lunedì 6 giugno 2016

Rapunzel: a groovy fairy tale di Lynn Roberts e David Roberts

"Rapunze: a groovy fairy tale" è la fiaba di Raperonzolo riscritta da Lynn Roberts ambientandola in tempi moderni (più precisamente negli anni Settanta), è inoltre accompagnata dalle illustrazioni di David Roberts (il fratello della scrittrice). Questo libro fa parte di una serie fiabe riscritte e illustrate dai due fratelli, di cui fanno parte anche: "Cinderella: an art deco love story" (2001), "Little Red: a fizzingly good yarn" (2003),  e "Slepping Beauty: a mid-century fairy tale" (2016).

Sopra: La copertina di "Rapunzel: a groovy fairy tale" riprende una delle illustrazioni all'interno del libro (che potete vedere riportata più sotto), mostrata però con una prospettiva differente e con alcuni elementi modificati (come il fatto che la treccia della ragazza sia calata giù per il grattacielo, col ragazzo che ci si sta arrampicando).

In questa versione della fiaba (ambientata negli anni '70 per il riferimento ai capelli lunghi) in una grande città vive una bella ragazza di nome Raperonzolo (Rapunzel in inglese) con dei lunghissimi capelli rossi. Costei abita nell'appartamento di un grattacielo con la zia Edna e l'animale domestico di quest'ultima: Roach il corvo. I genitori della protagonista sono morti quando lei era piccola, e la zia non la fa mai uscire di casa, adducendo come scusa che il mondo esterno è troppo pericoloso ecc...
Poiché la parte di grattacielo abitata dalle due è vecchia e deserta, e l'ascensore è rotto, zia Edna fa gettare alla nipote i capelli dal balcone, in modo da potersi arrampicare fino all'appartamento senza dover fare le scale.
Tuttavia, un giorno, mentre Edna fa gettare a Raperonzolo la sua treccia per salire, un ragazzo di nome Roger, che si era fermato per riparare la sua bici mentre stava andando a scuola, assiste alla scena. Dopo essere tornato da scuola assiste nuovamente all'evento e decide di voler conoscere la bella ragazza dai lunghi capelli rossi, così il giorno dopo rivolge a Raperonzolo le parole che aveva sentito pronunciare a Edna ("Rapunze, Rapunzel, let down your hair").
I due cominciano così a frequentarsi di nascosto: parlano, ascoltano musica, Roger le porta dei regali e le fa ascoltare le canzoni da lui scritte (il ragazzo è il cantante della band della scuola).
Purtroppo un giorno Raperonzolo si lascia scappare, in presenza della zia, un commento su Roger, così quest'ultima, furiosa, taglia i capelli della giovane con un colpo di forbici. Dopodiché la caccia di casa e aspetta il ritorno del ragazzo, al quale dice che non rivedrà mai più Raperonzolo, e lo spinge giù dal balcone.
Dopo la caduta il giovane perde la memoria e non ricorda più nulla della protagonista, anche se gli sono rimasti i capelli della ragazza. Intanto quest'ultima vaga sola e affamata per la città finché, appeso  a un muro, vede il poster di un prossimo concerto di Roger e della sua banda (i Rascals).
Durante il concerto il ragazzo riconoscerà Raperonzolo, guarendo dalla sua amnesia, e i due diventeranno grandi amici. Roger e i Rascals diventeranno famosi, mentre Raperonzolo imparerà a realizzare parrucche utilizzando i capelli che le erano stati tagliati.
E, in quanto a zia Edna, questa ha dovuto cominciare a usare le scale.

Sopra: Raperonzolo ci viene mostrata, con una prospettiva dall'alto, appoggiata a un piccolo balcone  di cemento alquanto dimesso. Nell'illustrazione possiamo notarne diversi particolari come le crepe dell'edificio, la pianta morta in un vaso rotto, una sedia a sdraio i cui bordi esterni della stoffa appaiono danneggiati e un cubo di Rubick appoggiato sul balcone. Inoltre, i colori usati per la protagonista (il rosso e il giallo) contrastano fortemente con quelli utilizzati per il balcone (principalmente grigio), facendola risaltare.

Come potete capire dal riassunto, in questa fiaba sono stati mantenuti alcuni elementi della fiaba originale, seppur riadattandoli a tempi più moderni, mentre altri sono stati maggiormente modificati:
- Qui i genitori di Raperonzolo muoiono quando lei era piccola e lei viene cresciuta dalla zia, mentre nella fiaba originale i suoi genitori la cedono a una fata in cambio dei raperonzoli che crescono nel giardino di quest'ultima, e di cui la madre della protagonista non poteva fare a meno.
- In questo caso vengono descritte le abitudini, il carattere e gli atteggiamenti di colei che tiene Raperonzolo segregata in casa, mentre nella fiaba originale tutti questi dettagli non sono presenti.
- Nella versione originale la fata/maga che teneva segregata Raperonzolo (la signora Gothel) non è di per sé cattiva, in quanto tratta con cura la fanciulla, semplicemente non vuole che questa abbia contatti con l'esterno.
- Nella fiaba originale il principe, quando cade dalla torre, diventa cieco a causa di alcuni rovi, ma non perde la memoria.
- Mentre nella versione originale il principe, dopo aver ritrovato Raperonzolo nel deserto alcuni anni dopo, porta l'amata al proprio castello e la sposa, in questo caso la scrittrice non accenna nemmeno a un futuro fidanzamento dei due protagonisti, né si spinge troppo lontano nel fare previsioni riguardo al loro futuro.
C'è da dire, inoltre, che in alcune versioni più antiche, Raperonzolo veniva scoperta da Gothel poiché rimaneva incinta di due gemelli, che partorirà e con i quali vivrà nel deserto fin quando il principe non la ritrova. Questa versione è però praticamente scomparsa dai libri per l'infanzia, così come la versione di Cenerentola dei Grimm (in cui le sorellastre si tagliano il pollice e il tallone e poi vengono accecate). Nella stessa versione di Raperonzolo dei Grimm del 1857 la ragazza viene scoperta in quanto fa per distrazione un commento sul principe, e non perché la maga si accorge che è in cinta, sebbene alcuni anni dopo, quando il principe ritroverà l'amata nel deserto, con lei ci saranno due bambini da lei partoriti.
Naturalmente molti altri elementi in comune con la fiaba originale sono stati, ovviamente, mantenuti. In particolare il commento di Raperonzolo sul giovane che la viene sempre a trovare nella stanza è praticamente lo stesso della fiaba originale:
Versione originale dei Grimm del 1857: "Mi dica, signora Gothel, perché lei è più pesante da tirar su del giovane principe che in un attimo è qui da me?".
Versione di Lynn Roberts (2003): "You are so heavy, aunt. It is so much easier to pull up my dear Roger".

Le illustrazioni, realizzate con acquerelli da David Robets, hanno sicuramente uno stile originale, dai tratti semplici, che danno una percezione di libertà e spontaneità, ma al contempo ricco di dettagli, caratterizzato da personaggi con occhi grandi e tondi.
Come ho già detto, sebbene i suoi disegni possano risultare semplici a un primo sguardo, in realtà in essi sono presenti diversi dettagli, soprattutto per quanto riguarda gli sfondi e l'abbigliamento. Poiché il racconto è ambientato negli anni '70 Roberts ha incluso, all'interno delle illustrazioni, moltissimi elementi appartenenti alla cultura di quegli anni. Lo stesso illustratore, in una nota a fine libro, dice che, poiché si era deciso di ambientare la vicenda in questo periodo storico (in cui lui era cresciuto da ragazzo) si è andato a guardare vecchie foto e riviste che lo aiutassero a ricordare gli abiti e i giocattoli dell'epoca.
Le illustrazioni di quest'opera sono quindi importanti perché aiutano il lettore a immergersi nell'ambiente e nell'epoca in cui la fiaba è stata ambientata, lo stesso lettore potrà inoltre diversi a provare a cogliere i vari riferimenti alla cultura degli anni '70.

Sopra: In questa illustrazione in cui possiamo vedere la camera di Raperonzolo, possiamo notare come sia piena di elementi degli anni '70: i poster, le copertine dei dischi, il giradischi ecc...

  
Sopra: Per quanto riguarda il riferimento al altri elementi della cultura di quegli anni basta osservare l'abbigliamento dei due giovani. Notare in particolare i pantaloni a zampa d'elefante del ragazzo nell'immagine qui sopra a sinistra (o quelli di Raperonzolo nell'immagine precedente), e le loro scarpe, un modello tipico di quegli anni di cui ho messo una foto di riferimento a destra.

    

Sopra: La famosa scena del taglio di capelli subito da Raperonzolo ad opera della sua carceriera è stato spesso rappresentato da numerosi illustratori, così qui sopra, oltre a quello di David Roberts in basso al centro, ve ne ho messi altri due a confronto. L'immagine a sinistra è di Ladybird (una base editoriale che dal 1914 pubblicò una serie di libri per bambini), mentre quella a destra è di Maja Dusikova.

Questo libro risulta molto carino, una piacevole reinterpretazione della fiaba di Raperonzolo, forse non una delle più memorabili o eccezionali, ma sicuramente apprezzabile e con un tocco di umorismo; la vicenda è inoltre accompagnata da illustrazioni altrettanto piacevoli, realizzate con uno stile particolare e simpatico.

Questo libro illustrato è stato pubblicato nel 2003 dalla Harry M Abrams e, successivamente nel 2011 dalla Pavilion Children's Books, a cui ha fatto seguito anche un'altra edizione del 2016 sempre da quest'ultima casa editrice. L'opera misura 26,5 cm d'altezza e di lunghezza, ha 32 pagine e costa dagli 8 (con la copertina flessibile) ai 16 euro (con la copertina rigida) .

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 30 maggio 2016

La inspiracion dormida. Regreso a los colores olvidados di Sivia G. Guirado

"La ispiracion dormida. Regreso a los colores olvidados" di Silvia G. Guirado, edito nel 2011 e mai tradotto in italiano, è il secondo capitolo de: "I colori dimenticati e altri racconti", che ho già recensito precedentemente qui. Anche in questo secondo volume le illustrazioni sono opera di più artisti, in particolare di tre: David Garcia Fores, Desiree Arancibia e Maria Garcia Perez (i medesimi che avevano già realizzato le tavole dell'opera precedente).

Sopra: La copertina de "La ispiracion dormida" di Silvia Guirado è rigida, di forma quadrata e mostra la protagonista (Carmesina,) con in braccio il suo amico Gatto Nero, mentre guarda una musa, rappresentata come una piccola fata verde.

A differenza de "I colori dimenticati e altri racconti", questo libro non è composto da singoli racconti (seppur legati tra loro), ma si tratta di un vero e proprio romanzo. 
All'inizio vediamo Carmesina aver ormai riportato i colori nel mondo, tuttavia lei si sente depressa, risucchiata dal dover adempiere ai suoi obblighi (soprattutto scolastici), i quali risucchiano tutto il suo tempo e le sue energie. La ragazza sente di aver perso la sua ispirazione, non ha più voglia di colorare e dipingere, infatti: "… parecia haber perdido su personalidad (…) algo en su alma (anima) se tornava (stava diventando) oscuro, de un gris marengo (scuro) lago turbio (torbido)."

Sopra: La protagonista passeggia tra le vie della sua città per provare a recuperare l'ispirazione, ma la cosa non funziona. In questa immagine, di David Fores, Carmesina è dipinta di grigio, mentre l'ambiente attorno è colorato, per mettere in evidenza l'alienazione e lo stato depresso della ragazza. La stessa sua postura (schiena e testa curve) e il suo linguaggio del corpo (occhi chiusi, braccia conserte che si stringono al petto) denotano una chiusura in se stessi. Notare inoltre come la protagonista sia vicina a una zona d'ombra della strada.

Gatto Nero, preoccupato per le condizioni dell'amica, la va a trovare per aiutarla a superare questo stato d'animo che la rende così infelice e che le impedisce di ritrovare la propria ispirazione. I due iniziano così un viaggio che li porterà a ripercorrere luoghi già visti nel primo libro e altri di nuovi, e a incontrare vecchi e nuovi amici (e anche nuovi nemici), per far recuperare alla protagonista la propria voglia di disegnare.
Il primo posto in cui si recheranno è il luogo in cui vive Serafino lo Stonato, che regala alla giovane delle matite colorate e un album da disegnare. In seguito i due amici dovranno avere a che fare con Apatia, rappresentata come un essere dalle sembianze di una vecchia dai lunghi capelli bianchi, con il volto scheletrico e grandi mani con lunghe dita artigliate. Conosceranno poi, a Firenze, anche le muse, dall'aspetto di piccole fate dal colore verdastro, e anche la musa Fiamma, rappresentata come una donna grassottella dai capelli bianchi.

  
Sopra: In quest'immagine, di David Fores, Carmesina e Gatto Nero sono caduti prigionieri di Apatia, rappresentata come una donna anziana dal volto e dalle mani scheletriche, con lunghi capelli bianchi che avvolgono le vittime facendole addormentare.  

A Parigi, dove Carmesina e Gatto Nero si recheranno per incontrare Mila l'equilibrista (un personaggio presente in uno dei racconti del precedente volume), i due conosceranno invece un ragazzo, di nome Marcello, che scrive poesie e di cui la protagonista si innamorerà, scatenando la gelosia dell'amico Gatto.
Successivamente si recheranno in India, dove la ragazza finirà nelle profondità di un lago in cui incontrerà la se stessa bambina, in quanto, come dice il maestro Chew Wang: "En ocasiones necesitamos sumergirnos (immergerci) para renacer otra vez. Rendirnos (arrenderci), vaciarnos (svuotarci), para llenarnos (riempirci) de nuevo".
Dopo che Gatto Nero l'ha recuperata dalle acque del lago i due si ritroveranno in Cina a casa proprio del maestro Chew Wang, con il quale affronteranno tre esseri oscuri, tre fratelli, che non sono riusciti a lasciare questo mondo alla loro morte a causa delle loro paure: il più giovane aveva paura del passato, quello di mezzo del presente e il maggiore temeva il futuro. Dopo essersi occupati di questi esseri Carmesina e il gatto giungeranno, con una mongolfiera, insieme a Griselda (un altro personaggio incontrato sempre nel primo libro) a Hollywood agli inizi degli anni '30, dove incontreranno diverse figure del cinema tra cui: i fratelli Marx (un gruppo di comici tra i più amati di tutti i tempi, di cui fa parte anche Groucho Marx), Disney mentre sta realizzando "Biancaneve e i sette nani" (che uscirà nel 1937), Buster Keaton, e, in particolare, Charlie Chaplin, anche lui in cerca di ispirazione dopo la nascita del cinema sonoro.
Dopo aver aiutato l'attore, incoraggiandolo, Carmesina e Gatto Nero si recheranno da uno sciamano che parla alla ragazza dei colori del mondo.
Infine la protagonista si ritroverà ad affrontare nuovamente Apatia e una prova finale contro un riflesso di se stessa che vuole persuaderla ad abbandonare la pittura...
La trama di questo secondo volume si basa, come avrete potuto notare dal riassunto (comunque incompleto) che vi ho fatto, sul viaggio di Carmesina per ritrovare la propria ispirazione, la propria voglia di disegnare, giungendo in molti luoghi (reali, immaginari, o appartenenti al proprio subconscio), e conoscendo varie persone con cui confrontarsi, alcune amiche e altre antagoniste.

Sopra: A Hollywood Carmesina, Gatto Nero e Griselda incontrano Charlie Chaplin in cerca di ispirazione per finire una scena di un copione di un film che parla di un mondo meccanizzato in cui gli uomini sono diventati parti di una catena di montaggio (che poi diventerà il suo film "Tempi moderni" del 1936). In quest'immagine vediamo l'attore da lontano, come attraverso uno scorcio in mezzo ai riflettori.

Ritroveremo molti dei personaggi presenti anche nel primo libro (alcuni li ho già citati nel riassunto), ma anche alcuni di completamente nuovi (come i già citati Fiamma, Marcello, lo sciamano, e altri ancora).
Anche questo testo contiene dei "messaggi di vita", rivolti questa volta alla protagonista, la quale dovrà guardarsi dentro e confrontarsi con se stessa, col proprio passato e con i propri limiti per superare ciò che la blocca. I vari personaggi che incontra durante questo viaggio le forniranno comunque dei consigli o la faranno riflettere, aiutandola a ritrovare la propria strada.
Ad esempio, quando la protagonista chiede a Fiamma (la musa), qual'è la sua ispirazione la donna risponde: "Mi ispiracio? La vita misma! Cada uno (ciascuno) tiene su proprio talento, una habilidad y para esa persona y para los demas (gli altri) es importante descubrirla. Una volta descubres cual es tu propio talento, simplemente hay que ponerle (metterci) pasion y dedication."
Oppure, in India, alla fine di un racconto viene scritto: "Desde entices (da allora), cuando alguien comprende que la generosidad no solo debe ser física y material, sino también animica (dell'anima) y espiritual, dicen que se abre el tercer ojo, el sexto chacra que despierta (risveglia) la intuición y porta otra percepción sobre la realidad."
Il maestro Chew Wang invece spiega alla protagonista: "Es importante que recordemos que cuando nos obsesionamos y empezamos (iniziamo) a tener miedo (avere paura), si no somos capaces de aceptarlo, nuestra sombra (ombra) empieza (inizia) a crecer alimentandose de nuestra propia debilidad. (…) Lo mejor es pararse (stare in piedi) y aceptar. Aceptar que las ombras siempre estaran ahì, que nos guarecen (ci mettiamo al riparo), nos mantienen alerta, pero que, sin embargo (tuttavia), no les hemos de dar fuerza."
O, ancora, quando Carmesina si trova in fondo al lago e vede se stessa bambina quest'ultima le dice: "A veces quando uno estas cayendo, quando uno no reacciona, necesita toccar fondo y verse (guardare) a sì mismo para entender que solo queda volver (tornare) a subir (in superficie, su)(…) Yo so tu, el tu autentico, aquel no sucumbio a la rutinia diaria, …"

Sopra: Nella scena in cui Carmesina si ritrova, in fondo al lago, a confrontarsi con la se stessa bambina, predominano colori scuri, in particolare il blu (anche perché la scena è ambientata nelle profondità dell'acqua). In particolare sembra che i due personaggi siano circondate da l'oscurità, mentre su di loro la luce filtra dall'alto, illuminando la parte centrale della scena.

Come ho detto all'inizio, anche le belle illustrazioni di questo libro sono opera di più artisti (gli stessi che le avevano realizzate anche per il precedente volume). In particolare: David G. Fores si è occupato delle immagini dei capitoli 1, 3, 4, 7, 8, 9 (insieme a Marta Perez), 11 e 12; Desiree Arancibia dei capitoli 2 e 10; e infine Marta Garcia Perez dei capitoli 5, 6, 9 (insieme a David Fores) e 13.
Sebbene gli artisti disegnino più o meno gli stessi soggetti mantenendo le caratteristiche fisiche di questi inalterate, se si osserva attentamente si possono notare delle differenze di stile tra le illustrazioni realizzate dai differenti illustratori.

  

Sopra: Queste tre illustrazioni sono state realizzate ciascuna da un'artista diverso: quella in alto a sinistra è di David Fores, quella in alto a destra e di Desiree Arancibia , mentre quella in basso al centro è di Marta Perez. In quella disegnata da Fores, in cui la protagonista si sta per scontrare con Apatia, l'intera scena è dominata dai grigi, l'unico elemento che risalta risulta così essere la tavolozza  e il pennelo, su cui vi sono colori accesi e brillanti. L'illustrazione della Aranciba, dai colori caldi (il giallo, l'arancione) e freddi (il viola e il blu), è invece chiaramente un richiamo a "L'urlo" di Munch, dipinto che si caratterizza anch'esso per l'accostamento di tinte calde e fredde. 

In quest'opera, così come nella precedente, sono presenti sia illustrazioni molto colorate, dalle tinte vivaci e brillanti, e sia altre molto cupe e scure. La stessa autrice, nella prefazione, spiega: "Las illustraciones alcanzan (raggiungono) nuevas cotas (dimensioni) de expresividad y ya no todo (non tutte) seran colores claros y brillantes, tambien (anche) aparecerà la oscuridad- porque la vida tambien estan esos colores y no podemos obviarlo."

  
Sopra: In queste immagini (quella a sinistra relaizzata da David Fores e quella a destra da Marta Garcia Perez) ci vengono mostrate tinte vivaci, brillanti e calde. In entrambe è presente una gran varietà di colori: il rosso, il giallo, il viola, l'arancione, il rosa, il verde, l'azzurro e il nero.

  
Sopra: In queste immagini (realizzate entrambe da David Fores) che invece rappresentano inoltre momenti di pericolo e angoscia, predominano colori scuri, in particolare il blu e il nero. Quella a sinistra rappresenta il momento in cui Carmesina sprofonda nel lago, mentre quella a destra raffigura il maestro Chew Wang lottare contro le ombre dei tre fratelli defunti.

Le illustrazioni sono ben integrate con il racconto e, soprattutto alcune, risultano molto suggestive: guardate ad esempio (tra le immagini che ho riportato sopra) quella in cui Carmesina è prigioniera di Apatia, oppure quella in cui Chew Wanh combatte contro le ombre dei tre fratelli, o quella, ancora, che fa da preludio al bacio di Carmesina e Marcello...

Sopra: In quest'immagine, della Marta Perez, possiamo vedere i due ragazzi su un ponte, in posizione centrale rispetto all'intera scena, con la luna posta romanticamente alle loro spalle. In questa scena sono stati utilzzati colori scuri (in particolare il blu) a cui è stato contapposto il bianco brillante della luna. Come si può vedere le tinte scure non servono solo a rappresentare scene spaventose o pericolose, ma possono anche essere sfruttate per creare una certa intimità nella scena (vedere ad esempio anche l'immagine che ho riportato più sopra in cui Carmesina si trova in fondo al lago a tu per tu con la se stessa bambina).

Una cosa interessante e particolare da segnalare è che, alla fine del libro, oltre alle pagine in cui vengono riportati e descritti, con tanto di ritratto, i personaggi presenti nella storia (cosa che era stata fatta anche nel volume precedente), è presente anche una sorta di "galleria" intitolata "La mirada Carmesì homenages" in cui altri artisti hanno disegnato, secondo il loro stile e la propria interpretazione, la protagonista. L'autrice spiega, infatti, che Carmesina, col suo carisma, ha risvegliato (oltre ai colori dimenticati) anche l'interesse di altri illustratori, alcuni dei quali hanno voluto collaborare e offrire la loro visione del personaggio. Dopo le varie interpretazioni, seguono un paio di pagine in cui a ciascuno di questi artisti (in tutto sono 8) viene dedicata una breve bibliografia di alcune righe.




Sopra: Queste immagini provengono dalla raccolta di disegni, realizzati da altri illustratori, pubblicata alla fine di questo libro come omaggio alla protagonista. Nella foto più in alto le illustrazioni sono state realizzate, rispettivamente, da Jordi Pla e Carles Marsal, mentre l'immagine della foto più in basso è opera di Nuria Aparicio (alias LaPendeja).

Credo che questo libro illustrato voglia comunicare al lettore l'importanza della propria ispirazione, che bisogna cercare di preservare, continuando a dedicarci a quegli hobby che ci rendono contenti e soddisfatti, che lasciano sfogare la nostra parte creativa. Tutti infatti sono dotati di una parte maggiormente creativa ed emotiva (la parte destra del nostro cervello, specializzata nella trasmissione delle informazioni visive, spaziali e percettive) e una più razionale (quella sinistra, che predilige il pensiero chiaro, lineare, consequenziale, logico). A causa dei nostri doveri e della società, che tende a ritenere inutile qualsiasi occupazione che non sia produttiva e redditizia, siamo però spesso portati a sopprimere la nostra parte destra per favorire la sinistra. Così facendo non diamo retta a una parte importante della nostra coscienza, che necessita comunque di venire espressa, ritrovandoci insoddisfatti o comunque malinconici. Per alcune persone in particolare, che magari hanno una parte emotiva e creativa naturalmente più sviluppata (come ad esempio la protagonista di questa storia, la quale fin da piccola si è sentita attratta dai colori), il fatto di dover reprime questa parte importante di loro stessi può causare spiacevoli effetti sulla persona (provare ad esempio un senso di insoddisfazione, di infelicità, a volte anche di frustrazione). E' quindi importante, pur adempiendo ai propri impegni e doveri quotidiani, cercare di non arrivare mai a sopprimere il nostro lato creativo, la nostra immaginazione.
La stessa autrice, Silvia Gonzalez Guirado, nella prefazione del suo libro scrive: "Pero a veces para poder recuperar la ispiracion para crear, para vivir (inspiracion significa inhalar el aire, en definitiva, la vida) hemos de pasar por zonas oscuras o recorrer nuestros rincones (angoli) mas intimos. Conocernos para redescubrir aquello que nos ilusiona y asi (e così) volver (tornare) a imaginar. Sin embargo (però, tuttavia), en mucha ocasiones, nosotros mismos non negamos esa capacidad. Nos envolvemos (ci avvolgiamo) en nuestra "comoda" coraza y dejamos (lasciamo, smettiamo) de sonar por el miedo (la paura)  al que dirian (di quello che gli altri possono dire), a lo que sucederà o porque simplemente en la epoca que nos toca vivir eso està de mas (è di troppo, fa male). (...) 
Aunque (anche se) los tiempos digan lo contrario, deseo que sigamos (continuiamo) imaginando (a immaginare) y que valientemente (con coraggio) abordemos  (ci rivolgiamo) esos suenos (questi sogni). Puede que Carmesina este aqui para recordarnoslo."
Dopotutto anche Philippe Petit (un artista francese, noto funambolo, mimo e giocoliere) diceva, ad esempio: "Senza creatività non c'è vita".

"La ispiracion dormida. Regreso a los colores olvidados" di Silvia G. Guirado è stato pubblicato in spagnolo nel 2011 dalla PLAY Creatividad. L'opera misura 22,5 cm d'altezza e di lunghezza e ha 188 pagine (è molto più grosso infatti rispetto al precedente volume); il prezzo è di circa 25 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 23 maggio 2016

Brendan e il segreto di Kells di Tomm Moore

"Brendan e il segreto di Kells" è un fumetto di cui adattamento e disegni sono opera di Toom Moor  ed i testi di Marie Hermet. E' tratto da un cartone, intitolato "The secret of Kells",  del 2009 diretto proprio da Toom Moore e candidato all'Oscar 2010 come miglior film d'animazione.

  
Sopra: La copertina di "Brendan e il segreto di Kells". Originariamente, nell'edizione francese, quest'opera era stata suddivisa in due parti, che in quella italiana sono state invece unite in un unico volume.

Il fumetto riprende fedelmente la trama del cartone, essendone, dopo tutto, la trasposizione cartacea.
Il  protagonista della vicenda, ambientata nel IX secolo, è Brendan, un ragazzo di 12 anni che vive in un'abbazia fortificata con lo zio (abate) Cellach, un monaco severo e autoritario, ossessionato dal completare al più presto la fortificazione delle mura che proteggono l'abbazia.
Brendan, insieme agli altri fratelli (di differenti nazionalità: vediamo infatti un nero, un cinese e un indiano), lavora costantemente per innalzare sempre più in alto il muro di cinta, finché un giorno arriva all'Abbazia Fratello Aidan di Iona, un celebre ed esperto miniaturista, giunto a Kells dopo che i vichinghi hanno invaso e distrutto il suo villaggio, uccidendone gli abitanti. Lo zio di Brendan, infatti, è ossessionato dalla costruzione delle mura proprio perché convinto che queste potranno proteggere l'Abbazia e i suoi abitanti dalle orde vichinghe, le quali avevano, molti anni prima, distrutto anche il villaggio in cui vivevano Brendan, ancora neonato, e Cellach, i quali erano quasi rimasti uccisi.
Fratello Aidan spera, a Kells, di poter continuare a lavorare al "Libro di Iona", un manoscritto bellissimo la cui lavorazione era cominciata già 200 anni prima ad opera di San Columba (un personaggio storico realmente esistito: fu uno dei più importanti monaci irlandesi che introdussero il Cristianesimo in Scozia nell'Alto Medioevo). Brendan, dopo aver guardato il manoscritto, decide di voler aiutare Fratello Aidan a completarlo. Tuttavia Cellach, ossessionato dai suoi progetti di allestimento delle difese, cercherà di costringere il nipote a desistere dall'impresa, volendo che quest'ultimo continui a lavorare alla costruzione delle mura, sperando che un giorno segua le sue orme.

Sopra: Questa scena, tratta in realtà dal film, è presente identica anche in una vignetta del fumetto. Da notare il particolare effetto creato dall'illustratore riguardante il modo in cui i personaggi interagiscono con gli spazi della stanza: se non ci fossero loro l'osservatore non riuscirebbe a distinguere dove comincia il pavimento e dove finiscono i muri. In questo modo si ha l'impressione che la stanza circondi interamente i personaggi, il che era probabilmente nelle intenzioni dell'illustratore, in quanto in questo luogo sono racchiuse le ossessioni di Cellach riguardanti la fortificazione delle mura (gli schizzi su pareti e pavimento riguardano proprio ciò). Il colore scuro della stanza dà subito un'idea di oppressione, mentre l'unica fonte di luce, unico spiraglio di libertà, è la finestra.

Brendan tuttavia è invece determinato ad aiutare Aidan, inoltre quest'ultimo vede nel ragazzo il proprio successore, il futuro miniaturista che potrà finalmente portare a compimento questo antico e preziosissimo libro realizzando la pagina più bella: quella contenente il monogramma "Chi Rho", le prime lettere della parola "Cristo" in greco.
Durante le sue scorribande nel bosco accanto all'abbazia per cercare delle bacche da cui si può ottenere dell'inchiostro verde, Brendan incontra una bambina dalla pelle candida, dai capelli bianchi e dagli occhi verdi. Questa ragazzina, di nome Aisling, è una creatura fatata, nonché l'ultima della sua stirpe, dotata di poteri magici, tra cui la capacità di trasformarsi in diversi animali (un salmone, un lupo, un capriolo).
Insieme a quest'ultima Brendan riuscirà a ottenere "l'Occhio di Crom", un cristallo che dona la facoltà di vedere i più minuscoli dettagli, indispensabile per completare il libro. Il giovane dovrà infatti strapparlo direttamente al Crom, una creatura mostruosa e maligna, che aveva sterminato la famiglia di Aisling e che era stata rinchiuda in una grotta.
Per quanto riguarda invece l'abbazia, questa verrà comunque invasa dai vichinghi, nonostante le mura difensive, ma Brendan e Fratello Aidan riusciranno fuggire lontano, portando a termine, dopo anni, il libro di Iona, che diventerà il "Libro di Kells". Anche Chellach riuscirà a salvarsi, ma vivrà per molti anni nel rimorso credendo di non essere riuscito a salvare il nipote, con cui aveva pure litigato prima dell'invasione. Riuscirà a perdonarsi solo quando Brendan, cresciuto e ormai diventato un uomo, tornerà all'abbazia per incontrare il vecchio zio e mostrargli l'opera finita.

Il fumetto è suddiviso in due parti: nella prima parte conosciamo i vari personaggi e vediamo l'arrivo a Kells di Aidan, nonché l'incontro di Brendan con Aisling e il primo, breve approccio con Crom.
Nella seconda parte Brendan impara da Fratello Aidan a diventare un esperto miniaturista, recupera inoltre l'occhio di Crom con l'aiuto di Aisling. Vediamo inoltre l'invasione vichinga e il completamento del libro, nonchè quando, alla fine, il protagonista torna dallo zio per mostrargli l'opera conclusa.
Ciascuna parte è inoltre preceduta da un'altra: nella prima ci viene mostrata la fuga di Cellach dai vichinghi quando questi invasero il suo villaggio, e di come sia riuscito a salvare se stesso e il nipote; nella seconda vediamo il passato di Aisling. Queste brevi parti, introduttive a quelle principali, non sono presenti nel cartone.

  

Sopra: Qeste immagini sono tratte dall'inizio della seconda parte, in cui ci viene spiegato brevemente il passato di Aisling e le sue origini. Queste pagine sono caratterizzate da splendide illustrazioni a tutta pagina, senza la suddivisione delle vignette e senza baloon.

La storia, o perlomeno alcune parti, si basano su fatti realmente accaduti e luoghi reali. Il Libro di Kells (conosciuto anche come "Grande Evangeliario di san Columba") è  infatti un manoscritto miniato realizzato dai monaci irlandesi nell'800. Per l'eccellenza tecnica della sua realizzazione e la sua bellezza, è considerato da molti studiosi una delle più importanti opere d'arte dell'epoca.
Il nome del libro deriva prorpio dalla località di Kells, situata nella contea di Meath, in Irlanda. Anche l'Abbazia di Kells è un luogo realmente esistito, infatti è in questo posto che il libro è stato conservato per gran parte del medioevo. Tale Abazzia fu fondata agli inizi del del IX secolo, all'epoca delle invasioni vichinghe, da monaci originari dell'Abbazia di Iona. Iona era la sede di una delle comunità monastiche più importanti della regione, tanto che San Columba, il grande evangelizzatore della Scozia, ne aveva fatto il suo principale centro missionario nel VI secolo. Quando la moltiplicazione delle incursioni vichinghe finì per rendere l'isola di Iona troppo pericolosa, la maggior parte dei monaci si trasferì a Kells, che divenne il nuovo centro delle comunità fondate da Columba.
Secondo la tradizione, da cui ha preso spunto anche questo fumetto, il manoscritto sarebbe stato redatto all'epoca di san Columba, forse da lui stesso, tuttavia gli studi paleografici hanno dimostrato che lo stile calligrafico del Libro di Kells si è sviluppato molto tempo dopo la morte del santo: gli studi paleografici collocano infatti l'opera attorno all'800, due secoli dopo la sua morte.
L'origine geografica non è invece certa, ci sono a riguardo almeno cinque differenti teorie, tra cui: il libro potrebbe essere stato scritto a Iona e quindi trasferito in fretta a Kells (queste sembra essere l'ipotesi che Moore ha voluto seguire per la sua storia), mentre, stando ad una seconda ipotesi (che gode del più ampio consenso), il libro sarebbe stato redatto interamente a Iona e poi trasferito, mentre altri studiosi avanzano la proposta che il manoscritto sia stato compiuto a Kells.
Come ho già accennato poco sopra, anche la parte riguardante l'invasione vichinga è vera, in particolare la stessa Abbazia di Kells fu più volte razziata e saccheggiata dai vichinghi nel X secolo. Un passo degli Annali dell'Ulster riferisce che il manoscritto fu rubato a causa della sua preziosa rilegatura, le pagine furono poi ritrovate alcuni mesi dopo sotto un mucchio di terra. Questa vicenda è presente anche nel fumetto, anche se, in quest'ultimo, sono Brendan e Aidan a raccogliere le pagine e a fuggire con esse per completare il libro.

  
Sopra: A sinistra c'è una foto della pagina originale del "Chi Rho" del Libro di Kells, mentre nell'immagine a sinistra possiamo vedere la stessa pagina riprodotta nel fumetto, la pagina che Brendan mostrerà all'anziano zio dopo essere tornato all'abbazia.

Per quanto riguarda le illustrazioni del fumetto, esse sono davvero belle e riprendono molto fedelmente quelle del cartone. Lo stile è particolare e sfrutta molto l'impatto visivo, questo stile presenta tratti rotondeggianti, con linee ben delineate e chiare. Per molti versi ricorda (anche perché l'illustratore ha probabilmente cercato di riprenderli)  proprio i disegni degli antichi codici miniati irlandesi. Tra il VI e il XI secolo si diffuse infatti un tipo di decorazione raffinatissima basata su intrecci di racemi e figure stilizzate, anche il Libro di Kells è stato illustrato secondo questo tipo di corrente artistica. Tali intrecci sono presenti nel fumetto specialmente nelle scene in cui il protagonista si trova nel bosco.
Alcune scene sono prive di tridimensionalità, a volte animali e persone sono disegnati in manieri bidimensionale (altra caratteristica specifica della miniatura), come se fossero i disegni di un arazzo. In alcune scene, inoltre, sono compresenti elementi visti con una prospettiva differente: alcuni visti dall'alto e altri di lato.
Le varie vignette vengono sfruttate in maniera diversa a seconda dell'effetto che si vuole ottenere: nella stessa vignetta, ad esempio, vengono mostrate più sequenze in successione, mentre normalmente ogni singola sequenza avrebbe necessitato di una vignetta.
Un particolare interessante riguarda il modo in cui lo spazio tra le diverse vignette è stato sfruttato: nei normali fumetti  rimane solitamente bianco, mentre in quest'opera questo spazio viene riempito con elementi diversi a seconda di come evolve la trama e delle scene rappresentate. Ad esempio, nelle scene in cui è presente della nebbia, quest'ultima viene utilizzata per riempire gli spazi tra le vignette; nelle scene coi i vichinghi che distruggono ogni cosa viene invece utilizzato il fuoco; in quelle successive alla sconfitta di Crom ci sono dei bucaneve (simbolo di vita e speranza). I bordi delle vignette, comunque, non sono mai nettamente segnati con delle linee, ma i loro contorni vengono come lasciati sfumare.
I colori utilizzati variano in base alle scene che l'autore ha voluto rappresentare: in quelle in cui sono presenti i vichinghi predominano il rosso e il nero (gli stessi vichinghi sono disegnati completamente di colore scuro); quando Brendan vaga per il bosco predominano i verdi, i marroni e il bianco; quando il ragazzo entra nella caverna per sconfiggere Crom vengono utilizzati molto il nero e il bianco/azzurro. Nel complesso, comunque, in questo fumetto risultano parti molto colorate, con colori accesi e brillanti, e altre con tinte più cupe e oscure.

   
Sopra: Nelle scene in cui Brendan vaga per il bosco insieme ad Aisling predominano le tinte del verde e del marrone. Tali scene risultano molto luminose, anche per il fatto che sono stati  utilizzati colori brillanti, e risultano molto suggestive, grazie alla raffinatezza dei dettagli. 
Nell'immagine a destra, poi, in un'unica vignetta sono state rappresentate più scene in successione, separandole tra loro racchiudendo ciascuna in un intreccio di rami e foglie.

     
Sopra: Nelle scene in cui i vichinghi attaccano i villaggi, i colori predominanti sono il nero e il rosso. Gli stessi vichinghi, inoltre, sono rappresentati più come dei mostri, completamente neri e con le corna degli elmi che sembrano quelle di diavoli: in loro non c'è alcun riferimento a una parte umana. Nell'immagine a sinistra è interessante vedere come il personaggio (Cellach) all'inizio si muove su un piano orizzontale (destra e sinistra), mentre poi comincia a correre frontalmente, verso il lettore. Notare, inoltre, come nella pagina a destra gli spazi tra le diverse vignette siano stati riempiti da fiamme rosse per dare una maggior idea della distruzione.

Sopra: In questa pagina, in cui Brendan lotta contro Crom, sono presenti più scene contemporaneamente, senza che vi sia alcuna suddivisione in vignette. Il mostro è disegnato come un essere bidimensionale, mentre il protagonista viene rappresentato come un essere fisico, in tre dimensioni.

Sopra: Lo stile utilizzato per disegnare le parti riguardanti le leggende di San Columba è diverso rispetto al resto della storia: maggiormente semplificato e ancora più simile alle miniature di un manoscritto antico, presentando comunque sempre tratti netti e ben delineati.

Nella trama di questo fumetto, così come in quella del film, fatti storici, leggende e parti immaginarie si mischiano creando una storia originale, interessante e unica. Anche le illustrazioni sono molto belle e particolari, ricchissime di dettagli e dagli splendidi colori, caratterizzate da scelte prospettiche e stilistiche uniche.

Quest'opera è stata pubblicata originariamente in francese dalla Glénat nel 2009 divisa in due parti col titolo: "Brendan et le secret de Kells". E' stata pubblicata in italiano, in un unico volume, nel 2011 dalla ReNoir al costo di 16 euro. Il fumetto ha la copertina flessibile, misura 25,5 cm d'altezza e 19 cm di lunghezza e conta, in totale, 112 pagine.
P.S. Riguardo al film "The secret of Kells" (di cui ancora oggi non abbiamo un'edizione italiana del DVD) esiste anche un altro libro ad esso connesso: "Designing the secret of Kells", che descrive i processi e le scelte artistiche del lungometraggio.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 16 maggio 2016

Le fiabe di Hans Christian Andersen a cura di Noel Daniel

"Le fiabe di Hans Christian Andersen" è un libro di grosse dimensioni (contiene più di 300 pagine) che raccoglie in un'edizione curata e molto pregiata più di venti fiabe di Handersen, ciascuna accompagnata da illustrazioni di famosi artisti passati.

Sopra: La copertina de "Le fiabe di Hans Christian Andersen" è rigida e ricoperta di stoffa blu, su cui risaltano le lettere dorate del titolo. L'immagine sopra, ad acquerello e inchiostro, è di Tom Seidmann-Freud (1892-1930), pseudonimo di Martha Freud, famosa per il suo stile semplice e moderno. Le sue illustrazioni posseggonono l'apparente ingenuità dei bambini senza essere infantili, esse appaiono surreali e studiate allo stesso tempo.

Quest'opera si apre con un'introduzione sull'autore delle fiabe, spiegando al lettore la vita e le esperienze di Andersen, esperienze che hanno naturalmente influenzato i suoi scritti. Scopriamo così che entrò in contatto con i racconti popolari, tra cui appunto le fiabe, ascoltando le anziane donne che tessevano nella stanza della filatura. A differenza di altri scrittori di fiabe (come i Grimm) egli fu il primo proveniente dai ceti più bassi: la madre era infatti una lavandaia, mentre il padre era un calzolaio che però amava molto leggere e possedeva molti libri, fu quest'ultimo a trasmettere al figlio l'amore per la lettura.
Andersen, tuttavia, desiderava raggiungere il successo, cercò riconoscimenti per tutta la vita, oscillando tra una grande sicurezza di sé e sentimenti di inadeguatezza, inferiorità, vulnerabilità e solitudine. Certo, la sua ascesa sociale lo aveva reso più forte, e lo scrittore dava molta importanza alle avversità che aveva patito, cosa che probabilmente sentiva accomunarlo ai personaggi delle fiabe, i quali, proprio grazie a prove e avversità, riescono a riscattarsi socialmente. Temi come questi traspaiono ad esempio nelle fiabe di Andersen come "Il brutto anatroccolo"o "La principessa sul pisello".
L'introduzione di questo libro è molto interessante proprio perché, facendoci conoscere la biografia dell'autore, rende il lettore maggiormente consapevole dei contenuti, dei temi, dei messaggi delle fiabe di Andersen. Ad esempio il racconto "L'usignolo" è ispirato alla cantante svedese Jenny Lind (soprannominata appunto "l'Usignolo Svedese"), per la quale Andersen provò a lungo un amore non corrisposto.
Jack Zipes scrive: "Le sue fiabe narrano la vita che non ha vissuto, e dicono ciò che avrebbe voluto dire pubblicamente senza mai osare farlo". Secondo Zipes il successo di scrittore di Andersen era dovuto proprio alla sua incapacità di soddisfare i propri desideri e i propri sogni nella realtà, per cui, ciò che non riuscì a realizzare per se stesso, lo creò per milioni di lettori.
Dopo l'introduzione si susseguono una dietro l'altra ventitré fiabe: "La principessa sul pisello", "L'usignolo", "Il guardiano di porci", "Quel che fa il babbo è sempre ben fatto", "Il gallo del tetto e il gallo del pollaio", "La sirenetta" "I vestiti nuovi dell'imperatore", "L'ago", "La diligenza da dodici posti","L'intrepido soldatino di stagno", "La regina della neve", "La pulce e il professore", "Pollicina", "I fidanzati", "Il folletto serralocchi", "Cinque in un baccello", "Il brutto anatroccolo", "I fiori della piccola Ida", "La pastorella e lo spazzacamino", "Il baule volante", "La piccola fiammiferaia", "L'acciarino" e "Penna e calamaio".
Come si può intendere dai titoli delle varie fiabe, in questo volume sono state riportate quelle più e meno famose, dando così l'opportunità al lettore di rileggere quelle più conosciute e amate e di scoprirne anche altre maggiormente sconosciute.
Prima di ogni fiaba c'è anche una breve introduzione alla stessa, accompagnata da una silhouette bianca su sfondo dorato. Le ultime pagine del libro sono dedicate alle bibliografie degli artisti, che sono interessanti e ricche di informazioni, specificando anche da quali opere sono state tratte le immagini riprodotte in questa raccolta.

Sopra: Ogni fiaba è preceduta da un'immagine realizzata con la tecnica della silhuette e da una breve introduzione alla fiaba stessa, sopra uno sfondo dorato. L'immagine sulla pagina a sinistra è stata realizzata da Johanna Beckmann, artista e poetessa tedesca nata nel 1868 e morta nel 1941.

Come ho accennato all'inizio, quest'opera contiene, per ogni fiaba, una selezione di illustrazioni eseguite dal 1840 al 1990 da 24 famosi artisti, e artiste, di diverse nazionalità, tra cui: Kay Nielsen (l'artista che disegnò l'episodio di "Una notte sul monte calvo" per "Fantasia " della Disney), Arthur Rackham, Tom Sedmann-Freud (pseudonimo di Martha Freud, la nipote di Sigmund Freud), Lotte Reiniger, Maurice Sendak, Gustaf Tenggren, Harry Clarke, Johanna Beckmann e molti altri.
Naturalmente essendo artisti diversi le illustrazioni risultano tutte molto differenti tra loro, dando così al lettore l'opportunità di scoprire e apprezzare una gran varietà di tecniche e stili. Si distinguono in particolare i disegni realizzati con la tecnica delle silhouette, che come ho già detto sono presenti prima dell'inizio di ogni fiaba, arricchendone la presentazione e intervallandole.

   
Sopra: Due illustrazioni realizzate da Kay Nielsen, artista danese nato nel 1886 e morto nel 1957. Quella a sinistra è tratta da "Il folletto serralocchi", mentre quella a destra dal racconto de "L'intrepido soldatino di stagno". Le sue opere, che fondono paesaggi fantastici e personaggi misteriosi, sono realizzate a penna, inchiostro e acquerello e si contraddistinguono per uno stile decorativo e per una grande bellezza.

Sopra: Quest'immagine, tratta dalla fiaba de "La piccola fiammiferaia",  è stata realizzata dall'illustratore inglese Arthur Rackham (1867-1939). Costui, che utilizza un linguaggio pittorico dettagliato ed evocativo, non ha mai rinunciato, nelle sue illustrazioni, agli angoli oscuri delle foreste delle fiabe né all'oscura bellezza dei paesaggi magici, perciò le sue opere sono sempre pervase da un'atmosfera onirica e magica.

     
Sopra: Queste silhouette con dettagli a colori, tratte dalla fiaba "L'usignolo", sono opera di Georgy Ivanovich Narbut, artista e grafico ucraino nato nel 1886 e morto nel 1920. Quest'artista pubblicò, in soli tre anni, quasi una settantina di libri, tali volumi sono considerati esempi della migliore letteratura russa per l'infanzia dei primi decenni del '900.

Sopra: Quest'immagine tratta dalla fiaba de "Il guardiano di porci" è stata realizzata dallo svedese Einar Nermann (1888-1983). Le sue illustrazioni si caratterizzano per le ampie superfici curve e per i disegni dai tratti rotondeggianti, in cui si fondono elementi scuri ad altri dai colori più delicati. Le linee curve dei disegni di Nermann creano un'atmosfera che venne definita "scanzonata" e le sue illustrazioni furono definite "assolutamente originali". 

   
Sopra: Questa illustrazione tratta da "La regina della neve" è stata realizzata da Katharine Beverley e Elizabeth Ellender. Il fatto che in queste immagini, e anche tutte le altre create da queste artiste per questa fiaba di Andersen, siano stati usati solo tre colori (bianco, nero e rosso), è frutto di una scelta, oltre che delle artiste, anche di tipografi ed editori per produrre opere belle a prezzi contenuti. 


Sopra: Quest'immagine, dai colori vivaci e ricca di dettagli, di "Pollicina" è opera dell'artista inglese Eleanor Vere Boyle (1825-1916), il cui suo stile classico e idealizzato ben si intonava a quello preraffaellita.

  
Sopra: Queste tavole, tratte da: "La Sirenetta", sono opera del pittore e illustratore ceco Josef Palecek (nato nel 1932) che ha vinto numerosi premi in patria e all'estero. Sono immagini poetiche, delicate, ma caratterizzate dai colori forti tipici dell'arte popolare slava.


Sopra: Questa tavola, tratta dalla fiaba de "L'acciarino" è stata realizzata da Heinrich Strub, un grafico e pittore svizzero. I suoi lavori sono caratterizzati da un linguaggio spiritoso, arguto, a volte irriverente e dai tratti molto moderni.

Questo libro risulta un'opera pregiata, rivolta a bambini e ad adulti, curata in ogni aspetto.
I testi sono quelli scritti da Andersen, riportati in versione integrale: fiabe ben strutturate e intense, tristi o divertenti, ma ricche di phatos, create per toccare la sensibilità dei bambini. Queste erano ricche di sentimenti e poesia, ma erano anche molto moderne per i temi e lo stile che affondavano le loro radici nella vita quotidiana contemporanea. Ricordo, infatti, che Andersen è considerato uno dei pochi autori delle cosiddette "fiabe d'autore", cioè fiabe che nascono dall'inventiva di uno scrittore e che, seppur ispirandosi a quelle popolari, sono espresse con un linguaggio diverso e presentano motivi nuovi. Le sue sono infatti del tutto originali, ad esempio in esse non sono quasi più presenti gli elementi della fiaba classica (fate, streghe, principesse ecc..) e anche la lotta tra il bene e il male (che caratterizza le fiabe classiche) viene rivisitata. Lo scrittore include inoltre, nei propri racconti, elementi d'ispirazione favolistica (animali e oggetti parlanti che rappresentano la natura umana).
Noel Daniel ha inoltre curato la selezione delle illustrazioni presenti nel volume, in modo da fornire una panoramica dei migliori illustratori delle fiabe di Andersen, accostando artisti celebri ad altri meno conosciuti, anche se, come lei stessa spiega in una nota a fine libro, ha dovuto escluderne comunque alcuni degni di nota (come Edmund Dulac, W. Heath Robinson) per dar spazio a nuove scoperte difficili altrimenti da vedere.
Per ogni artista è inoltre presente, come ho già detto, una bibliografia breve (ma neanche troppo), ma dettagliata, inoltre per ogni immagine vengono riportati i nomi delle opere originali da cui sono state tratte, con l'anno di edizione e la casa editrice.
Viene addirittura spiegato che si è deciso di decorare la copertina, il frontespizio, i risguardi e il capilettera di ogni fiaba con viticci di pisello in omaggio alla capacità di Andersen di "trovare la bellezza e dare valore anche alle cose più semplici", il pisello è inoltre uno dei temi  ricorrenti nelle sue fiabe ("La principessa sul pisello", "Cinque in un bacello"). Come potete vedere nulla è stato scelto per caso.

"Le fiabe di Hans Christian Handersen" è stato pubblicato originariamente in inglese nel 2013 col titolo "The fairy tales of Hans Christian Handersen" dalla Taschen, ed è poi stato edito in italiano, sempre nel 2013, dalla medesima casa editrice. L'opera ha 320 pagine e misura 26,3 cm d'altezza e 21 cm di lunghezza. L'edizione italiana costa 29,99 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.