"Il cacciatore di draghi" di J.R.R. Tolkien è un libro breve scritto da Tolkien, inizialmente nato come racconto per intrattenere i figli, ma che pian piano si è evoluto, modificandosi anche piuttosto radicalmente, fino a raggiungere alla sua forma attuale. Tale edizione tuttavia contiene anche la prima versione manoscritta di "Farmer Giles" e il seguito poi abbandonato da Tolkien.
Una storia ironica, scanzonata e divertente che vede per protagonista un fattore che si ritrova a dover sconfiggere un drago.
Sopra: A sinistra la copertina dell'edizione Bompiani del 2005, al centro una ristampa in flessibile del 2019 e a destra l'edizione Rusconi del 1998.
Un contadino abitudinario e un po' fanfarone, costretto a dar la
caccia a un drago su cui riesce ad avere la meglio, diventa ricco e
rispettato, tanto da essere eletto re. La fonte sarebbe un'antica
cronaca in latino contenente il resoconto delle origini del Piccolo
Regno. Ma è solo un espediente. Tolkien vi ricorre per creare un mondo
metastorico, senza precise coordinate spazio-temporali, un'atmosfera da
fiaba, un universo immaginario popolato di draghi e di giganti in cui
però possiamo ritrovare qualcosa della nostra quotidianità.
"Aegidius De Hammo era un uomo che viveva ne bel mezzo dell'Isola di Britannia. Il suo nome completo era Aegidius Ahenobarbus Julius Agricola de Hammo; in quei giorni, molto tempo fa, quando quest'isola era ancora felicemente divisa in molti regni, la gente era ricca di nomi altisonanti. Allora c'era più tempo, e meno gente, così che quasi tutti si distinguevano. Comunque, quei tempi sono ormai finiti, perciò, da qui in po, chiamerò quell'uomo in breve, con il nome nella forma volgare: egli era il fattore Giles di Ham, e aveva la barba rossa. [...] Egli era un tipo posato, piuttosto abitudinario, e interessato unicamente ai suoi affari."
La storia ha inizio quando nelle terre del fattore Gile arriva per sbaglio un gigante, miope e anche piuttosto sordo, che aveva perso la strada di casa: "calpestava gli olmi come fossero erba alta, e provocava la rovina delle strade e la devastazione dei giardini, perchè i suoi enormi piedi lasciavano buche profonde come pozzi; se inciampava in una casa, era la sua fine. E tutti questi danni li faceva ovunque andasse perchè la testa, che gli arrivava ben oltre i tetti delle case, lasciava che i piedi se la cavassero da soli."
Avvisato dal fedele cane Garm, Giles esce di casa imbracciando uno schioppo e spara al gigante che, infastidito dalla cosa (pesando che si tratti di un grosso insetto fastidioso) decide di cambiare strada e andarsene.
La notizia di come il fattore Giles abbia sconfitto il gigante tuttavia si diffonde velocemente, ingrandendosi, tanto ad arrivare anche alle orecchie del re, il quale, in seguito dell'arrivo nel regno di un drago, decide di affidare proprio a Giles il compito di uccidere la creatura.
Riuscirà il protagonista a cavarsela anche questa volta?

Sopra: Due pagine tratte dal primo capitolo, dove a sinistra vediamo un disegno del fattore Giles, il protagonista, e a destra uno del gigante che il fattore riuscirà a scacciare.
I testi sono accompagnati dalle illustrazioni (volute dall'editore per allungare la storia scritta da Tolkien che doveva essere pubblicata come volume unico ma era troppo corta) in bianco e nero di Pauline Baynes, la quale, come scritto nell'introduzione "entrò subito nello spirito del libro e, con lo spirito e le abilità a lei tipiche, produsse più disegni di quelli richiesti, e perfino due tavole a colori."
In realtà inizialmente le illustrazioni erano state commissionate ad un'altra artista: "Dato che Tolkien non aveva nessuna illustrazione pronta per Farmen Giles, suggerì che a realizzarle fosse Milein Cosman, una giovane artista che secondo sua figlia Priscilla meritava una possibilità. La Cosman fu lenta nel produrre le illustrazioni richieste, e quelle che infine presentò nel gennaio e nel luglio del 1948 non piacquero né a Tolkien né alla Allen & Unwin. La Cosman fu scartata (ma ebbe comunque una carriera di successo), e l'incarico venne affidato a Pauline Bayes, le cui vignette comico medievali avevano attirato l'attenzione di Tolkien."
In effetti i disegni in stile medievaleggiante ma allo stesso tempo un po' beffardo ed umoristico della Baynes rendono pienamente lo spirito della storia, ambientata in una sorta di periodo Medievale, ma anche ricca di riferimenti ironici.
Le illustrazioni, dalle linee semplici e pulite e dai tratti netti e precisi, sono solitamente di piccole dimensioni e inserite in mezzo ai testi. Esse rappresentano personaggi o scene descritte nei testi come: il fattore Giles e il suo cane, il drago, uan spada donata a Giles dal Re, Giles che combatte col drago, ecc...


Sopra: Alcune pagine con le illustrazioni in bianco e nero e dallo stile medievaleggiante di Pauline Baynes.
"Il cacciatore di draghi" di J.R.R. Tolkien è un libro che contiene una breve avventura ironica (e il suo seguito, anche se incompiuto) che vede per protagonista un fattore che diventa cavaliere, e poi addirittura re in seguito a tutta una serie di bizzarre coincidenze.
Come scritto nell'introduzione: "Giles, il fattore di Ham, come Roverandom, era in origine il protagonista di un racconto inventato da J.R. Tolkien per intrattenere i suoi figli. Una volta messa per iscritto, la storia crebbe in lunghezza e complessità nel corso di quasi vent'anni: da un manoscritto, il testo progredì attraverso quattro dattiloscritti, prima di essere finalmente pubblicato nel 1949.
La prima versione fu scritta a mano in ventisei pagine, è narrata dal "Papà", che all'inizio e alla fine interrompe la storia facendo domande agli ascoltatori. Inoltre egli inserisce la storia in un contesto personale per il su pubblico. [...] Ci sono alcuni giochi di parole, e manca la maggior parte delle arguzie filologiche e delle allusioni erudire che rendono il testo del 1949 così peculiare."
La prefazione è interessante perchè permette di conoscere come è nata questa storia e come si è evoluta. Questa infatti è una vicenda che Tolkien ha originariamente inventato per intrattenere i suoi figli, per poi ampliarla e aggiungervi arguzie filologiche e maggiori dettagli, tanto da trasformarla in un racconto pesato per essere apprezzato più dagli adulti che non dai bambini, che farebbero più fatica a coglierne l'ironia.
La vicende infatti vuole rendere in giro tutte le storie che narrano epiche imprese medievali di coraggiosi e valorosi cavalieri, in quanto qui il protagonista della vicenda è un fattore neanche più tanto giovane, il cui unico scopo è quello di occuparsi delle sue terre. Tutto ciò però cambia quando un gigante arriva per errore nei pressi della casa del fattore, che così si trova costretto a cercare di scacciarlo e ci riesce quasi per caso grazie al colpo di un fucile, che convince il gigante a dare dietrofront e tornarsene a casa.
Da quel momento le sue gesta iniziano a diffondersi e a venire celebrate fino ad arrivare anche alle orecchie del sovrano che invia all'uomo una vecchia spada, che si scoprirà essere un artefatto magico: un'arma creata proprio per uccidere i draghi.
La cosa capita a fagiolo visto che poco tempo dopo l'arrivo del gigante arriva nel regno un drago che inizia a divorare abitanti e animali. La cosa va avanti per mesi, ma nessuno dei cavalieri del re, nonostante le richieste sempre più insistenti del popolo, si decide ad andare ad affrontare il drago. Alla fine il re decide quindi di inviare il fattore Giles, il quale, non proprio contento, parte con la sua cavalla, la spada e un'armatura di fortuna per scacciare il drago.
Nella storia ovviamente si sottolinea quindi l'incapacità dei cavalieri, che non amano fare altro che divertirsi, infischiandosene dei propri doveri, e della cupidigia del sovrano, che si presenta a casa di Giles solo quando scopre che il drago, in cambio della libertà ha promesso a Giles tutto il suo tesoro.
Il fattore Giles invece è uno di quei personaggi tranquilli che vorrebbero pensare solo ai propri affari ma che si ritrovano a dover far fronte ad imprese molto impegnative, nelle quali riescono pure a cavarsela egregiamente grazie a un bel po' di fortuna, acquisendo così una grande fama. C'è da dire comunque che il fattore Giles viene sì spesso aiutato dalla fortuna, ma è stato comunque in grado di fare delle scelte sagge e oculate, il che lo rende un personaggio piacevole, oltre che divertente.
Oltre a una introduzione e alla versione definitiva della storia il volume contiene anche la prima versione e il seguito (anche se mai concluso), che vedrebbe come protagonista il figlio del fattore Giles.
Quella di "Il cacciatore di draghi" è una storia breve e piacevole, fiabesca, simpatica e ironica, sebbene all'interno ci si possano trovare arguzie filologiche e allusioni erudite (tipo parti scritte in latino).
Quest'opera è stata pubblicata nel 1949 dalla George Allen & Unwin col titolo "Farmer Giles of Ham" ed è stata edita in italiano nel 1999 dalla HarperCollins Publishers. Il volume in mio possesso è l'edizione del 2005 della Bompiani, che ha 64 pagine, la copertina rigida, misura 24,5 cm d'altezza e 16,5 cm di lunghezza e costava 19,00 euro.
Tutti
i diritti appartengono ai legittimi proprietari, non vi è alcun intento
di infrangere il copyright. Le immagini e i testi sono utilizzati a
scopo puramente informativo.
Nessun commento:
Posta un commento