giovedì 30 luglio 2026

Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno

Oggi vi parlerò di "Ascolta il mio cuore" scritto dalla Bianca Pitzorno e illustrato da Quentin Blake, un libro diventato un po' un classico della letteratura italiana per l'infanzia, il quale ha per prtagoniste due bambine che, negli anni Cinquanta, si ritrovano alle prese con una perfida insegnante.
 
  
Sopra: Alcune delle molte copertine di diverse edizioni di questa storia, la prima a sinistra del 2026, quella centrale del 2012 e quella a destra del 1998.
 
Elisa, Prisa e Rosalba sono tre bambine che frequntano tutte la stessa classe e che quest'anno inizieranno la quarta, con un nuova maestra che nessuno conosce, poichè arriva da un'altro istituto privato.
"La maestra Sforza era di media statura, rotondetta e più anziana di quanto si aspettassero. O forse le sembrava perchè era utta grigia. Aveva i capelli ondulati color grigio ferro e gli occhiali cerchiati di metallo. Indossava ima gonna grigia e una giacca di maglia grigia. Anche la sua faccia, pensò Elisa, sembrava grigia, nonostante la macchia violenta del rossetto color ciclamino. [...] 
Sempre sorridendo, la signorina Sforza accolse tutti i genitori e fece loro mille complimenti. Sorridendo ascoltò le scuse delle madri di uelle che, come Prisca, non avevano il nastro regolamentare rosa a pallini celesti. [...]
Ma laestra stringeva calorosamente le mani dei genitori, carezzava la testa delle bambine ravvivando loro i capelli. Elisa cominciò a sentirsi sollevata. ma quando furono nel banco Prisca le disse sottovoce: - Non mi piacciono le mani della aestra. Non saprei dire perchè... le hai guardate bene? Sono bianche e molli, come se dentro mom ci fossero ossa. La sua carezza era viscida come quella di un serpente.
Quando la nuova maestra viene soprannominata Arpia Sferza e quando ogni giorno di scuola si trasforma in una battaglia, potete ben credere che in IV D ne succedono davvero di tutti i colori! 
Tra scheletri da rimontare e motociclette, generali austriaci e fantasmi in cornice, lettrici di fotoromanzi e pantere di velluto, tre eroine come Elisa, Prisca, Rosalba condurranno la loro lotta contro l'ingiustizia, a costo di aspettare che la vittoria arrivi lenta ma inesorabile come una tartaruga...
 
 
Sopra: Le pagine che mostrano l'inizio del capitolo dove facciamo la conoscenza della maestra, ritratta in alto a sinistra. A destra invece un'illustrazione a pagina intera di Quentin Blake.
 
La storia è accompagnata dalle illustrazioni del rinomato Quentin Blake, disegnatore, illustratore e scrittore britannico, famoso nel mondo per le sue illustrazioni particolari di libri per bambini e ragazzi, ha infatti disegnato più di 300 libri, e ha ottenuto un successo internazionale soprattutto grazie ai disegni presenti nei libri di Dahl.
I disegni di Blake sono ironici e irriverenti, poiché esso è molto sbarazzino, con personaggi e ambienti disegnati in modo rapido con l'inchiostro nero, dal tratto molto tremolante. Diciamo che i personaggi di Blake non hanno un aspetto propriamente "bello" da vedere, ma sicuramente molto espressivo, originale e vibrante.
Le immagini presenti nella raccolta sono abbastanza numerose (considerando però che questo volume ha parecchie pagine) e ve ne sono sia a pagina intera che in mezzo ai testi. Entrambe rappresentano vere e proprie scene narrate nei testi, visto che anche i disegni in mezzo ai testi di solito sono abbastanza grandicelli, come: Tosca che nuota in mare, Prisca ed Elisa in classe con le compagne, Prisca e Sveva che si azzuffano in classe, la maestra che punisce una bambina, ecc... 
I disegni svolgono sicuramente una funzione di supporto durante la lettura aiutando i lettori a visualizzare le scene di cui leggono e a vedere anche come sono fatti personaggi, i quali sono per la maggior parte bambine e ragazzine per cui sono stati rappresentati con corpi affusolati e magrolini. La maestra invece ha la testa ovale, un collo quasi inesistente e una struttura fisica robusta, con delle braccia e delle mani grandi e cicciotte, oltre ad avere quasi sempre un'espressione arcigna in volto.
 

  
 
   
Sopra:Alcune pagine illustrate da Quentin Blake, in bianco e nero, alcune con illustrazioni a tutta pagina (dove vediamo la maestra intenta a rimproverare o punire alcune bambine) e altre con illustrazioni in mezzo ai testi.
 
"Ascolta il mio cuore" della Bianca Pitzorno è un po' un classico della letteratura italiana, scritto da quella che viene ormai considerata una delle più importanti autrici italiane di letteratura per l'infanzia.
Il romanzo narra espisodi di vita quotidiana, ed è ambientato in una scuola della Sardegna tra il 1949 e il 1950 e narra le avventure di Prisca, Elisa e Rosalba, tre scolare di quarta elementare in lotta contro la loro nuova insegnante, donna estremamente severa, bugiarda, leccapiedi ed ingiusta.
Una dei punti di forza della scrittura della Pitzorno sta proprio nel delineare i vari personaggi, tra cui le protagoniste:
- Prisca Puntoni è una bambina vivace, irrequieta, coraggiosa, senza peli sulla lingua, schietta, molto emotiva (il titolo del libro deriva proprio dal fatto che il cuore di Prisca batte molto rumorosamente quando si emoziona, cosa che accade spesso, specialmente quando assiste a un'ingiustizia) e fantasiosa. Infatti è un'amante della lettura e della scrittura, e da grande vuole diventare una famosa scrittrice, inoltre è figlia di un noto avvocato
- Elisa Maffei, bambina dal carattere mite, dolce e tranquillo, orfana di guerra che vive con gli zii, la nonna paterna e la tata. Nonostante sia orfana viene trattata comunque con riguardo dall'insegnante in quanto ha dei parenti molto presenti e benestanti che si prendono cura di lei (ha uno zio, fratello gemello del padre, che fa il cardiologo; un'altro zio che fa l'ingegnere e un altro che fa l'architetto; mentre i nonni materni sono "nobili, ricchi ed influenti", come sa bene anche la maestra)
- Rosalba Cardano, ragazzina simpatica, affettuosa, fedele, creativa e molto brava nelle attività artistiche e in matematica, figlia di un ricco commerciante e di una pittrice, suo padre infatti possiede un negozio di merceria, nonchè anche l'unico negozio di giocattoli (che espone però solo nel periodo di dicembre, per i regali di natale) di tutto il paese.
Poi abbiamo l'antagonista di questa vicenda: la maestra Sforza, una donna di mezza età molto severa, ma siccome è anche una leccapiedi si guarda bene dal punire le bambine con famiglie ricche o benestanti. Ella sembra provare un profondo disgusto nei confronti dei poveri, che infatti non vorrebbe asslutamente avere all'interno della propria classe e che quindi non esita a punire per ogni sciocchezza e ad umiliare:
"I dolori incominciarono quando la signora Sforza arrivò alla bancata dei conigli. le percorse lenamente, molto lentamente, godendo di vederle tutte col fiato sospeso. Tranne Marcella e Rosalba, le altre bambine avevano ognuna qualcosa che non andava, e il righello ebbe un gran daffare a sollevarsi, indicare, colpuire.
- L'ordine e la pulizia del corpo sono lo specchio di quelli dell'anima - ripeteva la maestra. - Con delle anime così malmesse, come farete a presentarvi in Paradiso? Dovrete per forza andare all'Inferno. E' quello il posto per delle scorcaccione come voi. La maggior parte delle bambije rimproverate non battè ciglio favanti a quella minaccia di dannazione. Ma Anna, la figlia del bidello, scoppiò a piangere disperata.
- Nella mia classe non tollero mocciconi!- disse la signora Sforza infastidita - Va' vuori! Vatti a lavare la faccia e non tornare prima della ricreazione. 
Man mano che l'insegnante si avvicinava all'ultimo banco, tutta la classe tratteneva il fiato. Non ci voleva molto per accorgersi che Iolanda e Adelaide non erano nè pulite nè in ordine. [...] Infatti, arrivata a circa un metro di distanza da loro, la maestra si bloccò, storcendo la faccia in una smorfia di disgusto.
- Che profumo di viole! - esclamò sarcastica. - Che olezzo di rose! Voi due, voi due, da quanto tempo non vi fate in bagno?
Silenzio. Le due bambine la guardavano imbarazzate.
Ad esempio quando per strada incotra i parenti di una sua alunna benestante la maestra si ferma a parlare, a salutarli e a rivolgere loro tanti complimenti, mentre se vede passare la famiglia di una sua alunna povera fa finta di non vederla, anche se questi l'hanno salutata, il che è molto maleducato, perchè alla fine un saluto non costa nulla ed è comunque un piccolo segno di rispetto. Se è un alunna povera a commettere il minimo sbaglio ella viene punita severamente, mentre se è un alunna benestante a comportarsi (anche molto) male non le fa nulla, anzi, a volte punisce quella povera in sua vece. Sicuramente la figura della maestra Sforza è molto antipatica, ma rimane comunque verosimile, e non sfocia mai nell'esagerazione come capitava con la Signorina Spezzindue di Roald Dahl, la quale odiava tutti i bambini indiscriminatamente (anche se in particolare quelli piccoli). Inoltre alcuni probelmi da lei sollevati potrebbero essere corretti, il problema è il modo in cui li esprime o li affronta: rimprovera ad esempio Sveva per aver lavorato un po' troppo di fantasia in un tema in cui chiedeva di parlare del lavoro del padre, dandole un tre (avrebbe potuto chiederle di rifare il tema attenendosi all'argomento senza ricamarci sopra); oppure quando spiega l'importanza della pulizia personale, perccato che la usi come motivo di umiliazione per quelle bambine che non hanno possibilità di tenersi pulite. 
La Signora Sforza soffre sicuramente di una fortissimo pregiudizio nei confronti delle alunne povere, che non esita pertanto a maltrattare e punire, ma con il resto della classe di rivela tutto sommato una buona insegnante, almeno per quanto riguarda gli standard didattici dell'epoca, e nei confronti delle alunne benestanti si dimostra pure attenta e piena di attenzioni, oltre che di riguardi; dimostrandosi comunque figlia dei suoi tempi. 
Non c'è comunque solo la maestra Sforza a guardare male le compagne povere, in quanto anche altre figlie di famiglie benestanti sono pornte a guardarle dall'alto in basso, come Sveva, che scrive questo bigliettino a Prisca: "A peggiorare la situazione proprio in quel momento un bigliettino ripiegato otto volte, passando di mano in mano, arrivò sul suo banco. Prisca lo aprì con mani tremanti e lesse: Avvocato delle cause perse! E' inutile che tu perda il tuo tempo a difendere quei mucchietti di spazzatura e a volerci convincere che sono uguali a noi. Perchè NON LO SONO! E non sono degne di stare in questa classe, e dovrebbero baciare la polvere dove noi mettiamo i piedi, e ringraziarci se non gli sputiamo addosso ogni volta ce gli passiamo vicino. [...] Era la scrittura di Sveva".
Tutto il libro in effetti porta aventi una forte critica sociale alla società degli anni Cinquanta e nella discriminazione nei confronti delle famiglie povere, anche in ambienti come la scuola, che in teroria avrebbe dovuto tutelare almeno i bambini e le bambine. La Pitzorno comunque, essendo una brava scrittrice, dipinge anche le famiglie povere in modo realistico, presentandoci genitori maneschi, stanchi e spossati, sicuramente non dei santi, ma resi così anche dalla situazione in cui hanno vissuto per tanto tempo. Perchè il problema della povertà è che genera ingoranza e l'ignoranza rischia di generare cattiveria.
Naturalmente la storia offre ai lettoria cnche un interessnate spaccato della vita negli anni 49/50 del Novecento. Una realtà non così lontana da noi ma che, a guardarla bene, mostra già tantissime differenze rispetto alla nostra società. Basta anche solo pensare al fatto che non esisteva neppure la tv all'epoca, e ci si stava appena riprendendo dalla fine del secondo conflitto mondiale, oltre a tanti altri piccoli dettagli.
Oltre alla critica sociale c'è anche una critica verso le ingiustizie del mondo, a volte perpetrate dagli stessi adulti, che si credono meglio di tutti e sottovalutano alcune osservazione fatte dai bambini.
Ma come sempre la Pitzorno è molto bava nel delineare tanti tipi di persone, per cui, pur presentando adulti negativi, inserisce anche figure come gli zii di Elisa (gli zii Casimiro e Leopoldo), che sono attenti nell'ascoltare veramente le bambine, i loro pensieri, desideri e i loro bisogni, e si dimostrano pronti a sostenerle se pensano che abbiano ragione oppure a indirizzarle verso la strada giusta se si trovano nel torto, lasciando loro libertà di opinione.
Un romanzo molto carino, che rimane nel cuore soprattutto per i personaggi rappresentati e che, pur parlando di fatti quotidiani e della vita di una bambina di 9 anni, riesce a far appassionare i lettori alla storia, tra ingiustizie, ribellioni, punizioni, impegno negli studi e anche qualche piccolo mistero. Adatto alla lettura autonoma a partire dagli 8/9 anni in su, e ottimo per far fare alle giovani lettrici un salto nel passato, e magari farle riflettere sulla scuola (e la società) degli anni 49/50 e quella di oggi. 
 
Questo volume è stato pubblicato nel 1991 (l'edizione che ho io è quella del 1995 della collana Junior + 10) dalla Mondadori Editore, ha una copertina flessibile, ha 324 pagine, misura 20,5 cm d'altezza e 13 cm di lunghezza e costava 11.000 LIRE, ma le edizioni attualmente in commercio (sempre in copertina flessibile) vanno dagli 11,50 euro (collana Oscar Junior) ai 16,00 euro (la nuovissima edizione della collana Contemporanea). 
 
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