lunedì 18 luglio 2016

SPECIALE: Collection Metamorphose (parte 1/6)

La Collection Metamorphose è una collana di libri illustrati e fumetti, creata e gestita da Barbara Canepa e Clotilde Vu, che fa parte della casa editrice francese Soleil. Come scritto nel sito di questa collana: "Entre livree jeunesse (per bambini), bandes dessinées (fumetti) et livres illustrés, Metamorphose aborre (affronta) des thematiques philosophiques, poetiques, fantastiques, portées par une narration inspirée du style fin de siècle, victorienne, gothique … Livres de cette collection propodent une reflexion, un reve (sogno) -parfois effrayant (spaventoso)- mais qui n'en demeure (resta, rimane) pas moins fascinant (affascinante)."
Una collana che si prefigge degli obbiettivi piuttosto notevoli, come avete potuto appena leggere, tanto che praticamente tutti i volumi proposti sono apprezzabili anche dagli adulti, anzi, talvolta più dai questi che non dai piccoli, in quanto alcuni libri sono indirizzati ad un pubblico comunque di ragazzi e giovani adulti, più che di bambini (come nel caso di opere quali "Les contes macabres" di Edgar Allan Poe, oppure "Alice, a travers le miror" di Lewis Carrol).

Sopra: Il logo della della collana.

In questo post comincerò a presentarvi le opere che fanno parte di questa collana, descrivendole brevemente. Siccome sono abbastanza (circa una quarantina), e non tutte sono state tradotte in italiano, non le ho visionate tutte personalmente, per cui per alcune riporterò informazioni che ho ricavato dal web, confrontando varie pagine e siti (la pagina ufficiale della collana, recensioni, blog, ecc…) .
Nel proporvi i vari volumi seguirò l'ordine cronologico della pubblicazione in francese, tuttavia, in caso di opere appartenenti a una particolare saga, queste verranno raggruppate e ve le mostrerà una di seguito all'altra, per una maggiore continuità.

Il primo libro entrato a far parte della collana è il primo volume della saga di "BILLY BROUILLARD" di Guillaume Bianco, vediamo quindi uno dietro l'altro tutti i tomi di questa saga.
1) "BILLY BROUILLARD: Le done de trouble-vue" (2008): Il protagonista è, appunto, Billy Brouillard (Billy Nebbia) un bambino al quale non piace indossare gli occhiali, e che possiede la capacità di riscoprire il mondo, di vederlo come nessun altro lo vede: pieno di magia e occultismo. In quest'opera seguiremo il protagonista nei suoi bizzarri incontri con creature quali: fantasmi, vampiri, strani insetti e bizzarre creature (come la Principessa della Pozzanghera, la fanciulla dei coltelli, quella delle forbici, il Pensieriforme, il Babau ecc…).
Quest'opera adotta stili narrativi differenti, infatti in alcune parti si presenta come un fumetto, in altre diventa una sorta di enciclopedia o di bestiario, in altre ancora vengono riprodotte pagine di giornali, oppure lettere, e anche poesie.
Sebbene il fumetto sia indirizzato anche a un pubblico giovane, uno degli argomenti principali in esso presenti è la morte, nelle sue varie forme (naturale, accidentale e per omicidio), tanto più che il volume inizia proprio con la dipartita di Tarzan, il gatto del protagonista, che fungerà da filo conduttore nella storia. Importante anche il rapporto che Billy ha con la sorellina, che lui non sopporta e alla quale fa diversi dispetti. Durante tutta la durata del libro la presenza del protagonista si avverte sempre costantemente, tanto che talvolta il lettore è portato a chiedersi se le avventure di Billy non siano in realtà frutto della sua fervida immaginazione da bambino.
Le illustrazioni di Bianco sono originali, in bianco e nero, con sapienti giochi d'ombra. Il suo stile ricorda il modo di disegnare di Tim Burton e Edward Gorey, capace di mescolare tratti cartooneschi e macabri.
Questa è sicuramente un'opera raffinata, a tratti anche umoristica, ricca di elementi fantasy e paranormali (tanto da sfiorare quasi l'horror), il cui autore è stato capace di presentare al lettore concetti stereotipati quali fantasmi e vampiri riproponendoli in maniera originale e peculiare.
Il volume ha 144 pagine, misura 29 cm d'altezza e 22,2 cm di lunghezza, ed è stato edito anche in italiano dalla Bao Publishing nel 2013. La versione italiana (e anche quella francese) presenta inoltre, a fine libro, una tavola ouija di carta. L'edizione francese costa quasi 23 euro, mentre quella italiana 17.

Sopra: La copertina rigida di "Billy Brouillard" mostra al centro il protagonista, circondato dalle immagini della sorellina (all'interno di cornici ovali) e di alcune creature che incontrerà nelle sue avventure all'interno del volume.

2) "BILLY BROUILLARD: Le petit garcon que ne croyant plus au peré Noel" (2010): Come per il precedente volume anche in questo sono stati utilizzati diversi stili narrativi (fumetto, diario, pagine di giornale, bestiari, enciclopedia, poesie e ricette).
In questo secondo volume Billy affronterà un problema tipico dell'infanzia: il rapporto con Babbo Natale. Infatti la fede del bambino comincia a vacillare, prima di tutto in quanto, alla lettera che gli aveva inviato all'inizio del precedente libro in cui gli chiedeva di riportare in vita il suo gatto, Babbo Natale ha risposto spiegandogli che  lui non è in grado di farlo; e inoltre Billy trova in camera dei propri genitori un costume da Babbo Natale. Il protagonista comincia quindi a chiedersi se il vecchio vestito di rosso non sia in realtà un sotterfugio degli adulti per disciplinare i figli creduloni, tuttavia una riflessione della sua sorellina lo rende dubbioso, cominciando inoltre a chiedersi se anche la storia dell'Uomo Nero potrebbe essere tutto sommato reale.
Pure in quest'opera non mancheranno elementi fantasy e sovrannaturali (stavolta esploreremo infatti anche la città del Reame delle Ombre), talvolta anche un po' inquietanti, con la presenza di fantasmi, scheletri, strane creature e perfino della Morte in persona, infatti Billy è ancora del tutto intenzionato a riportare in vita il suo amato gatto Tarzan. Il bambino si avventura così nella foresta alla ricerca dei pezzi di un amuleto che potrebbe riportare in vita l'animale, ma l'Uomo Nero non gli faciliterà il compito.
Le illustrazione sono sempre in bianco e nero, caratterizzate da uno stile che riesce a essere contemporaneamente simpatico, inquietante e macabro.
Anche in questo caso la linea tra realtà e immaginazione si fa molto sottile, mentre seguiamo il protagonista nella sua avventura, un protagonista molto giovane, che soffre ancora per la perdita dell'amico, e che non riesce ancora ad accettarne la perdita
Questo volume ha 104 pagine, misura 29 cm d'altezza e 22 cm di lunghezza e il suo prezzo è di  22,95 euro.

Sopra: La copertina del secondo volume di "Billy Brouillard", rossa e nera, mostra in posizione centrale la figura di un inquietante Babbo Natale che rapisce i bambini, mentre nel cerchio in alto al centro vediamo il nostro dubbioso e preoccupato protagonista.

3) "BILLY BROUILLARD: Le chant de sirenes" (2012): Billy stavolta porta gli occhiali, avendo rinunciato al proprio dono della vista offuscata (la "truoble vie"). Mentre però è in vacanza al mare da sua nonna, farà una strana conoscenza: incontrerà una ragazzina della sua età, con un carattere forte, che è convinta di essere una sirena. La bambina, di nome Prune, cercherà di risvegliare il potere dell'immaginazione del protagonista, ma un giorno, per una sfortunata circostanza,  questa verrà rapita dai mostri marini e tenuta prigioniera negli abissi infernali, per cui toccherà al nostro Billy andarla a salvare.
Così, dopo aver affrontato mostri e paure, il protagonista si ritrova ora faccia a faccia con il primo amore, immerso come sempre in un'atmosfera incantata e surreale, affrontando, questa volta, un mondo abitato da creature acquatiche, forse meno spaventose delle precedenti. Questo volume conclusivo (almeno della serie principale) spinge così i bambini a non abbandonare completamente i propri sogni, e invoglia gli adulti a riappropriarsene.
Le illustrazioni, sempre in bianco e nero, di Bianco si adattano bene anche in questo volume alle differenti tecniche narrative adottate: poesia, bestiario, grimorio, giornali, fumetto ecc...
L'opera ha 128 pagine, misura 29,6 cm d'altezza e 22,3 cm di lunghezza e costa 22,95 euro.

Sopra: Nella copertina di questo terzo volume vediamo posto al centro il nostro protagonista, in compagnia della sua amica con la coda di sirena, circondato da immagini di mostri e creature degli abissi.

La serie conta inoltre due cofanetti composti da una serie di racconti in rima "Les comptines malfaisantes":
1) "BILLY BROUILLARD: Les comptines malfaisantes" (2011): Quest'opera è un cofanetto composto da 3 libri che contengono quattro, su tredici, differenti storie dalle origini misteriose che qualcuno dice essere che siano stati scritti addirittura dal diavolo in persona per punire i bambini disubbidienti. I racconti presenti in questo cofanetto sono: "Imhotep", "La complainte de la file de l'eau" e "La petit princesse qui faisait du mal aux gens" e infine "L'hote funeste". Nel primo racconto la piccola Barbara decide di prendersi cura di un insetto, sempre molto, molto affamato; nel secondo la protagonista Philomena non si è presa cura del suo pesce rosse, causandone la morte, tuttavia pur di non far scoprire la malefatta a Babbo Natale, la bambina lo inghiottirà per farlo scomparire. Decide quindi di andare in riva del mare per pescarne un altro che lo sostituisca, ma viene risucchiata dalle acque, e il pesce morto che aveva ingoiato resusciterà. Il terzo narra invece di una principessa (che avevamo già incontrato nel primo volume della serie di Billy Brouillard), a cui piaceva ferire le persone attorno a lei, che un giorno decise di sposarsi. L'ultimo racconto parla di Alison, una bambina a cui piaceva torturare gli insetti, finché uno di loro la pungerà, e questa comincerà a trasformarsi in un millepiedi disgustoso.
Quattro storie misteriose la cui morale può essere dura, ironica, addirittura crudele, ma che dimostra che nessuna cattiva azione rimane senza conseguenze.
L'opera conta in totale 144 pagine, misura 25,8 cm d'altezza 18 cm di lunghezza e costa 29,95 euro.

Sopra: L'immagine del cofanetto che contiene al suo interno tre libri, con la copertina rigida, che raccolgono in totale quattro delle tredici misteriose storie. Possiamo inoltre vedere i protagonisti di questi racconti girare tutt'intorno al protagonista e alla sua sorellina.

2) "BILLY BROUILLARD: les comptines malfaisantes II" (2013): Il secondo cofanetto contiene altri quattro racconti, raccolti sempre in tre volumi, che qualcuno dice essere stati scritti direttamente dal diavolo. Questa volta avremo anche fare con: "L'heure derniere" (dove la protagonista incontra un'incarnazione della morte sotto forma di lucertola), "Le nez qui depasse", "Le bonhomme de la pluie" (in cui il lettore ritroverà un personaggio già visto nel primo volume) e "Angoisse nocturne".
Altri quattro racconti neri, che sfruttano le paure dei bambini, sempre accompagnati dalle illustrazioni in bianco e nero, espressive e un po' macabre, dell'artista.
Il volume ha in totale 144 pagine, misura 25,6 cm d'altezza e 18 cm di lunghezza e costa 29,95 euro.

Sopra: L'immagine, rossa e nera, del secondo cofanetto della serie "Les comptines malfaisantes", che contiene al proprio interno altri tre volumi con altre quattro di queste storie macabre.

3) "BILLY BROUILLARD: les comptines malfaisantes III. Histoires de Chats" (2016): il terzo e ultimo cofanetto della serie contiene gli ultimi cinque racconti, i quali trattano tutti di gatti, ma non proprio di gatti comuni. Nel primo racconto si potrebbe scoprire che il "gatto nero" è stato creato casualmente da delle piccole streghe che valevano fare un regalo a Belzebù; il secondo racconto si apre con la piccola Zoe che scrive una lettera di protesta a Babbo Natale per aver ricevuto in dono un gatto senza pelo, di nome Sfinge; nella terza storia impareremo come utilizzare una piccola guida pratica sui siamesi per comprendere e preparare questo animale; nel quarto racconto ci chiederemo come mai i persiani, così pretenziosi quanto pigri, hanno il muso schiacciato; nella quinta storia, infine, scopriremo cosa succederebbe se il nostro amico fosse uno dei più grossi felini del mondo, misurando fino a 1,25 m.
Cinque racconti stavolta incentrati su un animale tanto affascinante quanto misterioso: il gatto, e in particolare su cinque razze: il Bombay, lo Sphynx, il Siamese, il Persiano e il Main Coon.
L'opera ha 88 pagine, misura 25,6 cm d'altezza e 18 cm di lunghezza e costa 18,95 euro.

  
Sopra: A sinistra l'immagine della copertina del tezo e ultimo volume della saga de "Les comptines malfaisantess" e a destra quella del rispettivo cofanetto.

Nel 2009 esce il primo tomo della serie "ECO", di Guillaume Bianco e illustrato da Jeremie Almanza, un omaggio dell'autore di "Billy Brouillard" alle fiabe di Andersen e dei fratelli Grimm.
1) "ECO: La malediction des Schaklebott" (2009): Eco, la protagonista, è l'unica figlia della famiglia Schaklebott, dei ricchi stilisti molto richiesti, e che quindi spesso la trascurano per soddisfare le esigenze dei clienti più facoltosi ed esigenti. Eco non è dotata quanto i genitori per la sartoria, ma, passando molto tempo da sola, si è creata un mondo fantastico nella sua stanza, il suo "universo sicuro". Il padre di Eco un giorno le affida una missione cruciale: quella di consegnare una scatola con tre bambole alla figlia di una famiglia importante e ricca. Tuttavia Eco dona la scatola al figlio di una povera mendicante, provocando quindi la rovina della famiglia, così  la madre della protagonista che non capisce il gesto generoso della figlia, presa da demenza, la maledice tre volte. A poco a poco il corpo della bambina comincia a cambiare (le braccia si allungano, le gambe si gonfiano, e comincia a crescerle il seno), così Eco pensa che sia l'effetto della maledizione materna. Parte quindi alla ricerca della misteriosa Principessa delle Nuvole, l'unica che potrebbe aiutarla, in compagnia di quattro bambole, che a volte le faranno anche da guida, animate da quattro amuleti magici che le sono stati regalati dalla vecchia mendicante.
In questo volume ben si percepisce la paura dell'abbandono da parte dei genitori e il timore, lo sgomento, per la trasformazione fisica che comporta il passaggio nell'adolescenza. Comunque la protagonista, per quanto timorosa, dovrà imparare a confrontarsi con l'esterno e l'ignoto.
Le illustrazioni sono bellissime, molto poetiche e delicate, a cui però non mancano anche momenti cupi e immagini forti. Esse sono ricche di particolari e di colori caldi, capaci di far immergere il lettore nell'atmosfera incantata e sognate del racconto, ma talvolta anche inquietante.
Un albo di una grande ricchezza, capace di sollevare molte domande e di far riflettere il lettore, indirizzato probabilmente ai bambini più grandicelli, ma apprezzabilissimo anche dagli adulti, per un'opera di metamorfosi che oscilla tra il mondo infantile e quello dei grandi.
L'opera ha 70 pagine, misura 25,7 cm d'altezza e 18,8 cm di lunghezza e costa poco più di 15,95 euro.

Sopra: L'immagine della copertina rigida del primo volume di "Eco", sui toni del marrone, e sulla quale vediamo posta al centro la giovane protagonista, dentro a una cornice riccamente decorata.

2) "ECO: La bete sans visage" (2011): il viaggio di Eco per spezzare la maledizione lanciatale dalla madre continua, in compagnia di quattro compagni di stoffa (Diogene, Epictete, Socrate ed Esopo), per trovare la Principessa delle Nuvole e chiederle aiuto. La stratta tuttavia è ancora lunga e la foresta che deve attraversare è buia e piena di insidie, senza contare che si dice essere la dimora della "bestia senza volto", la quale è in realtà un principe maledetto, trasformato in una creatura con un aspetto ripugnante, pronto a tutto per spezzare la propria maledizione.
Continua così la storia di questa bambina che aveva tutto per essere felice, senza esserlo realmente, una bambina i cui sentimenti di abbandono e solitudine sono stati poi amplificati dal disprezzo dei suoi genitori, soprattutto la madre, quando ha fallito la sua missione e ha fatto perdere prestigio alla famiglia. Intanto la crescita fisica, ma anche emotiva e psicologica, di Eco, che sta ormai diventando un'adolescente, continua.
Le illustrazioni, e l'uso dei colori, di Almanza sono sempre belle e accattivanti, e aiutano il lettore a immergersi ancora di più nella storia dall'atmosfera incantevole, misteriosa e fantastica.
Anche questo secondo volume si presenta come un'opera complessa, che parla di tematiche delicate come la nascita della sessualità femminile, e del fatto che, crescendo, per ottenere ciò che si vuole bisogna fare dei sacrifici.
L'opera ha 80 pagine, misura 25,6 cm d'altezza e 18,6 cm di lunghezza e 15,95 costa euro.

Sopra: L'immagine della copertina del secondo volume di "Eco", sui toni del verde, su cui al centro è stata posta sempre una raffigurazione della protagonista, che però questa volta appare cresciuta rispetto all'opera precedente.

3) "ECO: La princesse de nuages" (2013): In questo ultimo capitolo Eco si appresta finalmente a incontrare la Principessa delle Nuvole, accolta dal cormorano maggiordomo Icaro, mentre la maledizione intanto continua ad aggravarsi. Prima di essere ricevuta dalla Principessa Eco dovrà essere paziente, vivere altre avventure e passare attraverso quattro fasi principali che avranno una grande importanza nella sua vita (come ad esempio la maternità e la vecchiaia).
La degna conclusione di un'opera complessa, una fiaba moderna sulla metamorfosi che comporta il passaggio dalla fanciullezza, all'adolescenza, fino all'età adulta, e perfino alla vecchiaia. Un volume che racchiude dentro di sé proprio l'incanto, la magia, ma anche la durezza, delle fiabe; un racconto curato e sensibile, di grande portata emozionale, accompagnato da illustrazioni altrettanto curate, dai tratti morbidi e piene di colori, ma anche ricche di ombre.
L'opera ha 80 pagine, misura 25,7 cm d'altezza e 18,7 cm di lunghezza e costa 15,95 euro.

Sopra: L'immagine della copertina del terzo e ultimo volume della serie, sui toni di un bianco panna e del rosa. Questa volta l'illustrazione centrale, posta sempre al centro di una ricca cornice, non mostra Eco, ma la Principessa delle Nuvole.

[Qui potete trovare la parte successiva]

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lunedì 11 luglio 2016

The twelve days of Christmas di Laurel Long

Questo libro contiene il testo di una famosa canzone natalizia inglese intitolata: "Twelve days of Christmas" ("I dodici giorni di Natale"). Le origine di questa canzone, presente in area britannica e scandinava già nel XVI secolo, sono ignote, tuttavia si presuppone che abbia provenienza francese. Alcune fonti farebbero invece risalire l'origine del canto ai cattolici inglesi durante il periodo in cui il culto della religione cattolica era vietato in Inghilterra (1558-1829), la canzone rappresenterebbe quindi un metodo per far memorizzare ai bambini i fondamenti del cattolicesimo. L'interpretazione del significato del testo, tuttavia, non è universalmente riconosciuta.

Sopra: Sulla copertina di "The twelve days of Christmas" possiamo vedere, posta al centro, la pernice nell'albero di pere di cui parla la prima strofa, sopra quest'ultima è stata posta inoltre la scritta del titolo, dorata e in rilievo.

Il testo presenta una struttura cumulativa tipica delle filastrocche, per cui, ogni volta che si aggiunge alla canzone un nuovo verso bisogna ripetere tutti quelli precedenti (come nella canzone "Alla fiera dell'Est" di Angelo Branduardi).
In questa canzone il/la protagonista narratore/trice riceve in regalo, dal proprio "vero amore", ogni giorno un dono diverso. Si comincia quindi con un verso iniziale che introduce l'ascoltatore nella situazione: "On the first day of Christmas my true love gave to me…." (il numero dei giorni viene cambiato mano a mano si prosegue con la canzone e quindi mano a mano che i giorni passano), dopodiché a ogni strofa si aggiunge un dono, elencando successivamente anche tutti gli altri detti in precedenza.
Alla fine il/la protagonista riceve questi doni:
"On the twelfth day of Christmas,
my true love gave to me
Twelve drummers drumming (tamburini che battono il tamburo)
Eleven pipers piping (pifferai che suonano)
Ten lord a-leaping (signori che saltano)
Nine ladies dancing
Eight maids a-milking (serve che mungono)
Seven swan a-swimming
Six geese a-laying (oche che covano)
Five golden rings
Four collie birds (uccelli neri come il carbone)
Three French hens (galline francesi)
Two turtle doves (tortore)
and a partridge (pernice) in a pear tree"
Una nota interessante riguardo al verso "Four collie birds", è che questo testo (quello all'interno nel libro) riporta il dono presente in originale nella canzone, infatti attualmente tale verso è stato modificato in "Four calling birds" cioè "quattro uccelli che chiamano".
Alla fine del libro è stato inoltre riportato uno spartito musicale della canzone e, infine, una nota dell'artista riguardo alle origini della stessa e le interpretazioni artistiche che ne sono state date.
 
Passando invece a parlare del pezzo forte del libro, cioè le illustrazioni, posso dire che queste sono semplicemente splendide: ricchissime di particolari e curate in ogni dettaglio, con magnifici colori.
Nella nota presente a fine libro, l'artista spiega che la sua interpretazione della canzone "is a visual story with as many hidden images as there are meanings". Per lei questa è una storia che descrive un viaggio attraverso il tempo e il luogo: i dodici giorni le ricordano i dodici mesi e le dodici ore di un orologio, e la ripetizione delle strofe sembra essere in relazione col ciclo delle stagioni, le fasi della luna attorno al sole e il susseguirsi, giorno dopo giorno, dell'alba e del tramonto.
Come vi dicevo poco sopra, queste immagini che descrivono quanto viene detto dai vari versi, sono ricchissime di dettagli, sebbene il contenuto del testo sia piuttosto conciso. La cosa interessante è che ogni illustrazione contiene continui rimandi alle precedenti: ad esempio nell'immagine associata alla prima strofa vediamo, in basso a destra, una ragazza girata di schiena, ebbene, questa fanciulla la ritroveremo, sempre con gli stessi abiti e nella medesima posizione, anche nell'illustrazione successiva (quella del secondo giorno), nella nona e poi nella decima.
 



Sopra: Nell'immagine in alto vediamo una ragazza (che ho cerchiato di rosso) in abito rosso voltata di spalle nell'angolo destro; la stessa fanciulla ricompare nell'immagine in alto a destra mentre cammina su un sentiero, accanto alla chioma di un albero; e la rivediamo pure in quella in basso al centro, tra il fiume e i cespugli. La suddetta ragazza compare anche in un'altra immagine, quella dell'undicesimo giorno, in basso, come decorazione ai lati della torre dell'orologio, ma non vi ho neanche riportato questa illustrazione in quanto il dettaglio è troppo piccolo e non sareste riusciti a vederlo. Oltre alla ragazza, in queste tavole compaiono anche moltissimi altri riferimenti (che vi ho contornato di giallo): ad esempio in quella in altro a destra vi è l'albero di pere con la pernice del primo giorno; oppure nell'immagine in alto al centro i cespugli nell'angolo in basso a destra hanno le forme di animali presenti in altre illustrazioni del libro; la stessa cosa vale anche per alcuni dei cespugli dell'immagine in basso. I riferimenti sono ancora moltissimi, anche se non posso elencarveli tutti altrimenti dovrei scrivere un papiro.

Naturalmente i vari riferimenti e rimandi tra elementi contenuti in diverse pagine sono moltissimi. Comunque, se temete di non riuscire a trovarli tutti, non preoccupatevi, perché sul retro della sovracopertina sono state riportate, in bianco e nero, undici tavole su tredici (mancano la prima e l'ultima), ciascuna con dei numeri: l'elemento di quell'immagine contrassegnato col numerino corrisponde a un rimando con un elemento presente in un'altra tavola.
In realtà l'osservatore, volendo, potrebbe trovare anche ulteriori somiglianze tra alcuni elementi delle immagini: ad esempio il riferimento della ragazza che vi ho fatto sopra non era segnalato sul retro della sovracopertina.

Sopra: Per farvi capire la quantità di rimandi e di elementi somiglianti contenuti in ciascuna immagine vi farò l'elenco di quelli presenti in quella qui sopra: gli uccelli che si vedono all'interno dei rombi della cornice intorno all'illustrazione (1) sono le oche che covano del sesto giorno; una delle onde sopra al  pulcino posto più in basso rispetto a tutti gli altri (2) ha la forma della pernice del primo giorno; le rocce vicine alla pianta di fiori al centro dell'immagine (3), hanno le forme delle teste delle galline del terzo giorno; le foglie dalla forma allungata (4) che girano tutt'intorno all'arbusto in basso a destra, vicino al fiume, rappresentano gli uccelli neri del quarto giorno; nei cespugli sullo sfondo (5), prima degli alberi, a desta dell'immagine, si possono vedere gli anelli del quinto giorno; infine, alcune foglie nella chioma di uno degli alberi (6), hanno la forma delle tortore del secondo giorno.

Un discorso in particolare va fatto per quanto riguarda l'ultima immagine, la tredicesima del libro, in quanto questa racchiude al suo interno tutti gli elementi presenti nelle dodici precedenti, andando così a chiudere l'opera:
- La pernice nell'albero di pere (nell'angolo in basso a destra)
- Le due tortore (in alto a destra, all'interno della luna sopra gli angeli)
- Le tre galline francesi (nella parte centrale dell'immagine, sotto l'albero)
- Gli uccelli neri (raffigurati sulla vela dorata della barca)
- Gli anelli doro (in alto nella metà sinistra dell'immagine, accanto agli angeli)
- Le oche che covano (tra la barca e le galline)
- I cigni (in basso al centro, sotto le oche e le galline)
- Le donne che mungono, che si stanno allontanando con in mano ciascuna un secchio pieno di latte (sullo sfondo, dietro ai cavalieri che saltano)
- Le nove danzatrici (dietro le oche e alla barca)
- I dieci signori che saltano il fiume a cavallo (nella parte sinistra dell'immagine, al centro)
- Gli undici angeli pifferai che suonano (nella fascia in alto)
- I dodici tamburini, posti a mo' di cornice ai lati dell'immagine.
Inoltre, anche se nell'immagine qui sotto non si vede, all'interno della cornice sono stati scritti i versi della canzone, che parlano dei vari doni ricevuti dal primo al dodicesimo giorno.

Sopra: Ecco l'immagine finale del libro, che, come ho detto sopra, contiene tutti i doni rappresentati nelle illustrazioni precedenti, riuscite a vederli tutti?

Oltre ai vari riferimenti tra le immagini, che ne dimostrano la complessità e la ricchezza, non si può non notare l'uso e la scelta dei colori: le illustrazioni sono tutte molto colorate, sebbene alcune presentino tinte più scure e fredde e altre più luminose e calde. L'artista ha impiegato una gran quantità di colori (bianco, nero, rosso, marrone, verde chiaro e scuro, arancione, azzurro, blu, giallo, oro, viola…) con diverse gradazioni, nell'insieme tutte le tavole presentano comunque tinte brillanti.
Queste illustrazioni sono una vera gioia per gli occhi: ricchissime di dettagli, con splendidi colori e con paesaggi, elementi e atmosfere capaci di trasportare l'osservatore in un mondo incantato.

 
Sopra: L'immagine più in alto, che rappresenta i quattro uccelli neri dono del quarto giorno, ha per la maggior parte colori caldi e brillanti (che mettono in risalto il nero dei volatili), mentre quella in basso, che ritrae le nove fanciulle danzanti del nono giorno, ha tinte più scure e fredde, sebbene l'atmosfera sia comunque rischiarata dalla luce bianca della luna. Notare inoltre come anche queste illustrazioni, così come le altre, siano inserite all'interno di cornici, anche queste altrettanto decorate e curate.

Insomma, quest'opera rappresenta il testo di una canzone popolare tramite delle splendide illustrazioni, colorate e ricche di particolari, tanto che il lettore potrà divertirsi a cercare di trovare tutti gli elementi in comune tra le varie immagini. A fine libro, come ho detto all'inizio, è inoltre presente lo spartito della canzone, se qualcuno volesse cimentarsi a provare anche a suonarla.

Il libro è stato pubblicato in inglese nel 2011 dalla Dial Books (che fa parte del Penguin Group Inc), ha 36 pagine e misura 29,8 cm d'altezza e 23,5 cm di lunghezza. L'opera ha la copertina rigida, ed è dotata anche di una sovracopertina, il suo costo è di 15,54 euro; è disponibile anche un'edizione con la copertina flessibile, che costa 8,25 euro.

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lunedì 4 luglio 2016

Tales of macabre di Edgar Allan Poe e Benjamin Lacombe

"Tales of macabre", in originale "Les contes macabres", raccoglie in una pregiata edizione alcuni racconti di Edgar Allan Poe, scritti tra il 1835 e il 1843, accompagnati dalle illustrazioni di Benjamin Lacombe.

Sopra: Vi metto l'immagine della copertina dell'edizione francese in quanto così potete vederne chiaramente i dettagli. Sulla copertina rigida sono infatti stati incisi dei decori, sono inoltre presenti delle piccole immagini che raffigurano dei volti di Poe e dei teschi.

Il volume, come ho detto sopra, è una raccolta di racconti di Poe, uno dei maggiori esponenti del romanzo gotico, che ha apportato comunque delle innovazioni al genere, infatti egli ha sviluppato maggiormente gli aspetti psicologici, esplorando temi come l'ossessione, gli incubi personali, la malattia, la follia e la morte, venendo così considerato anche un precursore del decadentismo. Poe comunque non scrisse solo racconti del terrore, ma anche polizieschi, gialli psicologici, di umorismo e satira letteraria, oltre a poesie.
Quest'opere, in particolare contiene i racconti di: 
"Berenice": Eganeus, il protagonista, nonché narratore, è un intellettuale che soffre di un disturbo ossessivo che lo porta a fissarsi su determinati oggetti. Egli sposa la cugina Berenice, una ragazza allegra e spensierata che però ben presto viene colpita di un male incurabile, che le provoca periodi brevi, ma intensi, in cui la donna entra in catalessi. Anche le facoltà speculative di Eganeus si indeboliscono, finendo per passare le proprie giornate concentrato su particolari insulsi. Un pomeriggio, mentre si trova nel suo studio, gli appare Berenice, che gli sorride, e Eganeus si fissa sui suoi denti, convincendosi che questi sono in realtà le sue idee, e che solamente possedendoli egli ritroverà la propria lucidità ….
"Il gatto nero": la storia è narrata sotto forma di confessione di un omicida, condannato a morte, che vuole rivelare quanto gli è accaduto. L'uomo viveva con la moglie e diversi animali, tra cui un gatto nero, di nome Pluto, il suo preferito. Col tempo il carattere dell'uomo peggiorò, tanto che un giorno, dopo essere tornato a casa ubriaco ed essere stato graffiato dal gatto, afferma che un demone si impadronì di lui, tanfo da prendere la lama di un coltellino e cavare un occhio a Pluto. Poiché quest'ultimo, dopo quanto accaduto, continuava a evitarlo, l'uomo un giorno lo prese e lo impiccò a un albero. Durante la notte la sua casa andrà in fiamme, mentre il protagonista riuscirà a fuggire a stento con la moglie e una domestica. In seguito, per mesi, egli si ritroverà perseguitato dal fantasma del felino, tanto da decidere di prendere un altro gatto della medesima razza di Pluto, anche questo però finirà per attirarsi l'odio del padrone. Il protagonista narratore tenterà di uccidere anche questo gatto, venendo fermato dalla moglie, che finirà per essere uccisa al posto del felino. Per nascondere l'omicidio l'uomo murerà dietro un muro, in cantina, il cadavere della consorte, ma, quando i poliziotti verranno a perquisire la casa, il gatto giocherà al proprio padrone un bello scherzo.


Sopra: Ecco Pluto, il gatto protagonista del racconto "Il gatto nero", senza un occhio, ritratto in bianco e nero da Lacombe e posto al centro di una cornice rossa, in mezzo a uno sfondo nero.

"L'isola della fata": questo non è un racconto del terrore, infatti, all'inizio, l'autore si cimenta in un discorso filosofico sulla potenza di Dio e nella Natura rispetto all'uomo. Il protagonista, dopo essersi sdraiato a riposare sotto un albero, in una valle, assiste a una trasformazione del paesaggio: il fiume ha deviato il suo corso andando a formare un laghetto con al centro un'isola. Intorno all'isola c'è una una fata che conduce una barchetta, continuando a girare attorno all'isola, diventando, giro dopo giro, sempre più debole e scarna, mentre il sole continua a tramontare.
"Il cuore rivelatore": il racconto è la confessione di omicidio di un vecchio avvocato, che il narratore trovava pure simpatico, ma del quale non sopportava l'occhio chiaro, incombente e vitreo, che lo innervosiva e lo faceva diventare matto. Per sette notti il protagonista era entrato nella camera del vecchio per ucciderlo, ma non c'era riuscito in quanto il malvagio occhio non si vedeva, l'ottava notte il vecchio però si sveglia. Il narratore resta quindi fermo un'ora senza muoversi, quando però apre la sua lanterna cieca questa illumina proprio l'occhio del vecchio. Per paura di essere scoperto il protagonista uccide allora l'anziano, nascondendone il cadavere dopo averlo smembrato, contento di non essere mai più turbato da quell'occhio, ma le cose andranno diversamente ….
"La caduta della casa degli Usher": il protagonista narratore riceve una lettera dal suo amico d'infanzia Roderico Usher, che lo supplica di raggiungerlo nella sua casa di famiglia. Il protagonista si reca quindi a far visita all'amico nella casa di qest'ultimo, squallida e diroccata, dove viene subito colpito da un grande senso di tristezza e abbandono. Anche l'amico Usher non è messo bene, egli infatti è pallido, emaciato, e soffre di un'iper sensibilità morbosa; inoltre anche la sorella gemella di quest'ultimo è malata, tanfo da morire pochi giorni dopo l'arrivo del protagonista. Roderico decide di seppellire temporaneamente il cadavere della sorella nei sotterranei della casa, facendosi aiutare dall'amico in visita. Dopo ottono giorni, di notte, durante un temporale, mentre il protagonista sta leggendo un romanzo all'amico per cercare di calmarlo, in casa si sentono continui e strani rumori, uguali a quelli raccontati nel libro che il narratore sta leggendo a Roderico. Quest'ultimo si agita sempre di più, finché la porta della stanza si apre e appare la sua gemella defunta …. 

  
Sopra: In queste immagini (racchiuse anch'esse in una sorta di cornice), tratte dal racconto "La caduta della casa degli Usher",  è ritratta Lady Madeline, la sorella di Roderico Usher. In quella a sinistra sta ancora riposando nella sua bara, mentre in quella a destra la donna si è ormai destata, pronta ad alzarsi per raggiungere e aggredire il fratello. In quest'ultima immagine, in particolare, i colori sono pallidi e smorti, sebbene l'atmosfera rimanga comunque macabra. 

"Il ritratto ovale": il narratore è un uomo che si è rifugiato nella torre di un castello abbandonato, questi trova, all'interno della torre, un libro in cui vengono narrate le storie di tutti i quadri che tappezzano le pareti. Il protagonista rimane particolarmente colpito da uno di questi dipinti: il ritratto ovale di una giovane donna dalla straordinaria vitalità. Poiché il narratore vuole cercare di spiegare la straordinaria attrazione provata per quel quadro, inizia a leggerne la storia riportata nel libro che aveva trovato. La donna ritratta era la moglie di un pittore, che aveva consentito a farsi ritrarre in un luogo freddo e austero, rimanendo in posa molte ore. Il pittore però non era accorto, talmente preso dalla creazione del dipinto, che le lunghe soste in quel luogo avevano portato la moglie a un lento deperimento, che andava di pari passo al completamento dell'opera ….  

  
Sopra: La moglie del pittore de "Il ritratto ovale" è ritratta a sinistra da Benjamin Lacombe, mentre l'illustrazione a destra è opera dell'artista David G. Fores (che ha illustrato i libri de "I colori dimenticati e altri racconti"), il quale si è cimentato anche lui a rappresentare alcuni racconti di Poe. Ho quindi trovato interessante mettere a confronto le due immagini, le quali ritraggono il medesimo soggetto.

"Morella": il narratore racconta di aver conosciuto Morella molti anni addietro, e di esserne subito rimasto attratto, tanto sa sposarla. La donna, erudita, trasmette il proprio sapere al marito, con una predilezione per le letture mistiche. A poco a poco l'inquietudine e l'orrore che gli procurano il pensiero e i discorsi della moglie lo turbano sempre di più, così, quando la moglie si ammala e peggiora progressivamente, egli attende con ansia la sua morte. Chiamato l'uomo al proprio capezzale Morella gli comunica di portare in lei "un pegno di quell'affetto (…per quanto piccolo) che egli ha provato per me". Così la donna partorisce una bambina, che il protagonista cresce ricomprendo di attenzioni, ma alla quale non permette di avere contatti col mondo esterno. A mano a mano che la bambina cresce assomiglia sempre più alla madre, nelle fattezze e nello spirito. L'uomo si sente così invaso nuovamente da una profonda sensazione di orrore, la stessa che gli provocava la moglie, tanto da decidere, durante il  battesimo della figlia, di chiamarla Morella. Appena pronunciato il nome il volto della bambina si tinge dei "colori della morte" e, cadendo a terra, risponde: "Eccomi"...
"Ligeia": un uomo si perde nel ricordo della persona amata, Ligeia, morta in seguito a una malattia. Il protagonista anni dopo si risposa con un'altra donna, Lady Rowena Trevanion, dopo aver acquistato un'antica e isolata abbazia. Perseguitato dal ricordo di Ligeia l'uomo abusa sempre di più dell'oppio, cominciando a detestare cordialmente la nuova consorte, che nel frattempo si ammala, udendo voci e vedendo figure simili a spiriti. Mentre l'uomo dà alla moglie un vino curativo, questo scorge sul pavimento un ombra che non dovrebbe esserci…. 
Dopo i racconti è presente un capitolo che tratta della vita e delle opere di Poe, scritta da Charles Boudelaire, successivamente segue una parte con le note riguardanti tutti i capitoli. Infine, l'ultima parte del libro è dedicata alle biografie e alle bibliografie di Edgar Allan Poe, Charles Boudelair e Benjamin Lacombe.

Per quanto riguarda le illustrazioni realizzate da Lacombe, trovo che siano molto adatte a questi racconti di Poe. Lo stile dell'artista, onirico e surreale, con un tocco di macabro, si adatta perfettamente ai racconti gotici e decadenti dello scrittore, dando luogo a una perfetta fusione di testo e immagini, allo scopo di immergere il lettore nelle morbose, soffocanti e macabre atmosfere del romanzo.
Le illustrazioni sono evocative e molto curate, nel volume sono presenti sia disegni in bianco e nero, sia a colori. Nell'ultimo caso le tinte che predominano sono solitamente il rosso, il nero e il bianco; sebbene ci siano anche illustrazioni sui toni del marrone, del grigio e del nero. In ogni caso presentano tutte toni intensi e piuttosto cupi, che ben si adattano alle atmosfere dei racconti.
Un particolare interessante di queste immagini, è che molte sono state inserite all'interno di cornici.

  
Sopra: A sinistra l'immagine raffigura Berenice, protagonista femminile dell'omonimo racconto (anche se questa illustrazione non è inserita all'interno del racconto, ma all'inizio del libro), dalla carnagione molto pallida, in contrasto con l'abito nero e lo sfondo rosso. Nell'immagine a destra non è presente il rosso, ma la scena è dominata da tinte scure (come il nero e il grigio scuro) accompagnate da punti luci che hanno colori più chiari (le candele e le finestre).

  
Sopra: "Morella" la protagonista femminile dell'omonimo racconto, è qui rappresentata da Lacombe in compagnia di due volatili: una civetta bianca, considerata portatrice di saggezza e conoscenza (Morella in effetti è una donna molto erudita), e un cigno nero. Il cigno (bianco però) è simbolo di fedeltà coniugale, spiritualità ed è legato ai viaggi nell'aldilà, ma anche alla superbia, mentre il cigno nero, in particolare, è associato al demonio.

Questa è una pregiata raccolta di alcuni racconti di Edgar Allan Poe, accompagnati dalle splendide, vivide e macabre illustrazioni di Lacombe, con tanto di note, biografie e bibliografie. Un'edizione curata in ogni dettaglio: oltre alla cura nel realizzare la copertina, infatti, i capilettera di ciascun racconto sono stati decorati; all'interno non tutte le pagine sono bianche, ma alcune sono nere o grigie, con scritte bianche; poi, i titoli di ciascun racconto sono stati posti in una facciata a parte, al centro di cornici tutte decorate. Inoltre, i bordi esterni delle pagine (i contorni), detti "tagli" (taglio di testa, taglio davanti e taglio di piede), sono statti colorati di rosso (almeno nella mia edizione, quella in inglese) in modo che visto dall'esterno il libro risultasse tutto nero e rosso.

L'opera è stata pubblicata, in originale, nel 2009 dalla Soleil edition per la Collection Metamorphose; mentre l'edizione inglese è stata edita nel 2012 dalla casa editrice Archaia. Il libro ha 220 pagine, misura 28,3 cm d'altezza e 20,4 cm di lunghezza e costa 29,95$ (29, 95 euro la versione francese), mentre l'edizione inglese costa meno di 23 euro.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 27 giugno 2016

La Bella e la Bestia di Jeanne-Marie Le prince Beaumont e Grabriel Pacheco

In questo post vi parlerò della fiaba de "La bella e la bestia" di Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont, tradotta in italiano da Betarice Masini, e illustrata da Gabriel Pacheco.
Voglio ricordare, come premessa, che Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont rielaborò la fiaba, pubblicandola nel 1756, a partire dalla versione scritta di Madame del Villeneuve nel 1740, che era invece molto più estesa. La storia della Villeneuve si incentrava sulle guerre tra streghe e re, proponendo una visione del castello più oscura e magica di quella tradizionale. La Beaumont rielaborò quindi la fiaba omettendo lo sfondo familiare e tragico, svincolandosi dal messaggio di critica della società di allora (in cui le donne erano costrette a sposarsi per convenienza con mariti che a volte erano ben peggiori delle bestie), che la Villeneuve voleva trasmettere attraverso la sua opera. La Beaumont riscrisse e ridusse quindi la storia, omettendone i dettagli più scabrosi o sovversivi, riducendola a una semplicità quasi archetipa.
La tradizione francese di quell'epoca consisteva infatti nell'elaborare storie quotidiane con una tendenza a svilupparle su uno sfondo di emozioni umane al posto degli elementi magici. Si eliminava tutto quanto fosse sanguinoso o crudele, scrivendo in forma diretta e coincisa, con uno stile sobrio e privo di ornamenti.

Sopra: Sulla copertina de "La Bella e la Bestia" di Pacheco le scritte del titolo, per essere messe in risalto, sono di un bel rosso acceso, in contrasto con le tinte cupe dell'immagine in copertina.

Sebbene la fiaba da cui sia stata tratta questa versione sia quella di Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont, i testi sono stati modificati notevolmente, nella forma e nello stile, inoltre sono stati ridotti.
Vediamo ad esempio un confronto fra le due versioni:
Versione francese di Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont: "Ses filles étaient très belles; mais la cadette surtout ce faisait admirer, et on en l'appelait, quand elle était petite, quel la belle enfant; en sorte que le nom lui en resta: ce qui donna beaucoup de jalousie a ses soeur".
Versione tradotta dalla Beatrice Masini: "La maggiore (delle tre figlie) era bella. La era ancora più bella. E la terza lo era così tanti che tutti a chiamavano semplicemente Bella".
Come potete vedere lo stile e l'uso della punteggiatura sono completamente differenti, infatti, in questo libro vengono utilizzate delle frasi molto più brevi e secche rispetto alla versione originale, la quale possiede comunque uno stile sobrio.
A parte lo stile, la storia rimane sostanzialmente quella della Beaumont, anche se con diversi cambiamenti, infatti alcune differenze di trama che ho riscontrato con la versione originale sono:
- In quella della Beaumont il mercante ha sei figli (anche se poi i riferimenti ai tre maschi saranno pochissimi), di cui tre femmine, mentre in questa fiaba si parla solo di tre figlie.

Sopra: In questa immagine vediamo l'intera famiglia del mercante, composta dal lui e dalle sue tre figlie, fra cui Bella (mentre nella fiaba della Beaumont i figli del mercante sono sei: 3 femmine e 3 maschi). L'illustrazione ha tinte molto scure, in cui predominano i grigi, tanto che l'unico tocco di coloro sono gli abiti dei tre personaggi a sinistra.

- In questa versione, quando il mercante chiede alle figlie che dono vorrebbero ricevere, le maggiori chiedono una collana di perle e degli orecchini di rubini, mentre nella versione originale gli chiedono in dono molte cose ("Elles le prièrent leur apporter des robes, des palatines, des coiffures, et toutes sortes de bagatelles.")
- Qui la Bestia chiede al mercante di portargli la figlia che voleva la rosa, altrimenti avrebbe ucciso sia lui che lei, nella versione della Beaumont la Bestia chiede all'uomo di far venire al castello una delle sue figlie (indistintamente) per sacrificarsi volontariamente al posto del padre.
- Poiché nella fiaba originale il mercante ha anche tre figli questi provano a convincerlo di far andare loro a combattere contro la bestia, mentre nella versione tradotta dalla Masini questo episodio non avviene, in quanto il mercante ha solo tre figlie.
- Nella versione della Beaumont, mentre il mercante e la figlia più giovane sono al castello della Bestia, Bella fa un sogno in cui compare una bella dama che si complimenta con la ragazza per la sua nobile azione, promettendole che sarà premiata. Nella versione illustrata da Pacheco, invece, questa scena non compare.
- In questa versione la Bestia promette a Bella che la lascerà ritornare a casa dopo un anno, cosa che nella versione originale non accade.
- Nella versione del 1700 Bella, poco dopo aver cominciato ad abitare nel palazzo, scopre lo specchio magico in una sala scoperta girovagando, mentre nella versione attuale è la Bestia che mostra lo specchio alla fanciulla per farla sentire meno triste, dopo che i due hanno già cominciato a conoscersi.
- Nella versione originale è Bella a chiedere alla Bestia di poter rivedere il padre, quest'ultima la lascerà andare a patto che torni entro otto giorni. In quella tradotta dalla Masini è il mostro a fare alla protagonista tale proposta, senza però imporle un limite di tempo entro cui tornare.
- Nella versione della Beaumont le sorelle maggiori si sposano ma, gelose di Bella, si mettono d'accordo per non farla ripartire entro otto giorni, per impedirle di ritornare in tempo dalla Bestia; in quella illustrata da Pacheco questo invece non accade.
- Nella versione attuale la Bestia lascia che Bella porti con sé lo specchio magico, cosa che invece non avviene nell'altra. Inoltre in quella attuale la protagonista si rende conto delle condizioni della Bestia, decidendo di tornare al palazzo, guardando nello specchio, mentre nella versione della Beaumont Bella fa un sogno in cui vede la creatura sofferente.
- Nella versione del 1700 la ragazza, per tornare al castello della Bestia deve appoggiare sul tavolo della cucina un anello prima di coricarsi, mentre in quella attuale la ragazza giungerà al palazzo cavalcando un cavallo.
- Nella versione della Beaumont la Bestia si trasforma in principe quando Bella gli dichiara il suo amore e acconsente a sposarlo, mentre nella versione illustrata da Pacheco il Principe le spiega che è stato un bacio d'amore sincero a rompere l'incantesimo.
- Nella versione originale la famiglia di Bella viene trasportata immediatamente a palazzo dalla bella signora che era apparsa in sogno alla protagonista, la quale si complimenta con la ragazza per le sue scelte, mentre decide di punire le sorelle di questa per il loro cattiveria trasformandole in statue. Nella versione tradotta dalla Masini le sorelle, finchè non vedono il principe, credono che Bella sposerà la Bestia e quando invece vedono lo sposo, semplicemente: "non aprirono più bocca, per  un bel pezzo".
Come potete vedere i cambiamenti apportati a questa versione sono parecchi, sebbene le vicende della fiaba rimangano, ovviamente, sostanzialmente quelle (altrimenti che fiaba della Bella e la Bestia sarebbe). Tuttavia non ha senso che la Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont venga indicata come l'autrice del testo, in quanto questa storia non è affatto la sua. Purtroppo non viene riportato il nome di chi abbia riadattato i testi e, anche se non posseggo la versione in lingua originale del libro, non credo che sia stata la traduttrice italiana, la Beatrice Masini (una giornalista, traduttrice e scrittrice italiana i cui libri hanno vinto diversi premi), a riscrivere la storia sconvolgendola.

Sopra: Questa è l'illustrazione finale del libro, in cui Bella e il Principe ritornano al castello per sposarsi dopo che la ragazza ha spezzato l'incantesimo. Ovviamente il colore predominante è sempre il grigio, a cui però si accompagnano elementi rossi, come i tronchi degli alberi e le rose, inoltre qualche dettaglio del vestito di Bella è dipinto di giallo. 

Passiamo ora ad analizzare le illustrazioni di Gabriel Pacheco, un illustratore e pittore messicano, le quali sono invece di qualità: belle, intriganti e originali. Il suo è uno stile visionario e surreale, da tratti onirici e poetici, con ambientazioni surrealiste.
In un'intervista che ho trovato qui, sul blog di "Roba da disegnatori", l'intervistatore fa una domanda all'artista su quanto la dimensione onirica conti per lui ("Non posso fare a meno di chiedermi quanto la dimensione onirica conti nella sua vita. E se eventualmente i sogni che fa influenzano in seguito le sue illustrazioni"). Pacheco gli risponde che gli piace lavorare con immagini incerte, strane; gli piace il momento in cui la realtà si diffonde e tutto sembra uno strano sogno, gli piace vivere cancellando la linea che separa la vita reale dai sogni e dalla fantasia, in modo che non ci sia più differenza. In questo modo, per lui "illustrare è un modo fantastico di osservare la vita".
Una caratteristica molto particolare delle sue illustrazioni è l'uso e la scelta del colore: come potete vedere da quelle che ho riportato in questo post, le sue tavole sono sempre piuttosto scure, in quanto a predominare in maniera incontrastata è il colore grigio, che troviamo soprattutto negli sfondi, ma anche negli abiti e negli incarnati dei personaggi.
A tale proposito Anna Castagnoli (un'autrice, illustratrice e critica laureata in Filosofia Estetica, che insegna illustrazione all'università di UAB. Lo stesso Gabriel Pacheco ha illustrato alcuni dei suoi libri) in un'intervista che ha fatto all'artista (e che potete trovare sul suo blog "Le figure dei libri" qui) gli ha chiesto, poiché le sue immagini sembrano nascere da un'unica macchia di grigio, cosa rappresentasse l'assenza del colore per lui. L'artista gli ha risposto che "il grigio è la presenza di un'origine che disperde il vuoto e incorpora la luce a poco a poco", per lui tutto appartiene alla stessa tela: "Rosso, blu, giallo, tutti i colori sono fili, grinze della stessa tela. Tutto appartiene al grigio."
Nell'intervista nel blog di "Roba da disegnatori", riguardo a una domanda sulla scelta dei colori e delle luci, Pacheco risponde  "il punto è che del colore va sempre associato con la luce, ma allo stesso tempo anche ad un gesto plastico come la texture, è qui che uno lavora dopo il primo colpo di colore del progetto, lavora per trasfigurare il colore in un'atmosfera che dirigerà i toni del libro".
In un'altra intervista che ho trovato sul blog dello stesso artista ("Rhinoceronthe", e che trovate qui), a quest'ultimo viene fatto notare come nelle sue illustrazioni compaiano molto il bianco e il nero, e gli si chiede perché presentarle in questa maniera. Pacheco risponde che "Entiendo el color como las palabras y al negro lo entiendo como silencio, pero un silencio no dicho." Per lui il nero è il luogo in cui tutto nasce, il luogo che dice tutto, dove si vede tutto e dove i colori diventano luce; mentre il bianco, invece, "seria por lo tanto otra sonoridad, sonoridad iluminada." Così il nero è, per lui, il luogo dei suoni, il colore dell'immaginazione ("el color del la imaginacion sempre empieza en negro").

Sopra: In quest'immagine, che rappresenta l'arrivo di Bella al palazzo della Bestia, è facile notare la presenza incontrastata di varie sfumature di grigio (dal grigio chiaro, quasi bianco, fino al nero). Gli unici tocchi di colori presenti nell'illustrazione sono il bocciolo di rosa in un vaso sul tavolino, accanto al divanetto, e l'uccellino giallo nella gabbia.

Sebbene a dominare nelle sue tavole siano appunto i grigi, talvolta si può percepire chiaramente anche la presenza di altri colori, come ad esempio il rosso, che viene utilizzato per risaltare alcuni elementi particolari (come ad esempio le rose del giardino della Bestia), il blu, e un tocco di giallo (specialmente sugli abiti).
A tale proposito, sempre nell'intervista riportata sul suo blog "Rinhoceronthe", e sempre alla stessa domanda di prima (a proposito del fatto che il colore dell'immaginazione parte dal nero), Pacheco risponde che lui molte volte comincia proprio da lì: "para que (in modo che) el color (…) se vuelvan luz, luz roja, luz amarilli, luz azul" colori che non solo macchiano ("tinen"), ma che "ademas (anche) generan un tono", costruendo l'atmosfera. Per l'artista, la monocromia enfatizza quindi i significati dei colori: "la monocromia enfatiza los significados del color, una gamma cromatica que sirva de penumbra extrema el valor de un color significandolo y jerarquizando su uso, de ahi este uso que parte del negro".

Sopra: In questa illustrazione, oltre ai grigi e al nero, sono presenti anche alcuni elementi colorati, come le rose rosse attorno alla colonna, le corna gialle della Bestia, e l'abito di Bella, che presenta sfumature giallo ocra. Notare inoltre la presenza di un cinghiale, vicino al cespuglio di rose.

Oltre all'uso del colore, nelle illustrazioni di Pacheco a volte compaiono elementi particolari, che lasciano l'osservatore stranito. La stessa Anna Castagnoli, sempre nella stessa intervista citata sopra, gli ha fatto notare come ci siano due livelli di analisi nelle sue immagini (uno più superficiale e un altro che scava più in profondità), come se lui accompagnasse il lettore verso una progressiva perdita di punti di riferimento, facendolo entrare nell'immagine sicuro di sé per poi farlo uscire incerto. In effetti l'artista ha riconosciuto il fatto che le sue immagini hanno più livelli di lettura, affermando che: "sarà il lettore-pensante, in base al suo livello di esperienza, a farsi largo tra i significati e a tracciare il proprio cammino".

  
Sopra: Notare in questa immagine, oltre alla presenza del colore rosso, anche la presenza dei cinghiali, dei quali uno sta reggendo lo specchio magico. I significati legati alla figura del cinghiale sono molteplici: ad esempio, nella cultura celtica, questo animale è considerato emblema di fertilità, vitalità, coraggio, forza, caparbietà, potere, protezione, nutrimento, inoltre, offrire carne di cinghiale a un ospite era un atto di grande ospitalità. Come potete vedere i significati legati a questa bestia sono molti, quindi non posso dire con sicurezza quale sia il motivo che ha spinto l'illustratore a inserirli in queste sue immagini (potete notare la presenza del cinghiale anche in altre illustrazioni che vi ho riportato in questo post).

Ritornando a parlare dello stile dell'artista, che all'inizio avevo definito onirico e surreale, proviamo a vedere la risposta dello stesso Pacheco, nell'intervista riportata sul suo blog, alla domanda: "Como describiria su estilo generalmente?". L'illustratore dice subito che gli risulta difficile definirlo, affermando che "mi estilo seria una especie de  lineas de esa urdimbre (trama) que se va tejiendo (tessendo) permanentemente come lo es la memoria". Subito dopo ammette che in effetti lui si lascia guidare dal surrealismo, inteso da lui come "forma de acercarse (avvicinarsi, affrontare) a las realidades", lavorando con l'incerto e le assenze, scoprendo qualche senso nei frammenti di realtà. Pacheco afferma inoltre di cercare di costruire un linguaggio "muy escenico", lavorando sui bordi delle illustrazioni, su ciò che non si vede, dove "la memoria y las realidades se juntan".

Sopra: Questa scena ritrae il primo incontro di Bella con la Bestia (notare infatti l'espessione spaventata della prima), un momento canonico del libro. Sebbene questa illustrazione risulti meno scura rispetto ad altre, permane la quasi totale assenza di colori, in compenso c'è un bel gioco di luci. Osservare inoltre l'aspetto della Bestia, a metà tra un uomo e una caprone; la cosa interessante è che, siccome nella fiaba della Bella e la Bestia l'aspetto di quest'ultima non è mai stato descritto, ogni illustratore che si è cimentato con questa fiaba ha avuto la libertà di rappresentare la creatura liberamente, affidandosi solo alla propria immaginazione.

Sopra: Come l'immagine sopra, anche la scena in cui Bella ritrova la Bestia semi-morente dopo essere ritornata al castello è una scena canonica, tra quelle di maggiore impatto, e infatti non manca mai in nessun libro illustrato de "La Bella e la Bestia". In questo caso la parte inferiore dell'immagine è disseminata da cespugli di rose rosse, mentre lo sfondo (dietro ai due protagonisti) è praticamente deserto.

Questo libro illustrato de "La Bella e la Besta" presenta delle ottime illustrazioni, sicuramente originali e interessanti, anche se dalle tinte un po' cupe (il che non è affatto un male). I testi però non sono quelli della Beaumont, anche se vengono spacciati come tali, essendo stati notevolmente e in larga parte rivisitati e ridotti, anche se le vicende narrate sono pur sempre, ovviamente, quelle della Bella e la Bestia.

L'edizione originale è stata pubblicata nel 2014 dalla Yeowon Media Co. Ldt , mentre la versione italiana è stata edita nel 2014 dalla casa editrice Arka. Questa ha 32 pagine, la copertina rigida, misura 24,5 cm d'altezza e 25,5 cm di lunghezza, e costa 16 euro.

P.S. Nel 2020 la Logos Edizioni ha ripubblicato questo albo, con 56 pagine, al prezzo di 17 euro.
 

Sopra: La copertina della nuova edizione Logos della Bella e la Bestia di Pacheco.

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a scopo puramente informativo.

lunedì 20 giugno 2016

La mia giungla di Antoine Guilloppé

Nell'opera "La mia giungla" l'autore Antoine Guilloppé utilizza la tecnica del paper cutting, che aveva già sfruttato nelle sue opere precedenti: "Pleine lune" (del 2010, non pubblicato in italiano) e "Pieno sole" ( in originale "Pleine soleil", pubblicato nel 2011 e l'anno successivo in italiano), dimostrando (insieme comunque ad altri autori) come questa tecnica possa essere sfruttata per ottenere effetti davvero unici e interessanti.

Sopra: Sebbene da questa immagine non si capisca, in realtà anche la sovracopertina di quest'opera è stata intagliata con la tecnica del paper cutting. Infatti le foglie della vegetazione che nascondono l'animale misterioso, di cui scopriremo l'identità a fine libro, sono state intagliate direttamente nella carta della sovracopertina. 

La storia alla base del libro è molto semplice: il lettore seguirà, pagina dopo pagina, un misterioso animale, che fin dall'inizio si dichiara essere "il signore della giungla", attraverso le pagine che riportano l'ambiente, appunto, della giungla. La bestia svelerà la sua identità solamente alla fine, anche se in realtà il lettore, almeno uno adulto, l'avrà intuita ben prima, tanto che comunque anche il libro stesso dà dei "suggerimenti": basta vedere ad esempio la copertina.
I testi sono minimali, composti da una frase semplice (cioè frasi in cui è presente un solo verbo, ma che contengono anche dei complementi) per pagina, ma è giusto così, in quanto le parti scritte, per quanto importanti, sono un accompagnamento, mentre il vero tesoro sono le illustrazioni e le silhouette realizzate col paper cutting.
I testi sono tutte frasi che il narratore interno (la suddetta bestia) dice rivolgendosi direttamente al lettore, infatti questo animale misterioso ci guiderà all'interno del suo ambiente facendoci conoscere diversi altri abitanti di questo luogo, fornendoci, al ogni pagina, una propria caratteristica e un indizio su di sé:
"Sono il signore della giungla.
Qui dentro mi conoscono tutti.
So sempre quel che succede.
Non c'è cosa che mi sfugga…"
Come potete vedere dalla breve parte del testo che ho preso dalle pagine iniziali, esso è composto quasi interamente da frasi semplici e molto brevi (ci sono infatti un paio di eccezioni verso la fine), come vi avevo già detto.
Queste seguono inoltre una struttura ben precisa: sulla facciata di sinistra compare la frase iniziale, a cui viene poi aggiunta, nella facciata a destra, un'altra frase semplice che si ricollega alla precedente e che la rende più completa, sebbene siano sinteticamente indipendenti l'una dall'altra (ogni frase si regge autonomamente, tanto che alla fine di ciascuna è presente i punto):
"Il canto degli uccelli accompagna i miei passi.
Basta un cenno e tutti fanno silenzio."
Solitamente il testo è presente nelle pagine normali, tuttavia in qualche caso compare anche in quelle intagliate.
Naturalmente i testi e la parte grafica sono affiancati in maniera coerente, cioè, le immagini riprodotte nelle pagine accanto a quelle coi testi riprendono ciò di cui parlano le frasi. Per cui, se nel testo si parla di uccelli, nella pagina accanto sono rappresentati degli uccelli, se si parla di serpenti, accanto sarà raffigurato un serpente ecc...

  
Sopra: Nella riga di testo in basso nella pagina a sinistra c'è scritto "Il canto degli uccelli accompagna i miei passi", così nella pagina a destra sono stati appunto intagliati dei tucani, uccelli che vivono solitamente nella giungla. Al di sotto di essi possiamo intravedere la pagina bianca sottostante e alcuni uccelli colorai che vi sono stati disegnati. La facciata coi tucani è inoltre l'unica pagina intagliata in cui alcuni elementi sono stati colorati, infatti tutte le altre sono o completamente nere o completamente bianche.

Passiamo ora a parlare della parte grafica, la parte più interessante di quest'opera.
Intanto, in questo libro, le pagine normali e quelle intagliate si susseguono con un ordine preciso: come avevo già detto, le facciate a sinistra e a destra sono quelle in cui in ciascuna sono presenti le frasi del testo, e in mezzo a queste pagine ce n'è una intagliata con la tecnica del paper cutting. Le pagine si alternano quindi in questo modo: pagina normale, intaglia, normale, intagliata ….
Anche l'uso dei colori è molto interessante, infatti le tinte scelte per quest'opera sono poche: il nero e il bianco principalmente, anche se una pagina è stata realizzata anche col verde scuro, e nell'ultima, in cui ci viene mostrato l'animale misterioso, lo sfondo è interamente rosso (anche se la bestia è sempre in bianco e nero).
Oltre a questi colori predominanti, nelle pagine non intagliate (con un'eccezione, in quanto in una facciata intagliata saranno presenti anche un paio di particolari colorati) sono presenti alcuni piccoli elementi colorati con tinte accese (rosso, giallo, azzurro, blu, verde, viola, arancione, fucsia).
I colori sono stesi in maniera uniforme e piatta, senza alcuna sfumatura o ombreggiature, infatti anche gli stessi elementi colorati sono delle semplici silhouette; anzi, le scene rappresentate tramite il paper cutting risultano molto più dettagliate e complesse rispetto alla semplicità degli elementi mostrati nelle pagine normali.

  
Sopra: Nella foto a sinistra vediamo la pagina nera, finemente cesellata, mostrare un paesaggio ricchissimo di particolari; l'immagine a destra, cioè la pagina sottostante alla precedente, è bianca con delle silhouette colorate che rappresentano degli aironi. Come possiamo vedere quest'ultima pagina è molto più semplice e minimale rispetto a quella intagliata col paper cutting.

Le pagine normali seguono inoltre un'alternanza nero-bianco, per cui se quella a sinistra è nera quella a destra sarà bianca, anche se nella facciata nera compariranno degli elementi bianchi realizzati tramite la tecnica delle silhouette, e viceversa per quella bianca, in cui, nella maggioranza dei casi, compaiono comunque anche silhouette colorate. L'alternanza nero-bianco è seguita anche dalle pagine intagliate, che come vi ho già detto sono poste sempre in mezzo a due normali, risultando così essere da un lato di colore nero e dall'altro bianche.
In questo modo ne risulta un effetto particolare: infatti, la facciata normale a sinistra sarà nera e quella intagliata a destra sarà sempre nera, ma lo sfondo di quest'ultima, che si vedrà attraverso gli spazi vuoti del foglio intagliato, sarà bianco, poiché la pagina sottostante è di questo colore. Naturalmente, girando pagina l'effetto che si otterrà sarà lo stesso, ma al contrario: pagina intagliata bianca a sinistra con sfondo nero sottostante che si intravede dalle trame della carta, e pagina bianca intera a destra. In questo modo, anche se la pagina intagliata, posta al centro della altre due, è la stessa, il fatto di girarla e che cambi colore la rende comunque differente da prima (cioè dalla prima volta in cui l'abbaino vista): infatti se prima era a destra nera su sfondo bianco, poi passerà a sinistra diventando bianca su sfondo nero.

  
Sopra: Come potete vedere, nell'immagine a sinistra sia la pagina normale che quella in cui è stata intagliata la figura del serpente sono nere (e nella facciata nera a sinistra compaiono anche silhouette bianche di liane), inoltre attraverso quest'ultima si può intravedere la pagina sottostante, che è invece bianca, con alcuni degli elementi colorati (delle farfalle). Girando la pagina col serpente, nella foto a destra, quest'ultima diventa invece bianca su sfondo nero, mentre nella facciata a destra si possono ora vedere tutti gli elementi colorati, più alcuni di scuri nel lato all'estrema destra.

Questo piccolo escamotage, che ho visto usare anche da altri autori in altri libri che utilizzavano molto la tecnica del paper cutting, consente all'autore di sfruttare appieno tutte le pagine del libro, altrimenti quelle intagliate verrebbero utilizzate solamente una volta in quanto, quando la pagina è stata incisa da un lato, non si può più utilizzare l'altro in modo differente (quando su una facciata è stata ritagliata una figura, questa risulterà presente in maniera speculare quando la si gira).
Ad esempio nell'opera della Dautremer "Il piccolo teatro di Rebecca" (di cui ho già parlato qui), in cui tutte le pagine sono state intagliate, una delle due facciate di ciascuna risulta semplicemente inutilizzata, tanto che il lettore non deve neppure badarvi: poiché quest'opera è concepita come se dovesse essere un teatrino (puntando quindi a dare l'impressione della profondità e delle tridimensionalità) basta che chi sfoglia il libro si concentri solamente sulle pagine a destra.

Credo che un punto fondamentale de "La mia giungla" sia quello di giocare molto sugli equilibri: il fatto che siano presenti elementi colorati in mezzo a una maggioranza di pagine monocromatiche in bianco e nero aiuta e rendere il tutto meno monotono grazie a pochi ma efficaci tocchi di colore. La complessità delle pagine intagliate è invece controbilanciata dalla semplicità e dalla povertà di dettagli di quelle normali, in cui sono state rappresentate poche e semplici silhouette; la stessa alternanza nero-bianco segue un bisogno di equilibrio cromatico che viene sfruttato al meglio grazie alla tecnica del paper cutting.
Il risultato ottenuto risulta comunque spettacolare e d'effetto.

  
Sopra: Queste immagini riassumono molti degli elementi di cui vi ho parlato sopra e credo rappresentino molto bene lo splendido utilizzo che l'autore ha fatto del paper cutting, riuscendo a ottenne un effetto davvero particolare. Si può intanto osservare la presenza delle due frasi di testo, la prima posta sulla pagina normale nera e l'altra su quella normale bianca. Non mancano nemmeno gli elementi colorati, anche se in questo caso sono stati disegnati sulla pagina a destra nera invece che su quella bianca. Notare inoltre il particolare effetto ottenuto tramite la pagina intagliata, prima nera e poi bianca, girata da un lato e poi dall'altro.

Se Guilloppé nella sua prima opera trasportava il lettore attraverso la foresta, e nella seconda attraverso la savana, in questa l'autore ci farà visitare la giungla, facendocela scoprire in compagnia di un misterioso animale che vi abita. Questo libro, nella sua sobrietà, risulta molto bello, interessante ed stilisticamente equilibrato, grazie allo splendido utilizzo e l'attento studio che è stato fatto della tecnica del paper cutting combinata ad altri piccoli elementi.

"La mia giungla" è stato edito originariamente in francese nel 2012 col titolo "Ma jungle" dalla Gautier Languereau, mentre in italiano è stato pubblicato da L'Ippocampo nel 2013. L'opera è alta 37,5 cm e larga 28,5 cm, ha 36 pagine e costa 18 euro (22,50 l'edizione francese).

Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento di infrangere il copyright.

lunedì 13 giugno 2016

Tell me a dragon di Jackie Morries

Una delle caratteristiche che rendono i draghi (ma anche le fate) creature fantastiche molto popolari è che, mantenendo una struttura fisica di base, se ne può modificare l'aspetto riuscendo così a crearne sempre nuovi tipi. Tale premessa è alla base per esempio di opere come "Dragologia", che ho già recensito qui, nonché del libro che voglio presentarvi in questo post: "Tell me a dragon" di Jackie Morris.

Sopra: La copertina di "Tell me a dragon" mostra uno dei draghi presenti all'interno del libro, di cui vi ho riportato l'immagine intera più sotto.

In ogni pagina di questo libro, illustrato da Jackie Morris,  è presente una breve e poetica descrizione di un drago, accompagnata dall'illustrazione a doppia pagina dell'artista. L'idea di quest'opera parte proprio da fatto che l'illustratrice, mentre stava lavorando nelle scuole, ha deciso di domandare ai bambini, se avessero avuto un drago, a che cosa sarebbe stato simile. Gli stessi bambini hanno chiesto poi alla Morris come avrebbe voluto che fosse il suo drago, e lei si è resa conto che avrebbe voluto averne uno diverso quasi tutti i giorni. In questo blog (http://www.jackiemorris.co.uk/tellmeadragon.htm) infatti scrive: "I realized that almost every day it would be different. Some days I would like a big dragon to fight battles for me, sometimes a small dragon to curl around my ear and tell me stories. Each day a different dragon, but each one mine. And so I wrote Tell Me a Dragon."
Così, in ogni descrizione, l'autrice racconta, come se a parlare fossero diversi bambini, come vorrebbe che fosse il suo drago personale, infatti ogni presentazione contiene al proprio interno le parole "My dragon is..." (da qui il titolo del libro: "Tell me a dragon").
In questo modo, in non molte pagine (32) e con testi brevi, vengono mostrati al lettore una certa varietà di queste bestie, tutte con caratteristiche particolari che le differenziano le une dalle altre.
Abbiamo così draghi acquatici, d'aria, del fuoco o di ghiaccio, draghi fatti di sole e stelle, draghi grandi come villaggi ("My dragon is as big as a village") o molto piccoli ("My dragons are tiny"), ma anche draghi che si nutrono di fiori, draghi con una dentatura "aggrovigliata", draghi che si arrotolano intorno a un cuscino o attorno a un orecchio ecc...
Come ho detto, le descrizioni delle varie creature sono molto brevi, spesso formate solamente da una o due frasi, come ad esempio in questi casi: "My dragon is snaggle-toothed (dentatura aggrovigliata), fierce and brave", oppure "My dragon is a sky-dragon. Together we ride (cavalchiamo) to the secret music of the wind". Solitamente queste brevi rappresentazioni iniziano con una caratterizzazione fisica, a cui poi si aggiungono altri particolari riguardanti, ad esempio, abitudini del drago, o elementi caratteriali o, ancora, caratteristiche particolari che lo contraddistinguono. Altre volte il testo comincia e continua con la descrizione fisica, che poi viene approfondita, come ad esempio: "My dragon is as  big as a village, jade-winged and amber-eyed with a tale as long as a river".

Sopra: In questa immagine, dai colori prevalentemente freddi, viene rappresentato il drago "Grande come un villaggio, ali di giada e occhi d'ambra, con una coda lunga quanto un fiume". Come si può notare tutti i particolari presenti nelle descrizione sono stati resi attraverso l'illustrazione: dietro l'animale è stato infatti posto un villaggio con cui compararne la grandezza, i suoi occhi sono gialli come il colore dell'ambra, le ali presentano sfumature verdi come la giada, e la coda è stata rappresentata quasi come se fosse un fiume. Oltre a questi elementi, nell'immagine ne è stato aggiunto anche un altro non presente nella descrizione, cioè il fatto che una ragazza stia offrendo alla bestia dei dolci.

Naturalmente la parte più importante di questo libro restano le splendide illustrazioni realizzate da Jackie Morris, in effetti quest'opera funzionerebbe bene anche come silent book, lasciando che siano i lettori a descrivere il drago.
Le illustrazioni, sempre a doppia pagina, rappresentano infatti ciò che viene descritto nel breve testo, e, anzi, mostrano anche di più. Esse sono realizzate in modo incantevole, riuscendo a trasportare il lettore in un mondo onirico, fantastico e fiabesco, anche grazie alla presenza di numerosi dettagli, sia per quanto riguarda i draghi, sia per i paesaggi e gli sfondi, i quali contribuiscono a far immergere ancora di più il lettore. Gli stessi animali, per quanto realizzati dalla stessa artista, risultano comunque molto differenti gli uni dagli altri per molti aspetti (corporatura, fisionomia del corpo e del muso, grandezza, colore, dettagli fisici ecc...).
Nel complesso le immagini risultano tutte molto colorate, con tinte brillanti, a volte calde e altre fredde, ma che appaiono al contempo anche delicate, grazie all'uso degli acquerelli.



Sopra: L'illustrazione più in alto, in cui il drago si nutre di fiori, ha tinte più chiare rispetto a quelle dell'immagine più in basso, che raffigura invece il drago "fatto dal sole e dalle stelle", sebbene in entrambe i colori risultino comunque delicati. Entrambe le illustrazioni lasciano l'osservatore incantato, trasportandolo in un mondo fiabesco e magico. Notare poi la notevole quantità di dettagli presenti soprattutto nella tavola a sinistra, in cui possiamo vedere un castello e un leone alato sullo sfondo, mentre il cavallo su cui è in sella il cavalieri è di una razza specifica: quella del Frisone.

 

Sopra:  Nell'immagine più in alto, che rappresenta un drago acquatico, predominano le tinte fredde del blu e del verde, mentre in quella in basso, che rappresenta il drago del fuoco, predominano giustamente quelle calde del giallo, del rosso e dell'arancione.

Nell'ultima pagina del libro, che mostra tutti i draghi visti in precedenza, al lettore stesso viene posta la domanda: "Tell me about your dragon", invitandolo quasi a continuare lui stesso quest'opera di fantasia mettendosi a immaginare quali potrebbero essere i "suoi" draghi. Un finale di questo tipo potrebbe essere un ottimo spunto di partenza da presentare (soprattutto, ma non solo) ai bambini, che probabilmente non si lasceranno sfuggire l'occasione di raccontare e, magari, di disegnare, quello che potrebbe essere il loro drago ideale, permettendo loro di continuare a fantasticare ancora per un po'.

Sopra: Questa è l'ultima illustrazione del libro, in cui l'artista ha voluto riunire tutti i draghi mostrati al lettore nelle pagine precedenti. Tra questi potrete anche voi riconoscere quelli di cui vi ho precedentemente riportato qualche immagine sopra (come quello che si nutre di fiori, quello del fuoco, quello marino, quello fatto di sole e stelle, o quello con gli occhi d'ambra).

Parlando di attenzione per i particolari, una cosa carina che ho notato riguardante le pagine del risguardo (formato da quelle di controguardia e di guardia) all'inizio e alla fine di quest'opera, è che sono tra loro differenti: infatti le pagine di risguardo all'inizio mostrano una serie di uova chiuse, mentre quelle alla fine fanno vedere una serie di draghetti che escono da queste uova.

 
Sopra: Nell'immagine a destra possiamo vedere le pagine di risguardo del libro raffigurare moltissime uova (e forse anche sassi) colorate, mentre nelle pagine dell'immagine a destra, presente alla fine dell'opera, possiamo vedere come le uova si siano schiuse facendo spuntare tanti piccoli draghi.

Nel vasto panorama dei libri illustrati sui draghi, questo è sicuramente uno dei più belli. L'idea su cui si basa è semplice ma interessante, con testi brevi ma efficaci, e con illustrazioni splendide e poetiche, che offrono un notevole tributo alla rappresentazione dei draghi.

Quest'opera è stata pubblicata dalla Frances Lincoln Childrens Book nel 2009. Essa ha 32 pagine, misura 30,7 cm d'altezza e 22,7 cm di lunghezza, e costa circa 13 euro. L'edizione ha la copertina rigida, ed è dotata anche di una sovracopertina.

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