegni possono essere inseriti in mezzo ai testi, ma la maggior parte sono a pagina intera e mostrano ambienti della casa o oggetti visti dal protagonista, il che aiuta i lettori a immergersi nella lettura poiché è come se loro stessi assumessero il punto di vista del protagonista della storia. Come disegni vediamo infatti rappresentati delle lapidi, una bambola, l'interno della stanza di un bambino/a, il corridoio di una casa e, soprattutto, vediamo comparire spesso la porta, chiusa, della camera 7.
 
 
  

   
 Sopra: Alcuni dei disegni in bianco e nero realizzati da Martine Latulippe, si cui quello in alto mostra il protagonista sulla spiaggia, i due centrali e quello in basso a destra alcuni interni della casa, mentre quello in basso a sinistra ci mostra la casa dall'esterno.
 
"La camera numero 7" di Isabelle Malenfant e illlustrato da Martine Latulippe è una breve storia di paura adattaper lettori a partire dagli 8/9 anni anche non particolarmente forti. La storia infatti è breve e abbastanza ricca di illustrazioni, oltre ad utilizzare un font ad alta leggibilità, per cui è adatta anche a quei bambini/ragazzi che hanno la dislessia.
La vicenda, come dicevo, non è molto lunga ed è una storia di fantasmi abbastanza tradizionale, ma la scrittura in prima persona, che permette ai lettori di immergersi nel punto di vista del protagonista, la rende comunque abbastanza carina ed emozionante. Tutto ha inizia quando i genitori di Ben gli annunciano che si trasferiranno a vivere in una nuova casa (anche qui, classico inizio da storia di paura o film dell'orrore). Non si tratta comunque di una casa qualsiasi, ma di un albergo, dato che l'abitazione è dotata di 10 stanze. Sono tutte numerate tranne la numero 7, che il proprietario dice di utilizzare semplicemente come ripostiglio, ma Ben inizia a notare presto delle cose strane: prima vede sul davanzale una bambola che prima non c'era, poi sente dei rumori provenire dalla stanza, e un pianoforte suonare. Nota anche che fuori dall'abitazione c'è anche una lapide con riportato il nome di una bambina morta a sette anni, nel 1919. 
A questo punto il protagonista decide di fare una ricerca e scopre che nella stanza numero sette ci viveva la figlia dei vecchi proprietari dell'albergo, la quale la tenevano nascosta poichè deforme: "Si dice che la ca,era numero 7 della locanda Alla piccola roccia sia infestata da un fantasma. Tanti anni fa, ci viveva una bambina, Sophie, la figia dei proprietari, Era deforme e aveva gravi problemi di salute. [...] A quell'epoca la gente si vergognava delle malattie, che erano viste come una punizione divina...
Infatti i genitori di Sophie la tenevano nascosta, nessuno poteva avvicinarsi a lei. L'avevano confinata nella camera numero 7, con qualche mobile, dei libri e una vecchia bambola di pezza, che lei teneva sempre con sè.
Sophie passò tutta la vita in quella stanza. [...] Si dice che sia morta poco prima di compiere nove anni, alla fine del mese di luglio." 
Ben rimane alquanto impressionato dalla notizia, ma i suoi genitori non sembrano darci troppo peso, eppure lui continua a sentire e a vedere cose strane, tanto da far fatica a dormire la notta. Alla fine si scoprirà che c'era una spiegazione razionale... o forse non proprio?
Storia carina e abbastanza paurosa, anche se si tratta sicuramente un po' della classica storia di fantasmi e di stanze infestate. C'è pure il classico finale in cui verso la fine tutto sembra avere una spiegazione razionale... ma poi si scopre che potrebbe esserci veramente un fantasma nella stanza (e anche più di uno). A rendere la vicenda intrigante è la narrazione in prima persona del protagonista, che immerge i lettori nella giusta atmosfera e coinvolgendoli nella situazione.

Il volume è stato edito originariamente in francese nel 2023 dalle Les éditions la courte échelle col titolo "Le chambre numéro 7". E' stato poi pubblicato nel 2025 dalla Biancoenero Edizoni; ha 96 pagine, una copertina flessibile, misura 21 cm d'altezza e 14 cm di lunghezza e costa 14,50 euro.
 
Ecco gli altri titoli presenti nella collana: "Non aver paura dei cimiteri", "Uccelli del malaugurio", "Così imparate a uscire di notte", "C'è un uomo in cantina", "Uno strano rumore nel muro", "La camera numero sette", "La baia de dannati",  "Banchetto per cani", "L'uomo dei ragni".

      
 
      
Sopra: Le copertine di questa collana giocano tutte sui toni del bianco e del nero, mentre vengono fatti spiccare i titoli dei singoli volumi, rinchiusi dentro dei cerchi colorati.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.  

giovedì 16 luglio 2026

La baia dei dannati di Isabelle Malenfant e Sylvain Cabot

"La baia dei dannati" è una breve storia di paura scritta da Isabelle Malenfant e illustrata da Sylvain Cabot che fa parte di una collana edita dalla Biancoenero Edizioni che si chiama Fifa Blu.
 
 Sopra: In copertina vediamo un'illustrazione che ci mostra lo scoglio a forma di teschio nella Baia dei Dannati, su cui in alto a destra, dentro un bollino azzurro, vediamo comparire il titolo del libro.
 
Sbarcati sulle isole della Maddalena (nel golfo di San Lorenzo in Québec), Nathan e Rémi, due fratelli di sedici e dodici anni, incontrano due simpatici ragazzi del luogo, Maya e Noé, che rivelano loro l’esistenza della roccia del diavolo, un’immensa pietra a forma di teschio, che emerge nel cuore della baia dei dannati: "<Di volti nelle scogliere ce ne sono di ogni tipo>> rispose Maya. <<Un intero popolo di abitanti delle isole è scolpito su di esse E ci sono anche animali: gorilla, elefanti, foche...>>
<<Abbiamo anche un teschio!>>, sottolineò Noè, con un sorriso raggiante, 
Nathan sollevò un sopracciglio.
<<È una rocci che sorge dal mare e ha la forma di un cranio umano>> spiegò il suo nuovo amico.
<<La chiamano la Roccia del Diavolo. Non c'è da scherzare, fa venire i brividi>>, aggiunse Maya.
<<È lontano da qui?>> chiese Nathan, incuriosito.
<<Niente è realmente lontano qui alle Isole>>, rispose Noè. 
<<Anche se quella spiaggia è accessibile soltanto quando c'è bassa marea. Perchè? Vuoi andarci?>>
<<Forse>>, disse Nathan, gonfiando leggermente il petto.  [...] 
<<Non penserai davvero di portarli alla Baia dei Dannati, vero?>> spiegò lei a bassa voce, come se fosse un argomento tabù.
<<La Baia dei Dannati?>>, ripetè Nathan. 
<<È il nome dato alla baia in seguito al naufragio di una nave che si schiantò contro la Roccia del Diavolo più di cento anni fa>>,
raccontò Noè. <<L'intero equipaggio morì. La leggenda narra che tutt'ora i marinai annegati infesterebbero la spiaggia. Storie di fantasmi, insomma! Alcuni ci credono, Io no.>>
<<Altre persone sono annegate da allora>> aggiunse Maya. <<È un posto dove le correnti sono insidiose.>>" 
Secondo la leggenda, questo luogo è la causa di molte morti misteriose. Sfidati dai loro nuovi amici, Nathan e Remì accettano di andare alla baia dei dannati. Una sfida di cui potrebbero pentirsi... se riusciranno a uscirne vivi.
 
 Sopra: Un'illustrazione in bianco e nero a doppia pagina che ci mostra lo scoglio a forma di teschio nella Baia dei Dannati.
 
All'interno del volume sono presenti delle illustrazioni in bianco e nero opera di Sylvain Cabot, le quali sono abbastanza numerose all'interno e dell'opera e risultano utili per aiutare i lettori nella comprensione dei testi e nel visualizzare bene ambienti e personaggi.
Molti disegni sono a doppia pagina e rappresentano scene descritte nei testi come: Nathan e Remi sulla spiaggia assieme ai genitori o ai loro nuovi amici, questi ultimi che si tuffano da una scogliera, Nathan che nuota nel mare, oppure mostrano la così detta"roccia del diavolo", cioè uno scoglio a forma di teschio che emerge al centro della Baia dei Dannati.
Lo stile dei disegni è abbastanza semplice, caratterizzato da linee nette e pulite e personaggi dall'aspetto abbastanza curato anche se non eccessivamente realistico, un po' da graphic novel, ma comunque grazioso.
Gli elementi dell'illustrazioni sono di solito di colore grigio, con varie sfumature, senza mai diventare però eccessivamente scuro, se non per quanto riguarda alcuni elementi come la copertina di un libro o i capelli di un personaggio. I cieli invece vengono lasciati completamente bianchi, così come è lasciata bianca anche la sabbia della spiaggia, anche se è presente qualche sfumatura che indica la presenza di qualche piccola duna. Bianchi sono anche i punti luce che riflettono la luce sulle onde del mare, oltre alla schiuma di queste ultime quando si infrangono sugli scogli.
 
 


Sopra: Alcune illustrazioni in bianco e nero opera di Sylvain Cabot, le quali ci mostrano i due fratelli protagonisti e i loro genitori in alto, al centro nathan che si tuffa e nuota in mare e, infine, in basso i fantasmi/zombie della Baia dei Dannati che prendono vita sott'acqua.
 
"La baia dei dannati" di Isabelle Malenfant e illustrata da Sylvain Cabot è una breve storia di paura scritta con caratteri ad alta leggibilità adatta anche a lettori poco forti a partire dai 9 anni. 
Protagonisti della vicenda sono due fratelli in vacanza su un'isola: Nathan e Rémi, il primo ha sedici anni ed è un baile nuotatore oltre che un ragazzo sicuro di sè, mentre il secondo ha ddici anni ed è più timido e insicuro rispetto al fratello. Quando i fratelli fanno amicizia con una ragazzo e una ragazza del posto questi parlano loro di una roccia a forma di teschio e della Baia dei Danati. A Nathan sembra un posto molto interessante da visitare e Noè sembra entsiata di mostrarglielo, mentre Maya non è mlto convinta, in quanto nella baia ci sono forti corrente e vi sono capiatati spesso naufragi e annegamenti.
Appena arrivati tutto sembra tranquillo: in cielo non c'è neppure mezza nuvola, il mare è tranquillo e piatto e non dita vento. Ma poco dopo che Noè e Natahn si sono immersi in acqua Noè scompare e Nathan viene trascinato dalle onde proprio verso lo scolgio a forma di teschio.
Maya e Rèmi sono disperati: Noè sembra ormai essere annegato, a Rèmi è caduto il telefono in acqua, quello di Maya viene trascinato via da un'onda e ora l'alta marea sembra salita rendendo più difficoltoso ritornare alla spiaggia per chiedere aiuto.  
"Il mare maedetto di quell baiaia non ave anessuna intenzione di lasciarli andare. Nonostante il tempo fosse ancora sereno, continuava a ribollire e a sollevare onde assurde."
Ma purtroppo Nathan si renderà conto che non sono solo le onde del mare quelle da temere, ma anche ciò che si nasconde sotto di esse.
Una storia breve ma intensa, la quale, dopo un inizio tranquillo, entra rapidamente nel vivo regalando ai lettori attimi di pura tensione, con un ritmo incalzante, con la situazione che sembra farsi sempre più disperata.
E se quasi tutti riusciranno ad uscire vivi da quella situazione purtroppo ci sarà anche qualcuno che non sarà così fortunato.
Una storia horror breve ma intensa, accompagnata da numerose illustrazioni, scritta con un font ad alta leggibilità che rende il libro adatto ai lettori dislessici o semplicemente a quei lettori non particolamente forti, mentre per quelli già abituati può rappresentare una lettura veloce, ma intrigante e appassionante, adatta a partire dai 9 anni in su.
 
Il volume è stato edito originariamente in francese nel 2021 dalle Les éditions la courte échelle col titolo "Le crique de Damnés". E' stato poi pubblicato nel 2025 dalla Biancoenero Edizoni; ha 120 pagine, una copertina flessibile, misura 21 cm d'altezza e 14 cm di lunghezza e costa 14,50 euro.
 
 
Ecco gli altri titoli presenti nella collana: "Non aver paura dei cimiteri", "Uccelli del malaugurio", "Così imparate a uscire di notte", "C'è un uomo in cantina", "Uno strano rumore nel muro", "La camera numero sette", "La baia de dannati",  "Banchetto per cani", "L'uomo dei ragni".

      
 
      
Sopra: Le copertine di questa collana giocano tutte sui toni del bianco e del nero, mentre vengono fatti spiccare i titoli dei singoli volumi, rinchiusi dentro dei cerchi colorati.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.  

lunedì 27 aprile 2026

SPECIALE: Libri non illustrati (EDIZIONI con gli EDGES COLORATI)

In questo post vi parlerò di una serie di libri non illustrati (mentre il mio blog è specializzato in libri illustrati) accomunati dalla tipologia di edizione: in copertina rigida con sovracopertina ma, soprattutto, con gli edeges decorati e colorati.
Uno di questi titoli fa parte della nuova collana della casa editrice Il castoro nata a gennaio del 2024 e che conta già molti estimatori (soprattutto sui social, tiktok in particolare). Una collana che si rivolge verso "proposte editoriali alternative, verso voci talvolta sconosciute, verso generi di difficile catalogazione e una narrativa off, lontana dai canoni e percorsi più tradizionali.
Una sorta di sonda curiosa del mondo di oggi, che mira a cogliere e fare spazio a ciò che di interessante e inedito sta emergendo nel mondo della narrativa contemporanea, senza limiti di genere. Con uno sguardo aperto, ricettivo e curioso. [...]
Una selezione accurata di romanzi i cui criteri scelta saranno la qualità della scrittura, l’originalità delle storie, una considerazione particolare alla produzione italiana e una particolare attenzione all’apertura e individuazione di strade ancora poco tracciate." 
Il titolo che fa parte di tale collana è: "Lucy Undying: caccia a Dracula", in cui la storia viene raccontata dal punto di vista di Lucy che dopo essere stata trasformata in vampira vuole vendicarsi.
Gli altri due titoli invece fanno parte di una collana della Giunti di narrativa Young Adult.
 

"LUCY UNDYING: CACCIA A DRACULA" di Kiersten White, con 600 pagine, edito a febbraio del 2025 da Editrice Il Castoro Editore (costo di 24,00 euro).
Il volume fa parte della nuova collana della casa editrice Il castoro nata a gennaio del 2024 e che conta già molti estimatori (soprattutto sui social, tiktok in particolare). Una collana che si rivolge verso "proposte editoriali alternative, verso voci talvolta sconosciute, verso generi di difficile catalogazione e una narrativa off, lontana dai canoni e percorsi più tradizionali.
Una sorta di sonda curiosa del mondo di oggi, che mira a cogliere e fare spazio a ciò che di interessante e inedito sta emergendo nel mondo della narrativa contemporanea, senza limiti di genere. Con uno sguardo aperto, ricettivo e curioso. [...]
Una selezione accurata di romanzi i cui criteri scelta saranno la qualità della scrittura, l’originalità delle storie, una considerazione particolare alla produzione italiana e una particolare attenzione all’apertura e individuazione di strade ancora poco tracciate." 
Il suo nome è stato scritto solo nella storia di qualcun altro: Lucy Westenra è stata una delle prime vittime di Dracula. La sua morte, però, è stata solo l’inizio. Dopo essere risorta come vampira, Lucy ha tentato di sottrarsi al giogo del mostro che l’ha uccisa e di scoprire chi è e cosa vuole realmente: "Sono nata nel 1871, il che vale a dire che ho... In che anno siamo? Non importa. La maternità è un tedio tremendo, e poi non ti fai più tanti scrupoli sull'età quando dietro e davanti a te si stende una piana di anni vuota e senza fine, dove non restano segni del tempo che passa e nulla si muove verso la morte. Una notte che non conosce termine, né la speranza di un'alba. Detto questo, porto benissimo i miei anni.
La mia prima nascita fu un fatto privo di rilievo: ero una larva insignificante, in un mondo che costringeva le bambine al silenzio e all'inerzia. Non intendo dilungarmi su quell'epoca, e d'altro canto non è questo che sollecita il tuo interesse. Tu vuoi sentire la storia della mia seconda nascita, di quando sono venuta fuori dal ventre della vita e dal canale della morte; una cosa non viva, e tutt'altro che morta.
Se non ti sei mai svegliata nella tua bara, non è un'esperienza che mi sento di consigliare." 
La sua non-vita prende una piega inaspettata nella Londra del XXI secolo, quando incontra Iris, che vorrebbe liberarsi del suo passato e di una famiglia con un oscuro segreto: "Un taxi nero sfreccia alla mia destra. Altri due pollici e mi metteva sotto.
Infine cado di culo per terra e alzo lo sguardo su un angelo di porcellana, una donna dalla chioma dorata, infusa di sole, che stringe in mano la cinghia dello zaino grazie a cui mi ha salvato la vita.
<<Americana, eh?>>, mi chiede l'angelo. [...] l'angelo mi tende la mano libera: ha la pelle tiepida, e le sue dita si intrecciano a perfezione alle mie. Mi rimetto goffamente in piedi.
Il cuore mi romba nelle orecchie con la forza di un maremoto. Ogni stimolo è amplificato, abbagliante, fragoroso. Sono quasi morta. [...]
Non riesco a capire quanti anni abbia il mio angelo, con quei capelli d'oro, quell'impeccabile carnagione color panna e quella silhouette minuta, ma il suo portamento disinvolto e sicuro mi dice con certezza che non è una ragazzina. E' proprio un fuscello, però. Incredibile che sia riuscita a strattonarmi con quel vigore."
Ed è proprio a Londra che Lucy, ormai convinta di non essere più in grado di amare, incontra Iris e si innamora di lei. Iris, appena scappata di casa e arrivata a Londra, desiderosa di sbarazzarsi dell'ingombrante eredità di famiglia dopo la morte della madre. Ma il loro amore appena sbocciato sembra destinato ad appassire prima del tempo. La madre di Iris non è disposta a lasciarla andare, e Dracula è pronto a mietere nuove vittime. 
Lucy Westenra è stata un’adolescente uccisa tragicamente, un’avventuriera solitaria e una temibile cacciatrice, ma la felicità le è sempre sfuggita. Riuscirà a trovare la forza di distruggere Dracula, o il suo cuore sarà ancora una volta la sua rovina? 
Il libro segue diverse narrazioni e POV: il primo è quello di Iris, che seguiamo a partire dal suo arrivo a Londra; il secondo è quello di Lucy, che conosciamo grazie a un diario che ella aveva tenuto prima di essere trasformata in vampiro; infine un terzo punto di vista è quello della Lucy vampira, che parla con una psicologa di nome Vanessa (a cui ha salvato la vita in un parcheggio), a cui  racconta della sua vita dopo la trasformazione. Attraverso queste sedute noi lettori veniamo a conoscenza del passato di Lucy a partire da quando si è svegliata come vampira, mentre successivamente Lucy continuerà a narrarci gli eventi presenti passo passo man mano che la situazione di evolve, dopo aver conosciuto Iris. 
Dopo la prima metà del libro si aggiungono anche alcune parti dedicate a Dracula, e al suo punto di vista, sebbene queste parti non siano narrate direttamente da lui in prima persona. Ho trovato interessante la figura di Dracula, che l'autrice è riuscita a rendere potente e temibile ma allo stesso tempo anche patetica.
La cosa interessante è come queste varie storie finiscono poi per intrecciarsi per andare a confluire nella storia principale: ad esempio il diario di Lucy viene trovato da Iris sotto un asse del pavimento della sua casa (che lei ha ereditato alla morte della madre), mentre iris e la Lucy vampiro si incontreranno di persona a Londra. La psicologa a cui Lucy ha raccontato il proprio passato diventerà il punto di riferimento per Iris per poter comunicare con Lucy dato che questa non ha un cellulare o un telefono. La psicologa inoltre invierà una trascrizione delle loro sedute all'indirizzo di Iris per farle avere a Lucy, e in questo modo finiranno sotto gli occhi di Iris.
Mi è piaciuto anche il modo in cui l'autrice ha spiegato in modo alternativo ma credibile la storia di Lucy gettando un altro sguardo sulle vicende del romanzo di "Dracula" di Bram Stoker, fornendo appunto una versione alternativa in cui i suoi corteggiatori e Mina diventano degli antagonisti, e in cui spiega come Lucy non sia morta la sera che sono venuti a trovarla nel suo mausoleo e come sia stata la sua vita da vampira da allora. 
Una versione che rivede i vari ruoli, rendendo Lucy, un personaggio secondario nonché semplice vittima, la protagonista della storia, mentre i veri cacciatori di Dracula non sono più degli eroi ma quasi dei villain, a vari livelli. Una storia continuamente in bilico tra passato e presente, tra le vicende accadute più di cento anni fa, e che riprendono quelle del romanzo di Stoker, e quelle di un presente che propone nuovi sviluppi della vicenda.
Il tutto tra l'altro in chiave lgbtq+, dato che qui si parla di relazioni omosessuali, poiché secondo l'autrice Lucy non era solo amica di Mina, ma ne era proprio innamorata (anche se non ricambiata). I personaggi tuttavia non sono solo un pretesto per presentare una storia a tema lgbt (come a volte capita di leggere), ma sono tutti ben approfonditi e caratterizzati, in particolare Lucy, una ragazza che da giovane ha vissuto schiacciata dalle norme sociali del suo tempo, vittima della volontà altrui, ma con dentro tutto un mondo che non poteva esprimere. La trasformazione in vampiro le darà modo di conoscere se stessa, di sperimentare un potere che prima non ha mai avuto e di crescere, diventando una donna consapevole di chi è e di cosa vuole dal suo destino.
Lucy è infatti un personaggio alla ricerca della propria identità, ed è interessante che una delle caratteristiche dei vampiri secondo l'autrice è che la maggior parte non ricorda il proprio vero nome, non ricordando più la loro vita passata, il che determina per loro anche una perdita di una parte della loro identità. Lucy in effetti è uno dei pochi vampiri a rientrare in possesso del proprio nome, e quindi del proprio passato, passato che però dovrà imparare ad accettare e rielaborare.
Destino che vuole condividere assieme ad Iris, anche lei un personaggio complesso, anche se all'inizio sembra la classica figlia di una famiglia ricca e potente che disprezza i soldi e il potere, desiderando vivere libera e indipendente, senza dover sempre sottostare alla volontà altrui, in particolare a quella della madre, che scopriremo essere un personaggio ben più disturbante di quanto potessimo pensare. Iris è un personaggio che nasconde le proprie insicurezze e fragilità dietro al sarcasmo, e che scoprirà condividere con Lucy varie cose, tra cui un ambiente familiare tossico e la ricerca di un amore vero.
Una lettura piacevole, intrigante e interessante per tutti color che hanno letto e apprezzato il romanzo di Bram Stoker e che vogliono leggerne una versione alternativa ma credibile, che getta un altro punto di vista sull'intera vicenda.
 
  
 Sopra: A sinistra la copertina italiana in cui vengono mostrati anche gli sprayed edges e a destra l'edizione inglese, sempre con questa bellissima illustrazione che rappresenta Lucy, con i capelli biondi e il vestito e le labbra rosse.
 
"BOYS WITH SHARP TEETH" di Jennifer Howell, con 432 pagine, edito a settembre del 2025 da Editrice Il Castoro Editore (costo di 24,90 euro).
Vendetta e desideri proibiti dietro le alte mura di un collegio d'élite! Nessuno conosce il suo vero nome, Marin James, perché per tutti lei è Jamie Vane. Dopo aver trascorso l'intera esistenza all'ombra della esclusiva Huntsworth Academy, Marin decide di infiltrarsi nel college per scoprire le cause della morte di suo cugino, Sam. 
"Nello stretto viale asfaltato prima del cancello, una nuova studentessa di nome Jamie Vane scende da un taxi nero e si scosta dal viso i riccioli scuri freschi di taglio. I jeans bianchi sono nuovi, così com'è nuovo il suo telefono. [...]
Io sono jamie.
L'ho ripetuto più e più volte, come se ripetendolo abbastanza potessi abituarmi a questo nome falso, ai vestiti, a un passato di inconsapevole privilegio e superbia, anche se tutto ciò mi si addice come questo ridicolo top. [...]
Ho bisogno di scappare sai lor sguardi insistenti - di capire se sono la brava ragazza di mio padre o il continuo errore di mia madre - come avrei dovuto fare insieme a Sam. ma mio cugino è morto.
Ho bisogno che ciò che è accaduto tre giorni fa non sia mai successo. [...]
Dovevo essere presente quando se n'è andato, quando l'hanno seguito, quando gli hanno tenuto la testa sott'acqua. Ho bisogno che torni a casa. Ho bisogno che paghino per quello che hanno fatto." 
I sospetti di Marin cadono infatti sugli enigmatici quanto affascinanti amici di Sam: l'ermetico Graves, la silenziosa Baz e il brillante e sensuale Harry. Alla ricerca di vendetta, Marin si ritrova presto al centro dei legami tra i tre – tra desiderio e disprezzo, amore e repulsione – e nei loro giochi di potere. Finché non si imbatte nel loro segreto, e i confini tra giusto e sbagliato, amore e odio, incubo e realtà, iniziano a sgretolarsi. 
Per confermare i suoi sospetti tuttavia Marin/Jamie si vede costretta a infiltrarsi in questo prestigioso collegio, cosa che riesce a fare forse un po' troppo facilmente, spiegando come sia riuscita ad entrare nel loro sistema inserendo una domanda di accettazione con dati personali e voti falsificati, falsificando poi anche i propri documenti. Marin non è un genio, nè una ragazza con una eccezionale intelligenza, particolari capacità o importanti conoscenze (lei stessa in effetti afferma di essere "una ragazza di paese con un'istruzione mediocre"), quindi all'inizio mi è parso un po' strano che fosse riuscita da sola a infiltrarsi nel sistema informatico di un prestigioso collegio e a procurarsi un falso documento di identità. Diciamo che in quanto lettori dobbiamo un po' sorvolare sulla cosa, accettando che in qualche modo la protagonista ci sia riuscita, riuscendo ad attribuirsi tra l'altro dei voti molto alti così da essere sicura che la sua domanda venisse accettata e da venir messa nello stesso piano dove si trovano le camere di Baz, Harry e Graves (un piano riservato solo agli studenti con i voti migliori a quanto pare).
I personaggi comunque sono ben caratterizzati e approfonditi, soprattutto i due maschi, con cui Marin/Jamie intreccia un rapporto di amore/odio, in una sorta di gioco perverso che la porterà a scoprire la verità sulla morte del cugino, senza però sapere se sia lei il predatore o la preda.
In tutta la faccenda giocherà un ruolo importante anche un certo specchio antico e rovinato che Jamie trova all'interno di una piccola biblioteca dimenticata del collegio. 
 
  
Sopra: A sinistra la copertina in cui vediamo la protagonista assieme Graves ed Harry, all'interno della cornice di uno specchio rotto. A destra possiamo vedere il taglio delle pagine, che ci mostra delle foglie di edera rossicce.

"THE KNIGHT AND THE MOTH" di Rachel Gillig, con 480 pagine, edito a ottobre del 2025 da Giunti Editore (costo di 24,90 euro).
Sybil Delling ha trascorso nove anni sognando di non avere sogni. Come le altre Divinatrici che vivono con lei nella Cattedrale, può prevedere cose terribili prima che accadano, e gente da ogni dove sfida le ventose brughiere del regno di Traum per farle visita e conoscere il futuro.
Proprio quando le Divinatrici sono vicine alla fine dei loro anni di servizio, un misterioso cavaliere bussa alla loro porta. Maleducato, eretico e diabolicamente affascinante, il cavaliere Rodric non ha rispetto per le visioni di Sybil. Il cavaliere è al servizio del nuovo sovrano, Re Castor, salito al trono a soli diciassette anni, e che a quanto pare si è recato improvvisamente al santuario per chiedere una divinazione.
"Una volta attraversato il frutteto, un lungo muro di pietra si ergeva davanti a me. E sopra di esso...
C'erano cinque fanciulle, in attesa.
Indossavano vesti della stessa stoffa pallida che portavo io, gli occhi coperti d identiche bende di velo sottile. In bilico sulle vecchie pietre, immerse nella luce del tramonto, sembravano cinque bianche bandiere di resa che ondeggiavano al vento.
Si voltarono, come se avessero percepito il mio arrivo. La più alta, che mi aveva fatto cenno dal portone della cattedrale bisbigliando <<C'è il maledetto Re!>>, si portò le mani a coppa intorno alla bocca e gridò: <<Sbrigati!>>.  [...]
Vi voltammo. In lontananza, dalle verdi colline a est, erano spuntati doi stendardi viola. [...]
Erano più di una ventina, tra alfieri, scudieri e cavalieri. Un corteo a dir poco spettacolare. La luce del giorno danzava sulle loro armature e il frastuono si levava nel vento riecheggiando sul tor, distorcendo le loro parole in una falsa traduzione. Perfino da quella distanza, era chiaro quale fosse Re Benedict Castor. la sua armatura non era dello stesso acciaio argentato dei cavalieri, ma dorata, come se lui fosse il sole e loro una costellazione di stelle minori.
Era la prima volta che vedevo il Re fanciullo. [...]
Sotto di me, un cavallo nitrì.
Immobile sulla strada, c'era un ultimo cavaliere, Il suo destriero si era fermato e masticava rumorosamente qualcosa che aveva trovato tra la vegetazione sul bordo della strada.
La mia mela.
Il cavaliere cercava di spronarlo a proseguire ma l'animale, tra grugniti soddisfatti, stava consumando una storia d'amore con il frutto e si rifiutava di muoversi. [...]
Lentamente, sollevò una mano verso l'elmo. Lo tolse, Apparve un groviglio di capelli neri. Lo spinse cia dal volto, e il respiro si mozzò in gola.
Tratti marcati. Sopracciglia scure. Un naso prominente. La sua pelle era olivastra, dorata dal sole, eppure non c'era calore ne uso viso, La luce si rifletteva su tre anellini d'oro che gli foravano il lobo destro. I suoi occhi severi, cerchiati di bistro erano talmente scuri da sembrare quasi corvini.
Neppure quelli esprimevano calore.
nel guardarmi, si spalancarono per un istante, per poi ridursi subito a due fessure. lentamente, sulla sua bocca si dipinse una smorfia beffarda il cui significato era fin troppo chiaro.
Cosa diavolo stai guardando? 
Tutti gli altri cavalieri mi avevano rivolti sorrisi affabili, pieni di venerazione e di rispetto. Questo, evidentemente, non aveva la stessa attitudine." 
Sarà proprio la protagonista, Sei, a fare la divinazione per il re, il quale a quanto pare si becca cinque segni funesti, ma questo non sembra intimorirlo particolarmente. Una volta partito però le altre Divinatrici iniziano a scomparire una dopo l'altra, Sybil non ha altra scelta che chiedere il suo aiuto per trovarle...
Una storia avvincente e anche piuttosto originale, dove la protagonista è una divinatrice, la quale deve affogare ogni volta in una fonte magica (dall'acqua scura e che puzza di fiori marci) per poter vedere i presagi, uno per ciascuno dei 6 Omen, che vengono considerati gli dei adorati nell'universo narrativo del libro: l'Astuto brigante, lo Scriba Sdegnoso, il Fervido Boscaiolo, la Devota Guardiaboschi, la Tessitrice Affranta, e la Falena. Ognuno degli Omen, tranne il sesto, possiede un oggetto di pietra, dotato di poteri magici: una moneta, un calamaio, un remo, una campana, e una pietra da telaio.
Come spiega la badessa, colei che veglia sulle 6 Divinatrici: "Una maestosa cattedrale venne eretta sul tor dove sgorgava la sorgente, e altre orfane vi furono condotte a sognare; divennero figlie di Aisling, Divinatrici venerate. Un Re fu incoronato, e i cinque borghi di traum vennero unificati dalla fede e presero il nome di Regno di Stonewater. Ai cavalieri del Re fu affidato il compito di difendere la fede con lo stesso fervore con cui proteggevano i borghi dalle creature magiche. [...] E sebbene ciascuno abbia il proprio credo, non dobbiamo mai dimenticare che sono gli Omen a regnare a Traum. Gli Omen a tracciare i segni. Noi siamo soltanto spettatori dei loro prodigi. Discepoli dei loro presagi." 
Dopo la venuta del re e dopo la scomparsa delle sue compagne però Sei inizierà a mettere in discussione tutto ciò che ha finora conosciuto: come hanno fatto le sue compagne a sparire misteriosamente in una stanza chiusa e sorvegliata dai gargoyle? Perchè la badessa ha mandato solo un gargoyle a cercarle in città e per un solo giorno? Perchè la badessa non sembra essere così preoccupata della scomparsa delle Divinatrici e non dà peso all'ultima divinazione di Sei, dove lei ha visto il sesto Omen, la falena?
Sei si ritroverà così costretta ad abbandonare la Cattedrale di Aisling prima del tempo (dopo dieci anni infatti le Divinatrici sono libere dal loro servizio e possono andarsene), unendosi al giovane re e ai suoi cavalieri per cercare la verità.
Una verità che scoprirà essere ben diversa da quella in cui ha sempre creduto.
Una trama molto interessante e avvincente, che si dipana pian piano, in quanto nella parte iniziale, ambientata nella Cattedrale, impareremo a conoscere le varie Divinatrici, tra cui la protagonista, nonché il legame tra di esse e quelli che esse stringono con gli altri personaggi. In particolare c'è il rapporto tra Sei e Rodric, il quale è il classico bello e dannato della situazione: affascinate nell'aspetto, un po' arrogante e irrispettoso nei confronti della protagonista, ma sotto sotto di buon cuore e con nobili intenzioni. Ho trovato che il loro rapporto funzioni piuttosto bene e sia ben sviluppato, risultando convincente per i lettori, anche se è il classico legame in cui all'inizio i due non si sopportano (fin da subito infatti sembra scattare tra loro una spontanea antipatia), però in fondo in fondo si piacciono, e quindi alla fine si innamorano. 
Sei entrerà poi in confidenza anche con il giovane Re, il quale ha un piano in cui anche lei è implicata, e con una soldatessa di nome Maud, la quale conosce il re e Rodric fin da quando erano piccoli.
Storia che ho trovato abbastanza originale, intrigante, molto scorrevole con una protagonista ben sviluppata e personaggi abbastanza ben caratterizzati. La protagonista in particolare è un personaggio complesso e ben sfaccettato, che presenta sia punti di forza ma anche delle debolezze e fragilità, ma è pronta a lavorare su se stessa, abbandonando tutto ciò che ha conosciuto, per salvare le sue compagne e diventare più forte, lontano dalla mura di Aisling e dalla Badessa. In un viaggio che le permetterà non solo di scoprire il mondo al di fuori della cattedrale e la verità che si cela dietro gli Omen, ma anche, e soprattutto, se stessa.
Devo dire che alcuni personaggi come il re Cedric, la badessa e un gargoyle amico di Sei si sono rivelati anche più sfaccettati e interessanti di quanto pensassi. Il gargoyle ad esempio è stato un aiutante e amico per la protagonista: simpatico, petulante, ironico un po' bizzarro ma sincero, schietto e senza filtri; di quelli che oltre a essere una divertente spalla comica si rivelano anche utili nel momento del bisogno. E alla fine si è rivelato anche essere più importante, per la trama, di quanto avessi potuto pensare.
Carina anche la storia d'amore tra Sibyl e Rodric, che seppur non originalissima risulta comunque coinvolgente e ben sviluppata. 
Nel volume segnalo che ci sono comunque diverse allusioni esplicite a rapporti sessuali e tra la stessa protagonista e Rodric c'è spesso una sorta di tensione sessuale, oltre ad una scena spicy, per cui consiglio il libro ad una fascia d'età dai 15 anni in su.
Ho letto recensioni che parlano di un finale prevedibile, mentre io francamente non l'ho trovato così scontato, anzi, la verità dietro agli Omen e alle sorti delle sacerdotesse è ben congenita e interessante, e alcuni elementi  e rivelazioni sono stati per me una vera sorpresa. 
Anche il finale, che non è un vero e proprio finale dato che dovrà esserci un seguito, non me lo sarei aspettato così e devo dire che anche quello per me è stata abbastanza una sorpresa. Una storia che fa riflettere anche sul rapporto tra due tipi di poteri: quello degli uomini (posseduto dai sovrani) e quello religioso (che proviene dalle divinità), e di come anche la religione e le credenze delle persone possano essere usate come fonte di controllo sulla società e le persone.
 
  
 Sopra: Sulla copertina vediamo una ragazza (la protagonista) vestita per metà con un abito e per metà con un'armatura, e con gli occhi coperti. Bellissimi gli edges (a destra) con fiori, foglie e falene.

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