lunedì 9 novembre 2015

Biancaneve di Michelangelo Rossato

In questo post tratterò nuovamente di un libro illustrato sulla fiaba "Biancaneve", uscito quest'anno (2015), stavolta però disegnato da un giovane artista esordiente (è nato nel 1991 e questa è la sua prima opera): Michelangelo Rossato.

Sopra: La copertina di una nuova e innovativa interpretazione artistica della fiaba di Biancaneve del giovane artista italiano Michelangelo Rossato.

Partiamo analizzando il testo, che è stato adattato sempre da Rossato.  Esso rimane molto fedele all'originale e i cambiamenti apportati sono di lieve entità:
Versione originale dei Grimm del 1857 tratta da "Le Fiabe dei Fratelli Grimm" a cura di Noel Daniel, traduzione di Valentina Tortelli e Chiara Mattioli (Edizione TASCHEN 2012) :
E siccome il rosso del sangue sulla neve bianca era così bello, pensò fra sé: "Vorrei avere un bambino bianco come la neve, rosso come il sangue e nero come il legno della finestra". 
Versione di Michelangelo Rossato:
Il rosso del sangue era così bello su quel balcone che la Regina pensò: " Come vorrei una figlia bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l'ebano".
Nel libro sono presenti tutti e tre i tentativi della matrigna di uccidere Biancaneve (mentre a volte capita che vengano tagliati per accorciare la storia), e inoltre vengono mantenute intatte anche le parti che solitamente sono più soggette ad essere modificate: quella in cui la protagonista si risveglia non con un bacio, ma perché riesce a sputare il pezzo di mela avvelenata che le era rimasta in gola e il finale in cui la matrigna viene uccisa facendole indossare delle scarpe di ferro roventi (in molte rivisitazione della fiaba questo finale viene modificato per essere adattato ai bambini in quanto considerato eccessivamente cruento). Il testo quindi, mantenendosi il più possibile simile all'originale, può essere considerato di qualità.

Passiamo ora ad analizzare le illustrazioni dell'opera. Bisogna intanto dire che l'artista si è laureato con una tesi sul rapporto tra la fiaba e le società matriarcali, per cui i suoi lavori sono probabilmente stati influenzati dalle sue personali ricerche antropologiche, basta guardare l'acconciatura di Biancaneve, ad esempio, ispirata a quelle delle donne della popolazione amerinda degli Hopi. Questa particolare acconciatura a farfalla (chiamata Poli Inta), come Rossato spiega in un intervista che gli è stata fatta e che potete trovare qui, è stata scelta dall'artista in quanto questa è la pettinatura iniziatica delle bambine Hopi (una cultura di origini matriarcali, in cui, quindi, l'iniziazione femminile è davvero importante).  Nelle sue illustrazioni è inoltre possibile trovare simbolismi archetipi; l'utilizzo della simbologia si può infatti notare fin da subito: ad esempio la madre di Biancaneve ci viene mostrata in compagnia di un cerbiatto e una colomba (animali simbolo di innocenza e purezza, il primo inoltre nella mitologia simboleggia il viaggio dell'anima verso la morte).
Anche alla matrigna di Rossato, come abbiamo visto per quella di Lacombe, vengono associati degli animali, in questo caso il corvo (come per Lacombe), il serpente corallo (animale legato alla sessualità), e una scimmia leonina (la scimmia simboleggia la curiosità e l'azione, aiuta a sciogliere le inibizioni e i condizionamenti, per i cristiani è simbolo di sfrenatezza sessuale e in occidente vengono considerate come una forma arcaica di umanità).

Sopra: La matrigna ci viene presentata frontalmente in compagnia di un corvo sulla mano sinistra, un serpente corallo sulla destra, e una scimmia leonina dal colore rosso per terra. A lei sono inoltre associati colori come il rosso, il marrone chiaro e il grigiastro della pelle, tinte in contrasto con quelle di Biancaneve (nera e bianca).

La scena che ci presenta il tentativo del cacciatore di uccidere la protagonista ci mostra, in un solo colpo,  più momenti in sequenza (il tentativo di uccisione, la fuga di Biancaneve e la sua entrata nel bosco). Interessante notare come la scena che riguarda il cacciatore (alla quale molti artisti dedicano un'intera illustrazione mettendola così molto in risalto) in questo caso sia lasciata piccola e in disparte nella parte sinistra del foglio, mentre la parte centrale sia occupata da Biancaneve in primo piano che guarda dritta verso il lettore, comunicandogli la sua preoccupazione. Per quanto riguarda il cacciatore è rappresentato con un abbigliamento particolare, con vestito e stivali di pelliccia, corna e una collana di artigli ed ossa. Egli brandisce inoltre una lancia, e ci viene mostrato come semplice burattino della regina, quasi senza volontà propria, in quanto mosso da fili.

 Sopra: La tavola che ritrae Biancaneve e il cacciatore. In particolare quest'ultimo ci viene presentato dall'artista in modo nuovo, sia nel vestiario che negli atteggiamenti, come un burattino della regina, di cui di può vedere la mano (col serpente corallo) che tende i fili. In questo modo, pur non essendo del tutto presente nella scena, la matrigna fa percepire comunque la sua presenza.

Nella pagina successiva vediamo Biancaneve scappare in mezzo a un branco di lupi rossi (il lupo nel medioevo è simbolo di voracità, ma può rappresentare anche la forza e lealtà) su un cerbiatto bianco, mentre la regina osserva la scena, o il lettore,  dall'alto, insieme al serpente e alla scimmia. La matrigna viene spesso disegnata di grandi proporzioni, soprattutto rispetto a Biancaneve, forse per mostrare il suo enorme ego: vuole essere sempre al centro della scena.

Sopra: La malvagia regina ci viene mostrata di grandi dimensioni, specialmente rispetto alla piccola e indifesa Biancaneve. Sempre nella scena qui sopra, bisogna notare come la protagonista stia cavalcando un cerbiatto candido come lei, questi costituiscono così gli unici elementi bianchi nell'intera immagine, risaltando subito agli occhi del lettore.

Ho parlato prima della particolarità del modo in cui viene rappresentato il cacciatore, ma anche i nani sono stati disegnati in modo innovativo e unico, con facce simili a maschere africane.

Sopra: Nell'immagine possiamo vedere tutti e sette i nani, che l'artista ha rappresentato in modo molto particolare. Da notare inoltre la presenza, nella scena, di una colomba (associata probabilmente a Biancaneve), vicino a uno dei nanetti, e a un corvo, quello della matrigna, all'estrema destra del foglio.

Nella scena in cui la regina travestita cerca di uccidere la protagonista con dei lacci/cintura ella viene mostrata sotto forma di corvo. Anche Lacombe associò la sua matrigna, mentre consegnava la mela a Biancaneve, alla figura del corvo.

  
Sopra: Entrambi gli artisti hanno associato e travestito la regina di Biancaneve da corvo, pur con stili molto differenti e scegliendo momenti diversi. Rossato ha infatti scelto di rappresentare in questo caso il primo tentativo di uccisione (con i lacci del corsetto), mentre Lacombe il terzo (con la mela avvelenata); in quest'ultimo tentativo Rossato associa invece la matrigna a un serpente nero.

Sopra: Rossato associa la matrigna, nella scena della mela, alla figura del serpente, un chiaro richiamo alla vicenda di Eva ed Adamo.

Nell'illustrazione della morte di Biancaneve possiamo vedere chiaramente sul corpo della protagonista una colomba (associa, come ho già detto, alla ragazza) e la mela.

Sopra: In questa scena, che rappresenta la morte di Biancaneve, una colomba, simbolo di purezza, si è posata sul corpo della fanciulla, mentre la mela morsa (l'unico elemento colorato con tinte accese dell'intera immagine, oltre alle labbra della protagonista) è appoggiata sulla pancia di quest'ultima. 

Nella scena successiva, in cui ci viene mostrata la giovane nella bara (in questo caso simile a una palla di vetro), in alto a destra possiamo notare la presenza di tre uccelli: una colomba, un corvo e un barbagianni rosso.

Sopra: Un particolare che ci mostra i tre uccelli presenti nella scena di Biancaneve nella bara: la colomba (associata alla protagonista, simbolo di pace e purezza), il corvo (che impersonifica la regina, simbolo di cattivo augurio) e il barbagianni (simbolo a volte di malaugurio e di morte, altre di capacità di chiaroveggenza).

Quest'ultimo uccello ci viene introdotto per la prima volta nel libro in questa scena e ricompare in quella della pagina successiva, che raffigura il principe inginocchiato intento a chiedere la mano della fanciulla. Quest'ultima, raffigurata per la prima volta di grandi dimensioni, tiene appoggiato sulla mano sinistra proprio questo barbagianni (tale animale, come il gufo, è solitamente associato a significati nefasti, ma in Australia viene considerato, secondo dei miti aborigeni, custode degli animi femminili).
Ai piedi di Biancaneve c'è poi la mela dalla cui polpa ora spunta un fiore rosso.
Infine, nell'ultima illustrazione, possiamo vedere la triste fine della malvagia matrigna, sempre insieme ai suoi tre animali, mentre indossa le scarpe di ferro roventi.

 Sopra: La regina viene costretta a indossare le scarpe roventi. Da notare come i suoi capelli, la scimmia leonina e il serpente corallo, tutti elementi rappresentati dall'artista col colore rosso, ora siano diventato grigi. Il corvo, l'ultima bestia associata dal disegnatore alla matrigna, sta volando via nell'angolo a destra del foglio.

Come abbiamo potuto vedere questo illustratore ha uno stile particolare, vivido e intrigante. Interessante l'uso e la scelta del colore: infatti, come si può notare anche dalle immagini che ho riportato sopra, nelle tavole ne primeggiano solo alcuni: il grigio, il rosso, il bianco, il marroncino e il nero. Il rosso, il bianco e il nero, in particolare (come spiega lo stesso Rossato nell'intervista che ho citato all'inizio), sono i colori della luna e delle Triplici Dee del passato.
Ora staremo a vedere come evolverà lo stile di Michelangelo Rossato, un artista infatti si perfeziona col tempo, ma intanto possiamo ringraziarlo di averci regalato un'altra rivisitazione di qualità della fiaba "Biancaneve".

L'opera è stata pubblicata in italiano nel 2015 da il Gioco di Leggere Edizioni, ha 36 pagine e misura 34,2 cm in altezza e 24,8 cm di lunghezza. Il libro ha la copertina rigida e costa 16,90 euro. 
Nel 2021 il testo è stato ripubblicato, con 48 pagine, dalla casa editrice Arka (la stessa che ha anche pubblicato i successivi libri illustrati da Rossato).

Sopra: La copertina della nuova edizione pubblicata dalla Arka Edizioni.


Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

domenica 8 novembre 2015

L'erbario delle fate di Benjamin Lacombe

In questo post tratterò di Benjamin Lacombe, un'illustratore di cui ho già parlato, ma che voglio farvi conoscere ulteriormente analizzando un altro suo libro illustrato: "L'erbario delle fate", edito in Italia nel 2012 dalla Rizzoli.

Sopra: La copertina de "L'erbario delle fate" di Benjamin Lacombe, notare i ricami dorati dalla forma di viticci, foglie e rametti attorno al titolo.

Il libro, scritto da Lacombe e da Sebastien Perez, racconta la storia di Aleksandr Bogdanovich, un botanico russo che nel 1914 si reca nella foresta di Broceliande per continuare le ricerche per la creazione dell'elisir di lunga vita, commissionatagli da Rasputin.
Quando inizia a studiare le piante del luogo l'uomo si rende conto che gli effetti e le virtù di queste erbe hanno un'efficacia maggiore rispetto a quelle di altre aree geografiche, questo per merito di esserini dall'aspetto umanoide che abitano negli arbusti (le cosiddette fate).
Inizialmente Aleksandr cercherà di studiare queste creature, ma col tempo (passerà 2 anni nella foresta)  comincerà a farci amicizia, arrivando a sentirsi in dovere di proteggerle da Rasputin, mettendo in pericolo se stesso e la famiglia.
Il testo è scritto in prima persona sotto forma di diario dal protagonista, che ci racconta mano a mano le sue scoperte, le sue emozioni e i suoi pensieri, soprattutto a riguardo delle fate di cui riporta l'aspetto, i comportamenti, l'anatomia, i modi di comunicare. All'interno vi sono anche riportate delle lettere inviate e ricevute dal botanico a  Rasputin e alla moglie Irina.

Sopra: Le Belle di Notte, alcune delle fate che vivono all'interno delle piante della foresta di Broceliande e che rendono le virtù di tali erbe così efficaci.

Per quanto riguarda le illustrazioni di Benjamin Lacombe sono, come quelle di Biancaneve, magnifiche e di grande effetto, nonché di notevole impatto sul lettore, specialmente grazie all'utilizzo dei colori e delle tinte.
E' interessante soffermarsi a guardare il modo in cui l'artista ha rappresentato le fate del libro, in quanto queste ultime sono spesso presenti in diversi libri illustrati, per l'infanzia e non. Bisogna dire prima di tutto che queste fate presentano sì un aspetto umano, ma unito a elementi tipici dell'ambiente e della pianta in cui vivono e alla quale sono legate. Questa non è un'idea del tutto nuova, in quanto anche altri illustratori hanno voluto mostrare delle fate con tali caratteristiche, sebbene la maggior parte le rappresenti solitamente nel modo "classico": con sembianze più simili a un essere umano, solitamente belle e giovani donne (ma  anche uomini, seppur più raramente) con ali di farfalla.

  
Sopra: Due immagini di fate rappresentate nel modo "classico" con corpo umano e ali di farfalla. Quella a sinistra è del famoso artista inglese Arthur Rackham (1863-1939) che ha illustrato libri e fiabe per bambini e alcuni classici per gli adulti come "Sogno di una notte di mezza estate", "Undine" e i racconti di Poe. L'immagine a destra è invece dell'illustratore e pittore, sempre inglese, Brian Froud (nato nel 1947 e tuttora in vita). Quest'ultimo ha pubblicato alcuni libri illustrati di fate e folletti, il più famoso è "Fate" (1978), uno dei testi più conosciuti del XX secolo, scritto e disegnato insieme ad Alan Lee (il primo che ha illustrato Il Signore degli Anelli).

Sopra: La fata di Nene Thomas, artista specializzato nel fantasy, e in particolare nelle fate, il quale realizza anche statuette in resina basate sulle sue opere.

  
Sopra: L'artista Amy Brown (a sinistra), popolare illustratrice fantasy e in particolare di fate, disegna le sue nel modo "classico" con sembianze umane e ali di farfalla; così come Selina Fenech, giovane artista australiana (è nata nel 1981) che è stata accolta calorosamente dagli amanti del fantasy di tutto il mondo

Sopra: L'artista Cicely Mary Barker disegna le sue ormai celebri fate dei fiori (ma anche dei frutti e degli alberi) in modo classico, anche se le sue hanno un aspetto più giovane rispetto a quelle di altri artisti, ma il loro vestiario e le ali sono abbinati al tipo di fiore che le creaturine rappresentano, in questo caso la Lavanda.

Da notare comunque la cura per i particolari e il fatto che, pur rappresentando lo stesso soggetto in modo simile, ognuno degli artisti di cui, sopra, ho riportato le immagini di alcuni dei loro lavori, lo faccia col proprio stile, rendendo ogni opera unica e immediatamente riconoscibile.

Il modo di rappresentare le fate di Lacombe appartiene invece, come ho già detto, a un'altra categoria: quella in cui esse, pur mantenendo un aspetto umanoide, vengono mostrate con delle sembianze più simili a elementi naturali (comunemente piante e fiori, ma anche ai 4 elementi o a degli insetti).
Le fate che Lacombe ci mostra sono comunque uniche e molto belle, caratterizzate col suo stile personale così vivido, coinvolgente, curato e surreale. Stile che connota anche gli  altri personaggi, i paesaggi e l'intera ambientazione dell'opera, elementi che non si possono ignorare, specialmente tenendo conto del fatto che questo libro è presentato come un diario/testo di botanica con una storia alle spalle, per cui il modo in cui viene presentato l'intero contesto (immagini della famiglia, luoghi, piante, fate, lettere, foto …) è molto importante.

Sopra: Le fate e i folletti disegnati da Holly Black e Tony Diterlizzi per la saga di Spiderwick hanno un aspetto meno umano, con elementi che li rendono più simili ai fiori e agli insetti ai quali sono legati.

Un aspetto peculiare di questo libro è l'utilizzo, per alcune parti, del paper cutting, cioè del fatto che alcune pagine sono state ritagliate per creare dei particolari effetti.


Sopra: Alcune delle pagine in cui è stata usata la tecnica del paper cutting, in questi casi per intagliare la piante della vegetazione che celano le creaturine fatate e creare così un effetto più realistico.

Un'altra particolarità presente in quest'opera è l'utilizzo di fogli semi trasparenti a cui sono stati fatti sopra dei disegni per creare ulteriori effetti.
Questo è l'unico libro che ho visto finora utilizzare entrambe queste tecniche (o comunque è stato il primo che io abbia visto ad averle riprese entrambe), nonché il primo che sfrutta, dopo molti anni, quella della carta trasparente (quest'ultima la ritroveremo successivamente anche in un'altro libro di Benjamin Lacombe: "Ondine", pubblicato in Francia nel 2012 e in Italia l'anno successivo). Una tecnica simile era stata utilizzata solamente nell'opera "Nella nebbia di Milano" di Bruno Munari del 1968, in cui l'autore utilizzava queste pagine semi trasparenti per trasmettere al lettore l'idea della nebbia.

  
Sopra: Ne "L'erbario delle fate" ci sono alcuni fogli trasparenti posti sopra ad altri normali con lo scopo di creare anche in questo caso degli effetti particolari.


"L'erbario delle fate" è stato pubblicato per la prima volta in Francia nel 2011 dall'Albin Michel, ha 50 pagine e misura 31,6 cm in altezza e 28,4 cm di lunghezza. Il libro ha la copertina rigira decorata con alcuni ricami floreali dorati che la impreziosiscono. In Italia è stato pubblicato dalla Rizzoli nel 2012 al costo di 25 euro (attualmente è possibile trovarlo scontato anche del 25% su internet), mentre l'edizione francese costa 28 euro. L'opera ha dimensioni abbastanza notevoli (32 cm d'altezza e 28,3 cm di lunghezza), con copertina rigida, pagine con carta piuttosto spessa, tutte illustrate e di cui alcune presentano anche caratteristiche particolari (l'uso del paper cutting e i fogli trasparenti).

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

sabato 7 novembre 2015

Canti dell Forca di Stefano Bessoni

In questo post tratterò di un libro dell'illustratore, regista e animatore italiano Stefano Bessoni, artista di cui io sono venuta a conoscenza qualche anno fa in modo del tutto casuale, ma che mi ha subito affascinato col suo stile.
Il libro illustrato di cui parlerò adesso è "Canti della forca", un testo che prende spunto da alcune poesie macabre di Christian Morgenstern (1871-1914) scritte nel 1905 e contenute nell'opera Galgenlieder (Canti della Forca). Come scrive lo stesso Bessoni "L'opera di Morgenster è intrisa di un grottesco spietato che trasforma il concetto di macabro in una riflessione profonda sul senso della vita, spostandosi così in terreni più vicini alla filosofia, e in particolare a Nietzsche, che alla narrativa per bambini". L'artista, come lui stesso racconta, è rimasto subito affascinato e folgorato da alcune poesie di questo scrittore pressoché sconosciuto. Poiché nell'opera di Morgenstern si trovano diversi personaggi appena abbozzati Bessoni ha voluto inventare per ciascuno loro "Delle fisionomie, dei caratteri e sviluppare una mia storia originale per poterli unire tutti in un'unica vicenda, giocando così liberamente con il mirabolante popolo del patibolo creato dallo scrittore tedesco".

Sopra: La copertina dei "Canti della forca" di Stefano Bessoni, basati sulle poesie di Morgenstern.

In questo libro incontreremo quindi degli strani e bizzarri personaggi, (quasi) tutti impiccati e che quindi, col tempo, a forza di penzolare l'uno accanto all'altro finiscono per fare amicizia e decidono di legarsi nella confraternita de: "I Fratelli della Forca", nella quale possiamo trovare non solo condannati a morte, ma anche suicidi, volontari o accidentali che siano.
Vi è ad esempio Palmstrom, un piccoletto dall'animo sensibile, che decise di togliersi la vita "Per comprendere tutti i segreti che non saranno mai stati rivelati", in quanto dalla forca si vede il mondo da una prospettiva diversa. Oppure Korf, migliore amico di Palmstrom che si è impiccato insieme a quest'ultimo come atto d'amicizia, e Palma Kunkel, la fidanzata di Palmstrom, che dopo aver trovato i primi due suicidati per stizza ha deciso di uccidersi pure lei.
Oltre a questi ci sono poi: Pauretto, un vecchio vestito da marinaretto che era rimasto impiccato per sbaglio all'albero di prua dopo aver bevuto troppo; oppure il Grande Lalula, che parla una lingua incomprensibile e ama mangiare salumi e vestirsi con resti di maiali macellati (anche questo si è impiccato accidentalmente, con un filare di salsicce). Nella confraternita vi è anche un bambino, morto ormai da tanto tempo che nessuno sa chi o perché sia stato impiccato.
Oltre ai Fratelli della Forca ci sono anche il corvo Ralf, il boia e la sua assistente Sophie, a cui tutti gli impiccati vogliono un gran bene, finendo per far ingelosire il boia.
Nel libro sono presenti, oltre a testi in prosa, anche poesie e rime, spesso strane e talvolta anche incomprensibili (come ad esempio quelle di Pauretto e del Grande Lalula che, come ho detto prima, parla una lingua che non si riesce a capire).
Ecco un esempio di testo in rima presente in quest'albo dal titolo "Ninna nanna del piccolo impiccato":
"Dormi, dormi, mio bambino adorato, 
c'è una pecora nel blu sconfinato,
la pecora è fatta d'acqua svanita
e come te combatte per la vita.
Dormi, dormi, mio bambino adorato.
(…)
Dormi, dormi, mio bambino adorato,
che già la pecora il cielo ha lasciato.
Ora la luna alla moglie borbotta
mentre la pecora cambia la rotta.
Dormi, dormi, mio bambino adorato."

Sopra: L'illustrazione del piccolo impiccato, il quale decideva se i nuovi arrivati potevano entrare nella confraternita, se si presentava sotto forma scheletrica la risposta era negativa.

Per quanto riguarda le illustrazioni lo stile di Bessoni è unico, affascinante, macabro, visionario, ma ha anche qualcosa di divertente (nonostante i temi e le immagini cupe), forse per i tratti vagamente caricaturali dei personaggi. Quest'ultimi, poi, emergono tutti da uno sfondo grigiastro, in modo che l'attenzione di chi guarda sia totalmente rivolta ai loro, poiché il fondale non viene rappresentato se non in maniera astratta.

  
Sopra: A sinistra un'illustrazione di Bessoni che raffigura alcuni dei Fratelli della Forca e a destra il personaggio di Pauretto, un altro fratello della forca. Notare lo stile macabro ma al contempo bizzarro e caricaturale con cui l'artista ha rappresentato i propri personaggi, i quali emergono da sfondi indefiniti.

Il libro ha 68 pagine, misura 26,8 cm d'altezza e 21,6 cm di lunghezza, ed è stato pubblicato dalla Logos nel 2013. Costa 20 euro, ma si può facilmente trovare scontato su internet del 15% (arrivando al costo di 17 euro). Trovo che il prezzo sia adeguato per un libro illustrato di queste dimensioni, con copertina rigida e pagine all'interno piuttosto spesse, contando inoltre il fatto che ogni copia contiene un dvd del cortometraggio in stop motion girato da Stefano Bessoni.

P.S. Alla fine del libro è inoltre presente un dvd con un cortometraggio in stop motion girato dall'artista, che infatti è anche un regista specializzato in film in stop motion (su tale tecnica ha pure scritto alcuni manuali: "Stop motion: la fabbrica delle meraviglie" pubblicato nel 2014 sempre dalla Logos; "Workshop di stop-motion. Primo livello" e "Workshop di stop-motion. Secodo livello" entrambi editi nel 2016). 

Sopra: Un fotogramma del cortometraggio in stop motion di Bessoni (contenuto e venduto assieme al libro "Canti della forca"), che ci mostra il piccolo impiccato.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 2 novembre 2015

Principesse dimenticate o sconosciute di Rebecca Dautremer

Voglio parlarvi di un'illustratrice francese, Rebecca Dautremer, che ha iniziato la sua carriera negli anni Novanta e che è ormai diventata una degli artisti attualmente più conosciuti.
In questo post tratterò uno dei suoi libri illustrati, scritto da Philippe Lechermeier (con cui ha collaborato nella creazione anche di altri volumi), edito nel 2004 in Francia e arrivato nelle nostre librerie nel 2005 col titolo di "Principesse dimenticate o sconosciute".

Sopra: La copertina del libro"Principesse dimenticate o sconosciute" di Rebecca Dautremer, con la principessa Ermellina in primo piano, prima che perdesse un occhio.

Questo è prima di tutto un libro che tratta, come riferisce il titolo, di Principesse, ma non principesse qualsiasi, di quelle che le bambine sono abituate a trovare nei libri illustrati. Le principesse che la Dautremer illustra non sono quelle solite delle fiabe, di queste nessuno di noi ha mai sentito parlare, sono, per l'appunto, sconosciute, oppure semplicemente sono state dimenticate.
Vi è ad esempio la principessa Sprofondina, appartenete alla famiglia dei re fannulloni, la quale non fa nulla, semplicemente dorme (un po' come ha fatto Aurora de "La Bella Addormentata nel bosco", queste due, tra l'atro, secondo il testo sarebbero imparentate.)
C'è poi la principessa Esperanta de' Quatrocchi, che legge "Tutto ciò che le capitata a tiro" e "Si esprime in rima, parlando soltanto in versi e conosce il dizionario a memoria"; la principessa Badabum, nota in tutte le corti d'Europa per la sua goffaggine; oppure la principessa Indovina D'Estin, più piccola della maggior parte delle principesse, ma in grado di vedere il futuro (ma solo quello del giorno dopo).
Vi sono poi, ancora, le principesse Ding e Dong, sue gemelle siamesi; oppure la principessa Ermellina che ama condannare la gente al patibolo, ex amazzone, fu ferita in battaglia per cui ora ha un occhio solo.
Queste sono solamente alcune delle principesse che ci verranno presentate nel libro e, come potete leggere, sono tutte alquanto insolite e peculiari, tanto che l'editore, quando la Dautremer gli propose l'idea per la realizzazione del volume, temeva che quest'ultimo non avrebbe venduto abbastanza a causa delle peculiarità delle protagoniste (una principessa con una benda sull'occhio non è molto comune).
Questo testo non presenta solamente delle principesse, ma tratta anche dei loro oggetti d'uso quotidiano (ad esempio la culla, i gioielli ... ), dei luoghi in cui abitano o che frequentano,  dei loro pasti, dei loro animali domestici e delle piante che coltivano.
Il manuale si conclude inoltre con una guida pratica su tutto ciò che bisogna sapere sulle principesse e con un test per farci scoprire quale principessa siamo, nonché un a serie di proverbi e di lessico principesco.

Parlerò ora delle illustrazioni realizzate, come ho detto, dalla Dautremer. Bisogna dire che il suo è uno stile originale, particolare e inconfondibile, ricercato, raffinato ed elegante. L'artista riesce ad infondere ad ogni personaggio la sua unicità grazie anche a particolari scelte di prospettiva, di stile e di abbigliamento; tali scelte non riguardano solo il personaggio, ma anche l'ambiente che lo circonda.


Sopra: Nella prima immagine si può osservare la particolare scelta riguardante la fisionomia  e l'abbigliamento della principessa Fasollà (primo violino dell'orchestra della corte reale, dotata di voce cristallina, che non parla, ma canta). Nella seconda si può notare la cura nella realizzazione dell'intero ambiente in cui si trova la principessa Capricciosa (di cui si vedono appena la testa e le mani).

I colori di alcune tavole sono molto accesi e vividi, mentre quelli di altre sono più tenui (ad esempio quelle in cui dominano i verdi e gli azzurri) e su toni meno brillanti e a talvolta anche cupi, in base all'atmosfera e al tipo di principessa che l'autrice ha illustrato.


Sopra: Alcune tavole hanno colori molto vividi e brillanti, come quella della principessa Ammiramitù (in alto a sinistra), i colori di altre invece sono più tenui e meno accesi, come nella tavola della principessa Rospetta sui toni dell'azzurro (in alto a destra) e altre tavole ancora hanno anche colori piuttosto cupi, come quella della principessa Notte (in basso al centro). Come si può vedere la scelta dei colori dipende dalla personalità e dal tipo di principessa che l'illustratrice va a rappresentare (a una principessa che si chiama Ammiramitù e che ama indossare i vestiti più eccentrici si addicono colori brillanti con fantasie variegate, mentre la principessa Notte non può non richiamare tinte più scure e cupe).

Per quanto riguarda l'edizione, "Principesse dimenticate o sconosciute"  ha 91 pagine e un'altezza di 30,9 cm per una lunghezza di 27,8 cm. È stata edita in Italia dalla Fabbri Editori e poi, dal 2013 dalla Rizzoli al costo di 22 euro (anche se attualmente il costo è aumentato a 24).
L'attuale edizione francese costa invece 10,50 euro, ma ha delle dimensioni minori (17,3 cm x 15,2 cm) ed è edita dalla Gautier Languereau nel 2007 (precedentemente dalla Hachette Livre).

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

domenica 25 ottobre 2015

The Gashlycrumb tinies di Edward Gorey

In questo post parlerò di un'opera di un illustatore statunitense nato nel 1925 e morto nel 2000: "The Gushlycrumb Tinies" di Edward Gorey, conosciuto in Italia come: "I piccini di Gushlycrumb".
In questo libro l'autore ci presenta 26 differenti morti infantili i cui protagonisti hanno l'iniziale del nome che corrisponde ciascuna a una lettera dell'alfabeto, in una sorta di macabro abecedario.

Sopra: La copertina del macabro e umoristico abecedario in rima baciata di Edward Gorey.

A ogni pagina corrisponde un'illustrazione in bianco e nero che immortala l'imminente o già avvenuta dipartita, accompagnata da una didascalia che la spiega o la predice.
Sebbene l'argomento sia piuttosto macabro l'intera opera è accompagnata da un certo umorismo, basato sull'esagerazione dei luoghi comuni e sulla presa in giro delle paure dei genitori, nonché sulle molteplici e variegate morti di questi bambini immaginari: dalle più banali come quella di Ernest soffocato da una pesca, a quelle più cruenti come quella di Kate colpita da una scure, a quelle più assurde e surreali come quella di George scomparso sotto un tappeto o di Neville morto di noia.

  
Sopra: Le immagini che raffigurano le imminenti morti di Ernest e Neville, dal banale al surreale.

Come ho detto sopra la varietà  e i tipi di disgrazie che capitano a questi ragazzini sono davvero molteplici: oltre a quelle descritte precedentemente, alcune per esempio sono causate da incidenti, reali (come quella di Amy che cadde dalle scale; o di Ida annegata in uno stagno) oppure piuttosto assurdi e improbabili (come quella di Una, scivolata in un tombino). Altre ancora sono morti dovute a veri e propri omicidi (come quella della già citata Kate colpita da un'ascia, oppure quella di Hector, strangolato da un criminale).

  
Sopra: Le morti di Ida ed Hector, la prima rappresenta un possibile incidente e l'altra un vero e proprio omicidio.

Questi decessi, come ho già detto, vengono rappresentati come un'esagerazione di luoghi comuni e delle paure dei genitori: da quelli più probabili e realistici (in verità non molte nel libro), come la morte della già citata Ida che annega in uno stagno, a quelli possibili ma alquanto improbabili come i decessi di Desmond che muore cadendo da una slitta o di Ernest soffocato da una pesca,  a quelli più improbabili e assurdi come la morte di Fanny prosciugato da una sanguisuga o di Zillah, che ha bevuto troppo gin.

Sopra: Gorey illustra un'improbabile causa di morte per un bambino: l'abuso di gin.

In questo libro non posso non notare un richiamo a un'opera scritta dal Dott. Hoffmann nel 1845: "Struwwelpeter", con l'intendo di prendere in giro i libri educativi e moraleggianti dell'epoca (anche se ancora oggi è da molti considerata essa stessa un'opera educativa). Tale opera giunse in Italia 1882 col titolo "Pierino Porcospino". Questo libricino è una raccolta di dieci filastrocche che narrano di altrettanti bambini disubbidienti e delle loro tristi e tragiche vicende, come quella accaduta a Paolinetta che gioca con i fiammiferi senza permesso e finisce bruciata viva, oppure quella di Gasparino che si rifiuta di mangiare la minestra e così muore di fame dopo 4 giorni. Queste storielle in rima, che per la loro assurdità finiscono col diventare quasi comiche, volevano prendere in giro i libri in cui era presente un'educazione autoritaria, estremizzandola.
L'opera di Gorey naturalmente è del tutto priva di messaggi formativi, ma presenta, a mio parere, alcuni  elementi in comune con "Struwwelpeter", come, in particolare, il fatto di presentare morti infantili.

  
Sopra: Non si può non notare una certa somiglianza tra le due situazioni, sebbene l'illustrazione a destra (quella di Gorey) sia priva di intenti didattici.

Parliamo ora invece del testo e della traduzione. Come ho già detto l'intero libro è composto da brevi e semplici versi in rima baciata che svolgono la funzione di chiarire o predire ciò che accade nell'immagine, è quindi importante che la traduzione sia il più possibile fedele al testo originale di Edward Gorey.
Per quanto riguarda la traduzione della versione italiana in alcune parti è buona, alcuni esempi sono questi:
Es. 1) Versione italiana: "A per Amy, che cadde dai gradini".
          Versione originale: "A is for Amy who fell down the stairs".
Es. 2) Versione italiana: "D è per Desmond, caduto da una slitta".
           Versione originale: "D is for Desmond thrown out (buttato fuori) of a sleigh (slitta)".

In altre la traduzione è abbastanza fedele, anche se non proprio perfetta, come ad esempio in queste parti:
Es 1) Versione italiana: "B è per Basil, assalito dai plantigradi (creatura che cammina appoggiando tutta la pianta del piede sul terreno, ad esempio gli orsi, ma anche conigli, canguri, topi ...)".
         Versione originale: "B is for Basil assaulted by bears".
Es 2) Versione italiana: "R è per Rhoda, imprudente col cerino".
         Versione originale: "R consumed by a fire".

In altre parti invece la traduzione si allontana troppo dalla versione originale, come in questi esempi:
Es 1) Versione italiana: "G è per George, che sparì sotto una stuoia".
         Versione originale: "G is for George smothered (soffocato) under a rug (tappeto)".
Es 2) Versione italiana: "P è per Prue, ucciso, pensa te, da uno spintone".
         Versione originale: "P is for Prue trampled (calpestato) flat in a brawl (rissa)".

Sopra: George, che sparì sotto una stuoia, oppure, come scritto nella versione originale, fu soffocato da un tappeto.

Per quanto riguarda le illustrazioni, sono tutte realizzate in bianco e nero ed accompagnate da una breve strofa che spiega quanto accade nell'immagine o (più spesso) ciò che accadrà. Edward Gorey mostra, attraverso le sue opere, i bambini (raffigurati di piccole proporzioni e indifesi) immortalati in istanti precisi e significativi, prima, durante o subito dopo il loro decesso attraverso uno stile macabro, surreale e malinconico.
L'illustratore sfrutta al meglio l'utilizzo dei bianchi e neri per mettere in risalto differenti elementi nella scena. In molte tavole, infatti, è presente uno sfondo scuro e l'unico elemento chiaro nella scena è il bambino, per cui l'attenzione si concentra immediatamente su quest'ultimo (vedere ad esempio le tavole di Amy, Ida, Ernest e Rhoda).
In altre, invece, è il paesaggio a rimanere per la maggior parte chiaro e nella scena vengono scuriti alcuni elementi, solitamente un paio, che possono essere il bambino e un elemento del paesaggio o la causa di morte (vedere ad esempio le tavole di Basil, Desmond caduto da una slitta, Hector, o di Kate).

Sopra: In questa illustrazione il paesaggio è quasi del tutto bianco e gli unici elementi scuri sono il bambino e la slitta.

In altre ancora tutto appare quasi monocromatico, tanto che il piccolo protagonista della scena e lo sfondo si confondono, senza che nessuno dei due risalti, facendoli percepire come una cosa sola (vedere ad esempio le tavole di James, Quentin affondanto in un pantano o di Winnie intrappolata nel ghiaccio).

Sopra: In questa illustrazione il bambino protagonista e lo sfondo quasi si confondono in quanto nessuno dei due elementi viene fatto risaltare troppo rispetto all'altro.

Per quanto riguarda le edizioni, entrambe hanno 64 pagine, una copertina rigida, e le loro dimensioni sono di 13,8 cm d'altezza e 15,6 cm di lunghezza.
L'editore dell'edizione italiana (del 2013) è dell'Adelphi, mentre l'editore di quella inglese attuale (che è una ristampa del 1998) è la Houghton Mifflin Publishing Company.
Questa edizione costa 14 euro, mentre quella in inglese 10$ (circa 9,07 euro). Trovo che il prezzo dell'edizione in inglese sia più appropriato per un libricino di queste dimensioni e con pagine non a colori, il prezzo dell'edizione italiana per cui è un po' alto, anche contando il fatto che hanno tradotto il testo, che comunque è piuttosto breve, dovendo tener conto delle rime.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcuna intenzione di violare il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

mercoledì 21 ottobre 2015

Biancaneve di Benjamin Lacombe

Voglio parlarvi di un artista francese, conosciuto anche in Italia in quanto alcuni suoi libri illustrati (attualmente 8) sono stati pubblicati dalla casa editrice Rizzoli.
Costui è Benjamin Lacombe, nato nel 1982, che si contraddistingue con uno stile post-surrealista innovativo, curato, coinvolgente, elegante e quasi irreale. Egli riesce ad immergerci, attraverso le sue opere, in mondi surreali, misteriosi, magici e anche oscuri.
In questo post tratterò uno dei suoi libri: "Biancaneve", in seguito affronterò anche altre sue opere, ma per ora mi concentrerò su questa, in quanto il genere fiabesco è uno dei generi che più mi affascina e l'interpretazione artistica di Lacombe per questa fiaba merita un'attenzione particolare. Questo, inoltre, è il primo libro illustrato dall'artista pubblicato in Italia, nel 2010.

Sopra: La copertina di "Biancaneve" dei fratelli Grimm con le illustrazioni di Benjamin Lacombe.

Prima di parlarvi delle illustrazioni voglio soffermarmi un attimo sul testo, il quale a una prima lettura può sembrare essere estremamente fedele alla versione originale del 1857 scritta da Jacob e Wilhelm Grimm. Sebbene questa versione infatti non contenga grossi tentativi di riduzione o di integrazione, in realtà il testi sono stati molto modificati, soprattutto a livello sintattico e grammaticale.
Mentre in alcune versioni, ad esempio,  il racconto viene ridotto, probabilmente per timore che risulti troppo lungo (saltando ad esempio i due tentativi precedenti a quello con la mela che la matrigna compie prima di riuscire a uccidere Biancaneve), oppure subisce delle modifiche o delle censure (basta ricordare come la morte della matrigna, per mezzo di due scarpe di ferro arroventate, venga spesso modificata per timore che possa risultare troppo macabra e cruenta), questo testo a livello di contenuti si mantentiene molto simile a quello scritto dai Grimm, anche se analizzato in profondità è possibile rintracciare alcuni tentativi di integrazione e di modifica. Uno di questi riguarda ad esempio la reazione che Biancaneve ha dopo aver ascoltato la dichiarazione d'amore del principe:
 
Versione integrale del 1857: <<"Ti amo sopra ogni cosa al mondo; vieni con me nel castello di mio padre, sarai la mia sposa". Biancaneve, acconsentì e andò con lui, e furono ordinate le nozze con gran pompa e splendore>>
 
Versione adattata del 2010: << "Ti amo più di ogni altra cosa al mondo. Vieni con me nel castello di mio padre: voglio prenderti in sposa”. Biancaneve si innamorò perdutamente del giovane principe e lo seguì con gioia>>  
 
Come si può notare, nell'adattamento il curatore ha aggiunto una piccola parte in cui cerca di esplicitare i sentimenti di Biancaneve nei confronti del principe, specificando che anche lei lo ama quando ne accetta la proposta di matrimonio, cosa che nella versione iniziale non è affatto detto.
Ciò che è invece stata profondamente modificata è, come accennato sopra, la struttura sintattica e grammaticale, poiché i periodi più lunghi della versione integrale sono stati spezzettati in frasi più brevi, anadando così a spezzare il ritmo narrativo. Sono poi state modificate o sostituite molte parole, senza alcun motivo, poiché quelle della versione integrale erano perfettamente comprensibili, nonché spesso migliori letterariamente.
 
Versione integrale del 1857: << Dopo un anno il re prese un'altra moglie: era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza. Aveva uno specchio magico, e nello specchiarsi diceva: "Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?"
E lo specchio rispondeva: "Nel regno, Maestà, tu sei quella". Ed ella era contenta, perché sapeva che lo specchio diceva la verità. >>
 
Versione adattata del 2010: << Alla fine dell'anno il re prese una nuova sposa. Era una donna di grande bellezza, ma fiera ed arrogante. Non sopportava di non essere la più bella del regno. Ogni mattina si contemplava allo specchio magico e gli chiedeva: "Specchio, specchio delle mie brame, dimmi, chi è la più bella del reame?". E lo specchio le rispondeva: “Oh, mia regina, siete voi la più bella di tutto il paese”. E la regina era soddisfatta, perché sapeva che lo specchio le diceva sempre la verità.>> 

Parlando invece dei disegni di Lacombe, come tutte le illustrazioni di qualità, contengono alcuni elementi simbolici e impliciti: ad esempio la matrigna cattiva viene rappresentata associandola a diversi animali tra cui i serpenti (bestia associata al diavolo, o comunque al male, nella concezione cristiana), il pavone (simbolo della vanità) e al corvo (uccello solitamente considerato in passato presagio di morte e/o di disgrazie).

Sopra: Benjamin Lacombe associa la matrigna di Biancaneve al serpente, nell'immagine a sinistra, e il pavone, in quella a destra.


Sopra: La perfida matrigna travestita da vecchietta assomiglia a un corvo, oltre a a esserne anche circondata.

E' interessante notare come il corvo sia presente fin dall'inizio in molte tavole del libro, ad esempio, nell'immagine di copertina, si può vedere come un corvo giaccia sopra il petto di Biancaneve uccisa dalla regina. Esso è presente anche all'inizio della fiaba quando ci viene mostrata la vera madre della protagonista, probabilmente a presagirne la futura dipartita, infatti, come è già stato precedentemente detto, questo uccello è spesso considerato presagio di morte e di disgrazie. Il corvo è inoltre presente nelle tavole che raffigurano i tentativi di uccisione da parte della malvagia matrigna (ad esempio quello con la mela di cui sopra ho già riportato un'immagine).

Sopra: Il corvo è presente fin dall'inizio del libro, in questo caso con la madre di Biancaneve, probabilmente a presagirne la futura morte.

Se Lacombe associa alla matrigna un corvo, a Biancaneve non può non associare un altro uccello, stavolta simbolo invece di purezza e nobiltà: la colomba.

Sopra: Biancaneve raffigurata assieme a due colombe e immersa nell'acqua limpida (elemento anch'esso associato alla purezza)

Questi sono alcuni esempi di interpretazione che possono essere fatti alle immagini realizzate da Lacombe, un altro esempio può essere la presenza sulla bara di Biancaneve di 3 uccelli: una civetta, una colomba e un corvo.
Tali illustrazioni comunque sono davvero belle e intriganti, sia quelle a colori (di cui ne va notato l'accostamento, specialmente in alcune), sia quelle in bianco e nero.

Sopra: Un'immagine del libro in bianco e nero. Da notare la particolare prospettiva che fa apparire l'ombra del cacciatore grande e imponente, mentre Biancaneve si raggomitola per terra terrorizzata.


Quest'opera possiede quindi dei testi che presentano diverse modifiche rispetto alla versione integrale, anche se sicuramente esistono versioni ben peggiori. Le illustrazioni realizzate da Banjamin Lacombe sono invece estremamente belle, originali e raffinate, tanto da essere adatta più ad un pubblico di adolescenti ed adulti che non di bambini piccoli, considerando anche i molteplici significati simbolici di cui sono ricche.

Questo libro è stato pubblicato originariamente in francese nel 2009 dalla Edition Milan, mentre in Italia dalla Rizzoli nel 2010. L'opera costa 18 euro, ha 44 pagine e misura 32 cm di altezza e 26,5 cm di lunghezza. Trovo che il prezzo sia buono e non molto alto, considerando le dimensioni del libro, il numero di pagine a colori, la qualità della carta e la copertina rigida.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari. Non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.