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lunedì 15 dicembre 2025

Il mondo di Boscodirovo di Jill Barklem

Oggi vi parlerò di quello che è ormai diventato un classico della letteratura per l'infanzia, un libro che vede per protagonisti una comunità di dolci topolini di campagna. Sto parlando di: "Il mondo di Boscodirovo" scritto e illustrato da Jill Barklem, di cui esistono innumerevoli edizioni, ma qui vi parlerò di quella per i 40 anni di Boscodirovo, la quale era stata precedentemente pubblicata col titolo "Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie".
 
  
 Sopra: A sinistra l'edizione che ho io del 2021, mentre a destra lo stesso volume ma in un'edizione del 2009.
 
Questo volume è una raccolta delle storie che sono state pubblicate in Italia riguardanti la comunità di topolini di Boscodirovo scritta dalla Barklem.
Un’antologia che raccoglie le storie dei topolini di Boscodirovo che celebrano il rispetto della natura, il valore dell’amicizia e il senso di comunità: un classico per tutti. 
Nei tronchi degli alberi, tra i cespugli fioriti e in mezzo ai prati si nasconde un romantico universo. È Boscodirovo, il favoloso regno creato da Jill Barklem, brulicante di topini baffuti e sempre affaccendati in minuscole, indimenticabili avventure… La piccola e operosa comunità, che vive in armonia con i vicini, valorizza al massimo quello che ogni stagione ha da offrire.
Un volume che celebra la prima pubblicazione dei libri di Boscodirovo, raccogliendo otto storie: 
  1. "Storia di Primavera" (1980): Il tiepido sole primaverile entra nelle casette di Boscodirovo e tutti i topolini si alzano di buonumore, specialmente Peverino: oggi è il suo compleanno! Il signor Pomelli per l’occasione predispone un picnic con tutti gli abitanti di Boscodirovo e organizza per lui una meravigliosa sorpresa…
  2. "Storia d’Estate(1980)Papaverina è una bella topolina che lavora nella latteria mentre Polverino è un bravo e gentile topolino che lavora al mulino. I due inizieranno a frequentarsi e a vedersi sempre più spesso finché non decidono di convolare a nozze, le quali si terranno in estate.
  3. "Storia d’Autunno" (1980)È autunno, la stagione del raccolto, e Primulina sta aiutando suo papà a cogliere i frutti maturi. Quando, però, una tempesta si avvicina, la piccola viene mandata a casa. Girellando tra le siepi vicino al campo di grano, non si rende conto del tempo che passa e si perde. Povera Primulina: riuscirà a ritrovare la strada di casa?
  4. "Storia d’Inverno(1980)La neve cade e ricopre tutte le porte e le finestre di Boscodirovo. I piccoli topolini Dal Pruno non l'hanno mai vista e ne sono entusiasti. Quando scoprono che ci sarà il Ballo della Neve non stanno più nella pelle e assistono emozionati a tutti i preparativi. Finalmente tutto è pronto e il Ballo può iniziare...
  5. "La scala segreta(1983): I topolini Primulina e Peverino, frugando in soffitta alla ricerca di costumi adatti alla recita che terranno per la festa di Mezzinverno, trovano una scala nascosta e decidono di esplorare...
  6. "Avventura sui monti(1986) Il topo Peverino accompagna il signor Pomelli per una tranquilla commissione: consegnare coperte ad amici che vivono sulle montagne. Ma durante il viaggio di ritorno i due si perdono...
  7. "Storia di mare(1990)Quattro topolini partono da Boscodirovo in barca lungo il fiume per raggiungere il mare e far provvista di sale. E così scoprono la spiaggia, le conchiglie, le alghe...
  8. "Papaverina e i bambini"(1994)Il topo Polverino, che abita in un vecchio mulino, con l'aiuto del signor Pomelli e del suo aiutante Peverino riesce a procurarsi una nuova casa per sistemare più comodamente la famiglia, la quale si appresta a celebrare la Cerimonia del Nome per la nascita dei nuovi topolini.
 
 Sopra: Due pagine tratte dalla Storia di Primavera, che mostrano un'illustrazione a doppia pagina accompagnata in basso dai testi. Nell'illustrazione vediamo il picnic organizzato dalla comunità per festeggiare il compleanno di Peverino.

I testi sono accompagnati dalle splendide e delicate illustrazioni di Jill Barklem le quali accompagnano i testi assiduamente, tanto che ogni scena in essa descritta viene praticamente raffigurata, a volte tramite immagini più piccole (grandi un quarto di pagine) le quali sono collocate subito prima o subito dopo i testi (sopra o sotto) ma spesso con disegni a tutta pagina o anche a doppia pagina. La correlazione tra illustrazioni è testi è molto forte, sebbene volendo la storia potrebbe essere letta anche senza le immagini, in quanto avrebbe comunque senso, tuttavia si andrebbero a perdere tanti dettagli che nei testi vengono tralasciati e che si possono dedurre solo osservando le immagini (tipo l'aspetto dei vari ambienti, tutti gli oggetti che li riempiono, gli abiti dei topolini, tutti i cibi che i topolini cucinano e consumano...).
Le illustrazioni della Barklem si caratterizzano infatti per uno stile dolce e delicato, armonioso, ma anche estremamente dettagliato, quasi minuzioso, con una grandissima attenzione ai dettagli, soprattutto quelli riguardante gli elementi naturali, che riflette il suo amore per la natura e la botanica e i mestieri tradizionali.
Le stanze dei topini sono infatti curate nei minimi dettagli, mostrando ad esempio nelle stanze dei bambini tutti i loro giochi e gli arredi, oppure nelle cucine i vari scaffali, le pentole, gli ingredienti e i cibi che vengono cucinati. Anche gli ambienti esterni non sono da meno, mostrando alberi e fiori che crescono in una determinata stagione, la luce corretta che accompagna un determinato momento della giornata e una determinata stagione. 
Anche i colori quindi cambiano in base alla stagione rappresentata, sebbene tutte le immagini siano molto colorate, con tinte in certi punti dia toni più delicati ed in altri più intensi e saturi. In primavera comunque i colori sono più chiari e pastello, in estate e in autunno diventano più caldi e intensi, mentre in inverno più freddi, mentre le storie ambientate al mare o in montagna hanno tinte più terrose.

 




 
 
 Sopra: Alcune delle pagine interne del libro in cui potete ammirare llustrazioni a pagina intera, a doppia pagina o inserite assieme ai testi. Da notare la ricchezz dei dettagli e l'accuratezza dell'artista nel rappresentare la vegetazione, i cici oppure le stanze delle case/albero dei topolini.

"Il mondo di Boscodirovo" di Jill Barklem è una bellissima raccolta di 8 storie riguardanti il mondo di Boscodirovo, un mondo idilliaco, immerso nella natura, che vede per protagonista una comunità di topolini molto unita e sempre prota a farsi qualche favore o ad aiutarsi. Un mondo in miniatura che l'artista riproduce perfettamente in ogni minimo dettaglio, basti osservare le case dentro i tronchi di grandi alberi di questi topolini, le quali non si limitano ad essere dei semplici buchi, ma vere e proprie case, quasi delle villette, con molteplici stanze, bagni, lavanderie, e cucine. In particolare le cucine per me sono le più belle da osservare, con tutti i loro scaffali pieni di utensili e ingredienti per cucinare, per non parlare dei cibi cucinati dai topolini, diversi in ogni stagione: violette candite, torta di nocciole e crema, budini di primule, miele, vini di primula, di rosa e di sambuco, caffè d'orzo, zuppe, tè di foglie di rovo, pane abbrustolito e imburrato, mele selvatiche arrostite, dolci di mile, gelatina di fragole, marmellate di more, ... mentre i tipi che vivono vicino al mare mangiano alghe.
Come spiega l'autrice: "Boscodirovo rappresenta il mio mondo ideale perchè i suoi topolini ci vivono in un modo squisitamente naturale, così come penso dovremmo fare tutti. Essi sanno apprezzare e utilizzare al meglio ciò che la natura mette loro a disposizione, e la loro è una società benevola e affettuosa, condita di una sana voglia di divertirsi: feste e scampagnate, picnic e balli all'aperto allietano spello le loro giornate."
In effetti soprattutto le prime storie (in particolare quelle delle stagioni) ruotano (quasi) tutte attorno a qualche evento da festeggiare: in quella di primavera il compleanno di Peverino e il picnic a sorpresa, in quella d'estate il matrimonio tra Papaverina e Polverino che si celebra su una barca sul fiume, in quella d'inverno si sta per celebrare il Ballo della Neve, mentre in "La scala segreta"  Primulina e Peverino cercano dei costumi per una recita che si terrà durante la festa di Mezzinverno.
Per quanto riguarda l'attenzione per i dettagli, la stessa autrice spiega: "In quel periodo non feci che studiare. esplorando a fondo la vita dei topolini e riempiendo quaderni su quaderni di ogni possibile dettaglio. Nei limiti del ragionevole, dovevo cercare di escludere dal loro universo ogni concetto "umano". [...] Creare questi libri è stato per me un divertimento immenso, ma anche un'enorme fatica. Il perchè sta nella mia infinita pignoleria. Ogni fiorellino deve avere il il giusto numero di petali e crescere nel posto giusto al momento giusto. E non c'è cosa che facciano i topolini che non sia assolutamente congruente alle loro possibilità e al piccolo mondo nel quale si muovono."
Un mondo idilliaco in cui non c'è traccia di tecnologia o di modernità, dove si svolgono ancora vecchi mestieri come il lattaio, il mugnaio, il bottegaio (niente supermercati), dove si coltiva l'orto e si raccolgono i frutti di stagione, dove i vestiti e le coperte sono tessuti e cuciti a mano, o al massimo con i telai manuali (Papaverina cuce da sola il proprio abito nuziale). Storie in cui si nota anche una distinzione dei ruoli piuttosto netta, anche per quanto riguarda i modelli familiari rappresentati: marito e moglie con 3 o quattro figli, ad eccezione di qualche vecchio o vecchia vedovo/a, che vivono da soli dopo la morte dei coniugi. Quando c'è da cucinare sono soprattutto le topine quelle che si occupano di sfornare leccornie, mentre i topini sono indaffarati nella costruzione di qualcosa che può servire per la festa. 
Per quanto riguarda i lavori sappiamo che Polverino fa il mugnaio, il signor Pomelli gestisce l'emporio del paese, Basilio sovrintende le cantine dell'emporio, mentre come lavori femminili sappiamo che c'è la signora Margherita che è la cuoca del palazzo, Papaverina che lavora in latteria e che alcune topine lavorano come tessitrici. A livello di trama non ci vengono forniti molti dettagli riguardo ai lavori svolti da questi topolini, ad esempio sappiamo con certezza che Papaverina lavora nella Latteria ma, anche se non ci viene riferito di nessun altra topina o topo che facciano lo stesso lavoro, dalle immagini possiamo vedere anche altre topine in Latteria che vi svolgono dei lavori. E' una comunità quindi in cui sia maschi che femmine contribuiscono a creare qualcosa che possa essere utile gli altri, anche se non sappiamo che sistema di vendita pratichino (probabilmente il baratto?), sebbene molte topine sembrino essere semplicemente delle casalinghe. I cuccioli invece sembrano essere trattati tutti allo stesso modo sia che siano maschi o che siano femmine (si distinguono solo per i vestiti), in quanto anche i maschi vengono inviati a dare una mano in cucina, e nel libro non si parla mai di scuola per cui è probabile che l'istruzione venga impartita a casa dalle famiglie, ma non venendo mai affrontato il tema non sappiamo cosa venga insegnato. Sia maschi che femmine sono liberi di giocare e di esplorare ance il mondo esterno, oppure di aiutare gli adulti quando ce n'è bisogno.
Una comunità sicuramente un po' all'antica, ma che è così armoniosa e felice che alla fine tutti aiutano tutti al meglio delle loro possibilità, semplicemente per rendere felici gli altri. La serie di Boscodirovo comparve per la prima volta nel 1980. Da allora, le storie dei topolini sono state pubblicate in tutto il mondo, diventando anche serie televisive animate e ispirando molti prodotti commerciali. 
Una serie di storie brevi, semplici ma molto carine, in molte delle quali ci sono delle feste da preparare, oppure qualche piccola e breve avventura da vivere. Storie con dei personaggi caratterizzati con genuinità e semplicità ma che pian piano, libro dopo libro, i lettori impareranno a riconoscere e ad amare. Un libro illustrato per bambini dai 5 anni, ideale per le letture insieme ai più piccoli, oppure per le prime letture autonome attorno ai 7 anni.
 
Questo volume è stato edito nel 1999 col titolo "The complete Brambly Hedge" dalla Harper Collins Publishers. La seguente edizione italiana (mentre la prima edizione italiana risale al 2000) è stata pubblicata nel 2024 dalla Edizioni El, ha una copertina rigida, ha 248 pagine, misura 25,5 cm d'altezza e 20 cm di lunghezza e costa 28,00 euro.

 
Come dicevo all'inizio esistono tantissime edizioni del Mondo di Boscodirovo, alcune economiche altre deluxe, alcune sono delle raccolte più o meno complete (con tutti gli 8 i racconti o solo i primi 4), altre invece sono pubblicazioni delle singole storie, di cui esistono ad esempio quella deluxe per i 40 anni della serie edita nel 2022 con le copertine dai bordi colorati e poi quella con le copertine dorate del 2020.
 
  

   
Sopra: In alto due edizioni in copertina rigida e dal grande formato, quella a sinistra uscita nel e quella a destra nel 2018. In basso invece alcune edizioni più piccole ed economiche in copertina flessibile.
 
   
 

   

   
 Sopra: In alto i volumi delle stagioni in un'edizione del 2015, al centro l'edizione con i bordi colorati del 2022, mentre in basso le copertine dorate dei libri sulle stagioni editi nel 2020.
 
 Sopra: La copertina del libro pop-up di Boscodirovo.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

lunedì 3 novembre 2025

Il piccolo libro dei mostri a scuola di Febe Sillane

"Il piccolo libro dei mostri a scuola" è un libro scritto e illustrato da Febe Sillani che fa parte di una collana che si chiama "Libri mostruosi per lettori coraggiosi" di cui vi avevo gia parlato recensendovi il volume "Mostri mostruosi per lettori baldanzosi", il quale raccoglieva tre volumi della serie: "Il piccolo libro degli orchi", "Il piccolo libro dei vampiri sanguinosi" e "Il piccolo libro degli unicorni".
 
 Sopra: Sulla copertina viene mostrata la classe di mostriciattoli con la preside.
 
Da piccoli, anche i mostri vanno a scuola per sviluppare i loro speciali talenti, come viene spiegato all'inizio del volume: "Anche i mostri da piccoli devono andare  scuola per imparare a usare le loro mostruose qualità. 
e lezioni sono tenute dai maestri più feroci e cattivi che ci siano al mondo; insegnano a terrorizzare, inseguire, sbranare e tante altre cose orribili.
Come in ogni scuola che si rispetti c'è un direttrice che vigila su tutto; si chiama signoria Porpora, ha più di trecento anni ed è uno spettro."
Grazie a questo libro assisteremo ad alcune delle lezioni a cui partecipano i piccoli mostri: l'arte dello spavento durante le lezioni di terrore con il maestro Pietro spettro (specializzato in urla agghiaccianti), gli esercizi di cattiveria con la Suprema strega nera (per imparare a mostrarsi crudeli e senza cure in ogni occasione), lo studio delle trappole col maestro orco Magnus (per costruire trappole efficaci con cui catturare le prede), le lezioni di bruttezza (dove gli alunni si esercitano a fare smorfie orripilanti davanti allo specchio) e le attività sportive col maestro Valdo (che insegna ai vampiri come trasformarsi in pipistrelli e alle streghette a volare con la scopa) sono le materie più importanti. 
Faremo poi una visitina anche alla mensa della scuola, dove lavorano due cuoche straordinarie: Orchessa Ortica e Triglia Troll, che preparano cibi apposta per ogni tipo di studente. 
Ottenere il diploma di mostro valoroso non è facile! Bisogna studiare, esercitarsi e alla fine superare l'ultimo ostacolo: le temutissime prove di coraggio!

Sopra: Alcune pagine inizialidel volume, le quali ci mostrano, a destra, la direttrice della scuola, la signorina Porpora.
 
I testi sono riccamente accompagnati dalle illustrazioni opera sempre di Febe Sillani, che sono molto numerose all'interno dei testi, tanto da essere preponderanti rispetto a questi ultimi. Non c'è pagina infatti che non sia occupata almeno per metà da un disegno e alcuni sono proprio a pagina intera.
Vi è ad esempio un piccolo disegno sotto ogni titolo, che serve a comprendere di cosa parla appunto il titolo e quindi il capitolo che si andrà a leggere. Anche le immagini a pagina intera servono ad aiutare il lettore nella comprensione dei testi, nonché a visualizzare i diversi personaggi e scene descritti nei testi a volte aggiungendo anche qualche informazione. Ad esempio quando dicono che le punizioni sno severissime, nei testi viene detto che chi non si comporta bene viene rinchiuso nella stanza delle torture di Miss piovra "che è famosa per la sua fredda e spietata cattiveria" qualcuno potrebbe immaginarsi il peggio, invece nel disegno si vede la piovra mostruosa con in mano un attrezzo per fare il solletico. In altre immagini invece vediamo l'aspetto dei vari insegnanti oppure le scene con gli alunni durante le lezioni.
Le illustrazioni di Sillani hanno uno stile piuttosto personale, dall'aspetto abbastanza esagerato, simpatico e buffo, con dei mostri quindi che, pur riprendendo le sembianze di quelli classici, non fanno assolutamente paura, ma hanno un aspetto bruttino (nel senso positivo del termine) ma carino. I disegni sono tracciati dall'autrice con poche linee dai tratti chiari, netti e precisi, che vanno a creare teste tonde, occhi a palla con un puntino nero come pupilla, nasi piuttosto imponenti e esagerati (a volte lunghi e sottili ed altre volte grandi, tondi e tozzi), bocche grandi...
Tutte le immagini risultano inoltre molto colorate, con tinte chiare, accese e brillanti, a volte più intense ed altre più chiare e pallide (come nel caso dell'incarnato dei vampiri che tende al bianco).
 
  
 
 

 Sopra: Alcune illustrazioni tratte dalle parti sulle lezioni di terrore, di bruttezza e di cattiveria, mentre l'ultima doppia pagina ci mostra i mostriciattoli in mensa.
 
"Il piccolo libro dei mostri a scuola" di Febe Sillani è un libro semplice e grazioso che parla di mostri ma in maniera (abbastanza) simpatica (se non fosse che le punizioni alla scuola dei mostri sono piuttosto severe). La cosa che può risultare particolarmente interessante per un bambino, visto che queste storie sono rivolte ai primi lettori, credo sia il fatto di vedere che anche i mostri vanno a scuola, e come sono fatte le loro scuole, qual è la loro routine. 
In questo libro vedremo i mostriciattoli assistere a varie lezioni, nessuna delle quali riguarda imparare a leggere, a scrivere, la matematica o altre materie a noi familiari (l'unica è la ginnastica), ma si tratta di materie come cattiveria, bruttezza, terrore e l'uso delle trappole.
Oltre alle lezioni assistiamo anche al momento della mensa o a quello in cui i piccoli mostri ci raccontano cosa fanno quando non sono a scuola. 
I testi sono piuttosto semplici, scritti in modo chiaro, con una buona spaziatura tra le righe e con un carattere di grandi dimensioni, tuttavia sono un po' più lunghi e complessi rispetto a quelli che ho visto in "La scuola dei vampiri" e "A scuola, fantasmini!" sempre della Sillani. La grande presenza di illustrazioni, dallo stile semplice, buffo, colorato e simpatico, rendono questo libro (e quelli singoli della serie) adatto già per lettori molto giovani, a partire dai 7 anni/7 anni e mezzo per la lettura autonoma, 4/5 per quella condivisa.
 
Quest'opera è stata pubblicata dalla Emme Edizioni (Edizioni EL) nel 2020, il libro ha 44 pagine, la copertina flessibile, misura 20 cm d'altezza e 15 cm di lunghezza e costa 8,50 euro.
 
Ecco gli altri titoli che Febe Sillani ha scritto per la collana "Libri mostruosi per lettori coraggiosi":
  1. "Il piccolo libro dei mostri" (2016)
  2. "Il piccolo libro degli orchi" (2016)
  3. "Il piccolo libro delle streghe" (2016)
  4. "Il piccolo libro dei fantasmi" (2016)
  5. "Il piccolo libro dei mostri mostruosi" (2016)
  6. "Il piccolo libro dei vampiri" (2016)
  7. "Il piccolo libro dei vampiri sanguinosi" (2017)
  8. "Il piccolo libro dei draghi" (2017)
  9. "Il piccolo libro degli unicorni" (2019)
  10. "Il piccolo libro dei mostri a scuola" (2020)
  11. "Il piccolo libro dei fantasmi da brivido" (2021)
 
     
Sopra: Quattro copertine dei libri di questa serie, per farvi un'idea dell'aspetto dei singoli volumi.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo. 

venerdì 19 settembre 2025

La guerra dei bottoni di Luis Pergaud

"La guerra dei bottoni" è un romanzo scritto da Luis Pergaud del 1912 e di cui esiste un'edizione illustrata da Claude Lapointe. Un romanzo per ragazzi che parla della guerra i ragazzini di due bande rivali i quali si combattono rubandosi bottoni.
 
    
Sopra: A sinistra l'edizione del 1991, al centro quella della BUR del 2013 e a destra sempre una una del 1991.
 
Nella campagna francese, senza esclusione di colpi e di ridicolo, un'altra battaglia viene combattuta in un remoto angolo della campagna francese: quella tra due bande di ragazzi dei villaggi di Longeverne e Velran. 
Posta in palio: i bottoni dei vestiti, strappati ai bambini catturati, costretti a tornare a casa a brache calate. I vincitori di imboscate, trappole e battaglie tagliano e sottraggono implacabilmente tutti i bottoni dei loro sfortunati prigionieri.
Come si legge nella prefazione: "I bambini e i ragazzi di campagna protagonisti di questo romanzo degli inizi del nostro secolo hanno sempre una ran voglia di togliersi i vestiti o di levarli agli altri. È una forma di lotta contro gli adulti che pretendono, anche quando fa caldo, che ci si debba vestire con tutti i bottoni allacciati. Questi ragazzi conducono due guerre: quella contro i loro coetanei e quella contro i genitori, verso i quali non portano molto rispetto, giudicandoli anzi malissimo."
Inoltre la prefazione avverte subito che questo è "un romanzo anticonformista: l'autore, mettendo in rilievo la vita reale di un paese ella campagna francese degli inizi del secolo, non si preoccupa di censurare il modo di parlare dei bambini e dei ragazzi contadini, abituati a chiamare ogni cosa, o ogni parte del corpo, con il proprio nome."
A partire dall'autunno, con l'inizio della scuola, come succede ogni anno ormai da tempo immemorabile, l'esercito di Longeverne inizia la sua campagna bellica contro quelli di Velrans. La vicenda si apre proprio con i fratelli Gibus che sono assaliti dall'esercito di Verrà a, che li prende a parolacce. Quando gli altri membri della banda si Longeverne vengono a sapere della cosa, particolarmente insospettiti, deciso di vendicarsi andando a scrivere una frase offensiva nei confronti dei rivali sui portoni della chiesa di Velrans.
Iniziano così i rispettivi attacchi, durante uno dei quali i Longeverne riescono a catturare uno degli avversari e gli tagliano tutti i bottoni dei vestiti: "Cominciò dal camiciotto: prima i ganci del colletto, poi tagliò i bottoni delle maniche e del davanti, quindi tutte le asole; dopodiché fu Camus a sfilare quel capo d'abbigliamento ormai inutile.
I bottoni e le asole della maglia, assieme alle bretelle, dividono la stessa sorte, sicché fu fatta saltare anche la maglia. Poi tocco alla camicia: dal colletto al davanti, alle maniche, non furono risparmiati un bottone né un'asola; poi furono "ripuliti" i pantaloni. Pezze, fibbie, tasche, bottoni e asole: non sfuggì nulla. Le giarrettiere d'elastico che reggevano le calze furono requisite, i lacci delle scarpe tagliati in trentasei pezzi."
Ha così inizio la famosa "guerra dei bottoni" che dà anche nome al libro e di cui seguiremo l'evoluzione per il resto del romanzo.
 
 Sopra: Alcune pagine che segnano l'inizio del romanzo, con alcune illustrazioni in bianco e nero di Lapointe.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni in bianco e nero di Claude Lapointe. Sono disegni dai tratti puliti che mostrano ai lettori alcune delle scene e dei personaggi che sono descritti nella storia: il momento in cui 
In effetti nel libro sono presenti diverse scene di violenza, che l'artista non esita a rappresentare, sebbene con una certa vena goliardica: le varie lotte tra le bande, sia a mani nude che con bastoni, gli agguati e le imboscate, il padre di Tintin che lo prende a calci sul sedere ...
Le illustrazioni, tutte a pagina intera e qualcuna anche a doppia pagina, sono molto dettagliate e ricche di particolari, l'aspetto di personaggi e ambienti è realistico, sebbene i primi abbiano un aspetto leggermente esagerato, un po' caricaturale, soprattutto per quanto riguarda i volti e le espressioni. Tutti i personaggi sono molto espressivi, ma soprattutto i volti di alcuni adulti sono piuttosto esagerati, tanto da suscitare nei lettori sicuramente più di un sorriso. Il che è coerente con il tono del libro, visto che i ragazzi protagonisti non hanno rispetto per i genitori, o comunque per gli adulti in generale, che amano più sbeffeggiare piuttosto che rispettare, e quindi anche l'aspetto degli adulti sembra una sorta di caricatura, un modo per ridicolizzarli.


  

  
 Sopra: Alcune delle illustrazioni in bianco e nero presenti all'interno del volume, le quali mostrano la banda di ragazzi a scuola, alle prese con la banda rivale oppure con i propri genitori.
 
"La guerra dei bottoni" di Luis Pergaud è un divertente e decisamente poco politicamente corretto romanzo che vede protagonisti dei ragazzi di due bande rivali di due paesi vicini, di cui il lettore seguirà le vicende di quelli del paese di Longeverne. 
I componenti della banda sono parecchi, e al lettore ci vorrà un po' per riuscire a identificare i vari personaggi e a ricordarselo: 
  • Lebrac: il capo dell'esercito di Longeverne, considerato "testardo come un mulo, intelligente come una scimmia e vispo come una lepre", è innamorato della sorella di Tintin, la gentile e graziosissima Maria. Forte e generoso, capo incontrastato dei Longeverne e dotato di grande coraggio. Catturato dai nemici, e privato dei bottoni, si rifugerà in un fosso, dal quale uscirà mostrando il fondoschiena agli avversari offendendoli.
  • Camus: il tenente di Lebrac, abilissimo ad usare la fionda attraverso cui spara proiettili micidiali, è innamorato di Tavie. È un grande arrampicatore, bravissimo a scovare nido di ciuffolotti  (che da quelle parti sono chiamati "Camus") e  per la sua abilità nel trovare rifugi sugli alberi.
  • La Crique: quello "che sapeva tutto", infatti è l'intellettuale, sempre allegro e vispo, membro del gruppo. Aiuta sempre i compagni suggerendo durante le interrogazioni in classe. Conosce a memoria l'intera storia della secolare guerra tra Longeverne e Velrans.
  • Tintin: tesoriere della banda, a lui è affidato il compito di conservare gelosamente il bottino di guerra strappato al nemico. La sorella Marie è innamorata di Lebrac.
  • I due fratelli Les Gibus: Grangibus e Tigibus, quest'ultimo il minore che segue dappertutto il fratello più grande. Vivono alle porte del paese.
  • Guignard: ragazzo che soffre di strabismo e che si deve girare sul fianco per guardarti in faccia.
  • Tétas o Tétard: ragazzo dalla grossa testa.
  • Guerreillas: il cui sguardo "con quegli occhioni terribilmente strabuzzati, faceva apparire Guignard come un Adone"
  • Bati: uno dei più piccoli membri della banda, demoralizzato dal fatto che suo padre non si ubriaca mai a differenza degli altri.
  • Bacaillé: frustrato a causa di un difetto fisico (è storpio), e geloso a causa dell'amore che Ottavia nutre nei confronti di Camus, tradisce la banda andando a rivelare a quelli di Velrans dove si trova la capanna al cui interno viene nascosto il bottino del tesoro.
  • Boulot: anche lui vive al di fuori del centro urbano, come i due Gibus.
  • Gambette: chiamato così perché è il messaggero che durante gli scontri porta al comando le notizie sulle "perdite subite", suo padre è un repubblicano di vecchia data.
  • Nonostante la banda sia formata da parecchi ragazzi e bambini in realtà molti passano in secondo piano, tanto che il lettore faticherà a ricordare chi sono, in quanto quelli maggiormente degni di nota sono Lebrac, Le Crique, Tintin, Gambette e Bacaillé (e quest'ultimo diventa rilevante solo dopo la prima metà del libro.
    I ragazzi passano le giornate autunnali e invernali a sfidare la banda del paese vicino, usando spesso degli epiteti decisamente poco educati.
    Come ci ha avvertito la prefazione, l'autore utilizza un linguaggio piuttosto colorito, ma come lui stesso spiega: "non ho avuto paura dell'espressione cruda, a patto che fosse gustosa, né del gesto insolente, a patto che fosse epico." Ad esempio proprio all'inizio del volume i fratelli Gibus spiegano agli altri di essere stati aggrediti da quelli di Velrans e gli "hanno urlato bastardi, salami, ladri, porci, merde, mezze cartucce, caconi, palle penzoloni, e ..."
    Soprattutto l'espressione "palle penzoloni" (anche se in lingua originale l'insulto era "palle di fango") sembra colpire particolarmente i ragazzi che si mettono a riflettere su cosa voglia dire questa espressione, facendo esplicito riferimento ai testicoli: "Palle penzoloni! ... Le palle, lo sanno tutti cosa sono, accidenti, perché c'è le hanno tutti, anche Miraur, il cane si Lisée, che sembrano dei marroni senza riccio. Ma palle penzoloni! ... palle penzoloni..."
    Altre espressioni colorite sono "bastardo", "culo di piombo", oppure metafore come questa: "come un volo di passeri su dello sterco fresco". Insomma nel libro sono presenti parecchi insulti, tanto che ad un certo punto il narratore metterà in guardia il lettori in proposito di una serie di insulti che Lebrac lancia contro i velranesi: "Quando Lebrac fu uscito dagli spini, cominciò, secondo le formule d'uso, la conversazione diplomatica seguente ( a questo punto il lettore o la lettrice mi permettano un inciso e un consiglio. Il rispetto della verità storica mi costringe a usare un linguaggio che non è proprio quello delle corti e dei salotti. Io non provo alcuno scrupolo né vergogna a a riprodurlo e mi ci sento autorizzato dall'esempio del mio maestro Rabelais. Tuttavia, [...] essendo d'altronde i tempi cambiati, consiglio alle orecchie delicate e alle anime sensibili di saltare cinque o sei pagine."
    Nonostante il linguaggio colorito l'atmosfera generale che si respira anche durante questi scontri é gaia e divertente, in quanto le parole non sono dette con vero odio, ma più come provocazione, sfoghi e sberleffi. Una lettura molto ironica e divertente, consigliata a partire dai 10/11 anni, dove i lettori seguiranno queste avvincenti lotte tra bande, dove non manca anche una certa dose di violenza fisica, visto che spesso i rispettivi componenti si ritrovano picchiati o malmenati, ma non solo dai coetanei, ma anche dagli adulti, genitori o insegnanti. 
    Leggendo questa storia si può infatti vedere uno spaccato dell'epoca in cui è ambientata, i primi anni del Novecento, quando picchiare i ragazzi era considerata una pratica normale, e anche i fanciulli sembravano non dolersene troppo. Ma assistiamo anche ai timidi corteggiamenti con le ragazzine, a cui non potevano rivolgere direttamente la parola, ma a cui portavano dei regalini (dolci di panpepato presi al mercato), alle giornate a scuola, al lavoro nei campi o nelle stalle, alla messa obbligatoria ogni domenica, dove ci si doveva vestire bene, la mancanza di soldi propri da poter spendere ...
    Per certi versi tale romanzo mi ha ricordato "I ragazzi della via Pàl" (uscito più o meno negli stessi anni): c'è ad esempio l'elemento delle due bande di ragazzi in lotta tra di loro, c'è la fedeltà e l'amicizia tra questi membri, che si sentono parte di qualcosa di importante (anche se, in entrambi i casi, non mancherà un tradimento), e c'è la serietà con cui questi ragazzi si dedicano ai loro giochi e alle loro battaglie, ingegnandosi in tutti modi per vincere, serietà che creano nel lettore un coinvolgimento emotivo nell'assistere a questi giochi e nell'affezionarsi ai personaggi. A differenziare tale romanzo da quello di Ferenc Molnàr è invece il tono: i ragazzi della via Pàl lottavano con l'altra banda per contendersi un territorio su cui poter giocare a pallone, perchè vivendo in città non c'erano spazi adeguati i cui poter divertirsi all'aperto con gli amici; vi è quindi per tutto il romanzo questa denuncia nei confronti della società che rende l'atmosfera più pesante, per non parlare poi del finale piuttosto tragico e amaro. Nel romanzo di Perguard l'atmosfera è sempre allegra e gaia, nonostante le botte che tutti i ragazzi si prendono da coetanei o genitori, essi essendo ragazzi di campagna hanno un sacco di spazi verdi in cui poter giocare e li sfruttano con gioia.
    Un romanzo in cui ad essere criticati sono soprattutto gli adulti, che sono spesso degli ipocriti che predicano bene ma razzolano male, come si suol dire, incapaci di mettersi dalla parte dei bambini e dei ragazzi. Perguard crea così un romanzo completamente dalla parte dei ragazzi, nel quale, sebbene ci siano molto scontri tra ragazzini, alla fine il nemico principale sono proprio gli adulti, perché con loro non si può giocare sullo stesso livello ad armi pari. Anche se alla fine sembra esserci una certa consapevolezza del fatto che probabilmente anche i ragazzi un giorno diventeranno come i loro genitori.
     
    Tale libro illustrato è stato edito originariamente nel col titolo "La guerre des boutons" dalla Mercure de France, ed è stato pubblicato in italiano per la prima volta nel 1983 dalla Bompiani. L'edizione che ho io, delle Edizioni EL, illustrata, è uscita nel 1991, ha una copertina flessibile, misura 17,8 cm d'altezza e 12,5 cm di lunghezza, ha 352 pagine e costava 16.000 LIRE. 
    Ci sono comunque varie edizioni attualmente disponibili, come quella del 2010 del BUR Rizzoli che costa 10,50 euro, oppure quella del 2015 edita da Crescere che costa 4,90 euro, nessuna di queste edizioni è tuttavia illustrata.
     
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    giovedì 17 aprile 2025

    SPECIALE: libri non illustrati (GIALLI AMBIENTATI IN COLLEGI)

    In questo speciale dedicato ai libri non illustrati (mentre il mio blog sarebbe dedicato a recensire libri con illustrazioni) ho riunito vari romanzi di genere giallo che ho letto e che sono tutti ambientati in collegi, inoltre tre storie su quattro hanno per protagoniste personaggi femminili, le quali indagano per poter scoprire chi è il colpevole di un certo delitto.
     

    "IL MISTERO DI BLACK HOLLOW LANE" di Julia Nobel con 256 pagine, edito nel 2021 dalla Edizioni EL (costo di 12,90 euro).
    Con un padre scomparso in circostanze oscure diversi anni prima e una madre troppo impegnata per badare a lei, Emmy viene mandata a Wellsworth, un prestigioso collegio inglese. Purtroppo Emmy viene a scoprire la cosa nel peggiore dei modi: la madre lo confessa ad un giornalista durante una festa.
    "Sua madre sfoderò u ampio sorriso, come una ragazza pompon che sa che la propria squadra sta per perdere. - Le ho trovato una scuola meravigliosa. Emmy ne sarà entusiasta. Sarà come vivere in famiglia.
    Emmy corrugò la fronte, che le pulsava ancora. Le scuole non erano per nulla come famiglie. Non si poteva vivere in una scuola... a meno che ... non fosse un ...
    - Un collegio? - chiese Clint, dando voce al suo pensiero.
    Tump-tump.Tump-tump.
     - Una scuola onnicomprensiva a immersione totale. Emmy vivrà con ragazzi della sua età in un ambiente estremamente stimolante per l'apprendimento.
    Emmy non aveva idea di cosa fosse ina <<scuola onnicomprensiva a immersione totale>>, ma pareva in tutto e per tutto un collegio.
    - Cge scuola è- si informò Clint. - E' vicina?
    Sua madre abbassò lo sguardo e lisciò una grinza sul suo vestito che soltanto lei poteva vedere. Quando alzò di nuovo gli occhi, il suo viso era composto e sereno. - A dire il vero, è in Inghilterra.
    TUMP-tump. TUMP-tump. TUMP-tump.
    Clint si girò verso di lei. - E tu come l'hai presa? Dev'essere stato un bello shock.
    La madre di Emmy deglutì e la fissò, come se la stesse implorando di dire la cosa giusta. 
    La stanza cominciò a girare come una giostra fuori controllo. Emmy rivolse all'uomo un sorriso tremolante. - Farei qualsiasi cosa per sostenere la mamma."
    Poco prima di partire, a seguito di una lettera di una persona che si firma "un amico" si mette a frugare in giro per casa e così trova in un nascondiglio di casa una scatola contenente degli strani medaglioni appartenuti al padre e forse legati alla sua misteriosa scomparsa. Arrivata a Wellsworth scoprirà che la scuola nasconde molti segreti. Un viaggio tra i misteri di un vecchio collegio inglese... 
    La vita della protagonista, come potete intuire, è piuttosto complicata: la madre è una famosa psicologa infantile, che però sembra essere più preoccupata della sua carriera (a breve parteciperà ad un programma televisivo) piuttosto che alla figlia; il padre inoltre è scomparso quando lei aveva tre anni, è uscito e non è più tornato e Emmy non ha idea di che fine abbia fatto...
    Sebbene contraria Emmy accetta di frequentare questo esclusivo collegio in Inghilterra, visto che comunque è abituata a cambiare continuamente scuola e compagni (e per questo fa fatica a stringere amicizie durature). 
    L'inizio in realtà non è esattamente scoppiettante: la scuola ha un percorso di studi molto impegnativo e lei è arrivata ad anno già iniziato, senza contare che alcune materie e argomenti lei non li ha mai nemmeno affrontati (tipo il latino o la storia inglese). Proprio per questo la direttrice del suo convitto la iscrive alla Latin Society, il club dedito all'apprendimento e all'eccellenza dello studio del latino: "Leggono e discutono la letteratura latina e offrono assistenza agli studenti che ne hanno bisogno." In realtà gli altri membri del club, e lo stesso professore, non sembrano molto entusiasti della sua presenza, cosa che vale anche per la sua compagna di stanza, Victoria, che pensava di non dover condividere con nessuno la sua camera fino alla fine dell'anno, come spiega a Emmy: "- Mettiamo una cosa in chiaro. All'inizio del semestre, su quella porta c'era un unico nome: il mio. Victoria Stuart Bevington. Non avrei dovuto avere una compagna di stanza quest'anno-. Spalancò la porta, uscì tutta impettita , passando, strappò la targhetta col nome di Emmy."
    Le cose comunque si fanno più interessanti quando Emmy, per una ricerca si storia, scopre che nella scuola, che un tempo era un convento, esisteva una confraternita che si faceva chiamare l'Ordine di Black Hollow Lane. E, da quanto spiega Jack (un compagno di scuola) ad Annie, in realtà tale ordine esiste ancora e ne fanno parti molti membri della Latin Society. E a quanto pare questa società potrebbe avere qualcosa a che fare con la scomparsa improvvisa del padre di Emmy, così la ragazzina si mette ad indagare.
    Una storia intrigante, anche se ci mette un po' a ingranare, in quanto all'inizio impariamo soprattutto a conoscere la protagonista (che è un personaggio sfaccettato e ben caratterizzato) e a capire la sua situazione familiare, dopodiché vediamo come la ragazzina si ambienta nella nuova scuola, come se la cava con le materie e come riesce a farsi dei nuovi amici. E sarà anche grazie a questi amici che riuscirà a fare dei passi avanti con le indagini su suo padre, scoprendo che quest'ultimo aveva a che fare con questa Black Hollow Lane. La seconda parte del libro quindi si concentra maggiormente sulle indagini e sulla ricerca del padre, ricerca che sembra essere osteggiata da più di qualche persona. 
    Una lettura adatta dai 10 anni in su.
     
    Sopra: La copertina ha dei bordi neri dove all'interno compare un disegno azzurro/grigio che mostra la struttura del collegio. Al centro spiccano le scritte gialle del titolo, mentre sotto si vedono tre figure nere, di cui quella al centro deve essere Emmy, la protagonista.
     
    "MISS JUSTICE: Un omicidio in collegio" di Elly Griffiths con 221 pagine, edito nel 2023 dalla DEAgostini (costo di 15,90 euro. Titolo originale: "A girl called justice", 2019).
    Justice Jones è una ragazza curiosa e appassionata di misteri. Sogna di risolvere casi importanti come una vera detective di Scotland Yard e quando viene mandata a studiare a Highbury House, un esclusivo collegio nella campagna inglese, capisce subito che quel luogo nasconde un'infinità di segreti. 
    L'arrivo coglierà la ragazza un po' di sorpresa dato che prima d'ora ha sempre studiato a casa con la madre senza mai mettere piede in una scuola, ma purtroppo la madre è morta e quindi il padre, un avvocato, ha iscritto la figlia in un collegio. "<<Mio padre è un avvocato, mia madre è morta.>>
    <<Morta?>> chiese Eva spalancando gli occhi. <<Che cosa orribile.>>
    <<Be', è accaduto sa poco>> rispose Justice. Per la precisione, erano passati trentuno giorni, ma non le piaceva dirlo ad alta voce. Da un lato, pronunciarlo lo rendeva reale e, dall'altro, la compassione della gente le faceva venire voglia di piangere e, se c'era una cosa che non avrebbe fatto a Highbury House, era piangere. <<Studiavo con mia madre, a casa>> disse per cambiare argomento. <<Non ho mai frequentato una scuola.>>"
    Certo, l'arrivo di Justice non passa inosservato - il suo taglio di capelli alla tomboy sconvolge tutte le signorine perbene che studiano lì - e dunque muoversi furtivamente nel collegio non sarà affatto facile per la giovane detective in erba. Justice però non ha intenzione di farsi scoraggiare dalle infinite regole di Highbury House. Non da quando ha scoperto che poco prima del suo arrivo una cameriera ha perso la vita proprio tra quelle fredde mura. 
    E se l'assassino fosse ancora tra loro? Se colpisse ancora? Lunghi corridoi scricchiolanti, lugubri torri che sembrano infestate dai fantasmi, insegnanti dall'aria arcigna e una lista di silenziosi indizi che solo una mente lucida e brillante può decifrare... Forse Justice Jones ha trovato pane per i suoi denti? Non le resta che armarsi di taccuino e pazienza e iniziare a stilare una lista di sospettati per far luce sul mistero e scoprire la verità.
    La storia è intrigante e l'ambientazione contribuisce bene a creare la giusta atmosfera. Come afferma più volte Justice la scuola "Sembra uscita da una storia dell'orrore". Infatti, nonostante la Highbury House sia "una scuola molto esclusiva" ed "estremamente costosa", come spiega Rose (una compagna di stanza della protagonista), è pervasa da un'atmosfera inquietante, forse dovuta al fatto che la scuola sia vecchia.  La stanza dove dorme Justice è lunga e ha cinque letti, finestre piccole e alte e una sola lampadina in fondo alla stanza. Il dormitorio è dotato di un bagno freddo, con "piastrelle crepate, intonaco che si staccava dalle pareti, muffa attorno alla vasca e al lavandino" e con uno specchio macchiato... insomma, non certo il tipo di ambiente che ci si aspetterebbe di trovare in un collegio esclusivo e costoso.
    Altra cosa che mi ha colpito, e non in positivo, è il fatto che alle ragazze sia permesso fare il bagno una volta a settimana, mentre alla mattina si possono solo lavare la faccia e le ascelle.  Come spiega Rose a Justice: "Il bagno si fa una volta alla settimana. al mattino ti puoi solo lavare la faccia e le ascelle." Cioè, capisco non farsi il bagno tutti i giorni, ma una volta a settimana è un po' pochino, soprattutto per delle ragazze preadolescenti/adolescenti.
    Comunque inizialmente pensavo che la storia fosse ambientata ai giorni nostri, invece leggendo mi si è insinuato il dubbio che non fosse proprio così, ma che fosse ambientata nella prima metà del 1900, anche se non riuscivo a capire l'anno preciso. Ad un certo punto viene detto che il padre di Justice guida una Lagonda, che è una macchina di lusso che venne costruita dal 1906 fino al 2016. A farmi capire però l'anno esatto in cui è ambientata la storia è stato quando la signorina de Vere, la direttrice, dice a Justice che leggeranno "National Velvet" di Enid Bagnold, che a quanto pare è "stato pubblicato l'anno scorso". Il libro esiste veramente, ed è stato edito nel 1935, per cui la storia è ambientata nel 1936. 
    La storia è intrigante, anche se parte un po' lentamente: all'inizio la protagonista viene a conoscenza della morte di una domestica, che sembra essere dovuta a una polmonite, anche se alcune cose non quadrano. Quindi inizialmente non c'è molto su cui indagare, solo qualche voce, e infatti la prima parte del romanzo serve più che altro a fare conoscere ai lettori i personaggi e l'ambiente scolastico, che è alquanto affascinante. 
    In seguito però le cose si complicano, dopo un'abbondante nevicata, che rischia di isolare la scuola, e con il ritrovamento di un nuovo cadavere, questa volta di una insegnante. La preside afferma che si è trattato di un incidente... ma anche stavolta le cose non tornano e le indagini iniziano a farsi serie.
    Storia dall'inizio forse un pochino lento, ma probabilmente perché si tratta del primo romanzo, in cui l'autrice si prende del tempo per fare conoscere ai lettori la protagonista e il nuovo ambiente scolastico in cui si ritrova, per cui la parte investigativa viene inizialmente messa un po' da parte, per approfondire comunque argomenti e situazioni interessanti. Ad esempio, come dicevo, mi è piaciuta molto l'ambientazione del collegio, che non è una di quelle scuole moderne che attualmente ritroviamo spesso descritte nei romanzi per young adulti, ma una scuola degli inizi del '900, dove le ragazze erano trattate un po' meno con i guanti (cibo della mensa spesso abbastanza schifoso, partire sportive d'inverno sotto la pioggia, sistemi di riscaldamento assenti quasi ovunque nella struttura in pieno inverno...).
    Pian piano comunque le vicende entrano nel vivo, facendosi sempre più interessanti fino ad arrivare ad un finale abbastanza adrenalinico, con un antagonista non facile da individuare; la stessa Justice verso la fine si ritrova ad avere molto sospettati ma nessuno di abbastanza convincente da poter essere quello definitivo.
    Volume carino e avvincente, a maggio del 2024 è stato tradotto anche il secondo libro e spero che continuino anche con gli altri, in quanto in inglese siamo per ora arrivati a quattro capitoli. Anche perché proprio il terzo sembra parlare di un fantasma, intitolandosi "The Ghost in the garden".
     
    Sopra: Sulla copertina vediamo una silhouette netta che dovrebbe rappresentare Justice, la protagonista, la quale sta tenendo in mano una treccia, come se si fosse appena tagliata i capelli. In realtà tale immagine non ha corrispondenza nel testo, in quanto lei arriva al collegio già con i capelli corti.
     
    "THE FOLIO CLUB" di Guido Sgardoli, 256 pagine, edito nel 2024 dalla De Agostini Editore (costo di 15,90 euro).
    Chiunque farebbe carte false per frequentare il Trinity Lyceum, un raffinato istituto per giovani élite incastonato sulle calme sponde di un lago svizzero. E, una volta dentro, per diventare membro del Folio Club, un circolo riservatissimo di studenti molto in vista. A unirli è qualcosa di più profondo che una cultura letteraria ricercata, importanti natali e un'aria sprezzante e impenetrabile. Molto più che il carisma irresistibile di Byron, leader indiscusso dal fascino distinto e il sorriso strafottente. Nessuno sa che si ritrovano di notte per immergersi nelle atmosfere gotiche descritte nei libri di Edgar Allan Poe, bevendo punch and honey (distillato direttamente dall'alcol a novanta gradi, e gli alcolici sono proibiti all'interno della scuola, sebbene la presenza del miele dovrebbe ridurre l'effetto alcolico), giocando a carte e praticando duelli con la spada. 
    Nick (abbreviativo di Niccolò) è appena arrivato nel collegio dopo essere stato espulso dall'ennesima scuola per rissa e quando, con sua sorpresa, viene invitato a partecipare a una delle serate del club, la sua prima impressione è di essere finito in un covo di matti, che si sono dati degli sciocchi soprannomi, da cui è meglio tenersi alla larga... In particolare non si fida di Byron, che considera un personaggio altezzoso, costantemente in cerca di attenzioni, manipolatore, e che cerca di nascondere una personalità tossica dietro un linguaggio ricercato, dei modi eleganti ed affabili, un'intelligenza raffinata, una cultura superiore e una schiera di adepti che lo adorano. 
    "<<Eccolo!>> esclamò eccitato il mio amico mentre un ragazzo alto, dagli occhi neri e dai modi eleganti e aggraziati, avanzava nella sala circondato da un gruppetto di accoliti.
    Eccolo. Una parola semplice, ma che nella sua semplicità esprimeva un insieme di sentimenti complessi di cui, mio malgrado, ero già a conoscenza: rispetto, soggezione e stima che sembrava sconfinare in una vera e propria forma di venerazione. E, mi pareva, una qualche forma di esagerato incanto, non saprei definirlo in altro modo, come lo spettatore di uno show di magia che attende il numero principale, quello che farà rimanere a bocca aperta.
    <<Eccolo!>>
    Così disse, senza aggiungere altro, come se non servisse, perché Byron, a suo avviso, non aveva bisogno di inutili aggettivi o verbose circonlocuzioni per essere presentato. Bastava la sua sola presenza.
    Lo guardai con interesse, poiché la sua fama l'aveva preceduto. E non solo perchè Jacopo me ne parlava ormai da settimane, da quando, in seguito all'ennesima espulsione, i miei (mia madre), avevano deciso di iscrivermi al Trinity, ma perchè, da che ci avevo messo piede, ovunque -nei corridoi, nelle aule, in mensa, tra i vialetti del campus- non si vociferava che di lui, di Byron, il ragazzo più popolare e celebrato dell'intero istituto. E già questo me l'aveva reso antipatico.
    Osservando la sua entrata studiata (era evidente che sapeva di essere lui il centro dell'attenzione), il portamento, l'espressione, l'aria di onnipotenza che lo circondava, mi capitò di pensare a un semidio, un antico faraone al cospetto die propri sudditi. E coloro che lo accompagnavano davano esattamente quella sensazione, di essere sudditi soggiogati sal carisma di un giovane fuori dal comune, il che suscitava in me, nei suoi confronti, un certo disprezzo. [...] Chi ha potere, di qualsiasi tipo, finisce per utilizzarlo a proprio vantaggio e a discapito di quanto gli stanno intorno."
    Rimanere fedele al suo proposito, però, è difficile, sia perché Nick non fa che pensare ai penetranti occhi scuri di lady Ligeia (soprannome di Elena), l'algida adepta che lo ha stregato, sia perché Byron è pronto a qualsiasi cosa pur di non lasciarsi sfuggire quello che considera già l'undicesimo e ultimo membro del club. E senza nemmeno sapere come, Nick si trova irrimediabilmente invischiato in un gioco più grande di lui, in un delirio di onnipotenza che genera sfide pericolosissime e porta ad atti estremi. 
    Ad esempio Nick legge sul giornale di un'aggressione avvenuta ai danni di un parroco, in cui sarebbe stato rubato il calice della messa, calice che fatalità compare riempito di punch and honey a una delle riunioni del Folio Club, ma tutti i membri negano il loro coinvolgimento nell'aggressione, affermando che il calice appartiene a una delle loro famiglie. Questo non è l'unico evento a mettere in allarme Nick, un altro studente infatti lo mette in guardia dal Club riguardo al suicidio di un ragazzo avvenuto neanche un anno prima, ma anche in questo caso tutti negano qualsiasi coinvolgimento.
    Byron inoltre gioca un brutto scherzo a Nick, alquanto grave, per proteggere il Club, tanto che il protagonista non vuole più saperne nulla di lui né del Club, ma un evento improvviso gli fa cambiare idea riavvicinandolo ai membri della confraternita: Byron scompare e forse gli è successo qualcosa. Nick deciderà di mettersi a indagare, coinvolgendo anche gli altri membri del Club, andando a scoprire diversi oscuri segreti, molti dei quali riguardanti Byron, il quale si scopre essere ben lontano dall'immagine di ragazzo perfetto che ha sempre voluto dare.
    Ad un primo impatto il lettore adulto potrà percepire che il libro è stato scritto per un target di adolescenti essendo uno youg adult, sia come linguaggio e anche per l'ambientazione, che strizza l'occhio a questo pubblico (collegio esclusivo con un club segreto). Tuttavia non fermatevi ad un primo impatto, perchè ben presto la storia riuscirà a coinvolgervi.
    Un romanzo avvincente, coinvolgente, con dei personaggi ben caratterizzati, anche se all'inizio possono sembrare un po' stereotipati:Nick ad esempio inizialmente dà l'impressione, a primo impatto, di essere il classico adolescente incazzato e incompreso, figlio di persone ricche e importanti che però si sente trascurato (soprattutto dalla madre) e quindi combina casini  per attirare l'attenzione e per fare il contrario di ciò che la madre vorrebbe che lui facesse. Avrei inoltre voluto vedere più scene con Byron, prima che scomparisse, per poterlo comprendere meglio e vederlo maggiormente in azione, non mi sarebbe dispiaciuto anche se il romanzo fosse stato un po' più lungo. Il mistero che si cela dietro la sua sparizione è ben congegnato e non è facile capire chi ci sia dietro, lasciando il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.
     
    Sopra: Sulla copertina, dallo sfondo sui toni del verde, vediamo i membri del Folio Club, tra i quali spicca in primo piano, al centro, proprio Byron.
     
    "LIDIA POET E IL SEGRETO DEL COLLEGIO" di Vernante Pallotti con 224 pagine, edito nel 2024 dalla PIEMME Edizioni (costo di 16,00 euro).
    Lidia Poët sogna di diventare avvocata, un mestiere riservato agli uomini. Quando lo comunica alla famiglia, i suoi rispettabili genitori sono costretti a spedirla al Collegio di Bonneville, in Svizzera, dove le signorine imparano l'arte delle faccende domestiche e a comportarsi come si deve. Tuttavia, proprio quella scuola nasconde un caso per una detective in erba come lei: tra le studentesse modello e le lezioni di cucina, infatti, si annida un orribile mistero. Durante la cerimonia di benvenuto una delle studentessa scopre uno scheletro in giardino: "Sdraiati nella terra umida della buca, c'era uno scheletro biancastro con profonde cavità nere al posto degli occhi e la mandibola fuori asse, che gli faceva assumere un sorriso ancora più terrificante di quello si Séverine. Vestita un abito da festa, un tempo di un elegante azzurro, con la gonna vaporosa e ricami floreali, ora logoro e consumato dagli anni di sepoltura nel suolo umido.
    Era il primo morto che la giovane Poët riusciva incontrare, perché suo fratello si era sempre rifiutato di portarla con sé all'obitorio. Voleva studiare con i suoi occhi cosa restasse una volta che l'anima lasciava il corpo, credeva di essere pronta. 
    Davanti a quello scheletro impolverato, però, Lidia voltò lo sguardo per rispetto e con un' atroce paura nel cuore."
    Quando viene dissotterrato lo scheletro, il maestoso edificio viene infestato da un fantasma, che sembra deciso a svelare tutti i segreti delle allieve di Bonneville. Ad esempio il "fantasma" svela ad un'insegnante il fatto che una delle allieve possedesse un libro di Daniel Defoe. La stessa Lidia trova in uno dei libri che si è portata da casa (cosa vietata dal regolamento dell'istituto) un messaggio in latino che annuncia: "Sono risorto per svelare i vostri segreti".
    Un lavoro perfetto per Lidia, che con l'aiuto di Voltaire, un cucciolo di pipistrello che ha trovato nell'armadio, decide di indagare. Battendosi contro istitutrici severe, amiche velenose e grida terrificanti, la giovane promettente avvocata si dovrà servire di tutta la sua intelligenza e del suo coraggio per portare alla luce una verità a lungo nascosta. 
    La vita in collegio femminile non è facile, soprattutto per qualcuno come Lidia: una ragazza con uno spirito all'avanguardia per l'epoca, una ragazza che non vuole solo pensare a un buon matrimonio, ma vuole diventare un'avvocata, nonostante tutti i suoi parenti vedano ovviamente la cosa negativamente. Ed è anche per questo che i genitori di Lidia decidono di mandarla in questo collegio, dove la ragazza trova alcune compagne tutte perfettine e antipatiche, ma anche qualcuna di si simpatica, come Perla, una ragazza timida e insicura, che adora il succo di mirtillo e che le altre chiamano "Bastardina" poiché è stata adottata. È una ragazza molto melodrammatica e che tende a piangere per qualsiasi cosa, tanto che Lidia la prende in simpatia e cerca sempre di aiutarla, anche se alla lunga il lettore potrà trovarla un po' tediosa e pesante. Alla fine comunque si rivela un personaggio più complesso del previsto.
    Come insegnanti troviamo: la antipatica e severa signora Severine, maestra di buone maniere (ma che dovrebbe ripassare un po' di empatia ed educazione); Mademoiselle Brown, l'insegnante di educazione fisica, la quale è muta; Frau Michelle, la docente di violino, prossima alla pensione, in grando di parlare tantissime lingue.
    Una lettura coinvolgente, anche se dopo il primo terzo del libro la storia mi è parsa un po' rallentare, con il fantasma che gioca gli scherzi alle studentessa svelando i loro segreti, e Lidia che non riesce a fare molti passi avanti. In seguito la trama si riprende notevolmente riuscendo a creare un bel colpo di scena su chi fosse il colpevole e quali fossero le sue motivazioni, le quali sono legate allo scheletro che è stato ritrovato all'inizio della storia. Scheletro di cui Poët capirà abbastanza in fretta l'identità, ma solo verso la fine riuscirà a saperne di più su questa ragazza e il motivo della sua morte. Motivo che tra l'altro non è proprio leggero da digerire, ma che ha delle implicazioni piuttosto pesanti, sebbene non si possa parlare di un vero e proprio omicidio compiuto volontariamente.
    Una storia che sicuramente cerca di mettere in evidenza i pregiudizi che vigevano nell'Ottocento nei confronti delle donne, e di cui le donne stesse erano vittime, e su come queste fossero molto limitate nella scelta riguardante il loro futuro, ricche o meno benestanti che fossero. Lidia Poët assume quindi il ruolo un po' di personaggio controcorrente, di quella strana perché di discosta dalla massa e ha idee diverse da tutti gli altri, perché è quella alternativa. È un personaggio determinato sicuro di sé, con un certo fascino; come investigatrice dimostra di avere delle buone capacità ma di non essere imbattibile, in quanto su certe cose il "fantasma" riuscirà a fregarla, e anche lei avrà bisogno del suo amico Edmondo per riuscire a tirarsi definitivamente fuori dai guai.
    Lettura intrigante che parte bene, prosegue un po' rallentando il ritmo, per poi riprendersi nell'ultimo terzo della storia, quando si iniziano a scoprire le cose più interessanti e succose, con un bel colpo di scena su chi è il così detto fantasma (scoprirlo o arrivare a sospettare di lui non è facile). Una lettura adatta dai 10/11 anni in su, anche grazie ai capitoli suddivisi in sottocapitoli piuttosto brevi e veloci da leggere, scritti tra l'altro abbastanza in grande.
     
     Sopra: Sulla copertina dallo sfondo azzurro compare la figura nera di Lida, con il suo animaletto, il pipistrello Voltaire, che le svolazza accanto.
     
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