lunedì 18 settembre 2017

L'orco che mangiava i bambini di Fausto Gilberti

Questa volta parlerò dell'illustratore italiano Fausto Gilberti e di una delle sue opere: "L'orco che mangiava i bambini", un racconto divertente, ma anche un po' macabro, con protagonista un orco che adora nutrirsi dei bambini golosi.

Sopra: La copertina, tutta in bianco e nero come i disegni all'interno dell'albo illustrato, mostra il protagonista della storia: l'orco che mangiava i bambini.

"C'era un volta un orco brutto e cattivo". Come l'inizio di una fiaba così inizia questa storia di Gilberti che ha come protagonista un orco che mangia i bambini, come si capisce dal titolo. Un orco "Che non si lavava mai e quindi era sporco e puzzolente. Aveva molti difetti e nessun pregio" e che come tutti gli orchi si nutre di bambini. Ma quest'orco ha le sue preferenze, infatti gli piacciono solo i bambini golosi (di dolci, patatine, bibite ecc…), bambini come Matilde "Che maigava scatole intere di brioches farcite",  o come Martino, che aveva visto masticare gomma americana e patatine.
Sebben quest'orco ami abbuffarsi di bambini golosi egli ha un punto debole, infatti è tremendamente allergico a quelli che si nutrono di cibi sani poiché "Il solo odor di cipolla, carota o pomodoro lo faceva stare male. La sola vista di latte, formaggio o uova gli faceva venire il capogiro. Una sola lenticchia giù per lo stomaco e sarebbe morto all'istante". Ad esempio un venerdì vomitò tutta la notte "Perché di era avvicinato a un marmocchio che sgranocchiava una mela". Suo cugino Osvaldo, addirittura, era morto durante il pranzo di nozze della figlia orchessa "Perché aveva annusato le orecchie della figlioletta del cuoco che andava ghiotta di zucchine e melanzane".
E' quindi facile comprendere perché l'Orco si tenesse ben alla larga dai bambini che si nutrivano di cibo sano e che solitamente mangiasse, in una sua giornata abituale: Margherita allo spiedo di colazione, a pranzo Giovanni fresco di giornata, a merenda occhi di Michele, a cena Stella in brodo e Emma inzuppata nel vino zuccherato prima di andare a letto (ovviamente tutti bambini molto golosi).
Alla fine del libro l'autore ci avverte che l'Orco non è ancora morto, mettendo quindi in guardia i bambini golosi, che rischiano di finire nella sua dispensa.

Sopra: Un paio di pagine del libro che mostrano l'orco intento a praticare le sue attività preferite: cacciare e mangiare bambini.

Lo stile di disegno di Gilberti è alquanto particolare: i suoi disegni sono completamente in bianco e nero (senza sfumature inoltre: o è tutto bianco o è tutto nero), hanno infatti un tratto semplice e un po' stilizzato, che conferisce ai suoi personaggi un aspetto simpatico, divertente e buffo.
I personaggi disegnati da quest'autore hanno infatti un aspetto alquanto particolare: occhi molto grandi (che solitamente escono dai bordi della testa) perfettamente tondi, visi squadrati dalla forma rettangolare, una semplice linea dritta come naso, capelli composti da linee più o meno sottili, (talvolta dritte talvolta storte), gambe e braccia che non sono altro che delle semplici linee dritte, così come anche i piedi e le dita delle mani sono solo delle linee nere. Gli ambienti inoltre sono praticamente inesistenti, in quanto le figure si stagliano su degli sfondi completamente bianchi.

Sopra: Lo stile di quest'artista è molto particolare, basta vedere come sono disegnati i vari personaggi della vicenda: con gli occhi grandi e a palla, i volti rettangolari, i nasi a riga e le braccia e le gambe sottilissime. Notare l'uso del bianco e nero, che non presenta alcuna sfumatura.

Le illustrazioni di questo artista, insomma, sono l'apice della semplicità (tanto da presentare molti elementi stilizzati), una semplicità che però risulta efficace e convincente, perché possiede un suo stile, un suo perché. Una semplicità che contribuisce a rendere questi personaggi simpatici e bizzarri e che inoltre rende praticamente innoqua agli occhi del lettore la violenza che avrebbe potuto essere percepita in certe scene (come quella in cui l'Orco tiene tra le mani due bulbi oculari, oppure quella in cui inzuppa mezza testa di una bambina in un bicchiere di vino).

  
Sopra: A sinistra l'Orco che tiene tra le mani due bulbi oculari e a destra l'Orco che inzuppa mezza testa di una bambina nel vino zuccherato. Due scene che potrebbero destare spavento, ma che grazie allo stile semplice e buffo dell'artista appaiono alquanto innocue (se non divertenti).

Un libro simpatico e un po' macabro (alcuni passaggi sono in effetti un po' truculenti se ci si sofferma a pensarci), che si salva dallo scadere in una morale ormai divenuta tanto banale quanto scontata ("bisogna mangiare sano") grazie al protagonista (dall'aspetto simpatico e particolare, grazie allo stile dell'artista) e ai testi che declinano l'argomento del magiare sano in maniera ironica e un po' macabra, con un tocco di black humor, concedendo loro un certo fascino.
Non credo sia un libro effettivamente da proporre ai bambini (piccoli) con la speranza di convincerli a mangiare sano, anche perché minacciarli con l'idea che un orco se li mangi non mi pare il massimo. Magari da proporre a bambini già più grandi che non credono più all'esistenza di mostri e che potrebbero apprezzare l'ironia dei testi.
C'è da dire comunque che il costo è piuttosto alto considerando il tipo di edizione, in copertina flessibile spillata, poche pagine e con disegni in bianco e nero.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2012 dalla Maurizio Corraini s.r.l.  Il libro ha 32 pagine, la copertina flessibile, misura 31,225 cm d'altezza e 22 cm di lunghezza e costa 10 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 11 settembre 2017

The Fairy-Tale Princess. Seven classic stories from the enchanted forest di Su Blackwell

"The Fairy-Tale Princess. Seven classic stories from the enchanted forest", pubblicato in italiano col titolo "Principesse di carta. Fiabe classiche dalla foresta incantata", è un libro che contiene sette fiabe, riscritte da Wendy Jones, accompagnate da immagini i cui personaggi, ambientazioni e la maggior parte degli oggetti, tutti realizzati da Su Blackwell, sono fatti completamente di carta.

  
Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione inglese e a destra quella dell'edizione italiana della Logos.

In questa raccolta sono contenute, come dicevo all'inizio, sette fiabe: "Cenerentola", "Il principe ranocchio", "Le dodici principesse danzanti", "La principessa sul pisello", "Biancaneve", "Raperonzolo" e "La bella addormentata nel bosco".
Poiché i testi sono stati riscritti presentano alcune differenze rispetto a quelli originari, sebbene siano stati mantenuti abbastanza simili alla loro versione originale. Vi riporterò alcune modifiche che ho riscontrato nelle fiabe presenti in questo volume:
- Nella fiaba di "Cenerentola", ad esempio, la ragazza quando va al ballo non rivolge la parola alle sorellastre (cosa che invece accadeva nella versione di Perrault) ed ella fugge perdendo la scarpina già al primo ballo (mentre ciò avveniva nella versione originale durante il secondo ballo). In questa versione le sorellastre e la matrigna di Cenerentola non chiedono perdono alla fanciulla quando riconoscono che era lei la principessa del ballo ma "Were horrified and became pale with ragie (rabbia)".
- In questa versione della fiaba de "Il principe ranocchio" il ranocchio torna dalla principessa per mangiare con lei per tre giorni, finché al terzo giorno lei gli dà un bacio augurandogli la buona notte. Il giorno dopo il ranocchio si trasforma in un principe alle prime luci del giorno, mentre nella versione originale invece il ranocchio si ritrasforma in principe dopo che la principessa lo ha lanciato contro il muro, rifiutando di dormire con lui. Nella fiaba originale si parla inoltre anche del servitore del principe, che in questa versione invece non viene citato.
- Nella fiaba de "La principessa sul pisello" è stato modificato leggermente il finale della storia:
Versione originale di Hans Christian Andersen: "Il Principe, ormai certo che si trattasse di una vera principessa, la prese in moglie; e il pisello fu collocato nel museo, dove probabilmente si trova ancora, a meno che qualcuno non lo abbia rubato. Perché la storia, vedete, è vera quanto la Principessa".
Versione riscritta da Wendy Jones: "The prince and the princess were married and had the most splendid wedding cake (torta nuziale), all covered with sweet green peas (piselli). And the pea was put in a glass case (teca di vetro) in a museum, where you can see it for yourself. That is if a prince - a prince who is searching for a real princess - hasn't stolen it (non lo ha rubato)."
- Nella fiaba di "Biancaneve" la regina, travestita da vecchia, riesce ad uccidere Biancaneve al primo tentativo utilizzando la mela (mentre nella versione originale la regina aveva dovuto fare tre tentativi, i primi due utilizzando un nastro e un pettine). Alla fine della fiaba, inoltre non si fa più alcun riferimento alla regina, poiché questa versione si conclude col matrimonio del principe e di Biancaneve.
- Nella fiaba di "Raperonzolo" la ragazza vaga per alcuni anni nel deserto assieme ai due gemelli che aveva partorito, mentre in questa versione vaga nel bosco per tre giorni prima di essere ritrovata dal principe. In questa versione quest'ultimo inoltre riacquista la vista grazie a un bacio della ragazza, mentre nella versione originale era grazie alle lacrime di quest'ultima.
Versione originale del 1857 dei Grimm: "Due delle sue (di Raperonzolo) lacrime gli bagnarono gli occhi, che ritrovarono la luce, e il principe poté vedere come un tempo".
Versione riscritta da Wendy Jones: "Rapunzel came and kissed hin and his eyes were healed (guariti). He could see again".
Nelle altre fiabe (tranne quella de "Le dodici principesse danzanti" di cui non ho la versione originale con cui poter fare confronti) invece non ho riscontrato grossi cambiamenti nella trama.

Sopra: Un'immagine proveniente dalla fiaba di "Biancaneve", quando la matrigna, travestita da vecchia, sta per donare la mela alla protagonista

Le immagini presenti in quest'opera non sono delle illustrazioni ma foto di scenografie i cui personaggi, oggetti, edifici ed ambientazioni sono stati realizzati tramite carta. La complessità delle immagini può variare: da foto che contengono pochi elementi a scenografie estremamente ricche (con castelli, alberi, figure umane, tavole imbandite, letti…). Tutti gli elementi presenti nelle immagini, pochi o tanti che siano, sono comunque molto elaborati e curati in ogni dettaglio, posizionati su sfondi monocromatici dai colori accesi (blu, rosso, verde, azzurro…).



Sopra: Che l'artista debba rappresentare scene molto ricche di elementi (come quelle delle due immagini più in alto, tratte dalla fiaba de "La bella addormentata nel bosco") o con un solo elemento (come la torta di piselli dell'immagine più in basso) essi sono sempre molto curati ed elaborati.

Sebbene la maggior parte delle sculture sia stata mantenuta del colore originario della carta, lasciando spesso in evidenza le scritte di quest'ultima, in alcuni casi l'artista ha invece colorato alcuni elementi delle sculture, facendoli risaltare e donando così un tocco di colore alla scena.

Sopra: Sebbene la maggior parte dei componenti delle sculture si stata lasciata dall'artista del colore originario della carta, alcuni elementi sono invece stati colorati, donando un tocco di colore alla scena, così come nel caso delle foglie degli alberi e dei vestiti dei nani dell'immagine qui sopra, tratta dalla fiaba di "Biancaneve".

Questa raccolta che contiene sette fiabe classiche è un'opera che merita di essere apprezzata per l'originalità del modo in cui queste fiabe sono state rappresentate (tramite sculture e personaggi di carta), capaci di immergere il lettore in un universo magico e incantato (e anche un po' diverso dai soliti). I testi, sebbene non siano quelli originali, tutto sommato non presentano grosse modifiche.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2012 col titolo "The Fairy-Tale Princess. Seven classic stories from the enchanted forest" dalla Thames & Hudson. E' stata edita nel 2013 col titolo "Principesse di carta. Fiabe classiche dalla foresta incantata" dalla Logos Edizioni, l'opera ha 98 pagine, la copertina rigida, misura 29,3 cm d'altezza e 24,3 cm di lunghezza e costa 19,95 euro .

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 4 settembre 2017

Fate di Brian Froud e Alan Lee

"Fate" è un libro illustrato da Brian Froud e Alan Lee, due famosi artisti inglesi conosciuti in tutto il mondo, il primo per i suoi disegni del popolo fatato e il secondo per le sue illustrazioni di libri fantasy (tra cui quelli di Tolkien).
In questo post vi parlerò di due edizioni di quest'opera: quella italiana del 1979 (quella inglese risale all'anno precedente) e la Delux collector's edition del 2010, per il trentesimo anniversario.

  
Sopra: Le copertine delle due edizioni di "Fate" di cui parlerò in questo post. Quella a sinistra è dell'edizione italiana del 1979 mentre quella a destra è la Delux collector's edition del 2010

Questo libro illustrato tratta, come suggerisce il titolo, del popolo fatato e in particolare delle fate. All'inizio dei due volumi vi sono alcune note sull'uso della parola "Fata" (in cui viene spiegata l'origine e il significato di tale termine) e sulla nomenclatura degli abitanti del regno delle Fate. Di seguito è anche presente un'introduzione e una prefazione. Devo segnalare inoltre che nell'edizione Delux inglese del 2010 tra l'introduzione e la prefazione sono state inserite 18 facciate con testi ed illustrazioni non presenti nelle edizioni degli anni Settanta. In queste pagine aggiunte Yolen Jane, Brian Froud e Alan Lee parlano delle loro esperienze con l'edizione originaria.
Dopo la prefazione, che racconta le origini delle fate, si entra nel vivo dell'opera, che offre una gran vastità di materiale: i luoghi in cui vincono le fate, la loro musica, i cerchi delle fate, le loro cavalcate, le loro isole, le loro abitudini, le protezioni che si possono adottare conto il popolo fatato. Una grossa parte è inoltre dedicata ad elencare e descrivere gli abitanti del regno delle fate, tra cui i custodi dell'oro, i goblin, i folletti delle miniere, i nani, i folletti verdi, i fuochi fatui e la corte degli scontenti, di cui fanno parte una gran varietà di esseri mostruosi, strani e orribili come le streghe, i Boogle, il folletto Berretto Rosso, le Bean-Nighe, il kelpie…
Un altro capitolo è dedicato agli spiriti delle acque, in cui possiamo ritrovare personaggi sia buoni che cattivi come: Jenny Dentiverdi, le Glaistig, le Selkie, le sirene e i tritoni. Di seguito viene trattata anche "La flora delle fate", cioè tutti quei fiori, quegli alberi e anche i funghi che sono associati alle creature fatate (la Campanula, la Primula, la Viola del pensiero, il Quadrifoglio, il Biancospino, il Nocciolo, il Sorbo selvatico, il Sambuco, l'Amanita muscaria…).
Nell'ultima parte vengono invece trattati gli incontri con le fate. Nel volume si parla comunque anche di alcune fate famose come: le fanciulle del lago, Oberon, Finvarra (il re delle fate irlandesi) e si fa molto spesso riferimento a leggende, opere letterarie e racconti del folclore popolare.
Una differenza interessante che devo segnalare tra l'edizione italiana e quella inglese è che la prima, nei capitoli iniziali, presenta dei testi più lunghi rispetto a quella inglese poiché l'editore italiano ha deciso di  aggiungere ai testi originali anche leggende popolari italiane sulle creature del piccolo popolo.



Sopra: La pagina più in alto proviene dall'edizione inglese, mentre quella più in basso da quella italiana. Come si può facilmente vedere il testo dell'edizione italiana è più lungo rispetto all'altro (ho inoltre bordato di rosso le parti aggiunte), in quanto l'editore italiano ha voluto aggiungere anche leggende popolari italiane riguardanti le fate. Da notare inoltre come l'edizione inglese del 2010 presenti una maggiore risoluzione e nitidezza di immagini rispetto a quella italiana del 1979.

Le numerose illustrazioni presenti all'interno del libro (185) realizzate da Brian Froud e Alan Lee sono tutte molto belle e mostrano una notevole cura dei dettagli. Le fonti di ispirazione di questi illustratori sono dei grandi artisti quali: John Bauer (un pittore svedese conosciuto per i suoi dipinti di troll e principesse), Arthur Rackham (artista inglese divenuto famoso in tutto il mondo) e Charles Robinson.
Sebbene le fate (o il popolo fatato più in generale) siano un soggetto che piace a molti artisti, quello che differenzia i dipinti realizzati da questi due (e in particolare Froud) è la loro capacità di donare ad esse un lato oscuro che ben pochi illustratori sono riusciti  trasmettere alle proprie. Questi artisti sono riusciti a rappresentare sia il lato bello, incantevole e meraviglioso delle creature del popolo fatato, sia la loro natura più oscura, dispettosa, macabra e crudele. Come scrive Jane Yolen in una delle parti introduttive dell'edizione del 2010: "Frou and Lee did not subscribe (iscritti) to the popular Disney-fied world of Tinkerbell; that is, simply pretty girls (ragazze carine) with wings. Oh, they understood (capito) fair glamor (fascino), the seductiveness of  faerie. But they were also well versed (ben informati)  in faerie lore (tradizioni) in wich the a moral, earth-centred, egoistical, tricksy (furba) fay play with, manipolate, and use humans without guilt (colpa) - guilt beig something humanity inverte to explain bad behavior. In other words, Froud and Lee demostred in "Faeries" the true -that is, the authentic- face of the People of Peace: Be-glamored, desirable, unreachable (irranggiungibili), and dangerous (pericolose)".
In effetti le creature fatate di Froud e Lee non sono affatto solo belle ragazze con le ali, anzi, molto spesso nelle loro fate è possibile ritrovare dei tratti non umani, quando non proprio mostruosi o deformi, o comunque un'aria soprannaturale e misteriosa.

  

  
Sopra: Alcune illustrazioni a tutta pagina in cui sono stati rappresentati vari esseri del popolo fatato. Come si può notare le fate e le creature fatate disegnate da Froud e Lee hanno un aspetto alquanto particolare, spesso ben poco umano e assai grottesco. Da notare inoltre la ricchezza e la cura di dettagli presenti in queste immagini.

In quest'opera sono presenti sia illustrazioni a colori che in bianco e nero, a tutta pagina oppure più piccole, talvolta inserite anche in mezzo ai testi. Tutti i disegni sono però sempre molto curati e ricchi di dettagli.

  
Sopra: Nel libro sono presenti anche disegni a colori (pagina a sinistra) che in bianco e nero (come quello della pagina a destra), a tutta pagina oppure inseriti all'interno del testo (come quello dell'immagine a sinistra).

"Fate" è un'opera molto bella, che si distingue sicuramente dai molti altri libri sulle fate che sono stati pubblicati. Come scrive sempre Jane Yole "It has becom, in the world of fairy tales, a kind of talisman (un sorta di talismano), a touchstone (una pietra miliare), that has not lost its own glamor (il suo fascino) in the thirty years since it was published (da quando è stato pubblicata)".
Oltre a contenere delle magnifiche e originali illustrazioni è inoltre anche molto ricca di informazioni sul popolo fatato, tratte dal folclore, dai racconti popolari, dai miti, dalle leggende e da altri libri. Un libro illustrato che chi ama il fantasy non può farsi sfuggire.

La prima edizione di quest'opera, il cui titolo era "Faeries", fu pubblicata nel 1978 dalla Harry N. Abrams; l'edizione italiana risale al 1979 ed stata edita dalla Rizzoli. L'edizione italiana ha 192 pagine, la copertina rigida dotata di sovracopertina, misura 31 cm d'altezza e 21,5 cm di lunghezza e costava 37000 lire.
La Delux collector's edition del 2010 è edita dalla Abrams, ha 224 pagine, la copertina rigida dotata di sovracopertina, misura 31 cm d'altezza e 22 cm di lunghezza e costa 29,95$. Quest'edizione contiene inoltre un poster e 8 tavole nuove ed originali di Lee e Froud.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

martedì 29 agosto 2017

Florimon va in città di Pavel Cech

"Florimon va in città" è un'opera di piccolo formato dell'illustratore ceco Pavel Cech, il quale ha pubblicato diversi fumetti e libri illustrati, di cui però solamente un paio sono stati tradotti e pubblicati in italiano (di cui uno dei quali è appunto questo).

Sopra: La copertina di "Florimon va in città", su cui predominano i blu, mentre l'unico elemento rosso è la maglia del protagonista.

Protagonista di quest'opera è un diavolo di nome Florimon, che viene inviato nel mondo per fare dispetti agli spazzacamini, nei confronti dei quali "L'Inferno serbava rancore da lungo tempo". Florimon passa così la primavera, l'estate e l'autunno a fare dispetti agli spazzacamini tappando le gronde, gli scarichi e gli sfiati della fuliggine, tagliando i fili del bucato, nascondendo le loro spazzole …
Nonostante l'impegno però gli spazzacamini non si misero mai a sospettare gli uni degli altri. Tra di loro, inoltre, vi era anche una spazzacamina: Tradamila, una ragazza bella, nonché molto abile nel suo mestiere, ma muta.
Dopo diversi mesi passati a fare dispetti agli spazzacamini senza ottenere soddisfacenti risultati Florimon è ormai stanco di stare sulla terra e vorrebbe ritornare all'Inferno, e le cose peggiorano quando arriva l'inverno, stagione a cui i diavoli non sono minimamente preparati, abituati al clima caldo dell'Inferno. Alla vigilia di Natale il diavolo, guidato da un irresistibile profumo, giunge fino alla casa di Tradamila. Qui, però, a causa della febbre e del gelo sviene proprio davanti alla casa della spazzacamina (rischiando pure di cadere dal tetto). Fortunatamente Florimon viene soccorso proprio da Tradamila, che lo cura e lo nutre, prendendosi cura di lui. Col tempo il diavolo comincia ad abituarsi a vivere con la ragazza, diventando anche lui uno spazzacamino e cominciando a innamorarsi di lei, perdendo sempre più la sua natura di diavolo (iniziano anche a sparirgli la coda, le corna e gli zoccoli). Forimon tuttavia ha ancora con se uno specchio magico che si era portato dall'inferno, un oggetto in grado di esaudire un desiderio, con il quale il diavolo potrebbe ritornare ciò che era. Tuttavia, siccome ormai è felice della sua nuova vita, assieme a Tradamila, Florimon decide di esprimere un preciso desiderio: che la ragazza riacquisti la parola.

Sopra: Un'illustrazione, dai colori chiari, che mostra Florimon, durante il periodo estivo, di cattivo umore perché, nonostante tutti i suoi dispetti, non riesce a ottenere risultati.

I disegni realizzati da Cech sono molto belli, ricchi di colori, di dettagli, di piccoli particolari e di poesia. Per apprezzare la ricchezza dei dettagli e la cura dei particolari basta osservare gli sfondi e i paesaggi delle varie immagini (ad esempio quelle ambientate in città, dove si possono scorgere una marea di case, tetti, comignoli, finestre, antenne, grondaie, terrazzi...) che sono veramente stupefacenti e incantevoli.
Interessante notare come i diavoli siano ritratti con volti dalle proporzioni esagerate (soprattutto i nasi) e quasi caricaturali, anche se molto espressivi, mentre le persone presentano tratti più proporzionati e regolari (soprattutto Tradamila, che è rappresentata con un volto molto grazioso e dolce).
Le illustrazioni hanno dei tratti puliti che spaziano tra una grande varietà di tinte: da quelle rosso fuoco in cui viene rappresentato l'Inferno, a quelle blu della notte, a quelle ricche di colori chiari e brillanti tipici della primavera, a quelle grigie e cupe dell'inverno…



Sopra: Le illustrazioni di Cech presentano una gran varietà di colori, in questi casi: rosse (come la prima in alto in cui viene rappresentato l'inferno), blu (come quella centrale che mostra la città di notte), e grigie (come quella più in basso, che mostra la città d'inverno). Notare inoltre la minuzia e quantità di dettagli presenti nelle immagini.

"Florimon va in città" è un libro di dimensioni non troppo grandi, ma con una bella storia accompagnata da delle splendide illustrazioni, ricche di dettagli, di colori e di poesia.

Questo albo illustrato (edito in originale nel 2002 col titolo "O Certovi") è stato edito nel 2011  dalla Ecolibri, il libro ha 80 pagine, la copertina rigida, misura 19,6 cm d'altezza e 17,4 cm di lunghezza e costa 10 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 21 agosto 2017

L'altro mondo. Storia illustrata dell'aldilà di Guillaume Duprat

"L'altro mondo. Storia illustrata dell'aldilà" è l'ultima opera attualmente edita dello scrittore e artista Guillaume Duprat, autore di cui avevo già recensito un altro libro illustrato: "Il libro delle terre immaginate". Il libro di cui mi accingerò a parlare ora è sempre di tipo divulgativo, ma questa volta è indirizzato a un pubblico adulto a causa della complessità del tema (che è alquanto astratto) e dei testi (che sono più lunghi e complessi).

Sopra: La copertina dell'opera "L'altro mondo. Storia illustrata dell'aldilà" mostra sullo sfondo la rappresentazione della visione del mondo dei Batak Toba, un'etnia dell'Indonesia.

Come forse molti sanno ognuno ha una propria idea dell'aldilà e per millenni gli uomini hanno provato a immaginare cosa ci sarebbe potuto essere dopo la morte. L'altro mondo finisce così per diventare uno dei riflessi della nostra visione del mondo, e attraverso quest'opera l'autore ha deciso di riunire diverse concezioni dell'aldilà provenienti da popoli, culture, religioni ed epoche storiche differenti.
Come viene spiegato nell'introduzione questa storia illustrata dell'aldilà comprende oltre 200 diverse visioni ed esplora ben 40 religioni e tradizioni autoctone. Vista la notevole quantità di materiale questo libro è diviso in due parti: la prima è dedicata alle religioni autoctone mentre la seconda si occupa delle rappresentazioni delle tradizioni autoctone.
Nella prima parte, quella delle religioni autoctone, troviamo: gli Egizi, i Mesopotamici, i Mazdei, i Greci, gli Ebrei, i Cristiani, i Musulmani, gli Induisti, i Buddhisti e i Taoisti. Nella seconda parte, quella delle tradizioni autoctone, sono presenti le visioni provenienti dall'Africa, dal Nordamerica, quelle sciamaniche del Sudamerica, quelle dell'Eurasia, del Sudest asiatico, dei mondi oceanici e degli Aborigeni.
Per ogni religione o tradizione l'autore si chiede quali siano i luoghi in cui il mondo dei morti viene situato, in quanto a seconda delle culture esso può trovarsi in posti diversi: alcuni lo collocano tra i vivi, altri in isole ai confini del mare, a levante o a ponente, altri ancora nelle viscere della terra, oppure in (ed oltre) il cielo. Solitamente queste collocazioni corrispondono a schemi di pensiero organizzati in modo binario: le rappresentazioni che si dispiegano lungo un asse verticale rinviano a una contrapposizione basso/alto e terra/cielo; in quelle che si dispongono su un asse orizzontale è possibile distinguere le coppie est/ovest (associate all'asse di spostamento del sole) oppure nord/sud (associate invece al clima).
Oltre ad essere situato in luoghi specifici l'aldilà è spesso anche abitato da essere di tipo anomalo: esseri umani morti o non morti, animali, anime erranti, spiriti, geni, demoni, dei, angeli, Dio. Ad ogni luogo corrisponde quindi un differente tipo di essere e spesso le cosmologie religiose utilizzano lo spazio per designare una gerarchia, dietro la quale si cela una certa visione del mondo (e una precisa scala di valori).
In quasi tutte le culture e le trazioni solitamente l'anima del defunto deve inoltre compiere un cammino, un viaggio, per arrivare nell'aldilà e abbandonare il mondo terreno. L'idea di un viaggio dell'anima che traccia dei cammini è un "Problema religioso universale", come ricorda l'autore, poiché "La morte è solo un passaggio, la domanda ultima riguarda ovviamente la meta termine del cammino". Anche in questo caso esso viene concepito in modi molti diversi: alcuni sistemi contemplano l'immortalità, altri la resurrezione, la reincarnazione, la liberazione dal ciclo della reincarnazione, altri ancora prolungano la vita o contemplano la rigenerazione e alcuni amalgamo le diverse concezioni.
In quest'opera l'autore ha voluto inoltre analizzare le diverse concezioni dell'aldilà delle persone, infatti l'interiorità di una persona può scomporsi in più entità (presso gli Egizi ad esempio la persona è composta da 3 o 4 anime).

Sopra: La rappresentazione della visione dell'aldilà degli Ojibwa, un insieme di tribù indiane del Nordamerica. Per costoro la terra è un'isola piatta che si trova tra il cielo, dominio degli uccelli-tuono e una terra di sotto, dimora di altri uomini.

Questa, oltre ad essere un'opera divulgativa, è anche un libro illustrato. In questo caso le illustrazioni in essa presenti hanno uno scopo pratico: servono per aiutare il lettore a capire meglio quanto spiegato, potendolo anche visualizzare tramite i disegni. In molti casi, infatti, è molto più utile mostrare qualcosa piuttosto che spiegarla semplicemente, ma, visto il tema trattato, è naturale che sorga una domanda: come rappresentare qualcosa di invisibile, e quindi non rappresentabile, come l'aldilà?.
Come spiega l'autore "Abbiamo iniziato con lo studiare ciò che era dato vedere: il singolo ambiente geografico di una società, caratterizzato da un paesaggio quale la foresta, il mare, la montagna, il percorso del sole, la direzione dei fiumi ecc." In seguito, sempre stando a quanto riferisce l'autore, si è passati a disegnare "Ciò che sta attorno all'aldilà, ossia l'invisibile e il nascosto" basandosi su descrizioni, testimonianze o schemi.
Inoltre, poiché disegnare questi luoghi presuppone l'individuazione di qualità intrinseche dei vari mondi, l'autore ha deciso di utilizzare una rappresentazione particolare: l'assonometria obliqua cavaliera.  Come spiega però sempre Duprat, consapevoli dei limiti di questa prospettiva, si è deciso di adottare una diversa prospettiva per ciascuna delle due parti dell'opera: nella prima parte la prospettiva è trattata in modo sistematico, nella seconda sono state introdotte nella prospettiva delle piccole irregolarità "Dei microerrori che sottolineassero l'aspetto magico di tali raffigurazioni".
Per ogni religione o tradizione viene quindi rappresentata una o più (nel caso in cui ce ne fosse più di una) rappresentazioni della loro rispettiva visione del mondo. Tale rappresentazione viene disegnata prima in bianco e nero, accompagnata da scritte e note e anche da frecce, per permettere al lettore di identificare con chiarezza i vari luoghi rappresentati nel disegno. Alcune di queste immagini, inoltre, vengono poi riportate, accanto alla loro versione in bianco e nero, a colori, e senza alcuna scritta.

Sopra: In queste pagine, in cui viene mostrata la rappresentazione della visione dell'aldilà dei babilonesi, come si può vedere l'autore ha prima illustrato tale rappresentazione in biacco e nero (accompagnandola da alcune note) e poi, accanto, a colori.

  
Sopra: Altre due rappresentazioni dell'aldilà a colori. A sinistra possiamo vedere quella musulmana della tradizione del m'raj (XI secolo) e a destra quella induista dei Vishnu Purana (III-IV secolo).

Molte immagini, inoltre, sono accompagnate dal disegno stilizzato di una figura umana, attraverso cui l'autore vuol far visualizzare al lettore le componenti di una persona e il loro viaggio verso l'aldilà. Questo disegno stilizzato è sempre accompagnato da una legenda che ne spiega le varie componenti.
Naturalmente queste rappresentazioni presentano dei limiti, in quanto molte cosmologie non sarebbero rappresentabili visivamente ed inoltre alcune società non si riesce a rappresentarle sotto forma di sistema globale. Come ricorda l'autore "Disegnare una cosmologia senza viverla, solo in base alle ricerche di un antropologo, equivale a elaborare una ricostruzione" e quindi il testo originario ha forti probabilità di essere deformato o alterato. Le raffigurazioni di questo volume restano quindi per certi versi delle utopie, ma delle utopie che tentano di colmare un vuoto. L'immagine necessita quindi di commenti per contestualizzare e spiegare le estrapolazioni, inoltre le cosmologie tradizionali vanno considerate da un punto di vista dinamico.



Sopra: Le immagini in bianco e nero sono inoltre accompagnate anche da una rappresentazione stilizzata di una figura umana attraverso cui l'autore vuol far visualizzare al lettore le componenti di una persona e il loro viaggio verso l'aldilà, così come si può vedere nell'angolo a sinistra della pagina qui sopra, che rappresenta una visione dell'aldilà degli Egizi.

Questo libro illustrato sull'aldilà è un'ottima opera divulgativa che raccoglie al suo interno le molteplici concezioni dell'altro mondo di più di 40 religioni e tradizioni autoctone, racchiudendo una diversità di pensiero che con la globalizzazione rischia di venire cancellata, e che invece merita di essere protetta. Tratta inoltre di un tema molto interessante ma di cui spesso non si parla, anche se in realtà quella dell'aldilà è una problematica umana profonda e ancestrale, a cui tutti hanno cercato di darsi una risposta.
Questo è un libro in grado di soddisfare ampiamente la curiosità di un lettore che vuole approcciarsi a questo tema (nonché ricco di spunti per coloro che sono interessati all'antropologia o alla storia delle religioni), facendolo comprendere in tutta la sua complessità tramite spiegazioni chiare e dettagliate e attraverso illustrazioni molto interessanti, precise e ben fatte, le quali possono anche suscitare meraviglia e stupore.
Un'opera che fa riflettere, nata da un progetto impegnativo e ambizioso, e che contiene un patrimonio culturale importante.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2016 dalla Editions du Seuil col titolo "L'autre monde: une histoire illustrée de l'au-delà", ed è stata edita in Italia nello stesso anno da L'Ippocampo.  Il libro ha 176 pagine, la copertina rigida, misura 31,5 cm d'altezza e 24,7 cm di lunghezza e costa 29,90 euro.

P.S. Tra le altre opere pubblicate scritte da quest'autore vi sono:
  • "Mondes: Mythes et images de l'univers" del 2006
  • "Le livree des terres imaginées" del 2008 (per l'edizione italiana: "Il libro delle terre immaginate" del 2009)
  • "Cosmos: une historie du ciel" del 2009 (per l'edizione italiana: "Zodiaco. Una storia del cielo" del 2009)
  • "Zooptique: Imagine ce que les animaux voient" del 2013 (per l'edizione italiana: "Zoottica: come vedono gli animali" del 2014)
  • "Univers. Des mondes grecs aux multivers" del 2018 (per l'edizione italiana "Universi. Dai mondi greci ai multiversi" del 2018)

    

 
Sopra: Le copertine degli altri libri illustrati divulgativi scritti da Guillaume Duprat.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

martedì 15 agosto 2017

Cenerentola di Charles Perrault e Khoa Le

Torniamo a parlare di una delle fiabe più famose di Charles Perrault: "Cenerentola", questa volta illustrata da Khoa Le.

Sopra: La spettacolare copertina della versione di Cenerentola illustrata dalla Khoa Le è ricchissima di dettagli e presenta inoltre alcuni elementi metallizzati e argentati.

Sebbene i testi della fiaba dovrebbero essere quelli di Perrault, stando a quanto scritto in copertina, fin dalla prima pagina è però evidente che essi hanno subìto una notevole riscrittura, una riscrittura che non si è però limitata a riassumere le vicende della fiaba originale, magari per renderla più corta in quanto questo libro è rivolto a un pubblico prescolare (dai 4 anni). I testi di questa versione apportano infatti proprio delle modifiche alla storia originaria, inserendoci inoltre anche elementi del film della Disney del 1950. Vi riporto alcune modifiche e inesattezze che ho riscontrato:
- Poco dopo l'inizio della fiaba in questa versione viene annunciata la morte del padre ("Quando l'uomo morì, la ragazza divenne la serva di casa") di Cenerentola, quando nella versione originale il padre non è defunto, ma è solamente troppo succube della moglie per opporsi.
- In questa versione viene detto che Cenerentola, quando la sera poteva riposarsi, si sedeva vicino al camino "Dove c'era la tana di alcuni topolini con i quali fece subito amicizia". I topolini non sono minimamente presenti nella versione di Perrault, i quali sono evidentemente un elemento preso dal film della Disney.
- In questa versione nell'invito al ballo viene scritto che sono invitate tutte le ragazze in età da marito, mentre nella versione originale erano semplicemente  invitate "Le persone più in vista del paese".
- In questa versione viene spiegato come Cenerentola avrebbe voluto partecipare al ballo, ma per poterlo fare le sarebbe servito un vestito, così cercò di cucirselo con degli stracci. Questo episodio nella versione di Perrault non esiste, ed è invece sicuramente stato ripreso dal film della Disney (nell'illustrazione, inoltre, si vedono anche i topini intenti ad aiutare la ragazza, così come accade nel film Disney).
- In questa versione la fata madrina, che nella versione originale viene sempre chiamata con l'appellativo di "Madrina", viene invece sempre chiamata "Fatina".
- In questa versione, al momento della trasformazione che permetterà a Cenerentola di andare al ballo, la fata chiede alla ragazza di portarle solamente una zucca, mentre i topini sono trasformati in cavalli. Nella versione di Perrault la madrina, oltre a chiede alla protagonista di portarle una zucca, le richiede anche qualche topo (che Cenerentola troverà in una trappola) per fare i cavalli e il cocchiere e 6 lucertole da trasformare in lacchè.
- In questa versione la madrina crea per Cenerentola un abito "Tessuto con fili di seta azzurra e trapuntato di candide perle", mentre nella versione originale l'abito era "D'oro e d'argento, tempestato di gemme".
- Nella versione di Perrault durante il ballo la protagonista va a sedersi accanto alle sorellastre "Colmandole di gentilezze", episodio che in questa versione non è presente.
- Nella versione originale, inoltre, Cenerentola va a due balli, ed è al secondo che ella si accorge tardi che è quasi mezzanotte, perdendo nella fuga una scarpetta di cristallo.
- In questa versione è il paggio a chiedere a Cenerentola di provare la scarpina, mentre nella versione originale è la ragazza stessa a proporsi.
- In questa versione, quando la fanciulla prova la scarpina, viene semplicemente scritto che "Quando tutti videro che le calzava alla perfezione, riconobbero la dama bellissima del ballo", mentre nella versione di Perrault compare proprio la fata madrina che "Con un colpo di bacchetta magica, fece sparire i vestiti logori della ragazza sostituendoli con un abito ancora più sontuoso e prezioso di tutti gli altri".
- In questa versione le sorellastre e la matrigna chiedono perdono a Cenerentola durante il matrimonio di quest'ultima, mentre nella versione originale le chiedono perdono non appena si rendono conto che era lei la principessa vista al ballo. Nella versione di Perrault inoltre la protagonista fa sposare le sorellastre con due gentiluomini di alto lignaggio.
- In questa versione è stata aggiunta una parte finale non presente nella fiaba originale (ma ripresa dal film della Disney) in quanto viene detto che quando la festa finì "Cenerentola salì sulla carrozza, dopo aver baciato i topolini e la fatina. Poi la carrozza si mosse e Cenerentola si strinse al principe, sicura che l'amore avrebbe reso felici tutti i giorni della loro vita".

Sopra: La scena che rappresenta il momento (non presente nella fiaba originale) in cui Cenerentola, aiutata dai topini, cerca di cucirsi un abito per il ballo.

Le illustrazioni di questa edizione della fiaba, realizzate da Khoa Le, sono invece molto belle, ricche di colori e di particolari e sicuramente capaci di comunicare un'atmosfera fiabesca e incantata.
Caratteristica dei disegni di questa illustratrice è il fatto di inserire nelle immagini degli elementi ornamentali floreali, realizzati con sottili tratti bianchi, i quali spesso avvolgono magari qualche figura (la matrigna di cenerentola, la fata, la carrozza, Cenerentola mentre danza col principe, la scarpetta).

Sopra: Un tratto caratteristico dello stile della Le è quello di inserire nelle sue immagini elementi decorativi floreali, in questo caso rappresentati mentre avvolgono la scarpetta di cristallo della fanciulla.

Un elemento particolare di questa versione è che in molte immagini sono presenti particolari metallizzati, un effetto realizzato con una lamina d'argento, che contribuiscono a impreziosire le illustrazioni.


Sopra: Come si può vedere da queste illustrazioni alcuni elementi di quest'ultime hanno un effetto metallizzato grazie alla lamina d'argento. Tale effetto contribuisce ad impreziosire le immagine facendo risaltare alcuni elementi.

Le illustrazioni dell'artista sono comunque molto ricche di dettagli e presentano tratti molto delicati e sottili, capaci di rendere scene di grande effetto e di forte impatto visivo, grazie anche alla presenza degli elementi decorativi floreali e della lamina d'argento.
L'unica cosa su cui si potrebbe fare un appunto è il fatto che alcuni elementi sembrano essere stati ripresi dalla versione animata della Disney, come ad esempio l'aspetto e gli abiti di Cenerentola, tuttavia fortunatamente questi elementi sono limitati e non vanno ad incidere sulla bellezza delle immagini.

  

Sopra: Alcune delle illustrazioni presenti nel libro che rappresentano le scene di maggiore impatto: la comparsa della fata madrina, la partenza di Cenerentola con la carrozza per il ballo e la trasformazione della ragazza. Da notare la ricchezza di dettagli e gli elementi decorativi che contribuiscono a dare alle immagini un notevole effetto visivo e a immergere l'osservatore in un'atmosfera incantata.

Questa edizione della famosa fiaba di Perrault purtroppo presenta dei testi non di qualità, che riassumono e modificano eccessivamente la versione originale della fiaba, riducendola, rivedendola e contaminandola con elementi scorretti e presi dalla versione animata della Disney.
Fortunatamente le illustrazioni sono invece molto belle, ricche di dettagli e di colori. Decisamente spettacolari e di grande impatto, capaci di suscitare nell'osservatore meraviglia e di immergerlo in un'atmosfera fiabesca e incantata.

Quest'opera è stata pubblicata nel 2016 dalla Nuinui, un marchio di proprietà della Snake. Il libro ha 44 pagine, la copertina rigida dotata di sovracopertina, misura 33 cm d'altezza e 24,5 cm di lunghezza e costa 19,90 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 7 agosto 2017

Vampiri. Il mondo delle ombre

I vampiri sono tra le creature mostruose che hanno maggiormente affascinato l'uomo, tanto da essere ormai da molto tempo i protagonisti di libri (per citare come esempio solo alcuni classici del genere: "Dracula" di Bram Stoker, "Carmilla" di Sheridan Le Fanu …), film (dal "Nosferatu" del 1922 a "Dracula" di Coppola, passando per "Intervista col vampiro" diretto da Neil Jordan, a "Blade", fino a "Twilight"….), serie tv ("Buffy", "Vampire diaries"...) cartoni (come ad esempio "Scuola di vampiri" anche se in realtà la figura del vampiro compare, solitamente assieme ad altri mostri, in una grandissima quantità di cartoni), anime ("Vampire night", "Hellsing", "Vampire Hunter D"…),  manga (il già citato "Vampire night" il cui anime è tratto dal manga, "Rosario + Vampire"…), fumetti ("Dampyr" della Sergiobonelli…) …
Naturalmente  sono molti gli artisti che hanno deciso di ispirarsi a questa creature delle tenebre e rendere loro omaggio tramite le proprie creazioni. "Vampiri. Il mondo delle ombre" è un'opera, i cui testi sono scritti da Jessica Pires, che raccoglie alcuni dei lavori di alcuni di questi artisti (10 per la recisione).

Sopra: La copertina di "Vampiro. Il mondo delle ombre" mostra un'illustrazione dell'artista Victoria Frances

Quest'opera è una raccolta di immagini (illustrazioni e foto) di dieci artisti i cui lavori hanno come protagonisti i vampiri. All'inizio è presente un'introduzione sulla figura del vampiro, che illustra i diversi miti, provenienti da culture di urto il mondo, che parlano di questa creatura nelle sue varie forme. Viene quindi spiegato come inizialmente le leggende dei bevitori di sangue erano basate su essere che erano comunque già in origine divinità o mostri, fu solamente nel medioevo, con le pestilenze che iniziarono nel XVI secolo, che il mito cominciò ad essere associato agli esseri umani. Vengono poi elencati alcuni tratti caratteristici di questa creatura, come il cibarsi di sangue,temere la luce del giorno, il modo in cui ci si può trasformar in un vampiro, come li si può uccidere… L'ultimo paragrafo dell'introduzione è invece dedicato alla letteratura vampiresca, citando ovviamente "Dracula " di Bram Stoker, il quale fu il primo ad associale l'amore alla figura del vampiro creando una nuova visione di questa creatura delle tenebre, una visione che si è tramandata fino ai nostri giorni, diventando estremamente popolare.
Dopo l'introduzione seguono tutta una serie di illustrazioni e foto, ciascuna accompagnata da un testo che cerca di dare voce ai personaggi rappresentati nell'immagine, per cui i testi sono scritti tutti in prima persona, come in questo caso: "Secoli nelle tenebre. Senza dolore, senza paura, senza amore. La vita è un regalo che mi è stato strappato per l'eternità, e annulla serve il volgere interminabile delle ore se lo devi contemplare da solo." Accanto a ogni immagine è anche riportato il nome dell'autore della stessa.
Alla fine dell'opera è comunque presente un indice degli autori, con tanto di foto e una breve biografia, e, se c'è, anche l'eventuale bibliografia dell'autore.

Sopra: Un'illustrazione presente all'interno dell'opera realizzata da Arantza

Le immagini presenti in quest'opera sono state realizzate dai seguenti artisti: Bibian Blue, Melanie Delon, Victoria Frances (di cui ho recensito già un paio di sue opere: "Favole" (qui) e "Misty Circus" (qui) ), Suzanne Gildert, Diego Latorre, Nekro, Rebeca Saray, Arantza Sestayo, Katarin Sokolova e Cris Ortega. Sebbene tutti questi artisti sia accomunati dalla scelta di un medesimo soggetto ognuno ha un modo personale di rappresentarlo, un proprio stile, oltre che dei mezzi differenti. La maggior parte di questi loro sono illustratori, mentre la Rebecca Saray è una fotografa.
E' comunque facile notare come gli stili dei vari illustratori sia molto differente gli uni dagli altri: sebbene la maggior parte di loro realizzi opere molto dettagliate e realistiche (ad eccezione di Diego Latorre che invece ha uno stile più surreale e particolare) si possono comunque notare delle differenze nel modo di rappresentare i personaggi e le ambientazioni: ad esempio le opere della Frances sembrano molto più delle illustrazioni, per quanto realistiche, rispetto a quelle della Delon o di Arantza, che talvolta potrebbero quasi essere scambiate per foto; Ortega, invece, dà alle sue immagini un'atmosfera più incantata e ovattata.
Il numero di lavori presenti nel libro non è uguale però per ogni artista, di alcuni infatti vi sono molte più illustrazioni rispetto ad altri. Ad esempio della Frances ve ne sono 18, mentre di Bibian Blue e Nekro solamente una, gli altri vanno da 3/4 opere a 8/9 a testa.

  

  

  
Sopra: Alcune immagini del libro, tutte realizzate da artisti differenti. Partendo dall'alto e andando da sinistra a destra abbiamo: Melanie Delon, Victoria Frances, Arantza, Cris Ortega, Diego Latorre e Rebecca Saray. Non è difficile cogliere la differenza di stile di ciascun artista.

"Vampiri. Il mondo delle ombre" è una bella e piuttosto vasta raccolta di splendide immagini che hanno come soggetto il vampiro, immagini che il lettore potrà godersi in tutti i loro dettagli grazie al grande formato dell'edizione. Un'opera che potrà sicuramente interessare gli amanti dei vampiri o anche semplicemente chi ne è solo un po' incuriosito.

Quest'opera è stata edita in originale dalla Norma Editorial col titolo "El mundo de las ombras ilustrado - Vampiros" nel 2010 ed è poi stata pubblicata in italiano, sempre nel 2010, dalla Rizzoli Lizard. Il libro ha 66 pagine, la copertina rigida dotata di sovracopertina e misura 36,4 cm d'altezza e 29 cm di lunghezza. Il suo prezzo è di 24 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.