venerdì 28 agosto 2026

La storia infinita di Michael Ende

"La storia infinita" scritto da Michael Ende è un moderno romanzo di formazione, storia di un’anima, indimenticabile avventura, ma anche lungo viaggio nell’immaginario e itinerario nell’arte e nella mitologia. Uno dei grandi libri per tutti del nostro tempo che ha conquistato, avvinto e incantato generazioni di lettori.
Tradotto in più di quaranta lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi. La prima edizione in italiano risale al 1981, a cura della Longanesi. 
Nel 1984 dal libro è stato trato anche un film che ha riscosso un notevole successo, sebben l'autore lo odiasse perchè troppo differente rispetto al libro (ma di questo parlerò dopo).  

    
Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione che ho letto io, edita da Longanesi nel 2028, al centro un'edizione più recente (in bianco e nero) del 2025 della TEA; mentre a destra un'edizione in copertina flessibile edita Salanai nel 2017.
 
Bastiano Baldassarre Bucci è un ragazzino goffo, grassoccio, soprattutto molto solo. E ha una grande passione: leggere.
In un giorno di pioggia, inseguito dai compagni che si fanno beffe di lui, si rifugia in una vecchia libreria dove trova un volume intitolato "La storia infinita". 
"D'improvviso la porta venne spalancata con tanta vuolenza che un piccolo grappolo do cmpanellini dìottone sospseso sul battente cominciò a tintinnare tutto eccitato e ci volle un bel po' prima che si rimettesse tranquillo.
Causa di quello scompiglio era un ragazzino piccolo e grassoccio, do forse dieci, undici anni. I capelli scuri gli ricadevano bagnati sul viso, il cappotto era molle di pioggia e tutto gocciolante; sul fianco, pendente da una cinghia tracolla, prtava una cartella di scuola. [...]
Il ragazzo ubbidì e chiuse piano la porta. Poi si accostò alla parete di libri e gettò cauto un'occhiatina oltre l'angolo: lì, in una grande poltrona di cuoio consunto, con lo schienale alto e orecchiusto, stava seduto un ometto grosso e tarchiato. Indossava un vestito nero tutto spiegazzato che aveva l'aria di essere molto molto vecchio e piuttosto polveroso. La èancia era tenuta su da un panciotto a fiori. L'uomo aveva una bella pelata, solo sopra le orecchie si drizzavano vero l'alto due cescpuglietti di capelli bianchi. Aveva una facci arrossata che fabceva pensare al muso di un bulldog incattivito. Sul grande naso a patata troneggiavano gli occhiali cerchiati d'oro. Una gran pipa ricurva gli pendeva all'angolo della bocca che ricadeva tutta storta da una parte. Sulle ginocchia teneva un libro che evidentemente stava leggendo, perchè, richiudendolo di colpo, aveva lasciato tra le pagine l'indice grasso della mano sinistra, come segnalibro, per così dire. [...]
Bastiano si rese conto d'un tratto che in tutto quel tempo aveva tenuto lo sguardo continuamente fisso sul libro che il signor Coriandoli aveva avuto in mano prima, quando sedeva in poltrona. Non riusciva a staccarne gli occhi. Era come sa quel libro emanasse qualche straordinaria forza magnetica che lo attirava irresistibilmente.
Si avvicinò alla poltrona, allungò lentamente la mano, toccò il libro, e in quello stesso istante qualcosa dentro di lui fece <<clic>> come se una trappola si fosse serrata. Bastano ebbe l'oscura sensazione che con quel breve contatto avesse avuto inizio qualcosa di irrevocabile, che ora avrebbe proseguito il suo corso.
Sollevò il libro e lo osservò da tutte le parti. La copertina era di seta color rubino cupo e luccicava mentre la rigirava di qua e di là. Sfogliandolo fuggevolmente vide che i fogli erano stampati in due colori diversi. Illustrazioni pareva non ce ne fossero, ma in compenso vie rano meravigliosi capilettera figurati. 
Quando tornò ad osservare la copertina, ci scoprì due serpenti, uno scuro e l'altro chiaro, che si mordevano la coda, formando così un ovale. E in questo ovale c'era il titolo, in strani caratteri: LA STORIA INFINITA."
L’attrazione per quel libro è tale che Bastiano lo ruba e ci si immerge letteralmente.
Il libro tratta del Regno di Fantàsia, la cui sovrana, l'Infanta Imperatrice, è afflitta da un male sconosciuto e corre il rischio di morire. Col peggiorare del suo male anche Fantàsia sembra condannata alla rovina, perché un'entità informe chiamata Nulla ha cominciato a espandersi nel regno, inghiottendo intere regioni e facendole sparire del tutto.  
Il coprotagonista è Atreiu, un coraggioso fanciullo che viene incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al problema di Fantàsia. 
Man mano che prosegue nella lettura Bastiano scopre che proprio lui non è solo spettatore delle meravigliose avventure che vi sono narrate, ma ne è anche protagonista, leggendo il libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova infatti progressivamente coinvolto negli eventi del racconto. Diventando anche lui parte di Fantàsia, chiamato a salvare i destini del mondo incantato di Fantàsia, con le sue mitiche creature e le sue città sospese.  Diventato anche lui parte di Fantàsia, Bastiano aiuta Atreiu nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.  
 
Sopra:  Le pagine del primo capitolo, dove si iniziano a narrare le vicende di Fantàsia, infatti i testi sono di colore verde. A sinistra, prima dell'inizio del capitolo, si può anche vedere la prima lettera Capilettera tutta decorata.
 
Uma cosa interessante di questo romanzo è che non contiene delle vere e proprie illustrazioni, non perlomeno disegni che ritraggono scene, personaggi o ambienti descritti nel libro, come ci si aspetterebbe. Delle illustrazioni ci sono, ma riguardano i capilettera, cioè le lettere iniziali di ogni capitolo. 
Ciò corrisponde anche a quanto scritto nel testo, riguardo a come era fatto l'interno del volume di "La storia Infinita", poiché quando Bastiano prende il libro e lo esamina meglio si accorge che: "Sfogliandolo fuggevolmente vide che i fogli erano stampati in due colori diversi. Illustrazioni pareva non ce ne fossero, ma in compenso vie rano meravigliosi capilettera figurati." 
Il volume inoltre è suddiviso in 26 capitoli, che iniziano con altrettante lettere dell'alfabeto tedesco, in ordine alfabetico dalla "A" alla "Z". Essi, oltre a essere numerati in cifre romane e avere un titolo, sono anche contrassegnati da un capolettera che ricorda le miniature medievali. In una lettera a una sua lettrice, Ende rivelò che le illustrazioni di Roswitha Quadflieg erano molto diverse dall'immagine che aveva in testa, ma che il risultato finale gli appariva comunque gradevole. In un'altra lettera, invece, l'editore Hansjörg Weitbrecht ringraziò l'artista per il suo lavoro, che, secondo lui, contribuì grandemente al successo del libro.
Nell'edizione italiana invece vedo che i capilettera sono stati realizzati da Antonio Basoli, ma l'ordine alfabetico dei capilettera è stato mantenuto: da quando bastiano inizia a leggere il libro di "La storia Infinita" ci sono 26 capitoli ciascuno dei quali inizia con un'illustrazione di un capilettera, i quali vanno in ordine alfabetico dalla  A alla Z anche nell'edizione italiana.
Come dicevo all'inizio i disegni non rappresentano scene o personaggi, ma mostrano appunto delle lettere, una per ogni disegno, le quali però sono state rappresentate con una grandezza di circa metà pagina e in modo estremamente dettagliato  e ricco di elementi, soprattutto paesaggistici. L'artista sembra aver scelto delle strutture architettoniche per abbellire queste lettere, che vengono come rappresentate mentre spiccano su edifici di grandi proporzioni, alcuni dei quali rappresentano effettivamente edifici che vengono menzionati all'interno della storia (tipo la "Torre d'Avorio" dell'Infanta Imperatrice), si tratta comunque di architetture per la maggior parte impossibili, inserite in paesaggi onirici.
Per la B abbiamo ad esempio una sorta di tempio azteco (circondato dai fulmini)  a più piani rettangolari ognuno leggermente più piccolo del precedente, su cui sono incide figure di animali o di uomini che sembrano svolgere attività quotidiane, mentre sullo sfondo si intravedono altri imponenti costruzioni, tra cui una piramide. Per la lettera H troviamo una sorta di muraglia con delle torri di vedetta poste ai lati di una porta che sembra essere l'ingresso principale alla città che si trova all'interno di queste mura, una città con una grande cupola centrale e altri torri di vedetta, oltre ad altri elementi orientali o islamici, con archi a cuspide e finestre bifore. Anche in questa immagine vediamo comparire delle persone (quelli che sembrano dei soldati di guardia alla porta), che però sono estremamente piccole rispetto all'imponente struttura architettonica, tanto da non poterne distinguere i volti. Per la lettera G non troviamo un edificio ma un'imbarcazione, una ave a remi con forti richiami alle galee romane e alle triremi greche. Nave che però ha come polena un toro con un copricapo a forma di cerchio e sembra essere dotata di una sola vela ma decentrata rispetto alla barca. Anche in questa immagine ci sono delle persone, in questo caso dei soldati vestiti con armature romane che sembrano intenti a manovrare la barca.
Essendo il libro stampato in due colori (rosso per narrare le vicende del mondo reale e verde per quelle ambientate in Fantàsia) anche questi capilettera sono di due colori diversi, i quali semplicemente si alternano di capitolo in capitolo. Iniziamo quindi con la lettera A verde, poi la B rossa, la C nuovamente verde, la D rossa e così via fino ad arrivare alla Z. 
E' un peccato che nel libro non compaiano ulteriori illustrazioni, in quanto non mi sarebbe dispiaciuto sapere con più precisione l'aspetto di molte delle creature bizzarre ed originali di cui l'autore parla, ma forse la cosa è stata voluta proprio per spingere così il lettore a immaginarsele da sé, anziché fare affidamento su un qualcosa di già dato, facendo lavorare la propria immaginazione. 
 
  

   
Sopra: Le pagine iniziali dei capitoli due, undici, otto e sette, le quali iniziano con l'illustrazione del capilettera (tutti posti in ordine alfabetico), riccamente decorato e dal colore rosso o verde.
 
"La storia infinita" di Michael Ende è un bel romanzo molto interessante, che propone ai lettori diversi livelli di lettura, più o meno profondi che quindi permette loro di poter essere letto anche a diverse età, cogliendo di volta in volta significati differenti. 
Tutto ha inizio però con il protagonista, Bastiano, che entra in una libreria per sfuggire alle attenzioni indesiderate di alcuni bulletti della sua scuola, che lo prendono in giro. Dentro a questa libreria trova un libraio un po' scorbutico, che sta leggendo un libro molto particolare e che si intitola: "La storia infinita". Essendo Bastiano un gran lettore egli decide di rubare il libro al libraio, approfittando di un momento di distrazione di quest'ultimo, spinto dall'irresistibile desiderio di leggere proprio quel romanzo. 
Iniziano così ad alternarsi due vicende, destinate successivamente a fondersi: la storia di Bastiano, il lettore, e quella che si svolge nel regno di Fantàsia, che vede come protagonista iniziale Atreiu, il quale è stato incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare un modo per poter salvare il regno di Fantàsia dal Nulla, cioè dallo scomparire.
La storia è ricca di vicende avventurose, ma anche di momenti di riflessione, oltre che di personaggi molto particolari e indimenticabili tra cui: i messaggeri (Piornakzak, Blubb, Ukuk e Wuswusul) provenienti dai vari mondi che viaggiano per parlare con l'Infanta Imperatrice; Morla, una gigantesca e vecchissima tartaruga che sembra ormai rassegnata al destino; Ygramul, le Molte, uno sciame di migliaia di insetti simili a calabroni, che operano come una sola creatura; Uyulala, una creatura fatta di suono;  Mayadetta "la Principessa delle Tenebre", è la regina del Paese della Mala Genìa; Graogramàn, il cui nome significa "la Morte Multicolore", è un grande leone signore del deserto di Goab; Xayde, una strega malvagia che si unisce a Bastiano; Donna Aiuola; ecc...
Il protagonista del romanzo, invece, è Bastiano Baldassare Bucci (nell'originale tedesco Bastian Balthasar Bux) è un personaggio complesso e sfaccettato, e sicuramente nelle quasi cinquecento pagine della storia l'autore ha avuto un certo tempo per svilupparlo per bene, sebbene all'inizio l'eroe del mondo di Fantàsia non sia lui ma Atreiu.
Lo conosciamo come un ragazzino di 10/11 anni piccolo e grassoccio, il quale non sembra possedere nessuna caratteristica peculiare o positiva: fisicamente non è attraente, non è bravo in nessuno sport, anzi, si muove poco, non è neppure bravo a scuola, dove è stato bocciato, non sembra particolarmente intelligente, non sembra coraggioso, viene preso in giro da dei bulletti da cui non può fare altro che scappare. E' un ragazzino permaloso, a volte piagnucoloso, molto insicuro e, il suo vero problema, è che non si accetta per come è, ma allo stesso tempo non fa nulla per cercare di cambiarsi o migliorarsi. Bastiano inoltre è orfano di madre e ha problemi con il padre, dal quale si sente trascurato, poiché da quando la madre è morta sembra che intorno a lui si fosse "levato come un muro invisibile che nessuno poteva valicare." L'unica caratteristica positiva che sembra avere è che ama leggere, ma non tutti i libri, solo quelli "emozionanti o divertenti, o che facevano sognare", oltre al fatto di essere dotato di una grande immaginazione: "forse era l'unica cosa che sapeva fare davvero molto bene: immaginare le cose con tanta chiarezza che quasi le vedeva e le sentiva." Proprio quello che ci vuole quindi per poter salvare il regno di Fantàsia, nonostante Bastiano esiti quando viene chiamato dall'Infanta imperatrice che lo implora di salvarla venendo a Fantàsia. 
Dopo una buona metà del romanzo vediamo però il carattere del protagonista mutare radicalmente, poiché il potere (datogli dal possedere l'Auryn) sembra iniziare a dargli alla testa, trasformandolo praticamente in un nuovo antagonista. L'idea del protagonista che poi diventa antagonista è molto interessante, anche perchè Bastiano passa dal dover essere l'eroe della storia, nonché personaggio piuttosto innocuo, a una sorta di tiranno prepotente che vuole avere sempre ragione e che spadroneggia su tutto e tutti, senza dare mai ascolto a nessuno, diventando veramente antipatico e privo di empatia. E quindi come se l'autore avesse voluto mostrare ai lettori (quindi probabili altri ragazzini dell'età di Bastiano) come il potere possa avere degli effetti negativi sulla personalità di una persona, facendone emergere i tratti peggiori, mettendo in guardia gli stessi lettori.
Poi c'è Atreiu è un bambino Pelleverde di circa 10 anni; come tutti i membri del suo popolo, vive in una tenda, ha carnagione olivastra, occhi scuri che vedono fino all'orizzonte e capelli nero-azzurri corvini, che porta raccolti con strisce di cuoio in un ciuffo dietro la nuca. Le sue guance e la fronte sono dipinte di bianco con dei semplici ornamenti.  Atreiu è l'alter ego di Bastiano (e dei lettori) nella prima prima parte di "La storia infinita", in quanto è l'eroe che l'Infanta Imperatrice investe del ruolo di salvatore di Fantàsia.
Ha un carattere fiero, ma non orgoglioso; dimostra grande coraggio, tenacia e generosità, tutte caratteristiche tipiche dei Pelleverde. È responsabile ed è l'immagine dell'amico fedele, che dà buoni consigli e che sa sempre cosa fare. È molto intelligente e ragiona già come un adulto.  Atreiu è l'eroe perfetto, il cavaliere senza macchia e senza paura, anche se a volte dimostra di avere effettivamente paura, soprattutto timore di non portare a termine la sua impresa, rischiando così la distruzione di Fantàsia, il che lo rende ancora più nobile d'animo. Anche perché nonostante i timori e le insicurezze durante il viaggio egli non si arrende mai, fino ad incontrare Bastiano e a diventarne un amico sincero e fedele, anche se Bastiano non ricambierà l'amicizia in modo altrettanto sinceramente, mettendo ben in chiaro di volersi sentire migliore di Atreiu. Quest'ultimo comunque non gli volterà mai le spalle, dimostrandosi nei confronti del protagonista per i miei gusti anche un po' troppo buono e generoso.
Molto interessante la figura dell'Infanta Imperatrice, la quale più che una vera e proprio sovrana è una sorta di entità divina, al di sopra di tutti, la quale non interviene mai nel dirigere le questioni del regno, ma contribuisce a mantenere l'ordine solo con la sua presenza, e tutti la rispettano e nessuno si sognerebbe di attaccarla o farle del male, l'unica cosa che ella teme è appunto il Nulla: "Non governava, non aveva mai fatto uso di violenza e neppure del proprio potere, non dava ordini e non giudicava nessuno, non aggrediva nessuno e non doveva difendersi da nessun aggressore, perchè a nessuno sarebbe mai venuto in mente di levare la mano contro di lei o, peggio ancora, di farle qualcosa di male. Davanti a lei tutti i suoi sudditi erano uguali. Lei era semplicemente lì, ma lo era in maniera del tutto speciale: era il punto focale, il centro di tutta la vita nel Regno di Fantàsia. E ogni creature [...] tutti, tutti esistevano solo in grazia della sua esistenza. Senza di lei nulla poteva esistere, così come un corpo umano non può vivere se non ha il cuore." Infatti, cime doce l'antica tartaruga Moira: "Lei non vive nel tempo, ma nei nomi. Ogni tanto ha bisogno di un nome nuovo. Sicuro, ha sempre bisogno di nomi nuovi.
Fùcur è un Drago della Fortuna, una creatura saggia, ottimista, dignitosa e amichevole; descritto come una creatura dal corpo bianco e sinuoso,  di aspetto intermedio tra un leone e un drago (privo di ali). Viene salvato da Atreiu dopo che quest'ultimo lo aveva visto intrappolato nella ragnatela di Ygramul, così ne diventa amico e in seguito aiuterà spesso anche Bastiano.
Tra i personaggi importanti, oltre all'antagonista principale (il Nulla) che però è più un'entità astratta, vi è anche un secondo antagonista: Mork, un lupo mannaro, che si mette sulle tracce di Atreiu quando questi inizia il suo viaggio, con lo scopo di ucciderlo e impedirgli di salvare Fantàsia. Mork è motivato da invidia e rancore; avendo vissuto una vita solitaria, senza un mondo da chiamare casa, egli infatti è un Senza-Mondo, che non avendo una sostanza può andare e venire dal mondo sia di Fantàsia che a quello degli umani: egli infatti, essendo un lupo mannaro, nel mondo degli umani ha l'aspetto di un un uomo, mentre a Fantàsia da lupo mannaro. Mork rappresenterebbe il nichilismo, cioè un atteggiamento genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo (atteggiamento che ha in comune anche con Morla), sebbene di tipo manipolativo, in quanto estremamente razionale, astuto e subdolo.
L'autore è sicuramente riuscito a tratteggiare dei personaggi spesso complessi, i quali spesso dimostrano di essere più di quello che sembrano, e anche quelli menzionati per non molto tempo tendono comunque a rimanere impressi nella memoria dei lettori, avendo ciascuno delle caratteristiche peculiari e uniche, come tutte le creature che abitano a Fantàsia. 
Anche il regno di Fantàsia è molto interessante per come viene rappresentato e a volte spiegato dall'autore: prima di tutto è un universo regolato da leggi molto diverse da quelle che valgono per il mondo reale. Ad esempio, non ha alcun confine: il regno di Fantàsia si estende in modo illimitato in ogni direzione; inoltre, i vari luoghi di Fantàsia non hanno un posto fisso: la loro "vicinanza" o "lontananza" dipende dalla volontà del singolo di raggiungere un determinato posto. Anche la geografia di Fantàsia è peculiare, e ricca di tanti luoghi magici e fantastici come: la Torre d'Avorio, dove dimora l'Infanta Imperatrice; il Bosco Frusciante; le Paludi della Tristezza la Casa che Muta; Amarganta, una città che si trova al centro di un lago dalle acque corrosive, composta da numerose imbarcazioni fatte di un tipo particolare di argento, sulle quali sono costruiti edifici dello stesso materiale; il Castello di Horok, la Mano che vede, una costruzione a forma di mano,  dimora della maga malvagia Xayde; la Città degli Imperatori, composta da edifici costruiti e disposti contro ogni principio logico; Goab, il Deserto Coloratoun deserto estesissimo che si genera quando, allo spuntar del sole, tutte le piante e le forme vegetali di Perelun, il Bosco Notturno, muoiono; Minroud, la Miniera delle Immagini, una miniera situata in un luogo freddo e nevoso dove si estraggono le immagini dimenticate dagli uomini; ecc...
Così come lo spazio, anche il tempo è del tutto relativo. E' poi un regno in cui esiste un'Imperatrice, la cui carica è però del tutto simbolica, dato che non esercita in alcun modo il suo potere; più che una sovrana è una dea, che incarna l'innocenza fanciullesca e che permette a Fantàsia di esistere. 
All'interno dell'opera vengono infatti trattate anche tematiche importanti: ad esempio le Paludi della Tristezza rappresentano in un certo senso la depressione; Mork rappresenta il nichilismo; Donna Aiuola è l'incarnazione della maternità e della natura come forza generatrice (e genitrice). Vi è poi il discorso legato alla fantasia, uno dei temi fondanti de La storia infinita; per Ende la fantasia è un'attività vera e propria della mente. Grazie a essa, il genere umano è in grado di creare, modificare, plasmare la realtà, costruendole un passato e un futuro. E questo potere creativo, dovuto all'attività immaginativa, è molto simile alla creazione divina, rientrando nelle qualità concesse da Dio all'uomo che lo rendono simile a esso. La differenza, sostanziale, è che alla fantasia di Ende tutto è concesso, nel bene e nel male. Vi è quindi una forte critica al materialismo, tuttavia l'autore sembra anche mettere in guardia i lettori dal fatto che non si può vivere solo nel mondo della fantasia, e che questo è pericoloso in quanto potrebbe portare alla perdita di se stessi, per cui ogni tanto è bene anche ritornare al mondo reale.
Altra questione importante è legata ai nomi, in quanto dare un nome viene visto come un vero e proprio atto che dà inizio alla creazione: ogni cosa a Fantàsia inizia ad avere una propria storia dal momento in cui le viene dato un nome. Senza di esso ogni cosa semplicemente esiste, ma non ha uno scopo, un ruolo, una funzione perché è priva d'identità. La stessa Infante Imperatrice per poter continuare ad esistere ha bisogno di un nuovo nome ("E sì che di nomi lei ne ha avuti tanti. Ma sono stati tutti dimenticati. E' tutto passato, finito per sempre. Guarda un po'. Ha soltanto bisogno di un nome nuovo, l'Infanta Imperatrice, e subito tornerà a stare bene.").
I nomi sono quindi collegati a un'identità, così come lo sono i desideri, le singole essenziali tappe di un percorso che conduce a uno "scopo fondamentale", la propria identità, ciò che si è se si vuole veramente; in questo senso va interpretata la frase "Fa' ciò che vuoi" incisa sull'Auryn. Per desiderare qualcosa è quindi necessario conoscere sé stessi, trovare la propria vera volontà e identità. Esprimere continuamente desideri in Fantàsia ha però delle conseguenze, legate alla perdita dei ricordi e, senza ricordi, qualunque desiderio è impossibile e la mente si svuota completamente. Questo almeno per quanto riguarda Bastiano, mentre il personaggio di Atreiu, quando si ritrova privo di ricordi, sembra trovare le proprie risposte proprio perdendo se stesso, per poi ritrovarsi, diventando più consapevole.
In Fantàsia i desideri sembrano quindi fortemente collegati ai ricordi, poiché la fantasia viene vista come la capacità di creare esprimendo dei desideri. Nel romanzo i ricordi e la fantasia sono strettamente collegati: gli uni non sono possibili senza l'altra, e viceversa, poiché "chi non ha più un passato non ha neppure un avvenire" e chi non può più cambiare se stesso (grazie ai ricordi del proprio passato) non può modificare neppure il proprio avvenire. I desideri, il futuro (ciò che potrebbe essere) hanno quindi bisogno dei ricordi (il passato, ciò che è stato) per realizzarsi, in quanto è da questi ultimi che sono sorretti.
Viene anche affrontata la questione della morte. Già all'inizio del romanzo ci viene detto che la mamma di Bastiano, ad esempio, è morta, a causa di qualche malattia, e che da allora il padre di Bastiano non è più stato lo stesso. In realtà sia il padre che Bastiano probabilmente non hanno mai accettato pienamente la perdita della moglie/madre e quindi non sono ancora riusciti a superarla. La questione della morte viene poi ripresa quando Bastiano incontra Graugraman, un grande leone signore del deserto di Goab, nonché la creatura più terribile di Fantàsia (nata dal desiderio di Bastiano di vivere una grande avventura), poiché dovunque vada porta il deserto, e nessuno può sopravvivere in sua presenza. Graugraman tuttavia soffre di uno strano destino: alla fine di ogni giornata egli muore, trasformandosi in una statua, per poi rinascere il giorno dopo. Egli chiede a Bastiano come mai debba subire tale sorte, e il ragazzino gli spiega che Perelum, la giungla di luce, rinasce ogni sera appena il leone muore, in quanto essa "<<può esistere soltanto fintanto che tu sia pietrificato. Ma Perelum divorerebbe ogni cosa e alla fine soffocherebbe anche se stesso, se non dovesse esso pure morire e ridursi in polvere ogni volta che tu ti svegli. Tu Graugraman e Perelum siete una cosa cosa.>> 
Graugraman restò a lungo in silenzio.
<<Signore>>, disse infine, <<ora capisco che la mia morte è portatrice di vita e la mia vita portatrice di morte e che entrambe le cose sono giuste. Adesso comprendo finalmente il senso della mia esistenza. Ti ringrazio>>."
Graugraman e Perelum sono appunto due facce della stessa medaglia, due opposti che si completano e che non potrebbero esistere uno senza l'altro, proprio come la vita e la morte, la luce e il buio, il giorno e la notte, il bene e il male. Ende quindi interpreta la morte con come una perdita definitiva, ma come una perdita temporanea che permetterà a qualcos'altro di nascere, in un ciclo infinito. In effetti l'entità che minaccia Fantàsia non è la Morte, ma bensì il Nulla, qualcosa che porta distruzione e annullamento, ma senza nessuna rinascita. Ende quindi concepisce l'idea della Morte come qualcosa che fa parte della vita, il lato opposto della medaglia, e che come tale va accettata, in quanto senza una non ci potrebbe essere l'altra. 
Altro concetto espresso nel romanzo è quello di infinito, aggettivo che tra l'altro compare pure nel titolo, in quanto poiché il Regno di Fantásia non ha confini né nello spazio né nel tempo, la sua storia non ha mai fine. Tuttavia, le singole storie dei suoi personaggi, dei suoi luoghi, dei suoi oggetti, devono essere concluse perché l'ordine di Fantàsia non sia scardinato. Dato che però in Fantàsia continuano a nascere nuovi personaggi ci saranno sempre nuove storie da raccontare, e lo stesso evento di dover dare un nome all'Infanta Imperatrice sembra un evento ciclico, che si verifica ogni tot di tempo, all'infinito, tanto che Bastiano scopre di non essere stato il primo, e non sarà nemmeno l'ultimo, umano che ha visitato Fantàsia. Forse anche in questo la "storia infinita" è appunto infinita, in quanto destinata a ripetersi ancora e ancora, senza fine. Una cosa che poi mi ha colpito all'interno della storia è che in certi casi troviamo una frase particolare e ben precisa: "Ma questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare un'altra volta". Per quanto inizialmente trovassi la presenza di questa frase un po' frustrante, in quanto sembrava aprire storie spin-off destinate a rimanere irrisolte, poi ho pensato che questa frase potrebbe essere anche un invito dell'autore nei confronti dei propri lettori a inventare loro stessi una storia per quei personaggi a cui la frase si riferisce. 
Tale frase viene ripetuta nel romanzo 11 volte: riguardo ai quattro messaggeri iniziali che finiscono per fare amicizia tra di loro; al vecchio Cairone, dopo che è venuto ad avvertire Atreiu del suo compito; ad Enghivuc, l'omino che per quasi tutta la sua vita ha cercato di risolvere l'enigma dell'Oracolo Meridionale, e che in seguito è comunque diventato famoso ma per altri motivi; al ritorno da Graugraman; al cavaliere Inrico che non ha più voluto sposare la principessa Oglamàr; alla storia del figlio di Iaia; alla separazione dei tre Grandi Meditanti che crearono ciascuno un proprio monastero; i resoconti di coloro che parteciparono alla battaglia della Torre d'Avorio; alla spada Sikanda, che attende di essere nuovamente trovata e impugnata; a Icrione, Isbaldo e Idorno, che intraprendono, ognuno per conto proprio, un viaggio per cercare Bastiano; e infine la storia di coloro che conosceranno la strada per Fantàsia.
Con tutte queste storie ancora da narrare in effetti il romanzo di Ende si può veramente definire una storia infinita. Inoltre ho scoperto che pure lo stesso autore fece fatica a terminare la storia, infatti Ende si rese conto che più vi lavorava e più la trattazione acquistava spessore e grandezza, tanto che la data di uscita dovette essere posticipata. Ende dovette perfin comunicare al suo editore che il protagonista Bastiano si rifiutava categoricamente di lasciare Fantàsia e che non gli rimaneva dunque altra possibilità che seguire il suo personaggio nel prosieguo delle sue avventure. Ende ci mise ben tre anni a completare la storia, non riuscendo a sciogliere l'ultimo nodo narrativo: come far tornare a casa Bastiano, una questione che a quanto pare tenne a lungo impegnato l'autore, finché egli non riuscì a trovare una soluzione. Come ho detto però questo portò a un ritardo nella pubblicazione dell'opera facendola slittare di ben due anni, a pensarci bene il romanzo stava per diventare una storia infinita anche per lo stesso autore!
Da un lato mi dispiace che l'autore non abbia scritto degli spin-off di "La Storia Infinita", narrando appunto di tutte queste (o almeno di alcune) di queste storie lasciate in qualche modo in sospeso, ma pensandoci forse da un lato ha avuto paura di rimanere in un certo senso incastrato in questa storia, e dall'altro forse questi volevano essere degli spunti, delle strizzate d'occhio, per i propri lettori, invitandoli a continuare loro queste vicende.
"La storia infinita" è quindi un testo complesso nel senso che è stratificato su più livelli di lettura, dove dentro ci si può trovare molte cose: una storia metanarrativa, filosofia, morale, etica, simbologia, problemi esistenziali, avventura, fantasia ...
Una vicenda che trovo adatta alla lettura a partire dai 10 anni, ma essendo la storia sviluppata a vari livelli non è detto che un bambino riuscirà a coglierli tutti, tuttavia potrà sicuramente cogliere almeno la parte un po' più superficiale, quella avventurosa e fantastica, il viaggio dell'eroe, trovando la vicenda coinvolgente e interessante, ricca di personaggi, luoghi e avvenimenti sorprendenti. Ne consiglio la lettura però anche ad un pubblico più adolescenziale, o addirittura adulto, che potrà cogliere diversi messaggi e riferimenti, anche solo cercando di interpretare i vari personaggi e i vari luoghi del racconto. Una storia effettivamente infinita, in grado di scatenare molteplici riflessioni, o anche solo capace di trasportare i lettori in un mondo magico e sorprendente, dal quale però si potrebbe correre il rischio di non voler più uscire.
 
 CONFRONTO CON IL FILM 
 
Più famoso ancora rispetto al libro è probabilmente il film, almeno per coloro nati e cresciuti negli anni Novanta e inizi Duemila. Il film uscì nel 1984, solo pochi anni dopo la pubblicazione del libro, anche se Ende non si rivelò per nulla soddisfatto del risultato, tanto che intentò pure una causa alla produzione perché fosse eliminato il suo nome dai titoli di testa, causa che, nel 1985, perse.
Il suo budget di 25 milioni di dollari ne fece il più costoso film di produzione tedesca. La pellicola fu un successo, diventando un film di culto e una pietra miliare del cinema degli anni '80, nonostante attualmente sicuramente essa mostri il passare degli anni, ma riesce ancora a conservare quel certo fascino datole dall'uso di pupazzi e dalla mancanza di CGI.
La differenza maggiore tra libro è film è data dal fatto che la pellicola copre solo la prima metà del libro, fin quando Bastiano urla in nome dell'Infanta Imperatrice e viene trasportato nel suo regno, iniziando a ricostruire Fantàsia con i propri desideri. 
A parte ciò nell'insieme ho trovato la pellicola piuttosto fedele al libro, racchiudendone i momenti più salienti, nonostante alcune cose siano state eliminate.
Il tutto inizia come nel libro con Bastiano che si rintana in una libreria per scappare da dei bulli, rubando il libro "La storia Infinita" al libraio, che lo stava leggendo. Si rifugia a scuola dove inizia a leggerlo e qui si entra nel mondo di Fantàsia, dove conosciamo i messaggeri che si incontrano per recare un messaggio all'Infanta Imperatrice, che però scoprono essere malata e nessuno riesce a curarla. Atreyu si propone di andare a cercare una cura e gli viene affidato l'Auryn. 
Giunto nelle paludi della tristezza il suo cavallo Artax (che nel film non parla) si lascia morire nelle sabbie mobili, mentre Atreju riesce a trovare con Morla che gli dice di provare a parlare con l'Oracolo del Sud. C'è da dire che nel film sono riusciti a rendere molto bene il momento della morte di Artax, che viene ancora oggi ricordato come uno dei momenti più commoventi della storia del cinema. 
Atreyu, stanco e sconsolato sta per essere inghiottito dalla palude quando arriva in suo soccorso il Drago della Fortuna, Falkor. Il drago lo porta da Engywook e Urgl, che lo curano. Scopre poi che Falkor l'ha portato in prossimità dell'Oracolo, ma per giungere al suo cospetto deve prima superare alcune prove. La prima è la porta delle Sfingi, il cui sguardo incenerisce gli eroi dal cuore non abbastanza puro. La seconda porta è lo specchio dell'anima: qui Atreyu vede riflesso un ragazzino intento a leggere un libro.
L'Oracolo infine rivela ad Atreyu che l'unico modo di salvare l'Imperatrice e distruggere il Nulla è di trovare un nuovo nome per lei, e che solo un terrestre credente e sognatore può farlo. 
Intanto il Nulla avanza e anche l'Oracolo stesso viene distrutto. Atreyu e Falkor fuggono prima di venirne travolti, ma l'eroe cade dalla groppa del drago e perde il medaglione. Si ritrova solo e sulle rovine di una strana città, dove incontra Gmork, con cui ha un dialogo presente nel libro.
Atreyu riesce a prevalere e, seppur ferito, si ricongiunge con Falkor un attimo prima di venire portato via dal Nulla, ma quando si risveglia in groppa a Falkor, Atreyu scopre che ormai il Nulla si è portato via tutto. Disperato, il giovane guerriero chiede aiuto all'Auryn (che Falkor aveva ritrovato) e giunge grazie ad esso alla Torre d'Avorio, unica costruzione rimasta in piedi, per ammettere davanti all'Imperatrice di aver fallito la missione. Ma la sovrana sembra al contrario felice e rivela ad Atreyu che egli ha adempiuto al suo compito, perché il giovane terrestre, che ha seguito tutte le avventure di Atreyu nel libro, è in realtà lì con loro. Il Nulla tenta di eliminare Bastian provocando una tempesta nel mondo reale per distruggere la soffitta in cui il bambino si trova, con l'intento di arrivare nel mondo reale per distruggerlo. Bastian è inizialmente incredulo, ma quando il Nulla sta per uccidere l'Imperatrice e quest'ultima lo implora di salvarla, il ragazzo, urla contro la tempesta del Nulla il nome della madre. In tal modo il Nulla viene distrutto e l'Imperatrice rimane in vita.
Bastian si ritrova insieme all'Imperatrice, la quale gli chiede di ricreare quel mondo attraverso i suoi desideri e i suoi sogni. Il primo desiderio di Bastian è quello di cavalcare Falkor, iniziando a riportare così in vita il mondo di Fantásia e in groppa al quale tornerà nel mondo reale mettendo in fuga i bulli che lo avevano perseguitato all'inizio 
 
Tra le differenze tra libro e film troviamo:
- l'aspetto del protagonista, che nel film non è basso e cicciottello e con le gambe storte, nonchè l'aspetto dell'Infanta Imperatrice, che nel libro ha i capelli bianchi e gli occhi dorati. Fucur nel libro ha un muso da leone, mentre nel film gliene hanno dato più uno da cane.
- nel libro è un messaggero dell'Imperatrice, Cairone, a recarsi nel paese di Atreyu per spiegargli che è stato scelto come inviato dell'Imperatrice, mentre nel film non vediamo mai il popolo del ragazzo.
- nel film sono state omesse alcune scene comprese nella prima metà del libro: la tribù di Atreyu; il momento in cui il ragazzo incontra Fùcur intrappolato nella ragnatela di Ygramul; l'incontro tra Atreju e i Giganti del Vento; la ricerca e l'incontrotra l'Infanta Imperatrice e il Vecchio della Montagna Solitaria.
- nel film è stata eliminata la seconda parte del racconto, in cui Bastian viaggia per Fantàsia conoscendone gli abitanti e vivendo diverse avventure, condensandola al massimo. In questo modo Bastiano nel film ritorna nel suo mondo semplicemente cavalcando Falcor, mentre nel libro deve immergersi nelle Acque della vita. 
- nel film il Nulla sembra essere un'entità vera e propria dotata di una propria volontà, il quale cerca di opporti e combattere attivamente gli abitanti di Fantàsia e Bastiano, mentre nel libro è semplicemente la scomparsa di Fantàsia.
 
Nell'insieme trovo comunque che il film sia riuscito ad imbastire una trama coerente e coesa, nonostante le parti eliminate, riprendendo una buona parte delle scene presenti almeno nella prima metà della storia. Per questioni di minutaggio è ovvio che il regista si sia ritrovato probabilmente a scegliere di non poter trasporre tutto il libro e abbia scelto di dedicarsi solo alla prima metà, mentre la seconda è stata trasposta poi nel sequel "La storia Infinta 2". Ciò ha sicuramente comportanto un cambiamento nel messaggio tra libro e film. Nel libro Bastiano ad esempio deve imparare ad accettare se stesso (compreso il suo aspetto poco attraente) e cpaire cosa desidera veramente, mentre nel film Bastiano deve accettare il proprio lato meno razionale, rendendosi conto che non c'è nulla di male nel fantasticare e nell'inventare storie. Il messaggio del film è quindi molto più semplice ma comunque coerente e sensato per ciò che il film ha voluto mostrarci.
Anche il fatto di aver reso il Nulla nel film un'entità dodata di una volontà secondo me ci sta (diciamo che posso comprendere la scelta del regista) perchè in questo modo il resista ha potuto imbastire un certo conflitto e uno scontro finale tra l'antagonista e i protagonisti, rendendo la pellicola più emozionante, anche visivamente. 
A livello visivo sicuramente si vede che il film ha i suoi anni, ma non per questo è invecchiato male, in quanto nonostante sia pieno di pupazzoni e attori molto truccati (per trasformarli nelle bizzarre creature di fantàsia)  il film mantiene un proprio fascino. D'altronde rendere su pellicola un universo come quello di Fantàsia non è facile, dato che bisogna ricrearne tutte le creature magiche e gli ambienti fantastici e sicuramente ci sono voluti molto impegno e tanti soldi. In effetti sarebbe uno di quei film che si presterebbe ad un remake, ma allo stesso tempo avrei il timore per l'uso massiccio che si farebbe della coputer grafica. Bisogna comunque considerare che è un film realizzato agli inizi degli anni Ottanta, se lo avessero girato già agli inizi del Duemila (come per "Il Signore degli Anelli") probabilmente il risultato sarebbe già stato diverso ma, come ho già detto, il film anni Ottanta riesce benissimi a conservare un suo fascino. Non sorprende quindi che sia diventato un film cult di quegli anni, oltre ad averci regalato anche la bellissima canzone di "The Never Ending Story", la quale per me non passerà mai di moda e che rimane bellissima ancora oggi.
 
 
 

Sopra: In alto la locandina del film, mentre al centro e in baso alcune immagini tratte dal film, con al centro Bastian che legge il libro di "La storia Infinita" e in basso Atreiu e Fucur.

Questo volume è stato edito nel 1976 dalla K. Thienemann Verlag. Stuttgart col titolo "Die unendliche Geschichte" ed è stato pubblicato nel 1981 in italiano dalla Longanesi. Il volume in mio possesso è del 2018, ha 448 pagine, la copertina rigida con sovracopertina, misura 22,01 cm d'altezza e 14,05 cm di lunghezza e costa 24,00 euro.
 
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