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giovedì 1 luglio 2021

Moby Dick di Alessandro Sanna

"Moby Dick" di Herman Melville è uno dei grandi classici della letteratura e, come tutti i classici, è stato ripreso e riproposto un po' in tutte le salse. La versione che vi presento però adesso è un silent book illustrato da Alessandro Sanna, un artista di cui vi avevo già presentato una sua opera (che riprendeva pure questa un altro grande classico della letteratura): "Pinocchio prima di Pinocchio".

Sopra: La copertina di "Moby Dick" di Alessandro Sanna ha delle tonalità piuttosto cupe, pur giocando con colori chiari e scuri.

Il romanzo di Herman Melville, come ho detto sopra, è ormai diventato un classico della letteratura (e in particolare della letteratura americana). Libro scritto nel 1851 (verrà tradotto e stampato in italiano però solo 1932), narra del viaggio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, un cacciatore di balene e capodogli, ossessionato dalla cattura di una balena in particolare: un enorme capodoglio bianco chiamato Moby Dick (che in passato lo aveva mutilato).
Il lavoro di Sanna tuttavia non vuole essere un romanzo illustrato, e neanche una trasposizione ad immagini del romanzo di Melville. In questo silent book Alessandro Sanna infatti si ispira all'opera di Melvill, ma reinterpretandola.
L'opera si apre quindi con dei lupi che presto si trasformano in uomini, tra tutti i personaggi del libro il capitano Achab è l'unico di riconoscibile, gli altri personaggi (tra cui la voce narrante del romanzo, Ishmael) non hanno ruoli specifici.
Appena mutati in uomini i lupi iniziano ad abbattere gli alberi della foresta per costruire una nave, la quale prende essa stessa vita (assumendo per alcuni momenti una forma umana), strappando da terra i cavi che la bloccano. La nave naviga sopra un mare in tempesta, finchè non incontra il suo nemico: il capodoglio bianco e, assieme all'equipaggio che si ritrasforma in lupi, inizia lo scontro.
L'opera, comunque, sembra poter essere letta in due versi opposti, infatti iniziando da sinistra troviamo come titolo "L'uomo", mentre iniziando dal fondo, da destra, troviamo come tiolo "La balena".

Sopra: Il capitano Achab appare come una sorta di silhouette nera su uno sfondo blu notte.

Gli acquerelli dell'autore sono eccezionali: colorati, vibranti, vividi, dinamici, suggestivi, poetici, aggressivi e intensi. Come scrive nella nota iniziale Giorgio Fontana, il tratto di Sanna è moderno e raffinato, ma possiede anche un  qualcosa di primordiale, in quanto sembra nutrirsi di ispirazioni arcaiche. Le stesse figure umane e animali sono rappresentate in modo molto essenziale, tanto che spesso sono solo delle semplici silhouette nere che si stagliano sullo sfondo della pagina.
Le tavole di Sanna sono ricche di riferimenti simbolici e metaforici: come i lupi (dall'aspetto spaventoso e persino diabolico) che si trasformano in uomini per poi ridiventare animali prima dell'inizio dello scontro con la balena, uno scontro primordiale ed assoluto, bestia contro bestia, in un cui non esiste nè ragione e nè sentimento. Oppure la stessa nave che ad un certo punto si trasforma in una balena dalla pelle scura, per affrontare la sua rivale anche sott'acqua, in una lotta violenta e senza esclusione di colpi. Come scrive Fontana: "Qui non c'è spazio per i fronzoli. La lotta che trabocca da queste pagine è una lotta per la vita e la verità."

 
Sopra: A sinistra i lupi, che presto si trasformeranno in uomini, che escono dal bosco verso la nave; a destra Moby Dick lotta contro la nave trasformatasi in una balena nera.

Anche i colori di quest'albo, assieme alle figure dei vari personaggi, giocano un ruolo essenziale, perché come sanno bene molti artisti, attraverso essi si può trasmettere moltissimo. 
La prima cosa che si nota sfogliando il volume è l'aspetto cupo delle tavole e di come l'artista abbia scelto prevalentemente tinte scure e cupe. All'inizio ad esempio si parte con un azzurro fumo e dei marroni scuri e dei neri. 
Osservando più attentamente le tavole si noterà però che in esse sono presenti anche molte tinte dalle tonalità più accese e brillanti. Ad esempio l'iniziale azzurro-grigio si trasforma in un viola e poi in un blu notte, fino a diventare un arancione e un giallo.
In alcune sequenze predominano i colori scuri, cupi ed opachi, ma ve ne sono anche altre in cui le tinte diventano più brillanti, anche se i primi tendono ad essere più frequenti, per esprimere tutta la violenza e l'oscurità del momento della lotta.

 

Sopra: Nelle tavole predominano soprattutto colori scuri e cupi (come quelli dell'immagine a sinistra), osservando più attentamente le tavole si noterà però che in esse sono presenti anche molte tinte dalle tonalità più accese e brillanti (come il giallo e l'arancione dell'immagine in alto a destra o i blu dell'immagine in basso).

"Moby Dick" illustrato da Alessandro Sanna è un'opera molto bella e complessa che si presta a molti rimandi e interpretazioni. Un'opera che, pur ispirandosi al romanzo "Moby Dick" in parte se ne discosta, con grazia, libertà ed originalità. Come scrive Fontana: "Sanna sceglie una strada da vero artista: in luogo di una riproposizione pedissequa, lotta anch'egli contro il testo ispiratore (la sua balena) da pari a pari. Così Moby Dick trova un corrispettivo infedele e riuscito proprio perché infedele".
Anche questo, come molti silent book, è un albo che non si presta a una facile e scontata interpretazione, è un'opera incentrata sulla lotta, una lotta primordiale e senza pietà, che l'artista ha saputo esprimere perfettamente grazie ai suoi acquerelli così raffinati, incantevoli e potenti.

Questo silent book è stato pubblicato nel 2021 dalla Rizzoli, ha 68 pagine, la copertina rigida e misura 33 cm d'altezza e 23,8 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 31 maggio 2021

Cappuccetto rosso (primo sogno) di Gabriel Pacheco

Gabriel Pacheco è un'illustratore messicano nato nel 1973 e che finora ha illustrato numerosi albi, tra cui "La Bella e la Bestia" (2014) e "Barbablù" (2018) di cui vi avevo precedentemente parlato.
Ora (2021) Questo artista ha deciso di cimentarsi nell'illustrare, a modo suo, un'altra fiaba, dando così vita al silent book di cui vi parlerà adesso: "Cappuccetto rosso (primo sogno)".
 
Sopra: La copertina di questa versione di Cappuccetto illustrata da Pacheco mostra la protagonista in un letto, assieme a dei fiori, mentre osserva il lettore frontalmente.
 
 Come ho scritto sopra questo albo, a differenza di altre opere illustrate da Pacheco in passato (tra cui i già citati "La Bella e la Bestia" e "Barbablù", ma anche "La strega e lo spaventapasseri", "Messer Gatto"...) è un silent book, cioè un libro privo di testo.
 L'unico testo che compare in tutta l'opera, alla fine del libro, è una frase tratta da una poesia intitolata "Primo sogno", scritta dalla poetessa messicana Jana Inés de la Cruz. La frase afferma: "Il sonno tutto, infine, possedeva; tutto infine, il silenzio dominava".
 Al lettore non rimane quindi che affidarsi allo scorrere delle immagini per provare a immaginare la storia, che riprende quella della nota fiaba di "Cappuccetto Rosso" (probabilmente nella versione dei Grimm), ma che non è proprio la stessa.
Inizialmente vediamo una bambina che sta dormendo nel suo letto, prima di essere svegliata da una donna (probabilmente la madre), che la fa alzare e vestirsi (e mettersi in testa un cappuccio/cappello rosso). La bambina, quindi, dopo aver ricevuto dalla madre un cestino, si avvia nel bosco, dove incontra un lupo gigantesco. Dopodiché l'animale sembra giungere per primo alla casa della nonna, vi entra dentro e si accosta all'anziana che sta dormendo nel letto. Quando la bambina arriva anch'ella a casa della nonna quest'ultima non c'è, ma non c'è neppure il lupo...
 
Sopra: La scena in cui la madre della bambina le porge un cestino prima di mandarla nel bosco.
 
I disegni realizzati da Pacheco, protagonisti di quest'opera, sono molto belli, originali, eleganti, con uno stile visionario, da tratti onirici e poetici, con ambientazioni surrealiste.. 
Lo stesso Pacheco in un'intervista aveva affermato che gli piace lavorare con immagini incerte, strane; gli piace il momento in cui la realtà si diffonde e tutto sembra uno strano sogno, gli piace vivere cancellando la linea che separa la vita reale dai sogni e dalla fantasia, in modo che non ci sia più differenza. In questo modo, per lui "illustrare è un modo fantastico di osservare la vita".
Le illustrazioni di Pacheco presentano inoltre molti elementi simbolici al loro interno, specialmente in questo caso, in cui le immagini non sono accompagnate da alcun testo a cui dover fare riferimento. Molto spesso, inoltre, non si capisce di preciso se quanto rappresentato sia un momento reale della storia o se fa parte di un sogno. La parte in cui la bambina rivede la nonna all'interno di una foresta sembrerebbe ad esempio far parte di un momento onirico, anche perché successivamente la nonna scompare nuovamente nel nulla, quando arriva il taglialegna.
Le tavole dell'artista si presentano comunque molto dettagliate e ricche di particolari, nonché molto curate, sebbene spesso giochino con elementi di vuoto. Poiché l'artista sfrutta sempre la doppia pagina  nelle illustrazioni sembrano spesso esserci molti spazi vuoti, porzioni di pagina in cui si vede solo un terreno con pochi e anche nessun elemento.

 
 
Sopra: I disegni realizzati da Pacheco, protagonisti di quest'opera, sono molto belli, originali, eleganti, con uno stile visionario, da tratti onirici e poetici, con ambientazioni surrealiste. Sopra vediamo la scena dell'incontro con il lupo, mentre in basso l'incontro della bambina con la nonna.
 
Una caratteristica molto particolare delle sue illustrazioni è l'uso e la scelta del colore: in quanto a predominare in maniera incontrastata è il colore grigio, che in queste immagini troviamo praticamente ovunque. Esso è presente negli sfondi, assieme al nero e al bianco, ma anche negli abiti, nelle coperte sui letti,  e negli incarnati dei personaggi, nelle ombre sui loro vestiti e sui loro volti. D'altronde l'ampio uso di questo colore nei suoi disegni è un tratto distintivo del suo stile, poiché per lui "Il grigio è la presenza di un'origine che disperde il vuoto e incorpora la luce a poco a poco".
Rispetto ad altre sue opere, in questa sono pochi i colori che compaiono oltre al grigio (e oltre al nero e al bianco), in particolare possiamo notare il rosso e il blu, e qualche volta anche il marrone. Di rosso è colorato, ad esempio, il cappuccio che indossa la protagonista e che in alcune sequenze perderà. Di blu sono stati invece dipinti alcuni elementi degli sfondi come gli alberi e le piante della foresta, alcuni fiori e rami che sbucano dal terreno, ma anche i capelli della bambina e alcuni abiti della mamma e del taglialegna. Il marrone è stato utilizzato per alcuni oggetti in legno della casa, per il grembiule della mamma, per alcune piante nel bosco e talvolta anche negli sfondi, mischiato al grigio, per infondere dei toni un po' più caldi alla scena.
 

 

Sopra: Da notare, nelle illustrazioni, l'uso e la scelta dei colori. Come potete vedere predominano molto i grigi, il nero e il bianco, ma spiccano anche altri colori quali il rosso (del cappello), il blu (dei capelli della bambina, ma anche delle scarpe e dei fiori) e il marrone (nel manico dell'ascia).
 
"Cappuccetto rosso (primo sogno)" di Gabriel Pacheco è un silent book molto interessante, in cui l'artista ha rivisitato a suo modo, tramite la sua immaginazione e le sue tavole, la famosissima fiaba di "Cappuccetto Rosso". Ne è risultata un'opera complessa, per nulla scontata, poiché presenta molti elementi simbolici e gioca con diversi elementi e sequenze oniriche (d'altronde il titolo del libro è "primo sogno"), e per il lettore non sarà sempre facile capire se ci si trova in una dimensione di realtà oppure di sogno.
Dopotutto questo non è un albo di facile interpretazione e, anzi, si può affermare che può non esistere un'unica interpretazione valida per le immagini e la storia narrata in questo silent, per cui i lettori potranno sbizzarrirsi nel proporre ciascuno la propria.
A me ad esempio è venuto da chiedermi che cosa rappresentasse il cappuccio rosso che la bambina porta in testa, ma che a volte perde o sembra togliersi di proposito. Oppure se il lupo ha mangiato davvero la nonna, o che cosa significa quel ciondolo a forma di luna che la bambina riceve dalla nonna. E mi sono chiesta perché, una volta riaccompagnata a casa, la bambina senta il bisogno di scappare fuori dalla propria abitazione (per poi, sembra, farci ritorno poco dopo).
Questo lo rende un libro adatto ad essere proposto a lettori di diverse età, dai più giovani fino agli adulti, e anzi sarebbe molto interessante vedere che cosa colgono lettori di differenti età (ad esempio non sono sicura di come potrebbe essere accolto da bimbi piuttosto piccoli, tipo 3 anni, per i quali il libro sarebbe fruibile anche in autonomia grazie all'assenza dei testi).
 
Questo libro è stato edito in inglese nel 2021 dalla Logos Edizioni, l'opera ha 64 pagine, una copertina rigida, misura 20 cm d'altezza e 28 cm di lunghezza e costa 18 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.  

lunedì 14 settembre 2020

Little red di Beatriz Martin Vidal

"Little red" di Beatriz Martin Vidal è un silent book che rivisita la fiaba di Cappuccetto Rosso in modo molto particolare e articolato.

Sopra: La copertina mostra un'immagine, non presente all'interno del libro, con la bambina protagonista che tiene in mano un papavero rosso.

Ovviamente, essendo un silent book, cioè un libro composto da sole immagini e privo di testi, non è presente all'interno una storia che può essere raccontata in maniera univoca, anche perché le immagini sono alquanto complesse e si prestano a più di un'interpretazione.
In realtà all'interno del volume sono presenti delle brevi frasi, che aiutano il lettore a spezzare le immagini del libro in dei capitoli che sembrano composti da una serie di immagini in sequenza. Ad esempio la prima frase che troviamo è "Going red" (diventando rossa) e nelle immagini successive a tale frase vediamo una bambina che viene pian piano ricoperta di foglie rosse, che finiscono per formale un cappuccio attorno al viso. La seconda frase è "The game of questions" e qui vediamo la bambina mentre si confronta con il lupo, il quale indossa una maschera bianca. La terza frase è "Going out", seguita da una serie di immagini che mostrano la bambina mentre riesce ad uscire dal corpo del lupo, come se subisse una sorta di rinascita.
I tre blocchi di illustrazioni sembrano quindi rappresentare, a modo loro, tre momenti molto importanti della fiaba "Cappuccetto Rosso".

 
Sopra: La protanista all'inizio della storia, prima e dopola sua vestizione con le foglie rosse.

Come ho spiegato anche sopra le vere protagoniste di questo albo illustrato sono le immagini di Beatriz Maria Vidal, le quali hanno un aspetto molto realistico e dettagliato, che conferisce al volto della protagonista una grande espressività. Grazie all'espressività del volto della bambina il lettore, anche senza testi, riuscirà a interpretare ciò che questa sta pensando in determinate scene, come ad esempio quelle in cui viene mostrato il suo confronto col lupo.
Tale sequenza è particolarmente interessante perché inizialmente neanche il lettore vede con cosa Cappuccetto Rosso sta interagendo. All'inizio la si vede solo mentre fissa una maschera bianca, solo procedendo di immagine in immagine, osservando le espressioni e il linguaggio del corpo della bambina, l'inquadratura mano a mano si allontana facendo scorgere al lettore che dietro alla maschera c'è in realtà il lupo. La cosa interessante è che, mentre la prospettiva si allontana facendo capire al lettore cosa stia accadendo, anche Cappuccetto Rosso, contemporaneamente, inizia ad insospettirsi e ad accorgersi che c'è qualcosa di strano, finchè non toglie lei stessa la maschera al lupo.

   

Sopra: Alcune immagini che mostrano la sequenza in cui la bambina sta interagendo col lupo mascherato. Da notare come cambiano le espressioni e i gesti della protagonista e di come, man mano che alla piccola iniziano a venire dei dubbi, l'inquadratura sella scena si allontani mostrando al lettore cosa si cela dietro la maschera.

Anche la scelta dei colori è particolare ed interessante, infatti l'artista ha scelto tinte quali il rosso, il nero, il bianco, il grigio e il marrone. Gli sfondi sono tutti sui toni del marrone, il lupo è invece nero, mentre la bambina è dipinta con tonalità di marrone, nero e grigio e dei tocchi di bianco per i punti luce. Il bianco è stato utilizzanto anche per la maschera che indossa il lupo (in contrasto con il nero del lupo, il quale cerca di nascondere la sua vera indentità dietro a una maschera che ha un colore legato alla purezza), mentre il rosso è stato usato per le foglie che ricoprono il corpo della protagonista e per i fili (interpretabili come schizzi di sangue) che si vedono nelle scene in cui la bambina esce dalla pancia del lupo.
Nell'insieme comunque le immagini risultano molto cupe, quasi opprimenti, in quanto tutte le tinte risultano alquanto scure (anche il rosso).

 

Sopra: La scelta dei colori è particolare ed interessante, infatti l'artista ha scelto tinte quali il rosso, il nero, il bianco, il grigio e il marrone. Nell'insieme comunque le immagini risultano molto cupe, quasi opprimenti.

"Little red" di Beatriz Martin Vidal è un albo illustrato molto particolare, che rivisita la fiaba di "Cappuccetto Rosso" in modo molto interessante ed originale, con delle illustrazioni molto belle e dal significanto profondo, di non semplice o immediata interpretazione. Il lettore può infatti interrogarsi su vari aspetti di questi disegni, chiedendosi, ad esempio, cosa rappresenta il cappuccio di foglie che riveste inizialmente la bambina, oppure interrogarsi sulle scene che ritraggono il dialogo di questa col lupo, oppure sul significato delle immagini in cui la bambina esce dal corpo della bestia...

Questo silent book è stato edito nel 2012 dalla Logos Edizioni, ha 64 pagine, una copertina rigida, misura 23,5 cm d'altezza e 23,5 cm di lunghezza e costa 18 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 19 novembre 2018

L'albero di Iela Mari

"L'albero" di Iela Mari è un silent book (cioè un libro illustrato senza testi) che ha per protagonista, come ci suggerisce anche il titolo, un albero. L'autrice di questo albo (pseudonimo di Gabriela Ferraro) è morta nel 2014, a 83 anni e i suoi libri (pubblicati a partire dagli anni Sessanta) sono stati considerati fin da subito "rivoluzionari", fino a diventare, oggi, dei classici della letteratura per l'infanzia.

Sopra: Sulla copertina de "L'albero" di Iela Mari possiamo vedere la pianta protagonista di questo albo (una quercia) rappresentata durante il periodo estivo.

Come si può facilmente capire anche dal titolo, questo libro parla di un albero, la cui storia comincia di inverno. La prima immagine che il lettore vede è infatti quella di un grande albero marrone, dai rami completamente spogli sui quali poggia un nido vuoto. Successivamente, tramite una sorta di immagine "radiografia" che permetterà al lettore di vedere sotto terra, questo potrà accorgersi della presenza di un ghiro che dorme vicino le radici dell'albero, un ghiro che poi si risveglierà e, quando questo risalirà in superficie, il lettore scoprirà, dalle foglioline che hanno cominciato a crescere sui rami dell'albero e dall'erbetta presente sul terreno, che è ormai giunta la primavera.
Pian piano, pagina dopo pagina, il lettore vedrà l'erba diventare sempre più alta, le foglie crescere sempre più folte, degli uccelli tornare al proprio nido, ripararlo, covarci le uova e allevare i propri piccoli. Vedrà l'albero (una quercia) ricoprirsi di ghiande, vedrà le sue fogli cambiare colore fino a diventare rosse durante l'autunno, le vedrà cadere agli inizi dell'inverno mentre gli uccelli volano via con i propri piccoli e mentre il ghiro si prepara a tornare sotto terra per il letargo, nella sua tana che ha riempito di provviste.
Finché tutto ritornerà come nella situazione iniziale che il lettore aveva visto a inizio libro.

Sopra: L'ultima immagine presente in questo silent book ci riporta alla prima e quindi alla situazione iniziale (con la quercia spoglia nella neve).

Come ho detto all'inizio questo è un silent book, per cui la storia si basa interamente sulle immagini realizzate da Iela Mari, che sono molto belle e originali, seppur apparentemente semplici.
Le illustrazioni presenti in questo albo sono tutte a doppia pagina e in tutte viene mantenuta la medesima prospettiva e lo stesso punto di vista. Il punto di riferimento è, appunto, l'albero: una grande quercia dal tronco molto grosso (ad indicare che probabilmente ha già una bella età). Sebbene questa pianta sia l'elemento centrale della narrazione, nonché il punto di riferimento visuale per il lettore, essa non è collocata in posizione centrale nelle pagine, ma spostata verso destra, in modo da permettere al lettore di poter vedere anche cosa accade attorno ad essa, pur rimanendo sempre nelle immediate vicinanze di quest'ultima.

Sopra: Le illustrazioni presenti in questo albo sono tutte a doppia pagina e in tutte viene mantenuta la medesima prospettiva e lo stesso punto di vista. Il punto di riferimento è, appunto, l'albero il quale è collocato verso destra, in modo da permettere al lettore di poter vedere anche cosa accade attorno ad esso, pur rimanendo sempre nelle immediate vicinanze di quest'ultimo.

Sebbene il punto di vista e lo sguardo dell'osservatore rimangano costantemente sempre gli stessi per tutta la durata dell'albo Mari riesce comunque a catturare e a mantenere l'attenzione del lettore cambiando diversi piccoli o grandi particolari in ogni pagina. L'unico elemento che non subisce alcuna mutazione è la struttura fisica della pianta (tronco e rami), mentre tutto il resto subisce dei cambiamenti (a volte molto lievi ed altre volte alquanto notevoli): sul terreno la neve si scioglie e vediamo l'erba che comincia a crescere, diventando pian piano sempre più fitta, finché da essa vediamo spiccare alcune piantine in particolare; sui rami della quercia vedremo crescere le foglie, poi i fiori, i frutti e vedremo le foglie cambiare colore e cadere; vedremo gli uccelli ritornare al proprio nido, sistemarlo covare le uova, nutrire i pulcini ....
I cambiamenti apportati di volta in volta, sebbene facilmente individuabili, non sono mai eccessivamente bruschi e si concentrano solo su un numero limitato di elementi che l'artista ha deciso di introdurre nell'immagine: l'albero (in particolare la sua chioma e il colore del tronco), il prato che si trova nei pressi della pianta (il quale accoglie in particolare tre semi), il nido che giace sui rami di quest'ultima e il ghiro che ci vive nelle vicinanze. I cambiamenti apportati di volta in volta bastano comunque a rendere fin da subito chiaro al lettore che questi stanno seguendo lo scorrere del tempo e in particolare lo scorrere delle stagioni.





Sopra: Come dimostrano queste pagine, che vi ho riportato in sequenza, i cambiamenti apportati di volta in volta, sebbene facilmente individuabili, non sono mai eccessivamente bruschi, anzi essi sono alquanto graduali e si concentrano solo su un numero limitato di elementi che l'artista ha deciso di introdurre nell'imagine

Ciò che rende la visione/lettura di questo silent book interessante è anche lo stile dell'illustratrice che, sebbene sia anche piuttosto semplice ed essenziale (due aspetti ricercati e voluti proprio dall'artista), dal tratto deciso, definito e pulito, è comunque molto elegante, raffinato e curato. Uno stile capace di rappresentare elementi in maniera accuratamente scientifica ma allo stesso tempo poetica.
I colori scelti dall'artista, tra i quali in questo albo sono presenti in particolare il bianco (dello sfondo), il verde (del prato e delle foglie) e il marrone (del tronco, ma anche quello delle ghiande e poi del prato) a cui si affiancano anche il rosso, il giallo il grigio e il nero, sono tutti carichi, brillanti e stesi in maniera uniforme. Molto interessante l'uso dei colori adottato nelle pagine "radiografie", in cui si vuol far vedere al lettore ciò che sta accadendo sotto terra: in questo caso, infatti, i colori preponderanti diventano il bianco, il grigio e il nero con qualche piccolissima eccezione fatta per animali e semi che invece continuano a mantenere i loro colori accesi e intensi.



Sopra: Lo stile dell'illustratrice, sebbene sia anche piuttosto semplice ed essenziale, dal tratto deciso, definito e pulito, è comunque molto elegante, raffinato e curato. Come potete osservare dalle due immagini più in alto i colori predominanti in questo albo sono il bianco, il verde e il marrone. Molto interessante l'uso dei colori adottato nelle pagine in cui si vuol far vedere al lettore ciò che sta accadendo sotto terra (la terza immagine di qui sopra): come potete vedere, infatti, in questo caso i colori preponderanti diventano il bianco, il grigio e il nero con qualche piccolissima eccezione fatta per animali (il ghiro) e semi (a sinistra dell'immagine).

"L'albero" di Iela Mari è un silent book ineccepibile, con delle immagini semplici ma eleganti e raffinate, capaci di raccontare con semplicità e meraviglia argomenti come i cicli della natura e lo scorrere del tempo, per far comprendere al bambino come ogni cosa possa cambiare e, al contempo, rimanere (almeno un po') sempre la stessa.

Quest'opera è stata pubblicata originariamente nel 1975 dalla Emme Edizioni e poi è stata ristampata nel 2007 dalla Babalibri,  ha 36 pagine, la copertina rigida, misura 21,6 cm d'altezza e 21 cm di lunghezza e costa 11 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

martedì 17 ottobre 2017

Stiky monsters e Un poil plus de monstres pense-bete di John Kenn Mortersen

"Sticky monsters" e il suo seguito (in lingua francese) "Un poil plus de monstres pende-bete" sono due libri composti dalla raccolta di disegni realizzati dal danese John Kenn Montersen su dei post-it.

  
Sopra: Le copertine dei due volumi contenenti le illustrazioni, realizzate su post-it, dell'artista danese John Kenn Montersen. A sinistra quella inglese del primo volume, e a destra quella dell'edizione francese del secondo.

"Sticky monsters" e il suo seguito "Un poil plus de monstres pende-bete" (di cui a quanto pare esistono solamente le edizioni in francese e in danese, in quanto non sono riuscita a trovare quella in inglese) sono due volumi composti da una serie di illustrazioni realizzate da Mortensen su dei post-it. Nella prima opera, all'inizio, l'autore infatti scrive che "When I do have time, I draw (disegnavo) monsters on Post-it notes. It is a little window (finestra) into a different world, made on officer supplies (forniture per l'ufficio)." Per questo i fogli su cui sono presenti i disegni sono tutti di colore giallo (il colore tipico dei post-it), anche se nell'edizione francese del secondo volume hanno deciso di dare ai post-it il colore verde fosforescente (nella versione originale in danese, del 2011, i post-it sono sempre di colore giallo).
Sebbene i disegni contenuti in queste opere non seguano nessuna storia e non siano legati tra loro, in qualche modo talvolta è possibile riconoscere gli stessi tipi di mostri in più illustrazioni (magari in due o tre).

  

Sopra: Le illustrazioni di Mortersen contengono una gran quantità di mostri, tutti differenti tra loro, in quanto i vari disegni non sono legati da una qualche storia, tuttavia alcuni mostri ricorrono in più illustrazioni, come nel caso di questo mostro acquatico coi tentacoli.

Come ho detto all'inizio questi volumi sono composti da una raccolta di disegni (realizzati su dei post-it), in particolare disegni di mostri. Nei libri e negli albi illustrati sono spesso presenti dei mostri, tuttavia quelli realizzati da Mortersen sono veramente inquietanti e a tratti anche terrificanti. Nella maggior parte di questi disegni questi mostri vengono raffigurati assieme a degli esseri umani, quasi sempre bambini, con i quali interagiscono in differenti modi: in alcune sembra che i mostri stiano per attaccare i bambini o per mangiarseli, in altre che siano interessati solamente ad osservarli, in altre ancora vediamo bambini catturati da un mostro, in altre sembrano i bambini ad avere il controllo della situazione, in altre ancora vi sono bambini che cercano di nascondersi da un mostro, ed in alcune mostri e bambini coesistono senza considerarsi troppo.

  

  
Sopra: I bambini e i mostri presenti nelle illustrazioni di Mortensen sono raffigurati mentre interagiscono tra loro in modi differenti: nel disegno in alto a sinistra i i mostri sembrano stare solamente osservando il bambino, in quello in alto a destra sembrerebbe che la piccola abbia comunque il controllo della situazione, in quello in basso a sinistra i mostri sono pronti ad attaccare l'ignaro bambino, mentre in quello in basso a destra il ragazzino si sta nascondendo dal mostro.

Le illustrazioni di questo artista hanno un grande fascino e riescono a trasmettere un'atmosfera molto particolare, che lascia l'osservatore col fiato sospeso, spingendolo a chiedersi che cosa potrebbe succedere se gli eventi raffigurati nei post-it continuassero: quel bambino verrebbe mangiato o riuscirebbe a scappare? Quel mostro alla fine attaccherà quei bambini o resterà lì a continuare a fissarli? Quel bambino/a riuscirà a non farsi scoprire dal mostro?...
Le domande che il lettore è portato a chiedersi possono essere molte e l'osservatore può rispondersi come meglio crede.
Tutti i disegni sono realizzati in bianco e nero (o in giallo e nero per la precisione), il che probabilmente contribuisce a conferire alle illustrazioni quell'atmosfera che le rende così inquietanti.



Sopra: I disegni di Mortersen, e i mostri in essi presenti, sono molto inquietanti e spaventosi.

Queste opere che contengono i disegni realizzati da Mortensen sono molto interessanti da sfogliare e guardare, riuscendo a stimolare la fantasia del lettore tramite delle illustrazioni particolari, con dei mostri veramente inquietanti. Sebbene non sia presente nessuna storia i lettori potranno comunque divertirsi a immaginarsene una per ogni immagine, oppure collegare autonomamente più immagini tra loro e crearsene una.

Il primo volume è stato pubblicato in originale in danese col titolo "Post-it monstre" nel 2011 dalla Aben Maler. L'edizione inglese (che posseggo anch'io) è invece stata edita nel 2012 col titolo "Sticky monsters" dalla Square Peg; quest'ultima edizione ha 80 pagine e misura 17,2 cm d'altezza e 18,1 cm di lunghezza e costa 7 euro. Esiste anche l'edizione italiana del primo volume, dal titolo "Post-it monsters", edita nel 2012 dalla Elliot, che costa 16,50 euro.
Il secondo volume è stato pubblicato originariamente in danese col titolo "Flere post-it monstre" nel 2011 sempre dalla Aben Maler. L'edizione che posseggo io è però quella francese, intitolata  "Un poil plus de monstres pende-bete" del 2015, edita dalla Warum, che ha 74 pagine e misura 17,2 cm d'altezza e 18 cm di lunghezza, e il cui costo è di 14 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 16 gennaio 2017

Biomechanical Circus di Giorgio Finamore

In questo post vi parlerò di un silent book edito nel 2012 dalla Logos, una casa editrice che, nella sua sezione dedicata ai libri illustrati (chiamata appunto ILLUSTRATI)  ha pubblicato diversi titoli molto interessanti e degni di nota (tra cui ad esempio tutti gli albi di Stefano Bessoni, di cui finora ho recensito quattro volumi). Anche questo libro "Biomechanical circus" di Giorgio Finamore si presenta come un titolo alquanto particolare e differente dai soliti libri illustrati per bambini.

Sopra:  La copertina di "Biomechanical circus" mostra una delle creature del circo realizzate da Finamore, in questo caso un clown meccanico.

All'inizio di questo silent book troveremo una (nonché unica) frase che recita: "Programmate per esibirsi in spettacolari compiti e attrazioni, le macchine sono presenza quotidiane dal cigolio sinistro"
L'opera è divisa in due parti: nella prima il lettore verrà invitato dal padrone del circo, con un gesto del braccio, ad entrare nel tendone per assistere allo spettacolo, mentre l'uomo lo fissa dall'alto in basso con uno sguardo freddo e duro, metallico.
Ciò a cui assisteremo girando le pagine di questo libro sarà in effetti uno spettacolo circense, con un annunciatore, musicisti, clown, artisti ed animali che si esibiscono … Ma i personaggi che prenderanno parte allo spettacolo sono tutte creature in parte uomini (o animali) e in parte meccaniche: esseri dalla pelle grigiastra i cui corpi sono fusi a parti meccaniche. Abbiamo ad esempio l'annunciatore che viene rappresentato come un uomo con cappello a cilindro senza gambe e con al posto della bocca un megafono; un'intera band di musicisti i cui strumenti fanno parte del loro corpo (talvolta essi SONO addirittura  il loro corpo); clown che al posto delle gambe hanno apparati meccanici e dai cui corpi escono cavi elettrici; maghi che, nonostante l'aspetto simile a un essere umano, in realtà non sono altro che robot e bambole meccaniche; perfino gli animali sono creature costituite da cavi e parti metalliche ….

Sopra: Il proprietario del Biomechanical Circus invita il lettore, guardandolo dall'alto verso il basso con uno sguardo gelido, ad entrare nel suo tendone (percorso da tubature) per assistere allo spettacolo in cui si esibiranno presentatori, equilibristi, musicisti, clown, maghi, fachiri, comatosi di leoni, lanciatori di coltelli, e molti altri personaggi tutti composti da parti meccaniche. La scimmia che in questa immagine compare accanto all'uomo sarà proprio l'ultima ad esibirsi nello spettacolo, suonando un organetto.

Il lettore potrà così assistere, come già detto, a uno spettacolo composto da molteplici esibizioni ad opera di diversi artisti e animali: band di musicisti, un equilibrista, una contorsionista, un fachiro, clown, un mago, un ipnotizzatore, un uomo forzuto, un mangiatore di spade, un domatore di leone, l'uomo che si spara col cannone, un lanciatore di coltelli, elefanti, tigri, leoni, cavalli e anche una scimmia che suona l'organetto.
Finito lo show principale inizia la seconda parte del volume, intitolata "Industrial freak show", come se l'autore, dopo aver fatto assistere il lettore allo spettacolo, lo portasse ora a visitare un'altra attrazione del circo: il freak show (o sideshow), appunto, come quelli che si trovavano accanto ai Luna Park nell'Ottocento (in voga soprattutto negli Stati Uniti), in cui la gente poteva ammirare i cosiddetti "scherzi della natura". 
In questa parte verranno mostrati al lettore una serie di persone, anche in questo caso composte da parti meccaniche, che nell'Ottocento comparivano in questo genere di spettacoli: gemelli e gemelle siamesi, la donna cannone, la donna barbuta, e un uomo elefante (con un chiaro riferimento al protagonista affetto dalla sindrome di Proteo del film biografico Elephant Man del 1980).

Sopra: Questo personaggio dell' "Industrial freak show" di Finamore è chiaramente ispirato al protagonista del film biografico del 1980 Elephant Man, affetto dalla sindrome di Proteo.

Questi personaggi meccanici dalla pelle grigiastra si stagliano nella maggior parte dei casi su sfondi neri, nei quali talvolta si intravede qualche sprazzo di sfondo (costituito dal tendone a righe del circo e dai cavi e dalle tubature che lo percorrono).
Come ho già detto i protagonisti di quest'opera sono creature con corpi deformi, nella maggior parte dei casi mutilati, e fusi a parti metalliche e tecnologiche che diventano parte integrante di loro. Non a caso, in un'intervista (questa), l'autore spiega appunto che "Il tema principale delle mie elaborazioni è il rapporto simbiotico tra l'uomo e la tecnologia, spinto verso estremi scenari verso cui il corpo e la macchina si uniscono in ibridi cibernetici. La Biomeccanica è appunto la forma estrema, l'ultimo stadio metamorfico e potentemente allucinatorio di questo rapporto". Ciò che Finamore vuole mostrare è il legame tra l'uomo e la macchina, e in particolare la visione dell'uomo come macchina "Programmata a svolgere determinate funzioni nel contesto sociale", fino a restare intrappolato, in alcuni casi, dal lavoro, dalla burocrazia, dal consumismo "E reso in tutto e per tutto assimilabile ad un meccanismo metallico o ad un circuito elettrico". Come l'autore continua a spiegare "La diversità delle varie attrazioni circensi rappresenta lo spettacolo della varietà (il varietà) di persone cerebralmente e fisicamente programmate in azioni ed esibizioni nel corso della vita di tutti i giorni".

Sopra: I musicisti del circo (una delle molteplici attrazioni offerte durante lo spettacolo) di Finamore hanno corpi deformi, fusi con i loro strumenti, che diventano parte di loro. Questi personaggi sono persone/macchine che possono svolgere alla perfezione un'unica funzione (cioè suonare un determinato strumento), quella per cui sono stati costruiti.

In questo circo però, come ho già detto, non sono presenti solamente persone, ma anche animali, nei quali la componente meccanica è ancora più evidente rispetto ai personaggi umani. Comunque, le illustrazioni che rappresentano tutti i protagonisti di questo spettacolo circense sono state realizzate con una gran cura per i dettagli (basta osservare ad esempio alcune parti meccaniche) e per i giochi di luci ed ombre, prestando attenzione a fondere le parti biologiche e quelle meccaniche con precisione, in modo che apparissero il più possibile realistiche.
I colori utilizzati dall'illustratore sono solamente: il nero (delle ombre e degli sfondi), il grigio, e il bianco (dei punti luce e dei riflessi sui corpi e sulle parti meccaniche), che contribuiscono a creare un'atmosfera e delle illustrazioni cupe, anche se molto suggestive.

Sopra: Non solamente gli umani appaiono fusi a parti meccaniche in questo circo, ma anche, e soprattutto, gli animali, come nel caso di questo cavallo. Notare inoltre la cura per i dettagli nel rappresentare tutte le varie componenti meccaniche della bestia e  l'utilizzo di soli tre colori (bianco, nero e grigio).

I disegni di Finamore si ispirano, come lui stesso ha spiegato durante un'intervista, alle opere di Hans Ruedi Giger, d'ispirazione simbolica e surrealista, a Hieronymous Bosch ed ad altri pittori e illustratore che hanno avuto a che fare col grottesco e la poetica dell'immaginario, tra cui Johann Heinrich Fussli, Mauritus Cornelis Escher, Edvard Munch ecc...

Quest'opera si distingue sicuramente tra i libri illustrati e i silent book per le sue atmosfere e i disegni cupi, nonché per le tematiche. In questo albo l'autore, come lui stesso spiega,  ha voluto rappresentare il rapporto simbiotico la l'uomo e le macchine, fino a fonderli insieme. Un rapporto che mostra come anche l'uomo, proprio come una macchina, sia costretto (consapevolmente o meno), programmato, a svolgere determinate mansioni dettategli dal contesto sociale, intrappolato (talvolta anche schiavizzato) dal lavoro, dalla burocrazia e dal consumismo. L'illustratore ha deciso di rappresentare questa simbiosi, questa associazione tra l'uomo e la macchina attraverso l'allegoria del circo, luogo in cui artisti di vario tipo, durante lo spettacolo, entrano in scena per esibirsi nel loro numeri. Finamore rappresenta quindi questi personaggi come "Persone cerebralmente e fisicamente programmate in azioni ed esibizioni nel nel corso della vita di tutti i giorni". Nel freak show industriale della seconda parte l'autore ha poi voluto evidenziare, come sempre lui spiega, "In modo ancora più estremo la natura umana che possiede sin dalla nascita caratteri primordiali ed artificiali, un senso di mostruosità che alcuni portano dentro di sé ancora prima di nascere".
Il punto di vista dell'autore, il quale esprime attraverso la metafora del circo un rappresentazione dei ruoli dell'uomo in rapporto alla società in cui vive, e del suo rapporto con le macchine e la tecnologia, è molto interessante ed era già stato trattato fin dagli inizi del Novecento. Pirandello, ad esempio, parlava di come l'uomo, nonostante il flusso continuo della vita fosse un un continuo divenire, cercasse di cristallizzarsi in forme fisse nel quale potersi riconoscere, finendo per legarsi a delle maschere, dei ruoli sociali, nelle quali era costretto a identificarsi per dare un senso alla propria esistenza, impossibilitato a fuggire dalle convenzioni della società (se non tramite la follia). Questa concezione di Pirandello si legava al relativismo psicologico, secondo cui gli uomini nascono liberi, ma, crescendo in una società precostituita, a ciascuno di loro viene assegnata una parte secondo la quale comportarsi; ciascuno è quindi obbligato a seguire il ruolo e le regole che la società gli impone (così come gli artisti del circo di Finamore devono eseguire il loro numero, quello che gli è stato assegnato e per il quale sono stati costruiti, durante lo spettacolo).
Per quanto riguarda l'idea di Pirandello riguardo al rapporto tra l'uomo e la macchina (affrontato nel suo romanzo pubblicato nel 1916 col titolo "Si gira..." e poi nel 1925 col titolo "I quaderni di Serafino Gubbio operatore"), egli vedeva l'uomo schiavo di quest'ultima, alienato da se stesso, servo di ciò che avrebbero dovuto essere solo degli strumenti al suo servizio. Questo rapporto ha fatto perdere all'uomo la propria identità e la meccanizzazione ha tolto all'uomo la possibilità di dare un senso al fluire della vita, riducendolo ad una macchina. Finamore, a tale proposito, sempre nella stessa intervista, parla di come "L'uomo diventa assimilabile alla macchina, il soggetto dell'oggetto, fino ad un iperbolico senso di sostituzione. (…) Le macchine un tempo erano state concepite per aiutare l'uomo. L'uomo quindi ricorre alla tecnologia per estendere il suo potere sulle cose, ma rischia sempre più spesso di abbandonarsi e di perdere il controllo sul suo stesso corpo, che può arrivare beffardamente a tradirlo".
Le idee espresse da Pirandello e da Finamore, comunque, sono solo alcune delle molteplici opinioni riguardo al rapporto uomo-macchina che, fin dalla fine dell'Ottocento e dagli inizi del Novecento, hanno cominciato a svilupparsi, idee che poi si ricollegano anche ad altri temi (alcuni citati anche da Finamore nella sua intervista) come l'alienazione (trattata anche dall'espressionismo tedesco), i ruoli sociali, il consumismo, la mercificazione.
Insomma, questo silent book può rappresentare anche un'interessante punto di partenza e uno spunto per una complessa ed articolata riflessione su uno dei temi più interessanti che l'uomo si pone da tempo: il rapporto uomo-macchina, tema, ancora ai giorni nostri, sempre molto attuale e significativo.

L'opera è stata edita nel 2012 dalla Logos Edizioni; ha 74 pagine, la copertina rigida, misura 23,5 cm d'altezza e 23,6 cm di lunghezza e costa 17 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 19 dicembre 2016

Fox's garden di Camille Garoche

Oggi vi parlerò di un silent book dalle ambientazioni invernali, giusto in tema con questo periodo dell'anno. Tale libro è "Fox's garden" di Camille Garoche (che in un'edizione diversa, del 2014, si era firmata con lo pseudonimo di Princesse Camcam), di cui avevo già accennato in questo post in quanto è uno dei volumi editi dalla collana francese Metamorphose, a cui avevo dedicato degli speciali.


 
 Sopra: Le copertine delle due edizioni di quest'opera, la prima (quella più in alto) edita dalla Enchanted Lion Books nel 2014, e la seconda (più in basso) dalla Edition Soleil per la Collection Metamorphose nel 2015.

La storia, narrata solo ed esclusivamente per immagini (trattandosi come già detto di un silent book), è quella di una volpe che vaga, in una fredda notte invernale, in cerca di un luogo dove poter partorire. Dopo aver attraversato il bosco la creatura di addentra in un villaggio, ma i paesani, non appena la vedono, la cacciano lontano dalle loro abitazioni. Alla fine la volpe troverà riparo in una serra, vicino alla casa di un bambino che vede l'animale entrare nell'edificio. Il bambino decide di portarle del cibo e la volpe, insieme ai propri quattro cuccioli, per ringraziarlo del gesto e della gentilezza, trasporterà durante la notte nella camera del protagonista alcuni fiori presi dalla serra. Il mattino dopo, quando il bambino si sveglia, trova accanto al proprio letto dei meravigliosi fiori, mentre la volpe, in compagnia dei suoi cuccioli, se ne ritorna nella foresta innevata dopo aver lanciato un ultimo sguardo verso il villaggio.
Dopo le immagini che raccontano la storia vera e propria è inoltre presente (almeno nell'edizione della Collection Metamorphose, non so in quella precedente) una parte aggiuntiva intitolata "Dans mon atelier", in cui attraverso delle foto e delle immagini accompagnate da brevi descrizioni l'artista racconta al lettore come ha fatto a realizzare le immagini di quest'opera, mostrando i suoi strumenti e alcuni "trucchi".

Sopra: Nelle ultime pagine del silent book si vede la volpe (la cui pelliccia rossiccia spicca, assieme a quelle dei volpacchiotti, nel paesaggio quasi del tutto bianco) volgere un ultimo sguardo al villaggio in cui ha partorito i propri cuccioli e in cui ha conosciuto il protagonista, prima di ritornare nella foresta.

Le illustrazioni di questo libro sono molto particolari in quanto non si tratta di semplici disegni, ma di immagini disegnate sulla carta e poi ritagliate. Gli elementi presenti in ciascun ambiente, infatti, sono tutti disegni ritagliati e posizionati accuratamente per creare dei veri e propri effetti tridimensionali. Ogni scena, quindi, è in realtà una fotografia scattata ad un set, un palcoscenico, in cui tutto è stato allestito alla perfezione. Questa tecnica conferisce alle immagine una straordinaria profondità e l'osservatore potrà divertirsi ad esplorare le immagini apprezzandone i numerosi dettagli presenti in primo, secondo o terzo piano.

Sopra: In questa immagine (in cui il protagonista, svegliandosi, si accorge del dono che la volpe gli ha lasciato come ringraziamento) si può apprezzare la profondità data dai vari oggetti presenti nella stanza e poi dal paesaggio al di fuori di questa. Per apprezzare invece la ricchezza e la cura dei dettagli basta guardare l'arredamento e i giochi all'interno della camera del bambino, oppure i disegni appesi sopra il letto di quest'ultimo, i quali sono tutti disegni di animali (tra cui proprio una volpe).

Le figure realizzate dall'artista hanno un aspetto semplice, ma accurato, delicato, leggiadro e quasi fiabesco. Le immagini sono composte quasi interamente da elementi bianchi (complice anche il fatto che quello rappresentato è un paesaggio innevato), su cui spiccano i pochi che sono stati colorati: la volpe, i suoi piccoli e il bambino (i protagonisti del racconto in pratica). Tutto il resto è bianco e nero (il nero dei tratti della matita con cui l'artista ha disegnato e ombreggiato i vari elementi della scena), ma va bene così, in quanto troppi colori avrebbero rischiato di confondere l'osservatore e di far perdere profondità all'immagine tridimensionale.
L'unico altro tocco di colore è la presenza di fonti di luce all'interno delle immagini, luci date da vere e proprie lampadine che l'artista ha collocato all'interno delle case (di carta) degli abitanti del villaggio, creando davvero un bell'effetto che conferisce maggior realismo e credibilità alla scena, donandole inoltre un tocco di calore (oltre che di colore).


Sopra: Ho posto qui sopra la stessa immagine proveniente però dalle due edizioni di quest'opera: più in alto ho messo una foto che ho scattato all'edizione Metamorphose, mentre quella più in basso proviene da quella della Enchanted Lion Books, la quale è pervasa da una luce più bluastra. Differenze di pubblicazione a parte, vi invito a notare in questa immagine come le uniche figure colorate siano la volpe e il bambino, nonché la presenza della luce all'interno della casa di quest'ultimo che dona un altro tocco di colore alla scena; da apprezzare poi la quantità di particolari dell'ambientazione (osservate ad esempio la casa del bambino o gli alberi della foresta sullo sfondo).

La parte finale (l'extra) presente in questa edizione del 2015 è poi alquanto interessante in quanto permette al lettore di vedere come sono state realizzate (ad esempio con quali attrezzi e materiali) i vari elementi che compongono gli ambienti e come quest'ultimi sono stati allestiti, una sorta di "dietro le quinte" del libro.

Questo silent book si presenta come un'opera molto carina la cui natura silenziosa si adatta molto bene alle atmosfere innevate e incantate della storia. Una storia che non parla tanto di amicizia, quanto piuttosto di gentilezza e gratitudine, una storia fatta di piccoli gesti reciproci, tanto semplici quanto importanti. Il modo in cui è stata realizzata, inoltre, è molto interessante e originale, e conferisce alle immagini di questo libro un notevole senso di profondità e un'atmosfera magica e incantevole.

L'opera è stata pubblicata nel 2014 dalla Enchanted Lion Books e nel 2015 dalla Collection Metamorphose; quest'ultima edizione ha 36 pagine, la copertina rigida e misura 17,3 cm d'altezza e 29,3 cm di lunghezza, costa 12,99 euro (mentre l'altra ne costa più di 14).

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.