giovedì 18 luglio 2024

Mostri di Stephane Servant e Nicolas Zouliamis

"Mostri" scritto da Stephane Servant e illustrato da Nicolas Zouliamis è un libro/albo illustrato che narra la storia di un bambino di nome Otto che abita in uno speduto villaggio, dove una sera arriva un circo che afferma di avere in gabbia il Mostro dei Sogni, una creatura incredibile e mostruosa.
 
Sopra: La bellissima copertina sui toni del bianco e nero e dell'oro, molto elegante e raffinata.
 
Un bambino di nome Otto vive nell'ultima casa di in un paese alla fine del mondo, come lui stesso racconta: "Proprio alla fine del mondo.
Oltre, non c'erano che l'ombra di montagne, un oceano di albero scuri e muscosi e laghi profondi come la notte.
Un 'unica strada polverosa conduceva, a fatica, fino al nostro paese. per questo non vi arrivava quasi mai nessuno."
Il bambino una sera viene svegliato da un rumore: "Fuori la notte non era ancora calata. E' così che ho visto le roulotte. Erano una decina, dipinte di tutti i colori.
Le trainavano animali dal manto fumante e le loro ruote cerchiate di metallo facevano schizzare in aria i sassolini della strada.
Su tutte c'era scritto: <<IL CIRCO DEI SOGNI>>."
Il direttore, un uomo vestito di rosso, annuncia così l'arrivo del suo circo in città: «Signore e signori, cari e teneri bambini, avvicinatevi, avvicinatevi! Dopo aver fatto il giro del mondo, il Circo de' Isogni è arrivato da voi. Ecco i giocolieri con i coltelli! I mangiafuoco! Gli acrobati della morte! E infine, sotto questa stoffa, in questa gabbia, il pezzo forte dello spettacolo. Ecco colui che il mondo intero ci invidia. Colui che tutti temono. Il solo e l'unico Mostro de' Isogni!»
Attorno al circo si crea subito una grande curiosità e trepidazione da parte degli abitanti del luogo, che non vedono l'ora di scoprire che aspetto abbia questo Mostro dei Sogni.
 
 
Sopra: Due pagine del libro, che come potete devere non è molto scritto, mentre nella pagina a destra vediamo la casa del narratore, che possiamo scorgere alla finestra.

la storia è accompagnata dalle illustrazioni di Nicolas Zouliamis, le quali in questo caso non "accompagnano" solo la storia, ma in realtà sono proprio parte di essa, in quanto alcune sequenze sono proprio narrate solo per immagini. In effetti questo libro è più un albo illustrato rispetto a un libro illustrato, cioè un testo in cui le immagini prevaricano la parte scritta, per cui sono i testi che accompagnano i disegni più che viceversa, o comunque tra testo e immagini vi è un connubio imprescindibile. Senza i disegni infatti per il lettore sarebbe impossibile comprendere appieno la storia. Di questo parlerò nell'ultima sezione, quella dove commento il libro, poiché vi farei degli spoiler. Nelle prime pagine del libro infatti non viene mai mostrato il volto per narratore e c'è un motivo, che si capisce però solo osservando le illustrazioni.
Le illustrazioni di Zouliamis sono molto belle in quanto molto curate e ricche di dettagli, alcune sono a pagina intera mentre qualcuna anche a doppia pagina. Pur essendo in bianco e nero l'artista fa un bellissimo lavoro di luci e ombre, rendendo l'aspetto degli ambienti e dei personaggi molto realistico, sebbene alcuni dei personaggi ritratti abbiano un aspetto mostruoso, ma allo stesso tempo anche onirico.

 
 
 
 
Sopra: Alcune delle illustrazioni di Zoulimas, che sono molto belle, curate e dettagliate. Alcune mostrano gli ambienti del circo, mentre la penultima immagina è una sorta di sequenza narrativa.
 
"Mostri" scritto da Stephane Servant e illustrato da Nicolas Zouliamis è un libro molto interessante, anche perchè in realtà è un albo illustrato travestito come libro illustrato. Come ho spiegato anche sopra la differenza tra un libro e un albo stà nel'importanza delle immagini, le quali sono importanti tanto quanto i testi se non addirittura di più, tanto che senza di esse non sarebbe possibile ai lettori comprendere appieno la storia, mentre nel caso di un libro illustrato le immagini ci sono ma i testi sarebbero comprensibili perfettamente anche senza il supporto grafico.
La storia parla di questo bambino che dice di vivere in una città così sperduta da trovarsi ai confini del mondo, tanto che di solito non ricevono la visita di nessuno straniero. Una sera arriva in città un circo, che tra le sue attrazioni dice di avere una creatura incredibile e mostruosa: il Mostro dei Sogni. Gli abitanti del villaggio, tra cui appunto il narratore , vanno tutti al circo curiosi di vedere questa creatura, la quale si scopre essere ....








INIZIO SPOILER
.... un bambino! Un normale bambino umano, che però viene considerato un mostro perchè nel villaggio in realtà... sono tutti mostri, cioè creature con un aspetto che noi considereremmo strano, con dei tratti facciali molto esagerati, caricaturali, sproporzionati, e con corpi pieni di zanne affilate, unghie lunghe ...
La cosa non viene esplicitata nei testi, ma il lettore la capisce grazie alle immagini, infatti nelle illustrazioni iniziali non vengono mai fatte vedere le persone che abitano il villaggio, e neppure l'aspetto del narratore o dei suoi genitori, i quali al massimo sono ritratti di spalle. E' solo dopo che la tenda sopra la gabbia del mostro viene calata mostrando quello che è un normale bambino che viene finalmente mostrato al lettore l'aspetto degli abitanti del villaggio, cioè il pubblico dello spettacolo, i quali hanno un aspetto che noi definiremmo mostruoso.
A questo punto ci viene svelato anche l'aspetto del narratore, che ha una faccia ricoperta di peli, come se fosse un bambino-gatto. Il narratore in effetti in precedenza ci aveva detto di essere bullizzato dagli altri bambini per il suo aspetto: "<<Tu non hai mica paura del Mostro perchè ti assomiglia>> ha rilanciato Max, con una smorfia. <<Dicono che è brutto come te. Anche se si fa fatica a credere che possano esistere due cose così orribili nello stesso momento.>>"
Secono la madre di Otto lui non è come gli altri perchè, quando lui non era ancora nato, un uccello si è posato sulla sua pancia mentre dormiva e ha scambiato il suo cuore con quello del bambino: "Per questo sei speciale. Perchè hai un pezzetto di cielo lì nel petto."
Pur non essendo un aspetto propriamente "normale" da umano, in effetti Otto ha un viso sicuramente meno spaventoso o mostruoso rispetto agli altri abitanti del villaggio, un viso che assomiglia tra l'altro a quello del bambino imprigionato. Per questo Otto sente subito una sorta di legame col bimbo umano, che quando fugge si nasconde nel suo pollaio. 
Nel frattempo vediamo, tramite delle sequenze di immagini, come il bambino è finito nel mondo dei mostri: era scappato di casa in seguito a delle liti tra i suoi genitori salendo su una barchetta e navigando un fiume. La barca però è naufragata ed è stato quindi trovato dal circo, che vedendolo come una creatura strana, diversa da tutti loro, lo ha tenuto come attrazione
FINE SPOILER






Dopo che il Mostro dei sogni è riuscito a fuggire dalla gabbia del circo e a rifugiarsi nel pollaio di Otto quest'ultimo lo aiuta a tornare a casa, riuscendo anche ad affrontare il gruppo di bulletti che lo prendevano in giro per il suo aspetto.
Un libro bello che affronta varie tematiche, tra cui quella del diverso e che tutto è relativo, facendo riflettere sul fatto che il concetto di diverso non è qualcosa di assoluto, ma dipende dalla prospettiva e dai punti di vista, dal contesto insomma. Dopo tutto anche noi siamo tutti diversi gli uni dagli altri, ma fino a che punto la diversità viene considerata qualcosa di normale, di accettabile e quando invece diventa troppa? Qualcosa che ci fa percepire qualcosa di diverso da noi e da ciò che conosciamo come un qualcosa di così diverso da essere mostruoso? 
Il Mostro dei Sogni è percepito come un mostro dagli abitanti del villaggio perchè diverso da come sono loro. Lo stesso narratore viene preso in giro da altri ragazzini perchè anche lui è considerato diverso, un mostro, perchè il suo aspetto non si adegua ai loro canoni. Otto ad esempio dice: "Pa e Ma si sforzavano di accettarmi così com'ero, lo sapevo. Ma tutti gli altri, Max e la sua banda, era chiaro che mi consideravano strano."
Un libro che in realtà è un albo illustrato e che, come molti albi, trasmette dei messaggi interessanti all'interno di una storia che porta naturalmente i lettori a riflette su molte questioni. 
Molti elementi infatti non sono esplicitati tramite i testi, per cui è importante analizzare bene le immagini, che raccontano anche alcune sequenze della storia, spiegando ad esempio come il Mostro è arrivato in possesso del Circo. I disegni in bianco e nero sono molto belli, estremamente curati e dettagliati, dai tratti realistici e incantevoli, rendendo l'opera splendida anche sotto il profilo grafico.
 
Quest'opera è stata pubblicata originariamente nel 2023 dalla Editions Thierry Magnier col titolo "Monstres" ed è stato edito in italiano nel 2024 dalla Rizzoli Editore, ha 192 pagine, la copertina rigida e misura 20,7 cm d'altezza e 14,7 cm di lunghezza e costa 16,50 euro.
 
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 15 luglio 2024

SPECIALE: libri non illustrati (LA SCUOLA DELL'ORRORE di Tom B. Stone)

Torna la rubrica in cui vi parlo di libri che ho letto ma che non sono illustrati, e che quindi non posso recensire singolarmente.
Questa volta vi parlo di quattro libri che fanno parte di una collana horror un po' vecchiotta, uscita in Italia alla fine degli anni Novanta e che si chiama: LA SCUOLA DELL'ORRORE di Tom B. Stone.
Protagonisti di questa serie sono gli studenti della scuola di Campofelice che ogni volta devono affrontare una sfida differente: una scambio di corpi, una cuoca che cucina animali domestici, una squadra di zombie, uno scuolabus invisibile guidato da un fantasma, un pupazzo di neve mostruoso, un ciclista senza testa ...
Tra gli studenti maggiormente utilizzati dallo scrittore come protagonisti o coprotagonisti dei volumi troviamo: Park Addams, appassionato di baseball (compare come protagonista nei racconti, mai tradotti in italiano, di  "Don't tell mummy" e "The dead Sox", e come coprotagonista in "Invito in mensa con delitto"); Kirstin Bjorg, giocatrice di calcio, riesce a farsi eleggere presidentessa della prima media con l'aiuto di Algie; Algernoon Green, il nuovo arrivato a Grove Hill, la sua famiglia viaggia spesso, gli piace giocare a baseball ma gli amici lo hanno convinto a giocare anche nella squadra di calcio, consegna giornali (compare come protagonista o coprotagonista nei racconti di  "Il ciclista senza testa" e "La squadra degli Zombie" e "The gator ate her"); Stacey Carter, fa la dogsitter (compare come protagonista nel racconto di  "Invito in mensa con delitto"); Skate McGraw, appassionato di skateboard (compare come protagonista nei racconti, mai tradotti in italiano, di  "The skeleton on the skateboard" e di "The skeleton's revenge"); Skip Wolfson, vive in una fattoria alla periferia di Grove Hill e i suoi genitori hanno un negozio che vende articoli per animali (compare come protagonista nei racconti di  "Little pet werewolf" e di "Brividi sullo scuolabus"); poi c'è anche Ganasce (nome originale Jaws), che non è mai protagonista di nessun libro, ma viene citato in quasi tutti, accompagnato di solito con la battuta che può margiare di tutto, persino gli animali spiaccicati sulla strada.
La scuola di Campofelice è detta però scuola di Camposanto poiché, oltre ad essere collocata vicino a un cimitero, spesso vi accadono strani eventi: "All'esterno della scuola di Campofelice, oltre al campo giochi, circondate da una staccionata decrepita di ssi di legno bianco, le lapidi corrose di un vecchio cimitero si estendevano su per pendio incolto. Il muschio verde e i licheni grigi,oltre a uno strano vento freddo che non cessava mai di soffiare, avevano cancellato quasi tutte le lettere incise sulle lapidi, Cocci e frammenti di vasi rivelavano che una volta, tanto tempo prima, la gente aveva frequentato quelle tombe, portandoci dei fiori. ma ormai nessuno veniva più sepolto laggiù. E i viventi non visitavano più i morti."
I titoli tradotti in italiano sono 8:
  1. "Invito a mensa con delitto" (1997)
  2. "L'abominevole mostro delle nevi" (1997)
  3. "Mostro d'aprile" (1997)
  4. "La squadra degli zombie" (1997)
  5. "Brividi sullo scuolabus" (1998)
  6. "La maestra è morta di paura" (1998)
  7. "La vendetta dei dinosauri" (1999)
  8. "Il ciclista senza testa" (1999)
Questi sono i titoli usciti in italiano, mentre quelli della serie inglese, che si chiama "Graveyard school", sono 28, tra cui: "The Skeleton on the Skateboard", "Little Pet Werewolf", "Camp Dracula", "Slime Lake", "Tales Too Scary to Tell at Camp", "Don't Tell Mummy", "The Gator Ate Her", "The Skeleton's Revenge", "Little School of Horrors", "The Spider Beside Her", "There's a ghost in the boy's bathroom"....
 

"INVITO IN MENSA CON DELITTO" con 128 pagine, edito nel 1997 dalla Bompiani (costo di 9.900 LIRE. Titolo originale "Don't eat the Mistery Meat", 1994).
Alla scuola di Campofelice il menù della mensa non è mai stato straordinario, ma da quando a scuola è stata assunta una nuova cuoca le cose sono degenerate, in particolare gli studenti si chiedono con che animali siano fatte le carni che la cuoca serve loro, soprattutto visto che ultimamente molti cani e gatti sono spariti dal quartiere.
Diciamo che con questo titolo la collana dei Tom B. Stone non era partita proprio benissimo: ho trovato la storia in diverse parti poco coerente e con troppe forzature. In primo luogo lo stesso ambiente scolastico è poco credibile perchè poco curato: sembra che nella scuola lavorino solo 3 persone, cioè la signora Morthhouse, la direttrice, il professore Hannibal Lucrus (nonché vicedirettore) e la cuoca Gladys Stoker, altro personale non è pervenuto in quanto non viene mai citato. All'inizio il menù della mensa non è neanche così male (inizialmente il polpettone ha solo un sapore strano), ma va via via peggiorando col tempo, tanto che alcuni dei protagonisti affermano di essere costretti a portarsi il pranzo da casa.
Tuttavia mi chiedo... se il cibo era così terribile, possibile che nessuno degli studenti si sia lamentato con i genitori? In realtà gli stessi protagonisti non riferiscono del problema a casa, anche se credo che un genitore che paga la mensa pretenda che il cibo che viene fornito sia almeno mangiabile.
Alcuni eventi sono proprio forzati, tipo quello dove Stacey e Park seguono la cuoca fino a casa per scoprire se è stata lei a rapire il loro amico Ganasce (soprannome di Alexander). Nella scena i due scoprono che la cuoca è andata a cena con il professor Lucrus, allora cosa fanno? Entrano nella macchina della signora Stoker (che FATALITÀ era stata lasciata aperta, che fortuna) e si nascondono sotto una coperta (che trovano fatalità proprio nella macchina della donna) sul pavimento dei sedili posteriori, senza che la donna si accorga di nulla.
"I due sbucarono dai cespugli che delimitavano il parcheggio del ristorante e si diressero verso il carro funebre della signora Stoker, Con grande cautela, Stacey provò ad aprire la portiera.
L'auto non era chiusa a chiave.
<<Non credo che mi piacerà,>> disse Stacey guardando il pavimento dei sedili posteriori.
Paek strisciò in auto e annusò l'aria. <<Ehi, ma questo posto puzza.>> Si sporse all'indietro verso il lungo bagagliaio del carro funebre. <<Ah, ecco una coperta.>>
Stese la coperta sul sedile posteriore e si sedette sul pavimento.
<<Vieni>> disse a Stacey.
<<Ora? Ma ci metteranno delle ore a mangiare,>> protestò Stacey.
<<Non possiamo rischiare di perdere quest'occasione,>> ribatté Park.
Stacey mugugnò, ma salì sull'auto chiudendosi la porta alle spalle. Afferrò un'estremità della coperta e si sdraiò sul pavimento, tirandosi la coperta sulle spalle." 
Alcuni eventi poi sono inutili, come tutta la parte della storia in cui Park si porta a casa un pezzo di carne che è stato servito in mensa con l'idea di farlo analizzare, non si sa come. Infatti il pezzo di carne non verrà mai fatto esaminare e alla fine viene pure mangiato per sbaglio, per cui in realtà alla fine non abbiamo la certezza di sapere di cosa effettivamente fosse fatto il polpettone.
"In  silenzio si diresse verso la cucina e iniziò a prepararsi supervelocemente un panino di avanzi.
ma quando aprì il frigorifero e ci guardò dentro si irrigidì, come una statua di sale.
Il contenitore con il campione di "mistero in casseruola" era sparito.
Al suo posto un bigliettino con la scrittura  puntuta della sorella.
<<Susie è stata qui. Yum yum. Ah Ah!>>
Park rimase per un lungo istante in contemplazione dello spazio in vui aveva lasciato il suo campione."
Infine vi sono pure sequenze di eventi confusi, come l'inseguimento della cuoca di Stacey e Park, dopo aver scoperto che le sono entrati in casa e hanno incontrato il loro compagno di scuola (che erano appunto venuti a cercare) e aver visto delle gabbie con vari animali domestici. Scoprono inoltre che Ganasce è stato semplicemente convinto a rimanere a casa della donna, che lo ha persuaso a nascondersi per protesta ai genitori (che lo avevano messo a dieta mentre lui adora mangiare, tanto da amare perfino i piatti cucinati dalla cuoca della scuola) e facendolo giocare ai videogiochi, guardare la tv e ascoltare musica.
Ecco la scena dell'inseguimento: "<<Prima le signore,>> si affrettò a dire Park.
<<E poi i bastardi,>> replicò Stacey piegandosi prudentemente in avanti.
<<AAAAAHHHHH! ORA SIETE MIEI!
Fulmini! Tuoni! E Stacey e Park si misero a urlare non appena la signora Stoker cominciò a salire di corsa le scale, brandendo il suo coltellaccio da macellaio.
<<Corri!>> gridò Park.
<<Scappa!>> gridò Stacey.
Balzarono in piedi, sbattendo l'uno contro l'altro. La torcia di Park schizzò in aria per sbattersi al suolo con un rumore sinistro, spegnendosi.
<<Dividiamoci,>> gridò Park, malfermo sulle ginocchia, col fiato mozzo.
<<Ci provo!>> gli rispose Stacey egualmente affannata.
La signora Stoker balzò loro addosso roteando il coltello. <<So chi siete!>> Strillò. <<Non mi sfuggirete mai!>>
<<Aarghh!>> urlò Park, zigzagando nella sterpaglia ed evitando per un pelo l' inferocita sovrintendente della mensa.
Stacey non fu così fortunata. Un istante dopo cadeva sulle mani e sulle ginocchia e l'istante successivo la terra si apriva sotto di lei.
No, non la terra. Il bordo degli scalini di pietra che conduceva nella cantina di Gladys Stoker.
Con un grido agghiacciante, Stacey precipitò lungo le scale fino alla cantina."
Alla fine i tre ragazzi, dopo essere scappati dalla casa, semplicemente se ne ritornano a casa a piedi, senza aver visto dove fosse la casa della cuoca, quindi chissà come hanno fatto ad orientarsi considerando che questo libro è degli anni Novanta, quando i cellulari non avevano Google Maps.
Il mistero poi è molto scontato, al primo capitolo leggiamo dei protagonisti che si lamentano che molti animali domestici stanno sparendo (tra cui il cane di Polly, un'amica di Stacey e Park) e nel medesimo capitolo compare una nuova cuoca che fa dei piatti di carne molto strani... il lettore non ci mette nulla a fare due più due. Anche se la motivazione che spinge la cuoca a cucinare animali domestici per creare cibi disgustosi non è mai spiegata e, di per sé, non avrebbe senso. Voglio dire, non penso che il cibo della mensa lo pagasse lei, per cui perchè usare animali domestici, facendo la fatica di catturarli e tenerli nelle gabbie, invece di ordinare semplicemente della carne dai fornitori e cucinarla? Perchè inoltre creare dei piatti disgustosi, quando lei è perfettamente in grado di cucinare bene, col rischio che qualcuno venga a lamentarsi e di farsi licenziare? Una sorta di sadismo nei confronti degli studenti? Non si sa.
Il ragazzo scomparso semplicemente torna a casa con la scusa di essersi perso nel bosco mentre cercava di salvare un cane... e tutta la città lo acclama pure come eroe: "Il fracasso che proveniva dall'auditorium si accentuò. <<Ganasce è un vero eroe,>> dichiarò Maria.
<<Ti rendi conto che si era perduto per tutto questo tempo nel bosco? E solo perchè gli era sembrato di vedere uno dei cani scomparsi e aveva cercato di seguirlo per catturarlo? Non avrei mai pensato che Ganasce fosse così, così...>>
<<Così divertente,>> suggerì Stacey. Fissò il palco dell'auditorium dove Ganasce era circondato dagli altri ragazzi. Teneva in mano un sacchetto pieno di caramelle e se le infilava in bocca a manate.
Nessuno parlò d'altro per tutto il weekend. Ganasce era finito sulla stazione televisiva locale, e la sua fotografia era comparsa sul giornale della città.
Era famoso."
Boh, se uno si perde nel bosco per giorni perchè gli pare di aver visto un cane (senza ritrovarne neppure mezzo) io non lo definirei un eroe, anzi, forse è pure uno sciocco. Per quanto riguarda gli animali viene detto che molti di quelli scomparsi "avevano cominciato a tornare a casa".
Insomma questa cuoca si sarebbe messa a rubare, uccidere e cucinare animali domestici da dare in pasto agli alunni della scuola in cui lavora, ha tenuto a casa sua un ragazzino minorenne per giorni senza avvertire nessuno e ha inseguito con un coltello dei ragazzini in casa propria e nessuno sa nulla, tranne tre personaggi, che però non dicono nulla. Anzi, il ragazzino "rapito" se la prende pure con i compagni, in quanto lui a casa della cuoca stava benissimo (e non si è chiesto cosa ci facessero tutti quegli animali in gabbia).
Anche la fine della storia quindi è poco soddisfacente, in quanto alla cuoca sostanzialmente non accade nulla, semplicemente la donna comunica di essersi licenziata e se ne va in un'altra città, come se nulla fosse successo. 
"Park prese il giornale dalle mani di Stacey e, silenziosamente, lesse nel punto in cui gli aveva indicato l'amica. ANIMALI SCOMPARSI, recitava il titolo. In una città non molto distante dalla loro, da qualche tempo scomparivano animali domestici di tutti i tipi. Si sospetta una rete di rapitori. Sconosciuto il movente".
L'idea poteva anche essere interessante ma è stata sviluppata male, con una storia piena di cose illogiche e forzate, e un finale che non dice o spiega nulla.
 
  Sopra: Ogni titolo presenta una cornice colorata, in questo caso rossa, con al centro un'immagine che rappresenta il problema da affrontare, in questo caso il menù della mensa scolastica.
 
"LA SQUADRA DEGLI ZOMBIE" con 128 pagine, edito nel 1997 dalla Bompiani (costo di 9.900 LIRE. Titolo originale "Scream, Team!", 1996).
Le Tigri della scuola dell'Orrore, un tempo gloriosa squadra di calcio, sono in difficoltà, anche se l'anno precedente erano riusciti a battere tutte le squadre, arrivando a partecipare ai campionati regionali. Non riescono più a sconfiggere gli Orsi di Belville, che fino allo scorso campionato erano degli autentici disastri. Tutti iniziano a chiedersi come mai: che cosa ha trasformato una squadra di brocchi in una formazione invincibile?
Tyson Walker capisce, anzi sa, che c'è qualche cosa di strano in questo improvviso successo degli avversari. D'altronde non è difficile intuire che la squadra ha qualcosa di strano: tutti i componenti sembrano essere diventati più grossi e muscolosi, e si dimostrano anche più forti e resistenti fisicamente, degli avversari veramente imbattibili: 
"I Belville Bears cominciarono a marciare verso il campo.
Algernon Green, portiere riluttante, rimase pietrificato dall'orrore.
Erano grossi, Erano enormi, Camminavano in fila indiana, guardando fieramente avanti, con le braccia che oscillavano rigide ai loro fianchi. [...]
C'era qualcosa di totalmente sbagliato in tutta la squadra. Tutti i Bears erano strani. Erano come slavati, Spettrali, grigi, biancastri, oppure verdognoli, color palude. E le facce erano vuote, come una pizza senza farcitura. E poi erano diventati grandi, cattivi e stranamente abili in un gioco che, solo un anno prima, non sapevano neanche da che parte prendere. Ma nessuno sembrava accorgersene. Oppure se lo notavano, sembrava non gli importasse."
Inoltre Tyson nota che ai ragazzi viene fatta bere una strana bevanda... e indaga, fino a scoprire che il nuovo allenatore, il Coach Sandman, nutre i suoi ragazzi con un orrido beverone che li trasforma in zombie.
Ad aiutare Tyson c'è Algie, giocatore di baseball che è stato costretto dagli amici, Tyson e Kirstin, ad iscriversi anche alla squadra di calcio come portiere, cosa che a lui non piace per nulla 
Titolo decisamente più carino del precedente, con una trama semplice ma che almeno funziona ed è coerente con se stessa. 
Questa volta troviamo dei nuovi protagonisti, Tyson, Kirstin e Algie appunto, i quali sono altri studenti della scuola di Campofelice, ma durante la storia ogni tanto ricompaiono anche i personaggi del primo volume, come Polly, Maria e Ganasce. Vi è anche una parte in cui si fa riferimento al primo episodio: "Ganasce era un ragazzo grosso, cresceva a vista d'occhio, perennemente affamato. Era sempre pronto a masticare qualcosa, e si vantava di essere in grado di mangiare qualsiasi cosa, persino gli animali spiaccicati delle macchine sulle strade.
E sosteneva che in mensa si mangiava bene.
L'aveva sostenuto persino di recente, durante il breve regno di una cuoca che aveva servito i menù più disgustosi della storia." 
Per scoprire cosa sta succedendo di strano ai giocatori dei Bears, Algie e Tyson si fanno più di un'ora di strada a in bicicletta per recarsi fino a Belleville, dove scoprono che, durante gli allenamenti, i calciatori sono assolutamente normali. Si trasformano solo dopo aver bevuto qualcosa contenuto in dei thermos, per cui Tyson non ci mette molto a capire che deve essere quel liquido a conferire ai giocatori al loro forza, trasformandoli in una specie di zombie abilissimi nel giocare a calcio.
Ovviamente Tyson non può accettare una cosa simile, così assieme ad Algie cerca di sabotare l'allenatore della squadra avversaria, cercando il modo di togliere di mezzo questa specie di pozione magica.
Storia decisamente più carina e coerente della precedente, anche qui come adulti all'interno della scuola si parla di sole due persone: la direttrice Morthhouse e l'allenatore della squadra di calcio, ma stavolta la cosa è plausibile, poiché la storia si focalizza unicamente sulla squadra di calcio, per cui ha senso che non ci vengano mostrati gli ambienti scolastici e il relativo personale.
 
   Sopra: Ogni titolo presenta una cornice colorata, in questo caso arancione, con al centro un'immagine che rappresenta il problema da affrontare, in questo caso una squadra di calciatori zombie.
 
"BRIVIDI SULLO SCUOLABUS" con 128 pagine, edito nel 1998 dalla Bompiani (costo di 10.900 LIRE. Titolo originale "The tragic School Bus", 1996).
Skip ha un piccolo problema. Vive fuori dal paese e andare a scuola, alla Scuola dell'Orrore, è un dramma, da quando lo scuolabus ha deciso di non aspettarlo. 
"E così Skip si era ritrovato a vivere in mezzo al deserto, a miglia e miglia di distanza da qualsiasi cosa, in una vecchia fattoria decrepita che non poteva che essere stregata, anche se lui personalmente non lo credeva. [...]
La fattoria che i suoi genitori avevano comprato si trovava in Post Road, che un tempo era stato un'importante strada si collegamento tra la cittadina di Campofelice e un'altra strada principale. Ma ora era diventata una strada senza uscita. Finiva da qualche parte oltre la fattoria, proprio sulla collina. Post Road era una strada che non portava da nessuna parte." 
Inoltre alla signora Morthouse, direttrice della scuola, non piace chi arriva in ritardo: "Come al solito, gli adulti sembravano accorgersi di niente. Anche se era vero che un ragazzo che era arrivato in ritardo per tre giorni di fila, il quarto era scaduto nelle grinfie della signora Morthouse e nessuno né aveva più saputo nulla - chi c'era a confermarlo? Gli adulti si sarebbero limitati a negare."
Ma c'è un altro piccolo problema: l'unico scuolabus disposto a fare sosta alla fermata è quello sbagliato. Non ci sono ragazzini con il muso lungo a bordo, ma scheletri e zombie. Si tratta di un bus maledetto, che da anni e anni cerca invano di concludere la sua corsa. Sarà Skip, con un gesto disperato, a far sì che la tetra compagnia trovi finalmente la pace. 
Libro carino, anche come trama, in cui il protagonista Skip è perseguitato da questo autobus fantasma, che però sembra vedere solo lui. La cosa in po' fastidiosa della storia è il fatto che il protagonista non venga mai creduto, in particolare dai genitori, che pensano sempre che lui stia scherzando o che lo faccia perché non gli piace il posto in cui sia ono trasferiti. La cosa può andare bene fino ad un certo punto, ma quando Skip gira il volante del furgone del padre, rischiando i farlo andare fuori strada, affermando terrorizzato di aver visto un autobus che gli stava venendo addosso, come può il padre continuare a pensare che il figlio stia scherzando? 
Comunque anche in questa storia vediamo ricomparire altri personaggi, studenti della scuola, che avevamo già incontrato: Stacey e Park (che avevamo già visto in "Invito in mensa con delitto"), Algie, Tyson, Kirstin (da "La squadra degli zombie"), che proveranno ad aiutare Skip a risolvere il mistero dell'autobus fantasma.
Alla fine comunque sarà Skip a dover risolvere la situazione e a scoprire che l'autista che guida lo scuolabus è un certo John il Matto, un autista di carrozze che un giorno finì dentro un burrone perché non sapeva di un ponte crollato. Da allora ha continuato a viaggiare per la stessa strada aspettando che qualcuno salisse sulla sua carrozza, ma siccome nessuno vi saliva ad un certo punto ha rubato uno scuolabus.


   Sopra: Ogni titolo presenta una cornice colorata, in questo caso gialla, con al centro un'immagine che rappresenta il problema da affrontare, in questo caso un autobus infernale.
 
"IL CICLISTA SENZA TESTA" con 127 pagine, edito nel 1999 dalla Fabbri Editore (costo di 6.900 LIRE. Titolo originale "The headless Bycicle Rider", 1994).
Algie è il nuovo alunno della scuola Campofelice, chiamata così per la vicinanza del cimitero e dove spesso accadono strani eventi: "Il ragazzo nuovo, che stava fermo sulla porta, sembrava fosse uno di quelli abbastanza furbi da stare zitti. Era più basso della media, con grossi occhiali e jeans sformati. I suoi capelli, un po' troppo lunghi, erano raccolti in una piccola cosa."
L'ambiente non è male e Algie ha pure un lavoretto: distribuire giornali in bici. Un giorno viene pure  assoldato dal signor Bates, trovando una lettera a casa con scritto: "Richiedo la consegna del quotidiano alle sedici e quarantacinque precise davanti alla porta della mia casa tutti i giorni feriali. Non arrivare in anticipo. Non arrivare in ritardo. Non indugiare." Come Algie ha intuito anche dal messaggio, il signor Bates è un tipo molto strano e si dice che nella sua casa siano accaduti fatti orribili. I suoi compagni affermano che lui sia "l'assassino con la scure" e che la strada che porta a casa sua si infestata dai fantasmi: "Park disse: <<Se fossi in te, non accetterei la sua offerta neanche morto. E se ti tagliasse la testa mentre consegni il giornale?>>
<<Come fai a sapere che si tratta di un assassino con la scure?>> chiese Algie. <<È finito sui giornali? È ricercato?>>
>>Lo sanno tutti>> disse Park. <<Come tutti sanno che il sole sorge a est e roba del genere.>>
<<Non è la stessa cosa,>> ribatté Algie. <<Chi ha ucciso con una scure? Quando? È stato in prigione? Perchè è libero ora?>>
Sembrava che Kirstin avesse smesso di ascoltarli. Stava fissando Jason che giocava a pallacanestro, urlando e gesticolando contro tutti. Kirstin sospirò.
<<Tutti sanno che la strada che porta alla casa del signor Bates è infestata dai fantasmi,>> disse Park.
<<Cosa?>> disse Algie, e intanto pensò: Fantasmi, ci mancava solo questa!
<< I fantasmi delle persone che ha ucciso infestano la via. Vanno su e giù, appaiono al passante sprovveduto e gli gridano "Restituiscimi la mia testaaa...">> raccontò Park ad Algie."
Questo è il primo volume in cui viene introdotto Algernon, sebbene il personaggio lo avessimo incontrato anche in altri titoli... Ad esempio in quello della squadra degli zombie lo vediamo giocare a calcio e a baseball, e infatti in questo romanzo egli afferma proprio: "Sì. Avrebbe giocato a baseball il prossimo anno, e se Park fosse stato il lanciatore, avrebbe fatto meglio a stare attento!".
Nel romanzo dello scuolabus invece si fa menzione (a pagina 59) proprio a questo episodio successo ad Algie: "Algie potrebbe capire, pensò Skip. Una volta andava a consegnare i giornali da quelle parti, sulla Seven Mile Hollow Road, ma poi ci aveva rinunciato- per ottime ragioni.
Ragioni a cui Skip preferiva non pensare.".
Questo è ciò che accade quando gli editori italiano decidono di cambiare l'ordine di pubblicazione dei libri di una collana, questo titolo infatti è uno tra i primi usciti in inglese (il terzo, per l'esattezza, nel 1994, mentre quello sugli zombie sarebbe il dodicesimo e quello dell'autobus il quattordicesimo), ma è stato pubblicato in italiano come ottavo titolo della serie.
Oltre a questa apparente incongruenza, dovuta all'edizione italiana, vediamo Algie affrontare sia problemi di carattere quotidiano che altri di natura più soprannaturale. Il ragazzo sembra essere stato infatti preso di mira e bullizzato da Jason, la star della squadra di football e capoclasse fin dalla prima elementare: "Jason era adorato da tutti, più che altro perchè tutti dovevano adorarlo. Quelli che lo apprezzavano sapevano che era meglio per loro stare zitti." Quando poi si avvicinano le elezioni per il nuovo capoclasse Kirstin decide di candidarsi contro Jason, chiedendo ad Algie di darle una mano con la campagna elettorale, e Algie accetta, anche se sa di rischiare grosso contro Jason. Ed è proprio perchè quest'ultimo gli buca le ruote della bici che Algie arriva tardi a casa del signor Bates per la consegna del giornale, facendogli incontrare il ciclista senza testa: "Il fantasma era enorme. Sembrava fluttuasse nell'aria. Volò verso Algie con impressionante rapidità. Algie deviò bruscamente e iniziò a pedalare a tutta velocità. Mentre l'apparizione senza testa gli si avvicinava, avvertì una folata fredda e spettrale. Non osava guardare."
Storia discreta che però mi lascia qualche perplessità, inoltre il ciclista compare effettivamente solo dopo la prima metà del romanzo, mentre prima ci pensa Jason a perseguitare Algie. 
La storia si conclude con un colpo di scena, cosa un po' inaspettata per questa serie di libri, più tipica invece dei Piccoli Brividi. Il colpo di scena è effettivamente efficace, in quanto inaspettato, ma non saprei dire quanto senso abbia, anche in base a quanto abbiamo letto nei precedenti volumi e a quanto leggeremo nei successivi. Voglio dire, non è proprio sciocco o totalmente insensato, ma è un po' buttato a caso.
 
   Sopra: Ogni titolo presenta una cornice colorata, in questo caso gialla, con al centro un'immagine che rappresenta il problema da affrontare, in questo caso un ciclista senza testa, interessante la prospettiva dal basso.
 
P.S. Mentre stavo leggendo il saggio di Pino Boero "Alla frontiera: Momenti, generi e temi della letteratura per l'infanzia" ho trovato un capitolo dedicato alla paura dove l'autore citava alcune collane uscite negli anni Novanta (il libro è stato pubblicato nel 1997), e tra queste citava proprio questa collana. Ecco cosa ha detto: "<<Piccoli Brividi>> non è l'unica collana di importazione perchè vengono dal mercato straniero anche i titoli della serie <<La Piccola Biblioteca dell'Orrore>> edita da EL (divisa al suo interno per opportune fasce d'età, <<Minibuh!>>, <<Superuh!>>, <<Zona d'ombra>>) e <<La scuola dell'orrore>> di Bompiani. Insomma pare quasi una corsa verso un nuovo bacino di utenza per individuare una fascia di possibili lettori attraverso un genere non <<moderno>>, ma sicuramente rinnovato e reso ghiotto dalle stesse preoccupazioni degli adulti e del <<passa parola>> dei ragazzi. Non è il caso, allora, di identificare percorsi e sentieri che conducano a temi comuni, a modi espressivi consueti; basterà osservare che uno degli elementi  più identificabili è quelli di mettere in gioco protagonisti adolescenti, mescolare morti, <<weekend di paura>>, richiami a un mondo scolastico vissuto come una prigione, dal non monotono "Invito a mensa con delitto", in cui la mensa scolastica serve carne di cani e gatti, ai colpi di scena di "La maestra è morta di paura", con la spia camuffata da insegnante di matematica, a "La bambola stregata", in cui una bambola animata, oppressiva presenza per la sua piccola padrona, assomiglia all'insegnante della bambina stessa." (Boero P., Alla frontiera: Momenti, generi e temi della letteratura per l'infanzia. Edizioni El: Trieste, 1997, p.64)
 
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giovedì 11 luglio 2024

Fiori mortali di Cristina Brambilla

"Fiori mortali" è un brevissimo romanzo di genere giallo scritto da Cristina Brambilla e illustrato da Francesco Montesanti edito dalla casa editrice Pelledoca, specializzata in thriller, noir e mistero.
 
Sopra: Sulla copertina compare l'immagine di una tazza da cioccolata decorata con fiori viola, da cui esce del fumo che prende la forma di uno scheletro, giusto per avvertire il lettore della probabile pericolosità del liquido.
 
Milano 1946. La Seconda guerra mondiale è finita da un anno, e si potrebbe pensare che tutti ne abbiano avuto abbastanza di morte. Invece no. Per qualcuno uccidere è un lavoro e quello di gioielliere una passione. O viceversa. Comunque qualcosa in grado di attirare ricche signore prima di farle seppellire dai propri mariti. O, viceversa, perché quando c'è da ingannare e assassinare il nostro uomo non fa distinzioni di sesso. È anonimo, opaco, invisibile: tutto il contrario di un bel gioiello o di una promessa d'amore. Come la città che lo ospita, anche il suo nome è avvolto da una cortina di nebbia, tanto che non se lo ricorda nessuno. Tutti lo conoscono come il gioielliere della Maggiolina. Ed è in quest'uomo, tanto grigio quanto ambizioso, che incappano una madre, Irene, e il figlio Carlo di dodici anni. Hanno perso il marito e il padre, hanno ancora una casa e una sartoria da mandare avanti, tante ragazze che contano su quello stipendio. Madre e figlio vorrebbero solo vivere tranquilli, magari passare una bella serata alla Scala, ricostruita in fretta e furia per dare un segnale di speranza ai milanesi che hanno sofferto tanto: la fame, la paura, le bombe. Qualcuno, invece, ha altri piani. Piani per mettere le mani sull'attività, sulla casa, su quelle ragazze ingenue e piene di sogni. Piani brillanti come un fiore di diamante e pericolosi come una stilla di veleno... Il fiore sarebbe pure quello che Carlo ha disegnato per la madre, un fiore di cacao visto che lui ama la cioccolata: 
"<<Mmm... potrei farmi un vestito nuovo. Sarebbe anche pubblicità per la sartoria..>>
<<Anche un gioiello>> disse lui. <<Te lo meriteresti proprio, un bel gioiello.>>
<<Un gioiello? Nientemeno!>>
Lui voltò il foglio. Sopra c'era disegnato un fiore. Irene non aveva mai visto niente di simile.
<<Che cos'è? Te lo sei inventato?>>
Carlo le rivolse un sorriso tutto sporco di cioccolata <<È un fiore di cacao. Hai mai visto qualcosa di più bello?>>"
 
 
Sopra: Le pagine iniziali del secondo capitolo, che inizia nella pagina destra, mentre in quella sinistra vediamo disegnati alcuni cioccolatini (dei boeri per la precisione, di cui il protagonista è ghiotto).

I testi sono accompagnati dalle illustrazioni di Francesco Montesanti, le quali sono piuttosto numerose all'interno di questo breve romanzo.
I disegni servono ad accompagnare la storia rappresentando scene, personaggi o anche semplicemente degli oggetti citati nei testi: vediamo ad esempio cioccolatini, oppure una zuppiera che si rompe infrangendosi a terra, delle scatole portagioie, ecc... Come personaggi troviamo invece Carlo, il bambino protagonista, Irene, la madre del protagonista, il signor Regolo (orefice) assieme al suo cane Titus.
I disegni hanno tratti netti e precisi, che ricordano un po' quelli dei fumetti, e sono abbastanza dettagliati, anche se non eccessivamente ricchi di particolari, mantenendo comunque una certa sobrietà. L'artista sembra infatti preferire giocare con il nero e le ombreggiature, che sono molto nette e definite, con alcune zone di nero ben delineate, che mettono in risalto le altre tinte presenti nelle immagini. I colori scelti in realtà non sono né particolarmente brillanti né accesi, anzi sono piuttosto cupi e neutri. Anche in questo caso l'artista gioca un po' sul contrasto dipingendo alcuni elementi con colori intensi (come il verde di alcune imposte, il marrone del cioccolato, il viola di una scatola da regalo, il blu di uan scatola di gioielleria...) ed altri con tinte più blande e delicate: un verdino menta, un beige, un leggero grigio...
 
 
 
 Sopra: Alcune illustrazioni di cui quelle più in alto sono a pagina intera e mostrano dei personaggi, in particolare Regolo, l'orefice, e Rosa, la cameriera. L'immagine in basso è inserita assieme ai testi è mostra una zuppiera che si rompe.
 
"Fiori mortali" di Cristina Brambilla e illustrato da Francesco Montesanti è un giallo per ragazzi breve e carino, ambientato subito dopo la seconda Guerra Mondiale, in una Milano in cui i lavori di ristrutturazione procedono incessantemente, per ricostruire tutto ciò che la guerra ha distrutto.
Fortunatamente il negozio e la casa dove Irene e Carlo abitano non sono state distrutte dai bombardamenti e Irene sta portando avanti il negozio di sartoria, che garantisce a lei e al figlio la possibilità di una vita dignitosa. In realtà le permette di dare dei soldi anche al cognato Aurelio: "Giocatore d'azzardo, sperperatore di patrimoni, cascamorto, viscido, scansafatiche. Il peggiore zio che in ragazzo potesse desiderare."
Oltre a prendere dei soldi per un lavoro che non si sa in cosa consista, Aurelio molesta anche le impiegate della sartoria, tanto che alcune si sono licenziate, cosa che non fa piacere ad Irene, che rischia di rimanere a corto di personale. È proprio Aurelio che consiglia a Irene di andare a farsi fare un nuovo gioiello da l'orafo della Maggiolina, con grande disapprovazione di Rosa, la ragazza che lavora come domestica in casa di Irene, la quale è convinta che l'orefice sia implicato in alcune morti sospette: "Tutte le Signore che hanno ricevuto un gioiello fatto da quell'uomo sono state ritrovate morte stecchite. I mariti risposati e i preziosi spariti." A quanto pare l'orefice, un uomo di nome Regolo e con un grosso cane da guardia di nome Tito, sarebbe una sorta di sicario che, grazie ai suoi gioielli e a del veleno, riesce ad uccidere le donne su commissione di mariti che vogliono incassare il loro patrimonio. Peccato che non siano state trovate prove evidenti o tracce di veleni, ed i gioielli incriminati sono tutti spariti dopo i decessi. Secondo quanto riferito a rosa da un suo amico giornalista: "Tutte quelle morti sospette e successive seconde nozze hanno una cosa in comune: lui, il gioielliere. Un coniuge, di solito quello spiantato della coppia, gli commissiona un gioiello e, nel giro di un'Avemaria, l'altro coniuge, quello ricco, crepa. Combinazione, l'attimo dopo il gioiello in gestione sparisce. Tutto molto sospetto, ma la polizia non ha mai trovato uno straccio di prova."
Rosa e Carlo provano a cercare le prove per incastrare l'orefice, temendo che la signora Irene sia una delle sue prossime vittime ma, a due terzi della storia avviene un evento inaspettato, o per meglio dire una morte inaspettata, che ci fa intendere come il signor Regolo potrebbe avere altri piani in mente.
Un buon giallo, semplice ma efficace, anche per il modo in cui gli eventi sono narrati, cioè dal punto di vista di Carlo, che fin da subito non si fida del gioielliere, sebbene inizialmente sembrano non esserci elementi incriminatori, se non degli strani fiori viola e delle fotografie di donne scattate in India. Un assassino furbo, freddo, spietato, calcolatore e raffinato, una storia anche molto breve, di neanche un'ottantina di pagina, senza contare che molte sono illustrate, con immagini di grandi dimensioni, a volte a pagina intera ed altre volte in mezzo ai testi. Le illustrazioni sicuramente rendono la lettura più coinvolgente ed emozionante, rendendola piacevole anche per lettori non particolarmente forti, a partire dai 9/10 anni, a seconda anche della sensibilità dei lettori.
 
Quest'opera è stata pubblicata nel 2022 dalla Pelledoca Editore, ha 80 pagine, la copertina flessibile e misura 24 cm d'altezza e 16,5 cm di lunghezza e costa 18 euro.
 
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lunedì 8 luglio 2024

SPECIALE: Libri non illustrati (HORROR)

Altro appuntamento in cui parlerò di una serie di libri non illustrati che ho letto ma di cui non posso parlarvi singolarmente in quanto, appunto, privi di immagini, mentre il mio blog è specializzato (per così dire) in libri illustrati.
Oggi tratterò cinque libri, per ragazzi o young adult, di genere horror, che come sapete è uno dei miei generi preferiti (infatti aspettatevi ancora altri post di libri non illustrati di questo genere). 
Mi sono inoltre resa conto che i libri di cui vi parlerò questa volta sono tutti editi dalla Mondadori, non è stata una cosa voluta, ma questa casa editrice pubblica moltissimi horror per ragazzi, oltre che molti autori e titoli in generale.


"DARK HALL" di Lois Duncan, con 193 pagine, edito nel 2018 dalla Mondadori Editore (costo di 14,90 euro. Titolo originale: "Down a dark hall", 1974).
Come sentinelle schierate a protezione di quello che c'è oltre, alberi scuri, strani e selvaggi circondano Blackwood, un esclusivo collegio femminile, e lo separano dal resto del mondo; un collegio ricavato da un'antica abitazione che è stata completamente ristrutturata. Non appena la giovane studentessa Kit Gordy ne oltrepassa l'alto cancello d'ingresso, la sensazione di essere sferzata da un vento gelido la fa rabbrividire, ma non può dire ai suoi genitori che non vuole più andarci, ormai ce l'hanno portata e loro hanno altri piani. Ad accrescere il disagio è lo sguardo duro e perforante della preside, Madame Duret, e l'esiguo numero delle altre studentesse. Perché sono state selezionate così poche ragazze, tra loro molto diverse? Che cosa le accomuna? E cosa significano le notti turbate da strani sogni e il talento tanto straordinario quanto inspiegabile che ciascuna di loro inizia a mostrare? Indizi riguardanti il passato che avvolge la residenza gettano una luce inquietante sui diversi avvenimenti, e ben presto la scuola così esclusiva diventerà un'orribile prigione.
"Dark Hall" è un libro scritto da Lois Duncan nel 1974, ma che è stato edito in italiano di recente (nel 2018) per l'uscita del film. Credo che inoltre il libro sia stato riveduto, in quanto compaiono riferimenti agli smartphone e a internet, per cui non si avrà la sensazione di leggere un romanzo "vecchio" o datato.
La protagonista è Katherine “Kit” Gordy, una giovane studentessa in viaggio con la madre e il patrigno verso l’Istituto Femminile Blackwood, un college esclusivo.
Blackwood è un'abitazione antica (che è stata ristrutturata), imponente, austera, isolata dal villaggio, circondata da boschi.
Non ci vuole molto prima che lei e le altre tre ragazze ammesse al collegio inizino a notare cose strane legate a eventi che hanno del soprannaturale. Tutte le ragazze, che sono solo cinque, iniziano a dimostrare un particolare talento verso qualche arte: ad esempio Kit si dimostra portata per la musica e inizia ad eseguire dal nulla melodie straordinarie. Un'altra ragazza invece si dimostra particolarmente portata per la pittura e inizia a dipingere senza sosta, in modo incontrollato e quasi malato, senza fermarsi neppure per mangiare o dormire. Ma non è l'unica cosa strana che accade nella scuola, Katherine durante la notte sente dei rumori strani, e ha come la sensazione che qualcuno entri nelle loro camere, nonostante siano chiuse a chiave.
Ne risulta una lettura molto scorrevole e intrigante, dalle componenti mistery e un po' horror (ma diversa dalle solite storie di fantasmi), dove la protagonista deve scoprire quale è il segreto che si cela in questo luogo se lei e le altre ragazze vogliono riuscire a sopravvivere. 
Dal romanzo hanno tratto anche un film, che è piuttosto fedele al libro, solo più "sporco", in quando nel film Blackwood è un collegio che accoglie ragazze problematiche, tutte con precedenti penali, e non semplici studentessa selezionate. Per cui le ragazze del film sono tutte incazzate col mondo, perché bisogna seguire lo stereotipo dei film americani secondo cui ragazza adolescente uguale arrabbiata e str**za. Nel film inoltre muoiono molte più ragazze.
Bella lettura, non troppo pesante ma intrigante, adatta dagli 11/12 anni in su. 

Sopra: La copertina italiana riprende quella inglese, giocando sempre sui toni del nero e del giallo, rendendo il disegno però più definito e più cupo.

"DARKDEEP: I segreti di Still Cove" di Eva Frantz, con 272 pagine, edito nel 2019 dalle Mondadori Editore (costo di 14,90 euro. Titolo originale: "The Darkdeep", 2018).
La scogliera di Still Cove è zona off limits: pareti a strapiombo, acque gelide e nebbia perenne. Ma quando Nico scivola giù, Emma, Tyler e Opal non possono che scendere nella baia maledetta per cercarlo. 
"Nico si guardò alle spalle, verso la nebbia. Ogni ragazzino di Timbers era cresciuto ascoltando le storie dell'orrore che si narravano su Still Cove, una zona di acque stagnanti circondate da scarpate e coperta da una foschia perenne. Con i suoi dirupi a strapiombo, i suoi scogli frastagliati e le sue correnti imprevedibili, l'insenatura era considerata troppo pericolosa per la navigazione. E, per di più, giravano voci sulla Bestia.
Quelle di sicuro tenevano lontane le folle. I turisti potevano anche sghignazzare del leggendario mostro marino di Skagit Spund, ma la gente del posto se ne guardava bene. Fin troppe barche erano scomparse in quel posto."
Nico è finito giù da una scogliera perchè Logan, un altro ragazzo del luogo che ce l'ha con Nico per questioni che riguardano i loro genitori, ha spinto il suo drone distante, dentro Still Cove e Nico ha cercato di recuperarlo, visto che gli è costato 600 dollari. Quando i tre scendono anche loro nella baia, oltre all'amico trovano qualcosa di inaspettato: dalla bruma emerge un'isola selvaggia che non dovrebbe trovarsi lì e che racchiude un lago perfettamente immobile, un cerchio di oscurità che pare un buco nel mondo. 
"Opal alzò lo sguardo di fronte a sè, poi sussultò violentemente e per poco perse il remo in acqua. Nello stesso istante, Emma lanciò un grido e indicò una sagoma scura che incombeva nella penombra opprimente. Dalla foschia emerse un'isola coperta da un bosco tetro.
Opal non aveva mai sentito nessuno parlare di un'isola in mezzo a Still Cove"
In mezzo all'isola si vede un edificio maestoso e fatiscente attira a sé i quattro amici: "E c'era qualcosa che galleggiava sopra l'acqua.
<<È una... casa>> disse Opal, nel momento esatto i  cui Nico chiedeva: <<È una barca, quella?>>.
La struttura di assi di legno era alta due piani, con finestre sudicie e un ampio portico d'ingresso. Aveva un aspetto regale e al contempo fatiscente, come se dall'acqua fosse cresciuto un albergo di lusso che poi era stato abbandonato lì a marcire.
Quella vecchia casa galleggiante - poiché di questo si trattava, si rese conto bruscamente Nico - pareva tanto morta quanto... stranamente viva. In attesa di qualcuno."
Esplorandolo, i ragazzi trovano collezioni di oggetti misteriosi come una cassa con dentro una piccola mummia rinsecchita e marrone, un forziere pieno di pietre preziose, svariati libro e un grosso barattolo con una melma verde che vi galleggia dentro... e un pozzo sotterraneo, un vortice di tenebra famelica. 
"Si avvicinarono tutti al cerchio, fermandosi spalla a spalla davanti al bordo.
<<Sembrerebbe... acqua>> sussurrò Tyler.
<<Tipo un pozzo>> mormorò Nico  <<O uno stagno.>>
Un liquido nero girava lentamente in un buco fondo della casa galleggiante, quasi fosse smosso da mani invisibili. L'acqua sciaguattava come inchiostro su un basso bordo di legno costruito tutto intorno all'apertura, senza mai fluire all'interno della stanza.
La pozza, semplicemente... vorticava. Incessantemente Implacabilmente."
Emma prova a che a fotografare il pozzo, ma tutte le foto vengono inspiegabilmente sfocate: "Era come se l'acqua non avesse voluto essere ritratta in foto, il che era folle."
Ben presto però i ragazzi scoprono che in effetti c'è qualcosa di strano e di straordinario in quel pozzo, in quell'acqua: quando Emma vi cade dentro rispunta fuori da un'altra parte del lago, ma non torna da sola... assieme a lei compare anche un orso lilla, ma non uno qualsiasi, quello che Emma aveva immaginato. L'acqua del pozzo, che i ragazzi battezzano Buiofondo, a quanto pare ha la capacità di dare forma alle fantasie delle persone che vi cadono dentro. Tali fantasie, che diventano realtà, vengono denominate dagli amici "fantasticherie", e all'inizio rimangono nel mondo reale per pochi minuti, per poi sparire. 
Inizialmente i ragazzi lo prendono come un innocuo gioco, ma pian piano si accorgono che le fantasticherie iniziano a permanere nel mondo reale sempre più a lungo... e l'acqua del pozzo diventa sempre più scura, minacciosa e agitata. Quel nero abisso assorbe i loro sogni e chiama, chiama, sempre più vorace, sempre più potente. 
I ragazzi si renderanno conto di aver scoperto qualcosa di ben più grande di loro, che ha a che fare anche con un'antica società segreta, che aveva il compito di custodire questo vortice, di cui però tutti i membri sembrano ormai essere morti. 
La storia quindi è bella e intrigante, e il lettore sarà molto incuriosito dallo scoprire cosa accadrà con questo vortice e con le creature nate dalla fantasia. Il libro poi dà abbastanza spazio a tutti e quattro i ragazzi, anche se si focalizza di più su Nico (il cui padre è una guardia forestale che, per proteggere una specie di gufi, ha messo i bastoni fra le ruote a una grossa fabbrica di legname della zona, causando il licenziamento di diversi operai) e su Opal, una ragazza dai capelli neri che inizialmente non fa parte del gruppo di amici, ma si unirà a loro in seguito alla scoperta della casa galleggiante. Emma invece è quella che mostra una maggiore attrazione per il Buiofondo e per le sue fantasticherie, tanto da non riuscire a smettere di tuffarvisi dentro e di crearne di nuove, diventandone quasi ossessionata.
Un bel libro, con una trama originale e anche abbastanza complessa, in cui i protagonisti devono scoprire cos'è questo Buifondo, come funziona e come tenerlo sotto controllo, chi erano le persone che lo custodivano ecc... il tutto affrontando anche i loro problemi personali. Il finale si chiude con un piccolo, ma intrigante, colpo di scena, che porta il lettore a voler leggere anche il successivo capitolo.
 
 Sopra: La copertina del primo libro della serie, in cui compare l'inquietante isola in lontananza e i protagonisti di spalle sopra una barca, diretti verso l'isola.
 
"LA GITA DEL TERRORE" di Katherine Arden, con 188 pagine, edito nel 2020 dalla Mondadori Editore (costo di 16,00 euro. Titolo originale: "Small Spaces", 2018).
Ollie ha undici anni, e da quando la sua geniale e avventurosa mamma non c'è più, si sente sempre un po' fuori posto nel mondo. Il suo unico rifugio è la lettura. Così, quando vede una sconosciuta che sta per gettare un piccolo libro nero nel torrente, d'impulso decide di salvarlo: glielo ruba e scappa via, nonostante la donna dica cose strane: " <<Sono costretta a farlo>> ripeté la donna. [...]
<<Ha detto che dovevo gettarlo nell'acqua. Vicino alla sorgente, dove il Lethe Creek escale dalla montagna. Sono qui per questo. Lo sto facendo!>> Aveva urlato le ultime parole, come se ci fosse qualcuno altro con loro.
Ollie represse l'istinto di guardarsi alle spalle. <<Perchè?>> chiese. Si nuovo quel brivido lungo la schiena.
<<Chi può dirlo? Forse per lui è solo un gioco. Gli piace quello che fa. Per questo sorride sempre>> concluse sorridendo anche lei. Ma il suo era un sorriso senza gioia. Sembrava il ghigno si una zucca di Halloween."
In una notte di pioggia e vento inizia a leggere l'inquietante storia di un patto d'amore maledetto racchiusa tra le pagine del misterioso libriccino. Il giorno dopo scopre che la meta della gita di classe è proprio la fattoria della storia, un luogo che esiste davvero e che rivelerà un passato di misteri e sparizioni inspiegabili. La fattoria, di origini molto antiche, apparteneva a Elisabeth, la figlia diciassettenne del proprietario, alla morte del padre, scelse di sposare Jonathan Webster, un ragazzo che lavorava i suoi campi e con cui aveva stretto amicizia, assieme al fratello minore di quest'ultimo, Caleb, anch'egli innamorato di lei. Durante una lite, scoppiata dopo la scoperta di chi la giovane aveva deciso di sposare, il fratello minore scompare, ricomparendo qualche giorno dopo assieme al maggiore, che afferma di aver incontrato un uomo che sorrideva, emerso dalla nebbia. Qualche anno dopo però entrambi i fratelli spariscono, senza essere più ritrovati questa volta. Sulla fattoria ancora oggi girano strane storie di fantasmi: "<<Stanno ancora aspettando, sai>> le sussurrò l'uomo mentre gli passava davanti. <<Beth e Cathy. Di notte si sentono piangere e chiamare i due fratelli. Ma loro non rispondono.>>"
Durante il viaggio di ritorno dalla fattoria il pullmino sul quale viaggiano Ollie e i suoi compagni si ferma... 
Mentre cala il buio e si alza una strana nebbia, sull'orologio rotto di Ollie, un ricordo della mamma, compaiono un conto alla rovescia e un messaggio inequivocabile: via! 
Scappare da quel luogo misterioso però non sarà facile, fortunatamente Ollie non è sola: oltre all'orologio della mamma l'aiuteranno anche due suoi compagni di classe, a cui fino ad allora non aveva dato molto peso. Vi è Coco Zintner, la quale assomiglia "a una fatina dei fiori, quelle delle fiabe. Aveva degli enormi occhi azzurri, w i suoi capelli biondo ramato alla luce del sole sembravano quasi rosa." E poi c'è Brian Battersby: "la stella indiscussa della squadra di hockey delle medie, anche se aveva solo dodici anni".
Una bella storia di paura, piuttosto inquietante e anche piuttosto originale (anche se l'idea degli spaventapasseri che prendono vita non è certo nuova), ambientata in una fattoria in mezzo ai campi, durate una giornata nebbiosa. Alcune sequenze sono piuttosto inquietanti e paurose, e creano tensione, mentre altre sono più concitate e mettono ansia, come quelle in cui il nostri eroi sono inseguiti dagli spaventapasseri e non devono farsi catturare.
I personaggi sono ben caratterizzati, in particolare Ollie, la protagonista, una ragazzina sveglia e intelligente, abile in matematica, nella musica e negli scacchi, oltre ad essere dotata di un'ottima mira. Ha un carattere scontroso a causa della perdita della madre, morta in un incidente aereo, che le fa desiderare di rimanere da sola, di isolarsi dagli altri, a volte rispondendo anche in modo un po' sgarbato e irritato. Quando però il pericolo incombe imparerà a dover superare tutto questo perchè per sopravvivere non può farcela da sola, ma avrà bisogno di amici sinceri e fidati, anche se inizialmente non sono quelli che avrebbe voluto o scelto.
Oltre ai suoi amici Ollie può contare anche sull'aiuto della madre, anche se morta, che le manda dei messaggi tramite un vecchio orologio digitale che si era rotto nell'incidente aereo, e che la ragazzina porta sempre con sé. Una bella idea anche questa.
Mi è piaciuta molto anche la figura dell'antagonista, questo "uomo che sorride", anche se in realtà ha molti nomi in quanto può assumere diversi aspetti, ben caratterizzato, furbo, ingannevole, subdolo, cattivo al punto giusto e intimidatorio, nonostante il sorriso.

 
Sopra: La copertina presenta colori vivaci come il giallo e il viola che contrastano con il nero del titolo e del bosco che incornicia la scena con l'autobus.
 
"VOCI DALL'OLTRETOMBA" di Katherine Arden, con 192 pagine, edito nel 2021 dalle Mondadori Editore (costo di 17,00 euro. Titolo originale: "Dead voices", 2019).
«Non ascoltare le voci. Le voci dall'oltretomba.» Un consiglio sensato, se non fosse che a darlo è proprio uno spettro. Olivia Adler (detta Ollie), Coco Zintner e Brian sono infatti arrivati in un resort di montagna assieme ai genitori (il padre di Ollie e la madre di Coco, per la precisione), durante una bufera di neve.
"Con un ultimo balzo in avanti si ritrovano in un parcheggio coperto di neve. Fecero tutti un sospiro di sollievo.
Dopo un lungo viaggio al freddo, alla vista del resort si sentirono come bambini la mattina si Natale.Dalle finestre usciva una calda luce dorata. O, almeno, da alcune delle finestre.
<<Ve l'abbiamo fatta!>> esclamò Brianza felice.
Il buio e la neve rendevano quasi impossibile vedere tutto l'edificio, ma a Coco sembrava fosse grande. Era... possente. Troneggiava maestoso sopra di loro."
Non ci sono altri ospiti oltre a loro, ad eccezione dei proprietari del resort (Sue e Sam Wilson), e Don Voland, un giornalista che è riuscito a raggiungere l'albergo il giorno dopo l'arrivo dei protagonisti, nonostante la bufera.
Già dalla prima notte al resort Ollie inizia a fare degli strani incubi riguardo una bambina fantasma: "Ollie si accorse si essere sdraiata su un letto in una lunga fila di letti bianchi tutti uguali. Non riusciva a vedere la fine, immersa nell'ombra. Abbassò gli occhi e vide che ora anche lei indossava una camicia da notte bianca.
Non riusciva scorgere ancora il ciao della bambina in piedi accanto al letto, vedeva solo la mano che le tirava la manica. Era ossuta w grigiastra, con le unghie lunghe e nere. Anche le out e delle dita erano nere, come se avesse infilato la mano in un fuoco spento.
Ollie si libero della presa con uno strattone che per poco non la fece cadere giù dall'altro lato del letto.
<<Ti prego>> disse la bambina con voce implorante. <<Sto cercando le.mie ossa. Mi aiuti a trovarle?>>
Ossa? Ollie voleva solo uscire da quella stanza. Cercò con lo sguardo una porta. Non ne vide. C'erano solo i piccoli letto bianchi. La stanza ne era piena.
In ogni letto c'era una ragazzina. I loro occhi erano chiusi e ricoperti da un velo di brina. Avevano gli occhi congelati? La loro pelle era grigiastra. Sembravano morte congelate, rigide nei loro letti bianchi." Nel sogno la bambina fantasma avverte Ollie di non ascoltare le voci dell'oltretomba, di stare lontano dai ripostigli e dagli specchi, e di stare attenta a Lei, poiché se Lei la trova la metterà a letto e non la farà più andare via.
Nell'isolamento dovuto alla bufera di neve i ragazzi iniziato subito a notare inquietanti stranezze che sfuggono alla logica degli adulti: come un corridoio che si allunga all'infinito, specchi che riflettono persone inesistenti o un pianto disperato che esce da uno sgabuzzino vuoto. 
Inizialmente cercano di non farci troppo caso e tutti gli ospiti dell'albergo cercano di passare le giornate serenamente. 
Peccato che assieme a loro sembrano esserci anche dei fantasmi, che chiedono aiuto, minacciano, ingannano. Il resort infatti un tempo è stato un orfanotrofio, abbandonato ormai da anni, peccato che i suo fantasmi non lo abbiano mai lasciato, non gli è stato permesso di lasciarlo. 
E mentre le apparizioni si moltiplicano, sempre più terrificanti, infestando i loro sogni, i tre ragazzi devono chiedersi dove stia la verità nel labirinto di parole che quelle voci stanno alzando attorno a loro e trovare dentro di sé gli strumenti per combattere il Male, in tutte le sue forme. Anche perché stavolta i ragazzi dovranno lottare non contro una entità malvagia ma contro due, si cui una vecchia conoscenza (l'uomo che sorride) e una nuova (la malvagia direttrice dell'orfanotrofio). Entità che sembrano inoltre avere il potere di interferire con l'orologio di Ollie, che non riesce più a inviargli messaggi scritti, ma solo dei "bip", il che mette ancora più in difficoltà i protagonisti.
Un ottimo horror per ragazzi in cui l'autrice fa crescere la tensione piano piano, già dall'inizio, in quanto la bufera di neve già di per sé rende l'ambiente isolato e quindi minaccioso, per la mancanza di energia elettrica e del rischio di congelamento, senza contare poi tutti i vari eventi soprannaturali. Questi ultimi, pur rientrando in alcuni cliché classici dell'horror, sono molto efficaci e fanno effettivamente aumentare la tensione e la sensazione di pericolo che il lettore prova nei confronti dei protagonisti, i quali si ritroveranno a venire ingannati e intrappolati in una situazione da cui sarà difficile uscire.
Un horror abbastanza pauroso, ricco di tensione e colpi di scena, in cui i personaggi si ritroveranno a dover affrontare, inaspettatamente, un loro vecchio nemico, apparso nel precedente capitolo. Questo è infatti il seguito di "La gita del terrore" e, nonostante possa essere letto indipendentemente dal suo predecessore (io ho letto prima questo dell'altro) è meglio seguire l'ordine cronologico degli eventi, in quanto qui si citano situazioni e personaggi presenti nella precedente opera. Meglio leggere quindi il primo romanzo, anche perchè questo fa degli inevitabili spoiler su quanto accade nell'altro.
 
 Sopra: L'intrigante copertina del secondo volume (anche se le due opere si possono abbastanza tranquillamente leggere indipendentemente l'una dall'altra), sui toni del blu e dell'azzurro, con il fumo della casa che si trasforma in un teschio che incombe sull'abitazione (e i suoi abitanti).
 
"UNA DOTE DI SANGUE" di S.T. Gibson, con 336 pagine, edito nel 2022 dalla Mondadori Editore (costo di 18,00 euro).
Gli uomini che hanno ucciso la sua famiglia e bruciato la sua casa l'hanno lasciata a terra agonizzante, vittima di una guerra che nessuno ricorda più. Ma un misterioso straniero riccamente vestito la trova, la salva a un soffio dalla morte e le dona una nuova vita e un nuovo nome: Constanta, colei che è determinata a vivere. È così che la figlia del fabbro di un villaggio della Romania medievale diventa la sposa perfetta per un re immortale. Insieme attraversano i secoli e i paesi, da Vienna alla Spagna, da Pietrogrado a Parigi. Quando però lui coinvolge nella sua rete di passioni e inganni anche una machiavellica gentildonna e un attore squattrinato, Constanta inizia a capire che il suo amato è capace di atti orribili. 
"Mio signore. Mio sire. Mio amato. Re. Mio caro. Mio difensore.
Avevo tanti nomi per te in quei giorni, la mia coppa di devozione traboccante di titoli degni della tua posizione. Ho usato anche il tuo nome, quello che ti aveva dato tua madre, ma solo nei momenti più intimi, quando ti confortavo durante le tue rare manifestazioni di debolezza o quando ti facevo voto come donna, come moglie.
Ma non sono più tua moglie, mio signore, e non credo che ti mi abbia mai vista veramente come una donna completa. Sono sempre stato un'allieva. Un progetto. Un accessorio in senso legale e decorativo. 
Non mi hai permesso di tenere il mio nome, quindi io ti spoglierò del tuo."
Infatti per tutto il libro non viene mai citato il nome di questo vampiro che ha trasformato la protagonista. Allora, tutti i lettori sapevano che tale creatura era in realtà Dracula e che questa è la storia narrata dal punto di vista di una delle sue mogli, ma se non lo avessi saputo prima non so se ci sarei mai arrivata, in quanto i riferimenti alla storia di Stoker sono veramente pochissimi, quasi inesistenti.
Questa è l'unica parte in cui vengono citati gli Harker: "<<Non hai visto niente. Dopo tutto il disastro con gli Harker è stato imbronciato mesi.>>
<<Chi sono gli Harker?>>
<<Prima che arrivassi tu, cari; solo dei terribili vittoriani.>>"
Magdalena non rimarrà comunque l'unica compagna del vampiro, si unisce a loro, come consorte di sangue, anche la bellissima Magdalena e, in seguito, il giovane e brillante Alexi un "giovane dai capelli dorati e bellissimo, con occhi azzurri e una bocca iena e maliziosa." Magdalena invece viene descritta come: "Una delle donne più straordinarie che avessi mai visto, con un viso dai lineamenti fini con zigomi taglienti una bocca morbida e delle labbra sottili, incorniciata da una serie di riccioli neri. La sua pelle lievemente scura era messa in risalto da un colorito intenso delle guance." 
Constanta, mentre cerca di svelare gli oscuri segreti del marito si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma rimanere legati a un vampiro come quello non è facile, così possessivo e sotto sotto maniaco del controllo, soprattutto per Magdalena e Alexi, che dopo un periodo di spensieratezza e di gioia hanno iniziato ad avvertire il peso della mancanza di libertà, del controllo esercitato su di loro, qualcosa di soffocante che deprimeva la prima e tenera isterico e ribelle il secondo.
Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.
Un bel romanzo narrato interamente dal punto di vista di Magdalena, che oltre a raccontare cosa le è successo esplora spesso i suoi pensieri e i suoi stati d'animo, con una scrittura coinvolgente ma anche molto introspettiva, anche se mai lenta. 

Sopra: La bellissima copertina ricca di decori, in cui al centro spicca un ritratto della protagonista, sui toni del nero e del marrone (esiste anche una seconda cover, in quanto la sovracopertina può essere girata, che però a me non piace, dove c'è la foto di una donna).

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