lunedì 25 dicembre 2023

La Sirenetta di Hans Christian Andersen e Loputyn

Se l'anno scorso le edizioni Rebelle ci avevano presentato un classico come "Alice nel Paese delle Meraiglie", quest'anno è il turno di una fiaba: "La Sirenetta" di Hans Christian Andersen e accompagnata dalle illustrazioni di Loputyn.

Sopra: Sulla copertina vediamo la Sirenetta rappresentata da Loputyn, con i suoi capelli lunghi e rosa e i tratti delicati e sottili.
 
La fiaba è quella intergrale scritta da Andersen e ora vi metterò a confronto il testo di questa edizione, tradotta da Tiffany Vecchietti, con quello della Donzelli, che è sempre integrale. Come vedrete i testi di questa edizione sono stati mantenuti fedeli alla versione originale, senza subire censure o rimaneggiamenti:
 
Versione "La sirenetta" (ed. Donzelli 2019): "In alto mare, l'acqua è azzurra come i petali del più bel fiordaliso e limpida come il cristallo più puro, ma è molto profonda, più profonda di quanto riesca a raggiungere qualsiasi cima d'ancora, molti campanili dovrebbero essere messi uno sopra l'altro per arrivare dal fondo sino al pelo dell'acqua. Laggiù vive il popolo del mare. 
[...] Nel punto più profondo sorge il castello del re del mare, le mura sono di corallo e le lunghe finestre a punta sono dell'ambra più limpida, ma il tetto è fatto di conchiglie che si aprono e si chiudono ai movimenti dell'acqua; è bello perché ciascuna contiene perle splendenti, ne basterebbe una sola per fare un grande ornamento sulla corona di una regina.
Laggiù il re del mare era vedovo da molti anni e la sua vecchia madre governava la casa; era una donna intelligente e fiera della sua nobiltà, perciò portava dodici ostriche sulla coda, mentre gli altri nobili potevano portarne solo sei. Per il resto meritava molte lodi, specialmente perché voleva molto bene alle piccole principesse del mare, le sue nipotine. Erano sei belle bambine, e la più giovane era la più bella di tutte, la sua pelle era luminosa e delicata come un petalo di rosa, i suoi occhi azzurri come il mare più profondo, ma come tutte le altre non aveva piedi, il loro corpo terminava in una coda di pesce."

Versione "La sirenetta" (ed. Rebelle 2023): "Lontano lontano, in mezzo al mare, l'acqua è blu come i petali dei fiordalisi più belli e limpida come il cristallo più puro. E' più profonda di quanto potrebbe mai sondare la corda di un'ancora e ci sarebbe bisogno di impilare molti, molti campanili uno sull'altro per arrivare dal fondo fino alla superficie. E' proprio laggiù che abita il popolo del mare.
[...] Nel punto più profonde si trova il palazzo del re del mare. I suoi muri sono di corallo e le sue alte finestre appuntite dall'ambra più chiara, ma il tetto è fatto di conchiglie, che si aprono e si chiudono a seconda delle correnti d'acqua. Sono proprio incantevoli, perchè ognuna racchiude una perla splendente. Una sola di quelle renderebbe una corona degna di una regina.
Il re del Mare, laggiù, era rimasto vedovo per molti anni, ma la sua anziana madre dirigeva la casa. Era una donna intelligente e orgogliosa della sua nobiltà. Per questo aveva dodici ostriche sulla coda, mentre gli altri nobili potevano portarne solo sei. Aveva comunque grandi meriti, soprattutto perchè voleva tanto bene alle piccole principesse del mare. Erano sei graziose fanciulle, ma la giovane era la più bella di tutte. La sua pelle era chiara e delicata come un petalo di rosa, i suoi occhi blu come il lago più profondo ma, come tutte le altre, non aveva piedi e il suo corpo terminava in una coda di pesce."


 
Sopra: Le pagine iniziali in cui possiamo vedere a sinistra la Sirenetta disegnata da Loputyn, sui toni del rosa/viola, e a destra i testi della fiaba.

Per questa edizione i testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Loputyn, pseudonimo di Jessica Cioffi, che sono veramente molto belle in quanto questa artista possiede uno stile dettagliato, dai tratti delicati, raffinati ed eleganti, dalle suggestioni vittoriane e gotiche, in cui è possibili notare anche una certa influenza dal genere dei manga.
In passato mi era capitato di recensire già delle altre opere illustrate dal lei come: "Perfide" di Roberta Balestrucci Fancellu e "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carrol.
Nel testo ci sono disegni sia a pagina intera che a doppia pagina, oppure inseriti in mezzo ai testi. La maggior parte rappresentano dei personaggi del libro, come il padre della Sirenetta, la Strega del Mare o, in particolare, la protagonista. Soprattutto quelle a pagina intera possono andare a mostrare anche scene del libro, ad esempio con il principe e la Sirenetta che interagiscono con loro che vanno a cavallo o loro che si abbracciano, oppure il matrimonio tra il principe e l'altra principessa, con la Sirenetta lasciata in disparte. In ogni caso comunque c'è sempre un certo focus sui personaggi, in quanto gli sfondi e gli ambienti, anche quando presenti, non sono mai molto dettagliati o particolari, spesso so fanno anche fatica a intravedere.
Alcune immagini sono a colori, anche se Loputyn ha scelto comunque delle tinte dai toni pastello, molto delicati, quasi scoloriti a volte, che quindi non risultano mai troppo brillanti o accesi. La pelle delle persone, ad esempio, è di un rosa molto pallido, quasi bianco, che risalta in confronto agli sfondi scuri dei fondali marini. Oltre a non usare tonalità particolarmente brillanti o vivaci anche la scelta delle tinte è piuttosto limitata, in particolare al nero, il bianco, il blu, il rosa, il viola o il rosso.
Altre immagini (inserite di solito quelle in mezzo ai testi), che ritraggono principalmente personaggi senza sfondo sul retro, presentano solo 3 colori: il nero, il bianco e rosa. 
Di rappresentazioni della Sirenetta ne abbiamo viste molte, ma comunque quella che ci offre Loputyn è piuttosto interessante in quanto nella sua versione di sirena (che esteticamente è molto bella, così leggiadra, delicata ed eterea) la protagonista presenta delle caratteristiche fisiche che rimandano all'ambiente marino come mani palmate e orecchie a punta, le quali poi perde con la trasformazione in essere umano. La rappresentazione della trasformazione è particolarmente interessante in quanto la coda sembra quasi che si sfaldi, con la pelle che cade a brandelli, trasformandosi in delle gambe umane, una rappresentazione che mostra una trasformazione che sembra piuttosto dolorosa e un po' macabra.

 
 
 

 
Sopra: Più in alto alcune immagini a pagina intera a colori che rappresentano proprio la protagonista, più in basso invece alcuni disegni in mezzo ai testi in bianco, nero e rosa. Nelle immagini centrali potete confrontare la Sirenetta nella sua versione sirena e poi a destra in quella umana.

 "La Sirenetta" di Hans Christian Andersen illustrata da Loputyn è un'altra bella edizione della fiaba più famosa di Andersen: "Una storia struggente a cui, nel corso degli anni, ognuno ha dato una sua interpretazione. Una storia piena di dolore, che rispecchia alla perfezione lo stato d'animo del suo autore, animato dal desiderio e distrutto dall'amore, nel periodo che mise su carta questa fiaba", questo ciò che viene scritto nella postfazione di Antonella Murolo. Andersen infatti era un uomo piuttosto frustrato e che per la maggior parte della sua vita rimase sempre piuttosto insoddisfatto di sè e del successo ottenuto, nel arrivò tardi e inizialmente non nella misura sperata. Egli, inoltre, soffriva anche di un sentimento non ricambiato nei confronti di Edvard Collin, il figlio del suo mecenate, persona di cui Andersen aveva molto rispetto e verso cui provava molta simpatia e affetto, tanto da eleggerlo a suo confidente prediletto, anche se Collin non corrisponderà mai Andersen nel medesimo modo.
La fiaba della Sirenetta è una fiaba malinconica, anche se non priva di speranza, in quanto, sebbene molti confondano il finale o con quello pienamente felice del film Disney o con quello triste che vede la protagonista trasformata in schiuma di mare, il vero finale la vede compiere un'ulteriore trasformazione, le quale le dona una nuova speranza. Un finale dolce amaro, in cui è vero che la sirena non ha potuto sposare l'amore della sua vita, ma ha ottenuto comunque la possibilità di ottenere un'anima immortale, anche se dovrà attendere più tempo e pazientare.
Le illustrazioni che caratterizzano questa edizione sono molto belle, e ci mostrano una Sirenetta dai lunghi capelli rosa, leggiadra, delicata ed eterea. Una protagonista che nella sua forma di sirena presenta delle caratteristiche fisiche che rimandano all'ambiente marino (come mani palmate e orecchie a punta), anche se forse non in maniera accentuata come quella rappresentata da Michelangelo Rossato, che poi perde con la trasformazione in essere umano. La Sirenetta è sempre rappresentata con delle espressioni malinconiche, a volte sognanti, altre volte tristi, ma mai di piena felicità, anzi spesso nei disegni ci viene ricordato il dolore fisico che è costretta a provare (come nel momento della trasformazione o mentre danza). Il personaggio creato dalla Loputyn è comunque molto pacato, non è mai pienamente felice, ma anche quando soffre profondamente lo fa in silenzio, con contegno e riservatezza. Una rappresentazione delicata e sottile, in cui compaiono anche delle scene di nudo (la Sirenetta abbastanza spesso viene disegnata senza veli).
 
Quest'opera è stata edita nel 2023 dalle Edizioni re-belle, ha la copertina rigida, ha 120 pagine, misura 24,3 cm d'altezza e 17,5 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

giovedì 21 dicembre 2023

Fiabe Lapponi e Leggende Groenlandesi a cura di Bruno Berni

"Fiabe Lapponi" e "Leggende Groenlandesi" sono due raccolte di fiabe e leggende a cura di Bruno Berni, due volumi che fanno parte di una collana edita dall'Iperborea dedicata alle fiabe nordiche, "una selezione che attinge alle prime versioni scritte di questi racconti tramandati oralmente".
Tutti i volumi di questa collana sono illustrati, in bianco e nero, anche se non sempre sono indicati i nomi degli artisti, come nel caso di "Fiabe Lapponi", mentre in "Leggende Groenlandesi" i disegni sono di Federica Bordoni.

 
 Sopra: A sinistra la copertina (di una ristampa) delle "Fiabe lapponi", mentre a destra quella delle "Leggende groenlandesi" dove vediamo a colori una delle illustrazioni interne del volume.
 
"Fiabe lapponi" è il primo volume della collana: "In questa antologia di fiabe e leggende rivive il patrimonio di tradizioni, miti e credenze di quella che per lungo tempo è rimasta una minoranza etnica isolata. Un mondo di magie e metamorfosi, di foreste stregate, cavalcate nella neve in sella alle renne e grandi laghi attraversati sugli sci, dove la fantasia si combina con la realtà quotidiana e le usanze ancestrali. Un mondo in cui cacciatori e pescatori sfidano gli spiriti della terra in cerca di fortuna, salvano principesse rapite da demoni, affrontano prove per conquistare regni al di là del mare, destreggiandosi tra gli agguati dei giganti e gli inganni di orchi goffi". 
Queste fiabe  sono un'espressione di una saggezza popolare a volte amara, derivata dalle dure lezioni della natura e della storia, ogni fiaba riserva qualche sorpresa, un crudo colpo di scena, un lieto fine mancato ma lasciando il dovuto spazio ai sogni e al gusto del narrare, racconta l'errare umano attraverso una smaliziata ironia.
Il volume attinge direttamente alle prime raccolte scritte nell'Ottocento, quando l'Europa, sulla scia dei fratelli Grimm, riscopriva il valore letterario di questo racconto orale. Riscoperta che soprattutto per la Lapponia ha rappresentato anche una ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica. In particolare tali storie provengono da "Lappiske Eventyr og Folkesagn" di Just Knudm Qvigstad e G. Sandberg (1887) e da "Lappiske Eventyr og sagn I-IV" di Just Knudm Qvigstad (1927-29).
 
"Leggende Groenlandesi" è invece il settimo volume della collana, dedicato alla Groenlandia, un’isola enorme, dove le persone devono fare i conti con i ghiacci del Nord, ed è proprio questo il paesaggio che fa da sfondo alle storie della tradizione popolare groenlan­dese. Per questo in queste leggende emerge la dura quotidianità della sopravvivenza, filtrata attraverso strati ancestrali di miti e animismo che trasfigurano foche, narvali, beluga e trichechi – prede importanti per il sostentamento del popolo inuit – umanizzandoli, trasforman­doli perfino in dimore per le anime di coloro che sanno tornare dalla morte. Queste leggende ci consegnano intatto il millenario confronto di questo popolo dei ghiacci con una natura ma­trigna, fatto di paura ma anche di un ricco e originale immaginario con cui superarla. Come scritto nell'introduzione: "Le due grandi figure nodali, spesso sovrapposte, sono il cac­ciatore, capace di sfamare la sua comunità, e lo sciamano, che grazie a un duro apprendista­to sa farsi intermediario tra l’uomo e le entità della natura che abita. Attorno a loro, spiriti ausiliari, giganti e nani di montagna, donne che sposano volpi e balene, orfani maltrattati che trovano la loro meritata rivalsa e vecchie mangiatrici di polmoni umani, tra arrampica­te verso il paese dei morti in cielo, discese in un aldilà marino, visite all’uomo della luna, antichi codici da osservare, armi portentose e l’onnipresente kayak". 
I racconti provengono da "Myter og Sagn fra Gronland, I-III", raccolte di circa un secolo fa (1921-1925) dal grande esploratore e antropologo Knud Rasmussen e trascritte in danese, la lingua del governo centrale.
 

 
  Sopra: Le pagine in alto provengono da "Fiabe lapponi", mentre quelle in basso da "Leggende groenlandesi"; in entrambe compare un'illustrazione, mentre nella pagina accanto al disegno si vede l'inizio di un racconto.
 
Questi due testi sono accompagnati da delle illustrazioni in bianco e nero, opera di artisti differenti. Di quelle presenti nella raccolta "Fiabe Lapponi" non viene riportato il nome dell'autore, forse perchè questo è il primo libro della serie e quindi sono andati ad attingere a delle immagini trovate in qualche banca dati su internet; inoltre alcune di queste immagini hanno un aspetto sgranato, in cui i contorni appaiono pixellosi e non chiari e ben definiti. 
Sono disegni dallo stile semplice, in cui molto spesso gli elementi sono ritratte quasi come delle silhouette, quindi figure dove l'interno è colorato tutto di nero e a distinguersi sono solo i contorni esterni. Tali disegni sono quasi sempre a pagina intera e spesso sono immagini complete, in cui compaiono scene complete con personaggi, luoghi e sfondi, anche se talvolta può capitare che ci siano dei disegni che si focalizzino a rappresentare una persona piuttosto che un'intera scena. Sono disegni che rappresentano scene narrate nei testi con personaggi che compiono azioni in paesaggi lapponi, quindi prevalentemente brulli e quasi del tutto privi di alberi, spesso innevati. In questi disegni si nota una grossa differenza tra le parti colorate di nero e quelle prive di colore, lasciate completamente bianche; in effetti nella maggior parte di queste illustrazioni è il bianco a prevalere, in quanto è il colore dato agli sfondi, su cui spiccano persone, animali o elementi del paesaggio (ad esempio alberi, quando presenti) quasi completamente neri.
In "Leggende Groenlandesi" le illustrazioni sono opera di Federica Bordono e infatti anche la loro risoluzione sembra decisamente migliore e più curata. Il loro stile è decisamente più complesso e curato. I disegni sono sempre a pagina intera ed in bianco e nero, ma personaggi e animali sono ritratti in modo più accurato e ricco di dettagli, sebbene comunque non si può parlare di un aspetto realistico, in quanto i vari elementi che compongono la scena sono tracciati con segni e contorni molto netti, precisi e decisi, con alcune parti bianche, altre nere  e altre di un nero sfumato o comunque steso in maniera leggera. Nei disegni della Berni i tratti del volto e i dettagli dei tessuti dei vestiti sono ben delineati e definiti, infatti anche i volti risultano più espressivi ed empatici. Anche questi disegni mostrano una realtà differente da quella delle ambientazioni europee, sia nei paesaggi (privi d alberi e innevati) che nell'abbigliamento delle persone (vestite con abiti pesanti e tipici dei paesi freddi del nord Europa), ma anche negli animali (vediamo comparire ad esempio balene o alci).
 
 

 

 
Sopra: I primi tre disegni, partendo dall'alto, sono tratti da "Fiabe lapponi", mentre quello al centro a destra e gli ultimi due provengono da "Leggende groenlandesi" e sono opera di Federica Bordoni.
 
"Fiabe Lapponi" e "Leggende Groenlandesi" sono due volumi che fanno parte della collana dedicata alle fiabe nordiche inaugurata dalla Iperborea nel 2014, di cui "Fiabe lapponi" costituisce proprio il primo titolo.
La particolarità di questa collana è proprio quella di proporre al pubblico europeo una serie di fiabe e leggende nordiche che è difficile reperire nel panorama europeo o, più nello specifico, in quello italiano. Se da noi infatti sono giunte traduzioni di raccolte russe o giapponesi (oltre a quelle più comuni europee come quelle dei Grimm e di Perrault), talvolta perfino di racconti africani, è raro imbatterci in fiabe lapponi, groenlandesi, finlandesi, danesi ecc... (forse quelle svedesi sono già leggermente più comuni). Da questo punto di vista quindi la collana dell'Iperborea è importante nel panorama italiano e per tutti gli amanti delle fiabe che vogliono espandere le loro conoscenze e arrivare a poter leggere fiabe provenienti da tutto il mondo. Come viene specificato da Bruno Berni nel primo libro della serie: "Nella presente serie di antologie di fiabe nordiche si è deciso perciò di operare una scelta prevalentemente sulle prime raccolte ottocentesche, nonostante il rischio collegato all'utilizzo di materiale pubblicato con criteri non sempre filologicamente inappuntabili, perchè spesso rielaborato dagli studiosi e quindi, come nel caso delle fiabe svedesi, a volte poco fedele a uno stile narrativo orale. Ma d'altro canto lo scopo non era tanto quello d osservare un rigore filologico, quanto di dare un'immagine delle tradizioni popolari dei paesi nordici. le raccolte ottocentesche possiedono il pregio di rappresentare un monumento alle culture scandinave, e come tali di avere un valore simbolico notevole per lo studio delle loro tradizioni popolari."
Nelle introduzioni ad opera di Bruno Berni (in realtà poste alla fine delle raccolte) i lettori possono anche venire a conoscenza di come sono nate e grazie a chi furono trascritte questa raccolte di fiabe nordiche, nonché del perchè spesso hanno avuto poca risonanza al difuori dei loro paesi (ma talvolta anche all'interno degli stessi). Ad esempio per le fiabe lapponi Berni spiega che i lapponi, popolo nomade e da sempre sotto la dominazione di altre quattro nazioni, non hanno mai ottenuto, n'è preteso, l'indipendenza politica, sono sempre stati una "minoranza muta e quasi dimenticata", mentre molto spesso la nascita di raccolte fiabesche è proprio dovuta ad intenti patriottici e nazionalistici. Per questo motivo i trascrittori di racconti lapponi sono sempre stati esterni alla loro cultura, sebbene se ne possano contare alcuni di illustri. "Una prima raccolta fu pubblicata da J.A. Friis nel 1871, purtroppo sulla base di annotazioni di seconda mano. Ma la raccolta di fiabe e leggende lapponi cui spetta il merito maggiore di completezza e fedeltà è quella pubblicata solo mezzo secolo dopo in Norvegia da Just Knud Qvigstad (1853-1956) dopo decenni di lavoro. Qvigstad visse a lungo tra i lapponi e dedicò tutta la sua lunghissima vita allo studio della loro lingua e della loro cultura." Molto del materiale di questa antologia di fabe lapponi è proprio tratto dalle raccolte di Qvigstad, che tra il 1926 e il 1927 pubblicò quattro volumi delle "Lappiske eventyr og sagn".
Per quanto riguarda le leggende groenlandesi esse furono narrate nella loro lingua originale ma trascritte in danese. Anche queste leggende, come le fiabe lapponi, furono trascritte e raccolte non per un'esigenza interna di conservazione della cultura nazionale, "bensì da una volontà di musealizzazione di una cultura marginale e in pericolo da un progetto nato da forze esterne esterne alla regione e perciò realizzato in una lingua che non è quella della narrazione originale". La selezioni di materiali orali dei racconti della cultura inuit della Groenlandia è avvenuta a Novecento inoltrato e nella lingua del governo centrale. Il merito della raccolta di questi materiali popolari è da attribuire principalmente a Knud Rasmussen, infatti i racconti presenti nell'edizione Iperborea sono tratti dalla sua più importante raccolta di testi inuit della Groenlandia, pubblicata in tre volumi tra il 1921 e il 1925.
Il formato di queste raccolte è particolare essendo lungo e stretto, con copertine flessibili che però non sembrano essere di carta, ma di un materiale che mi ricorda come una stoffa sintetica, che sembra molto sottile e leggero ma allo stesso tempo resistente agli strappi. 
Essendo raccolte per adulti ho apprezzato che la casa editrice abbia comunque deciso di inserirvi dentro alcune illustrazioni in bianco e nero, differenti per ciascuna raccolta. Essendo opera di artisti differenti lo stile dei disegni varia in base alla raccolta: quelle di "Fiabe lapponi" sono più semplici e stilizzate, con un maggiore contrasto tra gli elementi neri e le zone lasciate bianche, mentre quelle di "Leggende groenlandesi" hanno un aspetto più curato e dettagliato, e presentano anche delle zone più grigie.  In entrambi i  casi comunque dai disegni emergono alcuni elementi che caratterizzano le ambientazioni di queste fiabe, come ad esempio animali, paesaggi e vestiti tipici di climi molto freddi. Pur presenti comunque le illustrazioni rivestono un ruolo secondario rispetto ai testi.
Se siete amanti delle fiabe e volete espandere i vostri orizzonti al riguardo vi consiglio quindi di dare un'occhiata a questa collana proprio per la tipologia di testi proposti, anche se sotto il profilo grafico ci sono sicuramente raccolte fiabesche molto più belle, curate e illustrate. Le raccolte Iperborea sono interessanti anche perchè, oltre a riportare da dove sono state tratte le varie fiabe, alla fine sono sempre presenti anche delle note bibliografiche che specificano il titolo originario di una certa fiaba o leggenda e la sua provenienza. 

"Fiabe Lapponi" è stato pubblicato nel 2014 mentre "Leggende Groenlandesi" nel 2020 dalla Iperborea Edizioni. Il primo volume ha 192 mentre il secondo 332 pagine, hanno entrambi una copertina flessibile, misurano 20 cm d'altezza e 10 cm di lunghezza e costano il primo 16 euro e il secondo 16,50 euro.

Iperborea non è solo una casa editrice, ma è anche il nome della principale collana di questo editore (Gli Iperborei), come riportato sul loro sito: "Iperborea è la collana che per prima in Italia ha esplorato la letteratura del Nord Europa in modo sistematico. Ospita classici e premi Nobel, inediti o riproposti in nuove traduzioni, romanzi e racconti dei maggiori autori contemporanei, saggistica narrativa, sceneggiature, teatro, poesia e antiche saghe. Inizialmente specializzata nei paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia), ha poi accolto letteratura nederlandese, tedesca, islandese e baltica (estone, lettone e lituana), canadese. Iconica nel suo formato 10x20 cm (tranne rare eccezioni per i libri con una parte iconografica importante), è stata rinnovata nella grafica nel 2015. Tutti i libri della collana sono in brossura cucita a filo refe, con copertina in cartoncino colorato e sovracoperta con alette in carta Imitlin Fedrigoni". 
Ecco le altre raccolte di fiabe e leggende nordiche:
  1.  "Fiabe lapponi" a cura di Bruno Berni (2014).
  2.  "Fiabe danesi" a cura di Bruno Berni (2015).
  3.  "Fiabe islandesi" traduzione di S. Cosimini, (2016).
  4.  "Fiabe svedesi" di Anna Wahlenberg, Alfred Smedberg, Helena Nyblo , Walter Stenströ e Harald Östenson, (2017) illustrazioni di John Bauer.
  5.  "Fiabe faraoesi" di Luca Taglianetti, (2018) illustrazioni di Lorenzo Fossati.
  6.  "Fiabe norvegesi" di Peter Christen Asbjørnsen , Jorgen MoeMoltke Moe, (2019) illustrazioni di Vincenzo Del Vecchio.
  7.  "Leggende groenlandesi" a cura di Bruno Berni (2020) illustrazioni di Federica Bordoni.
  8. "Fiabe finlandesi" traduzione di Giorgia FerrariSanna Maria Martin (2021) illustrazioni di Sonia Diab.
  9.  "Intorno al fuoco: fiabe e racconti della terra dei sami"  a cura di Emilie Demant Hatt e Bruno Berni (2022) con le illustrazioni di Lavinia Fagiuoli.
  10.  "Castelli in aria e altre fiabe finlandesi" di Zacharias Topelius (2023) con le illustrazioni di Isabella Conti.
 
       
 
 
 Sopra: Le copertine delle raccolte di fiabe nordiche, le quali hanno tutte questo formato lungo e stretto tipico dell'Iperborea.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 18 dicembre 2023

Il collegio La Delizia di Renato Simoni e Antonio Rubino

"Il collegio La Delizia" di Renato Simoni (che si firma con lo pseudonimo di RE SI) e con trenta tavole illustrate da Antonio Rubino è un libro in rima pubblicato nel 1985 che originariamente uscì a puntate sul Corriere dei Piccoli nel 1913, un piccolo pezzo di storia che ho voluto recuperare visto che non ne ho mai sentito parlare.

Sopra: Sulla copertina compaiono il Direttore Pandispagna e Saetta, il quale stringe in mano il cartello con scritto "Libri e pane", motto della futura rivolta scolaresca.

La storia nasce come parodia sulla vita in collegio e come beffa alla minaccia dei genitori di mettere i propri pargoli in collegio se non si fossero comportati adeguatamente: "La minaccia di essere mandato in collegio era, infatti, allora, per un ragazzo svolgiato o impertinente, molto più grave degli scapaccioni e delle cinghiate che il suo babbo non gli lesinava [...]. Il collegio aveva fama di significar disciplina continua ed esigente, mai temperata dalle tenerezze materne; bacchettate impietose dispensate da maestri che, in loco parentis, applicavano vigorosamente la pedagogia della verga; cibi manipolati da cucinieri  che tutt'al più avevano imparato l'arte nelle caserme del Reggio Esercito; vessazioni innumerevoli, infine, come pesi, divieti di parlare con i compagni, esclusioni dalla ricreazione, e via di seguito."
I due autori "s'impegnarono dunque a smantellare quella bieca reputazione. e per venticinque puntate diedero vita a una pirotecnica di sberleffi, senza risparmiare nessuno, nè docenti, nè collegiali, nè bidello, nè materie di studio...". Il Collegio La Delizia infatti è una specie di Pese dei Balocchi di collodiana memoria, un luogo in cui non si studia n'è si legge, ma dove ci si riposa, ci si diverte, si gioca e si mangiano un sacco di dolci.

I.
"Nel paese di Cuccagna
c'è il Collegio <<La Delizia>>,
direttore: Pandispagna,
e bidello: Liquerizia.

Il programma della scuola, 
cari amici, è presto detto:
a poltrir tra le lenzuola
la mattina si sta a letto.

Sia ciascuno preparato,
al suonar dei dieci tocchi,
per un corso accellerato
di rottura dei balocchi.

Poi si studia matematica,
che, per dirla senza ciarle,
è la scienza dolce e pratica
di contar chicche e mangiarle.

Poi c'è un corso di pittura
con gran premio a chi è più destro
a dipinger sulle mura
il ritratto del maestro.

Con un po' d'inappetenza
a pranzare ognun si pone:
dieci punti in diligenza
a chi fa un'indigestione."

Come potete leggere i testi sono tutti in rima alternata (AB AB) per cui tutta la storia risulta sempre molto orecchiabile e piacevole da ascoltare, pur utilizzando a volte dei termini che per noi oggi possono risultare un po' inconsueti.
Tutto sembra filare liscio nel Collegio, finché uno dei bambini fa scoppiare una rivolta: "sotto il segno della fiducia verso i lettori, dunque, si sviluppano gli episodi della congiura, di stampo romantico e carbonaro, e della ribellione che avviene in un clima culturale ed eroico nel quale affiorano reminescenze classiche, ciceroniane e manzoniane per esempio, memorie di fatti storici rinascimentali, ma anche freschi ricordi della guerra di Libia conclusasi l'anno prima". Ma perchè scoppia una rivolta? Ebbene un bambino di nome Saetta, stufo di mangiare solo dolci e di giocare, chiede al bidello di poter leggere un libro. Ciò provoca un grande scandalo tra i professori, che condannano il comportamento del bambino, ma ben presto anche altri si uniscono a lui per dar vita a una rivolta.

XIV.
"Dissipata la paura,
tornan tutti al loro posto,
e ripiglian la congiura.
L'orator riprende tosto:
 
<<Siamo stanchi di dolciumi,
di balocchi e di pigrizia.
Noi vogliam pane e volumi,
nel Collegio <<La Delizia>>.
 
<<Quatti quatti ora scendiamo,
ad armarci fino ai denti,
e d'assedio circondiamo
direttore ed insiervienti.
 
<<Quuesta vita molle, apatica
finirà domani stesso!
Studieremo la grammatica!
Mangeremo il manzo allesso!>>
 
Cento mani n un momento
s'alzan verso il cielo scuro,
e con alto, fiero accento
gridan tutti: <<Giuro! Giuro!>>.

Prendon qualche accordo ancora,
e ad armarsi corron poi...
Nel cortile, dopo un'ora,
pronti son cinquanta eroi".


Sopra: L'inzio della storia, dove a sinistra si vede un'illustrazione che rappresenta proprio il collegio.

Il libro contiene 30 tavole illustrate da Antonio Rubino, le quali ricordano molto lo stile dei cartoni degli anni Venti, con personaggi dai tratti tondeggianti e molto caricaturali che conferiscono loro un aspetto buffo. Sono soprattutto i professori coloro che hanno un aspetto maggiormente esagerato, mentre per gli studenti tutto sommato la cosa è meno accentuata, anche se pure loro mantengono dei nasi molto lunghi e sporgenti (ad eccezione di Saetta che invece ha un piccolo naso a patata), una testa molto tondeggiante e delle orecchie molto grandi.
Per colorare le tavole sono stati scelti solamente tre colori: il bianco, il nero e un rosso/arancio, il quale è usato a volte in modo più intenso, ad esmepio quando tinge degli abiti o oggetti, oppure in modo più delicato, quando serve per colorare gli sfondi (muri e pavimenti)
Segnalo che in un paio di tavole compare anche una persona africana, per cui di pelle scura, rappresentata in un modo che, attualmente, verrebbe etichettato come razzista, in quanto disegnata secondo degli stereotipi razziali, con una caricatura dei tratti somatici tipici delle persone africane, la cosiddetta "blackface": la testa rasata, una pella molto scura, praticamente nera, delle labbra molto grandi, sporgenti e rosse, un grosso nasone, grandi occhi sgranati bianchi, e le mani di colore chiaro (anche se non vengono fatti indossare dei guanti bianchi). All'inizio non si capisce bene come mai in un paio di disegni compaiano queste persone così rappresentate, in quanto non sembrano studenti della scuola, poi in una delle filastrocche ci si riferisce a loro con il termine "Ascari". A quanto pare l'ascaro era un militare eritreo dell'Africa Orientale Italiana inquadrato come componente regolare nei Regi Corpi Truppe Coloniali (le forze coloniali italiane in Africa). Questi personaggi sono quindi un riferimento dell'illustratore alla guerra in Libia che, come scritto nell'introduzione, si era conclusa l'anno prima (nel 1912). 
Ricordiamoci comunque che, quando i disegni furono pubblicati inizialmente (nel 1913) la blackface non era ancora diventata sinonimo di stereotipo razziale, sarà solamente negli anni Sessanta, con il movimento dei diritti civili degli afroamericani e con Martin Luther King, che essa verrà giudicata in tal senso, portando tra l'altro anche alla censura di diversi cartoni, risalenti ai primi decenni del Novecento, in cui se ne faceva ampio uso, magari per prendere in giro la popolazione e la cultura africana (intento che l'illustratore di questo libro illustrato invece evidentemente non aveva). Se volete conoscere alcuni cartoni in seguito censurati e vietati guardatevi questo video: "11 cartoni proibiti".

 

 
Sopra: Alcune tavole disegnate da Rubino (probabilmente nel 1939, poichè quando la storia uscì sul Corriere dei Piccoli nel 1913 aveva altre illustrazioni) colorate di bianco, nero e rosso. In quella in alto a sinistra si vede la scena del processo a Saetta, a destra e in basso a sinistra alcune scene della rivolta, mentre in basso a destra si vede il processo degli studenti ai professori. Notate come nella penultima immagine, tra i ranghi degli studenti soldato, compaiano anche de i soldati della Libia, rappresentati con delle blackface.
 
"Il collegio La Delizia" di Renato Simoni è un bel libro che narra, in rima, una storia divertente ed ironica che vuole parodizzare la vita in collegio. Se i collegi avevano fama di essere luoghi molto severi, in cui bisognava studiare ed essere ligi al dovere e alle regole, quello proposto da Simoni è tutto il contrario. È un luogo in cui ci si diverte, si poltrisce quanto si vuole, si può disegnare sui muri, rompere i giocattoli e mangiare dolci in gran quantità. Ma prima o poi anche dei dolci, se si mangiano solo quelli, ci si stanca, e ci viene voglia magari di mangiare del semplice pane, peccato che Saetta non ne trovi da nessuna parte e, quando desidera bere dell'acqua per riprendersi da tutti quegli zuccheri nel sangue, il bidello gli porti solo bevande zuccherate. Ad un certo punto perfino di giocare e distruggere cose si stanca, così gli viene voglia di leggere un libro, cosa che nel Collegio La Delizia è severamente proibita, così i ragazzi mettono in atto una rivolta.
Come scritto nell'introduzione: "I ragazzi (è questa la tesi?), insomma, sono golosi, dosobbedienti, pigri, gli piace divertorsi, sdegnano lo studio, ma se gratti un po' questa crosat di luoghi comuni trovi che sanno di lettere e storia e magari di scienze, e che partecipano con slancio patriottistico, sia pure con le mdoalità che sono loro più congeniali agli eventi sui quali l'Italianetta fonda le proprie speranze di diventare grande".
I testi sono composti da rime alternate, che li rendono molto piacevoli da ascoltare in qaunto molto musicali all'orecchio,  pur utlizzando a volte dei termini che per noi oggi possono risultare un po' inconsueti in quanto "vecchi": balocchi, ciarle (chiacchere), chicche (per indicare le ciambelle), verzura, m'impippo, marameo, pinocchiato (dolce a base di pinoli e zucchero caramellato), sollucchero, marenata (antica merenda della tradizione piacentina), poscia, ligneo palafreno, guantiera (contenitore per guanti), giocondo, allesso (per dire lesso), fantaccini, scuria (frusta),... 
I testi sono comunque ricchi di termini che non rientrano nel vocabolario di base dei bambini di oggi, e che risultano per loro già un po' più ricercati: inappetenza, torpore, lavabo, stridio, crinale, schietta, tedio, mestizia, sdegno, acume, convittori, biasimo, ardisce, ingombre, carponi, apatica, oratore, crogiolandosi, bofonchia...
I testi quindi possono benissimo rappresentare un'ottimo spunto per poter apprendere dei nuovi vocaboli e per riscoprirne alcuni caduti in disuso: da quanto tempo non sentivo la parola "Marameo"!, mentre del pinocchiato e della marenata non avevo mai sentito parlare.
I testi sono suddivisi in trenta parti, ognuna delle quali accompagnata da un'illustrazione in bicolore di Antonio Rubino. I disegni mostrano una scena narrata nei testi (e i testi che si riferiscono ad essa vengono proprio riportati sotto l'illustrazione), con dei personaggi rappresentati in modo abbastanza caricaturale, anche se molto curati e facendo ben attenzione a cosa riportano i testi.  Ad esempio quando nei testi si dice: "manda gli ascari ad accendere in cantina i caloriferi" nella vignetta compare un soldato eritreo dell'Africa, una rappresentazione che richiama i tratti della così detta "blackface", oggi considerata una rappresentazione offensiva degli africani, poichè stereotipata e fonte di stereotipi razziali. Antonio Rubino probabilmente non voleva offendere le persone africane e ha rappresentato così questi soldati africani perchè all'epoca (primi decenni del Novecento) si usava disegnarli in quel modo, ricordo infatti che anche gli altri personaggi hanno un aspetto caricaturale, sebbene non così standardizzato. Essi inoltre sono stati inseriti come citazione e riferimento culturale della guerra di Libia (conclusasi l'anno prima, ricordiamo) e non come parodia degli africani.
Tenendo presente questo disclaimer sulle blackface (cosa che probabilmente i bambini neanche noteranno, così come accade in un altro albo illustrato, in cui è stato inserito un'avviso all'inizio riguardante proprio la blackface: "La storia Pik Badaluk") consiglio comunque questo libro, che presenta una storia divertente, ironica, ma che comunque fa riflettere, e che in un certo senso si intreccia alle vicende storiche dell'epoca. Nel finale tutto si conclude per il meglio, grazie all'intervento di un certo Buonsenso, che rimprovera per il loro comportamento entrambe le fazioni (professori e bambini), anche se loda la rivolta "contro la poltroneria", tanto che il Collegio La Delizia si trasformerà nel Collegio Il Dovere: "Il Collegio "La Delizia" / niun potrà mai più vedere; / un Collegio ora s'inizia / ch'ha per titolo <<Il Dovere>>".
Finale forse un po' buonista, nell'introduzione viene definito "pinocchiesco" e anche un po' ipocrita ("Il Buonsenso, che dà l'avvio a un finale un po' pinocchiesco, con tanti buoni proponimenti e persino la trasformazione del "Collegio La Delizia" nel "Collegio Il Dovere"), ma che tutto sommato si fa apprezzare e che sicuramente piacerà agli adulti.

Questa raccolta è stata pubblicata nel 1985 dalla Giunti MAZZOCCO, ha 107 pagine, la copertina rigida e misura 24,7 cm d'altezza e 17 cm di lunghezza e costava 15 000 lire.

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giovedì 14 dicembre 2023

Le piacevoli notti parte I e II di Gian Francesco Straparola

"Le piacevoli notti" di Gian Francesco Straparola sono il cinquantunesimo e il cinquantasettesimo libro della collana della RBA uscita in edicola e che si intitola : STORIE MERAVIGLIOSE
Una collana che riunisce classici "frutto di prestigiosi autori del calibro di Oscar Wilde, Lewis Carroll, Charles Dickens e William Shakespeare. Altri provengono dalla tradizione e sono stati magnificamente rielaborati dai fratelli Grimm, H. C. Andersen o Charles Perrault, ma tutti occupano un posto speciale nella tua memoria". Una collana dedicata all'infanzia insomma, ma che propone quei libri che sono rimasti nel cuore da bambini e che continuano a farsi amare e apprezzare anche dagli adulti.  
 
 
 Sopra: A sinistra la copertina del primo volume, di colore blu, mentre a destra quello del secondo, di colore rosa. Entrambi mostrano scritte e decori dorati, come la coda della sirena del primo volume e il corpo della ragazza che cavalca il cavallo alato nel secondo.
 
"Le piacevoli notti" è una raccolta di 75 novelle composte dallo scrittore italiano Giovanni Francesco Straparola negli anni '50 del XVI secolo, e pubblicate a Venezia a partire dal 1550. 
Il primo volume della RBA contiene venticinque di queste squisite storie (due delle quali nel dialetto dell’epoca) pubblicate originariamente a Venezia nel 1550 dallo scrittore e collezionista di racconti. 
Il secondo volume raccoglie i 49 racconti che compongono la seconda parte di "Le piacevoli notti", pubblicata per la prima volta nel 1553, tre anni dopo la fortunata prima parte. I testi dell'edizione RBA sono quelli scritti da Straparola nel 1550 circa.
Le novelle sono accompagnate da 75 enigmi in ottava rima (non di rado osceni), e sono raccordate mediante una cornice narrativa di ispirazione boccaccesca, che comprende anche indovinelli e altri racconti. A narrare le novelle sono tredici donne, che fanno parte di una brigata riunitasi a Murano per festeggiare il carnevale veneziano (probabilmente quello del 1536). Tra i presenti ci saranno anche, nel secondo libro, Pietro Bembo e il suo discepolo Bernardo Cappello.
Nel corso delle prime 12 notti vengono narrate 5 novelle per notte; nella tredicesima notte le novelle raccontate sono 13, per un totale di 73. Nell'edizione definitiva del 1556 venne rimossa, probabilmente per motivi religiosi, la quinta novella dell'ottava notte, e al suo posto ne vennero collocate altre due. 


Sopra:
Più in alto due pagine interne iniziali del primo volume edito dalla RBA sulle fiabe di Straparola, con copertina e decori interni blu, in basso invece le prime pagine del secondo libro, con decori rossi e la copertina rosa. 

Le illustrazioni che accompagnano il testo provengono dalla prima edizione in inglese del libro, di cui vennero pubblicate soltanto 210 copie numerate, pubblicata da Lawrence and Bullen nel 1894, nella quale fu coinvolto l’artista britannico Edward Robert Hughes (1851-1914) con i suoi delicati pennelli.
Con la sua tavolozza di colori tenui e lo stile romantico i disegni di Edward Robert Hughes catturano magistralmente l’atmosfera misteriosa e fantastica delle storie, peccato che in questa edizione siano state riprodotte non a colori ma in "bianco e nero", cioè in questo caso bianco e blu o bianco e rosso, con la tinta che riprende quella della copertina, in questi casi appunto il blu e il rosa. 
Sono illustrazioni per adulti, dall'aspetto molto realistico, come se si trattasse di dipinti anziché di disegni e talvolta vi compaiono anche persone nude. Tali immagini sono solo a pagina intera e raffigurano scene descritte nei testi, conferendole un tono sempre piuttosto drammatico; talvolta sono inserite all'interno di una cornice di foglie e sotto vi è una frase che fa riferimento al testo.

 

 

Sopra: Più in alto alcune illustrazioni di Edward Robert Hughes in blu perchè tratte dal primo volume, mentre al ventro e in basso le immagini sono di colore rosso poichè proventienti dal secondo.
 
"Le piacevoli notti" di Gian Francesco Straparola sono due raccolte che propongono al pubblico italiano le fiabe scritte sa Staparola così come lui le scrisse, per cui la lettura di questi racconti non è sempre facilissima, vi riporto ad esempio l'inizio della terza favola: "Il fine della favola di Alteria precedentemente raccontata mi dà materia di divere raccontarne una, la quale vi fia non men piacevole che grata; ma sarà differente in uno: che in quella pre' Severino fu da Cassandrino gabbato, ma in questa pre'Scarpacifico più volte gabbò coloro che lui gabbare credevano,  sì come nel discorso della mia favola a pieno intenderete".
Nei testi sono presenti piuttosto spesso anche delle poesie o filastrocche, come questa: 
 
"Nacqui tra duo serragli incarcerata;
e di me nacque dopo un tristo figlio,
grande come sarebbe, ohimè ,mal nata!
un picciol grano di minuto miglio:
da cui per fame fui poi divorata,
senza riguardo alcun, senza consiglio.
O trista sorte mia dura e proterva,
di madre non restar pur serva!"

Sebbene i testi non siano di facile e immediato approccio questo permette però ai lettori di leggere le novelle nella loro versione originale, di cui non è neppure facile trovare edizioni recenti, o comunque belle edizioni illustrate, in quanto quelle che ci sono in circolazione sono tutte piuttosto vecchie e prive di immagini. La più recente è quella delle edizioni Salerno per la collana "I novellini", edita nel 2000, mentre le altre risalgono agli anni Settanta o anche agli anni Venti del Novecento.
Queste fiabe in realtà sarebbero delle novelle, cioè delle narrazioni brevi di fatti reali o immaginari, questi ultimi comunque sono inseriti sempre all'interno di una cornicerealistica e credibile. I personaggi di queste storie ad esempio hanno sempre dei nomi propri precisi e le avventure che vivono possono essere anche risvolti di vita quotidiana, in particolare ruotano quasi sempre attorno a vicende amorose con uomini che devono conquistare il cuore dell'amata (a volte sottraendola ad un altro uomo), mariti che hanno rapporti conflittuali con le mogli, oppure che hanno relazioni con donne sposate e rischiano di venire scoperti. Non mancano tuttavia anche storie di viaggi, in cui il protagonista abbandona la propria dimora per mettersi in viaggio talvolta venendo ingannato o riuscendo a fare lui fortuna ingannando qualcun altro, oppure riuscendo alla fine a trovare moglie e fortuna.
 
Questi volumi sono stati stampati e pubblicati (nel senso di distribuiti nelle edicole) nel 2023 dalla RBA Italia; hanno una copertina rigida, il primo ha 344 pagine entre il secondo 316, misurano 18,5 cm d'altezza e 13,6 cm di lunghezza e costano entrambi 12 euro.

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lunedì 11 dicembre 2023

Carmen di Prosper Mérimée e Benjamin Lacombe

E anche quest'anno torna l'appuntamento con un'uscita italiana di qualche volume illustrato da Benjamin Lacombe. Se l'anno scorso avevamo avuto L'Ippocampo che si era data da fare proponendoci: "Il gobbo di Notre Dame" di Victor Hugo (27 ottobre 2022) o "Streghe" di Cécile Roumiguière (26 novembre 2022) o ancora "La Sirenetta" di Hans Christian Andersen (29 novembre 2022), mentre la Rizzoli l'anno scorso ci aveva portato il secondo volume di "Racconti Macabri" di Edgar Allan Poe (25 ottobre 2022), quest'anno è proprio la Rizzoli a lanciare sul mercato italiano un altro titolo da noi inedito illustrato da Lacombe: "Carmen" di Prosper Mérimée.
 
 
 Sopra: La copertina (che in entrambi i casi gioca sui toni del rosso e del nero) a sinistra è quella originale dell'edizione francese, dove il pizzo attorno al volto di Carmen è del vero pizzo nero, mentre nella copertina dell'edizione italiana, a destra, il pizzo è semplicemente disegnato e ricoperto di una lacca lucida.
 
Questa è la novella scritta da Prosper Mérimée pubblicata nel 1845, da cui è tratta l'omonima opera di Georges Bizet. 
La novella comprende quattro parti e l'autore, Mérimée, racconta i fatti come se gli fossero realmente accaduti durante un viaggio in Spagna nel 1830.
Parte prima: Durante il viaggio Mérimée incontra un uomo; la sua guida gli dice che l'uomo è un criminale, Don José Navarro, ma il narratore offre al bandito del cibo e dei sigari e così i due fanno amicizia e alloggiano nella stessa locanda. Durante la notte Mérimée avvisa Don José che la guida vuole denunciarlo e Don José scappa.
Parte seconda: A Cordova Mérimée incontra Carmen, una zingara, che gli predice la sorte nella propria casa. Ad un certo punto arriva Don José che li interrompe e porta via Mérimée nonostante la contrarietà di Carmen. Qualche mese dopo Mérimée scopre che Don José sarà giustiziato il giorno successivo. Va a fargli visita e ascolta il racconto della sua vita.
Parte terza: Il cuore del romanzo, dove  Don José, il cui vero nome è José Lizarrabengoa, racconta la sua vita e di come sia cambiata grazie all'incontro con carmen. Dopo aver ucciso un uomo durante una rissa per futili motivi ed è costretto a scappare e a cambiare nome e a Siviglia si è unisce ad un plotone di "dragoni", soldati con funzioni di polizia. Un giorno Don José incontra Carmen, che lavora nella fabbrica di sigari che lui deve controllare. Carmen cerca di sedurlo, ma poche ore dopo Don José l'arresta per aver ferito una collega durante un litigio; Carmen però riesce a convincerlo a lasciarla libera, in compenso sarà Josè a finire in carcere per un mese come punizione per aver fatto scappare la prigioniera. Don José tuttavia non riesce a dimenticare la donna e, quando la rivede, decide di intrattenere con lei una breve relazione, ma poco tempo dopo lui la vede entrare in casa con il suo tenente e lo uccide; è così costretto ad unirsi alla banda di fuorilegge di cui fa parte anche Carmen. Durante la permanenza all'interno della banda Don José scopre che Carmen è sposata e ne uccide anche il marito. Carmen però si innamora di Lucas, un giovane picador. Don José la supplica di emigrare con lui in America, ma Carmen rifiuta ...
Parte quarta: è composta da appunti sugli usi e costumi degli zingari.
 
 Sopra: Un disegno a doppia pagina che ritrae il primo incontro tra don Josè e Carmen, raffigurata nella scena con un abito rosso, un velo nero di pizzo e con in bocca un fiore che regalerà a Josè.
 
La storia prende vita in questo volume illustrato di grande impatto, che sublima l’amore tragico e la gelosia attraverso le splendide illustrazioni di Benjamin Lacombe, perette per rappresentare Carmen, la donna fatale, libera e seducente.
Per rendere meglio la sua natura di donna seduttiva e di strega l'artista la associa spesso alla figura del ragno, e in particolare alla vedova nera, un ragno piccolo, dal corpo tondeggiante e dalle gambe lunghe e sottili. A volte è la figura dell donna ad essere circondata dai ragni, mentre altre volte è lei stessa a essere ritratta nelle sembianze di una donna-ragno, intenta a tessere le sue ragnatele attorno a un uomo. Un modo per l'artista di sottolineare la natura seduttiva e manipolatrice della donna, a cui nessun uomo riesce a rinunciare.
Lo stile di Lacombe è incantevole, molto raffinato, elegante, evocativo, suggestivo, estremamente curato e ricco di dettagli. Le immagini a colori hanno delle tinte forti, intense e brillanti, che vanno però a creare delle scene spesso cupe, con luci ed ombre che danno corporeità  e volume ai personaggi.  
Oltre alle illustrazioni a colori, che possono essere sia a doppia pagina che a pagina intera, ve ne sono anche altre in bianco e nero, a volte a pagina intera ma più spesso inserite assieme ai testi. Questi disegni non hanno sfondo, ma spiccano su quello nero della pagina; in queste immagini i tratti neri sono come ricoperti di una patina lucida (la stessa che riveste anche il pizzo attorno al volto di carmen sulla copertina) che serve a farli risaltare sulla pagina anch'essa nera.
 


 

Sopra: Alcune illustrazioni di Lacombe che raffigurano Carmen, alcune a doppia pagine altre a pagina intera, raffinate, evocative e suggestive. Alcune sono a colori, mentre altre, quelle in mezzo ai testi, sono in bianco e nero, con le parti nere ricoperte da una vernice lucida che fa risaltare il disegno sullo sfondo nero della pagina.
 
Come scritto nella Prefazioen "Nel tempo Carmen è diventata un mito, un'icona della cultura pop" il cui si può trovare traccia in canzoni e poesie; è la incarnazione della donna fatale, donna libera e seducente di grande bellezza. Ella è descritta così dall'autore: "Aveva tra i capelli un folto mazzetto di gelsomini, i cui petali la sera sprigionavano un profumo inebriante. Era vestita in maniera semplice, forse povera, tutta di nero, come usa fare la maggior parte delle sartine la sera. [...] Quando mi fu vicina, la bagnante si lasciò scivolare sulle spalle la mantiglia che le copriva la testa e,all'oscuro chiarore che cade dalle stelle, vidi che era minuta, giovane, ben fatta, e che aveva occhi molto grandi. [...] Dubito molto che la signorina Carmen fosse di razza pura, perlomeno era infinitamente più graziosa di tutte le donne della sua gente che abbia mai incontrato. Affinché una donna sia bella, dicono gli spagnoli, deve riunire trenta sì, o, se si vuole, che si possa definirla mediante dieci aggettivi applicabili ciascuno a tre parti della persona. [...] La mia zingara non poteva aspirare a tanta perfezione. La sua pelle, perfettamente liscia, si avvicinava molto al colore del cuoio. i suoi occhi erano obliqui, ma con un taglio magnifico; le sue labbra un po' grosse, ma ben disegnate e lasciavano vedere denti più bianche delle mandorle spelate. I capelli, forse un po' grossi, erano neri, dai riflessi blu come l'ala di un corvo, lunghi e lucenti. Per non stancarvi con una descrizione troppo prolissa, vi dirò insomma che a ogni difetto univa una qualità che risaltava forse in maniera più decisa proprio grazie al contrasto. Era di una bellezza strana e selvaggia, un viso che all'inizio stupiva, ma era impossibile dimenticare. I suoi occhi soprattutto avevano un'espressione al tempo stessa voluttuosa e crudele che non ho mai trovato in alcuno sguardo umano."
Fin dalla sua apparizione Carmen quindi ci viene presentat sì come una donna molto bella, ma dotata di una bellezza non banale o scontata, una bellezza risaltata da quelle che si potevano considerare delle imperfezioni ma che la rendevano particolare ed esaltante, difficile da dimenticare.
Anche la sua personalità non è di certo da meno: Carmen è una donna forte e determinata, furba e indipendente, abituata a godere di molta libertà e di imbrogli, sa bene come raggirare gli uomini i quali, per quanto possa amare, non amerà mai nessuno più di se stessa, e di conseguenza della sua libertà e del suo diritto a decidere per lei. Interessante ed esplicativo ad esempio questo dialogo che ella ha con don Josè: "<<Lo sai>> mi disse <<che da quando sei il mio rom per davvero, ti amo meno di quando eri il mio minchorro? Non voglio essere infastidita, soprattutto non voglio essere comandata. Quello che voglio è essere libera e fare ciò che mi piace. Stai attento a non esasperarmi. Se mi infastidisci, troverò un bravo ragazzo che ti farà quel che tu hai fatto al Guercio.>>" (cioè ucciderlo).
Carmen non è certamente una santa, anzi si rifiuta di esserlo, a lei la vita dell'illegalità piace ed sa di essere brava in quel campo, essendo furba e capaci di raggirare gli altri con facilità, cosa grazie alla quale riesce ad ottenere preziose informazioni da inviare al suo gruppo di ladri e contrabbandieri. Sicuramente però carmen è una donna indipendente, che non dipende da nessun uomo e sa badare a se stessa, anzi, di uomini lei sa che può trovare tutti quelli che vuole. E in un certo senso è proprio questo ad esercitare sugli uomini un grande fascino, poiché ciò fa scattare in loro un ancora maggiore desiderio di possesso (che sfocia a volte anche con l'eliminazione dei rispettivi rivali), che però porta Carmen invece ad allontanarsi e a prendere le distanze da coloro che la vogliono limitare. D'altronde fin dal primo incontro lei dice a Josè che è meglio se non la rivede più, perchè lei è una donna pericolosa, ed è lui invece ad insistere per continuare la relazione, è lui che cerca di cambiarla, mentre Carmen se stessa e la sua vita piacciono così come sono.
Una storia intrigante, e neanche troppo lunga, di amore, in una forma quasi ossessiva, seduzione, inganno e violenza, racchiusa in una splendida e raffinata edizione accompagnata dalle illustrazioni raffinate, eleganti e seducenti di Lacombe. Egli associa la figura di Carmen a quella del ragno, capace di tessere la sua tela attorno alle sue vittime le quali diventano incapaci di fare a meno di lei e del suo amore. Un racconto pensato da Prosper Mérimée per degli adulti, anche se violento può essere approcciato da ragazzi a partire verso la fine delle scuole secondarie di primo grado. I testi sono accompagnati anche da delle note, le quali sono parecchio utili per capire alcuni termini specifici, modi di dire, particolarità culturali oppure per i riferimenti geografici.
 
Quest'opera è stata edita in originale nel 2017 sempre col titolo "Carmen", dal gruppo editoriale  Luis Vives ; è poi stata pubblicata in italiano nel 2023 dalla Rizzoli. L'opera ha 184 pagine, la copertina rigida e misura 28 cm d'altezza e 20 cm di lunghezza e costa 28 euro.

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