lunedì 31 dicembre 2018

C'era una volta una bambina di Giovanna Zoboli e Joanna Concejo

"C'era una volta una bambina" è una rielaborazione molto interessante della famosa fiaba di "Cappuccetto Rosso" dei fratelli Grimm ad opera di Giovanna Zoboli con le illustrazioni di Joanna Concejo. E' una rivisitazione che ha un'origine un po' diversa dal solito, essa infatti parte dalle immagini, a partire dalle quali è stato poi scritto il testo.

Sopra: La copertina di "C'era una volta una bambina" riprende i colori che predominano anche all'interno del volume: il nero della matita e il rosso.

Questa versione della fiaba comincia come la più classica delle fiabe: "C'era una volta...", per la precisione "C'era una volta una bambina.", ma non solo lei ma anche "... una casa, una madre e una nonna" (tutti elementi femminili, nonché caratterizzati da una certa familiarità e da una dimensione domestica) e "C'era una volta un bosco. C'era una volta un lupo" (due elementi invece maschili e "selvaggi").
C'era una volta una bambina a cui gli adulti sapevano dire solo "Attenta" e c'era una bambina che ascoltava il bosco e quest'ultimo le parlò. Poi venne anche il lupo, che crebbe tra la bambina e il bosco: "Il lupo crebbe buio e attento, immenso. Crebbe col nero in fondo alla gola e la luna negli occhi". Il lupo "Era il regalo del bosco per la bambina. Era il pegno della bambina al bosco" tanto che furono celebrate perfino le nozze.
Dopo aver preso sentieri diversi il lupo e la bambina si ritrovano a casa della nonna di quest'ultima, ma la casa voleva la bambina e il bosco voleva il lupo, peccato che la bambina fosse del lupo e il lupo fosse della bambina.
Quando arrivò il cacciatore "La casa fece la sua parte di scassinata" ed essa fu creduta..."Era una casa lì da sempre. Impossibile che mentisse". Così il lupo fu preso da una parte dal cacciatore e dall'altra dalla nonna, i due "Misero da parte la bambina e si divertirono come pazzi" e così "Il bosco riebbe il lupo. La casa, la bambina", ma non prima che nonna (la quale deve essere stata una cacciatrice o essere stata sposata a un cacciatore a giudicare dalla quantità di trofei e teste mozzate di animali appese alla parete di casa sua) e cacciatore aprissero e chiudessero il lupo "Per tirare fuori tutte le parole che lei (la bambina) gli aveva insegnato".
Fecero perfino un funerale, a cui non venne nessuno.
Questa storia termina con ciò che potremmo chiamare un finale circolare ... cioè termina così come era iniziata: "C'era una volta una bambina", una bambina che però ora è cresciuta e se n'è andata... "C'era una volta una bambina sola e attenta che camminava nel bosco".

Come potrete intuire dal "riassunto" della storia di questo libro il testo di quest'ultima non è proprio di facile interpretazione, anche per il modo in cui esso è scritto. Più che un testo in prosa, infatti, essa sembra di più quasi una poesia (priva di rime però).
Le frasi che compongono questi testi sono inoltre estremamente brevi, molte sono composte solo da un verbo, un nome e un aggettivo.
Un'altra caratteristica dei testi di quest'opera è quella della ripetizione di parole o quasi di intere frasi, una caratteristica tipica della figura retorica dell'anafora, nella quale una o più parole vengono ripetute all'inizio di frasi successive.
Osservate ad esempio l'inizio di questo racconto, in cui la parte iniziale delle varie frasi è sempre la stessa, a cui mano a mano si aggiungo altri nomi, i quali vengono anch'essi ripetuti nella frase successiva:
"C'era una volta una bambina.
C'era una volta una bambina e una casa.
C'era una volta una bambina, una casa e una madre.
C'era una volta una bambina, una casa, una madre e una nonna.
C'era una volta un bosco.
C'era una volta un lupo.
C'era una volta una bambina."
A volte, inoltre, alle frasi si continuano ad aggiungere nuove parole finché non si arriva alla metà di un verso, dopodiché il numero di parole presenti nella frase inizia a essere diminuito:
"Il bosco fu gentile,
disse di essere grande,
disse di essere grande abbastanza per
disse che dappertutto
disse che."

Sopra: Un'immagine della storia che ritrae il momento in cui la protagonista sta camminando per il bosco, ascoltandolo. Da notare il particolare uso dei colori.

Anche le illustrazioni di Joanna Concejo sono molto belle, drammatiche, selvagge, misteriose e originali, anche se non di immediata interpretazione.
Sono disegni che colpiscono subito l'attenzione del lettore per due motivi: sono splendide illustrazioni a matita ricchissime di particolari, molto dettagliate ed estremamente curate (le tavole in cui si vende il bosco, con tutti i suoi alberi, sono spettacolari); la peculiare scelta dei colori.


Sopra: Due pagine in cui l'artista ha dipinto il bosco, uno dei protagonisti di questa versione della fiaba. Da notare la ricchezza di dettagli e la cura per i particolari.

La maggior parte delle illustrazioni presenti in questo libro sono in "bianco e nero" (o forse dovrei dire grigio) poiché realizzate a matita, tuttavia in alcune di queste tavole è presente anche qualche elemento rosso come: il vestito della bambina, i nastri per capelli di quest'ultima, i fiori ricamati sulla tenda della porta della casa della nonna, una teiera e un gomitolo. Quest'ultimo, in particolare, gioca un ruolo molto importante a livello visivo e simbolico in quanto evidentemente questo gomitolo, da cui parte un filo rosso, rappresenta il legame tra il lupo e la bambina.


Sopra: La maggior parte delle illustrazioni presenti i questo libro sono in bianco e nero poiché realizzate a matita, tuttavia in alcune di queste tavole è presente anche qualche elemento rosso, come, ad esempio il vestito e i nastri per capelli della bambina nell'immagine più in alto, oppure il gomitolo e il filo che potete vedere nell'immagine più in basso.

Sebbene, come ho detto, la maggior parte delle illustrazioni siano in bianco e nero (con al massimo uno o due particolari rossi) alcune di esse (4 in tutto il volume) sono invece a colori. I colori utilizzati in queste tavole sono forti, brillanti e accesi e fra questi spicca sempre in particolare il verde.


Sopra: Sebbene la maggior parte delle illustrazioni siano in bianco e nero (con al massimo uno o due particolari rossi) alcune di esse, come queste due che vi riporto qui sopra, sono invece a colori. I colori utilizzati in queste tavole sono forti, brillanti e accesi e fra questi spicca sempre in particolare il verde.

"C'era una volta una bambina" è certamente una delle versioni più originali e interessanti della fiaba di "Cappuccetto Rosso" e, probabilmente, anche una di più complicata interpretazione: con una bosco (nero, buio, con milioni di occhi ma cieco) e una casa che diventano veri e propri personaggi; con una bambina sola, svelta, attenta e vestita di rosso; con un lupo buio, svelto, attento, immenso e coraggioso.
Questa è un'opera in cui le immagini rivestono un'importanza essenziale per interpretare la storia, una storia ricca di elementi simbolici e di ambiguità, così come le sue illustrazioni che sono molto belle, ricche di particolari e originali, con quell'avvincente contrasto tra il nero e il rosso.
Questa è un'opera molto bella quanto particolare, ricca di ambiguità, un'opera che anche il lettore adulto farà fatica a capire fino in fondo e ad interpretare.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2014 dalla BIR Publishing e poi è stata edita in italiano nel 2015 dalla Topipittori,  ha 72 pagine, la copertina rigida, misura 29,8 cm d'altezza e 21,5 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 24 dicembre 2018

Come allevare Fate e Folletti: tutti i segreti degli spiritelli di DiTerlizzi e Black

Qualche tempo fa avevo recensito "Il libro dei segreti. Guida al mondo delle creature fantastiche" di Arthur Spiderwick, un volume spin-off della saga, scritta da Holly Black e illustrata da Tony DiTerlizzi, de "Le cronache di Spiderwick", pubblicata tra il 2004 e il 2005 (la quale comprende cinque libri: "Il libro dei segreti", "La pietra magica", "Il segreto di Lucinda", "L'albero d'argento" e "L'ira di Mulgarath"). Come avevo spiegato in quel post tra i vari materiali connessi a questa saga vi era anche un albo illustrato intitolato: "Come allevare Fate e Folletti: tutti i segreti degli spiritelli" del quale vi parlerò adesso in modo più approfondito.

Sopra: La copertina de "Come allevare fate e folletti: tutti i segreti degli spiritelli" mostra al lettore uno spiritello denominato Ali di Farfalla. Inoltre la sovracopertina di questo libro può essere tolta e aperta trasformandosi così in un poster.

Come si può intuire anche dal titolo del volume quest'opera è una guida, nonché una sorta di enciclopedia, che presenta al lettore le varie razze di spiritelli (che nel titolo vengo chiamati fate e folletti) e spiega inoltre come curarle e come prendersene cura.
Nei vari capitoli che si susseguono all'interno della guida ci verrà spiegato: cos'è uno spiritello e cosa vuol dire tenerne uno a casa come animale domestico; l'anatomia di uno spiritello; come sceglierlo; come procurarselo; quali esseri fatati possono sembrare simili a spiritelli ma in realtà non lo sono; come distinguere il sesso del nostro spiritello; qual è la casa più adatta a loro; come nutrirli; come pulirli; come curarli; come comunicare con loro e interpretare i loro comportamenti; come tenere più di uno spiritello; come rimetterlo in libertà; come metterne in mostra uno.
Ogni capitolo è intervallato da una pagina in cui ci viene presentata una specie diversa di spiritello: il Saltatore Barbuto, l'Ali di Cuoio, lo Spiritello Orchidea Comune, la Testa di Fiore, il Salt'Agile, lo Spiritello Orchidea Ali di Farfalla, il Giunco Danzante degli Stagni, lo Spiritello Mirtillino, lo Spiritello della Corteccia, lo Spiritello dei Roveti, lo Spiritello Orchidea Reale, lo Spiritello Germoglio, lo Sperone del Diavolo, il Rospo Volante Luminoso, lo Spiritello Ali di Fiore e il Finto Scarabeo.
In ognuna di queste pagine ci viene mostrata un'immagine dello spiritello di cui si parla, il suo nome e alcuni simboli (spiegati in una legenda all'inizio del libro) che indicano l'habitat ideale dello spiritello, come si sposta, il temperamento e altro ancora (per esempio se morde o se punge, se canta, se è pulito o disordinato, se sa far sbocciare i fiori o forzare serrature, se rapisce i bambini e se si lascia o no addomesticare)...

Sopra: Questa immagine ritrae lo spiritello Ali di Cuoio, il cui aspetto richiama quello di un insetto.

Questo libro è ricco di illustrazioni, in particolare di quelle che servono a mostrare a lettore l'aspetto dei vari spiritelli di cui si parla nella guida. Tali illustrazioni che accompagnano i testi del libro sono state realizzate per sembrare dei disegni e dei bozzetti naturalistico-zoologici, creati per mostrare al lettore le creature di cui l'autore sta trattando. Sotto ogni disegno, infatti, sono stati riportati il nome comune della creatura e quello latino e, inoltre, anche la diminuzione in scala dell'immagine rispetto alle sue dimensioni reali (così come era avvenuto anche per l'altro volume illustrato della saga).
I disegni presenti all'interno dell'opera, realizzati da Tony DiTerlizzi , sono alquanto dettagliati e riescono a conferire alle varie creature rappresentate un aspetto realistico, come si addice alle illustrazioni di un'opera che dovrebbe essere una guida scientifico-divulgativa.
Ciò che maggiormente colpisce è proprio l'aspetto di questi esseri, che vengono rappresentati in modo originale e con un aspetto sempre diverso gli uni dagli altri. In generale, comunque, trovo interessante il fatto che esso si basi, nella maggior parte dei casi, su quello di fiori e/o insetti, il che avrebbe anche senso in quanto gli spiritelli vivono a contatto con la natura e il loro aspetto servirebbe quindi a confondersi meglio con l'ambiente.

 

 
Sopra: Più in alto potete vedere due spiritelli (a sinistra il Salt'Agile e a destra il Giunco Danzante degli Stagni) il cui aspetto ricorda quello di due insetti. Più in basso potete vedere, invece,due spiritelli  (a sinistra lo Spiritello Orchidea Comune e a destra lo Spiritello Orchidea Reale) il cui aspetto si basa su dei fiori.

Non manca comunque anche qualche spiritello che invece mantiene caratteristiche fisiche più simili a quelle umane (come accade, ad esempio, per gli Spiritelli Testa di Fiore, Ali di Fiore e Testa di Mirtillino). Sebbene questi spiritelli abbiano delle sembianze più umane il loro aspetto comprende comunque anche elementi naturali (i copricapi o la forma delle ali), il che mi ricorda vagamente lo stile di Cicely M. Barker e delle sue Fate dei Fiori.

 
Sopra: Oltre a spiritelli il cui aspetto si basa principalmente su quello di fiori o insetti, nel volume vi sono ritratti anche spiritelli con sembianze più simili a quelle umane, come nel caso di questi due qui sopra (il Testa di Fiore a sinistra e lo Spiritello Mirtillino a destra). Anche in questi casi, però, nel loro aspetto c'è sempre comunque qualche elemento che ricorda il mondo naturale (come ad esempio le ali a forma di foglia).

"Come allevare Fate e Folletti: tutti i segreti degli spiritelli" è una guida molto carina e ben fatta agli Spiritelli del mondo delle Cronache di Spiderwick. Questo è un'aggiunta, o più che altro un compendio, che soddisferà gli amanti della saga delle Cronache di Spiderwick e in particolare gli amanti del volume de "Il libro dei segreti. Guida al mondo delle creature fantastiche" precedentemente pubblicato dalla Mondadori. Sicuramente, però, anche i semplici amanti delle creature fantastiche lo potranno trovare interessante e di loro gradimento.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2006 dalla Simon & Schuster Books for Young Readers col titolo "Care and Feeding of Sprites" ed è poi è stata edita in italiano nel 2007 dalla Arnoldo Mondadori Editore. Il volume ha 32 pagine, la copertina rigida dotata di una sovracopertina che diventa un poster, misura 26 cm d'altezza e 15,8 cm di lunghezza e costa 14 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 17 dicembre 2018

Il libro della flora imprudente di Claudio Romo

"Il libro della flora imprudente" di Claudio Romo è un'opera strutturata come un diario di viaggio di un naturalista esploratore.

Sopra: La copertina del volume "Il libro della flora imprudente" mostra alcune delle piante che il lettore potrà trovare all'interno del volume, come: l'Aloisia peregrina e l'Amelia levitante.

Questo è il diario di viaggio di Lazaro de Sahagun, un esimio naturalista ed esploratore, il quale ha raccontato proprio in queste pagine la sua misteriosa spedizione sull'isola Speculare (così chiamata perché il paesaggio si presenta invariabilmente simmetrico da qualunque punto di osservazione), descrivendo le misteriose forme di vita vegetale che vi prosperano.
Questo catalogo vegetale è suddiviso in diverse sezioni, ciascuna dedicata a una diversa pianta, ciascuna delle quali presenta delle bizzarre caratteristiche che fanno di loro dei prodigiosi rappresentanti della vita naturale:
1. Il colosso della patagonia: un gigante alto circa una ventina di metri che appartiene alla comunità degli invisibili naviganti di balene.
2. Ambrosia speculare: una pianta, di natura in parte spettrale, che si presenta alla vista sempre in gruppo, anche se in realtà si pensa che la vera Ambrosia sia soltanto una, mentre le altre sono solo dei riflessi generati per proteggere l'originale.
3. Aloisia peregrina: un albero che produce un unico frutto che, se colto, provoca la morte della pianta, la quale, per proteggersi, ha sviluppato una corazza di spine e si è dotata di zampe che le permettono di scappare.
5. Cayetana trasfigurata: una pianta la cui struttura e forma sono in costante mutamento.
6. Amelia levitante: piante numerose e di piccoli dimensioni, i cui corpi si presentano come una fusione tra le ali di una farfalla notturna e i rami di pesco; esse sono capaci di volare e sono dotate di una saliva narcotica.
7. Cassiopea colossale: una specie di enorme cactus di colorito rosso, capace di lanciare a grande distanza le sue spine (lunghe da 1 a 3 metri).
8. Calliope fiammeggiante: una pianta le cui foglie sono piccole lingue fiammeggianti.
9. Pandora angosciosa: una pianta spettrale che si alimenta della sofferenza circostante e i cui effluvi violetti generano dolore e disperazione.
10. Matilda vorace: una pianta carnivora il cui fiore presenta all'estremità del pistillo una sostanza ectoplasmatica in grado di dar forma agli appetiti delle sue prede.
11. Barbara megafitopoli: una pianta che ospita al suo interno una serie di cittadelle abitate da omuncoli di miscroscopiche dimensioni (causate dalla consumazione di un frutto che rimpicciolisce chi se ne ciba).
12. Fiore del ciclo: un fiore che fa perdere la memoria a coloro che vengono esposti alla sua luce. Anche il nostro protagonista e i suoi compagni verranno esposti alla luce di questo fiore, che li farà perdere conoscenza. In seguito essi si sveglieranno su un molo di Valparaiso, serbando solo una vaga memoria di quanto accaduto, senza però riuscire a scoprire il mistero del loro ritorno.

  
Sopra: A sinistra un'immagine che ritrae Lazaro de Sahagun (l'autore di questo diario di viaggio) e a destra il disegno di un esemplare di Aloisia peregrina.

Come ogni catalogo che si rispetti anche questo diario botanico è ricco di illustrazioni. Esse sono di due tipi: le prime, che compaiono all'inizio di ogni parte, hanno delle tonalità di verde o azzurro e giallino e rappresentano, in modo piuttosto ravvicinato, la pianta di cui si andrà poi a parlare in quella parte; le seconde accompagnano la descrizione della pianta e la rappresentano di solito assieme a qualche altro elemento (spesso, ad esempio, assieme al professor de Sahagun, mentre è intento a studiarla).

 
Sopra: A sinistra potete vedere il primo tipo di illustrazioni presenti in questo volume, che sono colorate solo con i colori verde, azzurro e giallino tenue (per lo sfondo). A destra potete invece osservare il secondo tipo di illustrazioni, le quali sono decisamente più colorate e rappresentano la pianta di solito assieme a qualche altro elementi.

Le illustrazioni presenti nel volume sono originali, colorate e piuttosto dettagliate e rappresentano quanto descritto nei testi. I colori scelti hanno dei toni intensi e vivaci. L'artista ha utilizzato una varietà abbastanza ampia di colori, tuttavia spesso quelli che predominano sono il rosso, l'azzurro e il giallo/marroncino.

   

Sopra: Le illustrazioni presenti nel volume sono originali, colorate e piuttosto dettagliate. Come potete vedere anche dalle immagini qui sopra i colori scelti hanno dei toni intensi e vivaci, con una predominanza del rosso,del l'azzurro e del giallo/marroncino.

"Il libro della flora imprudente" di Claudio Romo è un libro di botanica immaginaria, pensato dall'autore come "Un museo portatile. (...) Un libro di libero accesso ai ragazzi, che facesse loro percepire il fascino delle collezioni, dei musei, di quei luoghi dove si raccolgono gli oggetti e il loro passato, e attraverso i quali si può dare vita ad un dialogo con la storia, la letteratura, l'arte." Flora sarebbe quindi dovuto essere un un luogo d'incontro e un tesoro di informazioni ed esperienze.
Per creare questo volume l'autore si è ispirato a varie opere già esistenti, poiché in passato erano già stati creati bestiari di esseri fantastici o libri di botanica immaginaria.
Ciò che ne risulta è un volume interessante, con delle belle e fantasiose illustrazioni, ricco di fantasia e immaginazione, a sua volta capace di stimolare quella del lettore.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2007 dalla Lom Editorial col titolo "El album de la flora imprudente" ed è poi è stata edita in italiano nel 2017 dalla Logos. Il volume ha 64 pagine, la copertina rigida, misura 22,7 cm d'altezza e 22,6 cm di lunghezza e costa 18 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 10 dicembre 2018

Curiosities di Benjamin Lacombe

Torno a parlarvi di nuovo di uno degli artisti e illustratori che seguo maggiormente (Benjamin Lacombe), presentandovi questa volta una sua opera un po' particolare: "Curiosities". Si tratta di una monografia che raccoglie i lavori più belli realizzati da questo artista dal 2003 al 2018.

Sopra: La copertina di "Curiosities" mostra al lettore quello che sembra essere il personaggio di Alce realizzato da Benjamin Lacombe circondato da una serie di animali albini e da alcune farfalle azzurre (le cui ali danno un effetto lucido/metallizzato) che assomigliano molto a quelle di Madame Butterfly.

Quest'opera è divisa in vari capitoli: 2 Prefazioni (una scritta da Françoise Mateau e l'altra da Sébastien Perez); "Enfance/Childhood"; "Memories"; "Contes/Faerytales"; "Nature"; "Asie/Asia"; "Ombres/Shadows"; "Histoire/History"; "Etrange/Weirdness" ed infine la biografia e la bibliografia dell'artista.
Ovviamente ogni capitolo tratta un tema diverso e quindi raccoglie vari disegni (ma anche foto di statuette o di mostre) riguardanti il tema preso in considerazione. Nel capitolo "Enfance/Childhood" troviamo, ad esempio, immagini (alcune delle quali tratte dai libri "Cerise Griotte", "L'Enfant Silence", "La petit Sorciere"...) che hanno come protagonisti bambini e bambine .
Il secondo capitolo ("Memories") prende il nome dalla seconda esibizione di lavori di Lacombe alla Daniel Maghen Gallery, in cui erano presenti illustrazioni create specificatamente per quell'evento.
Nel terzo capitolo "Contes/Faerytales" troviamo invece illustrazioni di fiabe (troveremo, in particolare, immagini tratte dalle opere di "Blanche-Neige", "Il etait une fois...", "Alice au pays des Merveilles" e "Ondine").
Nel quarto capitolo, intitolato "Nature", troveremo immagini in cui gli elementi naturali hanno un ruolo centrale (le illustrazioni contenute in questo capitolo sono tratte da opere quali: "Frida", "Alice au pays des Merveilles, "Blanche-Neige", "Marie-Antoinette. Carnet secret d'une reine", "L'Herbier des Fées", "Faceties de chats" e "Destins de Chiens").
Il quinto capitolo ("Asie/Asia") raccoglie una serie di illustrazioni ambientate, appunto, in Asia (vi possiamo vedere, quindi, immagini [ma anche statuine] tratte dai libri di "Madame Butterfly" e "Les Amants papillons") .
Poiché, come spiega Lacombe stesso, i suoi lavori vengono spesso definiti come dark e gotici, il sesto capitolo ("Ombres/Shadows") contiene appunto questo tipo di illustrazioni (che in questo caso sono tratte da volumi quali: "Les Contes Macabre", "Notre-Dame de Paris", "Carmen" e "L'ombre du Golem").
L'ottavo capitolo, intitolato "Histoire/History", raccoglie quelle immagini ambientate in un altro periodo storico (come ad esempio quelle tratte da "Marie-Antoinette. Carnet secret d'une reine", "Leonard e Salai" e "Frida").
Come spiega Lacombe, lui è sempre stato più interessato alle stranezze e alle peculiarità che non alle cose normali, così il nono e ultimo capitolo ("Etrange/Weirdness") è dedicato alle sue illustrazioni coi soggetti più strane e particolari (quest'ultima parte contiene molti disegni che non sono presenti in alcun libro, studi di personaggi per dei film, alcuni manifesti e illustrazioni tratte dal volume "La Melodye de Tuyaux", "La mecanique du coeur" e "Alice, due l'autre coté du miroir").

Sopra: Un'immagine contenuta nel capitolo "Nature" di "Curiosities", tratta dall'opera "L'Herbier des Fées".

Questo volume presenta, ovviamente, un gran numero di illustrazioni realizzate da Lacombe nel corso degli anni. La maggior parte sono immagini finite, tratte da suoi libri precedentemente pubblicati, ma è possibile trovare anche qualche schizzo o quale bozzetto. Molti dei disegni sono a colori, ma ce n'è anche qualcuno in bianco e nero.
Oltre ai disegni sono inoltre presenti all'interno del volume anche foto di statuette che ritraggono alcuni personaggi dei libri di Lacombe (come ad esempio Madame Butterfly, Maria Antonietta e la Vedova) o di mostre che l'artista aveva realizzato in passato.
Le  illustrazioni di Benjamin Lacombe sono come sempre splendide, evocative, molto curate, ricche di dettagli, con colori forti, intensi e brillanti. Le illustrazioni di questo artista, molto graziose, riescono a rendere perfettamente tutta la delicatezza, la grazia e la bellezza di personaggi femminili come Madame Butterfly, Maria Antonietta, Alice, Ondine e molti altri. Personaggi dei quali l'artista non si limita a rappresentare l'aspetto esteriore, ma di cui cerca di comunicare (visivamente) anche aspetti più profondi del personaggio (i suoi pensieri, i suoi stati d'animo, le sue emozioni).
Lo stile dell'artista, onirico e surreale, con un tocco di macabro, si adatta perfettamente anche a rappresentare racconti come quelli scritti da Edgar Allan Poe, "Carmen" o del "Il Gobbo di Notre-Dame".

 



 

  

 

Sopra: Una serie di immagini, con vari soggetti, tratte da diversi capitoli di "Curiosities". Partendo da in alto a sinistra abbiamo: Biancaneve, Alice, Ondine, Madame Butterfly, Yuki Onna, Maria Antonietta, Frida, la Vedova (tratta da"Les Contes Macabre"), Esmeralda (tratta da "Notre-Dame de Paris") e Carmen.

"Curiosities" è una monografia che raccoglie molti dei più bei lavori realizzati dal famoso artista Benjamin Lacombe. E' un artbook molto curato che raccoglie una gran quantità di materiale (non solo illustrazioni, ma anche foto di mostre e statuette) suddividendolo per temi. Un'opera ideale per i fan dell'artista; ho inoltre apprezzato che i testi presenti all'interno dell'opera siano sia in francese che in inglese, rendendo così il volume più facilmente fruibile a un maggior numero di lettori.

Questa monografia è stata pubblicata dalla Editions Daniel Maghen nel 2018; ha 303 pagine, la copertina  rigida, misura 31 cm d'altezza e 22,8 cm di lunghezza e costa 35 euro.

 P.S. Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza di altre opere di questo artista (alcune delle quali sono state citate in questo post) elenco di seguito quelle che ho recensito io in passato:
- "Biancaneve" ("Blanche-Neige")
- "L'erbario delle fate" ( "L'Herbier des Fées")
- "Les Contes Macabre"
- "Ondine"
- "Madame Butterfly
- "Maria Antonietta. Diario segreto di una regina" ("Marie-Antoinette. Carnet secret d'une reine")
 
Aggiorno la lista dei libri illustrati da Lacombe e che ho recensito finora:
- "Il mago di oz" ("Le magicien d'Oz")
- "Bambi"
- "Storie di fantasmi del giapone" ("Histores de fantomes du Japon")
- "Spiriti e creature del Giappone" ("Espirits et créatures du Japon
- "Alice nel Paese delle Meraviglie" e "Alice al di là dello specchio" ("Alice au pays des merveilles" e "Alice de l'autre coté du miroir")

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 3 dicembre 2018

Barbablù di Chiara Lossani e Gabriel Pacheco

In questo post vi presenterò un albo illustrato di una fiaba di cui non parlavo da un bel po': "Barbablù", questa volta in una versione riscritta da Chiara Lossani e illustrata da Gabriel Pacheco, un artista di cui avevo già recensito un libro illustrato di fiabe ("La Bella e la Bestia" di Jeanne-Marie Le prince Beaumont).

Sopra: Sull'elegante copertina della versione illustrata da Gabriel Pacheco di "Barbablù" , possiamo vedere la sorella minore spiccare su uno sfondo blu scuro.

Come ho detto all'inizio i testi di questa versione di "Barbablù" sono stati riscritti da Chiara Lossani, che si è liberamente ispirata alla fiaba di Perrault e a "Donne che corrono coi lupi" di C. Pinkola Estés.
Il cambiamento che si può subito notare rispetto alla versione originale di Perrault è che la storia è narrata in prima persona, più precisamente dal punto di vista della sorella maggiore della protagonista (Anna). La versione della Lossani inizia quindi con la presentazione delle due sorelle Anna e Cate (in cui ci viene spiegato che i loro fratelli erano appena partiti per un lungo viaggio) e dell'incontro di queste con Barbablù:
"Passavamo le giornate in giardino (...)
Ma non passava mai nessuno, e mia sorella era sempre scontenta. 
Finché, un giorno, un viso allegro si affacciò al cancello....
"Buongiorno, belle ragazze! Che ne dite di venire a fare un giro sulla mia carrozza?."
Era il proprietario del castello in cima alla collina, appena tornato dalla sua bellissima casa di città. (...)
"Un'idea stupenda! Veniamo volentieri" esultò (Cate).
Io lasciai a malincuore il libro e salimmo sulla sua carrozza. (...)
Quando alla sera ci riportò a casa ero esausta. 
"Non mi sono mai divertita tanto!" gli disse Cate salutandolo.
"Allora tornerò domani" rispose Barbablù (...) "

Vediamo invece come viene descritto l'incontro tra Barbablù e le due sorelle nella versione di Perrault (tratta da "Tutte le fiabe" di Charles Perrault della Donzelli Editore):
"Nella casa vicina abitava una gentildonna d'alto rango che aveva due figlie di rara bellezza. L'uomo che chiese una in sposa, lasciando alla madre la libertà di decidere quale dargli. (...) Ma Barbablù volle conoscere le ragazze e le invitò a trascorrere qualche giorno in una delle sue residenze di campagna. Naturalmente invitò anche la madre, tre o quattro delle loro amiche e alcuni giovani del vicinato. Gli ospiti si intrattennero un'intera settimana, e il soggiorno fu dei più piacevoli: (...)"

Il principale cambiamento apportato nella versione di Lossani sta nel fatto, come avrete potuto intendere dai pezzi che vi ho riportato sopra, che nella versione di Perrault le due ragazze vengono invitate ad andare a casa dell'uomo insieme alla madre e agli amici e vi si fermano a festeggiare un'intera settimana, al termine della quale la minore delle sorelle accetta di sposare l'uomo. Nella versione della Lossani, invece Barbablù invita le sorelle, da sole, a salire sulla sua carrozza, ma le riporta a casa la sera stessa. Dopodiché continuerà a fare visita alle sorelle tutti i giorni, portando loro dei regali, per qualche tempo, finché l'uomo fa una proposta di matrimonio alla sorella minore, che accetta entusiasta.
La versione della Lossani prosegue poi con la sorella minore che, dopo un po' di tempo dal matrimonio, chiama la maggiore annunciandole che il marito è partito per un viaggio d'affari, lasciandole un mazzo di chiavi con le quali può visitare tutte le stanze del castello tranne una. Ogni giorno le sorelle aprono insieme una stanza diversa, ma Cate (la sorella minore) è curiosa e non pensa ad altro alla camera che non deve aprire, finché, un giorno, in un lampo di ribellione verso il divieto impostole, decide di aprire la porta proibita assieme alla sorella.
Nella stanza trovano le precedenti mogli di Barbablù decapitate. A Cate, per lo spavento, cade la chiave in una pozza di sangue, il quale, per quanto lo strofinano, non va via.
Barbablù torna il giorno stesso e si accorge subito che manca la chiave della stanza proibita. A questo punto Cate chiede al marito di lasciarle qualche minuto per pregare assieme alla sorella maggiore.
Poiché quello è anche il giorno in cui dovrebbero tornare i fratelli delle due ragazze queste cercano di prendere tempo mentre aspettano il loro ritorno. Quando i loro fratelli arrivano uccidono Barbablù e tutti insieme alla fine fuggono dal castello, mentre la neve tutt'intorno si scioglie: "Una nuova primavera ci aspetta generosa. Alle nostre spalle il tempo stava già ricoprendo col suo mantello il castello e ciò che vi era accaduto".
Il finale della Lossani, come avete potuto leggere, è positivo e pieno di speranza, anche se questo si interrompe prima rispetto a quello scritto da Perrault, nel quale viene anche spiegato che la moglie di Barbablù ereditò tutti i beni di quest'ultimo e ne userà una parte per far sposare la sorella maggiore Anna e un'altra per acquistare una carica per i fratelli. In seguito riuscirà anche a sposarsi con un uomo che riuscirà a farla dimenticare la terribile esperienza vissuta con Barbablù.

Sopra: Questa immagine ritrae le due sorelle protagoniste della storia: Cate e Anna. Da notare l'interessante scelta dei colori e l'accurato abbigliamento delle due ragazze, nonché la ricchezza di dettagli dello sfondo.

Passiamo ora a parlare delle vere protagoniste di questo albo illustrato: le illustrazioni realizzate da Gabriel Pacheco. Dico "le vere protagoniste" perché, a differenza di quanto accade di solito negli albi illustrati, esse non sono presenti assieme al testo, ma bensì prima di questo, che è  invece stato posto tutto alla fine, come una specie di appendice. Ciò permette al lettore di poter interpretare le immagini del libro in un primo momento liberamente, senza essere influenzato da alcuna scritta.
I disegni realizzati da Pacheco sono molto belli, originali, dai tratti eleganti e dalle figure slanciate. Anche in queste immagini l'artista utilizza molto il grigio, in quanto l'ampio uso di questo colore nei suoi disegni è un tratto distintivo del suo stile, poiché per lui "Il grigio è la presenza di un'origine che disperde il vuoto e incorpora la luce a poco a poco".
In quest'opera, tuttavia, noto anche un maggior utilizzo di altri colori, che si fondono col grigio. La tavolozza di colori scelta da Pacheco rimane comunque molto ristretta, ma la sua è stata sicuramente una scelta ragionata. Gli altri colori presenti nelle illustrazioni sono infatti: il blu (che in una storia su Barbablù certamente non poteva mancare), il giallo, il dorato, il bianco, il nero, l'arancione, il rosso e, infine, il verde.

 

  
Sopra: Come è tipico dello stile di questo artista, anche queste immagini presentano molto grigio,  noto tuttavia, in quest'opera, anche un maggior utilizzo di altri colori come: il blu, il giallo, il dorato, il bianco, il nero, l'arancione, il rosso e, infine, il verde. In queste immagini qui sopra potete ad esempio notare  l'uso del grigio, del blu, del giallo, del dorato, del bianco, del nero e del rosso (dei frutti presenti nella prima immagine).

Il giallo/dorato, il blu e il bianco (il quale viene utilizzato più che altro per alcuni sfondi), assieme al grigio, sono in assoluto i colori maggiormente utilizzati. Gli altri colori come il nero e l'arancione sono adoperati in particolare solo su certi animali che compaiono ogni tanto nelle illustrazioni: il nero per il gatto delle protagoniste e l'arancione su di una volpe. Il rosso è stato utilizzato invece un paio di volte solo su alcuni oggetti (dei frutti e il rubino sull'anello che Barbablù regala alla sorella minore). Il verde, invece, compare praticamente solo nell'immagine finale, in cui lo vediamo prendere il posto del blu nella vegetazione attorno al castello (a simboleggiare la scomparsa della presenza di Barbablù).


  
Sopra: Come potete vedere anche dalle immagini precedenti il giallo/dorato, il blu e il bianco (il quale viene utilizzato più che altro per alcuni sfondi), assieme al grigio, sono in assoluto in colori maggiormente utilizzati. Gli altri colori come il nero e l'arancione sono adoperati in particolare solo su certi animali che compaiono ogni tanto nelle illustrazioni: il nero per il gatto delle protagoniste (immagine sopra più in alto) e l'arancione su di una volpe (immagine sopra più in basso).

 
Sopra: Il verde compare solo verso la fine del libro e in notevole quantità solo nell'immagine finale (sopra a destra), in cui lo vediamo prendere il posto del blu nella vegetazione attorno al castello confrontate con l'immagine a sinistra). Da notare però come alcune piante di colore blu siano ancora presenti anche nell'immagine a destra.

Le illustrazioni di Pacheco, oltre a rappresentare quanto narrato nel testo della vicenda (anche in modo piuttosto preciso ed accurato), presentano anche degli elementi simbolici (come ad esempio le volpi che compaiono ogni tanto nei disegni) al loro interno, i quali, talvolta, sono degli elementi aggiuntivi rispetto al testo scritto, facendo così in modo che le illustrazioni di Pacheco riescano a comunicare anche qualcosa di più rispetto ai testi.
Elementi simbolici a parte, le tavole dell'artista si presentano comunque molto dettagliate e ricche di particolari, nonché molto curate. Basta notare, ad esempio, l'attenzione che è stata data ai vestiti  (e ai copricapi) delle sorelle, i quali presentano dei disegni sempre diversi e molto particolari che richiamano elementi astronomici quali il sole, le stelle, la luna, le costellazioni ecc...

Sopra: Le tavole dell'artista si presentano comunque molto dettagliate e ricche di particolari, nonché molto curate. Notate, ad esempio, anche dall'immagine qui sopra, l'attenzione che è stata data ai vestiti delle sorelle, i quali presentano dei disegni sempre diversi e molto particolari che richiamano elementi astronomici quali il sole, le stelle, la luna, le costellazioni ecc...

Questo "Barbablù" riscritto dalla Lossani e illustrato da Pacheco è una versione molto interessante della storia. I testi della Lossani, anche se mettono molto di più in risalto il legame tra sorelle, mantengono comunque molte analogie con quelli di Perrault, rispettando gli eventi principali della storia, sebbene alcune parti siano effettivamente state cambiate: come, ad esempio, la parte iniziale della vicenda (della quale ho già parlato sopra), oppure il fatto che la sorella maggiore fosse assieme alla minore quando quest'ultima apre la porta proibita, oppure il fatto che qualche volta viene citato anche il gatto delle due sorelle (che è stato inserito dalla Lossani nella sua versione in riferimento al modo di dire "La curiosità uccise il gatto"), oppure che alla fine le due sorelle si mettono a comunicare l'una con l'altra, mentre aspettano l'arrivo dei fratelli, con dei bigliettini da una finestra ad un'altra.
Le illustrazioni di Gabriel Pacheco, che in questa edizione illustrata rivestono il ruolo di protagoniste assolute (tanto che i testi della storia sono presenti solo in fondo, alla fine del volume e non all'interno assieme i disegni) sono, come sempre, molto belle ed originali.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2018 dalla Bluebeard e poi è stata edita in italiano nel medesimo anno dalla Logos Edizioni. L'albo ha 48 pagine, la copertina rigida, misura 30,3 cm d'altezza e 21,5 cm di lunghezza e costa 17 euro.

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