venerdì 13 maggio 2022

SPECIALE Piccoli Brividi di R.L. Stine

Oggi vi parlerò dei "Piccoli Brividi" scritti da R.L. Stine (in originale "Goosebumps"), una saga di libri molto famosa che è entrata nelle vite ed è rimasta nei ricordi di milioni di lettori (compresa me in effetti), che a distanza di tempo la ricordano ancora con affetto. I libri della serie hanno venduto oltre 350/400 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 32 lingue, e secondo il Guinnes dei Primati, sarebbe la serie per ragazzi più venduta nella storia (seconda dopo quella di "Harry Potter").
Una saga diventata ormai memorabile con il font "gocciolante" del titolo, le copertine dalle illustrazioni bellissime, i bordi delle pagine verde fluo e gli adesivi all'interno di ogni volume.
In realtà sembrerebbe che, sebbene con un calo di popolarità, questa collana degli anni Novanta, non sia ancora andata in pensione, in quanto ancora adesso ci sono bambini che la leggono (oltre ad adulti nostalgici), anche perché perfino i vecchi volumi sono ancora facilmente reperibili nelle biblioteche comunali e scolastiche e nei mercatini dell'usato (in effeti questi libri sono un po' come il prezzemolo, spuntano fuori un po' ovunque). E comunque, oltre ai vecchi volumi, nelle librerie trovate pure delle ristampe nuove di zecca.

Sopra: Questa immagine riunisce tutte le copertine della serie di "Piccoli Brividi", messe in ordine di uscita nella collana, dal primo numero "La casa della morte" all'ultimo "Il fantasma nello specchio".

I "Piccoli Brividi" è una serie horror per ragazzi, scritta dall'americano Robert Lawrence Stine, nata nel 1992, anche se qui in Italia i volumi arrivavano solitamente un paio di anni dopo l'edizione inglese (i primi però giunsero nel 1995). La serie comprende 87 titoli, divisi nella serie classica che va dal numero 1 ("La casa della morte") al 62 ("Un barattolo mostruoso n.4"), e la serie 2000, che va dal 63 ("L'urlo del gatto") all'87 ("Il fantasma nello specchio").
I libri sono narrati quasi tutti in prima persona, attraverso gli occhi dei protagonisti, i quali di solito sono ragazzini e ragazzine di 11-13 anni, con una media dei 12 anni. Molto spesso però i protagonisti non si muovono da soli all'interno della storia, ma sono affiancati o da amici della stessa età oppure da fratelli minori, i quali possono avere sia la funzione di aiutante che di intralcio (solitamente rientrano più spesso nell'ultima categoria).
Come detto prima la serie è a tema horror, cioè comprende elementi paurosi, anche se la maggior parte sono abbastanza leggeri, ovviamente adatti al pubblico di riferimento che parte dagli 8 anni, in aggiunta a qualche elemento umoristico e ironico.
Solitamente il protagonista di turno si ritrova ad affrontare situazioni anomale, sorprendenti, spesso soprannaturali, e deve vedersela con mostri di vario genere o oggetti maledetti. Ho detto "il protagonista di turno" perché egli cambia ad ogni libro, rispetto ad altre serie nei "Piccoli Brividi" infatti i personaggi sono sempre diversi, così come i pericoli che devono affrontare. Al massimo a ripresentarsi sono i mostri, infatti all'interno della collana sono presenti alcune serie, come quella di "Un barattolo mostruoso", che comprende 4 titoli e quella di "Il pupazzo parlante" che comprende 5 storie.
La varietà di storie offerte al lettore è sicuramente uno degli elementi che ha contribuito al successo della serie, in quanto, con i suoi 87 titoli, la collana offre molteplici possibilità di scelta al pubblico, sia come ambientazioni che come mostri (o elementi soprannaturali):
Per quanto riguarda i luoghi:
  • Case infestate: "La casa della morte", "Il fantasma senza testa"
  • Case (all'apparenza normali e tranquille): "La pendola del destino", "Un mostro in cucina", "C'è qualcuno nel buio", "Una spremuta speciale", "Il mistero dello scienziato pazzo"...
  • Campeggi: "Il campeggio degli orrori", "Il mistero del lago gelato", "Un mostro in vacanza", "Terrore al campeggio", "Il villaggio del brivido", "Ectoplasmi".
  • Cimiteri: "La spiaggia degli spettri", "Morto ma non sepolto".
  • Paludi: "Il lupo della palude", "La notte dei mostri di fango", "Minaccia dal fango".
  • Parchi divertimenti: "Una giornata particolare", "Gli orrori di Shock Street", "Il villaggio del brivido".
  • Scuola: "La scuola maledetta", "Un mostro in cattedra", "Metamorfosi totale", "Il re dell'orrore".
Per quanto riguarda i mostri:
  • Mummie: "Mano di mummia", "Una testa di mummia per me", "La mummia è tornata"
  • Licantropi: "Il lupo della palude", "La casa dei lupi mannari", "Il licantropo", "Febbre di plenilunio".
  • Fantasmi: "Il fantasma della porta accanto", "La spiaggia degli spettri", "Il mistero del lago gelato", "Il fantasma del palcoscenico", "I cani fantasma", "Il fantasma senza testa", "Ectoplasmi", "L'ultimo halloween", "Il fantasma nello specchio".
  • Oggetti maledetti: "Foto dal futuro", "La maschera maledetta", "Il pianoforte impazzito", "La pendola del destino", "L'anello maledetto", "La macchina stregata", "Tremate".
  • Alieni: "Il campeggio degli orrori", "Mostri dallo spazio", "Le zucche della vendetta", "Una spremuta speciale", "L'invasione degli stritolatori", "I terrestri senza memoria".
  • Bambole / Pupazzi / Fantocci: "Il pupazzo parlante", "Spaventapasseri viventi", "L'incubo di Slappy", "La vedetta degli gnomi".
  • Scienziati: "Il mistero dello scienziato pazzo", "Il gemello malefico", "Un tragico esperimento", "Una spremuta speciale", "Jekyll e Heidi".
  • Maghi/streghe: "Un barattolo mostruoso", "Magico inganno", "Prigionieri di un incantesimo", "Io sono la vendetta", "Il ragazzo volante", "I prigionieri della torre".
  • Altre creature: "Un barattolo mostruoso", "Vendetta strisciante", "La notte dei mostri di fango", "L'attacco del mutante", "Un mostro in cucina", "Il bosco dei mostri blu", "Alito di vampiro", "C'è qualcuno nel buio", "Terrore dagli abissi", "Un mostro in vacanza", "Il mostro delle nevi a Pasadina"....
Una particolarità di queste storie, che ha contribuito al loro successo, sono i colpi di scena, disseminati un po' all'interno di ogni libro, ma di grande importanza si rivela solitamente quello finale. Questo è particolarmente significativo perchè il lettore sa che il libro si concluderà così, e non ci sono seguiti che lo continueranno o riprenderanno. 
Tra i vari colpi di scena ce ne sono alcuni ad esempio dove il protagonista scopre che il mostro o la minaccia affrontata non è del tutto sconfitta (oppure ne sta sopraggiungendo un'altra), oppure scopre che qualcuno non è chi diceva di essere (come in "Il mistero del lago gelato" o "La spiaggia degli spettri"), oppure viene rivelato qualcosa che ribalta il senso di tutto ciò che si è letto in precedenza (tipo in "Terrore al campeggio", "L'avventura del mostruoso blob" o "C'è qualcuno nel buio"), o qualcosa successo durante l'avventura si riflette ancora nella vita futura del protagonista (come in "Un insopportabile ronzio").

Sopra: Alcune copertine di alcuni libri della serie dei "Piccoli Brividi", tra cui alcuni titoli piuttosto iconici come "La casa della morte", "La maschera maledetta", "Foto dal futuro", "Il pupazzo parlante", "Un barattolo mostruoso" e Una giornata particolare".

Passiamo ora a parlare delle illustrazioni, anche se questa volta non mi riferisco a quelle interne ai libri, che non ci sono, ma a quelle delle copertine.
Le immagini delle copertine erano create appositamente per ogni libro, e infatti mostrano sempre qualche scena di quest'ultimo, spesso in modo piuttosto fedele, altre volte invece non proprio, in quanto l'artista si basava su stralci di testo che gli venivano inviati oppure appunti dell'autore.
Esse sono opera di un unico artista (con un paio di eccezioni): Tim Jacobus, un disegnatore statunitense che si occupa anche di illustrare copertine di romanzi.
Le sue immagini sono sempre molto belle, oltre che importanti per la scelta dei volumi da acquistare, in quanto i lettori avevano più che altro quelle su cui basarsi per capire un po' la trama (dietro essa non era riportata, c'era solo una parte di testo estrapolato dalla storia); e negli anni credo che siano diventate anche molto iconiche (e molto amate). 
Nonostante siano copertine destinate a libri per ragazzi esse non sono per nulla banali o scontate, anzi, molte hanno inquadrature e prospettive particolari (ad esempio dal basso) e soggetti a volte inquietanti e talvolta bizzarri.
 
  
Sopra: Le copertina di "La casa della morte" e "Un mostro in cattedra" hanno una prospettiva dal basso, che fa apparire i due soggetti rappresentati (la casa e l'insegnante mostro) ancora più minacciosi e spaventosi.
 
In tutte le copertine compariva qualcosa di insolito, un elemento strano e soprannaturale che attirava l'attenzione del lettore. Talvolta questo elemento era molto esplicito, tipo un mostro, altre volte più sottile, come uno strano costume appoggiato sul letto, una testa di mummia appoggiata su un mobile di una tranquilla cameretta.
Tali soggetti erano poi ritratti anche negli adesivi (anche se non proprio in tutti), che erano molto belli quindi da possedere.
Nonostante i temi spaventosi le copertine, seppur inquietanti, risultavano molto colorate (con tinte molto sature, quindi molto intense, accese e brillanti), anche perché l'artista giocava molto con tonalità calde e fredde, sempre presenti contemporaneamente in una medesima copertina, per fare contrasto.

 

 
Sopra: Nelle copertine più in alto l'elemento soprannaturale è chiaro ed esplicito (il mostro presente nel volume), in quelle in basso l'elemento strano c'è (come la testa di mummia o il costume da lupo mannaro), ma è posto nella scena in modo più casuale. Da notare il bizzarro pavimento di piastrelle (viola e azzurre) del libro a sinistra, un tipo di pavimentazione che rivedremo anche in altre copertine di Jacobus (non solo per terra ma a volte anche sul soffitto).

I "Piccoli Brividi" di R.L. Stine sono una serie molto carina, che comunque è riuscita a rimanere nella memoria e nel cuore di molti lettori. I punti a favore di questa collana sono: la brevità delle storie che si leggono in qualche ora dando una certa soddisfazione ai giovani lettori; il formato, piccolo, maneggevole e tascabile, che ti permette di portare i libri ovunque; il fatto che ogni libro sia autoconclusivo, per cui poi si può continuare con altri libri diversi; la varietà e l'originalità della maggior parte delle storie, un po' spaventose ma anche divertenti; la presenza degli adesivi, che ad ogni bambino fanno gola; il prezzo contenuto (che era al di sotto dei 5 euro).
Pur essendo dei libri "commerciali" essi inoltre non erano quasi mai banali, ma anzi come ho già detto presentavano spesso storie varie e originali, con situazioni, mostri e protagonisti sempre nuovi e differenti. I protagonisti erano ragazzini della classe media, solitamente un po' emarginati, quindi persone con cui il lettore poteva identificarsi. Loro inoltre spesso non erano persone perfette, ma ognuno era caratterizzato con dei punti di forza e di debolezza, il che li rendeva molto umani (anche se la brevità della storia non permetteva una caratterizzazione super complessa). Proprio come qualunque bambino potevano provare sentimenti positivi (coraggio, determinazione, curiosità...) e negativi (codardia, invidia, desiderio di vendetta o di rivalsa) e comportarsi di conseguenza, non sempre prendendo le decisioni giuste, e spesso finendo nei guai proprio per questo. Pur venendo presentati in un periodo di tempo piuttosto breve (solo una storia di 100-200 pagine) il lettore riesce comunque a immedesimarsi in loro, o comunque a considerarli come dei compagni di viaggio, assieme ai quali vivere un'avventura.
Vedo molto spesso paragonare questa serie a quella di Geronimo Stilton, in quanto anch'essa è una serie commerciale che ha avuto un enorme successo, secondo me però i "Piccoli Brividi" sono superiori come qualità rispetto agli Stilton. Essendo destinati ad un pubblico più grande (dagli 8 anni, mentre Stilton si può leggere anche a 5/6) hanno un lessico e un vocabolario più ricco, seppur le storie rimangano sempre scorrevoli. I testi all'interno sono scritti in grande e in modo chiaro e semplice (senza parole arizgogolate o font strani). I personaggi variano sempre mostrando una gran varietà di tipi umani, con i loro pregi e difetti, mentre in Stilton i personaggi principali, pur avendo vissuto mille e mila avventure, non crescono mai caratterialmente, ma rimangono sempre un po' stereotipati. Geronimo, ad esempio, rimane sempre il topo buono, gentile, generoso, pauroso ma che sa essere anche coraggioso quando la situazione lo richiede, incapace di compiere qualsiasi scelta sbagliata o non etica. Alla lunga diciamo che protagonisti così finiscono per annoiare.
Le storie proposte nei "Piccoli Brividi" sono più interessanti, in quanto più avventurose, con atmosfere inquietanti, ricche di mistero e comunque dotate di un loro fascino, di cui in parte va il merito ai colpi di scena, specialmente quelli finali (qualcuno magari un po' strano, ma alcuni erano piuttosto geniali). Talvolta poi nei "Piccoli Brividi" si affrontavano anche tematiche interessanti, tra cui il bullismo e l'isolamento, il problema di come inserirsi in un nuovo ambiente (molti dei protagonisti si sono appena trasferiti oppure sono in visita da qualche parte), la morte (alcuni mostri dei libri cercano di eliminare spesso i protagonisti, anche in modi abbastanza brutali).
Non credo sia un caso che i "Piccoli Brividi" vengano ancora letti e riscuotano ancora oggi un forte effetto nostalgia nel loro ex lettori, i quali li ricordano ancora con affetto (cosa che non si può dire anche per i libri di Stilton, a parte forse alcune sue saghe particolari).

I "Piccoli Brividi" sono stati pubblicati per la prima volta nel 1992 col titolo "Goosebumps", mentre in italiano sono stati editi nel 1995 (fino al 2000) dalla Mondadori. I volumi hanno una copertina flessibile, un numero di pagine da 130 a 190, misurano 16,5 cm d'altezza e 11 cm di larghezza e inizialmente costavano 4,39 euro (8.5000 lire) per poi arrivare a 4,60 euro.
Che poi io continuo a parlare di questi libri come se ormai fossero fuori produzione, ma in realtà non è affatto così. Infatti nel 2016 essi sono stati ripubblicati, sempre dalla Mondadori, con un formato  di  19,8 cm d'altezza e 13 cm di larghezza e al costo di 6,90 euro.
 
     
 Sopra: Alcune copertine delle nuove edizioni del 2016, attualmente ancora in commercio nelle librerie.

SEQUEL: l'eredità dei "Piccoli Brividi"
Una serie che possiamo definire sequel dei "Piccoli Brividi" sono i "Super Brividi", composta da 73 titoli, che ha iniziato a essere pubblicata nel 2002, ed è continuata fino al 2014. Si tratta anche in questo caso di una collana di libri horror per ragazzi, la quale ha ripreso vari elementi dei suoi predecessori come: la casa editrice, il formato, lo stile delle copertine, i bordi delle pagine verdi fosforescenti, la presenza interna degli adesivi.
A differenza dei "Piccoli Brividi" però R.L. Stine non è l'unico scrittore della serie, sebbene siano comunque presenti libri anche suoi, soprattutto nei primi titoli della collana. Altri autori che compaiono nella serie sono: Scotto Hughes, Robert Swindells, Darren Shan, Celia Rees e Johnny il Rosso (pseudonimo di Carlo Martigli).
Anche in questa collana ci sono delle mini serie, tra cui spicca quella scritta da Darren Shan, dedicata ai vampiri, che conta ben 12 titoli: 1. "Il circo degli orrori", 2. "L'assistente del vampiro", 3. "Tunnel di sangue", 4. "Il picco dei Vampiri", 5. "Cinque prove Mortali", 6. "Il principe dei vampiri", 7. "I cacciatori d'ombra", 8. "La setta delle tenebre", 9."Gli assassini dell'alba", 10. "Il lago delle anime dannate", 11. "Il padrone del male", 12. "Figli dell'orrore - atto finale". Altre serie presenti nella collana sono: "La baby sitter" (n. 1, 2, 3, 4), una trilogia sugli zombie (1. "Scuola di zombie", 2. "La clinica degli zombie" e 3. "Zombie combat") e "Darkside" (1. "La città del male", 2. "La morte in agguato" e 3. "Trappola nelle tenebre"). Alcune di queste saghe sono poi state pubblicate riunite in un unico volume, ad esempio i primi 3 della serie di Darren Shan sono stati riuniti nel 2005 nella raccolta "Aiuto vampiro"; oppure i tre volumi sugli zombie sono stati raccolti nel 2013 in "La trilogia degli zombie".
I libri di questa serie sono orientati verso un pubblico d'età maggiore rispetto ai "Piccoli Brividi" (ecco perché da "piccoli" a "super"), che va dai 10 ai 13 anni. In questo libri ad esempio compaiono anche tematiche legate alle relazioni amorose, che nei "Piccoli Brividi" erano praticamente del tutto assenti, ed inoltre compaiono più morti, uccisioni e maggiore violenza. I libri comunque trattano sempre elementi horror e soprannaturali, presentando molti titoli riguardanti in particolare: i vampiri (ad esempio tutta la saga di Darren Shan, ma ci sono anche diversi altri titoli, come "Eredità di sangue", "Due insolite gemelle" o "Mezzosangue" e suoi seguiti), gli zombie (come quelli di "Un amore mortale" e di "Scuola di zombie" e i suoi seguiti) e i fantasmi (con "L'ululografo", "Ghiaccio mortale", "La vedetta dello spettro", "Io sono uno spettro" e i suoi seguiti).
Nel caso dei "Super Brividi" le illustrazioni delle copertine sono opera di Daniele Orizio, e devo dire che comunque sono delle belle immagini, che mantengono lo stile delle copertine precedenti, anche se in alcuni casi l'aspetto dei mostri appare forse anche un po' troppo esagerato, anche se d'impatto. Anche in questo caso le copertine ritraggono scene presenti all'interno del volume, mettendo in risalto qualche elemento soprannaturale o mostruoso.
I volumi hanno subito negli anni un incremento di prezzo, andando dai 4,60 euro (dove si erano fermati anche i "Piccoli Brividi") fino ai 7,50 euro.
 
     

   
 Sopra:  Alcune copertine della serie di "Super Brividi". Come potete vedere molti di questi titoli sono stati scritti ancora da R.L. Stine.
 
Dopo i "Super Brividi", c'è un'altra serie ancora dedicata ai "Piccoli Brividi", intitolata: "Piccoli Brividi: HorrorLand" composta da 19 titoli (anche se all'inizio quelli ufficiali dovevano essere 12), che è stata pubblicata in Italia dal 2008 al 2013. Si tratta anche in questo caso di una collana di libri horror per ragazzi, dagli 8/9 anni, questa volta scritti nuovamente tutti da R. L. Stine.
La serie è concepita questa volta come un'avventura a puntate. A differenza dei loro predecessori, che erano tutti romanzi stand alone, in questo caso la prima storia non terminerà nella pagina finale ma proseguirà fino al dodicesimo libro. Ogni volume comunque può anche essere letto da solo, tranne i numeri 11 e 12, che vanno letti assieme. I primi dieci libri di HorrorLand sono caratterizzati dall'introduzione di nuovi protagonisti e nuovi e vecchi  cattivi della serie originale (anche solo leggendo i primi titoli della serie potete intuire quale sarà il mostro o la minaccia con cui i nuovi personaggi dovranno vedersela e da quali libri derivano, come ad esempio "Un barattolo mostruoso", "Il pupazzo parlante", "Foto dal futuro", "La maschera maledetta"...). 
Ogni libro ha due storie: la prima (che occuperà la maggior parte del libro) si concentra su antagonisti e protagonisti e li introduce ai lettori; la seconda storia mostra che cosa accade ai protagonisti quando arrivano a HorrorLand e si uniscono con gli altri personaggi. I lettori seguiranno l'avventura del cast di personaggi intrappolati nel parco a tema, la quale si farà sempre più grande e complessa con l'avanzare di ogni libro con la situazione diventerà sempre più pericolosa. I due libri finali della serie servono per concludere il complotto in un'unica trama culminante, infatti i libri 11 e 12 si svolgono interamente a HorrorLand. 
Poco prima della pubblicazione del dodicesimo e conclusivo capitolo della serie, è stato rivelato che verrà pubblicato un nuovo arco narrativo, della durata di 7 libri, quindi portando il totale della serie a 19.

       
 
   
Sopra:  Le copertine di alcuni dei volumi della serie Horrorland, i quali hanno un formato diverso rispetto ai precedenti, più grande.

A maggio del 2010 è stato annunciato anche un terzo arco, composto da 6 volumi, noto come "Hall of Horrors", in italiano tradotto come "La galleria degli Orrori". I libri sono numerati come una serie separata, ricominciando dal numero 1 e secondo il teaser alla fine del libro 19, la Galleria degli Orrori è "nascosta nelle ombre più oscure del parco. È il posto per i bambini che hanno storie spaventose da raccontare". Tale luogo (la Galleria degli Orrori) è gestita da un Horror (in italiano Orrore) chiamato Story-Keeper, che ascolta le storie del protagonista quando visitano la Galleria degli orrori. 
Le illustrazioni delle copertine, che ritraggono in particolare il mostro o l'antagonista di ogni volume, sono realizzate da Brandon Dorman.
I volumi, sempre editi dalla Mondadori,  hanno una copertina flessibile, circa 150 pagine a testa, misurano 19,5 cm d'altezza e 13 cm di larghezza e costano 6,50 euro.

     
 Sopra:  Le copertine dei primi  quattro volumi della serie, sempre ambientata ad Horrorland, "La Galleria degli Orrori", molto colorate, con tinte intense e brillanti, talvolta anche fluo.
 
Esclusivamente in inglese è stata pubblicata anche una serie intitolata "Goosebumps: Most Wanted", di R.L. Stine, che vede il ritorno di molti dei cattivi più famigerati della serie. La nuova serie è stata lanciata nell'ottobre 2012, comprende 10 volumi, a cui se ne sono aggiunti altri 4 inseriti nella collana come edizioni speciali. La serie è terminata nel 2016 con i titoli "Lizard of Oz", dell'edizione standard e "The Haunter", dell'edizione speciale.
 
Sopra: Le 10 copertine della serie "Goosebumps: Most Wanted", edita solo in inglese, che ripropone storie con alcuni dei mostri della serie dei "Piccoli Brividi", che vediamo comparire proprio sulle copertine.
 
Come la precedente serie anche questa è stata pubblicata esclusivamente in inglese: "Goosebumps: Slappy World". Lanciata nel 2017 per il 25° anniversario del franchise, vede come narratore e/o antagonista principale di ogni libro il pupazzo parlante Slappy, oppure altri antagonisti comparsi nella serie originale. Per ora la serie conta 17 titoli e l'ultimo ("Haunting with the Stars") è uscito a giugno del 2022. Ho scoperto che un paio di titoli di questa collana sono giunti anche in Italia nel 2018 col titolo: "Buon pupazzo di compleanno" e "Pupazzo all'attacco", al costo di 12,90 euro.
Contando che l'ultimo titolo di questa serie è proprio di quest'anno in realtà si può dire che la serie dei "Piccoli Brividi" non si è mai fermata, e anzi ha continuato a essere proseguita negli anni, almeno in America, mentre qui in Italia molti titoli delle nuove serie non sono arrivati. I "Piccoli Brividi" si confermano così una serie davvero intramontabile.
 
 
 
Sopra: Alcune copertine della serie "Slappy World", l'ultima collana dedicata ai "Piccoli Brividi" ad essere stata pubblicata. In basso le copertine degli unici due titoli di tale serie ad essere stati tradotti in italiano.

Nel 2023 è uscita una ulteriore serie dei "Goosebumps" dal titolo "House of Shivers" e di cui qualche titolo è giunto anche in italia, col titolo "La casa del Terrore". Costituisce una sorta di continuazione/reboot della vecchia serie per lettori moderni, colo stesso umorismo e terrore classico ma, secondo la casa editrice Scholastic "Più grande, più audace, più divertente e più spaventoso", con una nuova serie di cattivi pensati per diventare iconici come Slappy. 
I primi titoli sono giunti (a sorpresa) in Italia a ottobre del 2024: "Il libro più spaventoso di sempre" ("The scariest book of ever") e "Creature infernali" ("Goblin Monday")
Nel 2025 sono arrivati in italiano anche  "La notte della mummia vivente" e "Acque spaventose". Ecco invece i titoli non tradotti in italiano: "The last sleepover", "One night at Camp Bigfoot", "What we do in the night", "How to train your Dummy", "Brush with death".
I volumi, sempre editi dalla Mondadori,  hanno una copertina flessibile, circa 170 e le 200 pagine a testa, misurano 19,5 cm d'altezza e 13 cm di larghezza e costano 9,90 euro.  
      
      
 
      
 Sopra: Alcune copertine della serie dei "Piccoli Brividi: La casa del terrore" (di cui quelle in basso sono quelle inglesi), che mostrano il mostro principale in copertina, nonchè dei colori molto sgargianti e saturi.
  
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mercoledì 11 maggio 2022

I cento e un dalmata di Peter Bently e Steven Lenton

Chi non conosce "La carica dei 101", il famosissimo e amato film d'animazione della Disney del 1961? Pochissime persone immagino, ma sicuramente più persone non sanno che il film Disney che ha portato sugli schermi uno dei migliori, più famosi e iconici cattivi Disney è in realtà tratto da un libro che si intola "The hundred and one dalmatians", scritto da Dodie Smith e pubblicato in inglese nel 1956 (in Italia nel 1959).
Ebbene, l'albo illustrato di cui vi parlerò oggi è un adattamento del libro di Dodie Smith ad opera di Peter Bently: "Cento e un dalmata" con le illustrazioni di Steven Lenton.
 
Sopra: La colorata copertina (bianca, nera e rossa) mostra la figura di Cruella de Vil con alcuni cuccioli di Dalmata. Anche se da questa immagine non si nota alcuni elementi rossi della copertina (come i collari e i gioielli indossati da Cruella) sono rosso metallizzato.
 
La versione riscritta da Peter Bently parla di due dalmata di nome Pongo e Missis, che vivono a Londra, è che hanno 15 cuccioli. Un giorno i padroni dei cani ricevono la visita di una certa Cruella de Vil, la quale si propone di acquistare tutti i cuccioli, ma i due padroni rifiutano. Quando però ritornano a casa dopo una passeggiata i cuccioli sono tutti spariti!
Oltre alla parte iniziale, fedele alla versione originale, la storia di questo albo illustrato sembra poi essere in effetti più fedele a quella della Disney piuttosto che a quella vera e propria scritta da Smith, di cui ha preso l'idea di base e poi qualche sviluppo della trama, omettendo però varie cosette. 
 
SPOILER RIGUARDO AL ROMANZO DI DODIE SMITH (e confronto fra questo e l'albo illustrato di Peter Bently):
Nel libro di Smith la trama principale ruota sempre attorno alla figura della malvagia signora Cruella de Vil, la quale tiene prigionieri quasi un centinaio di cuccioli di dalmata per poterne ricavare una preziosa pelliccia. Nel libro di Smith viene specificato che ella è una fissata delle pelliccie, tanto da aver sposato proprio un pellicciaio, e che conosce la padrona di Pongo e Missis perchè erano vecchie compagne di scuola (questi dettagli, comunque importanti, nell'albo di Bently sono omessi).
Nel libro di Smith però i cuccioli di dalmata non sono 99, ma 97, poiché oltre a Pongo e Missis nella storia originale compaiono anche altri due cani adulti: Perdita (una dalmata abbandonata che la signora Dearly adotta per farle aiutare Missi nello sfamare i 15 cuccioli) e Prince (il compagno di Perdita, nonché padre dei suoi cuccioli). Tra i 97 cuccioli oltre ai 15 di Pongo e Missis ci sono anche quelli di Perdita e Prince, ma alla fine i Dearly decisono di tenere tutti i cani in quanto gli altri cuccioli erano stati regolarmente compranti e non rubati, e quindi nessuno li reclama. Alla fine del romanzo, inoltre, i coniugi Dearly assieme ai 101 dalmata si trasferiscono a Hell Hell (la vecchia casa di Cruella de Vil), mentre nella versione di Bently (così come in quella disneyana) loro accolgono tutti i cani nella loro vecchia casa.
In questa versione di Bently Cruella fa un incidente d'auto mentre cerca di catturare nuovamente i Dalmata (come nella versione Disney), mentre nella storia di Smith ciò non è specificato (Cruella sarà costretta a lasciare il paese col marito a seguito del fallimento della sua pellicceria), ma viene detto che i cani distruggono tutte le amate pellicce della donna (grazie all'aiuto del suo gatto, che vuole vendicarsi di lei).
 
 
 Sopra: La scena in cui Cruella si presenta a casa dei Dearly per comprare i cuccioli di Pongo e Missis, senza successo. Notate la presenza del gatto sia nella pagina a sinistra (dietro la gonna di Cruella) che a destra (nella parte posteriore dentro la macchina).
 
La storia è accompagna in questa versione riscritta da Peter Bently dalle carinissime, tenere e adorabili illustrazioni di Steven Lenton. Egli ha uno stile dolce e simpatico, dalle linee semplici e pulite, spesso morbide e tondeggianti.
Nonostante il desin dei personaggi sia costituito da linee semplici e bordi netti, le tavole di Lenton sono in realtà molto dettagliate e ricche di moltissimi particolari. Basta ad esempio osservare quelle in cui l'artista si destreggia nel disegnare tutti i vari cuccioli di dalmata.
L'artista inoltre aggiunge alcuni particolari e chicche che nei testi non sono presenti. Ad esempio nelle immagini si nota spesso la presenza di un gatto assieme a Cruella (ella, in effetti, possedeva una gatta nella versione di Smith), il quale nella scena finale compare a casa dei Dearly (nel libro effettivamente i coniugi adottano pure il gatto di Cruella). In una sorta di scena "post titoli di coda", in cui è presente Cruella sopravvissuta all'incidente d'auto ma piuttosto conciata male, vediamo il suo gatto porgerle con la coda un regalino. Comunque, se ci fate caso, questo gatto nero con un fiocco rosso compare praticamente in quasi tutte le tavole dell'artista, mentre nei testi non viene mai menzionato.
Per i suoi disegni l'artista ha utilizzato molti colori dai toni intensi, allegri, vivaci e brillanti, specialmente nelle scene gioiose, mentre in altre (tipo quelle notturne) i colori diventano un po' più cupi.
 



 Sopra: Alcune pagine che accompagnano la storia di questo albo illustrato, da notare la brillantezza e la vivacità dei colori, nonché la minuziosità e la ricchezza di elementi presenti nelle pagine (tra cui la costante presenza del gatto nero).
 
"Cento e un dalmata" riscritto da Peter Bently è un albo illustrato molto carino, adatto a bambini dai 4 anni, specialmente se amanti dei cani. Può essere un buon modo di introdurli al classico Disney e poi, più avanti, al romanzo di Dodie Smith. L'unica cosa che mi dispiace un po' è il fatto che, visto che in copertina è specificato che si tratta di un adattamento dell'opera di Smith, avrei preferito che la storia fosse più fedele a questa versione, mentre sembra che si sia ispirata soprattutto alla versione Disney. Sarebbe stato carino vedere per la prima volta anche Perdita, che comunque nel romanzo di Smith è un personaggio abbastanza importante. Oppure sarebbe stato interessante vedere per la prima volta il marito di Cruella, pellicciaio di professione.
L'albo rimane comunque bello, in quanto propone una storia molto carina e avvincente, inoltre il lettore non potrà resistere alle deliziose, tenere, dolci e graziose illustrazioni di Steven Lenton, così colorate e ricche di dettagli in cui perdersi.
 
L'albo è stato pubblicato nel 2017 dallaEgmont UK Ltd col titolo "The hundred and one dalmatians" ed è poi stato edito in italiano sempre nel 2017 dalla Emme Edizioni (Edizioni EL). Il volume è dotato di una copertina rigida, ha 32 pagine, misura 28 cm d'altezza e 25 cm di lunghezza e costa 14,50 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 9 maggio 2022

Racconti Giapponesi: Storie tradizionali di mostri e di magia di Lafcadio Hearn, Yei Theodora Ozachi e Kotaro Chiba

"Racconti Giapponesi. Storie tradizionali di mostri e di magia" è una raccolta di racconti di Lafcadio Hearn e Yei Theodora Ozachi, accompagnati dalle illustrazioni di Kotaro Chiba. Il volume è stato edito in italiano dalla nuinui, una casa editrice Svizzera non conosciutissima qui in Italia, ma che invece presenta un catalogo piuttosto interessante, che conta molti libri illustrati sia per adulti che per bambini. La casa editrice ha collane dedicate ai più piccoli, libri pop-up, opere divulgative (tipo sugli animali del mondo, sui dinosauri, sul corpo umano, sugli sport...), manuali (in particolare su origami e braccialetti) e, soprattutto, una serie di volumi (per adulti principalmente) dedicati al Giappone, tra cui ad esempio questo, ma anche sugli yokai (come "Il libro dello Hakutaku: storie di mostri giapponesi" di Matthew Mayer) e su tanti altri aspetti del Giappone (tipo i kimono, i samurai, le spade, le donne...).
 
 Sopra: Sulla copertina dorata sono raffigurati vari personaggi protagonisti delle storie contenute all'interno del volume, come Hoichi, protagonista di "La storia di Mimi Nashi Hoichi", O Sono, che appare come fantasma in "Un segreto mortale" e il coniglio di "Il contadino e il tasso".
 
Il volume contiene alcuni racconti tratti da due collezioni pubblicate all'inizio del XX secolo dagli studiosi del folclore Lafcadio Hearn (1850 -1904) e Yei Theodora Ozachi (1871 - 1932), famosa traduttrice specializzata in racconti e fiabe.
Lafcadio Hearn, come scritto sul sito dell'editore, era "irlandese ma naturalizzato giapponese, è celebre per le raccolte di leggende e storie di fantasmi, per le quali attingeva alla tradizione orale". Non mi stupirei comunque se il suo nome non vi suonasse nuovo, poiché esattamente poco tempo fa in effetti c'è stata un'altra casa editrice (ben più famosa qui in Italia della nuinui) che ha pubblicato un paio di volumi contenenti alcuni suoi racconti. E se poi vi dicessi che tali volume erano illustrati da un certo Benjamin Lacombe? Esatto, Lafcadio Hearn è proprio l'autore di "Storie di fantasmi del Giappone" e "Spiriti e creature del Giappone" illustrati da Lacombe ed editi nel 2021 da L'Ippocampo Edizioni.
A differenza degli altri volumi questo non contiene comunque solo racconti di Hearn, come ho già spiegato anche sopra, anche se in effetti qualche storia in comune tra le due raccolte c'è.
Tale opera è divisa in 3 parti (più le fonti):
  1. VIAGGI: che contiene i racconti "Il sogno di Akinosuke", "La medusa e la scimmia", "Storia di Momotaro, nato da una pesca", "Il fortunato cacciatore e l'abile pescatore", "Il tagliatore di bambù e la figlia della luna".
  2. MOSTRI E FANTASMI: che comprende i racconti "La storia di Mimi Nashi Hoichi", "Yuki Onna", "Diplomazia", "Mujina", "Un segreto mortale" e "Rokurokubi".
  3. GIUSTIZIA: che contiene racconti quali "La passerotta dalla lingua tagliata", "Il contadino e il tasso", "La storia del vecchio che faceva rifiorire gli alberi appassiti" e "Lo specchio di Matsuyama: una storia del Giappone antico".
Tra questi racconti quelli scritti da Lafcadio Hearn sono il primo e i sei contenuti della seconda parte (Mostri e fantasmi), mentre tutti gli altri sono di Yei Theodora Ozachi.
 
 Sopra: La pagine che raffigurano il primo dei racconti contenuti in questa raccolta, dal titolo "Il sogno di Akinosuke" di Lafcadio Hearn.
 
Ogni racconto è accompagnato da un'illustrazione a tutta pagina di Kotaro Chiba, un artista giapponese contemporaneo, nonostante il suo stile raffinato ed elegante non abbia per nulla un aspetto moderno ma, anzi, sembra basarsi sulle antiche stampe giapponesi.
Per ogni storia è presente un'immagine, posta all'inizio del racconto, che raffigura a volte in modo un po' comico e a volte in modo inquietante e serio una scena narrata all'interno del racconto. Ad esempio in "Rokurokubi" vediamo rappresentate le teste dei Rokurokubi (da cui prende il titolo il racconto), dei mostri dall'aspetto umano, ma a cui durante la notte le teste si staccano e sono in grado di andarsene in giro per conto proprio. Oppure, in "Storia di Momotaro, nato da una pesca", l'immagine rappresenta Momotaru mentre si avvia verso un'isola abitata da demoni, assieme a una cane e una scimmia, per sconfiggerli.
 
 
 Sopra: La illustrazioni che rappresentano a sinistra il racconto "Rokurokubi", in cui vediamo le teste dei mostri che volano dall'aspetto al contempo inquietante e buffo, e a destra la "Storia di Momotaro, nato da una pesca", dove compare il ragazzo mentre si sta dirigendo verso l'isola abitata da demoni.
 
Le immagini di Chiba hanno tratti raffinati che raffigurano con delicatezza persone, animali e mostri. I suoi disegni non hanno mai colori eccessivamente brillanti e accesi, sebbene a volte essi possano essere più forti e intensi, anche se nella maggior parte dei casi sono piuttosto leggeri e delicati. 
Sono comunque illustrazioni che riescono a trasportare il lettore in un mondo lontano, un Giappone antico ancora pervaso dalla magia e dall'ignoto.
 
 

 Sopra: I disegni non hanno mai colori eccessivamente brillanti e accesi, sebbene a volte essi possano essere più forti e intensi (come i colori delle immagini più in alto), anche se nella maggior parte dei casi sono piuttosto leggeri e delicati (come quelli dell'ultima immagine).

"Racconti Giapponesi. Storie tradizionali di mostri e di magia" è una raccolta di racconti di Lafcadio Hearn e Yei Theodora Ozachi molto bella e curata. Coloro che hanno già acquistato i volumi editi da L'Ippocampo Edizioni non devono preoccuparsi troppo, in quanto in effetti questa raccolta presenta qualche racconto (quattro per la precisione: "Il sogno di Akinosuke", "Yuki Onna", "Mujina" e "Rokurokubi") in comune con le altre, in particolare con "Storie di fantasmi del Giappone", tuttavia la maggior parte delle storie sono inedite.
Le illustrazioni delicate e raffinate di Kotaro Chiba donano un valore aggiunto a questo libro, e riescono a trasportare il lettore in un mondo lontano, un Giappone antico ancora pervaso dalla magia e dall'ignoto. Sia le immagini di Chiba che quelle di Lacombe sono molto belle, per cui va un po 'a  gusto personale capire quali possano essere più apprezzate. Ad esempio quelle di Lacombe sicuramente saltano subito più all'occhio, grazie ai loro colori accesi e intensi, ma anche a quell'aria cupa e nefasta che in qualche modo li pervade. I disegni di Chiba sono più delicati, ma forse si sposano meglio con l'atmosfera dei vari racconti (che in questo caso non sono tutti storie del terrore o di spirti), ed inoltre hanno un aspetto più "giapponese", assomigliando a delle antiche stampe orientali.
Un'ottima raccolta di racconti giapponesi, finemente illustrata, con copertina rigida e nastrino segnalibro. E' interessante poi constatare di come in un solo anno (2021) siano stati pubblicate ben tre raccolte di racconti di Lafcadio Hearn (il suo nome compare pure in un'altra raccolta pubblicata sempre nel 2021 "Racconti del Giappone", assieme però ad altri autori quali Angela Carter, Yoshimoto Banana, Hayashi Fumiko ecc...), quando la maggior parte delle pubblicazioni italiane a lui dedicate risalivano agli anni Novanta se non agli anni Quaranta, ad eccezione di un volume edito dalla Adelphi nel 2018 intitolato "Ombre giapponesi".
 
Tale libro illustrato è stato pubblicato nel 2021 dalla nuinui; il volume ha una copertina rigida, misura 23,5 cm d'altezza e 19,5 cm di lunghezza, ha 167 pagine e costa 14,90 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

venerdì 6 maggio 2022

Cecitè Malaga di Benjamin Lacombe

L'anno scorso (il 2021) si è dimostrato essere un anno molto produttivo per Benjamin Lacombe, di cui sono giunti in Italia diversi nuovi libri editi da L'Ippocampo Edizioni e dalla Rizzoli.
Anche quest'anno sembra iniziare in modo molto promettente con l'arrivo in Italia di "Cecitè Malaga".

Sopra: L'elegante e raffinatissima copertina alta e stretta, dallo sfondo blu con fiori e decori dorati, i cui al centro spicca l'immagine della protagonista, vestita per lo spettacolo.

"La fune sottile scricchiolò tendendosi sotto il suo piede.
La ragazzina dall'incarnato di porcellana,
esile e dritta come un fuso, lasciò la piattaforma
e si avventurò lungo la fune fissata una ventina di metri al di sopra del pubblico.
La pelle lattiginosa e il costume di paillettes
risplendevano alla luce abbagliante dei riflettori."

Così inizia la storia di questo libro, che ruota attorno a Cecitè Malaga, una ragazzina cieca che lavora come funambola in un circo, talmente brava che la gente viene ad ammirarla da ogni parte. In realtà Cecitè Malaga non è neppure il suo vero nome, ma quello che le fu dato dal signor Franconi, il proprietario del circo dove la giovane si esibisce, il quale "vide in lei una promessa e ne fece la stella del suo spettacolo".
Ed è proprio grazie alla sua cecità che ella sale sulla fune compiendo incredibili acrobazie, poiché non ha più nulla da perdere. Un giorno però cade dalla fune e riacquista la memoria perduta....

Sopra: Un'illustrazione di Benjamin Lacombe che ritrae Cecitè Magala, la funambola cieca protagonista della storia.

Le illustrazioni di Benjamin Lacombe, che hanno uno stile incantevole, molto raffinato, elegante, evocativo, suggestivo, estremamente curato e ricco di dettagli.
In questo volume esse sono le protagoniste quasi assolute, in quanto i testi sono pochi e è alle immagini che viene lasciata la parola.
Illustrazioni dai colori dalle tinte forti, intense che almeno inizialmente vanno però a creare delle scene spesso cupe, dove sulla scena, assieme alla giovane e graziosa funambola, giocano le luci e le ombre (spesso quelle dello spettacolo, dei riflettori). Non è un caso che le illustrazioni iniziali siano tutte così scure, anzi, per mettere ancora più in risalto questa oscurità prima di ogni immagine è stato posto un foglio di carta traslucida nera, che impedisce al lettore di poter vedere l'immagine sottostante. Considerando che anche le pagine normali, su cui sono stati scritti i testi, sono nere (nere con le scritte bianche) il lettore è come se osservasse il buio, come se l'autore volesse far diventare per un po' anche il lettore cieco, così come lo era la protagonista della storia. 
 
 
Sopra: Due immagini che ritraggono la protagonista della storia, in tutto il suo incanto e la sua bellezza. Da notare i toni scuri dei colori.
 
Se inizialmente la protagonista appare un po' fredda, con quel portamento fiero e lo sguardo spento, man mano che la storia procede ella acquista maggiore espressività. Col procedere delle vicende anche quel velo di buio inizia a decadere, proprio quando giunge il momento in cui la ragazza, dopo la caduta, ricorda finalmente il suo passato, la sua infanzia con i genitori, prima dell'incidente che la rese cieca. Da quel momento anche le illustrazioni di Lacombe si riempiono di colori accesi, intensi e brillanti.

 

Sopra: Man mano che la storia procede le illustrazioni iniziano a riacquistare colore, diventando anche molto accese e brillanti, come nell'immagine più in basso, con i fiori.

"Cecitè Malaga" di Benjamin Lacombe è un libro molto bello e intenso, che racconta la storia di un funambola cieca e di come sia riuscita a rifarsi una vita dopo ciò che le è successo.
Questo è per l'autore un albo molto personale che, come lui scrive, è rimasto dentro di lui per una decina d'anni: "La trama del racconto, l'idea di un albo sensoriale, la scelta di inserire fogli che velano l'immagine dopo il trauma fisico erano presenti fin dal principio, ma la conclusione della storia restava un mistero.
Anche l'idea legata a quest'albo deriva da un'esperienza vissuta dall'autore e cioè quella della perdita della vista, per qualche ora, a seguito di un lutto e di un dolore molto forte, una cecità corticale "dovuta a un trauma fisico, una grave caduta, un incidente vascolare o talvolta uno choc a livello psicologico". In quest'ultimo caso la vista può essere recuperata, così come è successo appunto anche a Lacombe, il quale ci dice proprio: "La vista è fondamentale, anche se tendiamo a dimenticarlo, infatti ogni nostro gesto, ogni singolo pensiero, è intrinsecamente legato alla vista". E nel suo caso questo è ancora più vero, essendo lui un disegnatore, come lui stesso ammette: "Tutto il mio lavoro e la mia vita si basano su questa facoltà: la percezione delle forme, dei colori, dei materiali, la successione delle immagini che compongono un racconto, una storia."
Per questo l'autore ha voluto richiamare l'attenzione sui sensi, e in particolare proprio quello della vista, la quale viene inizialmente disturbata dalla presenza di fogli oscuri, che ci impediscono di vedere subito le illustrazioni sottostanti.
Quella raccontata in quest'albo non vuole essere però solo un'esperienza di deprivazione, ma un inno alla rinascita, un monumento alla resilienza. Ed è forse quasi ironico che sia stata proprio la pandemia, questo dramma collettivo, ad aver fornito a Lacombe la soluzione per finire questa storia, soluzione che alla fine sta tutta in una cosa sola: la resilienza, nella forza di andare avanti e superare qualsiasi difficoltà. Come scrive l'autore: "Dobbiamo imparare a cambiare, a vivere in modo diverso, così come si troverà a fare varie volte nel corso della sua esistenza la mia protagonista".
Un volume bello, complesso e profondo, raffinato, pregiato, con poco testo, ma con illustrazioni bellissime, raffinate, intense, evocative e molto suggestive. Difficile anche capire l'età di riferimento o il pubblico a cui il volume può essere proposto, sicuramente un pubblico adulto, ma magari anche di adolescenti, per quanto riguarda i bambini probabilmente dipende da bambino a bambino, in base alla sua sensibilità (nonostante il testo sia suggerito dalla casa editrice a partire dai 7 anni).

Il volume è stato pubblicato in Francia nel 2022 dalla Albin Michel Jeunesse col titololo "Cecitè Malaga", ed è stato edito in italiano dalla Rizzoli nello stesso anno (anche se in realtà nel libro c'è stato scritto che è stato edito, sia in francese che in italiano nel 2021 a ottobre, cosa non possibile). Il libro ha 60 pagine, misura 35,2 cm d'altezza e 22 cm di lunghezza e costa 22 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

mercoledì 4 maggio 2022

Rè Artù e i cavalieri della tavola rotonda di Laura Russo e Andrè Ducci

Dopo avervi parlato di "Mitiche: storie di donne della mitologia greca" di Giulia Caminito e Daniela Tieni questa volta vi presento un altro volume che fa parte della collana della casa editrice La Nuova Frontiera junior dedicata ai grandi classici rivisitati. Tale collana comprende anche: "Le mille e una notte" (2013) di Nadia Terranova e Christopher Corr, "Miti romani" (2013) di Carola Susani e Rita Petruccioli, "Iliade" (2014) di Luisa Mattia e A. Ruggieri, "Orlando furioso e innamorato" (2014) di Idalberto Fei e R. Petruccioli, "La divina commedia" (2015) di Paolo Di Paolo e Matteo Berton , "Le fiabe di Charles Perrault" (2018) di Giuseppe Girimonti Greco ed Ezio Sinigaglia, "Miti e storie dell'antico Egitto" (2018) di Sofia Gallo e Andrea Rivola e molti altri titoli...
Il volume di cui vi parlerò oggi è "Re artù e i cavalieri della Tavola Rotonda" scritto da Laura Russo e con le illustrazioni di Andrè Ducci.
 
Sopra: Sulla copertina si vede Artù, ancora giovane, mentre estrae la spada Exalibur dalla roccia; da notare la peculiare scelta dei colori.
 
Come si può capire dal titolo, questo volume narra la storia e le gesta di Artù e dei suoi cavalieri, riscritte da Laura Russo, poiché, come scrive l'autrice: "Le storie e le leggende della saga arturiana non hanno mai perso il loro fascino".
L'obiettivo dell'autrice è quello di riscrivere i racconti del ciclo arturiano in modo da poterli rendere fruibili e apprezzabili anche a un pubblico giovane, a partire dai 6/7 anni. Le storie che questo volume contiene riguardano: Mago Merlino, la nascita di Artù, la spada nella roccia, le nozze di Artù, la tavola rotonda, Lancillotto, Morgana, Ginevra, Parsifal, la ricerca del Graal.
Nonostante il pubblico a cui l'opera è destinata e nonostante i miti arturiani non siano storie rivolte ad un pubblico giovane, a causa anche delle varie relazioni amorose spesso non molto limpide, Laura Russo ha fatto un buon lavoro di adattamento, scrivendo dei testi chiari, scorrevoli, abbastanza semplici da venire compresi anche da dei bambini, ma non per questo stravolti. Le vicende che riguardano il ciclo arturiano sono rimaste intatte, ad esempio quando viene descritta la nascita di Artù (o meglio il suo concepimento) viene detto che Uther Pendragon ingannò la moglie di un altro uomo, assumendo grazie a Merlino le sembianze del marito di questa, e passò la notte con lei.
"Nella notte Merlino sollevò una nebbia fatata grazie alla quale Uther con le fattezze del duca cavalcò fino agli spalti del castello. Lì il duca di Cornovaglia vegliava, fissando lo sguardo nel buio, come se presentisse il suo destino. Inutilmente tentò di combattere: il re uccise il rivale ed entrò nella camera della sua sposa.
<<Mio padre è morto!>> disse Morgana, la figlia del duca e di Igraine che era corsa nel letto della madre.
<<Cosa dici mia cara, non vedi, tuo padre è qui, è tornato! Ormai siamo al sicuro>> disse Igraine e prendendola in braccio la riportò nella sua stanza.
Uther Pendragon rimase con la moglie del duca tutta la notte. Poco prima dell'alba, come Merlino gli aveva comandato, lasciò il castello."
Tale vicenda è stata presa dal racconto di Goffredo di Monmouth, il quale fu il primo a narrare le origini di Artù, ispirandosi alla Historia Brittonum del IX secolo, in cui venivano invece solo narrate le dodici battaglie di Artù combattute contro i sassoni. Altre vicende, sempre presenti in quest'opera, come quella de Lancillotto e Ginevra o di Persival e il Graal, furono invece scritte da Chrétien de Troyes tra il 1170 e il 1190.
Poichè esistono varie versioni dei miti arturiani a volte l'autrice decide di scegliere quella che probabilmente ritiene più congeniale, ad esempio in questa versione Mordred è il figlio di Artù e Morgana (la quale sarebbe la sorellastra di Artù da parte di madre), questa è una delle possibili versioni riguardo alle origini di Mordred, anche se non la più diffusa e accreditata. Vi è ad esempio una variante in cui la madre di Mordred sarebbe Morgause, un'altra sorellastra di Artù, mentre la versione di Monmouth presenta Mordred come figlio del re Loth di Lothian e di sua moglie Anna (o Morgause), che era sorella di Artù Pendragon.
 
Sopra: Due pagine del volume che mostrano il cavaliere Parsifal durante una battaglia.
 
Le illustrazioni di Andrè Ducci, tutte a pagina intera, che accompagnano la storia servono a rappresentare scene descritte nei testi (come il momento in cui Artù estrae la spada dalla roccia alla presenza di Merlino) oppure a mostrare l'aspetto di un determinato personaggio al lettore.
Le tavole di Ducci hanno un aspetto piuttosto particolare e forse anche un po' insolito per illustrare i miti di Artù e dei suoi cavalieri. Per dei racconti classici e antichi (la nascita "ufficiale" de ciclo arturiano si deve a  Goffredo di Monmouth nel 1135) come questi il lettore potrebbe aspettarsi immagini dall'aspetto realistico e solenne, quelle realizzate da Ducci hanno sì un aspetto solenne, ma dall'impronta decisamente più moderna.
Persone e animali sono delimitati da linee nette e precise, linee che solcano in modo deciso anche i volti di persone e animali, per andare a delimitarne i tratti e le caratteristiche facciali (tra cui il naso, le palpebre, gli zigomi, la zona sotto gli occhi, il mento, il gozzo, le guance....), per questo tali linee sono più marcate soprattutto nei volti degli adulti e degli anziani, e meno nei bambini.

 
Sopra: Le illustrazioni di Andrè Ducci, dal tratto moderno, che accompagnano la storia servono a rappresentare scene descritte nei testi (come nell'immagine a destra in cui si vedono i vari cavalieri riuniti assieme a Merlino attorno alla tavola rotonda) oppure a mostrare l'aspetto di un determinato personaggio al lettore (come l'immagine a sinistra che mostra il cavaliere Lancillotto).
 
All'interno di queste linee e contorni i colori sono stati stesi in maniera netta e decisa, senza ombre o sfumature. Le tinte utilizzate hanno tonalità accese, intense, vivaci e brillanti, che fanno risultare le illustrazioni molto colorate, considerando pure il fatto che a volte sono colorati pure gli sfondi.
Una caratteristica particolare di queste immagini però è la scelta dei colori, che è limitata a sole 5 tinte: il bianco (utilizzato anche per la pelle delle persone), il nero, il  rosso/arancione, il giallo e il verde scuro. Una curiosa combinazione di colori che fa subito saltare agli occhi i disegni.
 
 
Sopra: Le tinte utilizzate hanno tonalità accese, intense, vivaci e brillanti. Come potetve vedere i colori scelti sono solamente 5: il nero, il bianco, il rosso, il giallo e il verde.
 
"Re artù e i cavalieri della Tavola Rotonda" scritto da Laura Russo e con le potenti e vivaci illustrazioni di Andrè Ducci è un volume molto ben fatto, che racconta molto bene ai giovani lettori le vicende di Merlino, di Artù e dei suoi cavalieri. 
Non sono un'esperta di miti arturiani, tuttavia da quanto ho letto nel volume e dalle ricerche che ho fatto, le vicende in esso riportate mi sembrano corrette e coerenti col materiale originario, considerando il fatto che questo materiale viene da autori e da periodi diversi (sono infatti molteplici gli scrittori che si sono dedicati a scrivere di Re Artù e dei suoi cavalieri, ampliando le sue storie) e che talvolta le vicende di un medesimo personaggio possono prendere pieghe diverse (come ad esempio la questione sulle origini di Mordred).
Il volume comunque è scritto bene, in modo coinvolgente e avvincente, grazie alla suddivisione in brevi capitoli che si concentrano su determinati personaggi (Merlino, Lancillotto, Morgana...) e sulle vicende vissute da questi, riuscendo a presentare in relativamente poche pagine e in modo soddisfacente le (principali) vicende del ciclo arturiano, che si arricchiscono delle illustrazioni di Andrè Ducci, le quali sono particolari, ma belle, potenti e affascinanti.
 
L'opera è stata pubblicata nel 2020 dallaNuova Frontiera Junior; ha una copertina flessibile, ha 128 pagine, misura 25,5 cm d'altezza e 19,3 cm di lunghezza e costa 16 euro.
 
P.S. Ammetto di aver acquistato questo volume su Re Artù perché ultimamente mi sono appassionata a leggere i libri di una collana che sta uscendo in edicola dedicata proprio alle cronache del ciclo arturiano: "LE CRONACHE DI EXCALIBUR: i miti di Re Artù".
Questa è una collana edita in Italia dalla RBA Italia il 3 settembre 2021 e che comprende 44 uscite (45 libri, siccome la seconda uscita comprendeva due titoli). Come riportato sul sito "La sua storia andò arricchendosi di nuove avventure fino a costituirsi nel più importante ciclo narrativo del medioevo".  Ora questa collezione raccoglie e ordina le diverse fonti del ciclo arturiano e le adatta in versioni letterarie che ci immergono in un universo fantastico e coinvolgente, e in effetti i volumi sono stati fatti molto bene, risultano accurati e interessanti.
La raccolta comprende titoli come: "Mago Merlino e il potere del drago", "Re Artù ed Exàlibur nella roccia", "La fata Morgana e il fuoco della vendetta", "La ricerca del sacro Graal", "Mago Merlino nella torre oscura", "Il potere di Camelot e la terra maledetta", "La Dama del lago e il segreto di Avalon", "La ricerca del Graal e le armi sacre""L'isola di Avalon e le antiche divinità", "Re Artù e la battaglia per la corona""Le antiche divinità e il calderone dei morti", "Il cavaliere Lancillotto nella Dolorosa Guardia"...
Tali volumi sono destinati ad un pubblico più grande rispetto a quello del volume scritto da Laura Russo, a partire dai 13 anni in su.

Sopra: Le copertine delle prime uscite della collana di libri dedicata al ciclo arturiano. La prima uscita è dedicata a Merlino, la seconda ad Artù, la terza a Morgana, la quarta alla ricerca del Graal, la quinta a Camelot e la sesta alla Dama del Lago.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 2 maggio 2022

Dante piccino piccino di Anna Lavatelli e Roberto Lauciello

Ecco un'altra opera dedicata al sommo poeta: "Dante piccino piccino" di Anna Lavatelli e illustrata da Roberto Lauciello, in questo caso si tratta di una piccola raccolta di rime con protagonista Dante.
Il libretto è stato edito dalla Coccole Books, una casa editrice che aveva già pubblicato un libro  dedicato a Dante (o meglio, alla sua opera più famosa): "La divina avventura: il fantastico viaggio di Dante" di Enrico Cerni, Francesca Gambino e illustrata da Maria Distefano.
 
Sopra: La copertina ci mostra questo Dante piccino piccino, mentre è seduto intento a scrivere qualcosa.
 
Questo libretto è una piccola biografia dedicata a Dante scritta da Anna Lavatelli, già autrice di numerosi libri per bambini pubblicati con case editrici quali Giunti e Piemme.
Le prime pagine si aprono con una piccola biografia del poeta che racconta al lettore chi era, dove è nato, quando, chi era la sua famiglia, cosa ha fatto nella sua vita e, infine, come mai è diventato così famoso, dato che dopo 700 anni dalla sua morte siamo ancora qui a parlare di lui e a leggere libri che ne parlano.
Queste parti sono scritte tutte in prima persona, come se fosse lo stesso poeta a parlare al lettore: "Il motivo più importante per cui tutti mi ricordano è aver dimostrato che il "dialetto" era una lingua bella come il latino, anzi, di più. [...] Così sono diventato il "padre della lingua italiana", quella che ancora oggi unisce tutte le persone del nostro Paese. Di me si parla sempre come il poeta della "Divina Commedia". Va bene, sono contento. Quella è stata la mia opera più importante. Mi dispiace solo che a scuola ve la spieghino e poi vi chiedano i riassunti."
A differenza che in moltre altre biografie su Dante, in questa non si parla della "Divina Commedia", in quanto come spiega l'autrice tramite la bocca del suo piccolo poeta: "Vorrei quindi che mi conosciate come persona, prima di tutto. Vi aiuterà a capire anche tutto il resto. Così ho pensato che posso raccontarvi di me qualcosa di differente: gusti e abitudini, fatti veri e leggende esagerate, eventi della mia vita, felicità e dolori, virtù e difetti, pericoli ed avventure".
Le pagine seguenti raccolgono una serie di poesie e rime che trattano proprio questi argomenti. Ogni poesia è prima introdotta da un paragrafetto scritto dall'autrice che introduce e spiega un po' l'argomento poi affrontato in rima. Ad esempio la poesia dedicata a Beatrice è preceduta da tale paragrafo: "E' vero che Dante si innamorò di Beatrice a 9 anni. Ce lo racconta nella "Vita Nova", facendo del 9 un numero magico e di lei un modello di perfezione. Per questo la scelse come guida nel viaggio al Paradiso". 
Le poesie scritte dall'Anna Lavatelli sono tutte in rima alternata (AB AB), e sono composte da 6 strofe da 4 versi ciascuna.

Il primo amore
"Uscendo per la strada una mattina
Io vedo una fanciulla tra a gente
Che vien verso di me tutta bellina
E mi saluta molto gentilmente.

Ma io, mentre la guardo, sto a tremare
Nemmeno riesco a dire una parola
Con solo un "ciao" m'ha fatto innamorare
e dentro il cuore regna ormai lei sola.

[....]

Nove anni, lo so, sembrano poco
Gli stessi che ha compiuto Beatrice
Ma quello che io sento non è un gioco
Al solo nominarla son felice."
 
Questa poesia (che ho riportato per metà) riguarda appunto l'amore di Dante per Beatrice, e cita il loro primo incontro, altre poesia riguardano invece i suoi amici (Guido Cavalcanti e Lapo Gianni), i suoi insegnanti (e in particolare il suo maestro Brunetto Latini), la guerra combattuta contro i Ghibellini, la sua memoria prodigiosa, il suo aspetto, il rapporto col cibo, il suo esilio, l'amore per i gatti e i mostri e alcuni episodi famosi (anche se non si sa quanto veritieri e forse anche un po' leggendari) riguardanti il poeta. 
Anche nelle poesie la scrittrice, attraverso il suo personaggio, non smette mai di parlare a tu per tu con il lettore, coinvolgendolo direttamente, dicendogli ad esempio: "Sappiate che mi sono informato / Sui giochi preferiti dai ragazzi / E so quanti di voi han smanettato / Sparando a brutti mostri come pazzi. / Può darsi che crediate ingenuamente / Di essere i primi a visitare / Il mondo mostruoso ed attraente / Che si racconta oggi in virtuale. / Non siete primi, e neppur secondi / Ultimi siete di una lunga fila: / I mostri sono nati nei profondi / Secoli antichi, altro che duemila.... ".
Tra l'altro, tra parentesi, la stessa autrice sempre nel 2021 ha scritto un'altra opera su Dante, dedicata però ai suoi mostri: "I mostri dell'Inferno: in viaggio con Dante", illustrata da Enrico Macchiavello.
Alla fine l'autrice riporta l'inizio della prima cantica ("Nel mezzo del cammin di nostra vita...") della "Divina Commedia" in modo da far vedere al giovane lettore come effettivamente scriveva Dante al suo tempo, e dargli un piccolo assaggio della sua poesia.

Sopra: Le pagine con i testi (a sinistra) che spiegano al elttore come mai Dante è diventato famoso, mentre a destra vi è un'illusrazione che ritrae proprio il poeta.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Roberto Lauciello, tutte a pagina intera, il quale ha un tratto dolce e delicato, molto soave e carino. Non è uno stile realistico, in quanto le proporzioni dei personaggi non rispettano quelle vere, ad esempio Dante ha una testa molto grande e tonda, e un corpo tozzo, basso e piccolino. E' uno stile che definirei "coccoloso", semplice, ma abbastanza particolareggiato, dalle linee precise, ben delineate e morbide, sicuramente adatto ad essere apprezzato anche dai più piccini.
Dante è ritratto con un bel nasone, con il classico vestito rosso da speziale e con la corona d'alloro in testa. L'artista ha utilizzato colori dai toni vivaci, chiari, accesi e brillanti, abbastanza intensi per i personaggi, mentre più delicati per gli sfondi (in particolare il cielo).

 
Sopra: Le illustrazioni di Roberto Lauciello hanno un tratto dolce e delicato, molto soave e carino. Non è uno stile realistico, in quanto le proporzioni dei personaggi non rispettano quelle vere, ad esempio, come potete vedere anche da queste immagini, Dante (ristratto col suo abito rosso da speziale e la corona d'alloro) ha una testa molto grande e tonda, e un corpo tozzo, basso e piccolino. Questo dona ai personaggi un aspetto "coccoloso". Da notare inoltre i colori chiari, vivaci e brillanti.
 
Le immagini ritraggono quanto raccontato nei testi, supportando il lettore nella loro comprensione. A volte li riprende in modo realistico (ad esempio quando si parla del rapporto di Dante col cibo c'è un disegno che mostra il poeta a tavola di fronte a varie pietanze) mentre altre volte in modo più simbolico o comico (ad esempio quando si parla delle guerre che Dante ha combattuto egli non viene mostrato in mezzo a una battaglia, ma in groppa a un cavallo di legno, mentre brandisce una spada si legno con aria giocosa e spensierata).
A ogni illustrazione viene dedicata un'intera pagina, solitamente quella a sinistra, mentre in quella a fianco, a destra, ci sono i testi della poesia.
 
 
Sopra: Le immagini ritraggono quanto raccontato nei testi, supportando il lettore nella loro comprensione. A volte li riprende in modo realistico (come nell'immagine a sinistra, quando si parla del rapporto di Dante col cibo) mentre altre volte in modo più simbolico o comico (ad esempio nell'immagine a destra quando si parla delle guerre che Dante ha combattuto).
 
"Dante piccino piccino" di Anna Lavatelli e illustrata da Roberto Lauciello è un libretto molto carino e grazioso sulla vita di Dante, una sorta di piccola biografia su di lui a misura di bambino. I testi semplici e le rime lo rendono adatto già a partire dai 4/5 anni, anche se le poesie sono abbastanza lunghette, ma tutte molto carine e orecchiabili, ed alcune strizzano decisamente l'occhio al giovane lettore. La stessa autrice, tramite il suo piccolo Dante dice di voler creare un personaggio che diventi amico del lettore "prima di essere un poeta da studiare".
Le illustrazioni di Roberto Lauciello sono anch'esse molto carine, dal tratto dolce, delicato e tondeggiante, dalle linee che tracciano contorni netti e precisi per creare personaggi coccolosi, magari non iper realistici, ma capaci di supportare il lettore durante la lettura.
Ne risulta un'opera veramente deliziosa, che vuole far approcciare il giovane lettore al sommo poeta in modo soft, facendo vedere quest'ultimo prima di tutto come una persona (addirittura come un amico), cosa che molto spesso ci si dimentica. Per questo l'autrice ha voluto narrare al lettore "qualcosa di differente: gusti e abitudini, fatti veri e leggende esagerate, eventi della mia vita, felicità e dolori, virtù e difetti, pericoli ed avventure". Alla fine il lettore avrà effettivamente imparato qualcosa di Dante, per lo meno riguardo ai suoi gusti, alla sua, vita, alle sue compagnie, alla sua storia. Ad esempio grazie a questo volume ho scoperto che il nome "Dante" vuol dire resistere, durare nel tempo, oppure che a quanto pare egli era dotato di un'ottima memoria.
Inoltre, seppur ovviamente citata in quanto opera che lo fece passare alla storia, questo libro non si intestardisce a voler parlare a tutti i costi della Divina Commedia, la quale è un testo molto complesso che i bambini per cui è pensato questo libro farebbero fatica a comprendere e seguire. Essa viene semplicemente citata, per poi lasciare a loro, quando saranno più grandi, la scelta se approfondirla o meno. Carina comunque l'idea di riportarne qualche verso in fondo al libro (con vicino la parafrasi, per poterli comprendere), per dare al lettore giusto un assaggio dell'opera di Dante, che ha sentito citare qua e là nei testi.
 
Quest'opera è stata pubblicata dalla Coccole Books nel 2021, il libro ha 45 pagine, la copertina flessibile, misura 24 cm d'altezza e 15,2 cm di lunghezza e costa 10 euro.

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