lunedì 14 settembre 2026

Il piccolo Lord di Frances Hodgson Burnett ed Erika De Pieri

"Il piccolo Lord" è un classico della letteratura per l'infanzia scritto da Frances Hodgson Burnett e illustrato, in questa edizione, da Erika De Pieri. Una storia che vede per protagonista un bambino nato in condizioni umili ma che scoprirà di essere il nipote di un conte.
 
Sopra: Sulla copertina compare un'illustrazione di Erika De Pieri che ci mostra il protagonista della storia, il piccolo Lord citato nel titolo.
 
Cedric Errol vive a New York con sua madre, ha sette anni e un cuore gentile: "Nonostante fosse cresciuto in una casetta piccola, pareva che non fosse vissuto al mondo bimbo più felice. per prima cosa aveva una buona salute e perciò non destava preoccupazioni; poi aveva un carattere talmente affabile e una maniera di comportarsi talemnte piacevole che era amato da chiunque; per finire era così bello da somigliare a un dipinto.Invece di nascere con la testolina pelata, era uscito fuori con tanti capelli setosi, fini e dorati, che si arricciano all'estremità e che, quando compì sei mesi, divennero lunghi bellissimi ricci. Sul faccino gentile rilucevano due enormi occhi neri salle folte ciglia. Aveva una struttura robusta e due gambette così pienotte e forti che a nove mesi iniziò inaspettatamente a camminare. le sue maniere erano talmente educate, che era una gioia stare insieme a lui. Pareva comprendesse che tutti gli erano amici, e se qualcuno si rivolgeva a lui mentre era nel passeggino per strada, guardava lo sconosciuto con l'amabile ed espressivo sguardo dei suoi occhi scuri, a cui seguiva un delizioso sorriso accattivante. Nella stradina appartata dive vivevano non vi era nessuno - incluso il droghiere all'angolo, ritenuti da tutti l'essere più scontroso del pianeta - che non fosse felice di guardarlo e di parlargli. Con il passare del tempo divenne sempre più bello e amabile. [...]
La sua dote più grande era la maniera allegra, genuina e affabile di legare immediatamente con le persone. Probabilmente derivava dalla sua natura vivace e da un cuore buono che simpatizzava con chiunque e che voleva far sentire tutti a proprio agio, come a lui stesso piaceva sentirsi. Ci metteva poco a capire le emozioni di chi gli stava vicino."
Suo padre, morto qualche anno prima, era il figlio minore del conte di Dorincourt, ricco e potente nobile britannico. Il matrimonio del padre di Cedric con la madre non era mai stato accettato dal vecchio conte, che aveva immediatamente interrotto i rapporti con la giovane famiglia e si era sempre rifiutato d'incontrare la nuora e il nipotino. Cedric però ignora tutto questo e vive la sua infanzia spensierata in un quartiere popolare di New York.  
Un giorno, una lettera inaspettata  dall’Inghilterra e l'incontro con l'avvocato di famiglia gli rivela di essere l’unico erede di un’antica casata nobiliare e di essere il futuro Lord Fauntleroy. Inizia così un viaggio oltre l’oceano, verso un nonno severo deciso a plasmarlo secondo le rigide regole dell’aristocrazia. Sarà invece Cedric, con la sua innocenza e bontà, a cambiare il cuore del vecchio conte, restituendo calore in una casa da tempo chiusa ai sentimenti.
 
Sopra: Un'illlustrazione a doppia pagina che ritrae il piccolo Lord, Cedric, nella bottega del droghiere, il signor Hobbs.
 
In questa edizione i testi sonoa ccompagnati dalle illustrazioni di Erika De Pieri, le quali sono realizzate con dei pastelli, per cui i contorni dei vari elementi presneti nei disegni sono spesso non troppo precisi, dando vita a illustrazioni dall'atmosfera calda, nostalgica e avvolgente. 
La maggior parte delle illustrazioni sono a doppia pagina, qualcuna a pagina intera, per cui vengono mostrati bene gli ambienti, oltre ai vari personaggi. I disegni infatti rappresentano scene narrate nei testi come: Cedric nella bottega del signor Hobbs, il momento in cui la carrozza sta per giungere al castello del nonno, il momento in cui entra nella sua nuova cameretta piena di giocattoli, il villaggio che sorge sulle terre di Lord Fauntleroy, la festa in cui Lord Fauntleroy fa conoscere il nipote al resto dei nobili della società inglese, ...
Nelle immagini a doppia pagina vengono ritratti ampi spazi, tanto che i personaggi sembrano essere quasi posti in secondo piano rispetto agli ambienti: Cedric nella drogheria appare piccolino rispetto alla vastità dell'ambiente; così come piccola appare la carrozza mentre porta Cedric verso la casa del nonno, che invece appare grande e maestosa anche da lontano, mentre tutto intorno si vedono le colline verdeggianti e gli alberi spazzati da un forte vento; quando Cedric entra nella sua nuova cameretta appare grande poco più di alcune dei giochi presenti nella stanza, relegato nella parte sinistra dell'immagine, mentre il resto è tutto occupato dalla stanza e dai giochi e dai mobili in essa contenuti; quando ci viene mostrato il villaggio di vediamo le persone viste da lontano, mentre a colpirci sono le case, la strada e la vegetazione che le circonda.
Sono pochi i disegni dove il protagonista appare al centro della scena, come quella a pagina intera dove si confronta col nonno. A proposito di Cedric e di suo nonno è evidente che l'artista, per l'aspetto del protagonista, si sia ispirata a quello dell'attore che interpretava questo personaggio nell'omonimo film per la televisione degli anni Ottanta. Cedric porta infatti questi capelli biondi tagliati a caschetto e con la frangia, la classica pettinatura alla He Man o alla Raffaella Carrà che purtroppo a me non piace per niente, soprattutto se portata da degli uomini. Almeno l'artista nel ritrarre il protagonista cerca di rendergli l'acconciatura un po' più carina, abbastanza calzante col viso dolce, tondo e dalle linee morbide che gli ha creato. L'aspetto del nonno invece è molto differente rispetto a quello del corrispettivo attore del film, e quello creato dalla De Pieri è evidentemente un nonno più giovane, senza baffi e con i capelli non ancora del tutto imbiancati dal tempo.
Oltre alle immagini a pagina intera o doppia ve ne sono anche di più piccole inserite in mezzo ai testi, le quali sono abbastanza sporadiche e rappresentano principalmente oggetti che vengono citati nel testo come: una sella, una stampella, una scrivania, un cavallo a dondolo, ... 
Quello che colpisce particolarmente delle illustrazioni della De pieri sono i colori, , che trovo molto "autunnali", nella maggior parte dei casi. Sono tinte principalmente dai toni caldi (marrone, giallo, arancione e rosso, con l'eccezione del verde usato per la vegetazione, che rimane comunque un verde chiaro, oppure di un verde salvia) vivaci e brillanti, a volte stese più intensamente e in altri punti in modo più delicato. Quest tinte trasmettono una sensazione di gioia e di luminosità, infatti cambiano quando ci troviamo davanti a scene più cupe che rappresentano la povertà. Qui i colori diventano più cupi e meno allegri: predominano soprattutto i marroni e il verde, che non è più un verde chiaro ma più scuro. Anche in questi casi però le immagini non diventano mai eccessivamente cupe o scure, conservando una certa luminosità.
 
  


 
   
Sopra: Alcune delle illustrazioni a doppia pagina o a pagina intera, più una con un disegni insieme ai testi (in basso a destra) che mostrano vari moemnti della storia, con disegni dai colori caldi e allegri mentre in alto potete vedere un poster e un'immagine del film che mostra il protagonista e il nonno. Da nitare come l'aspetto dell'attore del film sia stato preso di ispirazione dall'artista per il suo personaggio del piccolo Lord.
 
"Il piccolo Lord" di Frances Hodgson Burnett è un classico della letteratura per l'infanzia, assieme a "La piccola principessa" e a "Il giardino segreto", anche se forse meno famoso rispetto a questi altri titoli (soprattutto rispetto all'ultimo).
Nonostante la storia sia abbastanza semplice e lineare l'ho comunque trovata molto carina e leggera come lettura. 
La vicenda narra di un bambino di nome Cedric con un padre nobile, diseredato dal proprio padre che non ne ha mai accettato il matrimonio con una donna americana, che considera un'arrivista. Purtroppo il padre del protagonista muore quando egli è ancora piccolo, ma questo non gli impedirà di crescere sereno e gioioso, amato e ben voluto da tutti grazie al suo bell'aspetto e alle sue maniere educate. 
Quando l'avvocato di Lord Fauntleroy gli chiede infatti cosa desidererebbe fare se avesse molto denaro , Cedric esprime il desiderio di aiutare delle persone povere, ma non persone povere a caso, ma persone da lui conosciute personalmente e che si erano dimostrate gentili con lui. E' interessante poi notare come egli aiuti queste persone, non limitandosi a dar loro una somma di denaro che contribuirebbe solo a farli campare per qualche giorno in più, ma provvedendo con il denaro a fornire loro i mezzi per potersi sostentare anche in futuro, ad esempio migliorando le loro condizioni lavorative (al lustrascarpe dona un'insegna e delle spazzole nuove, alla vecchia fruttivendola dona un negozietto, a una donna con tanti figli e un marito muratore ma malato dona dei soldi che le serviranno per pagare le medicine al marito e comprargli dei vestiti nuovi così che possa trovare un nuovo lavoro ben retribuito).
La caratterizzazione del protagonista risulta ben imbastita e credibile: pur dimostrandosi in effetti un campione di bontà devo dire che i suoi atteggiamenti non mi sono mai sembrati forzati o falsi, anche perchè l'autrice spiega come essi derivino, oltre sicuramente a una caratteristica caratteriale, anche dall'ambienti in cui il bambino è cresciuto: un ambiente estremamente amorevole, non solo nei confronti del piccolo, ma in cui anche i genitori si volevano bene. Una cosa un po' bizzarra è infatti che il bambino chiama la madre "Tesoro", anziché "mamma", perchè ha sempre sentito il padre chiamarla così; un po' come Lilli nel film di "Lilli e il Vagabondo" della Disney che chiamava i propri padroni tesoro e Johnny Carro perchè loro si chiamavano in questo modo.
Il rapporto tra Cedric e la madre in effetti è molto bello e risulta importante perchè l'autrice fa capire ai lettori (e a Lord Fauntleroy) che la figura materna è molto importante per il protagonista, in quanto ha giocato un ruolo essenziale nella sua educazione e nel forgiarne il carattere. I due poi hanno sviluppato proprio un forte legame, anche se Cedric non manca mai di dimostrare anche una certa indipendenza, tanto che Cedric non smetterà mai di sentire la mancanza della vicinanza della madre quando si troverà a dover vivere da solo nel castello del nonno, nonostante possa andare a trovarla tutti i giorni, il che rende Lord Fauntleroy un po' geloso.
Per quanto riguarda il personaggio di proprio di Lord Fauntleroy anche lui è ben caratterizzato, e in effetti in tutto il libro è lui quello ad affrontare un cambiamento maggiore e un percorso di crescita e di miglioramento a sett'anni suonati. Anche in questo caso il cambiamento non avviene tutto assieme e l'autrice lo rende credibile fornendo spesso giustificazioni e spiegazioni dei suoi comportamenti o atteggiamenti nei confronti del nipotino: "È innegabile che prima dell'arrivo di Lord Fauntleroy il vecchio si sentisse sempre più irritato dalla solitudine, dalla gotta e dall'età avanzata. Dopo un'esistenza colma di avventure e piaceri, non era certo piacevole ritrovarsi solo, anche nella sala più sontuosa, con un piede appoggiato su uno sgabello e nessun altro svago se non il prendersela e inveire contro un servitore spaventato, che lo detestava. Il vecchio conte era un uomo troppo lucido per non rendersi conto che la servitù lo odiava e che perfino i pochi ospiti non si fermavano certo per affetto, sebbene alcuni trovassero interessante ascoltare le sue battute taglienti e ciniche, che non risparmiavano nessuno. [...]
Per fortuna del bambino, quando il conte lo vide provò una soddisfazione profonda nel proprio orgoglio. Se Cedric fosse stato meno attraente, il vecchio avrebbe potuto sviluppare verso di lui un'antipatia tale da impedirgli di riconoscerne le qualità. Decise invece che l'aspetto di Cedric e il suo carattere coraggioso erano il risultato diretto del sangue dei Dorincourt e davano lustro al nome di famiglia. Appena sentì il bambino parlare e si rense conto che era educato, pur non avendo la minima idea di cosa comportasse il suo nuovo ruolo, ne fu ancora più colpito, al punto da esserne affascinato. Aveva trovato divertente affidare a quelle manine infantili il potere di aiutare il povero Higgins. [...] Gli era anche piaciuto accompagnare Cedric in chiesa col la carrozza e osservare la curiosità e l'attenzione che il loro arrivo aveva suscitato. Sapeva bene che si sarebbe parlato della bellezza del bambino, della sua grazia, della sua figura minuta ma decisa, della postura fiera del volto luminoso e dei capelli dorati. Avrebbero detto (il lord lo aveva sentito chiaramente con le sue orecchie da una donna) che il ragazzo era "un lord da cima a fondo". Il padrone di Dorincourt era un vecchio orgoglioso, attaccato al suo nome e al suo rango, quindi fiero di mostrare a tutti che la casata Dorincourt aveva finalmente un erede all'altezza del ruolo che un giorno avrebbe ricoperto."
E' bello vedere come questi sentimenti di orgoglio pian piano si trasformino in un'ammirazione e un affetto sincero per il piccolo, arrivando anche a superare la sua avversione e i pregiudizi nei confronti della madre di Cedric, arrivando a riconoscere che, oltre ad essere molto bella d'aspetto, ha anche un animo nobile e gentile.
Tutto procede a gonfie vele, con Cedric che continua scrivere ai suoi amici che ha lasciato in Ameria (il droghiere Hobbs e il lustrascarpe Dick), ma ad un certo punto arriva una notizia allarmante a riscuotere un po' la trama: una donna si è presentata all'avvocato dei Dorincourt dicendo di essere la ex moglie del figlio maggiore di lord Fauntleroy e di avere avuto un figlio con lui, che quindi dovrebbe diventare il successivo erede del titolo e di tutte le fortune di lord Fauntleroy. Il vecchio non prende per nulla bene la cosa e inizialmente si rifiuta di accettarla, facendo partire un'indagine. Nel frattempo corrono in aiuto del protagonista proprio il signor Hobbs e Dick. E' molto carino come l'autrice non si sia dimenticata di questi personaggi, che ci aveva presentato all'inizio del libro, ma li abbia portati avanti integrandoli bene nella storia, e grazie ai quali ci sarà una svolta nella trama.
La storia è piuttosto semplice e lineare, ma nella sua semplicità secondo me riesce a risultare estremamente piacevole oltre che una lettura leggera, sicuramente meno impegnativa (anche a livello emotivo) rispetto a "Il giardino segreto" o a "La piccola principessa".
La sua forza sta soprattutto nei personaggi, tutti ben caratterizzati e piacevoli da leggere: Cedric è un bambino dal buon carattere e che risulta sempre simpatico nella sua ingenuità e nel suo buon cuore, caratteristiche grazie alle quali sembra riuscire a tirare fuori il meglio dalle persone (caratteristica che lo accomuna a "Pollyannadi Eleanor H. Porter, anche nel modo in cui lei si approcciava alla zia, che vedeva come la persona migliore del mondo); la madre di Cedric è una madre affettuosa e una donna assennata e giusta; il nonno di Cedric è il personaggio che compie l'evoluzione maggiore, diventando meno burbero e capendo che a volte aiutare gli altri può farci sentire bene e soddisfatti; il signor Hobbs è un droghiere burbero che però si dimostra avere un cuore tenero... Gli unici personaggi poco approfonditi sono in effetti l'antagonista e il figlio, cioè l'ex moglie del primo genito di lord Fauntleroy, che si dimostra essere semplicemente una donna bella ma avida e arrivista.
L'ho trovato un romanzo che si legge con leggerezza e con il sorriso sulle labbra, una di quelle storie che fanno bene al cuore, oltre a far comunque riflettere su come i soldi non sempre fanno la felicità, non almeno quanto i rapporti interpersonali e l'aiutare gli altri (c'è da dire però che le persone che qui vengono aiutate si mostrano sempre riconoscenti e pronte a ricambiare il favore, mentre purtroppo non sempre è così). Una lettura adatta ad essere letta in autonomia a partire dagli 8 anni anni, mentre può essere proposta dai 6/7 come lettura ad alta voce.
 
Il volume è stato edito originariamente nel col titolo "Little Lord Fauntleroy", ed è stato pubblicato in questa edizione nel 2025 dalla BURNO Edizioni, è dotata di una copertina rigida, ha 184 pagine, misura 30,5 cm d'altezza e 21,5 cm di lunghezza e costa 22,90 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

venerdì 11 settembre 2026

SPECIALE: libri non illustrati (SAGA DEL SEPOLCRO SIGILLATO di Tamsyn Muir)

In questo post speciale poichè dedicato ai libri non illustrati (mentre il mio blog sarebbe dedicato principalmente ai libri illustrati) vi parlerò dei tre romanzi che fanno parte della saga del SEPOLCRO SIGILLATO di Tamsyn Muir: "Gideon la Nona", "Harrow la Nona" e "Nona la Nona".
 
 
"GIDEON LA NONA" di Tamsyn Muir, con 616 pagine, edito nel 2020 dalla Mondadori Editore (costo 22,00 euro. Titolo originale: "GIDEON the NINTH", 2019).  
Gideon la Nona di Tamsyn Muir ci svela una galassia di duelli a fil di spada, spietati giochi di potere e necromanti lesbiche. I suoi personaggi saltano fuori dalla pagina, magistralmente animati come arcani redivivi. Allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un'infinità di scheletri, Gideon è pronta ad abbandonare una vita di schiavitù - nell'aldiquà - e una da cadavere rianimato - nell'aldilà. Prenderà la sua spada, le sue scarpe e le sue riviste zozze e si preparerà a un'audace fuga. Ma la nemesi della sua infanzia non la lascerà di certo andare senza chiederle qualcosa in cambio. Harrowhark Nonagesimus, Reverenda Figlia della Nona Casa e prodigio della magia ossea, è stata convocata. L'Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all'ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. 
"Tutti i rosari smisero di scroccchiettare. le mani dei genitori di harrow si bloccarono all'unisono, in maniera innaturale. Gideon allungò le braccia sullo schienale della panca e incrociò le caviglie, augurandosi che la testa smettesse di ronzarle.
<<la nobile Nona Casa vi raduna qui, oggi>> disse Harrowhark, <<perchè ci è stato elargito un dono di sconfinata importanza. Il nostro sacro Imperatore - il Necrore Supremo, Sovrano delle Nove Rigenerazioni, il nostro Resurrettore - ci recapita una convocazione.>>
Le chiappe si rimescolarono sulle sedie. Gli scheletri rimasero perfettamente immobili e vigili, ma un'ondata di eccitazione lagnsa investì la congregazione assortita della Nona. Si udirono flebili esclamazioni di gioia. Ci furono esternazioni di lode e gratitudine. Anche se su quella lettera ci fosse stato disegnato un culo, si sarebbero comunque messi in tripla fila per baciare il margine del foglio.
<<Condividerò con voi la missiva>> disse Harrowhark, <<perchè nessuno ama la propria gente, i propri sacri fratelli e le proprie sacre sorelle quanto la Nona Casa ama il suo popolo - i soi devoti e i suoi sacerdoti, i suoi figli e i suoi fedeli.>> (A Gideon sembrò che Harrow stesse calcando un  po' troppo la mano.) [...]
<<Con il magnanimo benestare di mia madre>> fece Harrow, e cominciò a leggere: >> ALL'INDIRIZZO DELLA NONA CASA, DELLA SUA REVERENDA SIGNORA PELLEAMENA HIGHT NOVENARIUS E DEL SUO REVERENDO SIGNORE PRIAM HIGHT NONIUDVIANUS:
<<Salutiamo la Nona Casa, benedicendone i sepolcri, i suoi pacifici sepolcri e la molteplicità dei suoi misteri.
<<Nella Sua Celestiale Magnanimità, il Primo Risorto prega la vostra casa di rendere onore all'amore dovuto al Creatore, come stabilito dal contratto di mutuo supporto stipulato nel giorno della Resurrezione, e richiede umilmente i primi frutti della vostra discendenza... (<<Qui c'è scritto il mio nome>> disse Harrowhark, con falsa modestia, e poi con minore entusiasmo, <<e quello di Ortus.>>)
<<Perchè bisognosi sono ora i Consiglieri Imperiali, benedetti e cari al Re Imperituro sopra ogni cosa, fedeli ed eterni! L'Imperatore chiama a raccolta i candidati alla cariva di littore, gli eredi degli otto indefessi che hanno prestato servizio negli ultimi diecimila anni: numerosi fra loro ormai giacciono in attesa che i fiumi si gonfino nel giorno in cui si risveglieranno al cospetto del loro Re, e i solitari Guardiano restanti domandano che il loro numero venga rimpinguato e che il loro Signore fra i Signori trovi otto nuovi vassalli.
<<A tale scopo preghiamo la prima della vostra Casa e i suo paladino di inginocchiarsi gloriosamente e di sottoporsi alla più alta fra le prove, quella che li renderà ossa e articolazioni dell'Imperatore, i suoi pugni e i suoi gesti...
<<Otto, nell nostre speranze, mediteranno e ascenderanno alla gloria dell'Imperatore nel tempio della Prima Casa, otto nuovi Littori uniti ai loro paladini; e se il Necrore Sommo li benedirà senza avvalersene, avranno facoltà di tornare alle loro dimore con tutti gli onori, con tamburi e squilli di tromba.
<<Ai Suoi occhi, nessun doveroso dono sarà mai altrettanto perfetto e gradito>>.
Harrowhark abbassò il foglio e un lungo silenzio la avvolse; un silenzio vero, senza neanche l'ombra di una nocca da preghiera che ticchettava o la mandibola di uno scheletro che cascava. La Nona sembrava completamente spiazzata.
Se Harrowhark avrà successo, diventerà un'onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; ma nessun necromante può ambire all'ascensione senza un paladino. Peccato che il Paladino in carica decida di fuggire assieme alla madre per paura di sottoporsi alla prova e di partire insieme ad Harrow, così l'unica speranza che rimane alla Nona Casa è Gideon. Senza la spada di Gideon, Harrow fallirà e la Nona Casa morirà. Chiaro, ci sono sempre cose che è meglio se restano defunte, ma Harrow non è disposta ad arrendersi per nulla al mondo e riuscirà a convincere Gideon a partire assieme a lei come nuova paladina della Nona Casa.
Ho trovato questo primo volume della saga del Sepolcro Sigillato un'ottima partenza in quanto originale e molto interessante, sia nella trama che nei suoi personaggi. Gideon Nav, la protagonista, è un'orfana la cui madre giunse nella Nona Casa su una navicella, morendo durante l'atterraggio. Gideon è quindi stata cresciuta all'interno della Nona casa come serva debitrice, inizialmente assieme ad altri bambini e ragazzi tra gli 0 e i 17 anni. Dopo pochi anni tuttavia ella è rimasta l'unica sopravvissuta di un'epidemia che distrusse il reparto natale della Nona Casa e fin da bambina ha tentato di scappare da quel luogo, in quanto il suo carattere focoso, ribelle, combattivo e irrispettoso (talvolta anche rozzo) l'hanno portata ad attirarsi parecchie antipatie. L'unica persona che le è un po' affezionata è Aiglamen, capitano delle guarde della Nona Casa, la quale ha insegnato a Gideon ha combattere con lo spadone.
L'unica altra ragazza giovane all'interno della Nona Casa è proprio Harrowhark Nonagesimus, l'erede della Nona Casa nonchè acerrima nemica di Gideon, con un carattere praticamente opposto: fredda, controllata, composta, ponderante, furba, amante del controllo. Le due ragazze non si sono mai sopportate e fin da piccole hanno sempre combattuto tra loro, mettendosi reciprocamente nei guai, mentre Gideon tentava di fuggire e Harrow glielo impediva. Ed è proprio la prospettiva della libertà e di una nuova vita lontano dalla Nona Casa che Harrow offre a Gideon se diventerà la sua Paladina, partendo con lei verso la Prima Casa e affrontando le altre sei Case (la Prima, essendo composta solo da sacerdoti, non fornisce nessun Necromante nè Paladino), in una sfida mortale per diventare Littori.
L'idea di un tot di persone (di solito due per ogni territorio) riunite assieme per sfidarsi e ottenere un premio importante non è originale, ma quello che invece lo è la modalità con cui i partecipanti dovranno diventare Littori. A questi ultimi infatti non verranno fornite indicazioni, ma viene lasciata loro la massima libertà su cosa e come fare per svelare i segreti che la Prima Casa (la casa di Canaan) cela, non verrà loro neppure chiesto di sfidarsi apertamente, anche se certi scontri ci saranno. Lo stesso metodo su come di ventare Littori è un mistero che i partecipanti dovranno risolvere, e tutto sembra legato a delle prove da superare e delle chiavi da trovare, chiavi che aprono porte rimaste sigillate per secoli, se non millenni.
Durante la permanenza nella Prima Casa, assieme agli altri necromanti e paladini, il rapporto tra Harrow e Gideon evolverà in modo molto bello, in cui le due impareranno a comprendersi e a perdonarsi a vicenda, senza però mai arrivare ad una storia d'amore. Interessanti anche i rapporti che le due amiche/nemiche interesseranno con i membri delle altre case, con cui stringeranno temporanee o durature alleanze o con cui nascerà una certa antipatia. Essendo i personaggi piuttosto numerosi (essendo che vengono presentati praticamente tutti assieme) devo dire che a volte era un po' difficile raccapezzarsi tra tutti i vari nomi, per fortuna che all'inizio del volume ci sono della pagine con i nomi di tutte le varie Case e i nomi dei rispettivi necromanti e paladini.
Un romanzo con una trama e un'ambientazione innovativa, che vede in azione i necromanti, persone (una sorta di maghi/alchimisti) capaci di utilizzare il potere della morte e dei defunti in vari modi e in vari scopi (ogni casa infatti sembrerebbe essere specializzata in un'abilità particolare), mentre vengono messi alla prova in un contesto spaziale e fantascientifico (il worldbuilding è interessante, complesso e affascinante, ma non sempre risulta molto chiaro) in cui dovranno risolvere enigmi e sfide, senza sapere di chi potersi fidare veramente. 
Nel romanzo è presente infatti anche una forte componente mistery e thriller che rende la trama molto coinvolgente, grazie a dei segreti e a una rivelazione finale assolutamente imprevedibili da indovinare in anticipo. Il tutto con una scrittura molto scorrevole, imbevuta di ironia e sarcasmo (che bilanciano bene la tensione e l'atmosfera tetra), oltre a qualche volgarità (che si concentrano però più che altro all'inizio, quando Gideon si trova nella Nona casa e che poi diventano meno frequenti rispetto a quanto temessi), dato che, pur essendo le vicende scritte in terza persona, esse sono filtrate dal punto di vista di Gideon.
 
 Sopra: Sulla copertina vediamo comparire la protagonista, Gideon, con i suoi capelli corti rossi, il volto dipinto come un teschio (come vogliono le leggi della Nona Casa) e gli occhiali da sole. L'edizione italiana in rigida ha gli edges di colore arancione.
 
"HARROW LA NONA" di Tamsyn Muir, con 540 pagine, edito a luglio del 2021 dalla Mondadori Editore (costo 22,00 euro. Titolo originale: "HARROW the NINTH", 2020).  
Harrowhark Nonagesimus, l'ultima necromante della Nona Casa, è stata ingaggiata dall'Imperatore per combattere una guerra che non si può vincere. Fianco a fianco con la rivale che più detesta, Harrow deve perfezionare le sue arti e diventare un angelo della non-morte. Ma si sente sempre peggio, la sua spada le dà la nausea e persino la mente minaccia di tradirla. Chiusa nell'atmosfera gotica del Mithraeum dell'Imperatore con tre insegnanti poco amichevoli, inseguita dai fantasmi pazzi di un pianeta assassinato, Harrow deve affrontare due scomodi interrogativi: c'è qualcuno che sta provando a ucciderla? E, qualora ci riuscisse, l'universo sarebbe un posto migliore senza di lei?
Il romanzo inizia dopo i fatti accaduti nel primo volume, ma non sappiamo quanto successivamente, con harrow che è ormai diventata una Littrice, assieme a Ianthe, la cecromante della Settimana casa.
La situazione è volutamente molto confusa e lo sarà per il 70% del libro. Personalmente è una cosa che non ho particolarmente apprezzato, anche se qualcuno potrebbe trovarlo intrigante e un incentivo a continuare la lettura. Io invece francamente non ho per niente apprezzato la cosa è andare avanti nel libro è stato più un dovere che un piacere, dettato dal desiderio di capire cosa stava succedendo, ma è stato soprattutto frustrante. In questo romanzo è successo ciò che avevo sentito dire già del primo: che è di difficile comprensione, che non si capisce nulla, che la storia e il linguaggio sono molto complessi... Nel primo però non ho riscontrato tutta questa difficoltà, qui in vece decisamente sì.
Ci troviamo nel Mithraeum, una stazione spaziale, nonché casa di Dio/Imperatore e dei Littori ancora in vita. Qui infatti conosceremo finalmente Dio e alcuni dei suoi Littori (quelli sopravvisuti finora), i quali non vedono molto di buon occhio Harrow, la quale scopriamo essere molto debole fisicamente, come se il suo corpo avesse qualcosa che non va, dovuto al fatto che non è una Littrice completa. E già qua ci viene da chiederci perchè, visto che nel precedente romanzo lei sembrava essersi fusa bene con Gideon. 
Ci troviamo quindi in questa stazione spaziale, dove Dio e i suoi Littori devono prepararsi ad uccidere le Bestie Resurrezionali, i loro Araldi e, al contempo, fronteggiare un gruppo di ribelli chiamati Sangue dell'Eden. Chi/cosa sono e perché succede tutto questo è qualcosa da scoprire leggendo il romanzo, ma il tutto ha radici molto antiche. 
Tale contesto il lettore deve dedurlo dai vari dialoghi tra Harrow e i Dio o gli altri Littori, poichè non è spiegato in maniera chiara. Inoltre a incasinare maggiormente la storia sembrano essere narrate due linee temporali differenti: quella attuale che vede Harrow Littrice e quella  dove ci vengono raccontati i fatti avvenuti mesi prima nella Casa di Canaan (che non conosciamo avendo letto il primo volume). Tuttavia ci rendiamo subito conto che ci sono molte incongruenze negli avvenimenti di cosa dovrebbe essere accaduto nella Casa di Caanan, già a partire dalla convocazione di Harrow e del suo Paladino.
Io perlomeno mi sono ritrovata completamente disorientata sorpattutto dal fatto che nei fatti narrati non c'è la minima traccia di Gideon, la quale sembra essere stata completamente e volutamente omessa dalla narrazione, proprio come se qualcuno avesse voluto cancellarla: infatti in questa linea temporale Harrown non parte assieme a Gideon come Paladina, ma assieme a Ortus, il Paladino ufficiale, colui che in effetti avrebbe dovuto ufficialmente accompagnare Harrow nell'impresa.
D'altronde anche Harrow come Littrice non se la passa molto bene, e capiamo che è parecchio confusa, oltre che finiscamente molto debole, specialmente all'inizio. Tra le cose strane, che disorientano ancora di più il lettore, capiamo (più o meno) che ad esempio lei è costantemente accompagnata da un'entità che a quanto pare vede solo lei, e che potrebbe essere frutto della sua mente, e che viene chiamato "il Corpo". 
Durante la lettura di questo romanzo, scopriremo come sono nate le nove Case, che cos'è la Resurrezione, che fine ha fatto l'umanità e, soprattutto, scopriremo molto sui Littori e sul processo littoriale, su Dio stesso, su chi potrebbe essere la persona rinchiusa nel Sepolcro Sigillato, su chi era la madre di Gideon e come ha fatto ad arrivare alla Nona Casa, chi era suo padre, ecc...  
Una lettura sicuramente molto complessa e incasinata, perchè l'autrice ha voluto renderla tale e magari qualcuni potranno anche apprezzare questo tipo di scrittura, io l'ho trovata pesante per tre quarti del libro, fin quando almeno non inizano a ricomparire alcune vecchie conoscenze e le cose iniziano a venire un po' spiegate.  Devo dire che ho fatto molta fatica a inquadrare i vari personaggi presentati nel volume, poichè almeno nel primo volume venivano elencati divisi per case, mentre qui il lettore se li ritrova buttati addosso, e a volte vengono chiamati con nomi e titoli onorifici diversi, e alcuni non sono chi pensiamo chi siano (per tanti motivi) ... un gran casino insomma.
Un romanzo in cui serve tanta pazienza e in cui bisogna prestare una certa attenzione, forse bisognerebbe leggerlo prendendo appunti. Sono contenta che verso la fine qualcosa sia stato spiegato, e spero di aver capito correttamente ciò che ho letto perchè purtroppo, arrivata ad un certo punto, mi ero parecchia stancata della lettura e sono arrivata a concluderla con uno stato d'animo un po' scazzato. Ma so che ci sono tanti lettori che hanno ampiamente apprezzato la lettura (e la storia) creando anche delle wiki che potrebbero aiutare i lettori meno esperti a capire meglio la situazione (in barba agli spoiler).
 
 Sopra: Sulla copertina del secondo volume vediamo comparire Harrow, corcondata dai suoi amati scheletri. L'edizione iraliana in rigida ha edges di colore azzurro.
 
"NONA LA NONA" di Tamsyn Muir, con 460 pagine, edito a luglio del 2023 dalla Mondadori Editore (costo 22,00 euro. Titolo originale: "ALECTO the NINTH", 2022).  
Da molti punti di vista, Nona sembra una ragazza come tante altre: vive con la sua famiglia, ha un impiego alla scuola locale, le piace passeggiare sulla spiaggia e incontrare cani sconosciuti. Ma Nona non è una ragazza come tante altre: sei mesi fa si è risvegliata nel corpo di un'estranea, e ora teme di doverlo restituire. La città sta crollando. All'orizzonte è sospesa una mostruosa sfera blu, pronta a smembrare il pianeta. Le forze del Sangue dell'Eden hanno circondato l'ultima caserma della Coorte e attendono solo che l'Imperatore Imperituro faccia un cenno. I loro leader vogliono fare di Nona l'arma che li salverà dalle Nove Case. Nona preferirebbe vivere un'esistenza normale accanto a coloro che ama, con Pyrrha, Camilla e Palamedes, ma sa che nulla dura per sempre. E tutte le notti sogna una ragazza con un teschio dipinto sulla faccia… 
 
[Qui comparirà la recensione del terzo volume della saga del Sepolcro Sigillato, ma siccome il secondo volume non mi è piaciuto per ora ho sospeso la saga, vedremo quando mi verrà voglia di completarla] 
 
 Sopra: La copertina del terzo volume della saga del Sepolcro Sigillato, dove compare Nona, decisamente meno dark delle precendenti, nonostante si vedano degli scheletri sullo sfondo.
 
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mercoledì 9 settembre 2026

I GRANDI ROMANZI D'AVVENTURA: Dracula di Bram Stoker (Hachette)

Oggi volevo parlarvi di un'edizione di "Dracula" di Bram Stoker un po' particolare, la quale faceva parte di una collana che usciva in edicola chiamata "I GRANDI ROMANZI D'AVVENTURA" per la Hachette.
Tale edizione, contenente le illustrazioni di Esteban Gomes Sàez, già a prima vista appare subito molto più corta del normale, ho infatti scoperto che si tratta di una rivisitazione la cui traduzione si basa una edizione francese del 1921 di "Dracula" non integrale dal titolo "Dracula: l'homme de la nuit".

 
  
 Sopra: A sinistra l'edizione italiana blu, mentre a destra quella originale spagnola, con la copertina rossa.
 
Come detto nella parte introduttiva quella che mi accingo a recensire non è l'opera di "Dracula" che tutti conosciamo ma, una traduzione del 1922 basata su un'edizione francese del 1921 che però era stata rimaneggiata. Voglio quindi fare un confronto tra l'edizione integrale e questa, evidentemente più corta, segnandomi di man mano le principali differenze riscontrate.
Riporterò intanto il famoso incipit.
Edizione Ippocampo di "Dracula" (integrale):  "3 maggio, Bistrita. 
Lasciata Monaco la sera del primo maggio alle 8:35, giunto a Vienna il mattino seguente, sul presto; sarei dovuto arrivare alle 6:46, ma il treno aveva un'ora di ritardo. Buda-Pesth mi sembra luogo meraviglioso, a giudicare da quanto ho intravisto dal treno e dai pochi passi che ho fatto per le strade. Ho avuto paura ad allontanarmi troppo dalla stazione, poiché eravamo arrivati in ritardo e saremmo ripartiti il più possibile in orario. Ho avuto l'impressione che stessimo lasciando l'Occidente per entrare nell'Oriente; il più occidentale tra i magnifici ponti del Danubio, che qui è di nobile ampiezza e profondità, ci ha condotto tra le tradizioni del dominio turco.
Siamo partiti pressoché in orario e siamo giunti a Klausenburg dopo l'imbrunire. Ho passato la notte lì, l'Hotel Royale. Per pranzo, o meglio per cena, ho mangiato un pollo, cotto non so come con del peperoncino rosso, era delizioso ma mi ha messo sete (Memo: farsi dare la ricetta per Mina). Il cameriere cui ho chiesto lumi mi ha detto che si chiama paprika hendl e che, essendo un piatto nazionale, l'avrei trovato dappertutto nei Carpazi. La mia infarinatura di tedesco si è rivelata molto utile da queste parti, anzi non so come me la sarei cavata senza.
Quand'ero a Londra, avendo un po' di tempo a disposizione, sono stato al British Museum e ho fatti qualche ricerca tra i libri e le carte della Transilvania; mi era sembrato che una certa qual preparazione non fosse priva di importanza nei rapporti con un nobile di quei luoghi. 
Ho scoperto che la regione di cui mi ha parlato si trova nell'estremo est del paese,giusto al confine di tre Stati, Transilvania, Moldavia e Bucovina, nel cuore dei Carpazi; una delle zone più selvagge e meno conosciute d'Europa."
Edizione Hachette di "Dracula": "3 maggio- Bitriz.
Lasciato Monaco alle 8.55 di sera, il 1 maggio . Giunto a Vienna l'indomani, di buon mattino. Il treno aveva un'ora di ritardo, Budapest mi parve molto curiosa da quel che potei vedere stando in treno. Fatta una passeggiata breve attraverso la città. Ebbi l'impressione nitidissima di lasciare l'Occidente per entrare nell'Oriente. Il magnifico ponte gettato sul Danubio ricorda la dominazione turca.
Giunto a Klausenberg sul far della notte. Cenato all'Albergo Reale con un pollo alla paprica, specie di pepe rosso, (pro memoria: ho chiesto la ricetta di questo piatto, per Mina). Il mio cattivo tedesco m'è stato utilissimo qui, non so come me la caverei altrimenti.
Prima di lasciare Londra, e poiché sono chiamato da un nobile di questo paese, ho consultato al British Museum alcuni libri e carte sulla Transilvania. 
Il distretto che il conte Dracula abita confina con tre stati: la Transilvania, la Moldavia e la Bucovia, in mezzo ai Carpazi, in uno degli angoli più selvaggi e meno conosciuti d'Europa."
 
Gia nell'incipit si può notare come la scrittura della riduzione appaia molto più sintetica e quasi telegrafica, andando ad omettere già alcune parti più tecniche come la descrizione del ponte, oltre ad alcuni dettagli riguardanti ad esempio il soggiorno del protagonista a Monaco o le peculiarità culinarie del cibo che ha mangiato.
Ecco poi altre differenze principali riscontrate tra i due romanzi: 
 
CAPITOLO I 
  • Alcune informazioni e considerazioni sulle quattro nazionalità della Transilvania sono state riassunte, soprattutto quelle di tipo storico riguardanti i Siculi, che dicono di discendere dagli Unni. 
  • Viene riassunta anche la descrizione del pasto fatto da Harker a colazione.
  • Omesse le informazioni storiche sulla città di Bistritz.
  • 5 maggio: omessa la descrizione di cosa Harker ha mangiato a colazione .
  • Ridotta di molto la descrizione della strada e del tragitto che Harker ha preso assieme ad altri passeggeri per essere condotto a dove lo aspetta quella del Conte. Anche la scena dove la carrozza del Conte arriva e Harker viene fatto salire è stata accorciata, eliminando ad esempio la frase "Perchè i morti viaggiano veloci" pronunciata da uno dei passeggeri.
  • Ridotta la descrizione del viaggio di Harker nella carrozza del Conte, tra cui il momento in cui il cocchiere fa fermare i cavalli e smonta per ammansirli per poi ripartire o di come sia sceso una seconda volta dopo aver visto il tremolio di una fiamma blu. Omesso il momento in cui Harker grida al cocchiere di tornare, vedendola carrozza circondata da lupi.

CAPITOLO II

  • 5 maggio: il capitolo è piuttosto fedele all'originale, sebbene non manchino alcune frasi descrittive, in compenso i dialoghi sono stati tutti riportati piuttosto fedelmente. Siccome questo capitolo contiene la descrizione del Conte vorrei riportarla così da confrontarla con l'altra. 
Edizione Hachette di "Dracula": "Esaminai con attenzione la sua fisionomia.
Aveva un naso aquilino, le narici assai dilatate, una grande fronte e una bella capigliatura che però si diradava sulle tempia. Aveva sopracciglia folte che si univano, una bocca crudele e denti aguzzi che denotava una straordinaria vitalità in un uomo della sua età. Il mento era marcato, le guance lisce. Ciò che maggiormente colpiva er il suo strano pallore.
le mani pelose erano volgari, le dite allargate s'adornavano d'unghie lunghe e taglienti. "
 
Edizione Ippocampo di "Dracula": "Avevo adesso l'opportunità di osservarlo bene, trovando la sua fisionomia davvero ragguardevole."
Ha un viso molto, davvero molto grifagno, con un naso sottile dal dorso sporgente e le narici particolarmente dilatate, la fronte alta e tondeggiante e una capigliatura folta anche se un po' rada sulle tempie. le sopracciglia sono parecchio folto e per poco non si incontrano sopra il naso, la loro cespugliosa peluria sembra arricciarsi proprio a causa dell'abbondanza.
La bocca, per quanto sono riuscito a cogliere sotto i grandi baffi, ha un'aria alquanto crudele e inflessibile, con denti bianchi e insolitamente aguzzi. Sporgono sulle labbra, il cui rosso intenso denota una vitalità stupefacente per un uomo della sua età. Quanto al resto, le orecchie sono pallide ed estremamente appuntire in alto. Il mento è largo e deciso, e le guance sode benché magre. L'effetto complessivo è di un pallore straordinario.
In un primo momento, delle mani che teneva appoggiate sulle ginocchia avevo scorto soltanto il dorso illuminato dal fuoco del camino, e mi erano sembrate piuttosto fini e pallide. Ma quando le ho viste da vicino mi è stato impossibile non notare che sono invece grosse e rugose, e con dita tozze. Strano a dirsi, il centro dei palmi è peloso. le unghie sono lunghe e sottili, e tagliate a punta.

CAPITOLO III

  • 8 maggio: viene molto tagliato il racconto che il Conte fa a Harker della storia della Transilvania, che il Conte narra con grande fervore, come se l'avesse vissuta di persone.
  • 16 maggio: abbreviato l'incontro tra Harker e le tre vampire, di cui non viene riportata nessuna linea di dialogo.
  • 28 maggio: eliminati gli appunti presi da Harker sugli zingari che lavorano per il Conte. Nella riduzione compare anche la data del 29 maggio (mentre nella versione integrale si passa dal 28 al 31), in cui si narra del confronto tra Harker e il Conte che ha ricevuto le lettere dagli zingari.

CAPITOLO IV

  • 25 giugno: alcune parti sull'esplorazione di Harker del castello, prima di trovare il Conte nella cassa di terra, sono state eliminate o riassunte. 

CAPITOLO V

  • Le lettere che si scambiano Mina e Lucy sono più brevi di quelle originali, in particolare la lunga lettera in cui Lucy descrive a Mina come tre pretendenti abbiano chiesto la sua mano.
  • È stata eliminata la pagina di diario del Dottor Seward che parla di Renfield, nonché anche anche la lettera di Morris a Arthur Holmwood.

CAPITOLO VI

  • 24 luglio: L'incontro tra Mina, Lucy e il vecchio marinaio è descritto molto brevemente.
  • Nella riduzione mancano tutte le parti comprese tra il 25 luglio e il 26 luglio: quando Lucy e Mina visitano il cimitero dove incontrano e discutono con signor Swales di come molte tombe di marinai siano in realtà vuote. Mancano i pezzi di diario del Dott. Seward su Renfild (del 5 e del 18 giugno, del 1, dell'8, del 19 e del 20 luglio).
  • La narrazione riprende il 26 luglio col diario di Mina che esprime la sua preoccupazione per il fidanzato. 

CAPITOLO VII 

  • L'articolo del "The Dailygraph" dell'8 agosto è stato in parte riassunto (così come il diario di bordo della Demetra), e risulta ben più breve dell'originale, sebbene narri sempre dell'insolita tempesta che si è scatenata e dell'arenarsi della goletta che trasportava il Conte sulle coste dell'Inghilterra. Voglio però riportare la descrizione del cadavere del timoniere della nave:
Edizione Hachette di "Dracula": "Quando giunsi, c'era già folla sulla spiaggia e degli agenti interdicevano l'adito al ponte. Esibii la mia tessera di giornalista e in qualità di corrispondente potei unirmi al gruppetto esplorante il battello. 
Il pilota aveva le mani attaccate al timone; le corde erano state legate così energicamente che i flussi e i reflussi del battello avevano tagliato le carni. la mano destra del cadavere si chiudeva sopra un piccolo crocifisso. Il dottore, master Caffyn, crede che la morte risalga a due giorni. "
 
Edizione Ippocampo di "Dracula": "Quando sono arrivato, però, sul molo si erano già radunate parecchie persone, a cui guardacoste e polizia negavano l'accesso a bordo. Grazie alla cortesia della capitaneria di porto, ho ottenuto il permesso, in qualità di corrispondente, di salire sul ponte e di far parte del ristretto gruppo che ha visto il marinaio morto ancora legato al timone.
Non c'è da stupirsi che il guardacoste fosse sorpreso, per non dire sgomento, giacchè un simile spettacolo non è certo cosa di tutti i giorni. L'uomo era legato solo per le mani, allacciate l'una sull'altra e assicurate a un raggio del timone. tra la mano più nascosta e il legno c'era un crocifisso, col rosario avvolto intorno a polsi e timone, e il tutto stretto da una legatura di funi. Può darsi che lo sventurato fosse seduto da principio, ma le continue sferzate delle vele avevano azionato la ruota del timone, strattonando il corpo da una parte all'altra, tanto che le corde con cui era legato avevano inciso la carne fino all'osso. Si è stilato un dettagliato rapporto della situazione, dopodiché un medico, il dottor J.M. Caffyn, domiciliato al 33 di Bast Elliot Place e sopraggiunto subito dopo di me, ha dichiarato, dopo aver esaminato il cadavere, che l'uomo dovesse essere moro da almeno due giorni."
 
CAPITOLO VIII
  • Manca la parte delle 11 di sera del diario di Mina del 10 agosto, dove Mina si reca a prendere il tè con Lucy dopo il funerale del capitano della Demetra. Si parte direttamente con l'11 agosto, con Mina che sorprende Lucy a fare la sonnambula e ad essere uscita di casa.
  • Eliminata la lettera del 17 agosto dello studio legale ai signori della Carter, Paterson & Co., che devono trasportare le casse del Conte nella sua nuova dimora, e rispettiva lettera di risposta. 
  • Estremamente riassunta la lettera che Mina riceve dalle suore per annunciarle che Harker si trova presso il loro convento. Praticamente la lettera viene omessa facendo semplicemente dire a Mina: "Il mio fidanzato ha subito una terribile scossa nervosa. Nel suo delirio ha parlato di lupo e di sangue, ma è in via di guarigione.
  • Per la prima volta sono presenti le annotazioni del diario del Dottor Seward riguardo a Renfield, alcune delle quali riprendono alcune di quelle che erano state omesse in precedenza, quelle dal 5 giugno al 19 luglio, dove vengono descritte (seppur più brevemente che nel romanzo integrale) le ossessioni di Renfild per le mosche, poi per i ragni e infine per le rondini (nella traduzione Ippocampo si parla di passeri), nonché il desiderio del pazzo di avere un gattino (del 19 luglio) e il fatto successivo di essersi mangiato i suoi uccellini. Viene poi annunciata la fuga di Renfield verso Carfax. Viene riportata, sempre in questo capitolo, anche la parte presente, nell'originale, nel CAPITOLO IX, dove il dottore narra, il 23 agosto, di come Renfield sia fuggito nuovamente

CAPITOLO IX

  • Mancano le parti del diario del dottor Seward del 20 e del 23 agosto, inserite (maggiormente riassunte) nel precedente capitolo. 
  • La lettera del dott Seward al futuro marito di Lucy (Holmwood), dove gli spiega di aver visitato Lucy, di essere in pensiero per la sua salute, tando da aver chiesto l'aiuto del Dott. Van Helsing, è stata particolarmente accorciata.
  • Manca la lettera di risposta di Van Helsing.
  • Mancano le parti del diario del dottor Seward su Renfield del 4 settembre.

CAPITOLO X 

  • Giornale del dottor Seward che narra della visita di Van Helsing a Lucy, della trasfusione di sangue e della scoperta dei segni sul collo molto riassunto. 
  • Si passa dall'8 all'11 settembre, omettendo la parte in cui il dottor Seward ha vegliato su Lucy (facendole il giorno seguente anche un'altra trasfusione) mentre Van Helsing era via per prendere alcuni strumenti per guarirla. La narrazione riprende l'11 settembre con dei fiori d'aglio con cui riempie la stanza di Lucy.

CAPITOLO XI 

  • Omessa la parte riguardante il diario di Lucy del 12 settembre.
  • L'autore unisce le parti del diario di Lucy del 17 settembre, inizialmente separate dall'intervista al custode e dal diario del dott. Seward, sempre del 17 settembre, dove egli narra di essere stato attaccato da Renfield. Nel diario Lucy narra anche dell'attacco del lupo, che entra in camera sua e della morte della madre, il suo racconto tuttavia si interrompe qui, dicendo  "Spero di sopravvivere a questa notte atroce". Nella versione integrale Lucy viene attaccata dal lupo, in seguito chiama in aiuto delle domestiche che però a loro volta si sentono male e si addormentano, così Lucy ritorna nella sua stanza e il suo ultimo pensiero va ad Arthur: "Addio adorato Arthur, se non dovessi sopravvivere alla notte, Che Dio abbia cura di te, tesoro, e aiuti me!"
  • Omesso l'articolo che narra l'intervista al custode del giardino zoologico riguardo alla fuga di un lupo. 
  • Qui vi è un salto che omette il diario del dottor Seward del 18 settembre (presente nel CAPITOLO XII), che narra del ritrovamento di Lucy e della madre in casa loro, assieme alle tre domestiche svenute, nonché della nuova trasfusione fatta a Lucy.
  • Nella versione ridotta si passa direttamente alla lettera di Mina a Lucy del 17 settembre, dove Mina racconta di come Mister Hawkins abbia lasciato a lei e al marito la sua eredità.
  • Molto ridotto il resoconto del medico Hennesey a Seward su Renfild.

CAPITOLO XII 

  • Il capitolo comprende tutti i fatti (seppur narrati più brevemente) presenti nel CAPITOLO XIII e parte del capitolo XIV dell'opera integrale. L'incontro tra Mina e Val Helsing del 25 settembre è molto ridotto e sono stati eliminati tutti i dialoghi tra lei e il dottore, e questo capitolo si chiude proprio con questo episodio, con Mina che consegna il diario del marito a Van Helsing.

CAPITOLO XIII 

  • Sono state eliminate le lettere tra Van Helsing a Mina, nonché la parte del diario di Harker che scrive riguardo a come abbia visto il conte a Londra, rinvigorito.
  • Il capitolo si apre col diario del dottor Seward  del 26 settembre che riporta il confronto con Van Helsing (che gli mostra gli articoli della Westminster Gazette sui ragazzini adescati da una donna elegante vestita di bianco, riportati nel precedente capitolo) e gli dimostra la sua teoria su come Lucy si sia trasformata in un vampiro (cosa che nel testo integrale viene riportata all'inizio del CAPITOLO XV).

CAPITOLO XIV 

  • Continua il diario del dottor Seward del 28 settembre, narrando della missione di lui, di Arthur, di Morris e del dottor Van Helsing di eliminare Lucy in quanto divenuta un vampiro. Attualmente come avvenimenti ci troviamo all'inizio del CAPITOLO XVI della versione integrale. 
  • È stato omesso il biglietto lasciato da Van Helsing al dottor Seward e l'incontro tra quest'ultimo, Seward e Arthur per spiegare a tutti la necessità di introdursi nuovamente nella tomba di Lucy per eliminarla. Nella versione della Hachette viene semplicemente detto: "Van Helsing sta formando il piano d'una nuova spedizione al cimitero, ma ci tiene che Arturo e Quincy Morris ci accompagnino. Ha telegrafato loro. Ambedue hanno risposto alla sua chiamata e ci fu una lunga spiegazione alla quale assistetti. Il povero Arthur è dolorosamente impressionato; la sola cosa che ancora lo sostiene è che, al par di me, dubita ancora."

CAPITOLO XV

  • Corrisponde al CAPITOLO XVII dell'edizione integrale, con il dottor Seward che va a prende Mina alla stazione del treno e la ospita nel manicomio. 
  • Omesso il diario di Mina del 29 settembre dove lei si reca nello studio del dottore e si confronta con quest'ultimo, chiedendogli di trascrivere e metter in ordine tutto il materiale. 
  • Si passa direttamente all'arrivo del 30 settembre di Harker.
  • Omesso il diario di Harker che narra del suo viaggio in treno verso Londra, mentre ricostruisce i movimenti del Conte.
  • Omesso un altro pezzo del diario di Mina del 30 settembre in cui constata che lo stato del marito è migliorato nonché tutto l'incontro tra lei, Arthur e Morris. Nella riduzione a tale incontro non viene data molta importanza, e viene narrato da Seward. È proprio durante questo incontro che Mina chiede a Seward di vedere Renfild, nella versione integrale tale richiesta avviene invece all'inizio del CAPITOLO XVIII .
  • Il momento in cui Seward, Harker, Mina, Morris e Arthur si riuniscono per ascoltare la spiegazione di van Helsing sui vampiri nella versione integrale è narrata da Mina nel suo diario, mentre nella riduzione è narrata sempre da Seward. 

CAPITOLO XVI

  • Tale capitolo corrisponde al XIX CAPITOLO della versione integrale, il quale si apre anch'esso con il diario di Harker.
  • È stato omesso il diario di Seward che trascrive un incontro tra lui e Van Helsing, dove alla fine concordano sul lasciare Mina fuori dalla vicenda.  

CAPITOLO XVII

  • Corrisponde al CAPITOLO XX della versione integrale, seppur molto più riassunto. Ad esempio è stata eliminata la lettera della Mitchell, figli & Candy ad Arthur Goldaming contenente le informazioni sulla vendita della casa di Carfax e viene semplicemente riportato nel diario di Seward: "L'agenzia di Londra informa lord Goldaming che la casetta situata al numero 347 in Piccadilly fu comperata da un nobile straniero: il Conte de Ville. Si tratta certo di Dracula."
  • Tale capitolo include anche l'episodio su Renfild del 3 ottobre, contenuto nel CAPITOLO XXI della versione integrale, dove Seward deve accorrere da Renfild poiché gravemente ferito. 

CAPITOLO XVIII

  • Corrisponde al CAPITOLO XXII della versione integrale, e si apre col diario di Harker del 3 ottobre che narra della missione di purificare le casse di terra a Piccadilly.

CAPITOLO XIX 

  • Corrisponde al CAPITOLO XXIII della versione integrale, col diario del dottor Seward e poi il diario di Harker, sempre in una versione più ridotta e abbreviata.

CAPITOLO XX 

  • Corrisponde al CAPITOLO XXIV della versione integrale, omettendo però un messaggio lasciato da Van Helsing ad Harker sul diario del dottor Seward e la relativa risposta che Harker ha scritto sul proprio diario. Nella riduzione il capitolo si apre direttamente col diario di Mina che narra come tutti si lancino all'inseguimento del Conte che sta tornando in Transilvania, proseguendo poi con diario di Seward del 5 ottobre e poi di quello di Harker del 5 e del 6 ottobre. 
  • Nella versione ridotta il diario di Harker prosegue saltando alla data del 15 ottobre, dicendo che hanno lasciato Londra il 12. Nell'edizione integrale si è passati invece al CAPITOLO XXV col diario del dottor Seward dell'11 ottobre, con Mina che parla con gli altri del suo desiderio di venire con loro, parte omessa nell'edizione ridotta.
  • Omesso il breve appunto di Harker del 16 ottobre su Mina che monitora ciò che il Conte avverte. Si passa quindi al 17 ottobre e poi al diario del dottor Seward del 24, 25, 26 e 27 ottobre.

CAPITOLO XX 

  • Corrisponde al CAPITOLO XXVI della versione integrale, come al solito in forma più ridotta. Mancano alcune piccole parti alla fine provenienti dal diario del dottor Seward del 2, 3 e 4 novembre in cui si continua a narrare dell'inseguimento del Conte per la Transilvania. 

CAPITOLO XXI 

  • Corrisponde al CAPITOLO XXVII della versione integrale, sebbene inizi con un pezzo del diario di Mina del 31 ottobre collocato, nella versione integrale, alla fine del capitolo precedente (XXVI).
  • Sono poi omessi due brevi stralci (che nell'opera integrale interrompevano il Memorandum di Van Helsing) dei diari di Harker del 4 novembre e di Seward del 5 novembre. La storia si conclude con il diario di Mina del 6 novembre, omettendo una nota da parte di Harker presente invece alla fine della versione integrale.
 

Sopra: Le pagine iniziali dell'opera dove vediamo a sinistra un'illustrazione a pagina intera di Esteban Gomes Sàez, e a destra il frontespizio dell'opera con titolo e, al centro, il diettaglio di un'altro disegno di Sàez, raffigurante Lucy impalata.
 
In quest edizione edita dalla Hachette i testi sono accompagnati da alcune illustrazioni in bianco e nero di Esteban Gomes Sàez. I suoi disegni richiano lo stile delle xilografie Ottocentesche, sebbene con uno stile più moderno e un po' più esagerato. Le immagini sono inaftti molto ricche di dettagli e raffigurano anche persone in modo realistico, ma forse con un gusto un po' drammatico.
Sicurmente però colpisce l'uso del bianco e del nero per creare forti contrasti visivi tra luci ed ombre all'interno di ciascuna immagine, dove non esistono sfumature morbide. Ogni zona è lasciata bianca oppure è tratteggiata con fitte linee nere per creare ombre e figure, con alcune zone, più in ombra, lasciate completamente nere.
I disegni sono tutti a pagina intera e rappresentano scene narrate all'interno dei testi, con una particolare cura sia per i personaggi che per gli ambienti circostanti, estremamente ricchi di dettagli. Tra le scene rappresentate troviamo quelle più catardiche come: l'arrivo al castello del conte di Jonatha Harker, Mina che legge una lettera di Harker in un giardino all'aperto; Van Helsin, Quincey, Morris e Arthur mnetre si stanno per introdurre nella cripta di Lucy; Van helsing che tiene in mano una croce mentre gli altri tre guardano il corpo di Lucy col paletto nel cuore; la scena del conte Dracula subito dopo aver morso Mina al collo. 
 
  
 
  
 Sopra: Alcune illustrazioni in bianco e nero opera di Esteban Gomes Sàez, le quali rappresentano alcune delle scene principali del romanzo.
 
Più di 100 anni fa, nel 1922, veniva pubblicato per la prima volta in Italia il capolavoro dello scrittore irlandese Bram Stoker (1847-1912) "Dracula". È considerato l’ultimo grande romanzo gotico e il personaggio del conte Dracula, al pari di Frankenstein, è entrato a far parte dell’immaginario popolare. Un fenomeno di costume destinato a perdurare nel tempo. L’opera viene proposta nella traduzione della prima edizione italiana della Sonzogno del 1922, a cura di Angelo Nessi. 
La Hachette per la propria edizione di "Dracula" da inserire nella sua collana "Grandi romanzi d'avventura" ha pensato bene di recuperare questa vecchia edizione della Sonzogno, non penso per motivi filologici quanto per una questione economica. La traduzione di Angelo Nessi è infatti libera da copyright ed è inoltre molto più breve rispetto a quella integrale, praticamente metà dell'altra. Essendo il volume parte di una collana la Hachette ha tuttavia potuto venderlo allo stesso prezzo di altri più lunghi: 12 €. Devo dire che subito quando ho vito il libro sono rimasta un po' delusa di vederlo così sottile, dato che mi aspettavo invece un volume bello corposo. 
E' stato tuttavia interessante scoprire questa versione alternativa (un'altra) del classico scritto da Bram Stoke, di cui ho scoperto esistere pure l'audiolibro su You Tube (scrivete audiolibro "Dacula l'uomo della notte" per trovarlo). E' stato divertente, anche se impegnativo, scoprire tutte le differenze tra le due versioni, che ho ampiamente illustrato in precedenza.
Infine posso dire che tale versione è praticamente un fedele riassunto, ma fatto piuttosto bene, del "Dacula" di Stoker integrale, sicuramente più breve e facile da seguire, anche grazie a uno stile di scrittura più semplice e diretto, a volte quasi telegrafico, ma non banale. Pur con i suoi tagli e omissioni la storia continua a rimanere coerente e può essere una chicca interessante per gli appassionati di "Dracula" o per coloro che vogliono conoscerne la storia ma non si sentono pronti alla versione da 550 8e allo stile narrativo di Stoker). Considerate che in audiolibro l'edizione tradotta da Nessi dura circa 4 ore e mezza contro le 18 ore e mezza della sua versione integrale. 
  
Il volume è stato pubblicato originariamente dalla Salvat nel 2020 e nel 2023 dalla Hachette; ha 270 pagine, una copertina rigida, misura 24,5 cm d'altezza e 17,5 cm di lunghezza e costava 11,99 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

venerdì 4 settembre 2026

Quella peste di Sophie della Contessa di Ségur

"Quella peste di Sophie" è una raccolta di vari aneddoti, scritti della Contessa di Ségur che vedono per protagonista una bambina di nome Sophie che ogni volta combina qualche guaio. 
Le storie di Sophie, scritte a metà Ottocento e tradotte in tante lingue, oltre che trasposte in fumetti, serie tv e film, continuano a divertire generazioni di bambini. In questa edizione tornano a nuova vita grazie alle freschissime illustrazioni tagliate a misura di peste dall'artista francese contemporanea Sophie De La Villefromoit, e affidate alla briosa traduzione di Maria Vidale. 
 
 Sopra: Sulla copertina vediamo un'illustrazione di Sophie De La Villefromoit che mostra Sophie mentre combina un guaio (fa a pezzi e sala i pesciolini della madre).
 
Se c'è una peste in gonnella quella è di certo Sophie: "un bel faccione fresco e allegro, due magnifici occhi grigi, un naso all'insù un po' grosso, una bocca grande e sempre pronta al riso e i capelli biondi, dritti come stecchi e tagliati a caschetto quasi come quelli di un maschio". 
Uscita dalla penna della nobile (e non a caso omonima) Sophie de Ségur, la piccola monella vive in campagna insieme ai genitori e passa le giornate a giocare con il cugino Paul e le amichette Camille e Madeleine. 
Come viene spiegato nell'introduzione le vicende qui narrate sono tratte da eventi realmente accaduti all'autrice, "una'aristocratica signora francese di origini risse ce, già nonna di uno stuolo di nipotini, cominciò a scrivere storie per ragazzi di grande successo un secolo e mezzo fa, al'età di 57 anni - il che all'epoca significava essere piuttosto arrugginiti. Vecchiotta o meno, quel che è ceeto è che la contessa Sophie de Ségur conservava intatti i suoi ricordi di bambina, e soprattutto rammentava quel ciclo inarrestabile di entusiami, slanci, capricci, azzardi, inquietudini, spaventi, incertezze, litigi, delusioni. rimproveri, rimorsi e via ricominciando che occupale intere giornate di ogni bambino, soprattutto nei primi anni senza scuola, o nelle interminabili vacanze estive. E con quei ricordi ha voluto imbastire le avventure di Sophie, alla quale non a casa dà il suo stesso nome, precisando nella dedica alla sua nipotina che si trattava di <<sstorie vere>>."
A differenza però dei suoi compagni di scorribande, che sono bambini modello, Sophie ha un bel caratterino: basta un niente per farla andare su tutte le furie, ha la testa dura, dice un sacco di bugie ed è una golosastra. Piena di curiosità e di spirito d'avventura, non fa che prendere bizzarre iniziative, che quasi sempre si trasformano in guai. Come quando, invidiosa dei boccoli di Camille e convinta che l'umidità arricci tutti i capelli, si piazza impavida sotto la grondaia per beccarsi scrosciate di pioggia in testa, ma l'effetto non sarà quello sperato... 
Di occasioni per combinare pasticci Sophie ne trova a non finire, e spesso ci vanno di mezzo dei malcapitati animali: un galletto, uno scoiattolo, un gatto e un asinello; armata delle migliori intenzioni, la bambina se ne prende cura a modo suo, come quella volta che, per dare una bella rinfrescata all’amata tartaruga, non esita a farle un bagnetto… un’altra delle tante occasioni in cui la piccola imparerà qualcosa dai propri errori, o almeno così spera la sua mamma.  
 
Sopra: Due pagine interne tratte dal primo racconto, dove a sinistra compare il testo e a destra un'illustrazione che raffigura Sophie mentre gioca felice con la bambola di cera appena ricevuta (inviatale dal padre da Parigi).

Le storie sono accompagnate dalle illustrazioni dell'artista francese contemporanea Sophie De La Villefromoit, la quale ha anche lei lo stesso nome della protagonista, nonchè dell'autrice, una particolrità che viene segnalata anche all'inizio del libro, nell'introduzione: "Per esempio che di Sophie in questo libro se ne incontra più di una, per l'esattezza tre: la peste protagonista, la scrittrice che l'ha ideata e l'illustratrce che ne ha colorato il piccolo mondo raffigurato nel volume. [...]
Ed eccoci giunti alla terza Sophie, del la Villefromoit, che ha creato le tavole che scandiscono ogni storia della piccola peste - perchè un libro senza figure di certo non piace ai bambini pestiferi, e neppure a quelli (troppo) buoni come il cuginetto Paul."
L'artista ha cercato di inserire un'immagine per ciascuno dei racconti di Sophie, immortalando la scena più caratteristica di ogni racconto: quella dove Sophie di taglia le sopracciglia con una forbicina mentre si guarda in uno specchio (con un'interessante prospettiva dove noi vediamo Sophie di spalle e il suo volto nello specchio); quella in cui Sophie gioca a prendere il tè con i suoi amici, i quali però non sono molto contenti di mangiare gesso e bere acqua di pozzanghera, infatti la quardano contrariati, emntre Paul osserva cosa contiene la tazzina da tè; quella dove una cameriera porta via Sophie dalla calce, dopo che la protagonista ci è sffondata dentro, infatti ha le gambe e i piedi tutti sporchi; quella dove Sophie viene ritratta (con una visuale dall'alto verso il basso) sotto una grondaia, completamente fradicia; quella dove gioca con dei pesciolini facendoli a pezzi e salandoli; quella dove mangia del pane con la panna in cucina, mentre dietro la cuoca stende dei panni; ecc...
Queste illustrazioni sono tutte a pagna intera e rappresentano scene descritte nei testi, dove vengono mostrati i vari personaggi e gli sfondi, a volte con prospettive alquanto interessanti.
Alcuni disegni invece sono contenuti all'interno di cornici ovali, nelle quali sono ritratti in due casi su tre degli animali: lo scoiattolo in gabbia e il gatto di Sophie (Belmicio) che rincorre un uccellino, mentre nel terzo caso vediamo la bambola di Sophie posata dentro una scatola pronta per essere seppellita, circondata da due farfalle e da alcuni fiori.
Lo stile dell'artista è dolce e raffinato, un po' fiabesco, con personaggi, soprattutto i bambini, nonchè la stessa Sophie, rappresentati come delle bambole: con visi tondi e pieni, più grandi e un po' sproporzionati rispetto ai corpi, guance rosse, occhi grandi e ovali, molto espressivi, nasi piccoli e a patata, boccucce anch'esse piccole e grazose. I bambini acquisiscono così un aspetto tenero, infantile, anche se molto espressivo, mentre gli adulti  hanno un aspetto più rigido. Gli adulti comunque vengono ritratti raramente e, quando capita, sembra che gli venga data poca importanza all'interno della scena. Li vediamo infatti presenti più in secondo piano, sullo sfondo, distanti, intenti a parlare tra loro o a svolgere qualche lavoro. Nella scena in cui c'è una cameriera che tiene in braccio Sophie sopo averla tolta dalla calce la cameriera non è neppure inquadrata per intero, in quanto la testa  tagliata fuori dall'inquadratura, in modo che l'attenzione sia comunque tutta per la protagonista.
I disegni sono dettagliati, sia per quanto riguarda l'attenzione per gli abiti e le acconciature dei personaggi, sia per quanto riguarda gli ambienti in cui essi sono inseriti, i quali ricreano un'atmosfera ottocentesca (per via ovviamente delle ambinetazioni, essendo le storie ambientate a metà degli anni Ottanta del 1800), ma in chiave morderna e delicata. 
I colori utilizzati sono vari, dalle tinte allegre e vivaci, priprio come è vivace la protagonista delle scene, la quel è vestita sempre con colori chiari (bianco), mentre tutto intorno a lei fiocìrisce una moltitudine di colori accesi e brillanti (tipo l verde della vegetazione, il rosso delle rose, l'azzurro del pavimento, il rosa delle pareti della sua cameretta, il marrone chiaro dei mobili della cucina o delle stalle).
 
 

  
 
 
 Sopra: Alcune illustrazioni dai colori caldi e vividi di Sophie De La Villefromoit che mostrano la protagonista combinarw qualche guaio come tagliarsi le sopracciglia,  dare agli amici da bere acqua di pozzamghera e gesso come tè,  camminare sulla calce, bagnarsi sotto una grondaia per arricciarsi i capelli. In basso invece vediamo un'immagine inserita dentro un ovale, che rappresenta lo scoiattolo catturato da Sophie e dal cugino.
 
"Quella peste di Sophie" della Contessa di Ségur è un libro scritto nel 1858, composto da capitoli brevi, ognuno dei quali racconta un episodio che solitamente vede messa in scena una ualche marachella della protagonista, Sophie. Quest'ultima è una bambina allegra e vivace, sicuramente con cattiva, ma con diversi difetti, come tutti i bambini, accentuati proprio dal fatto di essere ancora una bambina piccola (tre anni all'inizio del libro e poi quattro). Sophie ad esempio è molto golosa ed impaziente, oltre a provare proprio piacere nel non dare retta alle regole che sua madre le dà, diciamo che sicuramente è una di quelle bambine che vuole sperimentare il mondo, anche a costo di farsi male, come nell'episodio in cui la madre le proibisce di uscire in giardino perchè ci sono gli operai che stanno facendo dei lavori: " <<Non voglio discutere con te. Io so benissimo cosa può farti male e cosa no. Ti proibisco di andare in cortile senza di me, punto e basta>>.
Sophie abbassò la testa e non disse più niente. però mise il muso e brbottò piano: <<Io però ci vado lo stesso. Andare in cortile è divertente e io ci vado>>.
Le birichinate che combina sono quelle tipicamente dei bambini che non sanno ancora pensare o valutare le conseguenze delle proprie azioni, ma che spesso agiscono d'impulso: come quando Sophie cosruisce degli speroni infilando uno spillone dentro la scarpa per spronare l'asino ad andare più veloce, facendolo però imbizzarrire; oppure come quando uccidere i pesciolini della madre facendoli a pezzi e salandoli, senza rendersi conto che stava facendo loro del male ("Però non volevo ucciderli, volevo solo salarli e non pensavo che il sale li avrebbe fatti morire. Anche quando li ho tagliati, non pensavo che soffrissero, perchè non hanno fatto neanche uno strillo.").
In effetti sembra che soprattutto gli animali siano particolarmente sfortunati, finendo spesso vittima dell'incoscienza o dell'ignoranza della bambina, tanto che dopo un certo punto sua madre si rifiuterà di prenderle altre bestiole.
Dopo un po' devo dire che ho iniziato a sorprendermi della quantità di animali che hanno finito per morire in presenza della protagonista. In ordine abbiamo: i pesciolini rossi (che Sophie preleva dalla boccia esalandoli e facendoli a pezzettini per gioco); un galletto nero (portato via da un avvoltoio mentre Sophie lo stava facendo scorrazzare davanti casa, mentre sua madre le aveva detto di tenerlo nel pollaio); un'ape (che Sophie taglia a pezzetti col suo coltellino); uno scoiattolo (che Sohie ha volutto catturare per tenerselo come animale domestico, e che Paul schiaccia con un pallone per sbaglio per impedirgli di fuggire); tre lupi (che vengono sbranati dai cani da caccia dei gentori di Sophie, er proteggere la bambina che sennò si sarebbero pappata i lupi); un gatto e un ciuffolotto (il gatto di Sophie, che ama cacciare gli uccellini, riesce a prendere il ciuffolotto della madre di Sophie dalla gabbia, uccidendolo, mentre il padre di Sophie spara al gatto per fermarlo); un asino (che viene travolto da una diligenza dopo che Sophie lo ha fatto imbizzarrire frustandolo con dei rami di agrifoglio); una tartaruga (che annega poichè Sophie la mette nell'acqua di un laghetto profondo, dove affonda, essendo una tartaruga di terra).
Certo, la maggior parte delle morti di quesi animali non sono volute, ma è alquanto incredibile che praticamente metà dei racconti della contessa riguardino animali che lei ha avuto e a cui, per un motivo o per l'altro, ha provocato la morte. Leggendo questi racconti ad un abmbino tuttavia lo si può far riflettere sull'importanza di prendersi cura bene di un animale e di come questi siano creature viventi a cui bisogna portare rispetto e prestare attenzione.
Se, come avrete capito, Sophie è una piccola peste, a volte simpatica e a volte decisamente meno, altro bambino ricorrente nelle sue avventure è il cuginetto Paul, più grande di lei di due anni (infatti ha sei anni quando lei ne ha quattro). Paul, al contrario di Sophie, è un po' un santo, già piuttosto maturo (nonostante l'età), ha un carattere buono e abbastanza accondiscendente (anche se ogni tanto perde anche lui la pazienza), e quando litiga con la cugina è sempre il primo a voler fare la pace. Nonostante non gli piaccia emntire spesso mantiene il silenzio per coprire alcune marachelle della cugina, le quali comunque vengono sempre scoperte dalla madre di quest'ultima. 
La madre di Sophie è un personaggio interessante poichè piuttosto severa con la figlia, ma si vede che cerca di essere una buona madre, imponendo a Sophie delle regole, anche se è consapevole che prima o poi la figlia le infrangerà, ma la madre cerca comunque di spingere la figlia a smussare il proprio carattere, ricordandole di cercare di essere più ubbidiente e assennata, e mettendola sempre davanti alleconseguenze delle proprie azioni. Ad esempio quando scopre che ha fatto a pezzi unìape le confisca il coltellino regalatole dal padre e la costringe a indossare al collo un nastrino nero con sopra cuciti tutti i pezzettini dell'ape che Sophie ha fatto a pezzi: "<<Per prima cosa di sequesto il coltellino, che ti ridarò, se tutto va bene, tra un anno; e poi farò infilare i epzzi di questa povera ape su un nastro che porterai al collo finchè non saranno polvere. E vedremo se così ti ricorderai che uccidere un animale è un'azione crudele>>." La filosofia della amdre di Sophie è semplice: se ti comporti male vieni punito, perchè le tue azioni hanno delle cnseguenze. Così come è pronta a punire le cattive azioni la madre di Sophie è anche pronta però a premiare quelle buone, è lei ad esempio a regalarle l'asino, visto che da un paio di settimane la figlia si stava comportando bene. E' anche pronta a perdonare la figlia se quest'ultima confessa i propri sbagli e se dimostra di aver compreso l'errore: "<<[...] - se fossi venuta a sapere per caso che eri stata tu a compiere questa brutta azione, ti avrei punita molto severamente. Ma quello che ti ha spinto a confessare la tua colpa è un sentimento buono: tu hai parlato perchè non incolpassi un innocente, e quindi meriti il mio perdono. Perciò non ti farò altri rimproveri, perchè ormai so che hai capito quanto sei stata sciocca e crudele; sciocca perchè non hai pensato alle conseguenze della tua azione, e crudele perchè non si può tagliare e uccidere una qualsiasi creatura senza farla soffrire>>."
La madre di Sophie si dimostra quindi una madre severa ma saggia: punisce per correggere un comportamento sbagliato, spiegandoglielo, perdona se vede che la figlia ha capito da sola l'errore, senza lasciarsi impietosire, ma perseguendo ferreamente le proprie decisioni (tanto prima da rimproverare e poi licenziare la cuoca che aveva contravvenuto ad alcune sue indicazioni in merito a una punizione di Sophie). 
Questo libro si configura come una raccolta di racconti brevi ma incisivi, in quanto ciascuno narra una marachella della protagonista e i lettori saranno curiosi, man mano, di scoprire cosa combinerà la piccola peste e come finirà la vicenda. Sebbene le vicende abbiano per protagonista una bambina di metà Ottocento sono sicura che anche i bambini di oggi rivedranno in lei alcuni loro comportamenti o degli atteggiamenti di qualche loro amico. Come scritto nel'introduzione: "E infatti, nella vorticosa girandola degli stati d'animo di Sophie è impossibile non riconoscere (o ricordare) quello che a noi tutti (piccoli e grandi) capita di sperimentare nell'infanzia -anche se ai nostri giorni non esistono pi+ mamme severe come Madame de Réan, né castighi, le prediche e le punizioni che lei impartiva a Spphie, e non tutti hanno la sua stessa fortuna di vivere in un castello con a disposizione governanti e domestici pronti a esaudire ogni minimo desiderio dei padroncini, che chiamano persino <<signorini>>. Ecco levata un po' di polvere ottocentesca (come quella che si posa su tanti classici della letteratura per ragazzi), le giornate trascorse da Sophie col cuginetto paul tra animali da inseguire e poi accudire (talvolta, ahiloro, maldestramente) e giocattoli da agognare, scartare e poi distruggere contengono l'essenza dell'infanzia di ogni tempo, anche quello presente [...]".
Sophie è una bambina con cui i bambini troverano facile, se non immedesimarsi, trovare perlomeno coinvolgente, così come le sue marachelle, le quali certamente vengono punite, ma i racconti non risultano falsi o didascalici come in altri romanzi per ragazzi dell'epoca, ed è molto interessnate sapere che tutte le vicende sono tratte da esperienze reali, che l'autrice ha veramente vissuto da bambina. le birichinate della protagonista poi potrebbero ssucitare delle interessanti discussioni assieme ai bambini.
Un volume con tanti racconti piuttosto brevi e ancora attuali, sebbene ammantati anche da un certo fascino un po' antico (tra castelli, nobiltà e ricchezza), con una protagonista travolgente e birbantella, accompagnati da delle belle illustrazioni dai colori accesi e vivaci, adatti a bambini a partire dagli 8 anni per la lettura autonoma, oppure dai 4/5 per quella insieme a un adulto.
 
La raccolta è stata edita in Francia nel 2010 col titolo "Les malheurs de Sophie" dalle Editions de Seuil ed è poi stata pubblicata in italiano nel 2016 dalla Donzelli Editore. L'opera è dotata di una copertina rigida e di una sovracopertina, ha 220 pagine, misura 21,3 cm d'altezza e 13,1 cm di lunghezza e costa 28 euro.

Curiosità: come detto all'inizio (soprattutto in Francia) quest'opera è stata trasposta in diversi media, tra cui un cartone (del 1998), un film d'animazione (del 1997) e un film (uno più vecchio del 1946 e uno recente del 2016), tutti col nome "Les malheurs de Sophie".
Tra l'altro io mi ricordo da piccola di aver visto la serie tv a cartoni del 1998, la quale è stata trasposta anche in italiano, la quale era molto fedele al libro e mi ricordo che molti episodi che poi ho letto nel libro li avveo già visti in questo cartone.
 
  

  
 
   

 
 
Sopra: In alto il cartone del 1998, al centro il film d'animazione  del 1997 e più in basso la locandina e un frame tratto dal film del 2016. Da notare come in alcune immagini (una per ciascuna trasposizione) compaia la famosa bambola protagonista dei primi due racconti del libro.

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