lunedì 27 febbraio 2017

Maria Antonietta. Il diario segreto di una regina di Benjamin Lacombe

"Maria Antonietta. Diario segreto di una regina" è un'opera creata dall'artista francese Benjamin Lacombe con la consulenza della storica Cecile Berly e che fa parte della Collection Metamorphose (a cui avevo dedicato degli speciali che potete trovare qui, qui, qui e qui, e in cui, nella quarta parte, avevo parlato sinteticamente anche di questo libro).

Sopra: La copertina dell'edizione italiana riprende quella della nuova edizione francese del 2015. Una copertina dall'aspetto e di fattura eleganti: con la costa ricoperta di velluto verde, il titolo scritto a lettere dorate e la prima di copertina decorata con ornamenti in rilievo.

L'opera si apre con un'introduzione di Cecile Berly, nella quale la storica spiega come la regina Maria Antonietta sia un personaggio la cui fama si è mantenuta nei secoli, destando l'interesse anche dell'artista Benjamin Lacombe il quale ha deciso di illustrare e di interpretare la vita di questa donna con i suoi lavori. 
Sempre nell'introduzione ci viene spiegato come Lacombe abbia voluto proporre al lettore una narrazione originale. Infatti, come suggerisce il complemento del titolo, questo libro illustrato è scritto sotto forma di un diario in cui Maria Antonietta parla di sé, inserendo anche le lettere (autentiche) ricevute dalla regina sua madre Maria Teresa d'Austria.
Nei diversi capitoli in cui è suddiviso il libro vengono affrontati diverse fasi della vita della regina, concentrandosi principalmente sulla sua vita privata, lasciando però intravedere anche dei fatti storici, a cui la vita di Maria Antonietta è inevitabilmente legata.
Il primo capitolo si intitola "La fine dell'infanzia" e narra, sempre sotto forma di diario della regina, gli eventi dei primi anni (dal 1770 al 1775) della principessa alla reggia di Versailles, come: il viaggio di Maria Antonietta per arrivare in Francia, il suo arrivo a corte, i rapporti con il Delfino, le prime feste, la sua routine quotidiana, gli scontri con la contessa du Barry (a cui Maria Antonietta non voleva rivolgere la parola), l'incoronazione in seguito alla morte del re e l'inizio della vita a Versaille come regina.
Il secondo capitolo si intitola "Le pene d'amore" è in esso la regina racconta inizialmente dei suoi problemi coniugali, legati al fatto che lei e il suo sposo non hanno ancora consumato il matrimonio e che quindi lei non ha ancora dato un erede alla Francia e, dopo la consumazione, Maria Antonietta scriverà dei suoi problemi a concepire. In questo capitolo la regina parla per la prima volta del Conte di Fersen, poi della nascita dei figli e infine della morte della madre Maria Teresa, con cui si chiude questo capitolo.
La terza parte, intitolata "Il teatro della vita", si apre con una Maria Antonietta gioiosa per essere riuscita a dare due figli al suo sposo, tra cui anche un maschio, che però ha una fragile salute. Avendo adesso compiuto il suo dovere di regina, Maria Antonietta decide di stabilirsi al Trianon, dove il Conte Fersen la va a trovare molto spesso, con grande gioia della donna. Mentre quest'ultima si intrattiene con passatempi come il teatro, sottovaluta una questione legata al fatto che qualcuno abbia acquistato a suo nome una collana d'immenso valore, evento che ben presto assumerà proporzioni allarmanti.
Il quarto e ultimo capitolo, da titolo di "Una rivoluzione", si apre con la triste notizia della morte del figlio maschio della sovrana, che si vede comunque costretta ad avere a che fare con una complicata situazione politica, con il popolo che minaccia una rivolta. Situazione che diventa sempre più critica quando la regina si rende conto di quanti nobili l'abbiano tradita e che le grandi corti d'Europa non intendono venire in loro soccorso. Il capitolo si conclude con la lettera di Maria Antonietta alla sorella, scritta poco prima dell'esecuzione.
Alla fine dell'opera è poi presente una lista che riporta gli eventi politici e privati della regina, accompagnati dalle relative date in cui sono accaduti, in ordine cronologico.

Sopra: Questa è l'ultima illustrazione che compare in questo libro illustrato, la quale mostra una regina dal volto totalmente inespressivo, con lo sguardo perso nel vuoto, avvolta da piatte di rose rosse, in compagnia solo dei suoi amati cagnolini. Qui Maria Antonietta non sfoggia nessuna complicata acconciatura, ma i suoi capelli appaiono completamente bianchi (così come lo erano diventati durante la prigionia), così come il suo pallido incarnato.

Le illustrazioni di Benjamin Lacombe, belle, originali, ricchissime di dettagli (vedere ad esempio gli abiti della sovrana o gli ambienti di corte) e di colori,  riescono a fornire molto bene un ritratto della regina, riuscendo a esprimere la sua complessità psichica ed emotiva.
Come scrive Cecile Beyle nella sua introduzione "I personaggi di Lacombe hanno un'espressione composta, come se non volessero esprimere le loro emozioni. L'illustratore preferisce raccontarli attraverso gli oggetti, i vestiti, la casa, anziché attraverso i sentimenti". Nelle illustrazioni dell'artista è infatti possibile cogliere tutta una serie di particolari che aiuteranno il lettore a conoscere e a interpretare l'interiorità e l'esteriorità di questa sovrana, il cui stile si sposa perfettamente con l'universo pittorico raffinato e inconfondibile di Lacombe.

Sopra: In quest'immagine l'artista ritrae la sua regina impegnata nelle prove di una rappresentazione teatrale. Da notare la ricchezza di particolari dell'ambiente, dell'abito e dell'acconciatura della regina.

Basta, ad esempio, osservare le acconciature e le parrucche che l'artista fa indossare alla sua regina (la quale, almeno per un certo periodo della sua vita, predilesse veramente acconciature smisurate in altezza, contornate da boccoli, trecce pendenti, piume, fiocchi, fiori, brocche di diamanti e perle): imponenti, complicate, stravaganti e in cui vi si intrecciano tutta una serie di oggetti che in realtà sono collegati alla vita della sovrana.

  
Sopra: Due immagini in cui sono ben evidenti le stravaganti ed elaborate acconciature con cui Lacombe  ha rappresentato la sua Maria Antonietta. L'immagine a sinistra, inoltre, è ispirata ad un quadro del 1783 realizzato da Elisabeth Vigée-Le Brun intitolato "Maria Antonietta con la rosa". Nell'immagine a destra, tra gli oggetti che adornano i capelli della regina, vediamo ad esempio un teschio (presente tra l'altro anche nell'acconciatura dell'immagine a sinistra), che simboleggia la sua futura morte, e un lucchetto sprovvisto di chiave, che simboleggia le sue difficoltà coniugali.

Ma le immagini realizzate da Lacombe servono anche a raccontare la vita privata della sovrana, in particolare i problemi col marito, il quale non consumerà il matrimonio per lungo tempo. In molte illustrazioni dell'artista è infatti possibile rendersi conto di questa allusione, in alcune anche piuttosto esplicita.
Nei disegni di Lacombe, inoltre, è impossibile non cogliere anche una sottile ironia verso la società francese e lo stile di vita della corte del Settecento, espressa dall'artista, ad esempio, proprio tramite le assurde acconciature di Maria Antonietta.

Sopra: In quest'immagine è ben evidente l'ironia di Lacombe, presente in diverse delle sue illustrazioni per quest'opera.

Queste immagini, inoltre, sono ricche di riferimenti, infatti alcune traggono ispirazione direttamente da dipinti e caricature dell'epoca, materiale che l'artista rielabora e che fa proprio, senza però tradirne la natura, ma accentuandone alcuni aspetti.

  
Sopra: L'illustrazione a sinistra, con cui Lacombe ha voluto rappresentare gli ultimi momenti di vita della regina, è chiaramente ispirata al dipinto (olio su tela) che vi ho riportato a destra realizzato da Elisabeth Vigée-Le Brun nel 1787 intitolato "Maria Antonietta e i suoi figli"

Sopra: Come riporta la nota scritta in piccolo sotto l'illustrazione, quest'immagine è ispirata a una caricatura del tempo, sulla quale è scritto: "La poule d'Autry(u)che. Je digere l'or, l'argent avec facilité. Mais la constitution, Je ne puis l'avaler" ("La gallina austriaca. Mangia oro e argento senza problemi. Ma la costituzione proprio non la digerisce").

Quest'opera di Benjamin Lacombe è un bellissimo libro illustrato in cui l'artista mette in risalto la figura di Maria Antonietta, intrecciata inevitabilmente ai fatti storici dell'epoca, soffermandosi su vari aspetti del suo carattere, della sua personalità, del suo stile, servendosi sia dei testi che delle illustrazioni dal gusto barocco, audace ma elegante, forti, ricche di colori e in cui ogni elemento, ogni dettaglio, conta.
Ne risulta un albo illustrato molto bello e raffinato, anche se con contenuti e immagini non adatti a bambini, in quanto destinato a un fascia di pubblico più grande, di adulti o perlomeno di adolescenti, i quali saranno in grado di cogliere maggiormente la complessità e la ricchezza di quest'opera.

Questo libro è stato pubblicato in originale in francese dalla Editions Soleil  nel 2014 con titolo "Marie-Antoinette. Carnet secret d'une reine" ed è stata edito in italiano nel 2016 dalla Rizzoli col titolo "Maria  Antonietta: il diario segreto di una regina". L'opera ha  96 pagine, la copertina rigida, misura 29,3 cm d'altezza e 24,5 cm di lunghezza e costa 26 euro. 

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 20 febbraio 2017

Jack Frost di William Joyce

In questo post vi parlerò di "Jack Frost" di William Joyce, uno scrittore, illustratore e regista che ha scritto e illustrato più di cinquanta libri per bambini. Quest'opera, in particolare, fa parte di una serie di libri illustrati dal titolo "I guardiani dell'infanzia" ("The guardian of childhood") che conta un totale di tredici titoli (ancora non tutti pubblicati) di cui 7 libri illustrati (tra cui "The man in the moon" e "The sandman: the story of Sanderson Mansnoozie") e cinque romanzi (tra cui "Nicholas St. North and the battle of Nightmare King" e "E. Aster Bunny and the warrior eggs at the Earth' Core!").

Sopra: La copertina di "Jack Frost," il terzo albo illustrato della serie de "I guardiani dell'infanzia" di William Joyce, ci mostra una delle illustrazioni presenti all'interno del libro e un titolo dorato.

Questo libro ci racconta le origini di Jack Frost prima che diventasse Jack Frost. Inizialmente il suo nome era Nightlight, un ragazzo che non sarebbe mai cresciuto, una creatura della luce, coraggiosa e gentile, dalla luminosa uniforme. Il suo migliore amico era l'Uomo nella Luna (Man in the Moon), che all'epoca era anch'esso molto giovane, e che Nightlight aveva giurato di proteggere.
Quando Pitch cercò di distruggere l'Uomo nella Luna Nightlight combatté per proteggere il suo amico, riuscendo a distruggere il galeone del nemico, precipitando però insieme ad esso sulla Terra, dove è destinato a rimanere per sempre un ragazzo congelato nel tempo. Nightlight precipiterà infatti dentro un lago ghiacciato, da cui verrà fuori rinato non più come una creatura della Golden Age, ma come un ragazzo della Terra, dotato di poteri legati al ghiaccio.
Nightlight, senza più il suo amico, comincerà a viaggiare per il mondo, navigando sui venti gelidi e serfando sulle nuvole, guadagnandosi il nome di Jack Overland Frost. Il ragazzo, senza memoria, si sente però molto solo, così l'Uomo nella Luna, che ha continuato a osservarlo per tutto il tempo, aiuta Jack Frost a vedere ciò che potrebbe lenire il suo cuore, e farlo ricordare. L'uomo nella Luna guida infatti l'amico da un gruppo di bambini che si erano persi nel bosco di notte, permettendogli così di salvarli, così Jack deciderà che il suo nuovo compito sarà quello di proteggere i bambini della Terra, facendo la guardia ai loro sogni e alle loro speranze.

Sopra: Nightlight assieme all'Uomo nella Luna, ancora giovane, prima dello scontro con Pitch e di diventare Jack Frost.

Le illustrazioni presenti i questo libro, realizzate sempre da Joyce, sono veramente molto belle, poetiche, ricche di fascino e nostalgiche, con degli splendidi colori dai toni brillanti e dei bei giochi di luci ed ombre. Le scene rappresentate dall'artista, inoltre, sono tutte di "ampio respiro", mostrando ciò che avviene nell'immagine abbastanza da lontano, lasciando quindi vedere al lettore buona parte dello sfondo, che l'artista cura arricchendolo di particolari, di colori e di sfumature, conferendo ad alcune illustrazioni molto movimento (alcune scene sono davvero mozzafiato).




Sopra: Alcune delle splendide illustrazioni di questo libro, le quali rappresentano scene viste da abbastanza lontano, in cui è possibile vedere bene il paesaggio circostante, ricco di colori, dettagli e sfumature. Notare i bellissimi colori utilizzati dall'artista per mostrarci, in queste scene, un cielo stellato di un blu intenso, un'alba e uno caldo paesaggio autunnale.

"Jack Frost" è un bel libro illustrato, con delle magnifiche illustrazioni e una storia interessante, anche se forse spiegata un po' frettolosamente in quanto in una quarantina di pagine si copre un arco narrativo molto lungo che comprende una storia piuttosto complessa, di cui alcune parti magari avrebbero avuto bisogno di un po' più di approfondimento (la battaglia con Pitch, ad esempio, è spiegata con due frasi). Probabilmente però, almeno le parti iniziali del libro, potrebbero risultare più chiare leggendo il primo titolo della serie "The man in the moon", in quanto l'inizio di quest'opera riprende alcune parti del primo titolo pubblicato (nel quale ad esempio viene mostrato il momento in cui i genitori dell'Uomo nella Luna affidano quest'ultimo a Nightlight per salvarlo da Pitch).

Questo libro illustrato è stato edito nel 2015 dalla Atheneum Books for Young Readers, la quale fa parte della Simon & Schuster Children's Publishing Division. L'opera ha 44 pagine, la copertina rigida dotata di una sovracopertina e misura 26 cm di altezza e 26 cm di lunghezza. Costa 15,54 euro

Come ho detto questo albo illustrato fa parte di una serie di libri (che non sono stati ancora tutti pubblicati), nel caso vi foste incuriositi ecco tutti i titoli:
I pictures books:
- "The man in the moon" del 2011 (per l'ed. italiana: "L'uomo nella luna" del 2012)
- "The sandman: the story of Sanderson Mansnoozie" del 2012
- "Jack Frost" del 2015

I romanzi :
- "Nicholas St. North and the battle of Nightmare King" del 2011 (per l'ed. italiana: "Nicholas Nord e la battaglia contro il re degli incubi" del 2012)
- "E. Aster Bunny and the warrior eggs at the Earth's Core!" del 2012 (per l'ed. italiana: "Il coniglio di pasqua e l'esercito delle uova" del 2013)
- "Toothiana: Queen of the Tooth fairy Armies" del 2012
- "The Sandman and the War of Dreams" del 2013

Sopra: Alcuni dei titoli pubblicati della serie di Joyce "The guardian of childhood". Quelli più in alto, con un formato più grande e la forma quadrata sono gli albi illustrati, mentre quelli più in basso, più piccoli e dalla forma rettangolare, sono i romanzi.

Curiosità: Se il nome e l'aspetto di alcuni personaggi di questa o di altre opere della serie vi ricordano quelli dei protagonisti del film d'animazione del 2012 della Dreamworks "Le 5 leggende" (in originale "Rise of the guardian") è perché questo film è proprio tratto da questa serie di libri realizzata da Joyce.

Sopra: Ecco i protagonisti del film d'animazione della Dreamworks "Le 5 leggende" (in originale "Rise of the guardian"), i quali comprendono: il Coniglietto di Pasqua, Babbo Natale, l'Omino dei Sogni (Sandman), la Fatina dei Denti e Jack Frost . Questi personaggi sono tutti tratti dai libri creati da Joyce.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 13 febbraio 2017

The fantasy world of Josephine Wall

Josephine Wall è un'artista nata nel 1947 in Inghilterra e che ha cominciato a dipingere fin da giovanissima. Oltre a dipingere, si dedica anche ad altre occupazioni creative come la scultura, la ceramica, progettare vestiti e murali, dipingere mobilia. L'artbook di cui vi parlerò adesso, che si intitola "The fantasy world of Josephine Wall", è una raccolta di più di un centinaio di dipinti realizzati da quest'artista.

Sopra: La copertina dell'arbook in cui sono stati raccolti più di un centinaio di dipinti realizzati da Josephin Wall, artista contemporanea molto apprezzata.

Dopo una dedica dell'artista al padre il libro si apre con un'introduzione, scritta dalla stessa Josephin Wall, che riporta alcuni suoi dati biografici, notizie sulla sua famiglia, sulle sue passioni, i suoi hobby e la sua arte. Dopo l'introduzione si entra nel vivo dell'opera, che è suddivisa in capitoli, preceduti da un titolo accompagnato da un'introduzione.
  1. La prima parte si intitola "The early years" e mostra, come suggerisce il titolo, i primi lavori eseguiti dalla Wall. Come lei stessa ci spiega, inizialmente dipingeva più che altro paesaggi e ritratti, ma presto cominciò a sperimentare e a introdurre nei suoi dipinti più elementi surrealisti e fantasy, venendo incoraggiata a sperimentare anche soggetti "etnici", come dimostrano alcuni dei dipinti riportati in questo primo capitolo.
  2. La seconda parte si intitola "Tree" è racchiude, come detto dal titolo, tutte opere in cui gli alberi e le piante sono il soggetto principale. L'artista è infatti molto legata alla natura, pensando agli alberi come a degli esseri belli, utili e dotati di un cuore.
  3. Il terzo capitolo, dal titolo "Fairies", raccoglie i dipinti in cui l'artista ha deciso di esplorare il misterioso mondo delle fate.
  4. I quadri del quarto capitolo, che si intitola "Children", riportano come protagonisti bambini di varie età. L'artista, come lei stessa spiega, ha preso spunto dai suoi figli (tre) e dai suoi nipoti (sette) che sono per lei una costante fonte di ispirazione, oltre che di modelli.
  5. La quinta parte, dal titolo "Goddesses" è dedicata alle dee che possono essere trovate in tutte le società, le storie e le leggende. Queste opere hanno soggetti alquanto disparati come: le dee che creano le stagioni, o lo spirito dell'inverno, la dea della luna, la regina della notte, Galadriel ecc... In questa raccolta di dipinti potremo trovare, come l'artista spiega, l'amore, la forza e la bellezza femminili.
  6. Il sesto capitolo si intitola "Bubble" e ha come soggetto principale le bolle, come esplicita il titolo. Infatti, quando i figli dell'artista erano piccoli, si divertivano, insieme alla madre, a fare le bolle e a immaginarci all'interno figure, mondi e storie.
  7. La settima parte è chiamata "Dreams" e nei quadri in essa raccolti sono rappresentate, per la maggior parte,  persone (specialmente donne) che dormono, mentre i loro sogni sono stati rappresentati dall'artista tutti intorno a loro.
  8. Nei dipinti dell'ottavo capitolo, chiamato "Stories", l'artista ha rappresentato, dandone una propria interpretazione, fiabe di autori come i fratelli Grimm, Andersen e Perrault, ma anche personaggi e vicende tratte dai racconti del folclore.
  9. La nona parte, intitolata "Romance", racchiude opere che mostrano scene romantiche con protagoniste delle coppie.
  10. Il decimo e ultimo capitolo si intitola "Fantasy e surrealism" e comprende i dipinti in cui l'artista ha lasciato libero sfogo alla propria immaginazione, entrando nel mondo del fantasy e del surrealismo.
Per tutte le immagini riportate in ciascun capitolo ne è stato riportato il titolo, accompagnato da un commento da parte dell'artista sul dipinto stesso, riguardo a ciò che rappresenta e a qual è il suo significato.

  
Sopra: Ho riportato due dipinti dell'artista presenti all'interno di questo libro, inseriti in capitoli differenti. Quello a sinistra, presente nella parte intitolata "Tree", si intitola"Tree of other lands", e, come riporta la descrizione dell'artista, è un albero speciale che può essere visitato solo dai bambini nei loro sogni. L'opera a destra, tratta dal capitolo col titolo "Dreams", si intitola "Psyche's dream" e rappresenta Psyche addormentata tra i fiori mentre sogna il volto di Eros, suo amante. 

I vari dipinti realizzati dalla Wall, e raccolti all'interno di questo arbook, sono molto belli, e si distinguono per la loro ricchezza di particolari. Ogni dipinto, infatti è estremamente curato, in ogni dettaglio, e ricchissimo di elementi. I colori di queste opere, di cui l'artista ne utilizza una vasta gamma, sono sempre brillanti e vividi.
Gli elementi che ricorrono maggiormente (quasi sempre) nei lavori della Wall, poiché si rifanno ai temi preferiti dall'artista, sono quelli naturali (come dimostra la presenza, nelle sue opere, di alberi, fiori, animali, paesaggi naturali) e quelli surrealisti e fantastici (fate e unicorni sono creature fantastiche presenti in molti quadri dell'artista). Un altro elemento molto presente nelle sue tavole è la figura umana, che la Wall utilizza per rappresentare uomini, donne, vecchi e bambini umani, oppure fate, dee, spiriti (soprattutto femminili) e personificazioni.
Le illustrazioni, sulle pagine dell'artbook, occupano solitamente un'intera facciata, talvolta anche due, mentre in una decina di facciate sono presenti due immagini per ciascuna pagina.

  
Sopra: In queste tre immagini, sempre presenti all'interno di questo arbook, si possono facilmente notare gli elementi tipici che contraddistinguono lo stile e il gusto di questa artista: prima di tutto la ricchezza di dettagli e gli splendidi colori, ma anche la forte presenza di elementi naturali quali piante, fiori, animali, fiumi e la componente fantasy, nonché la presenza della figura umana, utilizzata dall'artista per rappresentare nel dipinto in alto a sinistra ("Sandeness of Gaia") la dea della Terra , in quello in alto a destra (intitolato "Spirit of wind") lo spirito del vento e in quello più i basso (intitolato "Titania and Oberon two")  le fate Titania e Oberon.

Questo artbook contiene 117 immagini a colori dei dipinti di Josephin Wall, opere ricchissime di dettagli e particolari e con dei bellissimi colori, capaci di trasportare l'osservatore in mondi gentili, delicati, incantati e magici; il formato piuttosto grande del libro, inoltre, permette di apprezzare bene tali immagini. Un ottima raccolta per tutti gli coloro che amano quest'artista o a cui piacciono le sue opere e il suo stile.

Questo artbook è stato pubblicato nel 2005 dalla E. Leta Davis; ha 128 pagine, la copertina flessibile, e misura 30,5 cm d'altezza e 24 cm di lunghezza. Costa poco più di 15 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 6 febbraio 2017

In bocca al lupo di Fabian Negrin

L'albo illustrato di "In bocca al lupo" di Fabian Negrin rivisita la famosa fiaba di "Cappuccetto Rosso" proponendone una diversa prospettiva: quella del lupo. Ma non di un lupo cattivo, bensì quella di un tranquillo animale che vive nel bosco e che uccide sì altri animali, ma non per cattiveria, ma solamente perché è nella natura dei lupi.

Sopra: La copertina di "In bocca al lupo", opera che rivisita la fiaba di "Cappuccetto Rosso", ci mostra la protagonista della fiaba, vestita con un curioso abito rosso, mentre avanza nel fitto bosco ricco di verdi.

Come ho detto all'inizio questa storia di Cappuccetto Rosso è scritta, in prima persona, dal punto di vista del lupo, il quale si rivolge direttamente al lettore. Quest'opera, infatti, inizia con questa frase: "Mi chiamo Rodolfo, e sono un lupo."
Rodolfo, quindi, ci parla un po' della vita nel bosco e di come, un giorno, abbia incontrato una bella creatura, vestita di rosso, che non aveva mai visto prima. Per conoscerla meglio, senza spaventarla col suo aspetto, il lupo si traveste da foresta e le chiede che cos'è e dove sta andando, e la bambina gli risponde che sta andando dalla nonna a portarle uno specchio. Il lupo, pensando che la nonna dovesse essere ancora più bella della bambina, corre alla casa della vecchia per vederla, ma, quando si trova danti a una creatura così brutta, vecchia e rugosa, decide di mangiarla in un boccone per non averla più davanti agli occhi.
Quando la bambina bussa alla porta il lupo si traveste con i vestiti della nonna e si infila nel letto. La bambina dopo essere entrata ed aver appeso il nuovo specchio, vede il lupo travestito da nonna con le sue vere sembianze, ma non si spaventa, purtroppo, però, inciampando nelle ciabatte della nonna finisce in bocca all'animale e poi nel suo stomaco, senza che il lupo possa far nulla.
Il lupo, allora, passa le notti a disperarsi ma, quando vede un'altra bambina, con i baffi, un cappello e un bastone di metallo con un buco, gli va incontro pensando che possa aiutarlo a liberare la bambina che aveva nella pancia. Il cacciatore, però, gli spara, e poi tira fuori la ragazzina dalla sua pancia, così ora Adolfo non è più solo un lupo, ma un angelo-lupo.

Sopra: In una delle ultime tavole del libro si vede la bambina portata in salvo dal cacciatore e, nell'angolo a destra, il lupo Adolfo diventato un angelo-lupo.

Le immagini di questo albo illustrato, realizzate da Fabian Negrin, sono molto belle e originali. Sono illustrazioni ricche di particolari, dai toni caldi e brillanti, tra cui spiccano i verdi della foresta, casa del nostro lupo, e dell'abito rosso della bambina (il rosso e il verde, inoltre, sono colori complementari, cioè colori che messi l'uno accanto all'altro si esaltano a vicenda). Vi sono però anche un paio di tavole, che rappresentano i momenti più drammatici della storia (quello in cui il lupo si dispera per aver mangiato a bambina e quella in cui il cacciatore gli spara), in cui a predominare sono invece colori più scuri.

  
Sopra: In quest'opera di Negrin predominano tavole dai colori accesi e brillanti, in particolare quelle in cui sono presenti i rossi e verdi (come nel caso dell'immagine a sinistra), tuttavia vi sono anche un paio di casi (di cui uno riportato qui sopra a destra, in cui il lupo ulula alla luna il suo dolore per aver ingoiato la bambina) in cui predominano tinte più scure, per rappresentare le scene più drammatiche.

In quest'opera, inoltre, l'artista ha adottato alcune scelte rappresentative interessanti: ad esempio, quando il lupo, dopo aver incontrato la bambina, decide di prendere una scorciatoia per arrivare prima alla casa della nonna, viene rappresentato dall'artista mentre attraversa la pagina del libro, per poi sbucare, attraverso un buco, nella pagina successiva, in cui giunge alla casa della vecchia.

  
Sopra: In queste pagine, in cui il lupo decide di prendere una scorciatoia per arrivare prima alla casa della nonna, l'artista rapprenda l'animale mentre attraversa la pagina per poi riapparire, dalla pagina stessa, in quella successiva.

Anche la rappresentazione dell'incontro tra la bambina e il lupo travestito da nonna è alquanto interessante, in quanto Negrin ha rappresentato la scena ponendo il lettore davanti al letto della nonna, il quale però non ci viene mostrato interamente, ma un po' spostato di lato.  Cappuccetto Rosso, invece, è posta di spalle rispetto al lettore, intenta a guardare la nonna nel letto, la cui vera identità viene però rivelata dall'immagine riflessa nello specchio appeso su una parete accanto al letto.

Sopra: Interessante il modo in cui l'artista ha rappresentato il momento in cui la bambina si confronta con il lupo travestito da nonna. In questa tavola infatti la protagonista (di cui si può apprezzare il singolare abito rosso dal cappuccio appuntito e con una sorta di strascico) dà le spalle al lettore, mentre il letto della nonna, e la nonna/lupo stessa, sono stati posti ad un lato dell'illustrazione, mentre, sulla lato destro, lo specchio appeso alla parete rivela la vera identità del lupo.

Questo albo illustrato di Fabian Negrin è un'opera che rivisita la fiaba originale di "Cappuccetto Rosso" per stravolgerne i ruoli comuni, d'altronde, come riportato anche sul blog di Orecchio Acerbo (qui), la storia presente in quest'opera vuol essere "Un invito a non a scolare il suono di una sola campana, a ricercare sempre le ragioni degli altri. Un invito di un autore solito a riflettere, e a fra riflettere, sui luoghi comuni". Certo, il fatto di presentare uno stravolgimento di ruoli, specialmente in una fiaba, non è una cosa nuova (vedere, ad esempio, "Versi perversi" di Roal Dahl del 1982, oppure "Favole a rovescio" di Gianni Rodari, illustrato da Nicoletta Costa, del 2008 ), tuttavia le illustrazioni dell'artista, oltre che la storia, fanno di questo libro un'opera sicuramente degna di nota. Inoltre, una cosa che la differenzia rispetto ad altri titoli che presentano un'idea simile (la rivisitazione di una fiaba con un stravolgimento dei ruoli), è il fatto che nella storia scritta in questo libro la bambina non venga mai chiamata "Cappuccetto Rosso", ma sempre e soltanto "bambina". E' quindi interessante constatare come nella fiaba raccontata in questo albo il lupo possegga un nome proprio, mentre quella che dovrebbe essere la protagonista possegga solo un appellativo generico (così come accadeva d'altronde con la figura del lupo, antagonista della vicenda, nella fiaba originale).

Quest'opera è stata pubblicata nel 2003 dalla Orecchio Acerbo; ha 28 pagine e misura 27 cm d'altezza e 20 cm di lunghezza. Costa 9,50 euro.

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lunedì 30 gennaio 2017

Il libro delle terre immaginate di Guillaume Duprat

Oggi sappiamo che la Terra è un pianeta rotondo (più precisamente un geoide), di cui conosciamo l'età, i movimenti, la disposizione dei suoi continenti, la grandezza, la composizione interna. Tuttavia è solo in tempi piuttosto recenti che l'uomo ha potuto arrivare a conoscere con una certa sicurezza (di cui ci sono comunque ancora dei punti ancora relativamente certi, poiché impossibili da verificare direttamente) il luogo su cui vive e in cui abita da più di quattro miliardi e mezzo di anni. Tuttavia gli esseri umani si sono sempre chiesti come fosse nato, che aspetto avesse o come funzionasse il mondo su cui loro vivevano.
L'albo illustrato "Il libro delle terre immaginate" di Guillaume Duprat, raccoglie così al suo interno le molteplici idee, ipotesi, rappresentazioni, che uomini di continenti e culture differenti si sono fatti, nel corso dei secoli, dei nostro pianeta blu. Insomma, come se la immaginavano i nostri antenati la Terra?

Sopra: Sulla copertina dell'opera "Il libro delle terre immaginate" sono state rappresentate alcune delle "terre immaginate" di cui parla il titolo, tra cui, ad esempio, quella a forma di pera immaginata da Cristoforo Colombo, oppure quella piatta e tonda con un palo posizionato al centro immaginata dai Dogon.

"In questo libro scoprirete innumerevoli visioni della Terra, talvolta bislacche, talvolta estremamente pertinenti: geografie, reali o simboliche, alle quali hanno creduto antichi saggi, scienziati, sciamani, esploratori. Terre "immaginate", insomma, che racchiudono tesori di creatività e poesia…."
Andiamo quindi a scoprire quali sono queste terre immaginate.
Quest'opera è suddivisa in vari capitoli, in ciascuno dei quali viene affrontato una differente tipologia di terra: nel primo capitolo si parla delle terre-isole, nel secondo delle terre poligonali, nel terzo di quelle circolari, nel quarto di quelle sferoidali e nel quinto della Terra così come la conosciamo oggi.
In ogni capitolo vengono riportate le visioni e le concezioni del mondo provenienti da differenti popoli, culture e continenti, appartenenti a diversi periodi storici.
Nel primo capitolo, in particolare, vengono presentate le visioni più antiche della Terra, provenienti da paesi come l'Indonesia, la Russia, il Brasile, l'india, il Congo, l'Australia, la Grecia… Qui emerge una concezione di una Terra piatta, spesso sorretta da giganteschi animali (nel V sec. gli Indù credevano ad esempio che la Terra fosse sorretta da quattro elefanti posti ai quattro angoli del mondo, che poggiano su un'immensa tartaruga, la quale si riposa su un enorme serpente).
Nel secondo capitolo, quello delle terre poligonali, si può vedere come gli uomini abbiano cercato di dare una forma più recisa e definita del pianeta, servendosi dei punti cardinali, e associandolo così a forme geometriche: rettangolare (Grecia, VI sec.), quadrato (Cina, II sec. a.C.), a croce (Aztechi, XVI sec.), triangolare (gli indiani Achumawi, XX sec.) ecc. ….
Il terzo capitolo tratta delle terre circolari e della loro geografia, così come le percepivano i Greci (nel VIII-VII sec a.C.), oppure i Persiani (Iran, VI sec. a.C.), o i Babilonesi (Iraq, VII-VI sec. a.C), e molti altri ancora.
Nel quarto si cominciano a trattare le Terre sferoidali, partendo dalle ipotesi dei Greci nel V sec. a.C. e passando per le idee di Cristoforo Colombo (XVI sec), il quale immaginava una Terra a forma di pera, o a quelle di Isaac Newton  (XVII-XVIII sec.), che suppose che la Terra fosse schiacciata ai poli. In questo capitolo verrano inoltre trattate anche le teorie che si interrogavano sulla composizione interna della Terra.
Il quinto e ultimo capitolo, il più breve, ci parla di come la Terra, nel XX secolo, si sia finalmente disvelata ai nostri occhi attraverso le spedizioni ai poli che chiudono l'epoca delle esplorazioni, gli studi geofisici e sismologici e, infine, grazie alle immagini dallo spazio.

Sopra: Gli Indù nel V sec. credevano che la Terra fosse sorretta da quattro elefanti posti ai quattro angoli del mondo, che poggiano su un'immensa tartaruga, la quale si riposa su un enorme serpente, così come l'autore ci mostra in quest'immagine 

Le illustrazioni presenti all'interno del libro servono a mostrare quanto spiegato, per permettere al lettore di capire meglio quanto scritto, facendoglielo così anche visualizzare. I disegni rappresentano infatti le varie visioni della Terra a cui gli uomini hanno pensato, alcune di queste illustrazioni, inoltre, sono composte anche da finestre che possono essere sollevate per mostrare al lettore cosa si cela al di sotto di esse. Oltre alle immagini delle tante visioni della Terra, Duprat ha inoltre rappresentato gli uomini che credevano e che hanno dato vita a queste visioni, disegnandoli con il loro aspetto e i loro abiti tradizionali.

  
Sopra: Le illustrazioni presenti all'interno del volume servono a spiegare meglio quanto descritto nel testo, sempre con questo scopo alcune immagini sono dotate anche di finestre che possono essere sollevate, come mostrato ad esempio nelle immagini qui sopra che rappresentano l'interno della Terra così come lo aveva immaginato Athanasius Kircher (Germania, XVII sec.)

  
Sopra: In questa pagina, tramite l''illustrazione, viene spiegato e mostrata al lettore la visione simbolica del mondo dei Minangkabaus (abitanti dell'isola di Sutra, in Indonesia) secondo i quali la terra poggerebbe su un curioso edificio composto da un bufalo gigante in equilibrio su un enorme uovo a sua volta appoggiato su un enorme pesce. Inoltre l'illustratore, oltre rappresentare la visione del mondo di questo popolo, ne ha rappresentato anche un abitante vestito con gli abiti tradizionali.

Questo libro illustrato è a tutti gli effetti un'opera divulgativa, frutto delle ricerche di Duprat, adatta ad adulti e a bambini. Un'opera, questa, ricca di informazioni e in grado di farci riflettere sul fatto che ciò che oggi sappiamo, e che diamo per scontato di conoscere, è in realtà frutto di lunghe ricerche e svariate ipotesi (talvolta anche piuttosto fantasiose) che si sono sviluppate ed evolute nel corso di secoli e secoli. E' inoltre interessante che questo libro comprenda, tra le varie visione della Terra, oltre che quelle elaborate in differenti periodi storici, quelle provenienti da tutto il mondo, comprese quelle create da popoli a noi probabilmente sconosciuti.
Una bella opera, sintetica ma accurata, che affronta in modo chiaro e anche accattivante un argomento molto interessante ma spesso dato per scontato.

Quest'opera è stata edita nel 2008 dalle Editions du Seuil col titolo "Le livre des terres imaginées" e nel 2009 in italiano da L'ippocampo junior. Ha la copertina rigida e misura 27,7 cm d'altezza e 26,5 cm di lunghezza, ha 62 pagine e costa 19,90 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

martedì 24 gennaio 2017

Journal 3 (Gravity Falls) di Alex Hirsch e Rob Renzetti

"Gravity Falls" è una serie americana originaria di Disney Channel creata da Alex Hirsch nel 2012 (e arrivata in Italia nel 2014). Protagonisti di questa serie sono due fratelli gemelli di 12 anni: Dipper e Mabel, mandati in vacanza dai genitori dal loro prozio Stan Pines, il quale gestiste un negozio chiamato "Il regno del mistero" (in originale "The Mistery Shack") nella cittadina di Gravity Falls, nell'Oregon. All'inizio dell'estate Dipper trova nel bosco un misterioso diario (su cui è scritto il numero 3) di un autore ignoto, nel quale vengono riportati numerosi misteri e strane creature che vivono in questa cittadina. Nel corso della serie (composta da due stagioni per un totale di 40 episodi) i due fratelli dovranno affrontare vari misteri, imbattendosi nelle stravaganti (e talvolta pericolose) creature descritte nel diario.
Vi racconto ciò perché nel 2016 è stata rilasciata, in inglese, la copia fisica del "Diario #3", che sarà appunto l'argomento di questo post.

Sopra: L'immagine della sovracopertina del "Journal 3" riprende la copertina del volume che si vede nella serie animata.

  
Sopra: A sinistra ecco come appare la copertina della copia cartacea del "Journal 3", messa a confronto con quella, nell'immagine a destra, del volume presente nel cartone.

Come ho detto questo diario si basa su quello della serie animata, riprendendolo fedelmente. Quest'opera si potrebbe considerare suddivisa in tre parti, legate agli eventi del cartone.
La prima parte è quella scritta dall'autore originale del diario nella serie animata, la cui identità rimarrà avvolta dal mistero  fino alla seconda stagione inoltrata. In questa parte sono contenute varie informazioni su alcune delle strane creature che vivono a Gravity Falls (tra cui i nani, l'uomo falena, gli "Scampfire", il Leprecorno, i non morti, i fantasmi, il "Gremloblin", ecc…), su alcuni fenomeni particolari che l'autore ha notato manifestarsi in questa cittadina (come il caso delle porte maledette, le "Cursed Doors", o dei "Portal Potty", sistemi di deformazioni spaziali), su articoli magici (tra cui il "mantello dell'occasionale invisibilità" o la "cravatta della possessione") e incantesimi.

 
Sopra: In quella che si può considerare come una prima parte dell'opera sono contenute molte informazioni riguardanti anche le strane creature che abitano a Gravity Falls, tra cui il Greamloblin, di cui sopra potete vedere le relative pagine del "Diario #3" che ne parlano. A sinistra ho riportato l'immagine delle pagine della copia cartacea, mentre a destra vi sono quelle tratte da un fotogramma del cartone.

In questa parte sono però contenute anche informazioni riguardanti l'autore stesso del diario e la storia di Gravity Falls, nonché gli incontri dell'autore con la sua "Musa" (una creatura a forma di triangolo che chi ha visionato la serie animata conosce bene). Sempre in questa prima parte l'autore scriverà a proposito della costruzione di un macchinario (un portale interdimensionale). Per aiutarlo nella costruzione di questo portale l'autore chiamerà anche un suo vecchio amico dell'Università (a cui si riferirà nel diario come "F") a fargli da assistente. Sarà quest'ultimo a costruire un arnese chiamato "Memory Gun", una pistola capace di risucchiare i ricordi dalla mente delle persone per farli dimenticare. Sempre in questa prima parte l'autore del diario spiega come, assieme ad F, hanno fatto costruire un bunker per poter eseguire delle ricerche sulle creature più pericolose che avrebbero trovato dall'altra parte del portale. L'autore continua a scrivere, poi, della scoperta dell'identità e delle vere intenzioni della sua "Musa" e della sua paura che essa possa prendere controllo della sua mente.
In quella che io considero come una seconda parte del diario, a continuare a scrivere non è più l'autore misterioso ma il protagonista della serie animata: Dipper, colui che ha trovato il libro nascosto nella foresta. In questa parte sarà Dipper, e talvolta anche Mabel, a raccontare le proprie avventure a Gravity Falls, in cui hanno incontrato o dovuto affrontare strane creature (alcune già descritte nella prima parte, mentre altre totalmente nuove) o eventi particolari (come il loro incontro con il vero fondatore di Gravity Falls: l'ottavo presidente e mezzo degli Stati Uniti Quentin Trembley). In questa parte Dipper e Mabel presenteranno poi anche alcuni personaggi della serie animata, tra cui: il vecchio McGucket, il Piccolo Gideon (l'antagonista principale della prima stagione), Wendy Corduroy (un membro del personale del Mistery Shack, nonché interesse amoroso del protagonista) e Soos (il tuttofare del Mistery Shack).
In quella che si può considerare la terza parte dell'opera si assiste al ritorno del vecchio autore, che ricomincerà a scrivere il "Diario #3" raccontando cosa gli era accaduto, cosa ha visto oltre il portale interdimensionale, come ha fatto a ritornare, e riportando le sue opinioni a proposito di coloro che abitano e lavorano ora al Mistery Shack (come ad esempio Mabel, Dipper, Wendy e Soos). In quest'ultima parte, in cui saranno presenti comunque anche interventi di Dipper e di Mabel, vengono narrate, tramite le voci dei vari personaggi, gli ultimi eventi della serie di "Gravity Falls".

Questo diario, così come quello della serie animata, è accompagnato da illustrazioni. Questi disegni sono stati realizzati da Andy Gonsalves e Stephanie Ramirez, anche se teoricamente (per finzione) essi dovrebbero essere stati fatti dagli autori impliciti (quelli di cui il lettore si costruisce un'immagine attraverso la lettura dell'opera), nonché anche narratori, del diario, e cioè soprattutto l'autore misterioso e Dipper (ma anche talvolta Mabel).
I disegni all'interno dell'opera riprendono lo stile del cartone: con linee pulite, chiare, e tondeggianti. E' interessante vedere come, in base all'autore che in un certo momento scriveva il diario, lo stile delle illustrazioni cambi un po', poiché teoricamente in quel momento sta scrivendo e quindi disegnando un'altra persona. Mentre lo stile dei disegni tra l'autore misterioso del diario e di Dipper non variano molto, ci si può accorgere del cambio di stile soprattutto tra le illustrazioni di questi due e quelle di Mabel o di Soos.

  
Sopra: A sinistra uno dei disegni realizzati da Mabel (la gemella di Dipper), e a destra un'illustrazione realizzata invece da Soos (il tuttofare del Mystery Shack). Come si può notare confrontando queste immagini con le altre del libro (realizzate per la maggior parte dall'autore misterioso del volume e da Dipper) lo stile utilizzato è differente, così da dare al lettore l'idea che coloro che stanno scrivendo sul diario siano effettivamente persone diverse.

Le illustrazioni, così come le pagine, presenti in questo volume riprendono comunque molto fedelmente quelle del diario che si vede nella serie animata, ed è interessante (nonché piuttosto divertente per i fan della serie) mettere a confronto le varie pagine che si riescono a vedere nel cartone con quelle presenti materialmente in questo libro, oppure vedere, anche, come alcune illustrazioni presenti in questo volume riprendano eventi e personaggi visti nella serie.

  

  
Sopra: Nelle immagini a sinistra (fotogrammi del cartone) vengono mostrate alcune pagine del "Diario #3" che si vedono nella serie animata. Nelle immagini a destra vi mostro invece le pagine tratte dalla copia cartacea che, come potete vedere, sono estremamente simili a quelle del diario del cartone. 

  
Sopra: Poiché in alcune pagine scritte nel diario vengono trattate le avventure vissute dai personaggi della serie animata, è interessante trovare nella copia fisica illustrazioni che riprendono personaggi apparsi nel cartone, così come accade nelle immagini qui sopra, in cui a sinistra vediamo un fotogramma tratto dal cartone in cui è presente un personaggio (Rumble McSkirmish, che prende ispirazione, parodizzandoli, dai personaggi dei videogiochi di combattimento in 2D degli anni '90) che vediamo essere stato poi disegnato poi nel diario cartaceo (a destra). 

Questo "Journal 3" è una copia fedele del "Diario #3" che appare nella serie animata, una riproduzione fatta con cura e attenzione che non deluderà i fan del cartone (pubblico a cui questo prodotto è specificatamente rivolto), che saranno sicuramente molto contenti di potervi ritrovare personaggi, retroscena, chicche e vari collegamenti con la serie animata (e anche dei codici e delle scritte criptate da poter tradurre). Per coloro che invece non hanno visionato la serie probabilmente quest'opera risulterà comunque interessante, ma non riuscirebbero a cogliere i molti collegamenti col cartone che rappresentano comunque il pezzo forte di questo libro. Potrebbero inoltre avere alcune difficoltà a seguire gli eventi descritti nel diario, rischiando magari di non comprendere appieno la portata della storia in esso riportata. 

L'opera è stata edita nel 2016 dalla Disney Press, ha 288 pagine e la copertina rigida dotata anche di sovracopertina. Essa misura 24,8 cm d'altezza e 19,3 cm di lunghezza e costa 19,99$ (su internet il costo varia tra 14, 80 euro e 17,28 euro).
P.S. Curiosità: il 25 ottobre del 2016 è stata messa in vendita un'edizione, in inglese, in tiratura limitata per collezionisti del "Diario #3" (del tutto uguale al volume della serie animata) con copertina rilegata in pelle, decorazioni in metallo e dotata di una lente di ingrandimento come quella vista nella serie animata. Questa copia contiene inoltre gli inserti scritti con inchiostro invisibile (così some il diario del cartone) sensibile alla luce nera (o luce UV), il tutto comprende anche una dedica di Hirsch. Tale copia costa 150$.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 16 gennaio 2017

Biomechanical Circus di Giorgio Finamore

In questo post vi parlerò di un silent book edito nel 2012 dalla Logos, una casa editrice che, nella sua sezione dedicata ai libri illustrati (chiamata appunto ILLUSTRATI)  ha pubblicato diversi titoli molto interessanti e degni di nota (tra cui ad esempio tutti gli albi di Stefano Bessoni, di cui finora ho recensito quattro volumi). Anche questo libro "Biomechanical circus" di Giorgio Finamore si presenta come un titolo alquanto particolare e differente dai soliti libri illustrati per bambini.

Sopra:  La copertina di "Biomechanical circus" mostra una delle creature del circo realizzate da Finamore, in questo caso un clown meccanico.

All'inizio di questo silent book troveremo una (nonché unica) frase che recita: "Programmate per esibirsi in spettacolari compiti e attrazioni, le macchine sono presenza quotidiane dal cigolio sinistro"
L'opera è divisa in due parti: nella prima il lettore verrà invitato dal padrone del circo, con un gesto del braccio, ad entrare nel tendone per assistere allo spettacolo, mentre l'uomo lo fissa dall'alto in basso con uno sguardo freddo e duro, metallico.
Ciò a cui assisteremo girando le pagine di questo libro sarà in effetti uno spettacolo circense, con un annunciatore, musicisti, clown, artisti ed animali che si esibiscono … Ma i personaggi che prenderanno parte allo spettacolo sono tutte creature in parte uomini (o animali) e in parte meccaniche: esseri dalla pelle grigiastra i cui corpi sono fusi a parti meccaniche. Abbiamo ad esempio l'annunciatore che viene rappresentato come un uomo con cappello a cilindro senza gambe e con al posto della bocca un megafono; un'intera band di musicisti i cui strumenti fanno parte del loro corpo (talvolta essi SONO addirittura  il loro corpo); clown che al posto delle gambe hanno apparati meccanici e dai cui corpi escono cavi elettrici; maghi che, nonostante l'aspetto simile a un essere umano, in realtà non sono altro che robot e bambole meccaniche; perfino gli animali sono creature costituite da cavi e parti metalliche ….

Sopra: Il proprietario del Biomechanical Circus invita il lettore, guardandolo dall'alto verso il basso con uno sguardo gelido, ad entrare nel suo tendone (percorso da tubature) per assistere allo spettacolo in cui si esibiranno presentatori, equilibristi, musicisti, clown, maghi, fachiri, comatosi di leoni, lanciatori di coltelli, e molti altri personaggi tutti composti da parti meccaniche. La scimmia che in questa immagine compare accanto all'uomo sarà proprio l'ultima ad esibirsi nello spettacolo, suonando un organetto.

Il lettore potrà così assistere, come già detto, a uno spettacolo composto da molteplici esibizioni ad opera di diversi artisti e animali: band di musicisti, un equilibrista, una contorsionista, un fachiro, clown, un mago, un ipnotizzatore, un uomo forzuto, un mangiatore di spade, un domatore di leone, l'uomo che si spara col cannone, un lanciatore di coltelli, elefanti, tigri, leoni, cavalli e anche una scimmia che suona l'organetto.
Finito lo show principale inizia la seconda parte del volume, intitolata "Industrial freak show", come se l'autore, dopo aver fatto assistere il lettore allo spettacolo, lo portasse ora a visitare un'altra attrazione del circo: il freak show (o sideshow), appunto, come quelli che si trovavano accanto ai Luna Park nell'Ottocento (in voga soprattutto negli Stati Uniti), in cui la gente poteva ammirare i cosiddetti "scherzi della natura". 
In questa parte verranno mostrati al lettore una serie di persone, anche in questo caso composte da parti meccaniche, che nell'Ottocento comparivano in questo genere di spettacoli: gemelli e gemelle siamesi, la donna cannone, la donna barbuta, e un uomo elefante (con un chiaro riferimento al protagonista affetto dalla sindrome di Proteo del film biografico Elephant Man del 1980).

Sopra: Questo personaggio dell' "Industrial freak show" di Finamore è chiaramente ispirato al protagonista del film biografico del 1980 Elephant Man, affetto dalla sindrome di Proteo.

Questi personaggi meccanici dalla pelle grigiastra si stagliano nella maggior parte dei casi su sfondi neri, nei quali talvolta si intravede qualche sprazzo di sfondo (costituito dal tendone a righe del circo e dai cavi e dalle tubature che lo percorrono).
Come ho già detto i protagonisti di quest'opera sono creature con corpi deformi, nella maggior parte dei casi mutilati, e fusi a parti metalliche e tecnologiche che diventano parte integrante di loro. Non a caso, in un'intervista (questa), l'autore spiega appunto che "Il tema principale delle mie elaborazioni è il rapporto simbiotico tra l'uomo e la tecnologia, spinto verso estremi scenari verso cui il corpo e la macchina si uniscono in ibridi cibernetici. La Biomeccanica è appunto la forma estrema, l'ultimo stadio metamorfico e potentemente allucinatorio di questo rapporto". Ciò che Finamore vuole mostrare è il legame tra l'uomo e la macchina, e in particolare la visione dell'uomo come macchina "Programmata a svolgere determinate funzioni nel contesto sociale", fino a restare intrappolato, in alcuni casi, dal lavoro, dalla burocrazia, dal consumismo "E reso in tutto e per tutto assimilabile ad un meccanismo metallico o ad un circuito elettrico". Come l'autore continua a spiegare "La diversità delle varie attrazioni circensi rappresenta lo spettacolo della varietà (il varietà) di persone cerebralmente e fisicamente programmate in azioni ed esibizioni nel corso della vita di tutti i giorni".

Sopra: I musicisti del circo (una delle molteplici attrazioni offerte durante lo spettacolo) di Finamore hanno corpi deformi, fusi con i loro strumenti, che diventano parte di loro. Questi personaggi sono persone/macchine che possono svolgere alla perfezione un'unica funzione (cioè suonare un determinato strumento), quella per cui sono stati costruiti.

In questo circo però, come ho già detto, non sono presenti solamente persone, ma anche animali, nei quali la componente meccanica è ancora più evidente rispetto ai personaggi umani. Comunque, le illustrazioni che rappresentano tutti i protagonisti di questo spettacolo circense sono state realizzate con una gran cura per i dettagli (basta osservare ad esempio alcune parti meccaniche) e per i giochi di luci ed ombre, prestando attenzione a fondere le parti biologiche e quelle meccaniche con precisione, in modo che apparissero il più possibile realistiche.
I colori utilizzati dall'illustratore sono solamente: il nero (delle ombre e degli sfondi), il grigio, e il bianco (dei punti luce e dei riflessi sui corpi e sulle parti meccaniche), che contribuiscono a creare un'atmosfera e delle illustrazioni cupe, anche se molto suggestive.

Sopra: Non solamente gli umani appaiono fusi a parti meccaniche in questo circo, ma anche, e soprattutto, gli animali, come nel caso di questo cavallo. Notare inoltre la cura per i dettagli nel rappresentare tutte le varie componenti meccaniche della bestia e  l'utilizzo di soli tre colori (bianco, nero e grigio).

I disegni di Finamore si ispirano, come lui stesso ha spiegato durante un'intervista, alle opere di Hans Ruedi Giger, d'ispirazione simbolica e surrealista, a Hieronymous Bosch ed ad altri pittori e illustratore che hanno avuto a che fare col grottesco e la poetica dell'immaginario, tra cui Johann Heinrich Fussli, Mauritus Cornelis Escher, Edvard Munch ecc...

Quest'opera si distingue sicuramente tra i libri illustrati e i silent book per le sue atmosfere e i disegni cupi, nonché per le tematiche. In questo albo l'autore, come lui stesso spiega,  ha voluto rappresentare il rapporto simbiotico la l'uomo e le macchine, fino a fonderli insieme. Un rapporto che mostra come anche l'uomo, proprio come una macchina, sia costretto (consapevolmente o meno), programmato, a svolgere determinate mansioni dettategli dal contesto sociale, intrappolato (talvolta anche schiavizzato) dal lavoro, dalla burocrazia e dal consumismo. L'illustratore ha deciso di rappresentare questa simbiosi, questa associazione tra l'uomo e la macchina attraverso l'allegoria del circo, luogo in cui artisti di vario tipo, durante lo spettacolo, entrano in scena per esibirsi nel loro numeri. Finamore rappresenta quindi questi personaggi come "Persone cerebralmente e fisicamente programmate in azioni ed esibizioni nel nel corso della vita di tutti i giorni". Nel freak show industriale della seconda parte l'autore ha poi voluto evidenziare, come sempre lui spiega, "In modo ancora più estremo la natura umana che possiede sin dalla nascita caratteri primordiali ed artificiali, un senso di mostruosità che alcuni portano dentro di sé ancora prima di nascere".
Il punto di vista dell'autore, il quale esprime attraverso la metafora del circo un rappresentazione dei ruoli dell'uomo in rapporto alla società in cui vive, e del suo rapporto con le macchine e la tecnologia, è molto interessante ed era già stato trattato fin dagli inizi del Novecento. Pirandello, ad esempio, parlava di come l'uomo, nonostante il flusso continuo della vita fosse un un continuo divenire, cercasse di cristallizzarsi in forme fisse nel quale potersi riconoscere, finendo per legarsi a delle maschere, dei ruoli sociali, nelle quali era costretto a identificarsi per dare un senso alla propria esistenza, impossibilitato a fuggire dalle convenzioni della società (se non tramite la follia). Questa concezione di Pirandello si legava al relativismo psicologico, secondo cui gli uomini nascono liberi, ma, crescendo in una società precostituita, a ciascuno di loro viene assegnata una parte secondo la quale comportarsi; ciascuno è quindi obbligato a seguire il ruolo e le regole che la società gli impone (così come gli artisti del circo di Finamore devono eseguire il loro numero, quello che gli è stato assegnato e per il quale sono stati costruiti, durante lo spettacolo).
Per quanto riguarda l'idea di Pirandello riguardo al rapporto tra l'uomo e la macchina (affrontato nel suo romanzo pubblicato nel 1916 col titolo "Si gira..." e poi nel 1925 col titolo "I quaderni di Serafino Gubbio operatore"), egli vedeva l'uomo schiavo di quest'ultima, alienato da se stesso, servo di ciò che avrebbero dovuto essere solo degli strumenti al suo servizio. Questo rapporto ha fatto perdere all'uomo la propria identità e la meccanizzazione ha tolto all'uomo la possibilità di dare un senso al fluire della vita, riducendolo ad una macchina. Finamore, a tale proposito, sempre nella stessa intervista, parla di come "L'uomo diventa assimilabile alla macchina, il soggetto dell'oggetto, fino ad un iperbolico senso di sostituzione. (…) Le macchine un tempo erano state concepite per aiutare l'uomo. L'uomo quindi ricorre alla tecnologia per estendere il suo potere sulle cose, ma rischia sempre più spesso di abbandonarsi e di perdere il controllo sul suo stesso corpo, che può arrivare beffardamente a tradirlo".
Le idee espresse da Pirandello e da Finamore, comunque, sono solo alcune delle molteplici opinioni riguardo al rapporto uomo-macchina che, fin dalla fine dell'Ottocento e dagli inizi del Novecento, hanno cominciato a svilupparsi, idee che poi si ricollegano anche ad altri temi (alcuni citati anche da Finamore nella sua intervista) come l'alienazione (trattata anche dall'espressionismo tedesco), i ruoli sociali, il consumismo, la mercificazione.
Insomma, questo silent book può rappresentare anche un'interessante punto di partenza e uno spunto per una complessa ed articolata riflessione su uno dei temi più interessanti che l'uomo si pone da tempo: il rapporto uomo-macchina, tema, ancora ai giorni nostri, sempre molto attuale e significativo.

L'opera è stata edita nel 2012 dalla Logos Edizioni; ha 74 pagine, la copertina rigida, misura 23,5 cm d'altezza e 23,6 cm di lunghezza e costa 17 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.