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mercoledì 20 agosto 2025

La peste scarlatta di Jack London e Roger Olmos

"La peste scarlatta" scritto da Jack London è un classico della letteratura americana, un romanzo breve post apocalittico illustrato, in questa edizione di cui vi parlo, da Roger Olmos, un artista che ha già illustrato diversi classici usciti per la Logos Edizioni.
Il volume fa infatti parte della collana “Capsula del tempo”, libri che con la testimonianza della scrittura e la meraviglia dell’arte si propongono di incoraggiare i lettori a mettere in discussione il tempo presente per prepararsi al futuro, come scritto sul retro della copertina: "Con la possibilità di tornare al passato e ripartire. Forse."
 
Sopra: Sulla copertina compare un'illustrazione di Olmos non presente all'interno del testo, in cui vediamo questa mezza testa umana da cui spuntano dei fiori.
 
In un mondo in cui la natura si è ripresa i suoi spazi e l’uomo è regredito a uno stile di vita primitivo, il vecchio Professor James Howard Smith risponde alle domande dei nipoti riguardo alla Peste Scarlatta, la pandemia che sessant’anni prima ha distrutto la civiltà umana, lasciando pochissimi sopravvissuti: "<<Lo so, lo so. Sono un vecchio sudicio. Ma i tempi sono cambiati. Oggi nessuno si lava e non ci sono comodità. Non vedo un pezzo di sapone da sessant'anni. Voi non avete idea di cosa sia il sapone e io non vel lo dirò, perché adesso ci sto raccontando la storia della Morte Scarlatta. Voi sapete che cosa significa stare male. Noi la chiamiamo malattia. Molte malattie erano causate da quelli che chiamavano fermo. Ricordate questa parola, germi. Un gerne è una cosa piccolissima. Come una zecca, di quelle che trovate sui cani a primavera quando scorazzano nella foresta. Solo che il germe è minuscolo. Talmente piccolo che non si riesce a vederlo...>> [...]
 <<I germi venivano chiamati microrganismi . Quando qualche milione o un miliardo di essi erano dentro un uomo, nel suo sangue, quell'uomo si ammalava. I germi erano una malattia. C'è n'erano di tanti tipi diversi, più di tutti i granello di sabbia su questa spiaggia. Noi ne conoscevamo solo alcuni . Quello dei microrganismi era un mondo invisibile, un mondo che non riuscivamo a vedere e del quale conoscevamo davvero poco. [...]>>
Il Nonno è uno di questi sopravvissuti si lascia andare ai ricordi, per quanto dolorosi, di ciò che era accaduto nel lontano 2013, quando aveva 27 anni, una carriera avviata all’università e una fiducia incrollabile nelle facoltà umane. Dal suo racconto traspaiono una profonda nostalgia e la certezza della ciclicità della storia e dell’evoluzione della civiltà umana, di impareggiabile bellezza, ma costruita su ingiustizie e sofferenze. 
Come ogni grande opera letteraria, La peste scarlatta trascende gli avvenimenti narrati, offrendo una lettura cruda ma estremamente lucida dell’animo umano.
Il testo, apparso per la prima volta a puntate sul London Magazine nel 1912 e in volume nel 1915, viene ripubblicato da Logos nella traduzione di Davide S. Sapienza. 
 
 
Sopra: Un'immagine del vecchio narratore assieme a uno dei propri nipoti mentre sono a caccia.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Roger Olmos, le quali sono sempre a tutta pagina o anche a doppia pagina. Esse sono evocative, piene di poesia e di pathos, m anche molto carnali ed intense.
Sono presenti nel volume sia immagini a colori che in bianco e nero. Queste ultime vengono usate per indicare ciò che è successo in passato, infatti sono inserite all'interno del racconto del vecchio, quando racconta ai nipoti di come tutto ha avuto inizio e di come sia degenerato. In questi casi l'artista ha fatto un bellissimo lavoro giocando con le luci e le ombre di ogni scena, che risultano sempre molto dettagliate, tuttavia in molti disegni ha deciso di inserire anche un tocco di colore rosso, dalle tonalità molto accese, intense e brillanti, proprio a contrastare il bianco e nero del resto dell'immagine. Colore che rappresenta la violenza e il sangue, ad esempio quello uscito da qualche ferita o da qualche buco di proiettile, sebbene non manchi anche un bel tramonto rossiccio. D'altronde il rosso scarlatto è anche il colore che contraddistingue questa piaga.
Le immagini a colori sono poche, in quanto compaiono soprattutto all'inizio e poi alla fine del volume hanno delle tinte intense, forti, anche se non molto brillanti o vivaci, ma che spesso appaiono un po' sporche, pervase da una patina marroncina che oscura la brillantezza dei colori, anche se ci sono alcuni elementi con tonalità più chiare e pulite. Nei disegni a colori i personaggi inoltre sembrano assumere un aspetto meno realistico e più caricaturale, esaltando ancora di più l'espressività dei loro volti.
Lo stile di Olmos sicuramente si adatta bene a rappresentare questa storia e le scene narrate nei suoi testi, in quanto l'artista non risparmia i lettori anche momenti piuttosto violenti e molto macabre, con cadaveri, persone malate deturpate dalla malattia, scheletri e zombie, il tutto rappresentato con grande dovizia di particolari e in modo molto dettagliato. Talvolta comunque l'artista non si limita a mostrare ciò che viene raccontato nei testi, ma alcune immagini sono più simboliche, tipo quella con una specie di mostro gigante rossiccio che si staglia in mezzo ai palazzi di una metropoli in rovina, con muri sporchi di rosso, a simboleggiare la diffusione della pandemia.

  


 
Sopra: Alcune illustrazioni di Olmos, di cui alcune a colori (sebbene con tonalità un po' spenta) mentre altre in bianco e nero, con il sangue rosso.
 
"La peste scarlatta" scritto da Jack London è un romanzo breve piuttosto interessante, che sicuramente porta a fare alcune riflessioni, ma che tuttavia per certi versi non mi ha entusiasmo troppo.
Francamente ho trovato i capitoli iniziali un po' pesanti, perché nonostante l'autore cerchi di far capire al lettore come sia diventata l'umanità in questo futuro post apocalittico, sono capitolo molto verbosi. Infatti qui troviamo questo uomo anziano assieme ai suoi nipoti a cui si mette a raccontare di come l'umanità si sia quasi estinta. Il fatto è che quindi la cosa ci viene raccontata e non mostrata, inoltre il vecchio, per farsi capire dai nipoti, che hanno perso gran parte del forbito vocabolario umano, deve spiegargli molte cose che il lettore già conosce. Da una parte la cosa è interessante, vedere come l'autore si sia immedesimato in questi giovani che sono praticamente degli uomini primitivi, privi di molte conoscenze sia linguistiche (interessante anche il fatto che abbiano in parte perso la capacità di esprimersi verbalmente) che teoriche. Ad esempio non avendo mai fatto matematica sanno contare solo fino a dieci, ma non comprendono unità come le centinaia, le miglia, i milioni o i miliardi ed è interessante vedere come il nonno cerca di spiegare loro questo concetto. Il problema è che il lettore si ritrova a dover sentire le spiegazioni di molte altre cose che lui già conosce, come quella di cosa sono i germi e delle varie epidemia che si sono susseguite sulla Terra nel corso dei millenni e io alla lunga ho trovato la cosa un po' noiosa. 
Anche perché la spiegazione di come è effettivamente iniziata questa pandemia della Peste Scarlatta arriva dopo i primi due capitolo, cioè dopo un terzo del libro.
Quando il narratore inizia a parlare di come si scatenò la pandemia effettivamente le cose si fanno più interessanti, anche se sul retro di copertina c'è scritto: "Alla luce della recente pandemia di Covid-19, questo romanzo distopico risulta stranamente profetico per il lettore contemporaneo, che si riconoscerà in molte delle scene descritte da Jack London." Diciamo che anche in questa affermazione mi sono riconosciuta parzialmente. Sicuramente ho trovato delle similitudini per quanto riguarda la diffusione del virus, ma la Peste Scarlatta é una malattia decisamente molto più terribile e letale: "Il problema era la rapidità stupefacente con cui il germe annientava le persone e il fatto che, una volta entrato in un corpo, finiva inevitabilmente per ucciderlo. Nessuno era mai guarito. Quando c'era stato il vecchio colera asiatico, poteva capitare di andare a cena la sera con un uomo on salute e il mattino seguente, alzando si abbastanza presto, vederlo dalla finestra sfilare su un carro funebre. Ma questa nuova peste era più rapida, molto più rapida. Dal momento in cui si manifestavano i primi segnali, una persona impiegava un'ora a morire. Solo pochi resistevano per qualche ora. Gran parte moriva entro dieci, quindici minuti dall'insorgere dei primi sintomi." Ecco il Covid sicuramente non è stato così veloce e così letale, tanto che molte persone potevano contrarlo senza manifestare alcun sintomo, mentre altri sono guariti perfettamente anche avendolo preso. Questa Peste Scarlatta invece è descritta come una malattia che non lascia scampo, nessuna minima speranza di salvezza o di guarigione, per cui non sorprende che la popolazione sia stata decimata.
Nella parte dello scoppio e del diffondersi dell'epidemia si riconosce il panico che essa crea, con le persone che tendono a isolare quelle che credono infette poiché erano vicine a qualche ammalato. Interessante anche la parte con la popolazione che impazzisce, lasciandosi andate a scoppio di violenza, alla piromania, ai saccheggi e all'alcolismo.
In effetti la parte della descrizione della diffusione della pandemia e di come il vecchia sia riuscito a sopravvivere è abbastanza interessante, così come quelle in cui il vecchio racconta di come l'umanità si sia adattata e sia sopravvissuta a questo evento (dice ad esempio che erano rimaste poche donne in vita, per cui le possibilità di riproduzione erano piuttosto limitate).
Molte comunque delle cose descritte su come la popolazione ha reagito alla pandemia diciamo che orami sanno di già visto. Sicuramente quando London scrisse questa storia, nei primi del Novecento, essa doveva essere molto innovativa, e in effetti pensandoci a posteriori in certi punti non sembra avere un centinaio d'anni. Eppure, dopo tanta letteratura apocalittica e dopo tanti film, fumetti e manga sul medesimo tema, come pure quelli sugli zombie, le cose che scrive l'autore per me hanno saputo di già visto: il governo che inizialmente nega la malattia, la diffusione incontrollata del morbo, la paura che suscita, il tentativo della gente si sopravvivere creando delle comunità, la lotta contro balordi e delinquenti che cercano di approfittarsi della situazione, gente che muore in ogni dove, la fuga dalla città...
Lo so che non è colpa di London, che appunto ha scritto queste cose molti anni prima che vi facessero sopra film, fumetti, videogiochi e molti altri romanzi, eppure per la maggior parte del tempo mi è sembrato di leggere qualcosa che già conoscevo o che avevo già visto da qualche parte.
Detto ciò non trovo che quest'opera sia da buttare, anzi, a tratti è ancora attuale, e che sicuramente ha contribuito a fondare un genere letterario e cinematografico, la si potrebbe definire una genesi del genere. Purtroppo io il genere distopico e post apocalittico non lo apprezzo molto, perfino i film sugli zombie e relative pandemie li trovo noiosi, nonostante a me piacciano i film horror, perché li trovo sempre tutti uguali (anche The Walking Dead non sono riuscita a seguirlo perché mi ha stufato quasi subito).  
Se tuttavia amate il genere distopico e post apocalittico, o anche i film sugli zombie, probabilmente vi piacerà, non aspettatevi però qualcosa di estremamente originale, in quanto la trama segue proprio l'evoluzione di una classica storia di questo tipo. Molto più interessante e coinvolgente è la parte finale, dove il protagonista trova altri sopravvissuti, peccato che fra questi uno sia un uomo grosso e violento, che ha sottomesso con la violenza una delle poche donne sopravvissute all'epidemia.
Rimane sicuramente un buon racconto, emozionante e che diventa più coinvolgente e vivido nella parte in cui il vecchio descrive la diffusione della peste, e come i superstiti sono sopravvissuti ad essa, presentando anche tematiche moderne e reggendo bene al passare del tempo (non sembrerebbe una storia scritta più di cento anni fa). 
Interessanti sono anche le considerazioni del vecchio su quanto successo, su come era la Terra e su come invece è diventata, tornando a una regressione quasi primordiale, con la cultura e tutto il suo sapere che scompaiono pian piano. Un romanzo che fa riflettere sulla fragilità della società e della natura umana di fronte a simili avversità, sull'essenza dell'umanità e sulla sua capacità di trovare la forza per sopravvivere a simili catastrofi. Un libro che tutto sommato ci fa riflettere su quanto siamo fortunati ad avere ciò che abbiamo, sebbene non manchino critiche anche alla società moderna (London immaginava una società futura tutt'altro che idilliaca o prova di ingiustizie, anzi), dove ci sono tante cose che non sono giuste e che andrebbero migliorate.

Quest'opera è stata pubblicata originariamente a puntate nel 1912 e poi come romanzo nel 1915 dalla Mcmillan col titolo "The Scarlet Plague", mentre questa edizione è stata edita in italiano nel 2024 dalla Logos Edizioni. Il volume ha 104 pagine, la copertina flessibile, misura 25,5 cm d'altezza e 19,5 cm di lunghezza e costa 18,00 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

venerdì 8 novembre 2024

Le tribolazioni di Tommy TipTop di Stefano Bessoni

"Le tribolazioni di Tommy TipTop" di Stefano Bessoni è la storia di un ragazzino che si diverte a torturare gli animali finché riceve la giusta e meritata punizione.
Lo scopo di questo libro è mostrare che la cattiveria verso le creature animali merita – se non la riceve subito – una punizione, e che obbedire alla legge della bontà è il nostro dovere nonché la nostra gioia”. Queste parole sono state tratte dalla prefazione di un certo M.B., un autore anonimo, e tratte da "The Tribulations of Tommy Tiptop", un libro del 1893 che Bessoni ha scoperto e ha voluto riscrivere e rivisitare, così come aveva fatto nel 2022 con il testo di "Pierino Porcospino" del dottor Heinrich Hoffmann .
 
Sopra: Sulla copertina compare l'immagine del protagonista, Tommy TipTop, rivisitato e reinterpretato dall'artista Stefano Bessoni.
 
Non era esattamente un cattivo ragazzo, Tommy Tiptop, solo che gli piaceva divertirsi, fare i dispetti e pensare solo a sé stesso. Di tutto questo era in parte responsabile la sua mamma, che lo aveva viziato e vezzeggiato finché era diventato, come dicevano le domestiche, “un guaio tremendo, peggio delle piaghe d’Egitto”. Perdipiù Tommy aveva un compagno di giochi di nome Johnny Triktrak, che era più grande, più forte e perfino più cattivo di lui. Insieme si divertivano a tormentare le sorelline di Tommy e tutti gli animali della famiglia, dando prova di un’efferata fantasia. Finché, dopo aver annegato i gattini, fatto azzuffare tra loro i cagnolini, schiacciato i pulcini con la bicicletta, infilzato farfalle e chi più ne ha più ne metta, arrivò il momento di pagare per le loro malefatte…
Dopo essere andato a aletto col mal di pancia (per aver mangiato, contro gli avvertimenti del fornaio, dei panini crudi) Tommy inzia infatti a fare un sogno terribile: prima sogna che due grossi uccelli lo stanno trascinando fuori dal letto mettendolo in una gabbia e cercano di dargli da mangiare lumache; poi sogna di una gatta che lo prende e lo annega in una catinella; in seguito viene preso all'amo e pescato da un grosso pesce; è costretto a lottare contro il proprio amico da due bulldog; una vespa gli spiaccica la testa, mentre due ragni lo fanno a pezzi; due topi chiamano una gatta per farlo mangiare; una bici lo schiaccia e gli trancia via le gambe; altri insetti lo trafiggono con uno spillone; la bambola Rossella gli cava gli occhi; un pappagallo lo graffia con i suoi artigli; un coniglio gli spara e lo cucina al forno; uno scarafaggio lo schiaccia con le sue zampe; infine viene attaccato e morso da dei panini.
Insomma, praticamente gli vengono fatte provare tutte le cose e le cattive azioni che lui, nel corso della giornata aveva compiuto nei confronti degli animali.
 
 Sopra: Due pagine iniziali, dove a sinistra comapiono i testi e a destra c'è un'illustrazione che ci mostra Tommy, il protagonista della vicenda.
 
Le illustrazioni di Stefano Bessoni hanno come al solito uno stile molto personale e originale, dai tratti grotteschi, che contribuisce a dare alle immagini un aspetto macabro ma affascinante. I personaggi umani hanno un aspetto caricaturale, sgangherato e bizzarro, con parti del corpo molto sproporzionate (in particolare la testa appare sempre molto più grande rispetto al corpo e le gambe sono estremamente magre e sottili) che conferisce loro un aspetto caricaturale e quasi grottesco. 
Nel volume sono poi presenti scene di violenza, sangue, e scheletri che rendono le illustrazioni piuttosto inquietanti.
In questo caso comunque l'artista si è ispirato alle illustrazioni originarie che comparivano nel libro di Tommy Tip Top, delle quali riprende ad esempio i tipi di animali (soprattutto insetti), vestiti e i colori, nonostante lo stile delle prime e quello di Bessoni sia molto differente.
Ad esempio se nelle vecchie illustrazioni gli sfondi sono sempre rappresentati con accuratezza,  i personaggi e le creature ritratte dall'artista vengono mostrati invece su uno sfondo indefinito, astratto, dai toni delicati, sopratutto quelli del grigio, in particolare, con qualche sfumatura di verde menta, anche se in certi sfondi essi appaiono combinati.
Parlando dei colori, se per gli sfondi Bessoni ha deciso di utilizzare delle tinte dai toni delicati e spesso chiari, o comunque smorzati, i personaggi e le varie creature posseggono delle tinte più scure e intense. In particolare sembrano predominare tinte quali il bianco, il marrone (utilizzato molto per gli abiti e gli animali, soprattutto gli insetti), il rosa della pelle e il verde della vegetazione.
Questi colori hanno delle tonalità smorte, poco brillanti e vivaci, spesso anche abbastanza cupe. L'unico colore che appare un po' più allegro e brillante è il rosso, che imporporata i nasi e le labbra dei personaggi (talvolta anche i capelli e le guance) e colora poi qualche altro oggetto che compare nelle scene, come ad esempio vestiti, parti del corpo degli animali e  il sangue. 
 
 

 

 
Sopra: Le illustrazioni di Stefano Bessoni hanno uno stile molto personale e originale, dal tratto macabro ma affascinante. I personaggi umani hanno un aspetto sgangherato e bizzarro, con parti del corpo molto sproporzionate (in particolare la testa e le gambe) che conferisce loro un aspetto caricaturale e quasi grottesco. Nel volume sono ritratti anche numerosi animali e insetti anch'essi dall'aspetto poco realistico e caricaturale. In basso potete vedere alcuni disegni di Bessoni messi a confronto con le illustrazioni originali.

"Le tribolazioni di Tommy TipTop" di Stefano Bessoni è un testo in cui l'autore, dopo Struwwelpeter (che Bessoni ha pubblicato, sempre con la Logos Edizioni nel 2022 col titolo "Struwwelpeter: la vera storia di Pierino Porcospino"), torna a occuparsi di piccoli pestiferi, riprendendo un’altra opera ottocentesca, stavolta di lingua inglese, finora inedita in Italia. In effetti trovate informazioni riguardo tale libro non è facile, su internet si trova qualche illustrazione e, soprattutto, vecchie copie del libro in vendita, ma nessuna pagina che racconti di cosa parla il libro nel dettaglio.
Scritto e illustrato da autore ignoto a fini educativi, "The Tribulations of Tommy Tiptop" potrebbe sembrare al lettore un libro non adatto ai bambini, per via delle continue descrizioni di violenza sugli animali, di cui Stefano Bessoni conserva la ferocia e le tinte macabre, anche se in realtà è proprio la ferocia, di cui molti bambini e adulti sono capaci, a renderlo un libro pedagogicamente concreto. D'altronde il libro è stato pubblicato in un altro periodo storico, dove c'era molta meno attenzione per le sorti e il rispetto per gli animali. Bessoni nella sua postfazione scrive: “Quello che si può dire del libro originale è che è stato pensato e pubblicato in tempi assai diversi dai nostri, in cui gli animali erano considerati al pari di oggetti al mero servizio dell’uomo nonché ritenuti privi di emozioni, sentimenti e insensibili al dolore. Per questo The Tribulations of Tommy Tiptop merita un encomio: per aver tentato a suo modo di sensibilizzare il pubblico più giovane verso il rispetto di tutte le creature viventi. Quando il libro fu pubblicato, in epoca vittoriana, nascevano in Inghilterra i primi schieramenti a favore della protezione degli animali, grazie anche alla Regina Vittoria, che nel 1835 redasse il Cruelty to Animals Act tracciando le linee guida per la limitazione e il controllo delle sperimentazioni scientifiche sugli esseri indifesi. Sempre in quegli anni, studiosi del calibro di Charles Darwin cominciavano ad auspicare il rispetto per tutti gli animali.” Quello di Bessoni è un adattamento illustrato con il suo stile inconfondibile, che si permette però un nuovo finale. Nel testo originale, impregnato di buonismo, Tommy si pente e basta, con un finale che, come scrive Bessoni, "sembra spronare alla cura delle apparenze per celare un animo malvagio, piuttosto che a un'effettiva presa di coscienza." Data la persistenza del dubbio che il pentimento non sia sincero, Bessoni aggiunge una parte in cui Tommy e il suo amico combinaguai Johnny vanno assieme allo zoo, accompagnati dallo zio e, dopo un iniziale momento in cui si comportano bene, ricominciano a fare dispetti agli animali. Stavolta però Johnny finisce schiacciato dalla zampa di un elefante, e Tommy assiste alla scena, finendone traumatizzato, tantoché: "Da quel giorno non disse più una sola parola, non mangiò più carne e frutti polposi e non fece più male neanche a una mosca."
Difficile decidere un'età per questo libro, che consiglio sicuramente per lettori adulti, soprattutto se interessati ad approfondire quel filone di storielle morali con monelli che o si redimono o muoiono, che vide la sua fortuna e il suo esempio più famoso in "Pierino Porcospino" di Heinrich Hoffmann, ma anche in Max e Moritz dell'umorista tedesco Wilhelm Busch, di cui vi avevo parlato qui.
Per quanto riguarda i lettori bambini, a cui questo libro era inizialmente indirizzato, su Amazon viene consigliato a partire dai 6 anni, ma francamente non lo consiglierei per una fascia d'età così giovane, soprattutto se il bambino è particolarmente sensibile alle violenze e in particolare a quelle sugli animali.
Attualmente poi tale libro non può essere più dato da leggere ai bambini come esempio di storia edificante, che insegna una morale (in questi casi no ln maltrattare gli animali). A differenza poi dei cugini più famosi questa storia non è scritta in rima e non è composta da brevi storielle, cosa che poteva rendere la lettura più scherzosa e piacevole anche per bambini, andando a rendere la parte violenta più comica e meno traumatica. Vero è che Bessoni spiega di aver "ridotto al minimo il racconto della tante efferatezze, cercando di mantenere un tono sornione e grottesco, per accompagnare il lettore verso il lungo incubo del protagonista", tuttavia le immagini rimangono piuttosto crude.  
 
Questo libro è stato pubblicato dalla Logos nel 2024; ha 64 pagine, una copertina rigida, misura 21,7 cm d'altezza e 15,5 cm di lunghezza e costa 18 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

venerdì 4 novembre 2022

Struwwelpeter: la vera storia di Pierino Porcospino di Stefano Bessoni

"Struwwelpeter: la vera storia di Pierino Porcospino", con le illustrazioni di Stefano Bessoni è una raccolta di filastrocche nate più di un secolo e mezzo fa dalla fantasia del dottor Heinrich Hoffmann, un medico tedesco che, dopo aver esplorato i più nascosti recessi del corpo umano studiando i cadaveri nelle aule di dissezione decise di addentrarsi nei fumosi e affascinanti misteri della mente. Passato agli studi di psichiatria, con particolare predilezione per quella infantile, prese a curare ragazzini derelitti, disadattati, traumatizzati, abbandonati da genitori disperati e lo fece mettendo a punto un sistema tutto suo, basato sulla dolcezza e sul libero sfogo dell’immaginazione.
 
 Sopra: Sulla copertina compare l'immagine di Pierino porcospino, con i capelli spettinati e le unghie lunghe, il personaggio che dà il nome all'intera opera.
 
Questa nuova opera di Stefano Bessoni non è stata scritta propriamente da lui, diciamo che quest'ultimo l'ha più che altro illustrata.
Questa è infatti una raccolta di filastrocche scritte dal dottor Heinrich Hoffmann, un medico tedesco che poi si specializzò negli studi di psichiatria, con particolare predilezione per quella infantile. "Hoffmann cominciò a occuparsi in particolare di bambini con disturbi mentali nella clinica per dementi ed epilettici della città, chiamata a quei tempi "La Roccia delle Scimmie", dove si guadagnò il vezzoso nomignolo di "medico dei pazzi" ", come viene raccontato nell'introduzione che precede l'opera vera e propria di Hoffmann, cioè le sue filastrocche.
Per approcciarsi a questi bambini molto problematici il medico "inventava per loro personaggi e storielle, disegnava e costruiva pupazzi per tentare di smuovere con dolcezza e far affiorare ciò che si annidava nelle più recondite pieghe della loro psiche turbata". Avendo lui stesso un figlio non sopportava che i bambini venissero sottoposti a trattamenti cruenti (in uno a quei tempi negli ospedali psichiatrici), i quali potevano solamente andare a peggiorare ulteriormente la già fragile salute psichica dei giovani pazienti.
Egli sperimentò quindi un sistema tutto suo, basato sulla dolcezza e sul libero sfogo dell’immaginazione. Un metodo davvero rivoluzionario per un’epoca in cui i bambini con problemi psichici venivano segregati negli istituti, dove erano immobilizzati, sottoposti a docce fredde e ad altre cruente punizioni. 
Le filastrocche contenute in questo volume furono scritte da Hoffmann come regalo per il figlio, in occasione del Natale del 1844: "Prese i quaderni su cui aveva annotato le storielle inventate per i suoi piccoli pazienti, si armò di carta, colori e pennini e si mise al lavoro. Ne venne fuori un libricino prezioso, dalla fattura bizzarra, un manoscritto illustrato a metà tra un libro d'artista e  uno strumento pedagogico".
Protagonisti di queste storie sono bambini maleducati, disobbedienti e cattivi che, a causa del loro comportamento scorretto vanno incontro a una sorte crudele, solitamente la morte.
"Così, nell'apparente ingenuità del componimento in rima, le varie filastrocche narravano le sventure di bambini morti per aver rifiutato di mangiare, aggrediti dagli animali che avevano infastidito o mutilati brutalmente per la loro disobbedienza". Tra i protagonisti di queste storie vi è appunto anche Pierino Porcospino, un bambino che non si lava  e non cura la propria igiene, così ha un aspetto lurido e trasandato.
Vi sono poi: Federigo, che maltratta un cane e finisce mutilato da quest'ultimo; Paolinetta che muore bruciata dopo aver giocato con dei fiammiferi; Gigino, Gaspare e Guglielmo che vengono fatti cadere in un calamaio per aver preso in giro un bambino africano (chiamato moretto nella filastrocca); Corrado, a cui vengono tagliati i pollici che continuava a succhiarsi; Gasparino che muore di fame per non aver voluto mangiare la minestra; Filippo che cade dalla sedia perché continuava a dondolarsi con essa (trascinando anche tutto il cibo che c'era sul tavolo) ecc ...
I componimenti son tutti in rima baciata (AA BB) oppure alternata (AB AB), risultando quindi molto orecchiabili e musicali. 

La tristissima storia degli zolfanelli
"Di sala in sala, Paolinetta
Gira e rigira, sola soletta.
Di casa uscendo la sua mammina
Disse: <<Ricordati di star bonina>>, 
Ma, se non teme di esser sgridata,
Grida, fa chiasso quella sventata.
Ecco essa vede sul tavolino
De' zolfanelli lo scatolino.
<<Oh, che grazioso bel giocherello!
Io voglio accendere lo zolfanello.
[...]
Ahimè! La fiamma la bambina investe,
Ardon le trecce, arde la veste.
Corre la misera di loco in loco,
Non c'è più scampo, è tutta in foco.

E Minz e Maunz inorriditi
Mandano acuti urli infiniti.
<<Miao, miao, miao!
Qui, qui venite, venite in fretta
Muore bruciata Paolinetta.>>

Brucia in un soffio, sfuma in un punto
Veste e persona, tutto è consunto.
Un po' di cenere e due scarpini,
Cara memoria de' suoi piedini.
[...]"
 
 Sopra: Nelle prime pagine del volume compare la figura di Pierino Porcospino (in originale Struwwelpeter), che riprende quella dell'illustrazione originale, in cui vedevamo un bambino vestito di rosso e verde coi capelli spettinati e le unghie incredibilmente lunghe.

Le illustrazioni di Stefano Bessoni hanno come al solito uno stile molto personale e originale, dal tratto macabro ma affascinante. I personaggi umani hanno un aspetto sgangherato e bizzarro, con parti del corpo molto sproporzionate (in particolare la testa appare sempre molto più grande rispetto al corpo e le gambe sono estremamente magre e sottili) che conferisce loro un aspetto caricaturale e quasi grottesco. 
I suoi disegni si caratterizzano, come sempre, per lo stile dai tratti grotteschi, che contribuiscono a dare alle immagini un tratto macabro ma affascinante. Nel volume sono poi presenti  numerosi scheletri o comunque figure dai tratti scheletrici, che rendono le illustrazioni piuttosto inquietanti.
In questo caso comunque l'artista si è ispirato alle illustrazioni originarie che comparivano nel libro di Pierino Porcospino, delle quali riprende ad esempio i tipi di vestiti e i colori, nonostante lo stile delle prime e quello di Bessoni sia molto differente.
 
  

 
 
  Sopra: I personaggi umani hanno un aspetto sgangherato e bizzarro, con parti del corpo molto sproporzionate (in particolare la testa appare sempre molto più grande rispetto al corpo e le gambe sono estremamente magre e sottili) che conferisce loro un aspetto caricaturale e quasi grottesco. Nel volume, come potete vedere, sono poi presenti numerosi scheletri o comunque figure dai tratti scheletrici, che rendono le illustrazioni piuttosto inquietanti. In questo caso comunque l'artista si è ispirato alle illustrazioni originarie che comparivano nel libro di Pierino Porcospino. In alto ad esempio vedete a sinistra la Paolinetta di Bessoni e a destra quella originale, come potete notare entrambe hanno gli stessi vestiti e la stessa acconciatura, e pure la stessa bambola, nonostante i due stili di disegno siano molto differenti.
 
Se di solito i personaggi e le creature ritratte dall'artista vengono mostrati su uno sfondo indefinito, astratto, dai toni delicati, che vanno dal grigio, al verde, al giallino e al marrone qui gli sfondi non appaiono proprio, in quanto il foglio attorno alla figura principale è lasciato sempre bianco.
Talvolta oltre alle immagini a colori possono comparire sotto ai testi anche dei disegni più piccoli in bianco e nero, realizzati probabilmente a matita, che rappresentano comunque un personaggio trattato nella filastrocca.
Tra le tinte che compaiono più spesso all'interno del libro troviamo il marrone, il bianco, il blu, il rosso e il verde. Il marrone e il blu di solito sono sempre piuttosto scuri e cupi, mentre il verde e il rosso sono resi con delle tinte più accese e brillanti.



  Sopra: In questo caso non ci sono sfondi al di sotto delle figure, in quanto il foglio attorno alla figura principale è lasciato sempre bianco. Tra le tinte che compaiono più spesso all'interno del libro troviamo il marrone, il bianco, il blu, il rosso e il verde. Il marrone e il blu di solito sono sempre piuttosto scuri e cupi, mentre il verde e il rosso sono resi con delle tinte più accese e brillanti (come potete vedere nelle tinte degli abiti indossati dal sarto che taglia i pollici con suo forbicione).
 
"Struwwelpeter: la vera storia di Pierino Porcospino" ripropone praticamente in una nuova edizione con delle nuove illustrazioni (quelle di Stefano Bessoni) la raccolta di filastrocche scritte da Heinrich Hoffmann, giunte in Italia quasi una quarantina di anni dopo, nel 1882 per la casa editrice Hoepli. Questa edizione contiene proprio la traduzione del 1882 ad opera di Gaetano Negri.
Non è facile parlare di quest'opera perché essa rientra un p' tra quelle tabù, in quanto, nonostante il successo ottenuto presso i giovanissimi ed il tono di fondo umoristico, gli elementi di educazione autoritaria e i vari macabri epiloghi delle filastrocche furono contestati, in maniera anche durissima, fin dal momento dell'uscita; ciò avvenne sia in ambito germanofono, sia in altri Paesi come l'Italia. Acora oggi molti adulti provano per questa raccolta una certa repulsione, giudicandola troppo forte ed esagerata.
La visione dell'opera credo dipenda molto da come il lettore decide di approcciarvisi, avendo consapevolezza del contesto in cui è nata e dello scopo per cui può essere letta. Personalmente quest'opera non mi turba perché mi ci sono approcciata da adulta e prendendo le sue filastrocche da un punto di vista non educativo/pedagogico ma più goliardico ed umoristico. Queste storielle in rima, che per la loro assurdità finiscono col diventare quasi comiche, a me sembrano finire per prendere in giro i libri in cui era presente un'educazione autoritaria, estremizzandola. Sicuramente poi l'opera nacque anche con intenti educativi, i cui messaggi di fondo sono condivisibili ancora oggi (aver cura della propria igiene, non giocare con i fiammiferi, non maltrattare gli animali...), anche se ovviamente oggi si tenta di proporli in maniera meno violenta e più soft.
La presenza delle illustrazioni di Bessoni poi rende questa edizione poco proponibile a dei bambini piccoli, visto lo stile grottesco e macabro delle immagini. Rimane però un libro molto godibile per (alcuni) adulti, e che sarebbe interessante proporre a dei bambini, poichè sarebbe interessante sapere cosa loro penserebbero di queste storie. Le filastrocche, peraltro, sono sempre piuttosto lunghe e per comprenderle l'ascoltatore deve prestare attenzione dall'inizio alla fine. Essendo poi state scritte e in seguito tradotte nell'Ottocento usano temini un po' desueti (tipo zolfanelli, scatolino, foco, avea, sparuto, non la vo', scarpini ...) e anche abbastanza ricercati (bastione, rimaso, lambe, frastuono, soppiatto, stride, attonita, sbigottita...). Nonostante questo rimangono ancora oggi molto orecchiabili e godibili e fanno effettivamente venire voglia di ascoltarle fino alla fine, per sapere come si conclude una storia (specialmente sapendo che potrebbe esserci una fine tragicomica) e credo che effettivamente alcuni bambini potrebbero trovarle spassose. A parte ciò quest'opera rimane comunque un cult, anche solo per il valore storico.
 
Questo libro è stato pubblicato dalla Logos nel 2022; ha 80 pagine, una copertina rigida, misura 21,7 cm d'altezza e 15,5 cm di lunghezza e costa 17 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 6 dicembre 2021

L'isola del tesoro di Robert Louise Stevenson e Roger Olmos

Qualche tempo fa vi avevo già parlato di un'edizione de "L'isola del tesoro", illustrata da Etienne Friess. L'edizione che vi presento oggi invece è illustrata da Roger Olmos, ed è uscita circa un anno prima rispetto a quella edita da Lacombe, anche se inizialmente non in versione integrale (quest'ultima è stata edita solo successivamente, qualche mese dopo, come edizione speciale).

 
Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione integrale, a destra quella della prima edizione, non integrale.
 
Pubblicato per la prima volta a puntate tra il 1881 e il 1882 la storia, nonché voce narrante, ha per protagonista Jim Hawkins, un ragazzo che vive con la famiglia nella taverna "Ammiraglio Benbow", affacciata sul mare in un villaggio nei pressi di Bristol. La vita del ragazzo però cambia radicalmente quando alla locanda si trasferisce un strano uomo di nome Billy Bones, un vecchio marinaio. Dopo alcuni mesi dal suo arrivo l'uomo infatti riceve la visita di un certo Cane Nero, un pirata che era stato suo compagno. Dopo la visita di Cane Nero, Billy ne riceve anche un'altra da parte di un pirata con un occhio solo, che gli consegna la "macchia nera", un presagio di condanna a morte, che fa prendere al vecchio ubriacone un infarto.
Mentre Jim si prende cura di lui, Billy gli racconta d'esser stato uno dei marinai del famigerato pirata conosciuto col nome di Capitano Flint e che i suoi ex compagni lo hanno ritrovato per impossessarsi della mappa, in possesso di Billy, che conduce al tesoro nascosto del Capitano Flint.
Dopo la morte di Billy sarà Jimm a trovare la mappa e a partire per una spedizione, ricca di pericoli e avventure, alla ricerca del prezioso tesoro.
La seguente versione è integrale, tradotta da Alberto Frigo. Vi riporto come confronto (con un'dizione della Newton Compton) la prima descrizione che Jim fa di Billy Bones, all'inizio del volume:
 
Versione ed. Newton Compton: "Lo ricordo come fosse ieri, quando entrò con quel suo passo pesante, seguito dalla carriola che portava il baule. Alto, poderoso, bruno, con un codino incatramato che gli ricadeva sul colletto della sua bisunta giacca blu: le mani ruvide e ragnate di cicatrici, dalle unghie rotte e orlate di nero; e, attraverso la guancia, il taglio del colpo di sciabola d'un bianco livido e sporco. Roteò in giro un'occhiata fischiettando tra sè, e poi, con la sua vecchia e stridula voce ritmata e arrocchiata dalle manovre dell'argano, intonò quell'antica canzone di mare che doveva più tardi  così spesso percuotere i nostri orecchi:
Quindici sopra il baule del morto,
Quindici uomini yò-hò-hò,
E una bottiglia di rum per conforto!"
 
Versione Ed. Logos: " Lo ricordo come fosse ieri, quando arrivò arrancando alla portata della locanda con una cassa da marinaio che gli veniva dietro in un carretto a mano: un omaccione alto e massiccio dalla pelle color nocciola, con un codino incatramato che gli cadeva sulla spallina della sudicia giubba blu, le mane graffiate e rivide, le unghie nere spezzate e la guancia sfregiata da un segno di sciabola di un bianco sporco e livido. Ricordo che scrutò la baia da un capo all'altro fischiettando fra sè, per poi intonare quella vecchia canzone marinara che in seguito avrebbe cantato tanto spesso:
Quindici uomini sulla cassa del morto...
Yo-ho-ho! e una bottiglia di rum!"

Sopra: Un'illustrazione che ritrae Ben Gunn, un ex sottoposto di Flint abbandonato sull'isola.
 
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Roger Olmos, le quali non sono mai inserite in mezzo ai testi, ma sono sempre a tutta pagina o anche a doppia pagina.
I disegni di Roger Olmos sono evocative, piene di poesia e di pathos, molto carnali, capaci di colpire subito il lettore, nonché ricche di colori forti, accesi e intesi. 
Sono presenti nel volume sia illustrazioni a colori che in bianco e nero. Queste ultime (che non erano presenti nella prima edizione, non integrale) sono inserite all'inizio di ogni parte, come illustrazione introduttiva a essa. In questi casi l'artista ha fatto un bellissimo lavoro giocando con le luci e le ombre di ogni scena, che risultano sempre molto dettagliate.
Le immagini a colori hanno delle tinte intense, anche se non molto brillanti o vivaci, ma che spesso appaiono un po' sporche, anche se ci sono alcune scene con tonalità più chiare e pulite.

 
 

Sopra: Sono presenti nel volume sia illustrazioni a colori che in bianco e nero (in alto).
Le immagini a colori hanno delle tinte intense, anche se non molto brillanti o vivaci, ma che spesso appaiono un po' sporche (come quella centrale), anche se ci sono alcune scene con tonalità più chiare e pulite (come quella più in basso).
 
Sono illustrazioni ricche, sia di significati che di particolari e dettagli da non sottovalutare, infatti nelle tavole di Olmos ogni particolare è importante poiché non è stato posto lì casualmente, lasciando all'osservatore il compito di interpretare le illustrazioni in cui sono stati inseriti (d'altronde solitamente i disegni di questo artista sono spesso alquanto surreali). Ad esempio Billy Bones viene sempre ritratto assieme a dell'alcol, poichè egli è un gran bevitore (per non dire ubriacone). In un'immagine l'artista ha ritratto l'uomo con una bottiglia di alcol al posto di un braccio, con il dottor Livesey che sta praticando un'incisione nel braccio/bottiglia, come a volergli fare un salasso, solo che al posto del sangue fa uscire dell'alcol.
In un altro caso al posto della facciata della locanda è stata disegnato l'uomo con una gamba sola, su cui corpo si vedono però le finestre e l'entrata dell'edificio, che è aperta da un uomo, e che contemporaneamente si perdono in una notte, nel buio (perché l'uomo viene di notte, dalla notte).
Molte immagini presentano un grande dinamismo e adottano delle prospettive inusuali e originali.
 

 
Sopra: Alcune immagini presenti all'interno del volume, la prima in altoritrae Billy Bones che si sta facendo una sorta di salasso, quella in basso a sinistra rappresenta l'arrivo dell'uomo con una gamba sola, mentre quella a destra mostra lo scheletro che indica la direzione.
 
"L'isola del tesoro" di Robert Louise Stevenson e Roger Olmos è un'opera molto curata, incantevole e pregiata. Ha inoltre il pregio di proporre in versione illustrata "L'isola del tesoro" in un'edizione integrale (molte edizioni illustrate non sono praticamente mai integrali, ma sono sempre rivisitate e tagliate).
Le illustrazioni di Olmos che accompagnano l'intera opera ne innalzano il livello qualitativo, rendendola un'edizione più ricercata e particolare. La presenza delle immagini ha lo scopo di aiutare il lettore ad avvicinarsi a questo classico della letteratura, considerando che solitamente questa storia viene classificata come letteratura adatta (anche) ai bambini e ai ragazzi. I disegni (a colori o in bianco e nero) aiutano il lettore ad affrontare la storia senza trovarsi di fronte a un muro di testo e parole.
Le immagini servono anche di supporto per i testi, tuttavia queste illustrazioni di Olmos non sono adatte solo ai bambini, ma possono essere apprezzate tranquillamente anche dagli adulti, in quanto molte sono ricche di significati simbolici, quindi da interpretare, e non risparmiano di mostrare episodi di violenza presenti nella storia (scheletri, sangue, combattimenti con relative ferite).
Sia per le illustrazioni che per i testi (in versione integrale) tale edizione è consigliata a partire dagli 8/9 anni. Per i lettore più giovani o meno forti la Logos ha edito anche un'altra edizione illustrata da Olmos, ma più breve (io però preferisco questa integrale).
 
Quest'opera è stata pubblicata nel 2020 (a dicembre) dalla Logos Edizioni, il volume ha 224 pagine, la copertina rigida, misura 28,8 cm d'altezza e 21,7 cm di lunghezza e costa 30,00 euro. L'edizione non integrale è stata edita a settembre del 2020, sempre dalla Logos, ma ha solo 48 pagine.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 31 maggio 2021

Cappuccetto rosso (primo sogno) di Gabriel Pacheco

Gabriel Pacheco è un'illustratore messicano nato nel 1973 e che finora ha illustrato numerosi albi, tra cui "La Bella e la Bestia" (2014) e "Barbablù" (2018) di cui vi avevo precedentemente parlato.
Ora (2021) Questo artista ha deciso di cimentarsi nell'illustrare, a modo suo, un'altra fiaba, dando così vita al silent book di cui vi parlerà adesso: "Cappuccetto rosso (primo sogno)".
 
Sopra: La copertina di questa versione di Cappuccetto illustrata da Pacheco mostra la protagonista in un letto, assieme a dei fiori, mentre osserva il lettore frontalmente.
 
 Come ho scritto sopra questo albo, a differenza di altre opere illustrate da Pacheco in passato (tra cui i già citati "La Bella e la Bestia" e "Barbablù", ma anche "La strega e lo spaventapasseri", "Messer Gatto"...) è un silent book, cioè un libro privo di testo.
 L'unico testo che compare in tutta l'opera, alla fine del libro, è una frase tratta da una poesia intitolata "Primo sogno", scritta dalla poetessa messicana Jana Inés de la Cruz. La frase afferma: "Il sonno tutto, infine, possedeva; tutto infine, il silenzio dominava".
 Al lettore non rimane quindi che affidarsi allo scorrere delle immagini per provare a immaginare la storia, che riprende quella della nota fiaba di "Cappuccetto Rosso" (probabilmente nella versione dei Grimm), ma che non è proprio la stessa.
Inizialmente vediamo una bambina che sta dormendo nel suo letto, prima di essere svegliata da una donna (probabilmente la madre), che la fa alzare e vestirsi (e mettersi in testa un cappuccio/cappello rosso). La bambina, quindi, dopo aver ricevuto dalla madre un cestino, si avvia nel bosco, dove incontra un lupo gigantesco. Dopodiché l'animale sembra giungere per primo alla casa della nonna, vi entra dentro e si accosta all'anziana che sta dormendo nel letto. Quando la bambina arriva anch'ella a casa della nonna quest'ultima non c'è, ma non c'è neppure il lupo...
 
Sopra: La scena in cui la madre della bambina le porge un cestino prima di mandarla nel bosco.
 
I disegni realizzati da Pacheco, protagonisti di quest'opera, sono molto belli, originali, eleganti, con uno stile visionario, da tratti onirici e poetici, con ambientazioni surrealiste.. 
Lo stesso Pacheco in un'intervista aveva affermato che gli piace lavorare con immagini incerte, strane; gli piace il momento in cui la realtà si diffonde e tutto sembra uno strano sogno, gli piace vivere cancellando la linea che separa la vita reale dai sogni e dalla fantasia, in modo che non ci sia più differenza. In questo modo, per lui "illustrare è un modo fantastico di osservare la vita".
Le illustrazioni di Pacheco presentano inoltre molti elementi simbolici al loro interno, specialmente in questo caso, in cui le immagini non sono accompagnate da alcun testo a cui dover fare riferimento. Molto spesso, inoltre, non si capisce di preciso se quanto rappresentato sia un momento reale della storia o se fa parte di un sogno. La parte in cui la bambina rivede la nonna all'interno di una foresta sembrerebbe ad esempio far parte di un momento onirico, anche perché successivamente la nonna scompare nuovamente nel nulla, quando arriva il taglialegna.
Le tavole dell'artista si presentano comunque molto dettagliate e ricche di particolari, nonché molto curate, sebbene spesso giochino con elementi di vuoto. Poiché l'artista sfrutta sempre la doppia pagina  nelle illustrazioni sembrano spesso esserci molti spazi vuoti, porzioni di pagina in cui si vede solo un terreno con pochi e anche nessun elemento.

 
 
Sopra: I disegni realizzati da Pacheco, protagonisti di quest'opera, sono molto belli, originali, eleganti, con uno stile visionario, da tratti onirici e poetici, con ambientazioni surrealiste. Sopra vediamo la scena dell'incontro con il lupo, mentre in basso l'incontro della bambina con la nonna.
 
Una caratteristica molto particolare delle sue illustrazioni è l'uso e la scelta del colore: in quanto a predominare in maniera incontrastata è il colore grigio, che in queste immagini troviamo praticamente ovunque. Esso è presente negli sfondi, assieme al nero e al bianco, ma anche negli abiti, nelle coperte sui letti,  e negli incarnati dei personaggi, nelle ombre sui loro vestiti e sui loro volti. D'altronde l'ampio uso di questo colore nei suoi disegni è un tratto distintivo del suo stile, poiché per lui "Il grigio è la presenza di un'origine che disperde il vuoto e incorpora la luce a poco a poco".
Rispetto ad altre sue opere, in questa sono pochi i colori che compaiono oltre al grigio (e oltre al nero e al bianco), in particolare possiamo notare il rosso e il blu, e qualche volta anche il marrone. Di rosso è colorato, ad esempio, il cappuccio che indossa la protagonista e che in alcune sequenze perderà. Di blu sono stati invece dipinti alcuni elementi degli sfondi come gli alberi e le piante della foresta, alcuni fiori e rami che sbucano dal terreno, ma anche i capelli della bambina e alcuni abiti della mamma e del taglialegna. Il marrone è stato utilizzato per alcuni oggetti in legno della casa, per il grembiule della mamma, per alcune piante nel bosco e talvolta anche negli sfondi, mischiato al grigio, per infondere dei toni un po' più caldi alla scena.
 

 

Sopra: Da notare, nelle illustrazioni, l'uso e la scelta dei colori. Come potete vedere predominano molto i grigi, il nero e il bianco, ma spiccano anche altri colori quali il rosso (del cappello), il blu (dei capelli della bambina, ma anche delle scarpe e dei fiori) e il marrone (nel manico dell'ascia).
 
"Cappuccetto rosso (primo sogno)" di Gabriel Pacheco è un silent book molto interessante, in cui l'artista ha rivisitato a suo modo, tramite la sua immaginazione e le sue tavole, la famosissima fiaba di "Cappuccetto Rosso". Ne è risultata un'opera complessa, per nulla scontata, poiché presenta molti elementi simbolici e gioca con diversi elementi e sequenze oniriche (d'altronde il titolo del libro è "primo sogno"), e per il lettore non sarà sempre facile capire se ci si trova in una dimensione di realtà oppure di sogno.
Dopotutto questo non è un albo di facile interpretazione e, anzi, si può affermare che può non esistere un'unica interpretazione valida per le immagini e la storia narrata in questo silent, per cui i lettori potranno sbizzarrirsi nel proporre ciascuno la propria.
A me ad esempio è venuto da chiedermi che cosa rappresentasse il cappuccio rosso che la bambina porta in testa, ma che a volte perde o sembra togliersi di proposito. Oppure se il lupo ha mangiato davvero la nonna, o che cosa significa quel ciondolo a forma di luna che la bambina riceve dalla nonna. E mi sono chiesta perché, una volta riaccompagnata a casa, la bambina senta il bisogno di scappare fuori dalla propria abitazione (per poi, sembra, farci ritorno poco dopo).
Questo lo rende un libro adatto ad essere proposto a lettori di diverse età, dai più giovani fino agli adulti, e anzi sarebbe molto interessante vedere che cosa colgono lettori di differenti età (ad esempio non sono sicura di come potrebbe essere accolto da bimbi piuttosto piccoli, tipo 3 anni, per i quali il libro sarebbe fruibile anche in autonomia grazie all'assenza dei testi).
 
Questo libro è stato edito in inglese nel 2021 dalla Logos Edizioni, l'opera ha 64 pagine, una copertina rigida, misura 20 cm d'altezza e 28 cm di lunghezza e costa 18 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.  

lunedì 29 marzo 2021

Darwin di Stefano Bessoni

Oggi torno a parlarvi di un autore e illustratore di cui ho trattato diverse sue opere in questo blog, sto parlando di Stefano Bessoni e dell'ultima sua opera: "Darwin". Dopo aver trattato precedentemente  la storia di Cesare Lombroso (nel volume intitolato, appunto, "Lombroso"), pioniere degli studi sulla criminalità, sembrerebbe che anche questa volta l'artista abbia voluto cimentarsi con un altro grande personaggio storico, diventato famoso e ricordato ancora oggi per i suoi studi e le sue scoperte.

Sopra: Sulla copertina di "Darwin" è presente proprio il protagoista della vicenda, rappresentato già in tarda età.

Nel libro ci viene raccontata tutta la vita di Charles Darwin: la sua famiglia, dove e quando è nato, come era caratterialmente ed esteticamente, i suoi primi anni di vita, l'adolescenza, l'età adulta, la vecchiaia e la morte e, naturalmente, i suoi viaggi, i suoi studi e le sue scoperte.
"La nostra storia inizia nel primo decennio del XIX secolo, durante il regno di Giorgio III, a Shropshire, poco distante dal confine con il Galles, tra le ciminiere fumanti delle fabbriche, le fonderie spuntate durante la rivoluzione industriale e le greggi di pecore allevate per il florido mercato della lana."
Charles, soprannominato Bobby, mostra fin da bambino "una passione innata per le scienze naturali", passione che il padre (medico) sosteneva e alimentava. Fu lui a decidere di mandare Charles e il fratello maggiore Erasmus (dopo un periodo passato in un collegio) in una tra le più importanti e antiche facoltà di medicina a Edimburgo. Qui Darwin si rese conto che la medicina e la chirurgia non erano adatte a lui e così nel 1827 il padre gli consentì di lasciare Edimburgo. Inizialmente il padre voleva che intraprendesse la carriera ecclesiastica e lo iscrisse a un college. Nel 1831 però Darwin ebbe la possibilità di intraprendere un viaggio a bordo di un brigantino come naturalista, viaggio che si rivelerà di importanza fondamentale. Oltre a poter osservare numerosi animali e specie esotiche, egli scoprì anche alcune ossa di animali preistorici, fece inoltre alcune importanti osservazioni e scoperte geologiche. Giunto alle isole Galapagos, dove raccolse molte osservazioni ed esemplari illuminanti per le sue future teorie.
Tuttavia fu solo durante il viaggio di ritorno verso casa, mentre rivedeva la sua enorme mole di appunti, che Charles cominciò a formulare le prime idee e ipotesi evoluzionistiche.
Passarono diversi anni (durante i quali il naturalista si sposò avendo 10 figli) prima che si decidesse a pubblicare e rendere note le sue scoperte (la sua più famosa opera "L'origine della specie" fu pubblicata nel 1859), le quali suscitarono, come si era aspettato, molto scalpore. Nel 1871 Darwin pubblicò un'altra opera altrettanto clamorosa: "L'origine dell'uomo e la selezione sessuale", nela quale sosteneva che l'uomo non fosse stato creato così come appare oggi, ma che si fosse evoluto dalle scimmie, facendo così crollare "tutte le idilliache visioni legate alla genesi di piante e animali".
Lo studioso cercherà comunque di mantenere una vita calma e tranquilla, nonostante gli enormi dibattiti che le sue scoperte avevano suscitato, e morirà serenamente nel 1882.

Sopra: Un'illustrazione di Bessoni che mostra il giovane Darwin alle prese con un'iguana marina delle Isole Galapagos.

Tutta la storia è accompagnata dalle illustrazioni di Stefano Bessoni, che hanno uno stile molto personale e originale, dal tratto macabro ma affascinante. I personaggi umani hanno un aspetto sgangherato e bizzarro, con parti del corpo molto sproporzionate (in particolare la testa appare sempre molto più grande rispetto al corpo e le gambe sono estremamente magre e sottili) che conferisce loro un aspetto caricaturale e quasi grottesco. 
Nel volume sono ritratti anche numerosi animali, insetti e piante, i quali, a differenza dei personaggi umani, hanno un aspetto molto più realistico, anzi, nella maggior parte dei casi sono ritratti come se facessero parte di un manuale di zoologia o di botanica.



 
  Sopra: Le illustrazioni di Stefano Bessoni hanno uno stile molto personale e originale, dal tratto macabro ma affascinante. I personaggi umani (immagine più in alto) hanno un aspetto sgangherato e bizzarro, con parti del corpo molto sproporzionate (in particolare la testa e le gambe) che conferisce loro un aspetto caricaturale e quasi grottesco. Nel volume sono ritratti anche numerosi animali, insetti e piante (immagini centrali e in basso), i quali hanno invece un aspetto realistico

Come al solito i personaggi e le creature ritratte dall'artista vengono mostrati su uno sfondo indefinito, astratto, dai toni delicati, che vanno dal grigio, al verde menta, al giallino paglia e al marrone (spesso comunque non è neanche facile distinguere un unico colore, in quanto in certi sfondi essi appaiono combinati).
Parlando dei colori, se per gli sfondi Bessoni ha deciso di utilizzare delle tinte dai toni delicati e spesso chiari o comunque smorzati, i personaggi e le varie creature posseggono delle tinte più scure e intense. In particolare sembrano predominare tinte quali il bianco, il marrone (utilizzato molto per gli abiti e i capelli dei personaggi e per le tinte degli animali), il rosa della pelle e il verde.
Questi colori hanno delle tonalità smorte, poco brillanti e vivaci, spesso anche abbastanza cupe. L'unico colore che appare un po' più allegro e brillante è il rosso, che imporporata i nasi e le labbra dei personaggi (talvolta anche i capelli e le guance) e colora poi qualche altro oggetto che compare nelle scene (ad esempio delle mele o dei nastri per capelli).


Sopra: I personaggi e le varie creature posseggono delle tinte più scure e intense. In particolare sembrano predominare tinte quali il bianco, il marrone (utilizzato molto per gli abiti e i capelli dei personaggi e per gli animali), il rosa della pelle e il verde. Questi colori hanno delle tonalità smorte, poco brillanti e vivaci, spesso anche abbastanza cupe. L'unico colore che appare un po' più allegro e brillante è il rosso, che imporporata i nasi e le labbra dei personaggi e che colora poi qualche altro oggetto che compare nelle scene (come le mele dell'immagine in basso).

"Darwin" di Stefano Bessoni è praticamente una biografia illustrata della vita di Charles Darwin, raccontata però in modo molto scorrevole, sotto forma di narrazione, piuttosto che come un manuale (non mancano però le varie note bibliografiche, l'annessa bibliografia e le fonti da cui sono state tratte le varie informazioni). Essendo la vita del naturalista molto ricca di avvenimenti si avverte che alcune parti sono state affrontate velocemente, fornendo al lettore in un solo colpo molte informazioni importanti. D'altronde una vita come quella di Darwin per essere raccontata per interno nel dettaglio avrebbe bisogno sicuramente di molte più pagine di quelle di questo volume, rischiando però di diventare veramente un manuale biografico.
I testi e la storia scritta da Bessoni sono invece molto coinvolgenti e interessanti, anche se in alcune parti le vicende scorrono molto velocemente, fornendo al lettore veramente molte informazioni utili: la vita privata e pubblica dello studioso, il suo rapporto con la famiglia e con gli amici, gli altri studiosi con cui ha avuto a che fare, il contesto storico e sociale in cui visse, le sue passioni (che hanno poi finito per influenzare i suoi studi), i suoi viaggi e, naturalmente, le sue ipotesi e scoperte (nonché il modo in cui arrivò a formularle).
Il manuale si presenta comunque abbastanza esaustivo e si vede che Bessoni lo ha scritto con passione e documentandosi accuratamente. Infatti, per lui Darwin era una figura molto affascinate e ammirevole, come lui stesso scrive: "Ognuno ha i suoi eroi e Darwin è sempre stato il mio, fin da bambino".
Come è tipico dello stile di Bessoni l'intera opera e i suoi testi sono corredati da numerose illustrazioni dall'aspetto molto particolare (anche se meno macabro rispetto ad altre opere precedenti). Con esseri umani sgangherati e proporzioni sballate e quasi caricaturali, e animali, insetti e piante con un aspetto molto realistico e preciso.
Ne risulta un'opera molto interessante e intrigante, ricca di informazioni e adatta a trasmettere in modo curioso una storia (quella di una vita che ha finito per influenzare con le sue scoperte le vite dell'intera umanità) molto importante, che a causa magari della sua complessità e particolarità rischierebbe di rimanere solo parzialmente conosciuta. L'opera sicuramente non si può definire assolutamente esaustiva (basta solamente pensare a tutte le varie teorie che avrebbero avuto bisogno di pagine e pagine solo per loro per essere spiegate dettagliatamente), ma riesce a trasmettere al lettore quella passione che lo porterà a ricordare le vicende della vita di Darwin. Mi ritrovo quindi molto d'accordo con le parole dell'autore, il quale spiega: "Alla fine, credo ne sia scaturito un ritratto molto personale, certamente non esaustivo dal punti di vista biografico e scientifico, ma comunque curioso, affettuoso, sincero, tanto che avrei potuto intitolarlo Il mio Darwin".
Un ottimo libro comunque per introdurre al lettore alla vita di Darwin (vita che si intreccia anche a quella di molte altre persone, tra cui vari eminenti e altrettanto importanti studiosi), incuriosendolo ed eventualmente spingendolo ad approfondirla. Un volume che comunque da un lato ti fa appassionare alla vita di questo famoso scienziato e che dall'altro ti fa ragionare su molte cose (come ad esempio comprendere la fatica, il ragionamento e il lavoro che c'è dietro a molte scoperte e conoscenze che quando ritroviamo nei testi scolastici ci appaiono a un primo impatto noiose e scontate).

Questo libro è stato pubblicato dalla Logos nel 2020; ha 120 pagine, una copertina rigida, misura 21,7 cm d'altezza e 15,5 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

venerdì 30 ottobre 2020

Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu e Ana Juan

Oggi vi parlerò di un classico della letteratura vampiresca: "Carmilla", un racconto gotico scritto da Joseph Sheridan Le Fanu nel 1872 (anticipando anche il famoso vampiro del romanzo "Dracula" di Bram Stoker).
Il volume che vi voglio presentare oggi è inoltre illustrato da Ana Juan (originariamente il racconto venne illustrato da Michael Fitzgerald), un'artista spagnola di cui in passato avevo già recensito un suo albo illustrato del 2010 intitolato "L'isola".

Sopra: Sullo sfondo nero della copertina spicca la figure bianca di Carmilla, la quale stringe una rosa dalla quale cadono alcune gocce di sangue rosso, lo stesso con cui sono state composte le scritte del titolo.

La protagonista della vicenda è Laura, una giovane nata in una ricca famiglia inglese, la quale vive col padre in un isolato castello della Stiria Austriaca. La fanciulla aspetta con ansia l'arrivo dell'estate, quando arriverà al castello la nipote del generale Spielsdorf, una ragazza sua coetanea con cui Laura potrà passare le giornate in compagnia. Tuttavia, prima che le due possano incontrarsi, la nipote del generale muore.
Durante una notte di luna piena, però, la protagonista assiste all'uscita dalla strada di una carrozza, in cui all'interno si trovano due donne: un'elegante signora e la rispettiva figlia, di nome Carmilla. Dopo che il padre di Laura ha prestato i primi soccorsi alle due donne, la signora spiega all'uomo di avere alcune faccende urgenti da sbrigare e così il signore si offre di ospitare la figlia della donna fino al suo ritorno. La signora accetta, spiegando all'uomo che la figlia è cagionevole di salute e che soffre di crisi di nervi, dopodiché riparte in fretta e furia lasciando la giovane, di nome Carmilla, in compagnia di Laura, la quale in realtà è contenta di avere accanto un'altra ragazza della sua età (dato che la figlia del generale non potrà più raggiungerla). Carmilla, inoltre, è una bellissima fanciulla dai lunghi capelli bruni dai riflessi dorati e dall'incarnato delicato, che fin da subito mostra, nei confronti di Laura, una gran gentilezza e riesce a stringere con lei un forte legame. Tuttavia la ragazza inizia a notare alcune strane abitudini dell'amica, come il fatto di alzarsi molto tardi, di odiare i canti religiosi e di assomigliare tantissimo alla donna di nome Mircalla ritratta in un dipinto, la quale 200 anni prima era stata la contessa di Karnstein...
Senza contare che nel frattempo hanno cominciato ad accadere degli strani eventi: le morti di numerose fanciulle del villaggio, una visione onirica che provoca a Laura una strana malattia, le scomparse notturne di Carmilla e l'improvvisa visita del generale Spielsdorf.

Sopra: Questa illustrazione della Ana Juan ci mostra a sinistra Laura, la protagonista nonché voce narrante della vicenda, e a destra Carmilla, la sua bella tanto inquietante amica.

Le illustrazioni di Ana Juan che accompagnano l'intera storia sono originali e molto particolari. Questa artista ha infatti un modo tutto suo di ritrarre le persone, le quali vengono rappresentate con teste grandi e tondeggianti , bocche minute e occhi piccoli dalla forma allungata. I disegni della Juan posseggono inoltre un tratto deciso, ma elegante e raffinato, che si nota in particolare osservando le figure femminili di Laura e Carmilla, che presentano corpi sinuosi e mani piccole e delicate, mentre le figure maschili assumo talvolta un aspetto più grottesco. I personaggi creati dalla Juan infatti spesso non si possono definire propriamente "belli", tuttavia posseggono sicuramente un loro fascino.

 
Sopra: Le illustrazioni di Ana Juan che accompagnano l'intera storia sono originali e particolari. Questa artista ha infatti un modo tutto suo di ritrarre le persone ed i suoi disegni posseggono un tratto deciso, ma elegante e raffinato, che si nota in particolare osservando le figure femminili di Laura e Carmilla, che presentano corpi sinuosi e mani piccole e delicate, mentre le figure maschili assumo talvolta un aspetto più grottesco.

Per quest'opera l'artista ha deciso di creare solo illustrazioni in bianco e nero, che conferiscono alla storia dei toni cupi che contribuiscono a creare un'atmosfera alquanto horror.
Le illustrazioni della Juan posseggono infatti dei toni molto scuri, per cui i disegni risultano sempre molto cupi e opprimenti.
Il mondo creato dalla Juan per il racconto di Le Fanu è un mondo cupo, abitato da personaggi oscuri e tanto affascinanti quanto inquietanti e misteriosi.

  

Sopra: L'artista ha deciso di creare delle illustrazioni in bianco e nero, che conferiscono alla storia dei toni cupi che contribuiscono a creare un'atmosfera alquanto horror.  Le illustrazioni della Juan posseggono infatti dei toni molto scuri, per cui i disegni risultano sempre molto cupi e opprimenti.

"Carmilla" di Joseph Sheridan Le Fanu con le illustrazioni di Ana Juan è un'opera molto bella e interessante, in quanto la storia scritta da Le Fanu è ormai diventato un classico della letteratura sui vampiri, poiché Carmilla viene considerata il primo vampiro della storia della letteratura, anticipando anche il famoso conte Dracula di Bram Stoker (il quale sembrerebbe essere stato influenzato proprio dalla storia di Le Fanu per la scrittura del suo romanzo).
Un altro tratto interessante della storia è che Carmilla è una vampira che sembrerebbe dimostrare desideri romantici verso la protagonista, andando così a creare anche uno dei primi prototipi del vampiro lesbico.
La vicenda, narrata in prima persona da Laura, è comunque già di per sè piuttosto interessante, anche se la maggior parte dei lettori moderni avrà abbastanza chiaro fin dall'inizio quale sia il segreto di Carmilla, mentre l'autore cerca di mantenere una certa suspance sulla questione. In effetti l'unica pecca della storia è che avrebbe potuto essere più lunga, poiché sarebbe stato interessante vedere più momenti di interazione tra Laura e Carmilla e, inoltre, sarebbe stato alquanto importante scoprire chi era la donna che accompagnava Carmilla e che si spacciava per sua madre, specialmente dopo aver letto quanto raccontato dal generale Spielsdorf. Tale questione viene invece purtroppo lasciata in sospeso, mentre sarebbe stata molto interessante da approfondire.
Le originali illustrazioni di Ana Juan contribuiscono a impreziosire ancora di più il racconto, conferendogli un'atmosfera cupa e spettrale, grazie alle immagini in bianco e nero oscure e raffinate, ricche di fascino, inquietudine e mistero.

Questo racconto illustrato è stato edito nel 2012 dalla Fondo de Cultura Economica México col titolo di "Carmilla" ed è stato pubblicato in italiano nel 2015 dalla Logos Edizioni. Il volume ha la copertina rigida, ha 104 pagine, misura 27,7 cm d'altezza e 19,7 cm di lunghezza e costa 20 euro.

Curiosità: sempre nel 2015 è stata pubblicata in francese, dalle Editions Soleil per la Collection Metamorphose, un'altra edizione illustrata di "Carmilla" di Joseph Sheridan Le Fan (di 192 pagine e al costo 29,95 euro), con le raffinate e incantevoli illustrazioni di Isabella Mazzanti.

 
Sopra: A sinistra la copertina del libro "Carmilla" illustrato da Isabella Mazzanti, a destra un'illustrazioni di Mazzanti che raffigura proprio Carmilla.

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